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Anatolij Kuznecov / Babij Jar. Polvere e cenere

«Corsi a guardare i bambini tedeschi. I finestrini erano aperti, i bambini sedevano liberamente, ben vestiti, con le guance rosee, ed erano piuttosto chiassosi: urlavano, strillavano, si sporgevano dal finestrino –, un vero giardino zoologico. E a un tratto mi arrivò uno sputo dritto in faccia. Non me l’apettavo, ma loro, ragazzini proprio come me, tutti con le camicie uguali […], si raschiavano la gola, prendevano la mira e mi sputavano addosso con una sorta di freddo disprezzo e di odio negli occhi. Dal rimorchio sputavano le bambine. Senza riprenderle, le educatrici sedevano impellicciate (le adoravano, quelle pellicce, non se ne separavano neppure in estate). Il tram e il rimorchio scivolarono davanti a me che li guardavano inebetito e davanti a tutta la fila, come due gabbie piene di scimmie inferocite e urlanti, che coprivano di sputi la folla». Dopo decenni di sostanziale latitanza per parte del nostro mercato editoriale esce finalmente una nuova edizione, curata con acribia filologica da Emanuela Guercetti, del volume di Anatolij Kuznecov Babij Jar (Adelphi, Milano 2019, pp. 454, euro 22,00). Le fortune, ma soprattutto le avversità, che accompagnarono il manoscritto, prima...

La biblioteca di Atlantide / Morris Mitchell Waldrop, Complessità. Uomini e idee al confine tra ordine e caos

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.     Grande è il disordine sotto il cielo, eppure oggi sembra prevalere l’idea che sia possibile semplificare i problemi per risolverli. Nell’economica, nella scienza, nell’arte, nella letteratura, e soprattutto nella società e nella politica, le formule semplici, che cercano di ridurre le questioni, sembrano dominare. Più aumenta il caos e più questa tendenza prende piede. Nel 1984 un gruppo di studiosi americani di varie discipline scientifiche pensò bene di dare vita a un’istituzione che studiasse proprio la complessità. Non era ancora caduto il Muro di Berlino, il terrorismo non era diventato un fenomeno planetario, la finanza internazionale non era andata in crisi, eppure molti segnali indicavano che il Pianeta era attraversato da fenomeni complessi e...

Profughi / Bosnia, ultima frontiera

  Ahmed, 16 anni, è profugo da quando ne ha 14. È di Pardis, un paesino in periferia di Teheran. Da oltre un anno è bloccato a Bihać, sul confine nord tra Bosnia e Croazia. Ci racconta la sua storia seduto a un tavolino del bar Pavillon, a due passi dalle chiare, potenti e piatte acque del fiume Una. “Sono scappato dalla dittatura. Sono passato dalla Turchia, poi dalla Grecia e dalla Macedonia e ho superato anche la Serbia, prima di arrivare qui”. Da allora, Ahmed è rimasto fermo a pochi chilometri dall’EU, la sua meta. È tra i primi a giungere su questo confine e, in un certo senso, è anche la memoria di quella che, imprudentemente, è stata definita “crisi”. Come migliaia di altri migranti della rotta balcanica, ha tentato numerose volte di attraversare le montagne. Ripetutamente catturato, picchiato e respinto dalla polizia croata, aspetta l’occasione giusta e si sfoga: “i prigionieri sanno quando saranno liberi. Ma noi profughi, noi non lo sappiamo”.    Bihać e Velika Kladuša sono l’ultima frontiera. Oggi, questo confine incarna uno dei drammi più paradossali della condizione del profugo: quello di essere allo stesso tempo prigioniero e latitante in una terra...

L’estate dei festival: Castiglioncello / Di padri e di belle bestie

Sono in tre, padre, figlia, figlio, così nella vita, come sulla scena di Padre nostro di Enrico Castellani e Valeria Raimondi; si chiamano con i loro nomi, Maurizio Bercini, Olga Bercini, Zeno Bercini, appaiono schierati uno accanto all’altro con il pater familias al centro, un sessantenne fuori forma, che sembra piuttosto orgoglioso del suo aspetto né canuto né giovanile, da reduce imbolsito di guerre perdute al quale i favoriti e il pizzo bianco danno un’aria da biker o da folksinger americano. D’altronde li accompagna la voce di Tom Waits, che, impastata di tutta l’umanità di questo mondo, canta Anywhere I Lay My Haed, come all’inizio di una funzione religiosa celebrata da un pastore con la pistola nascosta dentro la Bibbia. Davanti a loro, uno di quei set di candele elettriche che sempre più spesso nelle chiese sostituiscono le candele di cera. I figli tendono la mano al padre e lui consegna a ciascuno di loro una moneta. I ragazzi la inseriscono nella feritoia di ferro e non succede nulla. Perché qui non siamo in un teatro, ma praticamente in mezzo al mare, il palco su cui si alza il terzetto è uno scoglio piatto che affiora a pochi metri dalla spiaggia del Cardellino, a...

