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Geografie

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XVI Biennale di Istanbul / The seventh continent

Solo dal 1995, la 1st International Istanbul Contemporary Art Exhititions – così l’iniziale dicitura della rassegna inaugurata nel settembre del 1987 sotto la direzione di Beral Madra – diviene una manifestazione con cadenza biennale, nonostante, già nel 1989, si fosse prefissata una simile frequenza, introducendo l’aggettivo “biennale” nella denominazione.  Dopo il coordinamento della prima e della seconda edizione da parte di Berel Madra (non può passare inosservato che ad avviarla fu una curatrice), anche le successive, con un’alternanza quasi chirurgica tra curatori femminili e maschili, hanno visto sfilare direttori del calibro di Rosa Martinez (1997), Paolo Colombo (1999), Hou Hanru (2007), Carolyn Christov-Bakargiev (2015), Elmgreen & Dragset (2017, per intenderci il duo di Prada Marfa, del cavallo a dondolo a Trafalgar Square del 2011 e della FiatUno con roulotte nella galleria Vittorio Emanuele di Milano o del collezionista annegato in una piscina del Padiglione dei Paesi del Nord alla Biennale di Venezia), fino all’attuale presieduta da Nicolas Bourriaud (classe 1965 che vanta nel suo curriculum, di essere stato fondatore e co-direttore del Palais de Tokyo di...

Letto in un’altra lingua / Alberto Laiseca, Los sorias

In uno dei suoi saggi brevi e illuminanti Ricardo Piglia osserva: «L’ambizione eccessiva come ricorso difensivo. […] L’obbligo a essere geniale è la risposta al luogo inferiore e alla posizione marginale». In queste righe Piglia si riferisce ad Arlt, Marechal e Gombrowicz, però avrebbe potuto citare anche Alberto Laiseca (1941-2016), uno scrittore che proprio l’autore di Respirazione artificiale ha contribuito in maniera determinante a far conoscere. Oltre all’ambizione eccessiva e all’obbligo della genialità, in Laiseca c’è un terzo elemento: un’inflessibilità degna del Kirillov dostoevskiano. Un aneddoto del giornalista Jorge Dorio lo conferma: «Laiseca entrava nelle pizzerie di Corrientes e si faceva dare la carta su cui servivano la pizza, la usava per scrivere, non aveva nemmeno un quaderno, le biro gliele regalavamo noi. Il manoscritto di Los sorias era un enorme involto di carte di diverso tipo legate con uno spago, se lo strizzavi colava olio… Una volta io e Ricardo Ragendorfer gli chiedemmo: “Perché non lo accorci un pochino, così magari un editore te lo pubblica?”. Lui si alzò tutto infuriato e ci gridò: “Mercenari, siete solo mercenari, come tutti gli altri!”».  ...

Amici e nemici / Cosa significa “Patria” oggi

Le origini del significante Patria   I termini delle lingue indoeuropee che stanno per “patria” hanno questa particolarità: connettono la propria nazione alla famiglia. La patrie francese, la patria italiana, la Vaterland tedesca, ecc., legano la propria terra di appartenenza alla paternità. In altre lingue la patria è piuttosto connessa alla maternità, come nell’italiana madrepatria. Anche nell’inglese homeland la propria terra è “home”, la casa. Insomma, l’idea stessa di patria è un’amplificazione della famiglia, dell’oíkos come dicevano i Greci. Malgrado questa quasi-identificazione della patria alla famiglia, molti studiosi pensano che quella che i Greci chiamavano polis, la città, sia un superamento dell’oíkos, della casa o famiglia, un salto di qualità. Anche se il concetto di polis rimanda a un progetto di armonia, di amore fraterno reciproco, come dovrebbe essere in qualsiasi famiglia. Ma le cose non stanno affatto così. Una studiosa francese, Nicole Loraux, ha mostrato che proprio perché il concetto greco di pólis, città, è concepito come una dilatazione della famiglia, la propria pólis è un luogo di conflitto e di guerra civile. I Greci chiamavano stásis la guerra...

