Alfabeto Pasolini

Categorie

Elenco articoli con tag:

Cinema

(1,105 risultati)

2002-2022 / X-Files e la popolarizzazione della paranoia

20 anni fa, il 19 maggio 2002, si concludeva la serie per eccellenza degli anni ‘90: X-Files. O almeno si concludeva prima del maldestro revival tentato con scarso successo tra 2016 e 2018: quando era probabilmente fuori tempo massimo, perché la realtà si era incaricata di incarnare e poi superare quella sua particolare forma, messa in scena dal popolarissimo show. Come tutte le serie di successo, capaci di dar forma a un pezzo dell’immaginario collettivo, ebbe molti eredi. Ma soprattutto un’eredità: canonizzare e normalizzare il complottismo, facendolo in qualche modo diventare mainstream.    A un livello superficiale possiamo dire che X-Files ebbe successo in primis per la forza della propria formula, semplice ma assai efficace; e che in sé e per sé altro non è che una riedizione del classicissimo format investigativo, qui però applicato al campo del paranormale e della fantascienza.  Ma uno status iconico si conquista solo se si sanno incarnare, intuendole anzitempo, pulsioni sotterranee. Temi che anni dopo diventeranno dominanti nella cultura di massa. X-Files lo fece su diversi fronti, dando voce a tensioni e aspirazioni popolari: la sfiducia nel governo e...

Alfabeto Pasolini / Pasolini: la letteratura non basta

La critica per me è sempre stata una forma di autobiografia. Non posso immaginare di scrivere su un autore che, in un modo o in un altro, non abbia incrociato il mio cammino e che non mi abbia lasciato tracce profonde. Tutto ciò che di buono può uscire dalla forma della mia critica dipende ogni volta dal trauma conoscitivo dei miei incontri reali o immaginari.   *   1973. Con mio padre a Cervignano del Friuli, a casa di Giuseppe Zigaina (1924- 2015), pittore e amico di infanzia del poeta. Avevo dieci anni. Mio padre scriveva poesie. Anch’io. Avevo iniziato a nove anni. Il modello, allora l’unico, lo avevo a portata di mano.  Quando ci penso mi sembra incredibile, ma a quell’epoca già leggevo Pasolini e Pavese. Erano i due poeti italiani della nostra adolescenza (certo, c’erano anche Rimbaud, «i poeti maledetti», García Lorca e Pablo Neruda). Il primo, due anni dopo, a 53 anni, sarebbe stato assassinato a Ostia, vicino a Roma, vicino al mare. Il secondo si era suicidato nel 1950, a 40 anni, solo e dopo l’ennesimo disastro amoroso, in una stanza dell’hotel Roma a Torino, vicino alla stazione dei treni. Alla mia epoca gli adolescenti volevano sempre morire assassinati...

Sette / Diario russo. Good Bye Lenin!

Quando ho lasciato Pietroburgo per l’ultima volta, diretto al confine con l’Estonia, ho visto dal finestrino dell’autobus la prima statua di Lenin in cui mi ero imbattuto al mio primo soggiorno di studio in Russia, ormai diciassette anni fa. Solo pochi mesi prima era uscito Good Bye Lenin!, film visto e rivisto al cinema e in dvd, e anche a lezione all’università, durante il corso di Storia della Germania. Quando vidi dalla maršrutka, il microautobus allora tanto diffuso come mezzo di trasporto nelle città russe, stagliarsi il profilo bronzeo di Vladimir Il’ič a lato del Moskovskij prospekt, l’emozione fu molto forte, e pensai alla scena in cui Christiane, la madre di Alex interpretata nel film da Katrin Sass, decide di uscire di casa e di fatto sfuggire alla DDR in miniatura costruita dal figlio e vede una enorme statua del rivoluzionario russo portata via da un elicottero. La caduta dell’Urss, in realtà, non ha visto immediatamente in Russia la rimozione delle vestigia e dei simboli del socialismo reale, anche se si iniziò con il rinominare città e strade, con Leningrado tornata a essere Pietroburgo, Sverdlovsk Ekaterinburg e la prospettiva Marx a Mosca spezzettata nelle tre vie...

