Società

Diario 8 / Scatole magiche da Silvan

Nell'ultima settimana ha tenuto banco il gioco politico. Non c'è un altro modo per dirlo, anche se l'idea di gioco in un momento così drammatico risulta terribilmente cinica e, dunque, mostruosa.  Ma questo è: gioco, balletto, teatro. Si comincia con la bagarre alla Camera seguita a un intervento del deputato 5stelle Ricciardi che prova, interrotto da urla belluine (e persino sputazzi di leghisti che per farsi sentire meglio si sono anche abbassati la mascherina, e poi, nella foga del battere pugni sugli scranni, hanno pure rotto un microfono, 'sti esagitati), a esporre una critica al modello Lombardia. Non che Ricciardi dica niente di particolarmente sconvolgente, solo un'imprecisione (l'ospedale in Fiera non è stato realizzato con soldi pubblici, bensì con donazioni dei privati),...

Maturità / L’esame non s’ha da fare!

  La scuola è uno dei temi più complessi da affrontare, ad alto tasso di discussione e di ideologizzazione con posizioni ben delineate, che si fanno più acute in momenti di drammatica urgenza come quelli che stiamo vivendo. Nei mei passati interventi su Doppiozero, a cui rimando per gli aspetti che qui trascurerò, ho sempre cercato di tenere conto delle diverse opzioni in campo e di essere equilibrato e realistico; qui però vorrei dire nel modo più chiaro possibile cosa penso dell'esame di stato in arrivo. L’Ordinanza ministeriale sugli esami di Stato è stata pubblicata il 16 maggio, in ventotto pagine, di cui 5 per i dispositivi di legge, e 2 allegati. Attesa per settimane, è stata anticipata da versioni in bozza (con evidenziazioni e puntini di sospensione...

Rituali / Maturità: persino Franz Kafka barò all’esame

Prima di tutto una breve precisazione terminologica: la dizione “maturità”, nel suo senso scolastico, è stata sostituita, e da ben vent’anni, con quella, ufficiale, di “esame di stato”. O meglio, per essere precisi, “esame di stato conclusivo del corso di studio di istruzione secondaria superiore”. Il fatto che tutti noi – insegnanti, studenti, collaboratori scolastici, dirigenti, ispettori nonché cittadine e cittadini in genere – continuiamo imperterriti a chiamarla “maturità” è significativo. E di che è significativa questa inveterata fedeltà a un vecchio nome? Ma del fatto che il mutamento, come molti altri mutamenti in molti altri ambiti della vita italiana, è solo nominale. La sostanza rimane sempre quella, come, del resto, nella scuola in generale. Non cambia mai niente. Le acque...

Dissesto ambientale, disuguaglianze economiche / Quammen: Covid, AIDS e altre epidemie

Solo da poco ho finito di leggere Spillover, il libro di David Quammen di cui tanto si è parlato negli ultimi mesi. Uscito presso Norton (New York) nel 2012, era stato pubblicato da Adelphi piuttosto tempestivamente, due anni dopo. La versione italiana ha scelto di conservare il titolo originale, senza dubbio efficace, anche se la bella traduzione di Luigi Civalleri ricorre spesso all’equivalente italiano «salto di specie». D’altro canto, poiché al lettore italiano il termine inglese spillover non poteva dir molto, è apparso necessario aggiustare il sottotitolo. L’evoluzione delle pandemie è dicitura appropriata, e esplicativa quanto basta; ma certo meno precisa e soprattutto molto meno allarmante di Animal Infections and the Next Human Pandemic, che poneva in evidenza il dato a...

Diario 7 / Cazzo, che errore ho fatto!

La Milano che riapre è una Milano silenziosa, cauta. Un po' è difficile parlare con le mascherine davanti alla bocca, un po' i negozianti sono tutti presi a pulire, lucidare, sistemare.  Non è una ripartenza di liberazione, non ci sono scene di giubilo.  Non si entra volentieri nei negozi, se non per estrema necessità, chi ha appuntamenti in studi medici o ospedali parte da casa con un bel po' di preoccupazione. Tram e autobus sono sempre vuoti per tre quarti, fuori dagli alimentari si sta ancora in coda. C'è paura e c'è diffidenza. Ha avuto ragione chi ha messo in guardia che, con questi numeri che ancora girano, bisogna proteggersi da soli. In fondo è quello che si è fatto dall'inizio: proteggersi individualmente, quando è stato possibile. Ma una pandemia si gestisce su più...

