Trent'anni e non sentirli

Spadolini racconta lo stesso paese, a distanza di molti anni

Mi sono imbattuto l’altra sera in questa bellissima intervista a Spadolini. Ci sono tre cose che, oggi, sono una lezione.

La prima è che a dialogare con lui, un presidente del Consiglio, non c’erano i giornalisti: c’erano Alberto Moravia, Goffredo Parise, Giuseppe Patroni Griffi, e Paolo Villaggio (sì, proprio lui: Fantozzi). Non che gli intellettuali siano meglio dei giornalisti (assolutamente), ma serve per capirci sul livello di connessione, e di osmosi, che c’era un tempo fra la cultura e i problemi del paese. La cultura e la politica non erano cose lontane che si guardavano da lontano, erano una cosa sola, l’una causa ed effetto dell’altra.

 

La seconda è una cosa bella, proprio bella (a prescindere dalle morali salutiste): è che quelli lì fumavano, di continuo. Come fosse una tavola intorno alla quale avere anche un grado di pace, senza finzione. Chi non capisce il perché, non lo capirà mai.

 

La terza è invece più sostanziale: Spadolini risponde a domande ancora oggi senza risposta. Come se nel frattempo non fossero passati decenni, soldi e azioni. Parla dalla sua posizione di uomo fuori dal “palazzo”, lamenta una burocrazia asfissiante, un eccesso di debito pubblico, un eccesso di spesa pubblica, e un eccesso di assistenzialismo pubblico. Parla della riforma dei poteri dello stato, della debolezza del presidente del consiglio, e della mancanza di stabilità politica. Parla di aumento delle entrate tramite la lotta all’evasione fiscale, e del miglioramento delle entrate. Parla di aumento di produttività, di aumento di esportazione.

 

Insomma, Spadolini è lì, in un salotto che non esiste più, in una luce che non abbiamo più, fra sigarette che non fumiamo più, interrogato da persone che non esistono più: eppure parla delle stesse identiche problematiche, degli stessi temi, delle stesse soluzioni, che ci ritroviamo oggi, 30 anni dopo. Trent’anni dopo. T-r-e-n-ta anni dopo.

 

@roberto_marone

 

 

Ps. A un certo punto Villaggio, vestito con una improbabile felpa di velluto blu, con l’aria di un figlio che si mette nelle mani del padre, gli chiede: ma ce la faremo?
Probabilmente, sarà la stessa aria, e la stessa faccia, con cui me lo chiederà mio figlio, fra trent’anni.

 

 

 

 

 

 

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