Alfabeto Pasolini / Walter Siti: quindici riprese con PPP

Sono ormai cinquant'anni che Walter Siti, il curatore dei Meridiani consacrati a Pasolini, si dedica allo studio del medesimo. In questo corposo volume di oltre quattrocento pagine “riprende” quindici studi già editi (veramente sarebbero venti, dato che l'ultimo ne raggruppa in realtà cinque, ancorché brevi). La parola “ripresa” è declinata qui nel suo senso essenzialmente pugilistico: ripresa come round: quindici round, dunque, proprio come negli incontri di boxe validi per i campionati europei o mondiali. Il termine dice tutto: Siti non vuole essere uno studioso neutrale.   Va di proposito contro la “buona educazione filologica” (p.201) e anche contro la buona educazione critica. Dichiara apertamente di aver invidiato Pasolini, di esserne stato geloso; di essersi vendicato di lui con meschinità “facendogli le pulci” (p.12). Insomma di aver perpetrato il crimine che un critico non dovrebbe in teoria mai commettere: la contaminazione tra analisi del testo dell'autore e situazione personale dello studioso (p.202). Per questo, nei brevi cappelli introduttivi che accompagnano queste “riprese”, affiorano ricordi autobiografici, sapidi aneddoti e cenni alla propria vicenda di...

Una mostra a Firenze / Amos Gitai: l’arte tra due abissi

In Italia, nonostante una presenza ricorrente nei festival, il lavoro di Amos Gitai non ha sempre circolato nei circuiti commerciali. Se questo gli è valso un cult following, per un pubblico generale è stato difficile seguirne il lungo itinerario artistico. Un plauso alle istituzioni fiorentine (Comune e Teatro della Pergola) che hanno allestito in contemporanea una video istallazione Promised Lands nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, e lo spettacolo Exiles Interieurs, una produzione Théâtre de la Ville e Agav Films. Le due cose insieme, quasi un dittico, offrono un’introduzione e una panoramica retrospettiva dell’opera del cineasta israeliano.   Nell’anno del centenario di Pasolini, è forse proprio PPP che può aiutarci a entrare nel particolare uso del cinema sviluppato da Gitai. Come Pasolini, infrangendo regole e convenzioni, arrivò alla regia dalla poesia, Gitai arriva al cinema dall’architettura, e da un “vissuto” sempre in primo piano. Figlio di Munio Weinraub, architetto polacco formatosi alla Bauhaus (la cui estetica e principi trasferì in Palestina), e di Efratia Margalit, insegnante e intellettuale, figlia di emigrati russi, cresciuta in stretto contatto con gli...

Nucleare / Non toccate i gatti radioattivi!

Gatti verdi e viola. Verdi e viola perché radioattivi. Schivati come la peste dagli umani. Solo così questi umani riusciranno a sopravvivere. La sinossi monca di un romanzo apocalittico o di un film di fantascienza? Acqua. Facciamo un salto indietro.   Semiotica nucleare   Nel 1981 il Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti e la società edilizia e ingegneristica Bechtel Corporation costituiscono lo Human Interference Task Force (HITF), un gruppo eterogeneo di ricercatori composto da scienziati, linguisti, ingegneri, antropologi, fisici nucleari e scienziati comportamentali. Da loro dipende la sopravvivenza del genere umano, come si sentirebbe dire con enfasi in un trailer: sono infatti invitati a riflettere su come tenere gli umani del futuro alla larga dai depositi di scorie nucleari altamente radioattive per almeno i prossimi 10.000 anni. All’epoca si annuncia come imminente l’apertura dello Yucca Mountain Nuclear Waste Repository in Nevada, un progetto controverso e alla fine fallimentare (come ben ricostruito John D’Agata in About a Mountain, 2010).   Il problema è immenso perché, come sanno bene gli studiosi, bastano mille anni per rendere un testo...

