Brittney Griner sul ponte delle spie

13 Dicembre 2022

Chissà chi ha vinto. L’America? La Russia? Il resto del mondo? Per quanto i commentatori si scervellino, stavolta le analisi faticano a tener dietro alla realtà. Lo scambio fra Brittney Griner e Viktor Bout – un’atleta famosa al posto di un mercante di morte; una donna, giovane, afroamericana, lesbica, contro un uomo bianco di mezza età implicato nel traffico d’armi internazionale – ha invece il potere di certe storie che anticipano il sapore del futuro. Basta pesare i valori in gioco e si capisce perché l’America si sia divisa. E che succeda nel pieno della guerra che da mesi insanguina il cuore dell’Europa è un segnale che accende l’inquietudine.

Il primo soprassalto investe l’immaginario, che un video della tv russa qualche giorno fa deruba di una delle icone più tenaci della Guerra fredda. Il ponte delle spie, fitto di silenzi, nebbie e minacce, deputato allo scambio di prigionieri, missive, segreti – uno dei luoghi più amati dalla fiction. Al suo posto, l’asfalto dell’aeroporto di Abu Dhabi. Il tutto dura pochi minuti e ha la cordialità di un incontro fra colleghi. Strette di mano, pacche sulle spalle. Il russo sale a bordo di un aereo e l’americana raggiunge il gruppetto a bordo pista, dove spicca un signore elegantissimo in tunica candida e kefiah candida. Lei ha i capelli cortissimi (si è tagliata i lunghi rasta perché in carcere asciugandoli all’aria rischiava l’assideramento) e sovrasta gli altri di qualche testa (com’è logico essendo alta 2 metri e 7 centimetri). Ride e in quella risata tramonta un’epoca. 

È giovedì. Al mattino il presidente Biden annuncia che Brittney Griner è su un aereo e sta tornando a casa – dopo dieci mesi di detenzione per essere stata trovata in possesso di un po’ di olio di cannabis. E mentre il circo dei media si scatena, lo spirito del Natale, che in America è una cosa seria, si posa fra di noi. Davanti alle telecamere alla Casa Bianca in serata si presenta Cherelle, la moglie di Brittney. È bella, radiosa e perfettamente a suo agio. Sorride, ringrazia. In secondo piano, la vicepresidente Kamala la guarda intenerita e per non cogliere il messaggio bisogna non avere gli occhi. 

In letteratura i codici razziali possono saltare, come ha mostrato Toni Morrison Recitativo, un rompicapo dove non si sa chi è la bambina bianca e chi la nera e ogni sottinteso si rivela una trappola. In questo caso i codici però hanno un peso: il colore, il genere, il corpo, la sessualità. Appena li si elimina dal racconto, si perde il filo e non si capisce più perché americani si stiano scannando. La protagonista di questa storia non è una sportiva come le altre. BG, come la chiamano gli amici, sembra invece sbarcata dritta dal pianeta di domani. 

Una ragazzona guerriera capace di spazzare via codici, stereotipi e aspettative senza perdere la sua carica di simpatia. A trent’anni è una star della WNBA e due volte oro olimpico. È afroamericana, cresciuta nel Sud degli Stati Uniti, in una famiglia middle class, il padre vicesceriffo reduce del Vietnam e la madre casalinga. Negli anni, il fisico fuori dalla norma e il carattere esplosivo l’hanno esposta spesso al bullismo dei coetanei ma non ha mai fatto mistero del suo orientamento sessuale né delle sue opinioni in tema di giustizia sociale – in pieno Black Lives Matter, per dire, ha proposto di sospendere l’inno alle partite. 

Non è una star come le sorelle Williams o Beyoncé (entrambe sono di Houston) ma promette bene e la stampa la adora. Le sue prime nozze con la giocatrice Gloria Johnston sono finite su tutti i giornali come la furiosa litigata fra le fidanzate che in precedenza aveva richiesto l’intervento della polizia. Ha fatto coming out su Sports Illustrated; posato vestita solo dei tatuaggi sul numero di Espn dedicato ai tabù; ha scritto un memoir, In my skin (2014), e il suo stile gender fluid le ha procurato un contratto con Nike.

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BG è la poster child della sinistra democratica, il simbolo delle nuove generazioni e incarna il peggior incubo dei repubblicani. Basta sovrapporre al suo profilo quello di Paul Whelan, 52 anni, ex marine detenuto in Russia con l’accusa di spionaggio e la posta in gioco diventa evidente. Se una parte del paese non avrebbe perdonato a Biden di abbandonare Brittney Griner in un carcere russa, un’altra è invece convinta che il prigioniero giusto da liberare era invece il soldato Whelan.   

“Non si lascia mai indietro un marine. Mai”, ha twittato Elon Musk e i social conservatori hanno tenuto dietro. Ma mentre Trump ha senz’altro etichettato BG come antiamericana, antipatrottica e dunque immeritevole, i I suoi colleghi ci sono andati più cauti. In America il patriottismo rimane un valore e un ostaggio americano riportato a casa non si discute. Il messaggio è stato però inequivocabile. “Questa non è stata probabilmente una situazione ‘scegli lui o lei’. Ma se così fosse, devi scegliere chi ha servito il paese, Paul Whelan” come si è premurato di chiarire Dan Crenshaw, repubblicano del Texas. 

In base a questa logica, nessuno ha trovato da obiettare all’altro scambio di prigionieri, ad aprile, in cui Konstantin Yaroshenko, condannato per cospirazione nell’importazione di cocaina, è stato liberato in cambio dell’ex marine Trevor Reed, arrestato in stato di ubriachezza e da tre anni in carcere. Un trafficante di droga contro un marine. Chi oggi protesta perché Viktor Bout, un mercante d’armi, un ex militare, l’uomo che ha ispirato Lord of war, è stato rimesso in circolazione a rischio della collettività farebbe dunque bene a lavorare di memoria.
Si tratta come si può, soprattutto quando i tempi sono cupi come questi. E che l’America, sempre più polarizzata, su una vicenda del genere si spacchi è segno di una miopia pericolosa. La realtà è che senza il conflitto in Ucraina e l’escalation della tensione fra Russia e Stati Uniti, Brittney Griner non sarebbe finita dentro per un po’ di olio di cannabis. Soprattutto, non sarebbe stata condannata a nove anni in una colonia penale. 

È il portato di una nuova Guerra fredda che a detta degli esperti ha poco a che fare con la precedente. Le regole di un tempo sono saltate e predire una strategia è diventato impossibile. Intanto, il gelo fra le superpotenze ha lasciato spazio alla violenza di una guerra di distruzione e al massacro intollerabile delle vite. Il ponte delle spie naufraga nel sangue mentre negli Stati Uniti il cerchio di questa storia si chiude nel modo migliore. Mentre la moglie di BG parla ai microfoni della Casa Bianca, dall’altra parte della capitale un voto bipartisan tutela a livello federale i matrimoni fra persone dello stesso sesso e le unioni interrazziali. Anche questa è l’America.

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