Razionalità e contesto / Carola Rackete, lo spazio e il mare

Il comportamento della comandante della Sea Watch ha prodotto una vera e propria “aria variata all’italiana”, per dirla in termini musicologici. Resta però ancora da decifrare davvero il sottile, segreto sorriso di Carola Rackete, che s’indovina sulle sue labbra ma quasi mai si vede. Nessuno l’ha ancora fatto perché nessuno ha ancora riconosciuto in lei la potentissima entità da cui dipende l’intero senso della modernità, di cui costituisce la faccia normalmente nascosta ma allo stesso tempo fondativa, la versione in grado di rimetterne in asse, ribaltandolo, il percorso. Il dato più tragico dell’episodio in questione consiste proprio in tutto quel che esso, al riguardo, rivela: la fine della coscienza della nostra cultura, la perdita di memoria delle proprie origini, l’incapacità di continuare a riconoscere il senso degli “arcani maggiori” che ne reggono la vicenda. Di qui la perdita di vista dell’autentica posta in gioco.    A molti il gesto della comandante ha richiamato la storia di Antigone. Per un verso si comprende: dalla tragedia di Sofocle in poi Antigone, che difende le ragioni della giustizia degli uomini contro quelle della legge della città, è la...

Guarda che Luna / Dalla luna alla terra

Cinquant’anni fa - il 20 luglio 1969 - lo sbarco dell’uomo sulla Luna. In questa occasione abbiamo preparato quattro pezzi dedicati a questo evento visto da diversi punti di vista, recensendo alcuni libri apparsi in occasione dell’anniversario e pubblicando un capitolo inedito del libro di un filosofo sulla Luna, per concludere con la lettera che Giacomo Leopardi ha scritto a Neil Armstrong in occasione della sua passeggiata sulla superficie del Satellite, e che ha ispirato alcune sue meravigliose poesie.   Tra una manciata di giorni ricorrerà il cinquantesimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla luna. Da qualche mese, approfittando della ghiotta occasione editoriale, stanno uscendo nel mondo decine di libri storici, celebrativi, narrativi, antologici sull’Apollo 11 e su quello che qualcuno ha pensato di definire il “concetto di luna”. Fascinazione, sfida, sogno, scienza, avventura, fantascienza, poesia… Tra queste migliaia di pagine, non tutte necessarie, trovo importanti quelle di Richard Wiseman, appena uscite in traduzione italiana per Codice (Volere la Luna. Raggiungere l’impossibile con la “mentalità Apollo”). Il libro si stacca dagli altri per due ragioni: si...

1989 - 2019 / Stazioni fantasma sotto il muro di Berlino

Le considerazioni che seguono, e altre che si aggiungeranno nei prossimi mesi, al di là del fornire alcune documentazioni e notizie relative alla passata realtà quotidiana nella Germania e nella Berlino divise, hanno l’auspicio di poter essere fonte di riflessione, prese le debite distanze dai coinvolgimenti emotivi e politici, per meglio affrontare e valutare la contemporaneità (nostalgie, demonizzazioni, celebrazioni, anniversari) con un poco di lucidità e qualche strumento in più.   Il muro di Berlino, oltre che ergersi in altezza e lunghezza a circoscrivere la superficie del territorio urbano, conobbe anche un’esistenza sotterranea che influenzò pesantemente gli spostamenti e la circolazione dei mezzi pubblici. Nel dopo guerra le reti di U-Bahn (Untergrundbahn, ferrovia sotterranea) e S-Bahn (Schnellbahn o Stadtbahn, ferrovia veloce o metropolitana), provate dal disastroso conflitto e riattivate solo parzialmente, erano gestite da amministrazioni diverse ma circolavano ancora liberamente tra i vari settori della città divisa. Berlino Ovest, Berlin (West) ufficialmente, West-Berlin colloquialmente o Westberlin secondo il lessico della DDR, era una enclave occidentale nel...

