Tra Marlon Brando e Johnny Depp

Paul McCartney scende le scale con passo non del tutto certo, per andare ad accomodarsi al pianoforte. Il video è quello di Queenie Eye dal suo ultimo lavoro New. Lo studio di registrazione è quello storico, il numero due di Abbey Road. Macca non corre ormai più il rischio di citarsi addosso, anzi ha fatto dell’autocitazione una forma non banale di metafinzione creativa. Un gioco iniziato anni fa con la leggenda della sua morte che lo stesso McCartney ha brillantemente alimentato (probabilmente anche per scaramanzia) inserendo nei propri lavori divertenti indizi. E questa volta indossa almeno un paio di sandali.

Primo custode di se stesso, Paul McCartney gioca brillantemente su più piani: da un lato mostra uno dei luoghi simbolo della propria mitologia, dall’altro una chioma castana improbabile per un settantenne (già cinquantenne ingrigito), allo stesso tempo ospita un gruppo di amici che casualmente stanno tutti nella stanza. Tra di loro Jeremy Irons, Meryl Streep, Gary Barlow, Tom Ford, Lily Collins e Jude Law, probabilmente quelli che ce l’hanno fatta da soli parafrasando Queenie Eye.
 


Farcela da soli forse è proprio il senso di una messa in scena che vede in realtà come assoluti protagonisti Johnny Depp e Kate Moss, una non più coppia decisamente glamour. In particolar modo la regia insiste su un Johnny Depp assorto e canticchiante, con  auricolari e ipod (non un iphone, Johnny non cerca e non aspetta nessuno, bisogna farcela da soli). Depp è seduto ai piedi del pianoforte e nonostante l’iconica bellezza è un poco ridicolo, ma non lo sarebbe ancor di più con un pezzo di pane e del burro in mano?

Paul McCartney, Johnny Depp, Queenie Eye

Siamo nei primissimi anni Settanta e Bernardo Bertolucci non ottiene che rifiuti per il ruolo di protagonista del suo nuovo film: rifiuta Marcello Mastroianni, rifiuta Jean-Louis Trintignant e rifiuta Alain Delon. A Bernardo Bertolucci non resta che ripiegare su quella che sarebbe in realtà la prima scelta: Marlon Brando. La seduzione dura mesi, Brando non è un attore facile e ancor meno è garanzia di successo. Con il passare degli anni la sua figura si è appannata e nonostante il ritorno al successo con Il padrino è ancora inviso alle grandi produzioni. E soprattutto non sembra avere il fisico giusto, il padrino è un vecchio malavitoso, non il seducente e sbandato uomo di mezza età protagonista di Ultimo tango a Parigi. Siamo nel 1972 e Marlon Brando ha quarantotto anni ed è probabilmente un misto di bellezza e decadenza d’inarrivabile fascino ed erotismo come dimostra una delle scene più belle del film, quella che precede e si aggancia a quella famosa del burro o meglio quella dedicata alle considerazioni sulla famiglia.

 


Paul (Marlon Brando) è seduto, mezzo sdraiato sul pavimento dell’appartamento, mangia del pane e chiede insistentemente del burro a Jeanne che si lamenta: “Quello che mi fa impazzire è che sei così maledettamente sicuro che tornerò qui. Ma cosa credi tu che un americano seduto per terra in un appartamento vuoto che mangia formaggio e beve acqua sia uno spettacolo interessante?!” A Brando basta un sguardo per dare una risposta.

Marlon Brando, Ultimo tango a Parigi

La posa è la medesima di Johnny Depp (per altro in parte figlio d’arte di Brando) con la differenza che Brando, più giovane di due anni, ne dimostra almeno dieci di più. Eppure nulla di tutto questo va a vantaggio di Johnny, anzi. E il dubbio che viene è che il farcela da soli profetizzato da Paul McCartney contenga l’inevitabile nonostante che attraversa questi tempi amari a passo di danza. Kate Moss è al centro della scena, balla e si fa vedere, e del resto tutti qui si fanno vedere, ma nessuno guarda l’altro. Chi si muove a tempo di musica, chi ride o trasogna, sempre e comunque ognuno per i fatti suoi. La musica è nelle orecchie, mai nell’aria. Stare insieme nonostante si sia soli, trasgredire nonostante si viva nelle regole, invecchiare nonostante la pelle sempre giovane. Un nonostante che capovolge e che impedisce qualsiasi domanda e tanto meno risposte con un semplice sguardo.

 

Johnny Depp, Kate Moss

Forse non è un caso che ai tempi della sua relazione con Johnny Depp, Kate Moss dichiarò che il miglior bacio mai avuto fu quello ricevuto in circostanze anche abbastanza restrittive (circondata dalle guardie del corpo) da Frank Sinatra pure già in là con gli anni. È il corpo bellezza, direbbe qualcuno che la sapeva lunga in fatto di rischi.

Nel 1972 Marlon Brando è un monumento, ha quarantotto anni, è invecchiato, ha perso i capelli ed è ingrassato (non ancora così tanto), ma proprio per questo ha il corpo dalla sua parte. Oggi Johnny Depp è ancora lo stesso di qualche anno fa, una promessa senza l’angoscia di mantenerla, come un prodotto finanziario garantisce delle prospettive, ma non una presenza. Nulla di solido sul mercato, questa la nuova regola. L’alternativa per lui sarebbe stata scambiarsi di posto con River Phoenix o seguire il ripiegamento comunque noioso alla Lebowsky dei sempre troppo buoni fratelli Coen. Ma in ogni caso sarebbe stato un modo per stare fuori dai giochi, e questo non vale e non paga mai.

Mens sana in corpore sano non può comunque avere come risultato l’imbalsamazione e il rischio non può essere la conseguenza di un continuo movimento privo di solidità. Tra il tutto e il niente corre il vero rischio; la fatica, le occhiaie e la decadenza sono solide realtà a cui è pressoché impossibile opporsi.

 


Meglio appiccicare la cicca sotto la balaustra di un terrazzino a quarantotto anni che persistere a guardare oltre per non guardare nulla a cinquanta. Che è anche peggio che essere una rock star settantenne con i capelli tinti.

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