The Capture: non credere più a niente
L’Intelligenza Artificiale, dopo avere imparato prima a rispondere alle ricerche e poi anche a scrivere testi complessi (declinandoli in ogni tipologia di testo, tecnico o letterario), sta ormai producendo – anche per utenti non professionali – filmati che fanno vedere ciò che chiediamo di far vedere. Per centocinquant’anni abbiamo creduto prima alla verità di una fotografia, poi alla verità di un cinegiornale, poi alla verità di un filmato televisivo, poi alla verità di un filmato smartphone. Ora è arrivato il momento in cui non possiamo credere più a niente senza una verifica, un fact checking.
Il montaggio del vero
La propaganda è sempre stata un montaggio di vero e di falso: la fonte rivelava il livello di affidabilità del messaggio, la preparazione di chi verificava e il tempo che ci dedicava hanno sempre potuto smascherare l’artefatto intorno a un fatto. Ma l’era internet ha sbriciolato il tempo dedicato, e spappolato la gerarchia delle competenze: chiunque è un “creatore di contenuti” e tutti scrollano in pochi secondi una sterminata quantità di contenuti. Quindi, come sedimentare credibilità? Quanto tempo dobbiamo dedicare a capire ogni singolo evento pubblico, di cronaca o di politica, per farci una opinione che si avvicini alla realtà? “Ascoltare le due campane” non è sufficiente da tempo perché una campana, o l’altra, o entrambe possono essere state manipolate. Nuotiamo sapendo poco nuotare tra confusione e scoraggiamento, e la paura di affogare spesso scoraggia il tuffo in acqua: la tentazione è quella di restarsene inebetiti, passivi sulla riva. Il Potere adora la passività inebetita, se non è possibile ottenere – specie in democrazia – una fanatica devozione.
Rubare il vero
Si tratta di tener duro nella disgregazione globale della verità, giorno dopo giorno, e garantirci una indipendenza dal potere governativo. Prima il cinema dagli anni Settanta e poi le serie tv dagli anni Novanta si sono interrogati sul tema delle cospirazioni possibili: ogni tempo, ogni tecnologia di un tempo sono utilizzabili per macchinare una cospirazione: in The Conversation (1974) di Francis Ford Coppola, il personaggio interpretato da Gene Hackman è un solitario e diffidente artista delle intercettazioni audio; si aggiorna incessantemente sui nuovi devices per rubare parole private; nell’arco del film vediamo in atto la progressiva miniaturizzazione dei dispositivi; una penna-mic e un piccolo magnetofono riescono a ingannarlo a una fiera di settore; fatica a stare al passo, ma è un rinomato pro in tutti gli USA; deve cambiare città spesso, perché i suoi dossier portano spesso a conseguenze pericolose, spesso omicidi, e lui, che è cattolico, si confessa perché il rimorso lo tormenta sempre più; lavora per chi è ricco abbastanza per pagare i suoi sofisticati servizi; riesce a registrare una “conversazione” appunto di una lui e di una lei in una piazza di San Francisco, ci lavora ore e ore per ripulire il nastro dai rumori di fondo, monta la presa audio migliore, crea cioè con maestria una “prova di verità” e la vende. Alla fine – pur facendo a pezzi il suo appartamento – non riuscirà a capire come il gruppo di potere di quella cospirazione in cui si è trovato impigliato lo stia intercettando: il Potere (la tecnologia paramilitare venduta al militare) lo sappiamo, è sempre un passo avanti.

È rilevante spiare te?