Alfabeto Pasolini / Pasolini e il suo doppio

Mi si perdonerà il gioco di parole: ma credo di poter dire che il cuore di questo bel libro di Marco Belpoliti appena uscito per Guanda, Pasolini e il suo doppio, è proprio il capitolo Avere un cuore, il quinto dell'opera. Esso è dedicato agli Scritti corsari e alle Lettere luterane, ossia ai volumi che raccolgono gli articoli che Pasolini venne scrivendo negli ultimi due anni della sua vita per le pagine del “Corriere della Sera” e del “Mondo”, più una parte delle recensioni che redasse per il settimanale “Tempo” (le altre essendo state edite nel volume del 1979, Descrizioni di descrizioni, per Belpoliti uno dei vertici della scrittura pasoliniana, così in Settanta, Einaudi 2001, p.67). Nel Pasolini corsaro e luterano ciò che spicca è il metodo semiologico-visivo. Egli decifra la realtà basandosi su quello che vede: volti, mimica, taglio di capelli, modi di vestire, posture, gesti. Questo è quello che conta, non tanto quello che viene detto, dato che ormai la lingua è passata tutta dal livello espressivo di un tempo a quello elementarmente e banalmente comunicativo attuale. Ecco perché il primo articolo apparso sul “Corriere” detiene un autentico valore inaugurale: il celebre...

Polo del ‘900 / Ritorno nel Fiat-Nam

Questa è una storia vera, è capitata al padre di una mia amica. Operaio a Mirafiori nei primi anni Settanta, fu vittima di un orribile incidente sul lavoro a causa della scarsa manutenzione dei macchinari. Mentre è in ospedale ustionato in gran parte del corpo con pochissime speranze di sopravvivere, alcuni funzionari della FIAT avvicinano la moglie e le propongono un patto: se non denuncia che l’incidente è avvenuto dentro lo stabilimento, ma fuori, per cause fortuite, si impegnano ad assumerla come impiegata, assicurandole così i mezzi di sussistenza per sé e per le figlie. Il marito muore, la vedova accetta il patto. Va a lavorare in FIAT e riesce a crescere le figlie dignitosamente. Per farlo utilizza quel “sistema FIAT” che ha condizionato Torino per decenni, mescolando la spietatezza delle pratiche appena descritte con un approccio welfaristico che viene descritto perfettamente in Oltre il lavoro, vero e proprio classico del cinema aziendale, realizzato proprio in quegli anni, nel 1972. È una produzione di CineFIAT, l’equivalente della Commissione Stampa e Propaganda del PCI di allora. E in qualche modo Oltre il lavoro è il contraltare di Trevico-Torino, viaggio nel Fiat-Nam...

Tra realtà e finzione / Zelensky, servitore del popolo?

In queste settimane sta andando in onda, in una modalità sperimentale e inedita, una nuova serie di fantascienza bellica. Non ha titolo (ma potrebbe benissimo essere “Orrore alle porte dell’Europa”) ed è trasmessa in chiaro sulle reti televisive di tutto il mondo. In uno scenario distopico dominato dal conflitto tra blocco occidentale e blocco orientale e dalle reciproche minacce di attacco nucleare, la Federazione Russa invade l’Ucraina, ex repubblica dell’URSS, bombardando le principali città del paese e martoriando la popolazione. Puntata dopo puntata lo spettatore assiste a terribili devastazioni, vengono alla luce atroci massacri perpetrati sui civili, mentre milioni di profughi si accalcano ai confini occidentali del paese in cerca di salvezza. L’anacronismo storico e il surrealismo della trama sono evidenti, ma l’immaginazione dei creatori della serie non fa sconti: la messa in scena è cruda ed estremamente realistica, le immagini delle atrocità sono cruente, la distruzione delle città e la disperazione della popolazione sono mostrate in tutta la loro drammatica violenza. La serie dovrebbe essere vietata ai minori ed è assolutamente sconsigliata a un pubblico sensibile....

