Mohamed Mbougar Sarr: un Martin Eden africano

3 Ottobre 2022

Un senegalese nato nel 1990, Mohamed Mbougar Sarr, ci conduce nel labirinto della letteratura, nel suo La più recondita memoria degli uomini (traduzione di Alberto Bracci Testasecca, e/o, 2022). "L'indecente letteratura, come risposta, come problema, come fede, come vergogna, come orgoglio, come vita": nessun autore alla moda parlerebbe mai, oggi, di letteratura con l'ingenua passione con cui ne parla Sarr, in un romanzo potente e desueto, per come scandaglia i processi dello scrivere, nell'autoreferenzialità che trasforma la scrittura da mezzo a fine, nell'entusiasmo con cui fa coincidere la letteratura con la vita, considerata nelle sue più alte o più infime manifestazioni, per cancellare se stesso, per trovare in ogni libro un altro io, un'altra voce, un altro uomo, rinascere.

Non a caso la giuria del Goncourt ha salutato La più recondita memoria degli uomini come un inno alla letteratura, con il merito di aver segnalato questo romanzo all'attenzione internazionale assegnandogli questo premio prestigioso, ma facendo squillare le trombe di un'idea antica di letteratura, quando la si esalta per neutralizzarla. La modernità di questo romanzo sta invece proprio nell'affilata riflessione, senza sconti, che l'autore compie sul rapporto tra creazione letteraria e società.

La storia che Sarr racconta comincia nel 2018, quando Diégane Latyr Faye, un giovane scrittore originario di Dakar che vive a Parigi, scopre T.C. Elimane, l'autore mitico di un unico libro fuori stampa dal 1938, quando fu pubblicato, e ormai introvabile, Il labirinto del disumano. Acclamato come "il Rimbaud negro", Elimane fu accusato di plagio, prima di svanire senza lasciare traccia, come il suo omologo, lo scrittore del Mali Yambo Ouologuem, a cui Sarr si ispira, dedicandogli il suo romanzo. Vicenda parallela, perché anche Ouologuem vinse un premio importante, il Renaudot nel 1968, con Le devoir de violence e anche lui fu accusato di plagio, da Graham Greene.

Mentre Faye cerca di ricostruire le circostanze della scomparsa di Elimane, ricompone la vita dello scrittore, basandosi su lettere, interviste, testimonianze, ritagli di giornali. Il romanzo di Sarr ha per l'appunto una struttura labirintica, che si dirama sul percorso di Elimane, nato in Senegal ma che emigra a Parigi, dove riscuote un improvviso successo come scrittore prodigio, viaggia in Europa, e finisce in Argentina, in una sorta di "cammino errante" che è soprattutto un percorso di ricerca. Perché sta cercando qualcuno o qualcosa, come sapremo verso la fine, proprio come Diègane Latyr Faye cerca lui, l'uomo e lo scrittore Elimane.

La sua indagine lo porterà a conoscere una poetessa e il suo mentore haitiani, molti critici letterari che Sarr fa morire suicidi, membri della diaspora francofona in Europa, lo scrittore congolese Musimbwa che, dopo aver letto il libro di Elimane su istigazione di Diègane, decide di tornare al suo villaggio dove, bambino, assistette all'uccisione dei suoi genitori (una decina di pagine crudeli e commoventi) in un percorso a ritroso nel tempo e nella memoria, attraverso settant' anni di storia, il cui fil rouge è la condizione dello scrittore africano, idealizzata dai miti della "négritude". Molte donne compaiono nel libro: sono loro a tenere i fili di queste due vite, che non si specchiano veramente una nell'altra, ma che sono influenzate dalle situazioni politiche del loro tempo.