Distacco / Tommaso Landolfi a quarant'anni dalla scomparsa

La vita come scommessa da perdere da signori è un verso di Pasolini, tratto da uno degli epigrammi della Religione del mio tempo, ma ho sempre pensato che potrebbe adattarsi magnificamente a descrivere la  vita e l’opera di Tommaso Landolfi, di cui quest’anno, l’otto luglio, ricorre il quarantesimo della scomparsa. Del resto, secondo la figlia Idolina, amorevole interprete e studiosa, anche lei scomparsa, prematuramente, nel 2008, l’intera opera del padre non sarebbe che una lunga, articolata autobiografia. È stato un autore prolifico Landolfi, una trentina di volumi, prevalentemente di racconti, per un totale di oltre duemila pagine, senza contare le svariate traduzioni, perlopiù dal russo e dal tedesco. Di lui si sono occupati critici insigni, quali Bo, Baldacci, Contini, Cortellessa e altri. Però rimane, pare, più uno scrittore per scrittori che uno scrittore per il pubblico. In uno dei suoi tre “diari”, tutti con titolo francese, Rien va (1963), così annotava sconsolato a proposito di alcuni errori di stampa di cui s’era accorto: “chi mai correggerà visto che io non arrivo mai alla seconda edizione?”.   In effetti bellissime pagine su di lui hanno scritto “colleghi”...

Straniero / Profughi bianchi, neri e color caffellatte

Sono stato profugo anch’io, nel mio piccolo, fatto non raro per “quelli dalla dura cervice”. Habiru vorrebbe dire, nell’antica lingua egizia, “straniero”.    Sono stato profugo in Svizzera nel 1939. Ho visto le aspre montagne della Confederatio Helvetica, già innevate a settembre, ma non arrancavo a piedi lungo gli scoscesi pendii, le guardavo appiccicato al finestrino del treno. Arrivato a Basilea, per alcune settimane ebbi modo di imparare qualche frase di tedesco, e già quando stavo mescolandolo con l’italiano natio, venni confusamente a sapere che non sarebbe stata la mia lingua perché il papà, come tutti sanno, non fu accettato come insegnante al Conservatorio. La Confederatio non ci voleva, perché avevano già troppe grane da sbrigare con i profughi laceri, stanchi e disperati, quelli che venivano dall’Est. La mamma, il papà, con me e il fratellino vestiti con gli abitini migliori, tutti e quattro “veramente spiaciuti”, andammo a trovare il Rabbino Capo di Basilea che, nel mio ricordo, è Sigmund Freud, ma un Sigmund tenerissimo che offerse a noi bambini squisite caramelle, mentre spiegava la serie pressoché infinita di motivi per i quali la Comunità non ci poteva...

Tate Britain / Vincent a Londra

‘Più di dieci anni fa, quand’ero a Londra, ogni settimana passavo davanti alla vetrina dello stampatore del Graphic e del London News per vedere le pubblicazioni settimanali. Le impressioni che ne ricevetti lì sul posto sono state così forti che quei disegni mi sono rimasti in mente in modo chiaro e preciso, nonostante tutto quello che è passato nella mia testa da allora…’, scriveva Van Gogh all’amico pittore Van Rappard nel febbraio 1883, ai tempi dell’Aia.    È questo uno degli aspetti da scoprire alla mostra Van Gogh and Britain, aperta a Londra alla Tate Britain (fino all’11 agosto 2019). Curata da Carol Jacobi, Chris Stephens, Martin Bailey e Hattie Spires, la mostra accende per la prima volta i riflettori in due direzioni, da un lato su come Vincent fu ispirato dall’arte e dalla letteratura britannica, e dall’altro su quanto a sua volta ispirò una generazione di artisti inglesi, da Walter Sickert e i pittori della Camden Town, a Francis Bacon. Le oltre 50 opere in mostra, provenienti dai grandi musei oltre che da collezioni private, percorrono tutta la vita di Vincent, con un occhio attento alle sue letture in lingua inglese, alle tante opere grafiche o ai dipinti...

