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Cinema

(935 risultati)

Due studi / Cinema, gesti e corpi

In una foto del 1930 una giovane donna e un giovanotto sono seduti in poltrona, mentre altre persone sistemano dei sensori sulle loro braccia. La didascalia recita: “Testing subjects for their reactions to screen episodes”, in altre parole si tenta di verificare le reazioni dei due giovani davanti a un film (lo schermo non si vede, ma sulla parete di fondo si notano bene piccole aperture quadrate per le proiezioni). La foto è tratta da The Art of Sound Pictures (New York 1930) di Walter Pitkin e William Marston. È proprio quest’ultimo, sul tavolo in fondo, a controllare i dati assieme alla sua collaboratrice Olive Byrne; tra parentesi: pare sia lei ad aver suggerito le fattezze di Wonder woman, il personaggio dei fumetti creato proprio da Marston, non a caso un convinto femminista.     La foto dimostra quanto il tema delle reazioni del pubblico fosse ben presente nella fase di passaggio dal muto al cinema sonoro. Il fenomeno del forte coinvolgimento fisico e psichico dello spettatore non comincia certo coi film: da sempre, come ha spiegato David Freedberg (Il potere delle immagini, 1989), dipinti e sculture (sacri e non solo) possono suscitare inattese reazioni emotive...

Cento anni fa / Fellini, Sordi e… Franca Valeri: nascere alla radio

Anche se il centenario della nascita di Federico Fellini, Alberto Sordi e di Franca Valeri, l’unica a spegnere le candeline, non coincide perfettamente con il centenario dell’inizio delle trasmissioni radiofoniche italiane (1924), verrebbe voglia di festeggiarli assieme. In una fantomatica serata in onore dei cento anni della radio, i tre giganti del cinema e dello spettacolo, occuperebbero un posto privilegiato, non solo per il loro talento, ma anche perché rappresentanti di una generazione intera di artisti che nacque, o mosse i suoi primi passi, alla radio.   Fellini arriva a Roma nel 1939, frequenta l’ambiente dell’avanspettacolo e del «Marc’Aurelio», dove inventa rubriche e pubblica scenette illustrate. Tra gli anni Trenta e Quaranta il disegno satirico e i testi umoristici sono la strada più veloce per arrivare alla radio, più del teatro, che messo in onda soffre ancora il peso delle lungaggini drammatiche e la mancanza della dimensione visiva. Così già dal 1940 Fellini scrive decine di copioni originali per l’Eiar, l’antenata diretta della Rai, dai Notturni alle Fantasie, alle scenette incentrate sulle Avventure di Cico e Pallina, trasmesse all’interno del programma di...

Il Mandrake di Frosinone / Mastroianni secondo Fellini

«Lui è il Fellini da giovane? Ma non lo potevo fare io? Finché mi reggo in piedi…» (Marcello Mastroianni in Intervista)   Non esiste forse discorso su Federico Fellini che non intercetti, anche incidentalmente, la figura di Marcello Mastroianni. E viceversa. Quello tra il regista riminese e il suo cosiddetto alter ego cinematografico è stato ed è tuttora un legame indissolubile, che si è manifestato più e più volte nel corso dell’intera carriera di entrambi, e che non ha cessato di esistere anche in seguito alla loro scomparsa. Non sorprende che nel dicembre 1996, all’indomani della morte di Mastroianni, la città di Roma abbia scelto di commemorare l’attore ammutolendo per qualche istante lo scrosciare dell’acqua della Fontana di Trevi. L’ultimo e definitivo incontro tra Mastroianni e il mondo felliniano si esauriva proprio lì, dove tutto ebbe idealmente inizio.   Il sodalizio tra i due, come è noto, nasce con La dolce vita (1960) e prosegue con 8 ½ (1963), La città delle donne (1980) e Ginger e Fred (1986), cui si aggiungono due operazioni pseudo-documentarie come Block-notes di un regista (1969) e Intervista (1987). Osservare il legame tra regista e attore con uno...