Il controllo di polizie e magistrature – regolato, nei sistemi democratici – dalle intercettazioni telefoniche è progressivamente passato al capillare controllo delle strade attraverso reti di CCTV (Closed-Circuit Television); siamo impressionati dal controllo di regime cinese con i riconoscimenti biometrici facciali, ma anche il nostro Occidente permette da almeno vent’anni di monitorare dalle centrali operative delle autorità un reticolato sempre più fitto di videocamere digitali nei centri urbani, sulle reti dei trasporti e in tutti i siti ritenuti vulnerabili al terrorismo di ogni marca. Person of Interest di Jonathan Nolan è una serie CBS uscita nel 2011, andata avanti per cinque stagioni; si poteva vedere dal 2018 su Premium Crime della piattaforma Mediaset Infinity, ma era sfuggita a molti, e si è rivista recentemente su Netflix. Un genio dell’informatica e dell’hackeraggio (paranoico e isolato come il personaggio di Hackman), Harold Finch (recitato da Michael Emerson, già in diabolici ruoli protagonisti in LOST e Evil) ha progettato “the Machine”, una Intelligenza Artificiale in grado di incrociare milioni di dati su ogni cittadino, anticipandone possibili atti terroristici di portata nazionale; l’imprenditore con cui lavora l’ha venduta al Governo USA; per rispettare un po’ la privacy del cittadino democratico, viene studiato un automatismo per cui ogni rilevazione che non sia di interesse per la sicurezza nazionale viene scartato e cancellato; Finch non si fida molto dei figuri del Governo e quindi si tiene una versione personale segreta, che si occupa anche di chi non è di interesse nazionale, ma la cui vita è in ogni caso in pericolo; l’adrenalina della serie è motorizzata dall’altra precauzione di Finch: ogni giorno, a mezzanotte, la memoria della macchina viene azzerata; ogni episodio deve giocarsela in 24 ore; Finch ha capito che la sua creatura AI sta imparando troppo in fretta, e l’unico modo per indebolirla e tenerla sotto controllo umano etico è toglierle dati. Finch recluta agenti caduti fuori dal cesto di CIA, FBI, polizia di New York, e Person of Interest, ossessiva nella sua ripetizione paranoica di corse contro il tempo per salvare poveri cristi come noi da infiniti complotti che non interessano al Governo, via via ingaggia una sfida mortale contro altre aziende tecnologiche private che “affittano” (e si tengono per acquisire un potere immenso di ricatto) ai cattivi del Governo una nuova cattivissima macchina AI, Samaritan, che ingaggerà una lotta senza tregua contro la “Machine” buona, ma già un po’ vecchietta.
L’AI comanda chi la comanda?
BBC, baluardo del giornalismo indipendente, è sin dalle sue origini anche una delle più sofisticate factory di fiction. E The Capture (arrivata per ora alla terza stagione, in Italia su Prime Video) si butta nella sfida cruciale: per chi lavora l’AI? È in mano a mega farm private, che la vendono o affittano ai Governi; quindi, chi ha il Potere oggi? I Governi o le piattaforme come quella della statunitense Palantir Technologies di Peter Thiel ormai adottate dagli eserciti per decidere quali guerre fare e come fare ogni guerra?
La protagonista di The Capture è Rachel Carey, integerrimo ufficiale del nucleo antiterrorismo britannico; Londra è la splendida location; siamo quasi sempre nelle control room davanti a video wall che occhieggiano tutto e tutti; Holliday Grainger è attrice bravissima e bellissima e la raffinatezza del suo complesso e insieme semplice personaggio attraversa ogni sorta di sconvolgimento di successi e fallimenti, rivelazioni e depistaggi che impastano i livelli globali dello stress politico-militare: CIA a Londra, russi a Londra, ministri corrotti, ministri integerrimi, ministri non immacolati… Rachel Carey cerca di tenere la bussola etica in mano, fa carriera perché è troppo brava per essere ammazzata, e quando la vogliono ammazzare c’è sempre qualcuno che ha interessi immacolati o meno a salvarle la pelle. Il nucleo avvincente di The Capture è cosa scopre Rachel Carey: la vera prova che può servire a condannare qualcuno in un processo è quella registrata dalle CCTV; ma episodio dopo episodio, vittima dopo vittima, viene fuori la “Correction”; ormai l’AI più sofisticata è in mano a Governi-ombra e servizi segreti militari; le CCTV possono essere hackerate, e le azioni di chi è filmato possono essere ricreate alla perfezione secondo quanto conviene a chi ha in mano il trucco. Non c’è più quindi nessuno di cui potersi fidare; nessun dato che si possa ritenere autentico di per sé. E così una ottima fiction BBC ci lascia smarriti nella certezza che non possiamo più credere a niente, e che giustizia e verità sono il gioco del Bene contro il gioco universale del Male. Se Spielberg ci dice “conta solo la connessione empatica tra tutti gli esseri”, Ben Chanan, l’autore di The Capture, ci dice “conta solo tener duro, soli contro tutto e contro tutti, fedeli alla Legge Morale che è in noi”.