Ognuno di noi / Appunti sulla crisi

Le idee riproposte da Naomi Klein in un articolo dell’8 maggio su Intercept, dove avverte che quello che abbiamo di fronte con questa pandemia è la grande opportunità che hanno i giganti della tecnologia di subentrare allo stato, diventando erogatori di sistemi sanitari, mediatori del sistema educativo, occupando di fatto il luogo tra società e risorse che è delle istituzioni, hanno le loro radici in un pensiero che si è sviluppato in gran parte nella cultura francese e italiana degli ultimi cinquant’anni. Naomi Klein cita lo stato di eccezione ma si potrebbe dire che oltre ad Agamben ci sono nel suo articolo Deleuze e Guattari, Negri e Hardt, Foucault, in una critica del capitalismo che si è sviluppata in Europa a partire dal ‘68.  Le conclusioni di Naomi Klein sono devastanti,...

II / Quattro domande sul desiderio

La pandemia scatenata dal coronavirus ha modificato, e probabilmente modificherà ancora anche a breve scadenza, i comportamenti che riguardano i corpi e le relazioni fisiche tra gli esseri umani. Ti chiediamo di rispondere ad alcune domande per capire in che modo a tuo parere potrà cambiare tutto questo.   Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista   1. Il desiderio di prossimità, la necessità di abbracciarsi, di scambiarsi segni di reciproco affetto e di amore, sembrano oggi aboliti a causa dei timori che i contatti possano generare veicoli di trasmissione del virus, così che la paura ha preso il sopravvento: possiamo essere gli untori dei nostri partner, genitori, amici. Desiderio e paura si escludono o possono coesistere e con quali conseguenze? Cosa determinerà – in una...

Intervista al direttore Patrick Keilty / Il più grande archivio di pornografia

Patrick Keilty è professore associato alla Faculty of Information dell’Università di Toronto, e direttore della Sexual Representation Collection, il più grande archivio di pornografia in Canada, la cui collezione comprende circa “tremila videocassette e DVD, mille riviste, cinquecento romanzi, centinaia di diapositive a 35mm, di film e cassette a 8mm,  documenti personali e legali, report, prodotti artistici, oggetti erotici e pezzi unici databili dagli anni Cinquanta a oggi”, oltre a materiale riguardante le leggi canadesi sulla rappresentazione del sesso. Avrei dovuto incontrare Patrick allo University College, dove è ubicata la collezione, ma la pandemia in corso ce lo ha impedito, e dunque questa conversazione ha avuto luogo su Zoom.    MALVESTIO: Per cominciare,...

Straniamento e tempo / Il teatro del virus

La condizione del lockdown è stata una condizione strana. Non lo è di meno quella che è appena iniziata, nella quale siamo costretti a “parodiare” la vita “di prima”: sono infatti gli stessi gesti “di prima” quelli che dobbiamo fare uscendo di casa, come prendere la metro per andare a lavorare oppure bere un caffè, ma lo dobbiamo fare in modo circospetto, rivolgendo ad essi un’attenzione supplementare, quasi li dovessimo recitare piuttosto che effettuare. Se vogliamo essere responsabili, dobbiamo infatti porre attenzione ai gesti più ordinari. Dobbiamo, per così dire, guardarli mentre li facciamo. È come se dovessimo riapprendere a eseguire in modo riflesso delle azioni che prima procedevano spedite, automaticamente, nel sonno della coscienza vigile, la quale era rivolta a tutt’altro....

Riposo e lavoro / Una stanchezza senza fine?

L’ha detto bene Silvia Ballestra nel suo diario milanese del Lockdown: “all’improvviso questa immane stanchezza”. Lei l’attribuisce alla primavera incipiente che, uscendo di casa dopo due mesi di segregazione, scopre all’improvviso. Stare segregati rende stanchi? Una delle cose che più colpisce alla fine di questo lungo periodo di confino è proprio la stanchezza. Forse per via delle tante cose da fare: pulire la casa, fare la spesa, cercare le mascherine, telefonare a parenti e amici, guardare i social, e poi stare sempre insieme con moglie, marito, figli, compagna, compagno, eccetera. Così che all’improvviso si capisce che, nonostante il tanto tempo a disposizione, abbiamo combinato ben poco. I volumi allineati sulla libreria, che attendevano da anni, le opere in molteplici tomi, sono...

Diario 6 / Tutti i giorni sono tempo di bilancio

Prima settimana di parziale riapertura e già è tempo di bilanci. In realtà tutti i giorni è stato tempo di bilanci: due mesi e mezzo di bilanci appesi ai numeri.  Numeri che si sono rivelati non del tutto affidabili ma, pazienza, su qualcosa devi pure basarti. “È solo la punta dell'iceberg,” ci hanno ripetuto. E l'iceberg, minaccioso, sembrava essere proprio lì, fuori dalla finestra, pronto a speronarci.   Nei primi giorni della settimana si scatena di nuovo una polemica: sono stati beccati, fotografati e ripresi in video, dei giovani sui Navigli che bevevano delle birrette. Giovani, birrette, mascherine calate (ti credo, per bere): apriti cielo! Si ri-scatena l'inferno. Il sindaco si ri-incazza, il resto d'Italia geme che tutti stanno chiusi per colpa della Lombardia e i soliti...