Conversazione con Regina José Galindo / Resistere dal corpo

Orme di sangue aprono ferite e risvegliano memorie, drammatiche tracce rosse sui toni grigi di strade e marciapiedi. La mattina del 23 luglio 2003, Regina José Galindo, vestita con un abito da sera nero, mette in scena ¿Quién puede borrar las huellas? (Chi può cancellare le impronte?), una performance dove attraversa a piedi nudi Ciudad de Guatemala, fermandosi di tanto in tanto per immergerli in un catino bianco che contiene sangue umano e lasciare orme insanguinate, come atto di denuncia contro la ricandidatura appena validata del generale Efraín Ríos Montt, ex dittatore sanguinario ed esponente del Fronte Repubblicano Guatemalteco, alla presidenza del Guatemala. Dalla Corte Costituzionale del Palazzo Nazionale avanza tra le persone con lo sguardo chino, fisso sulla bacinella. Le impronte sono da leggere come tracce ancora fresche di un dramma avvenuto durante la repressione degli anni Ottanta, per dare di nuovo memoria e voce ai fantasmi delle vittime della guerra civile. L’artista intende la sua performance come un atto di psicomagia, un’azione in grado di scuotere l'immobilità patologica che ci tiene prigionieri. Ritorna nei luoghi che hanno visto il dramma della storia e,...

Entusiasmo o riflessione? / Berlino, 9/11/19, trent’anni dopo il Muro

Sono già passati trent’anni dalla sera del 9 novembre 1989 quando alle 18,53 il corrispondente ANSA da Berlino Est, Riccardo Ehrman, chiese a Günter Schabowski, ministro della Propaganda della DDR, da quando le nuove Reiseregelungen (regole di viaggio) che avrebbero permesso ai cittadini orientali di varcare il confine con la Germania Federale sarebbero entrate in vigore. Schabowski, preso alla sprovvista e non avendo un’idea precisa, improvvisò: “Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. [...] Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente!” Il simbolo per antonomasia della guerra fredda, il Muro che per 28 anni aveva diviso in due Berlino, costringendo la Germania Ovest a spostare a Bonn la capitale e riempiendo d’orgoglio quella Est per essere rimasta l’unica a vantare Berlino come Haupstadt, lo sbarramento che aveva separato famiglie, amicizie, amori causando vittime tra coloro che avevano ripetutamente cercato di infrangerla, cadeva quasi per caso, come in conseguenza di una risposta azzardata. Il primo sentimento nei cittadini che seguivano in televisione la conferenza stampa, dopo svariate...

Dalla serie TV al film / Perché continueremo a sognare Downton Abbey

Aprile 1912. Siamo nello Yorkshire, nella tenuta edoardiana dove dimora, ai piani nobili, l’aristocratica famiglia Crawley: il Conte di Grantham (Hugh Bonneville), sua moglie (l’americana Lady Cora: Elizabeth McGroven), le tre figlie e un labrador; ai piani di sotto abitano i servitori. L’azione comincia con l’arrivo della notizia dell’inabissamento del transatlantico Titanic, il 15 aprile. La tragedia ha provocato la morte del cugino del Conte, James Crawley, e di suo figlio Patrick, erede legittimo di Downton Abbey e della dote della Contessa Cora. Il disastro del naufragio provoca una catastrofe “di classe” altrettanto epocale, perché il nuovo erede a questo punto sarà il giovane Matthew, cugino di terzo grado della famiglia e avvocato a Manchester. I Crawley e in particolare la Contessa Madre, Lady Violet (Maggie Smith), sono atterriti dall’ipotesi che il patrimonio a cui appartengono passi ad una persona middle class, vale a dire che lavora e che non intende conformarsi ai rituali della nobiltà. A quanto pare, infatti, non sarà più vero che chi è più nobile è anche chi è più ricco e più elegante. In perfetta coerenza con una mentalità aristocratica, la minaccia vissuta e...