La cantante e il pugile / Edith Piaf e Marcel Cerdan: knock-out

La prima lettera è datata 20 maggio 1949. Scritta a Parigi, s’appresta a prendere il volo per Loch Sheldrake, New Jersey, Stati Uniti d’America. È firmata come lo saranno tutte le altre, con un pronome che attesta la clandestinità della relazione: moi, io. Poteva averla scritta chiunque quella lettera, anche Edith Piaf:   Mio adorato, hai idea di che cosa sia una casa vuota di te?   Marcel Cerdan è volato in America il giorno prima. Starà lontano un mese, il tempo di preparare l’incontro a difesa del titolo mondiale dei pesi medi conquistato l’anno prima contro Anthony Zaleski, detto Tony Zale, the Man of Steel, l’uomo d’acciaio. Adesso dovrà vedersela con un altro avversario, un italo-americano dal temperamento focoso che si fa chiamare il Toro del Bronx. Vero nome: Giacobbe LaMotta, detto Jake. Uno che se ne va in giro dicendo: “sono popolare perché non ho paura di morire sul ring, e nemmeno di uccidere”. Un pugile di ben altra caratura rispetto a Tony Zale. Sei anni prima, a Detroit, LaMotta mandò al tappeto Sugar Ray Robinson, allora considerato il miglior pugile di tutti i tempi.   Edith in quella prima lettera sembra tramortita. La partenza di Marcel le ha...

Antropocene Anno Zero / 16 luglio 1945: la prima bomba atomica

“Entrando nell’era atomica, l’uomo ha aperto le porte di un nuovo mondo. Chi sa cosa ci attende? Nessuno può predirlo”. A parlare è il dottor Harold Medford, un mirmecologo, ovvero uno zoologo che studia le formiche, davanti a degli esemplari di Camponotus vicinus mutanti. Corre l’anno 1954. Un’analisi condivisibile per quanto poco confacente alla specializzazione del dottore, a meno che si fornisca il contesto: siamo negli sfioratori e nei canali di drenaggio delle fogne di Los Angeles, e delle formiche grandi come elefanti sono state appena abbrustolite dai lanciafiamme di una squadra della polizia.  I cinefili avranno riconosciuto il finale di Them! (1954) di Gordon Douglas, tra i primi film americani di science-fiction nel filone dei nuclear monster che attraversa tutti gli anni cinquanta. Include capolavori (che ho avuto la malaugurata idea di rivedere durante la quarantena) quali: The Day the Earth Stood Still (Ultimatum alla Terra, 1951), It Came From Outer Space (Destinazione…Terra!, 1953), The War of the Worlds (La guerra dei mondi, 1953), Creature From the Black Lagoon (Il mostro della laguna nera, 1954), Forbidden Planet (Il pianeta proibito, 1956), Invasion of the...

Cinema e scrittura / Nell’officina di Ejzenštejn

Siamo nel 1935 e, in occasione della Conferenza Pansovietica per i lavoratori del cinema, Sergej Michailovič Ejzenštejn rende per la prima volta pubblici i temi che avrebbe raccolto in seguito, nell’arco di più di dieci anni, nella monumentale opera di Metod (Il metodo), rimasta incompiuta alla sua morte (1948) e di cui oggi esce il primo dei due volumi in italiano, curati da Alessia Cervini per Marsilio. Quell’anno il regista torna da un lungo viaggio in Europa e in America, nel corso del quale è una specifica tappa a rappresentare senza alcun dubbio il vero sconvolgimento intimo, sociale, culturale e politico del suo pensiero: la parentesi messicana (1931-1932). Ejzenštejn aveva lasciato una Russia sempre più irrigidita nella dittatura staliniana, e fa ritorno a casa dopo un’esperienza liberatoria, che lo immerge, forse per la prima volta, nella “carne” del mondo. In Messico l’artista riscopre la dimensione della tradizione, del culto, del ballo tribale, del movimento musicale, della sessualità, di un approccio alla realtà dal sapore arcaico eppure universale che lascia “a terra” la logica formale dell’analisi per librarsi nell’infanzia del pensiero, in un dominio in cui l’...