Così Diégane assembla il puzzle della vita di Elimane che, "se fosse vivo, avrebbe 102 anni", e si ritrova alla fine nella Dakar di oggi, in un epilogo che ricompone il tempo narrativo e il tempo storico e infrange un altro tabù della fiction: quello relativo alla presenza nel romanzo di persone reali, gli scrittori Gombrowicz e Sábato, le sorelle Victoria e Silvina Ocampo, Borges, Bioy Casares e, sparsi qua e là, i nomi di grandi autori del '900, perché il mondo descritto, a cavallo del XX e del XXI secolo, è il mondo letterario visto come modello a cui tendere, mentre il giovane scrittore africano si interroga sulla critica di oggi, che incasella un autore riducendolo "a un colore della pelle, a un'origine, a una religione e a un'identità". 

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La più recondita memoria degli uomini è costellato di preoccupate domande sulla letteratura: da dove viene, a cosa serve, qual è il suo valore e qual è quello che un autore intende attribuirle con la sua opera, in un intreccio tra etica e poetica, un gioco a volte ironico, che la prende a bersaglio, anche se la letteratura resta sempre capace di restituire al mondo uno scampolo di umanità.

"Si parla di scrittura o di identità? Di stile o delle piattaforme mediatiche che ti dispensano dall'averne uno? Di creazione letteraria o sensazionalismo della personalità? W è il primo scrittore nero ad aver ricevuto il tal premio o ad essere ammesso nella tale accademia: leggete il suo libro, è necessariamente fantastico. X è la prima scrittrice lesbica ad aver pubblicato un libro di scrittura inclusiva: è il grande testo rivoluzionario della nostra epoca.

Y è bisessuale il giovedì e musulmano cisgender il venerdì: il suo racconto è magnifico, commovente e così vero! Z ha ucciso la madre violentandola e, quando il padre va a trovarlo in prigione, gli fa una sega sotto il tavolo del parlatorio: il suo libro è un cazzotto in faccia. È a causa di questa mediocrità promossa e premiata che ci meritiamo di morire. Tutti: giornalisti, critici, lettori, editori, scrittori, società. Tutti. Che farebbe Elimane oggi? Ucciderebbe tutti, poi ucciderebbe se stesso. Te lo ridico: è tutta una commedia, una sinistra commedia". All'ultimo livello di autocoscienza c'è la frattura insanabile tra vita e forma, tra autenticità individuale e maschera sociale: Sarr fa del suo diario la chiave di lettura del labirinto disumano che avvolge l'intero libro e ne riflette la logica costitutiva, attraverso incastri di narrazioni, nel flusso di una storia che mischia realtà e immaginario, facendosi sempre più smaliziato, autoriflessivo e cinico, incatenandoci a una scrittura contaminata di pensiero, dove la letteratura diventa crisi della letteratura.

Ma lui è troppo giovane, nato "in un paese ancora infestato dallo spettro ingombrante di Senghor... in cui si rimorchiavano ragazze a colpi di quartine", e ha ancora troppe cose da dire, per puntare verso l'autodistruzione, come a volte sembrerebbe tentato di fare. "Caro diario, ti scrivo solo per dirti quanto Il labirinto del disumano mi abbia impoverito. I grandi libri impoveriscono e devono sempre impoverire. Rimuovono da noi il superfluo. Dalla loro lettura usciamo sempre privati di molte cose: arricchiti, ma arricchiti per sottrazione", fa dire al suo personaggio, che coincide con il narratore della storia.

Ispirato ai principi di ibridazione e frammentazione della linearità della trama del suo scrittore culto Roberto Bolaño, il romanzo di Mohamed Mbougar Sarr mischia i generi: romanzo di formazione, racconto erotico, saggio filosofico, resoconto giornalistico, pamphlet anticolonialista, storia d'amore bruciante di un Martin Eden nero, precursore del Black Lives Matter, che avvicina l'Africa a noi e ci rivela qualcosa che ci sorprende: non conosciamo nulla dell'Africa, della sua letteratura, della sua arte, del suo cinema, mentre gli africani sanno tutto di noi.

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