Torino, 7 - 14 - 21 novembre / Quando l'economia cambia la storia

Venti o trent'anni fa, quando facevo lezione all'università sulla crisi del Trecento, cominciavo evocando l'unica grande crisi che a memoria d'uomo avesse investito il mondo in tempi relativamente recenti, la crisi del '29. Oggi, naturalmente, evoco la crisi che stiamo tuttora vivendo, e in cui i miei studenti in pratica sono nati, dato che dura da quando erano bambini. Dopo aver ricordato che è cominciata nel 2008 e non accenna a finire, nonostante le menzognere rassicurazioni di economisti e politici, li avverto che non bisogna illudersi, perché ci sono state in passato crisi anche più lunghe: quella del Trecento è durata un secolo! A questo punto, di solito, gli studenti si mettono a ridere, anche se magari fanno di nascosto gli scongiuri: l'idea di una crisi come quella attuale che si prolunga per un secolo è così controintuitiva che sembra più che altro uno scherzo.   In realtà il paragone fra le crisi del capitalismo moderno e quella che gli storici chiamano la crisi del Trecento serve soprattutto a scoprire che questa parola, "crisi", in realtà può indicare fenomeni molto eterogenei. Nel 1929 come nel 2008 è stato il crollo della borsa di New York a dare il via a una...

Buon compleanno! / Le armonie irrisolte di Joni Mitchell

Di colori e coloriture nelle sue canzoni   Una pittrice sviata dalle circostanze. È una frase di Joni Mitchell che viene spesso citata, una sorta di preambolo o di avvertenza rispetto a tutto quanto si potrà poi dire o scrivere sulle sue canzoni. Non fosse stato per i guai, spiegò anche la Mitchell, non avrei mai intrapreso la carriera musicale. Altrove sostenne che Both Sides Now, uno dei suoi brani più famosi, era nato dal trauma dell’essere stata costretta a dare in affido la figlia a metà anni ‘60. Diceva anche che per non farsi sviare del tutto s’era messa a disegnare le copertine dei suoi dischi: Song of seagulls, l’album d’esordio del 1968, e poi Clouds (1969), Ladies of the Canyon (1970), Court and Spark (1974), Mingus (1979), Wild Things Run Fast (1982), Turbulent Indigo (1994), Taming the Tiger (1998), Both Sides Now (2000), fino a Travelogue, pubblicato nel 2002.   Musica e pittura. Lo yin e lo yang di Joni Mitchell. Si ritiene fortunata perché è sempre riuscita ad alternare le due attività. Quando le canzoni si rifiutavano di prendere forma, si metteva a dipingere. La creatività a maggese. Lasciava riposare il terreno come i contadini, amava ripetere. Goethe...

Letto in un’altra lingua / Tiger Tateishi, Tigri di carta e di sogno

In un articolo intitolato “Il pianeta come festival”, apparso nel 1972 su Casabella (n. 365) e l’anno seguente su Design Quarterly (n. 89), Ettore Sottsass jr. immaginava un futuro nel quale le città fossero scomparse dalla faccia della Terra, polverizzate dalla «decentralizzazione esplosiva della distribuzione dei consumi», con parole che oggi, lette a prescindere dal contesto culturale dell’epoca, non possono che richiamare alla mente il mondo iper-connesso della contemporaneità:   Il problema di “produrre” non c’è più, […] i “prodotti da consumare” si spostano automaticamente lungo i canali di una specie di rete sotterranea di super-posta pneumatica, interrogata automaticamente da tastiere portatili comunicanti via radio con i calcolatori dei super-magazzini di raccolta. […] Così siamo diventati tutti artisti artigiani, provvisti di super-strumenti per fare da soli quello che ci pare, e siamo anche artisti-nomadi […] perché possediamo questa super-possibilità di comunicare che ci permette sempre di sapere tutto (di tutto e di tutti) e ci permette di far sapere (a tutti) tutto di noi […]. Siamo arrivati ad uno stadio nel quale siamo sempre noi i rappresentanti di noi stessi...