Xavier Dolan ritorna a casa / Matthias & Maxime

Di recente Xavier Dolan ha dichiarato che non dirigerà altri film per concentrarsi sulla carriera da attore. Pare difficile credergli: trentun anni, otto regie in dieci anni e una sfilza di premi da far invidia a molti concorrenti.    Nel frattempo, con Matthias & Maxime, il regista di Tom à la ferme e Les amours imaginaires è tornato nuovamente a girare a casa, in Canada, sui luoghi e sui temi che gli sono familiari. La mia vita con John F. Donovan, il suo primo e probabilmente ultimo film hollywoodiano (con un cast di stelle tra cui Susan Sarandon, Natalie Portman e Kit Harington), ha avuto una produzione tribolata, con una sceneggiatura riscritta infinite volte e con cambi in corsa durante le riprese. L’episodio più eclatante ha visto al centro Jessica Chastain, che – nonostante le reciproche dichiarazioni di stima e affetto tra lei e il regista – ha visto tagliata tutta la storyline che la vedeva protagonista. Uscito in sala dopo svariati rinvii, il film non ha acceso l’entusiasmo di pubblico e critica, e anche i fan più devoti sembrano non aver apprezzato più di tanto.      Distribuito in Italia con oltre un anno di ritardo, in parte su Sky e in...

1928 - 2020 / Ennio Morricone: moderno sempre

“Copiare il vero può essere una buona cosa, ma è fotografia, non pittura. Inventare il vero è meglio, molto meglio.” Lo scrisse Giuseppe Verdi alla contessa Clara Maffei in una lettera del 20 ottobre 1876. Ne sapeva qualcosa, avendo inventato, pochi anni prima per l’Aida, una “musica egiziana” che non era mai esistita. Ennio Morricone si trovò all’incirca nella stessa situazione quando iniziò a comporre le musiche per i western di Sergio Leone, ma a carte rovesciate. Doveva inventare il falso, nel senso che l’universo West di Sergio Leone era assolutamente “fasullo” rispetto alla supposta “verità” del genere hollywoodiano. Quello che fece, forse costretto dalle circostanze, dal budget ridotto che non gli permetteva di usare un’intera orchestra, o per qualunque altra ragione che comunque scompare di fronte al risultato, fu di scomporre cubisticamente la strumentazione e di dividere i suoni, spazializzandoli, rendendo ogni segnale sonoro perfettamente percepibile (non solo ogni strumento, perché Morricone decise di equiparare suoni e strumenti, da quel compositore d’avanguardia che era) senza bisogno di nessun pieno orchestrale. Il West di Morricone divenne così una rassegna di...

Ritorna Scarabocchi / Hai delle belle braccia!

Scarabocchi torna a Novara dal 18 al 20 settembre! Tre giorni di laboratori, officine, spettacoli e piccoli atelier per parlare di “corpi” e rimettere al centro gesti e incontri. Ma prima ancora di incontrarci, con tutte le precauzioni necessarie, Scarabocchi riparte online: quattro disegnatori per quattro lezioni di disegno in diretta Instagram sul profilo del Circolo dei lettori, che si trasforma per l'occasione in uno studio d’artista: Guido Scarabottolo (martedì 7 luglio, ore 19), Giovanna Durì (giovedì 9 luglio, ore 19), Pietro Scarnera (martedì 14 luglio, ore 19), Alessandro Bonaccorsi (giovedì 16 luglio, ore 19) insegneranno a grandi e piccoli come trasformare ghirigori in nasi, orecchie, braccia e piedi. Evviva gli Scarabocchi!   Hai delle belle braccia!  La frase coglie di sorpresa sia me che la ragazza alla quale è rivolta. Alberto l’ha detta con una tale naturalezza che non lascia dubbi, è evidente l’assenza di malizia e di piacioneria, è solo una dichiarazione. Lei, da ragazza carina ed educata quale appare, risponde con un timido grazie, mentre io resto con il mio cucchiaio di cappelletti in brodo sospeso quanto quel...

