Berlusconi. Sfondi per un pensiero libero

Sua eccellenza SB,  sempre più orientale dopo gli ultimi ritocchi di fotoshop, vestito di blu in doppio petto, inizia a fare un suo discorso di sedici minuti e trenta secondi, in cui dichiara il proprio interesse al destino dell’Italia. Termina il suo manifesto con un accorato: Forza, Forza, Forza Italia. Agita le braccia come un Pinocchio che si sia staccato dai fili di Mangiafuoco, e alza il tono della voce.

 

 

Lo sfondo è una Arcore talmente decolorata da somigliare a una stanza di Casa Vianello o al set di un mobiliere della vicina Brianza, in cui gli antichi opifici stentano vicino ai cancelli della villa suprema. Libri dello stesso colore e della stessa forma danno l’effetto di quelli che si ordinano per riempire una scena di film. Nel mezzo alla libreria, sono annidate le foto di famiglia, che testimoniano dell’affetto del padre per i suoi rampolli e per quelli della patria, di cui si sente responsabile.

 

 

Quando rivela agli italiani che c’è la crisi economica, colpa del bombardamento fiscale (un lemma degno di sua eccellenza FT Marinetti), SB svela i suoi modelli retorici. Quelli della pubblicità di Carosello, in cui suadenti signori d’altri tempi raccomandavano le proprietà di un amaro  o di un automobile con quel piglio autorevole, a cui oggi è sempre più difficile credere. Insomma, sembra di vedere un Ernesto Calindri che sia passato dal carciofo al proclama.

 

Il punto essenziale viene detto a voce più bassa: resterò comunque, malgrado tutte le malvagità di cui sono oggetto. Non serve essere in parlamento per fare politica, ma è necessario avere zigomi alti come il cielo. Che il governo Letta voti o meno la decadenza, essa è già giunta, silenziosa e micidiale, negli stanchi set di Arcore.

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