Senza muro / Venti dell’ovest, venti dell’est

Europa subito, Europa adesso, Europa ora o mai erano gli slogan più urlati quando, dopo l’incredibile 1989, entrare nella casa comune era una passione utopistica che pareva dovesse coincidere con l’estensione della democrazia in tutto il Vecchio continente. A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino – l’evento simbolico che riunifica le due Europe immobilizzate dalla guerra fredda – la discontinuità dei processi storici si riverbera nell’attuale crisi della democrazia. Mentre i paesi collocati tra la Germania e l’Unione Sovietica, l’“Occidente sequestrato” nella celebre definizione di Milan Kundera, sono diventati, in un rovesciamento geopolitico di ruoli, l’est dell’occidente.  Senza muro. Le due Europe dopo il crollo del comunismo (trad. di David Scaffei, Donzelli, 2019) di Jacques Rupnik ripercorre vicende storiche collegate a quella fase cruciale della storia europea e riflette sull’incubazione e sulle conseguenze di una data come “il 1989 che può essere considerato l’ultimo momento in cui l’Europa ha costituito lo scenario principale di un evento mondiale”. L’autore, esperto di storia e politica dell’Europa centro-orientale, è stato consigliere del presidente ceco...

La biblioteca di Atlantide / “La fiaba russa” di Vladimir Propp

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Vladimir Jakovlevič Propp nasce a San Pietroburgo il 17 aprile 1895 e muore a Leningrado il 22 agosto 1970. Come dire che, pur essendo rimasto sempre nella stessa città, la storia gli è passata davanti, e quei luoghi hanno assunto nel corso del (suo) tempo tutt’altro senso e ben diverso sapore. Certo, per un folklorista come lui, abituato a riflettere sulla distanza dei secoli, se non dei millenni, quei settantacinque anni del Novecento saranno state bazzecole. Resta comunque il fatto che i pesanti cambiamenti epocali di cui è stato testimone – la rivoluzione russa e il lungo regime politico-culturale sovietico che ne è seguito – hanno parecchio pesato sul suo lavoro a dir poco geniale. A trentatré anni, nel 1928, Propp pubblica quello che resterà il suo capolavoro,...

Fotografare e guardare / Turismo

La cultura moderna si è da sempre caratterizzata per un forte orientamento verso il movimento. Cioè per la sua ferma volontà di promuovere gli spostamenti delle persone in tutte le loro forme. Anzi, come ha sostenuto il sociologo francese Rodolphe Christin nel recente volume Turismo di massa e usura del mondo (Elèuthera), nelle società contemporanee la mobilità viene addirittura considerata una garanzia di soddisfazione psicologica, un obbligo senza il quale non si può aspirare ad essere pienamente realizzati come esseri umani. Vale a dire che «la mobilità è diventata un fattore che dà efficacia alla propria performance esistenziale, è un modo per riempire la propria vita e realizzarne gli obiettivi, è un mezzo per conseguire la felicità personale e sociale e per materializzare i propri fantasmi» (p. 29). Non vale cioè la pena accontentarsi di quello che è collocato vicino, perché quello che si trova lontano, che dev’essere raggiunto tramite un viaggio, può sicuramente possedere un valore superiore.    Di conseguenza, lo sviluppo della mobilità favorisce l’espansione del capitalismo contemporaneo, permettendo l’ampliamento della zona d’influenza del mercato. Ma,...

Reportage numero 40 (ottobre-dicembre 2019) / Cile, anatomia di una protesta

C'è un episodio che racconta più di altri le proteste in Cile e le sue cause. È la telefonata intercettata e apparsa sui media in cui la primera dama Cecilia Morel si sfoga con un'amica per quelle marce e le violenze, l'ostilità di tante gente che non si spiega, non capisce. “È come se ci fosse una invasione di alieni”, dice con voce rotta, e la frase pur nella tragedia degli eventi diventa meme, la signora irrisa, eletta a simbolo dello scollamento tra chi governa il Cile e la realtà. Alieni? Gente che scende in strada a protestare contro il miserabile stipendio minimo di 301milapesos (425 dollari) e una pensione media che si aggira intorno ai 260 dollari grazie alla legge sulle Afp, le  assicurazioni obbligatorie varate da Pinochet e appena ritoccate dai governi democratici, che spremono il lavoratore e arricchiscono le assicurazioni in cambio di pensioni risibili? Quelle che in tutto il mondo avevamo salutato come un successo, salvo capire dopo un po' che non funzionavano, che non si vive con quelle cifre?   Reportage n. 40 (ottobre-dicembre 2019)   Eppure, con quel discorso pieno di terrore Cecilia Morel esprime i sentimenti della sua classe, quella distanza...