Stéphane Brizé / Un altro mondo: si salva solo l’individuo

Il cinema di Stéphane Brizé, autore di tre film in sette anni sulle disparità sociali prodotte dal liberismo, è sempre attuale nonostante il più recente, Un altro mondo, sia arrivato nelle sale dopo l’impensabile emergenza economica causata dalla pandemia. Scegliendo di analizzare, tra gli altri, il tema della correlazione tra qualità e quantità di tempo che ognuno concede al proprio impiego e alla propria vita privata, ha messo in luce diseguaglianze che proprio la pandemia ha ulteriormente accentuato: tra chi può e chi non può scegliere dove e quando lavorare, tra chi può e chi non può scegliere volontariamente quando è il momento opportuno di fermarsi. Ancora una volta, Brizé ha scelto Vincent Lindon come protagonista, ma non c’è alcuna correlazione con gli altri personaggi da lui interpretati: l’attore, durante la Mostra del Cinema di Venezia (dove il film era in concorso) aveva contestato l’uso del termine “trilogia” proprio per questo motivo.   Stéphane Brizé. Meno rigido l’atteggiamento del regista, consapevole di avere completato una trilogia a ritroso: ogni nuovo film analizza le cause degli eventi del precedente, pur cambiando i nomi di personaggi e aziende. In...

1931 – 2022 / Piergiorgio Bellocchio: al di sotto della mischia

Piergiorgio Bellocchio è stato un intellettuale tra i più influenti e al tempo stesso più appartati del proprio tempo. Il suo nome è legato ai ‘Quaderni Piacentini’ da lui fondati (1962) e diretti e che prendono il nome dalla città emiliana dove è vissuto per tutta la vita. Nel tempo si affiancarono nella direzione Grazia Cherchi, poi Goffredo Fofi, ma vanno aggiunti, tra i collaboratori, almeno i nomi di Luca Baranelli, Francesco Ciafaloni, Giovanni Jervis, Michele Salvati, Bianca Beccalli, Giovanni Giudici, Carlo Donolo e molti altri. La rivista era un punto di riferimento per la sinistra non marxista che aveva tra i suoi maestri Raniero Panzieri (1921-1964) e un rapporto dialettico con i grandi intellettuali del tempo, in particolare con Franco Fortini, ma anche con Cesare Cases e Sebastiano Timpanaro, che vi collaborarono a loro volta.   Bellocchio, che non aveva attitudini di comando ma cercava soprattutto una consonanza morale con i collaboratori della rivista, ha ribadito più volte che la stagione più feconda di elaborazione culturale e politica del ‘68 avvenne negli anni che lo precedettero: la decolonizzazione e le conseguenze della guerra d’Algeria (Frantz Fanon), i...

Telegenia / Intellettuali in TV: risse, chiacchiericci, figuracce

La TV accompagna la vita degli italiani dal 1954, eppure, per molti, i suoi funzionamenti sono ancora oscuri. Con la potenza del suo apparato riesce ancora a contaminare l'immaginario dei pubblici e a produrre effetti sul modo di essere e di vedere. Comprendere la logica del suo linguaggio appare ancora più necessario in questo frangente storico in cui l'imperscrutabilità di alcuni accadimenti, come la pandemia e la guerra in Ucraina, le hanno restituito un ruolo nevralgico all'interno del sistema dei media. Per analizzarne la grammatica del suo linguaggio è utile tornare a Rumore bianco, di Don DeLillo, un romanzo che racconta le vicende di una famiglia americana, che si raccoglie spesso nell'intimità della sua sfera domestica, e mentre i protagonisti sono a tavola a mangiare o in camera a chiacchierare, nei loro dialoghi sembra inserirsi una voce estranea e allo stesso tempo prossima.   I suoi interventi, sconnessi rispetto al senso della conversazione, divengono un rumore di fondo, uno sfondo nella vita dei personaggi. Lo scrittore americano interrompe ripetutamente la narrazione con delle frasi di disturbo attribuite alla televisione che ne frammentano la linearità e...