L’estate dei Festival / Il Purgatorio delle Albe

Il cielo è “dolce color d’orïental zaffiro”, usciti dalle tenebre e dallo stridor di denti, dal contrappunto bestiale di bestemmie e rimpianti laceranti dell’Inferno, sulla spiaggia del Purgatorio. Il cielo era coperto di nuvole minacciose fino a poche ore prima dello spettacolo. Ora, davanti alla chiesetta di Santa Maria in Costantinopoli, in uno stretto budello dietro il Duomo di Matera, il sole splende verso il tramonto. Odore di incensi.    Matera, ph. Marco Caselli Nirmal. Si aprono le porte e Marco Martinelli e Ermanna Montanari, di bianco vestiti, inaugurano l’ascesa di un centinaio di spettatori-Dante Alighieri verso il culmine della montagna del Purgatorio. Si salirà, in questa tappa per Matera 2019 capitale europea della cultura della “Chiamata pubblica per la Divina Commedia di Dante Alighieri” del Teatro delle Albe iniziata a Ravenna nel 2017 con Inferno; si ascenderà, per raggiungere l’ultimo approdo del viaggio di purificazione, il Paradiso terrestre, solo al calar del sole, in una luce che indora i tetti della città dei Sassi. Si attraverserà un’altra chiesa, quella del Riscatto, piena di donne in abiti da sposa che gridano contro le violenze subite da...

La striscia di Chiappetti / Val d'Aosta

Malgrado il fatto che la nostra epoca sia quella della religione della natura e che gli “spazi verdi” siano al centro dell’attenzione, l’identità di un oggetto culturale apparentemente ben delimitato come il giardino appare piuttosto problematica. Il “giardino planetario” teorizzato dal paesaggista francese Gilles Clément resta una prospettiva utopica. La realtà è fatta di milioni di luoghi separati l’uno dall’altro (l’etimologia di hortus come pure quella di paradeisos, paradeiza indica un sito chiuso, un intervallo che si sottrae a ciò che lo circonda grazie a una sua differenza specifica) con rarissimi casi di vere “eterotopie” (Foucault), cioè di giardini che sappiano trasporci in un “altro mondo”. I giardini, anche quelli straordinari, hanno perso col tempo proprio la loro alterità estetica, pur mantenendo ovviamente la loro qualità di rifugio privato.     Fra i casi estremi che destano curiosità va raccontato brevemente quello di un lembo di terra di circa 1 km di lunghezza – all’estremità nord del Piemonte – che forma, malgré lui, una sorta di grande giardino collettivo di rara magia. La zona, situata nella frazione Chiappetti di Quincinetto, appare a prima vista...

“Aver incominciato tutto tardi” / Elvira Navarro, La lavoratrice

Il titolo di un libro, che sia scelto dall’autore o dalla casa editrice, serve, oltre che banalmente a nominarlo, a suggerire una chiave interpretativa, un accento o un’intonazione da mettere al testo.  Così accade spesso di chiudere un romanzo, dopo aver raggiunto l’ultima pagina, e imbattersi nuovamente in quella parola iniziale con disposizione ovviamente diversa da quando il libro ancora non si era srotolato sotto i nostri occhi e non aveva svelato mondi e personaggi. Giunti al termine, a seconda di com’è andato questo srotolamento di parole, durato alcuni giorni o settimane, il titolo diventa rivelatore di qualcosa che prima era sfuggito, o conferma un sospetto di significato, o al contrario prende in contropiede e retrospettivamente confonde, e quella confusione può essere bella e gravida se apre a dubbi, domande o contraddizioni, oppure fastidiosa quando smaschera un titolo che serviva solo ad ammaliare o più prosaicamente a vendere.   Nel caso di La lavoratrice (in lingua originale La trabajadora), titolo del romanzo di Elvira Navarro, proprio perché riferito a un romanzo scritto oggi, suggerisce da subito l’atmosfera cui andiamo incontro. A tutt’altra idea...