Thomas Ostermeier al Piccolo Teatro / Eribon, tra gender e avanzate delle destre

“Durante la mia infanzia, tutta la mia famiglia era 'comunista', nel senso che far riferimento al Partito comunista costituiva l'orizzonte incontestato del rapporto con la politica, il suo principio organizzatore. Come ha potuto diventare una famiglia a cui è sembrato possibile, a volte perfino quasi naturale, votare l'estrema destra o la destra? […] Quale pesantissima responsabilità ha la sinistra in questo processo?” (Didier Eribon, Ritorno a Reims, Bompiani, 2017, pag. 107)   La morte del padre è per Didier Eribon, sociologo francese, professore di filosofia alla facoltà di Amiens e intellettuale impegnato nella questione gender (Riflessioni sulla questione gay, Ariele Editore, 2015, è uno dei punti di riferimento per i gender studies), la scusa per ripercorrere a ritroso il percorso della sua vita, il momento per superare la “vergogna sociale” che lo attanaglia fin dall'adolescenza. Ritorno a Reims, seppur nell'uso della prima persona, diventa strumento di una riflessione sociale sulla deriva delle destre in Europa, acclamate e appoggiate soprattutto da una classe operaia che fino a pochi anni prima trovava nel fronte opposto il proprio punto di riferimento. ...

La tomba di Franco / Scappare da Cuelgamuros

Era l'anno 1948 e due giovanissime nordamericane, neanche ventenni, Barbara Probst Solomon e Barbara Mailer, sorella di Norman Mailer (che aveva appena pubblicato Il nudo e il morto) aspettano in una macchina prestata dallo stesso scrittore nei pressi del Monastero dell'Escorial. Fuori c'è Paco Benet, il giovane antropologo fratello di Juan, l'autore fondativo che vent'anni dopo darà inizio alla nuova narrativa spagnola con Ritornerai a Región. Tutti e tre sono arrivati da Parigi, dove abitano e sono stati ingaggiati dalla antifranchista FUE (Federación Universitaria Escolar), organizzazione universitaria che era nata alla fine degli anni '20 contro la dittatura di Primo di Rivera e ora si stava riorganizzando, clandestina, a Madrid.   I tre giovani aspettano due studenti prigionieri a Cuelgamuros, il lager dove si costruisce un gigantesco monumento in onore ai caduti franchisti della Guerra Civile. Sono Manuel Lamana, di famiglia repubblicana esiliata e Nicolás Sánchez-Albornoz, figlio di colui che diventerà negli anni '60 Presidente della Repubblica spagnola in esilio. Tutti e due sono stati arrestati nel 1947, insieme ad altri compagni, nei pressi della facoltà di Lettere...

Linguaggi, narrazioni e dinamiche interculturali / Un italiano a Seul

Oppa Gangnam style   Si chiama “mitopoiesi”, esiste da millenni come forma di affermazione dell’identità di culture e società: il modo migliore per contrastare un modello culturale egemone, una narrazione dominante, è con una storia che proponga un modello differente, ma soprattutto che sia una storia ancora più efficace del modello esistente (cfr. Furio Jesi). Se però le storie sono generate all’interno della medesima società, c’è il rischio che tutto rimanga bloccato in una dinamica fra cultura dominante, culture alternative e culture di opposizione (cfr. Raymond Williams). Il cambiamento è quindi solo illusorio, una apparente libertà che consente all’ideologia dominante di reprimere le idee veramente rivoluzionarie che potrebbero sovvertirne l’egemonia. Cosa c’entra questo con la Corea? C’entra soprattutto con l’ampia diffusione che il K-pop sta avendo in gran parte del mondo. C’entra perché, forse per la prima volta nella storia della civiltà occidentale, un movimento culturale asiatico (Hallyu, l’onda coreana) sta avendo una forte influenza su una generazione di adolescenti. Il fatto che il K-pop sia un fenomeno originatosi in una società altra lo rende potenzialmente...