Un libro di Clément e un film di Annaud / Nostra Signora delle Piante

Vegetalizzare il sacro   Quando Notre-Dame bruciò, quel 15 aprile 2019, piovvero dall’estero tanti soldi in una gara pubblica di solidarietà internazionale, una pioggia paragonabile solo all’acqua cosparsa dai pompieri sulla cattedrale per nove ore. Il film di Jean-Jacques Annaud Notre-Dame brucia (2022), distribuito ora nelle sale francesi, racconta bene quei momenti di tensione e coraggio, in una Parigi incredula e paralizzata dal traffico. Quella gara di beneficienza mirava a ripristinare il simbolo della cristianità francese e dell’arte gotica, restituendolo al suo stato precedente l’incendio, in modo che l’unica luce interna tornasse a essere quella filtrata dalle vetrate o quella elettrica. Che altre strade fossero percorribili?   Giugno 2019, Potager du Roi di Versailles. In occasione della prima Biennale d’architettura e del paesaggio d’Ile-de-France si tiene un incontro col giardiniere-paesaggista Gilles Clément. Incalzandolo sull’attualità, qualcuno dal pubblico gli chiede cosa pensa del cantiere di ricostruzione della cattedrale. La risposta è inattesa, ancor più nel cuore dell’ancien régime: “Dal momento che la luce è finalmente entrata in questo luogo, non...

Lady D. secondo Larraín / Spencer: scucire il destino

Si comincia con un doppio arrivo. Dapprima quello di un convoglio militare, che attraversa la desolata campagna invernale per consegnare le casse portavivande contenenti raffinati cibi destinati a essere cucinati per un ricco banchetto. Ci troviamo infatti, come scopriremo meglio più avanti, nella Residenza di Sandringham, dove la famiglia reale inglese ha l’usanza di trascorrere il Natale. Subito dopo, ecco arrivare anche una macchina sportiva, guidata da una delle donne più inconfondibili d’Europa (Lady Diana). Tutti, noi compresi, sanno di chi si tratta, eppure lei è confusa, da sola, procede senza meta, guarda la mappa, chiede indicazioni, cammina sbandando, non sa dove si trova, proprio come se fosse una straniera.    «Fuck am I?» Dove cazzo sono? si chiede; ma intanto ecco che l’apparizione quasi fiabesca, tra i campi, di uno spaventapasseri che indossa un vecchio giaccone scolorito di tela cerata rossa accresce l’effetto di opacità, ma al tempo stesso rappresenta anche un segnale certo per la donna, che lo riconosce subito, e corre verso quel fantoccio che spunta da un paesaggio di nebbia così irreale, somigliando all’anima di un regno ultraterreno. Addosso a quel...

Pasolini 100 anni / Pier Paolo Pasolini: folgorazioni figurative

La discesa sotto il piano stradale apre le vie di un altro mondo. Nel sottopassaggio di via Rizzoli a Bologna un tempo c’erano negozi di scarpe, di abiti, di valigie, di indumenti intimi, un pavimento di brutta plastica e la bottega meravigliosa di un vecchio burattinaio, Demetrio “Nino” Presini. Residuo degli anni sessanta, era stato abbandonato e riutilizzato qualche anno fa dalla Cineteca per una bella mostra sulle memorie fotografiche di Bologna. Ora scendi quelle scale ed entri in un mondo Pasolini. Tra voci di film e suoni trovi pareti scure, corridoi torti o diritti, slarghi, spiazzi di forma rotonda, nicchie e due muri che si aprono sui lastricati di antiche strade romane. Un labirinto, un assalto di sensazioni, stimoli, filmati. Sui muri foto di scena di film in bianco e nero o a colori e particolari di quadri antichi o novecenteschi a colori.    Certi scatti dai set di Pasolini si specchiano in dipinti, di Masaccio, di Giotto, di El Greco, di Pontormo e Rosso Fiorentino, di Caravaggio, di Velasquez, fino a Léger, a Carlo Carrà, a Francis Bacon. Vedi subito una natura morta con bottiglie di Giorgio Morandi, e un regazzino in canottiera di Accattone che ha...