I Sacri Monti / Un pellegrinaggio gerosolimitano in surplace

Alla fine del quindicesimo secolo, mentre la flotta ottomana spadroneggiava sul Mediterraneo orientale rendendo impossibile ai cristiani il pellegrinaggio verso i luoghi santi di Gerusalemme, due furono i modi, entrambi dettati dalla fede e presieduti dalla capacità immaginifica, con cui, nelle nostre terre, si ovviò all'impedimento: il primo, più solipsistico e riservato ai pochi alfabetizzati, consistette nel figurarsi ciascuno da sé il proprio viaggio inventandoselo a partire dalle suggestioni evocate dalla lettura dei diari di chi lo aveva realmente compiuto; il secondo, invece, molto più teatrale, corale e popolare, fu quello di ricostruire in patria gli scenari dei luoghi della passione di Cristo, con microarchitetture popolate da statue policrome a grandezza naturale, preferibilmente erette in siti montuosi, da cui derivò loro il nome di Sacri Monti. L'inventore di questo Gran teatro montano, come cinque secoli dopo lo avrebbe soprannominato Giovanni Testori, fu Bernardino Caimi, vicario dell’ordine dei frati minori del Comune di Milano e già Custode del Santo Sepolcro; mentre il primo a credere in quell'impresa e a finanziarla largamente fu Ludovico il Moro (anche se quei...

Sciascia Trenta / Gli zii di Sicilia

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   Ci sono vari motivi per riprendere in mano Gli zii di Sicilia, tutti eminentemente semiotici. Si tratta di una raccolta di racconti pubblicata nel 1958, relativa, quindi, alla primissima fase della produzione dello grande scrittore di Racalmuto. Il testo può addirittura essere annoverato...

L'idiozia della perfezione / Cipolle (e lampascioni)

Non entrai nel negozio del fioraio sfizioso che le esponeva in vetrina insieme agli ellebori. Ma sorrisi divertita e sgranai gli occhi davanti a quei vasetti di coccio in cui stavano allogate singole cipolle ramate o rosse, con il loro ventaglio di foglie cilindriche e un biglietto dalla grafica ben studiata. Come fossero presenze rare, or ora giunte da un lontano angolo di mondo nella loro camicia di seta lucida e frusciante. Non sembravano cipolle fresche, frutto di semina o bulbillo, piuttosto cipolle del raccolto precedente lasciate rigermogliare.     Gli inglesi ci hanno insegnato a guardare agli ortaggi con intenzioni non solo gastronomiche, e non sorprende trovarne accanto ai fiori tradizionalmente coltivati in giardino o in vaso. Siamo persino assuefatti alle aiuole di brassicacee dalle forme e dai colori più insoliti, poco meno ai carciofi che troneggiano e spadroneggiano tra cespugli di rose, alle biete dalle coste gialle e rosse, o ai fiori di pisello – non solo sweet peas – e ai peperoncini mescolati con le erbe aromatiche a gigli e campanule. Spendiamo per un bulbo di Allium gladiator quanto per quello di Fritillaria imperialis o persica, troviamo gradevoli...

La Biblioteca del ghiaccio / Nancy Campbell nel fragile mondo dei grandi ghiacciai

Nell’immaginario comune il ghiaccio è spesso avvertito come un fenomeno naturale statico e quasi privo di ogni altra suggestione che non sia il freddo o la durezza. Ben altra e ampia prospettiva apre La biblioteca del ghiaccio, dell'inglese Nancy Campbell, pubblicato in Italia quest’anno da Bompiani. È un diario di viaggi nelle Alpi svizzere, in Groenlandia e in Islanda, in Canada e nel New England, tra libri antichi e moderni, tra incontri con cacciatori di foche e di narvali e con studiosi dei cambiamenti climatici, tra guide alpine, pattinatori e musicisti. Alla ricerca di quelli che i geologi chiamano “fiumi di ghiaccio dinamici”. La Campbell è una poetessa con una grande curiosità per la conoscenza scientifica. Leggere queste sue pagine significa apprendere informazioni, gustare aneddoti, assimilare conoscenze, e riemergerne con un’idea viva e caleidoscopica del ghiaccio.      Le prime battute narrano l’abbandono dell’impiego presso un libraio londinese: lasciata alle spalle questa parte di vita, la Campbell si inoltra nel viaggio vero e proprio. Prima tappa un periodo di lavoro  presso il museo etnografico e di arte locale di Upernavik in Groenlandia; in...