Al di sopra della legge / Poliziotti violenti

Quando, nel finale de Gli intoccabili, Eliot Ness, l’eroe, scaraventa l’azzimato e odioso gangster giù dal tetto del tribunale, alzi la mano chi non ha intimamente goduto. È impossibile - emotivamente, istintivamente, visceralmente - condannarlo per quel gesto. E il magnifico film di Brian De Palma, scritto da David Mamet, uno dei capisaldi del periodo (The Untouchables, 1987) non fa niente per problematizzare l’accaduto, anzi. Il gangster è mostrato come particolarmente crudele ed esecrabile: ha pure assassinato l’amatissimo vecchio poliziotto impersonato da Sean Connery. A interpretare Eliot Ness, il coraggioso agente federale che ha giurato di fermare Al Capone, è Kevin Costner, con il suo volto da eroe tutto d’un pezzo: non batte ciglio dopo aver deliberatamente, non accidentalmente, punito il criminale così, extra legem. E noi con lui.     Gli intoccabili, 1987. In queste settimane, l’America e il resto del mondo si sono svegliati di fronte a immagini profondamente disturbanti. L’uccisione di George Floyd ha riacceso i riflettori sul gigantesco problema della brutalità - razzialmente orientata - endemica alle forze dell’ordine statunitensi. Ma, al di là dell...

Da 5 Bloods - Come fratelli / Spike Lee: dal Vietnam a Minneapolis

In un testo pubblicato online qualche giorno fa lo psicoanalista Alessandro Siciliano metteva in luce come l’esperienza del tempo per gli esseri umani non sia quella della successione di passato, presente e futuro secondo un’idea geometrica e lineare di tempo: piuttosto “passato presente e futuro ora si addensano, si ‘coagulano’, ora si dipanano, insomma entrano in relazioni dinamiche e complesse”. Spesso può accadere, ad esempio, che eventi traumatici passati non riescano davvero a “passare”, cioè non riescano fino in fondo a essere ricacciati nell’oblio delle tante piccole esperienze che i soggetti dimenticano della propria vita. Al contrario rimangono “appiccicati” alle persone che devono per forza di cose averci a che fare, anche qualora provochino angoscia e sofferenza.    È forse di uno dei più classici eventi traumatici che ci parla Da 5 Bloods - Come fratelli, il nuovo film di Spike Lee che da qualche giorno è disponibile sulla piattaforma Netflix: quello della guerra, e in particolare di una delle guerre più traumatiche per la storia recente americana dato che è legata a un’umiliante sconfitta, e cioè il Vietnam. Otis, Paul, Eddie e Melvin, i quattro...

Fiabe, film, fiction e favolacce / Far paura ai bambini

Mentre guardavo Favolacce, il film dei fratelli D’Innocenzo, vincitore dell’Orso d’Argento per la Migliore Sceneggiatura alla Berlinale 2020, mi sono venute in mente diverse cose. All’inizio, quel filone cinematografico e letterario dei bambini fantasma, strani ibridi fra il mondo dei morti e quello dei vivi, che stanno in una paurosa prossimità con il mondo adulto, anzi, meglio, con le nefandezze del mondo adulto. Perché questi ectoplasmi infantili sembrano scesi in Terra, prima sotto forma di bambini poi di loro spoglie, unicamente per annunciare la disfatta morale di uomini e donne, per rivelarne i miserabili e atroci segreti: dai piccoli di The Turn of Screw di Henry James a quelli di They di Kipling, dai fratellini di The Others, del 2001, di Alejandro Amenábar, al piccolo Cole Sear di The Sixth Sense, di M. Night Shymalan, del 1999, per fare qualche esempio noto. Una categoria di bambini che appaiono come messaggeri ultraterreni di un giudizio per colpe inemendabili.   Favolacce.   The Others.   The sixth sense.   I bambini di Favolacce sembrano già tutti morti dall’inquadratura numero uno. Della prima di loro, in ordine di apparizione...