L’opera prima di Matilde Vigna / Il senso delle cose

Nel 1951 una donna aggrappata ostinatamente a un albero per giorni, mentre il Po si portava via cose e persone, aveva un senso. E ce lo aveva perché lasciare alla furia dell’acqua la propria terra, le mura di casa, la farina per la polenta, i mobili e la biancheria ricamata a mano ereditati da generazioni e tenuti con cura come e più dell’oro, significava perdere tutto. Allontanarsi da sorelle, fratelli, vicini di casa, disperdendosi in una fuga verso l’ignoto, oltre l’Adige, significava perdere tutto. Settanta anni fa gli oggetti, i luoghi, le relazioni non erano sovrastrutture, erano un destino: tenevano insieme un’identità, una vita. Alla storia di sradicamento forzato di questa donna, nella sua opera prima come autrice e regista, Matilde Vigna ne intreccia un’altra, il racconto di una fuga diversa, attuale, volontaria, in cui la certezza di quel senso delle cose vacilla, perché il destino oggi ha tutta un’altra forma. Lo spettacolo, prodotto da ERT/Teatro Nazionale, s’intitola Una riga nera al piano di sopra, ed è un piccolo gioiello.      In poco meno di un’ora l’attrice, sola in scena nello spazio da camera del Teatro delle Moline di Bologna, racconta...

Rifondare la saga / Il mondo capovolto di The Batman

C’è un’inquadratura in The Batman, visibile anche nel trailer, già diventata cult. Al termine di un inseguimento per le strade di Gotham che – per ritmo e iperrealismo – sembra uscito da un poliziesco, la batmobile, definita da un design molto concreto e poco futuribile, sperona la macchina guidata da Oswald Copplebot, il Pinguino, il mafioso interpretato da un irriconoscibile Colin Farrell, e la fa ribaltare. A questo punto, come spesso accade nel film, veniamo “incastrati” nella soggettiva del villain: il mondo ci appare capovolto e il cavaliere oscuro, a testa in giù, si avvicina minaccioso nel frame ribaltato, sullo sfondo di una città in fiamme, accompagnato dalla poderosa marcia funebre di Michael Giacchino. È facilmente l’inquadratura che rimane maggiormente in testa di tutto il film, ma al di là della sua efficacia estetica essa sembra dire che le coordinate del genere cinecomic sono qui violentemente ribaltate e reinventate, senza multiversi e invasioni aliene. In altre parole, The Batman è un oggetto culturale meno posizionato all’interno del mondo DC e più brutalmente calato nella contingenza storica. In questo scenario, non c’è altra via se non quella di smantellare e...

Il nuovo Paul Thomas Anderson / Licorice Pizza e la città che non c’è

Fat Bernie’s, Tiny Toes, Chadney’s, il Tail o’ the Cock, il Cupid Hot Dogs, il Mikado, i flipper, le Pepsi, le coca cole, gli hamburger divorati ai Drive-In, le imprese di pubbliche relazioni e gli agenti dello spettacolo: il primo elemento che colpisce quando entriamo nel mondo di Licorice Pizza, è quello di trovarci di fronte a un’immane distesa di merci, di pubblicità, di businessman veri o sedicenti tali. Durante il film spesso si sentono in sottofondo radio e televisioni accese che parlano delle virtù dei prodotti in vendita o di oggetti da acquistare. E forse non è un caso che nel primo appuntamento in cui vediamo Gary e Alana, i due protagonisti del film, una delle prime frase che lui dice a lei è: “you should start a business!” (“dovresti aprire un’impresa”).      Non c’è niente da fare, che ci piaccia o no è questo il mondo della San Fernando Valley, la regione dove è ambientato il film: uno sprawl urbano fatto di piccole cittadine, paesi e suburbi che si trovano al di là delle colline di Hollywood e che ancora oggi rappresentano uno dei bacini di quartieri residenziali middle-class (a dire il vero ormai sempre più upper middle-class) della città di Los...