No, non è finita / Pandemia e riaperture negli Stati Uniti

No, non è finita. Mentre gli Stati Uniti corrono alla riapertura, è facile convincersi del contrario. Ma l’onda d’urto della pandemia non si è esaurita – soprattutto non al Sud. Due mesi e quasi duemila morti dopo, qui in Louisiana il virus accenna però ad allentare la morsa. Balzati alla ribalta nazionale come uno degli hotspot più preoccupanti del paese, con un bizzarro colpo di scena ci siamo dunque tornati da primi della classe.  In un incontro alla Casa Bianca, uno dei tanti che scandiscono queste settimane, il presidente Trump ci ha additato ad esempio all’intero paese. Siamo “un grande successo” nella gestione dell’epidemia – gente con cui è un “onore” lavorare.  Non siamo più lo stato dove il virus cresce con maggiore rapidità – un primato di cui ci siamo liberati con...

Dominare o essere dominati / Politiche della spiritualità

Lo sforzo di autocontenimento che ha tenuto a casa milioni di persone a causa della pandemia ha, a monte, una ragione etica che è difficile sottovalutare: si fa di tutto per evitare la diffusione dei contagi al fine di impedire che venga messa a repentaglio la vita della parte più anziana e vulnerabile della popolazione. Tuttavia, tale contenimento della libertà di movimento è stato imposto in alcuni paesi – l’Italia in primo luogo – con misure altamente lesive della libertà. È evidente, per restare al caso italiano, che si è data la precedenza all’Art. 16 della Costituzione, che sancisce la possibilità di restringere la libertà di movimento dei cittadini per motivi di sicurezza e di salute, rispetto all’Art. 13, che sancisce invece il carattere inviolabile della libertà personale....

Paradossi e rigore / Regole regole regole

Questa primavera resterà impressa nella memoria come la ‘stagione delle regole’. Regole per lavarsi le mani (come, quando, quanto). Per mantenere le distanze. Per salutarsi. Per correre nei parchi, per visitare i parenti, per viaggiare. A queste regole comuni, ciascuno ne ha aggiunte di personali: disinfettare la spesa, i vestiti, le mascherine, togliere le scarpe, fare solo la spesa online.   Le regole sono indispensabili, non solo durante le emergenze ma anche nella vita di tutti i giorni. Possono essere pesanti ma, stranamente, ci rendono la vita più leggera. Le regole ci dicono chi siamo: seguire le regole in modo acritico è segno di scarsa autonomia e capacità di scelta. Rispettare troppe regole in modo ossessivo può manifestare addirittura un disagio mentale. Ma all’estremo...

L'ipocrisia

Era inevitabile. Prima o poi sarebbe successo. È iniziato un duro scontro tra i social e il potere politico. La posta in gioco è il valore e il senso della libera informazione e dunque della democrazia.  Protagonisti del duello sono Donald Trump e Twitter, che un paio di giorni fa ha bollato due tweet del presidente degli Stati Uniti d'America sul voto per corrispondenza con il punto esclamativo. Come ha spiegato un portavoce di Twitter al “New York Times”, secondo il social network preferito di Trump, quei tweet «contengono informazioni potenzialmente fuorvianti sulle modalità di voto e sono state etichettate per fornire ulteriore contesto». Ai punti esclamativi, il presidente ha risposto duramente: un ordine esecutivo renderà più facile portare il social network in Tribunale se...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 8. Le formidabili ragazze del lockdown

La distanza non si è accorciata. Non fisicamente. Ma Didattica A Distanza (DAD) io non la chiamerò mai. La chiamo Didattica Digitale (DD): c’è, o meglio, dovrebbe esserci da minimo dieci anni, non come un rattoppo a un disastro planetario, ma come una delle didattiche per favorire meglio la realizzazione degli studenti, portarli a consapevolezza, autonomia, capacità di giudizio critico, valutazione delle fonti, ascolto delle opinioni degli altri ed espressione assertiva delle proprie. Ieri ho visto in piazza mamme con la faccia intelligente che facevano urlare a figlie di dieci anni con la faccia intelligente “no didattica a distanza! vogliamo le maestre!”… che altro avremmo potuto fare per evitare di morire in duecentomila invece che in trentamila? Andare in cassa integrazione e...