Un progetto interamente digitale / Francesco Vezzoli. Love Stories

L'immagine che ha inaugurato il nuovo progetto digitale di Francesco Vezzoli, curato da Eva Fabbris, è la Giuditta e Oloferne di Caravaggio. Sovrapposti al dipinto, due testi: il nome dell'autore e “American Horror Story”, titolo di una celebre serie tv. Per tutti i giorni a seguire, sul canale Instagram della Fondazione Prada, con cadenza quotidiana, sono state pubblicate immagini di coppie più o meno celebri: Fidel Castro e Gina Lollobrigida, Charlotte Rampling in una scena di Il portiere di notte, Picasso e Dora Maar, due donne dipinte da Toulouse Lautrec, Liz Taylor e Richard Burton in Cleopatra. Ogni foto presenta un sondaggio, un breve testo ironico che invita l'utente a una scelta binaria, come nel caso del dipinto caravaggesco. Ogni immagine è accompagnata da arie di Verdi, Mozart, Rossini, Bellini, una colonna sonora dal carattere melò, in puro stile Vezzoli.   A un primo sguardo, il nuovo progetto dell'artista bresciano intitolato Love Stories è spiazzante. Si tratta di un progetto interamente e nativamente digitale, una riflessione in forma artistica sul tema della coppia. Per l'occasione, Fondazione Prada ha messo a disposizione il proprio canale Instagram, che...

15 giugno 1920-15 giugno 2020 / Alberto Sordi, neonato feroce

Cento anni fa nasceva Federico Fellini. Ma questo 2020 segna anche un altro anniversario a tre cifre: quello di Alberto Sordi, nato a Roma il 15 giugno 1920. Amici fin dai tempi difficili della guerra, poi complici nelle prime e non sempre fortunate scorribande sul grande schermo, si può dire che Fellini e Sordi abbiano condiviso lo stesso sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatori partecipanti”, su quello strano oggetto chiamato Italia. Lo hanno fatto con modi ed esiti diversi: Fellini diventando un pilastro della storia del cinema mondiale; Sordi, più modestamente, di quella nazionale. Entrambi, e in particolare Sordi, sono stati forse più amati (e odiati) che realmente studiati: una carenza alla quale Alberto Anile, critico e storico del cinema, ha provato a porre rimedio con il suo Alberto Sordi (CSC-Edizioni Sabinae, 2020). Il testo che segue è tratto dal decimo capitolo del libro, dedicato appunto al rapporto fra l’attore romano e il regista riminese: lo pubblichiamo per gentile concessione dell’autore e degli editori Felice Laudadio (CSC-Cineteca Nazionale) e Simone Casavecchia (Edizioni Sabinae), ai quali va il nostro ringraziamento.   Alberto è...

Voci per la riapertura / Nuovo Cinema Covid

L’assurdità, scriverebbe Albert Camus, della “peste” Covid-19 ci ha raggiunto con la forza di uno tsunami, lasciando implodere le idiosincrasie della nostra “ordinarietà”. La filiera cinema, di fronte al metaforico incendio delle strutture tradizionali, creative, sistemiche e di visione, si è dovuta confrontare, nel mezzo di un possibile collasso economico globale, con un’accelerazione vertiginosa dei processi di colonizzazione culturale messi in atto dalle grandi piattaforme e con una quanto mai necessaria riflessione sull’arte cinematografica che metta in discussione la tradizione, riaccendendone la vitalità che l'ha resa tale. Molteplici sfide in un brevissimo tempo. E una parola che riecheggia, incombe, declinata in molteplici significati e significazioni: innovazione. Sì, ma a quale prezzo? Con quali premesse? Innovazione rispetto all’arte cinematografica, alla tecnologia della visione o alla modalità di produzione? Il memorabile great lockdown che abbiamo vissuto – nella sua eccezione sanitaria ed economica – ha messo al centro le radici economiche dello sguardo cinematografico, ricordandoci da una parte la sua natura industriale dall'altra gli ammonimenti...