Cento anni di Nosferatu / Morto un vampiro se ne fa un altro

Forse vi sarà sfuggito (anche perché la stampa – travolta da ben altre notizie – non ne ha praticamente parlato) che qualche settimana fa, esattamente il 4 marzo, ricorreva il centenario della proiezione, al cinema Marmorsaal, all’interno dello zoo di Berlino, del film Nosferatu, del regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau, liberamente tratto dal romanzo Dracula di Abraham “Bram” Stoker (1847-1912). “Liberamente” perché, all’epoca, la produzione Prana-Film, non avendo ottenuto la cessione dei diritti, aveva cercato di modificare – per quanto possibile, ma non abbastanza – personaggi e storia, tanto che, portata in giudizio dalla vedova di Stoker, fu condannata per violazione del diritto d’autore e tutte le copie del film finirono al macero. Beh, non proprio tutte: per certo se ne salvò una francese che, restaurata e rititolata, è quella che, per fortuna, circola ancora oggi. In contemporanea all’uscita di Nosferatu, sempre in quel 1922, l’editore Sonzogno pubblicava, nel numero 12 della collana “I racconti misteriosi”, la prima edizione italiana di Dracula (l’uomo della notte) di Brahm [sic] Stoker, per la traduzione di Angelo Nessi, anche se non in edizione integrale: quella...

Un documentario / Visioni: idee da un presente sostenibile

“A volte accadono miracoli” mi dice Maurizio Corrado in una calda giornata d’estate mentre chiedo indicazioni preliminari al “ciak”: stiamo per girare la parte relativa al Nutrire il corpo nutrire la mente, sul cibo e l’alimentazione in Italia. Il “miracolo” del quale Corrado parla è quello di un’attenzione da oltreoceano per il suo lavoro e per gli articoli a sua firma qui, su Doppiozero: così, solo sul riconoscimento dell’originalità di uno sguardo e di specifiche competenze. Fatto sta che Angelo Gioè, direttore dell’Istituto italiano di cultura di Melbourne (Elm Tree House, 233 Domain Road South Yarra VIC 3141 Australia) lo ha contattato per un progetto che avesse come tema l’ambiente e l’ecologia in Italia oggi nelle diverse declinazioni del vivere che l’ecologia comprende.  Le piante e noi; Nutrire il corpo nutrire la mente; La mano, la terra, la casa; Spazio celeste, spazio terrestre; Nextcity i titoli per altrettanti capitoli del documentario testimonianza Visioni che Maurizio Corrado – architetto e saggista – ha proposto e curato.   __title__   Il tema ecologia è peraltro di assoluta e stringente attualità vuoi verso una sensibilità collettiva ormai...

23 marzo 1922-23 marzo 2022 / Ugo Tognazzi, sperimentatore dell’eccesso

“A me Ugo Tognazzi fa paura”, mi ha detto C. qualche tempo fa, mentre in TV passava In nome del popolo italiano (1971), film bello, diseguale e disperato di Dino Risi, in cui l’attore è protagonista a fianco di Vittorio Gassman. Quando, un po’ sorpreso, le ho chiesto il perché, mi ha risposto che ha sempre associato Tognazzi a qualcosa di esagerato, di eccessivo, che la spaventa.  Ci ho pensato su a lungo, e devo ammettere che in effetti l’eccesso è, ed è stata, una componente di grande rilievo nella vita e nella figura pubblica di Ugo Tognazzi. La voglia matta di vivere è il titolo dell’affettuoso documentario che il figlio Ricky gli ha dedicato in occasione del centenario della nascita, avvenuta a Cremona il 23 marzo 1922. Una “voglia matta” legata soprattutto ai piaceri primari dell’esistenza. Il sesso e il cibo: impossibile non parlare di un’accoppiata che, declinata in vari modi (stavo per scrivere “servita in tutte le salse”), è divenuta col tempo quasi un luogo comune della pubblicistica sull’attore.   I mostri.   Tognazzi stesso, d’altronde, ha offerto ampio materiale su cui lavorare, dentro e fuori le scene. Poligamo nella finzione (da Ménage all’italiana...