Il pugile che si dimenticò di combattere / I soldati di Giulio Trasanna

Immaginate un pugile, che, una sera, invece di salire sul ring, se ne sta tranquillo a casa, semplicemente perché s’è scordato di combattere. E perché poi s’è scordato di combattere? Perché qualcuno gli ha messo tra le mani una copia di Al di là del bene e del male di Friedrich Nietzsche e lui, il pugile, si è gettato così a capofitto nella lettura da dimenticare tutto il resto, combattimento compreso. Il fatto non è inventato. Il pugile ha un nome e un cognome. Si chiamava Giulio Trasanna. Nato in Svizzera (nel 1905), cresciuto a Udine, vissuto a Milano, dove conobbe fior di scrittori e intellettuali (Sereni, Treccani, Visconti, De Grada e altri) e morto all’ospedale civile di Angera, riva sinistra del Lago Maggiore, nel 1962. Salvatore Quasimodo lo ricordò in un articolo il cui titolo, assai eloquentemente, suona Un poeta morto di stenti.   Un emarginato dunque, o, quanto meno, il classico esempio di outsider, di scrittore autodidatta lontano dalle tertulie, chiamiamole pure cricche, o non abbastanza integrato in esse per poter emergere quanto meritava. Nonostante ciò riuscì ad esercitare ugualmente un suo efficace magistero su alcuni giovani dell’epoca, tra i quali spicca...

Anthropocene / E se? (Arrivasse la fine del mondo.)

La mostra fotografica Anthropocene è una iniziativa organizzata dall’Art Gallery of Ontario (AGO) e dal Canadian Photography Institute (CPI) della National Gallery of Canada (NGC) in collaborazione con il MAST, manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia di Bologna. I co-curatori della mostra sono Sophie Kackett, Andrea Kunard e Urs Stahel. Film di Jennifer Baichwal, fotografie di Edward Burtynsky e di Nicholas de Pencier. Fondazione MAST [Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia] di Bologna, fino al 22 settembre.    Edward Burtynsky, Coal Mine #1, North Rhine, Westphalia, Germany 2015, © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto.   Il progetto fotografico Anthropocene nasce nel 2014 da una domanda della regista Jennifer Baichwal al fotografo Edward Burtynsky durante le riprese sul delta del fiume Colorado a Washington DC per la realizzazione del film Watermark. Baichwall era rimasta colpita dalle condizioni del delta del fiume le cui ramificazioni dei suoi affluenti affioravano dal suolo alla ricerca di un delta che non esisteva più a causa di un accordo che prevedeva la deviazione del fiume per...

Processo / Nina Berberova, Il caso Kravcenko

Viktor Kravcenko è un ingegnere agricolo ucraino. Ha combattuto sino al 1944 nell’Armata rossa con il grado di capitano, è iscritto al partito, si è distinto per qualità professionali ed è inviato a Washington con una «Commissione sovietica per gli acquisti». Nel 1946 esce in quel paese un libro autobiografico dal titolo “Ho scelto la libertà” in cui l’autore ripercorre la sua progressiva crisi morale di fronte alla degenerazione violenta e burocratica del regime sovietico, degenerazione che lo aveva portato nell’aprile 1944 a chiedere asilo politico negli Stati Uniti. Il momento storico è particolare: si stanno deteriorando i rapporti con l’Unione Sovietica allorché inizia il periodo di contrapposizione tra i blocchi, la ‘guerra fredda’. Le rivelazioni dell’autore sono sconvolgenti: violenze avviate dal gruppo dirigente sovietico, repressione negli anni del terrore, privazioni e violenze perpetrate anche nella vita quotidiana del cittadino sovietico.   Il libro diviene un clamoroso successo editoriale, provoca la reazione vigorosa dell’Urss e viene recensito nel settimanale comunista “Lettres Françaises” che accusa Kravcenko di avere mentito e di non essere l’autore del...

Chernobyl, l’eterno ritorno

Chissà se, come si legge in questi giorni, i russi realizzeranno davvero una contro-Chernobyl, la serie televisiva che sta andando in onda su Sky, nella quale racconteranno che l’incidente nucleare è colpa della CIA. Se lo faranno, non credo sarà peggio di questa produzione HBO, scritta e diretta da Craig Mazin, almeno a giudicare da quello che si è visto nelle prime due puntate. Personalmente, non condivido i peana di critici e pubblico. Chernobyl mi sembra un prodotto di assoluta medietà, più vicino all’ispirazione di certi film americani anni ’50 che non all’originalità a cui ci hanno abituato molte serie di questi anni. Un esempio per tutti: il tecnico che muore colpito dalle radiazioni la notte dell’incidente e che al collega che lo soccorre non trova di meglio che chiedere un’ultima sigaretta non sembra uscito dai film sui marines con John Wayne degli anni ’50? E la caratterizzazione dei personaggi appare veramente programmatica: ci sono i buoni, i cattivi, e quelli che abbiamo capito saranno l’“elemento umano” sballottato dalla furia degli eventi. Insomma, il tipico approccio degli americani quando si impadroniscono di una storia fuori dalla loro cultura: un metodo...