Cinema italiano on demand / “Favolacce” e la fatica di essere bambini

Il secondo film dei fratelli D’Innocenzo esplora e fa agire la qualità più misteriosa, più fragile e più temporanea che possiedono i bambini, vale a dire la credulità visionaria. La fantasia, quella risorsa che l’età adulta recupera e libera solo attraverso la sospensione del giudizio, in una mente bambina vive come condizione ingenua, e come fiducia nelle possibilità di sprigionare una verità fatta di immagini e racconto, senza limiti di verosimiglianza. Tutto diventa possibile, tutto è serio agli occhi di un bambino. Candidato a dieci Nastri d’argento, Favolacce è un cinema che fa spazio narrativo e visuale a questa esperienza di creatività, che è sconfinata, ora surreale ora iperrealistica, e capace, talvolta, di sollevarsi anche al di sopra delle rovine. Per questo ci procura sùbito l’impressione di un lavoro originale e nuovo.      Il film (la cui uscita al cinema, prevista inizialmente per il 16 aprile, è stata poi rimandata all’11 maggio su piattaforme on demand) racconta un’estate, tra l’ultimo giorno di scuola e il rientro a settembre, durante la scuola media. Ci sono i genitori che litigano, la mensa scolastica, la tv, le cene in giardino, le feste di...

31 maggio 1930-31 maggio 2020 / Clint Eastwood, un cineasta contro

A novant’anni, Clint Eastwood è ormai un mostro sacro del cinema americano, praticamente intoccabile. Ma non è sempre stato così, soprattutto in Italia. Quando con Riccardo Bianchi avevamo deciso di dedicare una monografia all’attività di Eastwood come regista, nessuna delle case editrici che avevamo interpellato voleva pubblicarla: “Eastwood?! Ma state scherzando? Per carità!”. Questo succedeva nei primi anni Ottanta, prima che la Cinémathèque Française gli dedicasse una retrospettiva completa. Ancora oggi sarei curioso di vedere quanti sarebbero disposti a dire così, “di cuore”, che Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (Dirty Harry, 1971) di Don Siegel è un film meraviglioso.    Il libro siamo poi riusciti a pubblicarlo nel 1987, grazie all’Assessorato alla cultura del Comune di Varese, con il titolo Tutti i film di Clint Eastwood; e qualche anno fa, nel 2013, con l’aiuto dell’amico Alberto Crespi, l’abbiamo anche potuto ristampare con un nuovo titolo, Alba di gloria. Il cinema di Clint Eastwood dagli esordi a Heartbreak Ridge, per i tipi di Castelvecchi. All’epoca della prima edizione, Riccardo e io siamo riusciti perfino a incontrare Eastwood di persona,...

Libertà, memoria e meccanica quantistica / I dadi di Devs

Quest’articolo contiene spoiler. Nel padiglione delle Filippine alla Biennale di Venezia 2019 c’erano tre isole. Nelle isole – di acciaio e vetro – c’erano degli specchi. Negli specchi, mappe, ossa, piante, orologi. Nelle isole, negli specchi, negli oggetti c’era sandaigdigan, un unico mondo. Questa concezione del reale associa entità semplici (le mappe, gli orologi) a sistemi più complessi (la rappresentazione dello spazio, lo scorrere del tempo), intrecciando una connessione così intima e fattuale che permette l’emersione del particolare nel generale e viceversa. Un unico mondo in cui è tenuta assieme l’osservazione generale del cielo per prevedere dove toccherà terra il prossimo uragano e la storia particolare di quell’osservatore – sandaigdigan. Perché, come dice lo stesso autore Mark Justiniani, “[questo] può essere una forma di divinazione: non del tempo atmosferico, ma della condizione del mondo e della nostra umanità”. E se dalle coste di queste isole ci spostassimo di qualche grado, e allo spicchio dell’orizzonte scrutato dal popolo filippino aggiungessimo altre terre, altri uragani, altri osservatori? Quanti sandaigdigan riusciremmo a tenere insieme e divinare? Quanti...