Candidato a 7 premi Oscar / Kenneth Branagh, Belfast

27 luglio 2012: si inaugurano ufficialmente i Giochi Olimpici di Londra. Intitolata Isles of Wonder, per la regia di Danny Boyle, la cerimonia inizia con tre brevi filmati di cori a cappella registrati in Scozia, Galles e Irlanda del Nord, poi naturalmente si concentra sulla celebrazione dell’Inghilterra e della sua città più rappresentativa. Il primo attore ad avere l’onore di recitare in mondovisione è Kenneth Branagh, nel ruolo del grande ingegnere vittoriano Isambard Kingdom Brunel; le sue parole, intese come omaggio all’isola della Gran Bretagna, sono quelle pronunciate da Calibano in La Tempesta di Shakespeare: “Be not afeard; the isle is full of noises, sounds and sweet airs, that give delight, and hurt not” (Non devi aver paura; l’isola è piena di rumori, suoni e dolci arie, che danno piacere e non fanno male).   Anche se Branagh era stato ingaggiato per la parte solo un mese prima in sostituzione di Mark Rylance, rinunciatario per motivi personali, era sembrato il testimonial perfetto per rappresentare la quintessenza dell’anglicismo: l'allievo ed erede di Laurence Olivier, l'interprete e regista shakespeariano di teatro e cinema più noto dei nostri tempi,...

Buster Keaton sull’Arca rossa / Noah Teichner, Navigators

“La storia del secolo e quella del cinema si sono date strani appuntamenti, come se l’una fosse lo specchio dell’altra”, scriveva nel 1995 Gerard Macé nel suo articolo Ritorno di fiamma. Tuttavia, aggiungeva, “si tratta di uno specchio deformante. In questa gara a farsi il verso, non è detto che il cinema sia il più delirante dei due”.    Non saprei trovare un’epigrafe più adatta per Navigators, il lungometraggio d’esordio di Noah Teichner, ricercatore e filmmaker americano per nascita ma francese d’adozione. Proiettato ieri in prima mondiale al 44° Cinéma du réel, il film vede la luce dopo quasi un decennio di ricerche d’archivio (una prima organizzazione dei materiali è stata presentata nel 2017 al Centre Pompidou, sotto forma di installazione-performance su più schermi) e al termine di un lungo e meticoloso lavoro di postproduzione condotto presso il laboratorio L’Abominable. Opera dalla natura ibrida, Navigators non è facile da definire. Certo, è un film-saggio (un essay film), come si legge nella cartella stampa, ma qual è il suo oggetto? Un altro film? La storia del cinema? La Storia tout-court? Soprattutto: è un film su Buster Keaton o con Buster Keaton?...

Uno studio di Giulia Scomazzon / Crimine, colpa, testimonianza

I saggi sono come le caverne: l’ingresso spesso disincentiva e intimorisce, ma superato il primo ostacolo il percorso può rivelarsi ricco di sorprese. È il caso dello studio di Giulia Scomazzon, docente di Letteratura e Media alla IULM di Milano, che si presenta con un titolo aspro (Crimine, colpa, testimonianza. Sulla performatività documentaria, Mimesis 2021), ma diviene alla lettura stimolante su alcuni nodi cruciali. Come viene mostrato il crimine? Le sue rappresentazioni sono oggettive oppure influenzate da spinte che sollecitano a riflettere e a far riflettere? L’autrice non ha dubbi nell’optare sulla seconda alternativa, e in effetti è difficile averne.    Assistiamo innanzitutto alla crisi della rappresentazione oggettiva, quella descrittiva in cui realtà e irrealtà si aggrovigliano in una proiezione fantasmatica. La realtà si polverizza in un caleidoscopio di possibili soluzioni che decostruiscono le certezze e logorano ogni capacità di resistenza. La finzione sembra libera ma non lo è, non è più libera, bensì corrotta dall’esterno, diventando “futile, si muove nel vuoto, senza significati, ozioso segno lasciato nell’aria, sterile in quanto gratuito, rigido con...