Heartbeat bills / Aborto. Sulla pelle delle donne

La marcia dei pro-life verso la Corte suprema è ormai entrata nel vivo. Stato dopo stato –– mentre scrivo siamo a nove – negli Stati Uniti il diritto all'aborto si restringe fino a sfiorare il bando. Se si considera che in America una donna su tre abortirà prima di compiere 45 anni, l'impatto delle nuove regole si mostra per quel che è – un tentativo devastante di riprendere controllo del corpo delle donne e fermare il corso della Storia.  L'anno cruciale di questa riscossa è il 2019. Negli ultimi mesi Georgia, Kentucky, Missouri, Mississipi, Ohio e Louisiana hanno approvato le cosiddette heartbeat bills che proibiscono l'aborto dopo sei-otto settimane, quando i medici iniziano a individuare il battito fetale. Un periodo che, sostengono i pro-choice, equivale a un divieto perché in questa fase molte donne non sanno ancora di essere incinta. L'Alabama ha vietato di interrompere la gravidanza anche in caso di incesto o stupro, a meno che la salute della madre non sia gravemente a rischio. Utah e Arkansas hanno limitato la procedura alla metà del secondo trimestre. E la lista minaccia di allungarsi perché altri stati sono al lavoro. Le nuove leggi, dicono gli esperti, hanno...

Autocontrollo digitale / Riprendiamoci la nostra attenzione!

“Come ha notato Jeff Hammerback, il primo ricercatore di Facebook: “Le migliori menti della mia generazione stanno pensando a come far sì che la gente clicchi sulla pubblicità... che schifo”.  (p. 71)   Il libro di Williams, Scansatevi dalla luce, parla di una particolare luce, la luce della nostra attenzione, che secondo Williams, ci sta venendo sottratta dalle corporation tecnologiche globali, corporation per le quali l’autore ha lavorato, contribuendo a mettere a punto proprio quelle tecnologie che oggi rubano la luce agli utenti e dalle quali sta cercando di prendere le distanze, come un pentito della mafia che fa outing e pubblica un libro per esprimere la propria vergogna e il proprio senso di colpa. Williams ha lavorato per Google, come designer. Fa parte di quella lunga lista di interaction designer pentiti, che improvvisamente, come fulminati sulla via di Damasco, si accorgono di aver partecipato allo sviluppo di tecnologie che fanno deragliare intenzionalmente la nostra attenzione verso obiettivi di profitto di grandi corporation globali.  La cosa buona è che Williams sembra davvero sincero, nel suo tentativo di pentimento. E il libro che scrive è godibile...

A 50 anni dal capolavoro di Peckinpah / “Il mucchio selvaggio”: cominciare e finire insieme

Cinquant’anni sono molti, o forse si dovrebbe dire abbastanza, per valutare un film o un libro. Non basta sopravvivere, si deve stabilire se il farmaco che conteneva è ancora efficace. Con la velocità contemporanea il mezzo secolo si è ridotto a una manciata di anni. Comunque deve passare del tempo. Non è soltanto la corda estetica a suonare e a risuonare, conta anche il valore generazionale: un fenomeno di identificazione collettiva talmente forte da trasformarsi in mito. Il mucchio selvaggio (The Wild Bunch) è uscito nel giugno 1969, e rivederlo è piacevole per entrambi i motivi, estetici e generazionali. È ambientato nel 1913, la ferrovia sta raggiungendo gli estremi confini verso il Messico, iniziano a circolare le automobili, ci sono armi fuori ordinanza per un classico western. L’avanzare inarrestabile del progresso spinge questa storia di banditi verso il sud, nel Messico devastato da rivoluzioni e controrivoluzioni. Più che di razzismo antimessicano si potrebbe incolpare il film di apologia mitologica, con qualche licenza al luogo comune.    Sam Peckinpah sul set. Ritornando solo per un attimo agli anni della sua prima uscita trascrivo un mio ricordo personale...