Speciale Fellini / 8 ½. Una profezia sulla creatività

Cento anni fa, il 20 gennaio 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini. Lontano dalle celebrazioni, su doppiozero vogliamo raccontare un regista-antropologo che ha saputo penetrare come pochi altri l’identità (politica, storica, sessuale) italiana. Uno sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatore partecipante”, che si affianca a quello di tanti altri intellettuali e artisti (da Leopardi a Gramsci, da Salvemini a Bollati) che negli ultimi due secoli hanno cercato di spiegare quello strano oggetto chiamato Italia. Abbiamo voluto raccontare Fellini attraverso i personaggi e i luoghi dei suoi film: dallo Sceicco Bianco a Casanova, da Gelsomina a Cabiria, da Sordi a Mastroianni, dalla Roma antica a quella contemporanea, passando ovviamente per la provincia profonda durante il Ventennio fascista. Una sorta di “album delle figurine” per aprire nuovi sguardi su un cineasta forse più amato (e odiato) che realmente studiato.   "Distruggere è meglio che creare, quando non si creano le poche cose necessarie".  La battuta dell’intellettuale Daumier non è prevista dalla sceneggiatura originale di 8 ½ di Federico Fellini (dove Daumier si chiama Carini) e viene...

1925-2020 / Quante stelle per Michel Piccoli?

A novantaquattro anni compiuti, Michel Piccoli ha preso congedo. Definitivamente. L’ha fatto in punta di piedi, senza fare rumore: la sua morte, arrivata il 12 maggio in seguito a un ictus che l’aveva colto nella sua casa di Saint-Philbert-sur-Risle, in Normandia, è stata annunciata alla stampa soltanto il 18 maggio, a esequie avvenute.  Davanti a un’uscita di scena tanto discreta, in ordine sparso ne vengono in mente altre. Piccoli è forse stato l’interprete dei congedi? Quello di Ritorno a casa, forse il più bello di tutti; quello onirico di Dillinger è morto; quello di La grande abbuffata (il più eccessivo, nella sua iperbolica, flatulenta trivialità); fino all’ultimo – il più emblematico e al tempo stesso, per certi aspetti, più privato – di Habemus papam, con il pontefice designato che compie il proprio personalissimo “gran rifiuto”, forse cercando di riacciuffare un’antica ambizione attoriale frustrata, ma soprattutto dichiarando con coraggio la propria inadeguatezza davanti al mondo intero.   "Habemus papam" (2011)   “Purtroppo ho capito di non essere in grado di sostenere il ruolo che mi è stato affidato”, dice il “suo” papa nel discorso che chiude il film...

Serie TV / Loop. Cronache terrestri

Una piccola cittadina americana circondata da immensi campi dove i personaggi scompaiono e riappaiono, eventi misteriosi che si dipanano tra le maglie dello spazio-tempo, un laboratorio sotterraneo in cui si svolgono esperimenti oltre i limiti della fisica conosciuta.  A parole suona familiare, anche troppo. Potrebbe sembrare il tentativo di Amazon Prime di replicare formule di successo seriale come quelle di Stranger Things o (peggio ancora) Dark, di casa Netflix. Niente di più sbagliato.      Loop (Tales from the Loop), la nuova serie di fantascienza lanciata lo scorso 3 aprile da Prime Video, è stata creata da Nathaniel Halpern a partire dalle illustrazioni dell'artista svedese Simon Stålenhag, che ha raggiunto il successo grazie ai suoi paesaggi dove straordinario e banale, natura e tecnologia, uomini e macchine si incontrano sospesi in un tempo sconfinato e meditabondo.  Nelle tavole di Stålenhag una quieta tranquillità pastorale avvolge misteriosi elementi fantascientifici; due i volumi illustrati che raccolgono questi paesaggi visionari e malinconici: Loop (2017, già segnalato su doppiozero) ed Electric State (2020), editi in Italia da Mondadori....