“Non t’avvicinare alle persone” / L’ultimo giorno di Roma

Il 9 ottobre 1828, Goethe scrive a Eckermann: “Sì, posso dire che solamente a Roma ho sentito che cosa voglia dire essere un uomo”.  Essere un uomo per Goethe è un’idea che si incarna nel sentimento della felicità, o meglio nella possibilità, che è propria della razza umana, di provare un sentimento complesso, ineffabile e palpitante come la felicità. È Roma a condurre Goethe sulle cime più nobili ed elevate della felicità. Secondo Peter Handke “le poesie di Goethe parlano soltanto a chi in quel momento è disponibile alla felicità”. Dunque per Handke la poesia di Goethe si ridurrebbe a un dialogo tra felici. Perciò il rapporto tra il poeta romantico e Roma dev’essere stato possibile solo perché Roma è una città felice.      A me tuttavia Roma non è mai sembrata una...

Diario 5 / C'è chi balla e chi ha seminato fiori

Cosa resterà della lingua di questi giorni di cui tanto si è scritto?  Delle metafore belliche: la guerra, la trincea, l'attacco, gli eroi, il nemico. Di quelle calcistiche, che tanto non mancano mai, in questo paese di uomini, spogliatoi e bar. Di quelle horror catastrofiste: il mostro invisibile, lo tsunami, la bomba atomica.  Delle parole da “avvocato del popolo” metamorfizzato in “notaio del popolo” (congiunti mutuati in “parenti fino al sesto grado”, traslato direttamente dai manuali di diritto di successione quando si devono rintracciare gli aventi diritto all'eredità o dai siti di compilatori di alberi genealogici).  Delle frasi speranzose, dolenti, commosse delle pubblicità che fanno leva sui sentimenti più a buon mercato in un unico, infinito, polpettone che frulla...

IV / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Andrea Tagliapietra, filosofo   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   La catastrofe che stiamo vivendo è nuova ed è la prima, forse, di uno nuovo tipo di eventi catastrofici, per cui varrebbe la pena ricordare ciò che scriveva, giusto quarant’anni fa, Maurice Blanchot: “il disastro rovina tutto lasciando tutto immutato”. Questa catastrofe non è puntuale come un...

La tristissima riscoperta dell’importanza di statistiche fatte bene / Covid: una caporetto statistica

Premessa: tutti abbiamo sottovalutato il coronavirus   Nel fortunato Homo Deus. Breve storia del futuro, prosieguo di Homo Sapiens. Da animali a dei, Yuval Noah Harari aveva peccato di ottimismo, scrivendo: le epidemie costituiscono oggi una minaccia assai meno seria per la salute umana di quanto lo siano state nei millenni precedenti.  In difesa di Harari va detto che anche nella peggiore delle ipotesi l’epidemia del coronavirus non provocherà il numero di morti prodotti dai flagelli del passato, lontani e vicini nel tempo. La peste nera del 1300 causò, secondo Harari, un numero di morti stimato tra i 75 e i 200 milioni (altri studiosi forniscono stime più basse). Il vaiolo e le altre malattie portate dagli europei nel Nuovo Mondo causarono solo in Messico la scomparsa di 20...

Fase 2 / Italia, Pronti via!

L’Italia riparte. Il 4 maggio è il momento della “riapertura” o come scrive un grande quotidiano, della “ripresa”. Ripresa di cosa? Della vita di tutti i giorni? No, quella ancora non c’è. Ma almeno si può uscire di casa, per varie e giuste ragioni: lavoro, parenti, necessità mediche, eccetera. Riapertura? Non del tutto. Scuole e università chiuse, tanti negozi ancora serrati, molte attività in attesa di ricominciare. Abbiamo chiesto ad alcuni dei redattori, collaboratori e amici di doppiozero di raccontare brevemente com’è andata in questa giornata di maggio. Le risposte sono ordinate per città, dalle grandi metropoli ai piccoli paesi, là dove vive gran parte della popolazione italiana, realtà che abbiamo raccontato in uno speciale e poi in un ebook, I tempi del virus, che si può...

Effetti collaterali / Ovvero, come il virus contagiò la pubblicità

Che il virus fosse contagioso l’avevamo capito. In due mesi di pandemia abbiamo cambiato tutta la nostra vita proprio in funzione di questa sua spaventosa capacità di diffusione. Non parlo solo di mascherine, distanza sociale e tutto il resto, ma anche di altre dimensioni dell’esistenza in cui il maledetto si è intrufolato senza difficoltà, espandendosi poi a dismisura come fa nei corpi dei poveri malcapitati che lo contraggono. Fra queste la pubblicità è una di quelle che merita più attenzione, e per un motivo preciso: il suo ruolo è quello di fare da cuscinetto tra l’economia che tanto ci preoccupa e la socialità in generale. Se vogliamo farci un’idea di quanto profonda sia la linea di demarcazione fra il nostro passato e il futuro che ci attende, per paradossale che possa sembrare,...