Leonardo Sciascia, Racalmuto, 1964

Non ci eravamo conosciuti da molto tempo. Ma il colpo di fulmine della nostra amicizia era già scoccato.

Ero andato a vederlo a Racalmuto. Mi chiese di fare una fotografia, alla parrocchia di Sant’Anna, dell’atto di nascita di Fra Diego La Matina, l’eretico racalmutese di tenace concetto che aveva ucciso il suo inquisitore con le catene che lo imprigionavano e sulla cui storia Leonardo stava completando Morte dell’Inquisitore. Feci la foto sul registro conservato in sacrestia e mentre lui si congedava dal parroco lo precedetti in chiesa. Davanti all’urna con il Cristo morto vidi le due bambine. Mi avvicinai fulmineo: c’era una fotografia da fare, e la feci. Ma con la coda dell’occhio vidi Leonardo che si avvicinava. Seppi che a un certo punto si sarebbe inserito in quella scena. Lo aspettai.

Nel momento esatto in cui il suo corpo componeva una struttura a piramide con le due bambine e armonicamente entrava in relazione con tutti gli elementi formali della scena si girò a guardarmi. Scattai.

Ho fatto di Leonardo Sciascia, del mio amico Leonardo, del mio angelo paterno, del mio maestro, centinaia e centinaia di fotografie nel corso dei ventisette anni della nostra amicizia. Ma questa immagine, misteriosamente, per mia fortuna, per mio orgoglio, ha continuato a esser vista come il più emblematico tra i suoi ritratti, quello che nell’imprevedibile accamparsi, in un istante, di quegli elementi formali e narrativi, più sinteticamente rappresenta l’uomo e lo scrittore.

 

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08 Dicembre 2011