La serie di Ricky Gervais / Andare avanti: After Life

Non fatevi distogliere dai contenuti delle sinossi; non abbiate paura di guardare.  After Life, la serie tv Netflix scritta diretta e interpretata da uno dei comici più bravi al mondo, Ricky Gervais, racconta la storia d’amore più bella che una serie tv sia mai riuscita a farci vedere. Il primo episodio della prima stagione comincia con il primo piano di una donna che ci interpella dallo schermo di un computer portatile. La sua testa è coperta, come quella dei pazienti che in chemioterapia hanno perduto i capelli. Ci sorride con gli occhi, guardandoci intensamente. Si sta rivolgendo al suo compagno, il controcampo adesso lo mostra. L’uomo la guarda, insonnolito e commosso, da un letto domestico disfatto, dove sembra che siano state combattute chissà quante notti senza dormire. Come se trovare la forza di rimettersi in piedi fosse impossibile, Tony indugia sul computer, ascolta le parole di Lisa, la sua richiesta di aver cura della loro casa, del loro cane, che entra in campo chiamando il padrone, e simbolicamente vale come il figlio da accudire. L’uomo poi si alza, va in bagno, dove ancora si trovano due spazzolini, e si muove per una casa invasa dall’incuria dove, ormai lo...

Su Netflix / Tiger King, Trump e i simulacri

L’inglese ha un’espressione, guilty pleasure, che in italiano è solo parzialmente resa dalla traduzione abituale: “piacere proibito”. Se nella formula italiana si associa il piacere, molto cattolicamente, alla violazione di una regola o prescrizione, in quella anglosassone, particolarmente viva in America, l’esito è diverso. Il piacere che si prova dalla visione di un prodotto basso, trash, è “guilty”, letteralmente: “colpevole”. La valenza che siamo soliti associarvi è semplice: ci si sente in colpa del godimento ricevuto da una forma di intrattenimento volgare, facile, grossolana eppure diabolicamente appagante.    Qui, parlando di Tiger King, uno degli show di maggior successo mai pubblicati in questi anni di video on demand, proverò a riflettere sull’espressione in un significato ulteriore. Il piacere che produce è colpevole non solo in senso psicologico ma morale. E la sua colpa è presto detta: contribuire disinvoltamente alla normalizzazione di profili e comportamenti che avremmo, fino a poco tempo fa, definito aberranti. Reggetevi forte: c’entra anche Trump, e non di striscio.        Alcune parole per inquadrare l’oggetto per i pochi che...

Speciale Fellini / Luci del varietà: una giostra d’amoooooor

Cento anni fa, il 20 gennaio 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini. Lontano dalle celebrazioni, su doppiozero vogliamo raccontare un regista-antropologo che ha saputo penetrare come pochi altri l’identità (politica, storica, sessuale) italiana. Uno sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatore partecipante”, che si affianca a quello di tanti altri intellettuali e artisti (da Leopardi a Gramsci, da Salvemini a Bollati) che negli ultimi due secoli hanno cercato di spiegare quello strano oggetto chiamato Italia.  Abbiamo voluto raccontare Fellini attraverso i personaggi e i luoghi dei suoi film: dallo Sceicco Bianco a Casanova, da Gelsomina a Cabiria, da Sordi a Mastroianni, dalla Roma antica a quella contemporanea, passando ovviamente per la provincia profonda durante il Ventennio fascista. Una sorta di “album delle figurine” per aprire nuovi sguardi su un cineasta forse più amato (e odiato) che realmente studiato.   La canzoncina la sentiamo intonare da fuori del teatro, dove si avanza nella notte, piegato in due, un vecchio che guarda i manifesti dello spettacolo: “Ho trovato il mio pappagallo, / bello bello, bello bello/ verde e giallo e col becco a rollo...