Cronaca di un’estinzione annunciata / Naomi Klein, Il mondo in fiamme

Fra tutti gli scenari possibili che ci aspettano da qui ai prossimi anni, il più improbabile, quello veramente fantascientifico, è che i pochi potenti della terra improvvisamente cambino atteggiamento e decidano di perdere potere e denaro in favore del resto dell’umanità. Nei fatti, questa è l’unica possibilità reale che la specie chiamata Homo Sapiens ha di evitare l’estinzione. Eppure è proprio questo lo scenario che spera di raggiungere chi da decenni si occupa e preoccupa delle magnifiche sorti e progressive dei Sapiens. Fra questi, una figura ben nota internazionalmente è Naomi Klein, autrice del best seller No logo che tanto scompiglio portò fra le agenzie di comunicazione nel 2000 e che ora esce con Il mondo in fiamme, contro il capitalismo per salvare il clima, uscito nel 2019 e prontamente pubblicato in Italia da Feltrinelli a settembre.    Che ci sia un rapporto diretto tra il metodo di produzione industriale e il deterioramento dell’ambiente in cui possiamo vivere, inscindibile dal deterioramento sociale e culturale, è ormai un dato dimostrato. Poi possiamo chiamarlo come vogliamo: capitalismo, neoliberismo, colonialismo, a ogni tempo la sua definizione....

Gilles Kepel / Caos in Medio Oriente: e l’Occidente?

L’arabista Gilles Kepel con il volume Uscire dal caos (Raffaello Cortina, 2019) ci spiega con ricco e informato dettaglio quanto sta accadendo ormai da quarant’anni in quel pezzo decisivo di mondo che sta tra Algeria e Pakistan, tra Yemen e Turchia giusto per dare le coordinate geografiche della grande estensione bellica che esso racchiude. Un bellum omnium contra omnes in cui tutti si combattono: all’inizio ormai lontano (tanto da sembrare un conflitto “locale”) arabi e israeliani, ma poi sunniti contro sciiti (la grande divisione di quel pezzo di mondo), e poi sunniti contro sunniti, monarchie del petrolio contro regime iraniano, infine jihad contro tutti – ma con il sostegno di molti tra gli attori in campo. E non sullo sfondo ma direttamente in scena le grandi potenze: gli Stati Uniti in ritirata, la Russia che avanza, le varie e divise nazioni europee da sempre interessate allo scacchiere mediorientale (Francia, Gran Bretagna, Italia marginalmente con riferimento alla Libia).   Il principale pregio del libro è di farci capire il rapporto tra potere e religione. Dopo la stagione secolarizzante della Turchia di Ataturk e della Persia dello Shah (un’illusione laicista?), a...

Giappone / Kodoku-shi, la morte solitaria

Un settore di grande successo   Nell’estate del 2018 si è registrato in Giappone un caldo record, con temperature di oltre 40 gradi in diverse città. Mai così caldo da quando la nazione nipponica ha cominciato a farne statistiche nel 1946. Sotto quel clima rovente, però, c’è stato un settore che non si è mai fermato in tutta l’estate.    Questa professione si chiama in giapponese tokushu-seisō-gyōsha, detta per brevità tokusō, ovvero impresa di pulizia speciale. Si tratta di ripulire luoghi che sono stati teatro di incidenti o persino di omicidi. Ultimamente però la tokusō è molto richiesta per pulire case e appartamenti dove è avvenuta la cosiddetta kodoku-shi, la morte solitaria: i cadaveri vengono trovati, in genere molto tempo dopo il decesso, in condizioni inenarrabili e spesso all’interno di ambienti pieni zeppi di immondizia accumulata a volte fino ad altezza d’uomo. Immagino che rimaniate esterrefatti, ma addirittura nel vocabolario contemporaneo giapponese esiste già un termine specifico per designare queste case riempite di rifiuti: gomi-yashiki, letteralmente “dimora di immondizie”. Sembra che i poveri abitanti di quelle case vivessero barricati dietro...

Intervista a Giorgio Samorini / Sostanze, e terapie, psichedeliche

Le cosiddette droghe psichedeliche hanno conosciuto, nell’arco del novecento, fortune alterne. Dopo un primo periodo di grande sperimentazione medica e, poi, di largo consumo si è passati alla loro stigmatizzazione da parte dell’opinione pubblica e alla loro messa fuori legge da parte della classe politica. Per quasi trent’anni, dai primi anni settanta fino alla fine degli anni novanta, sono quasi scomparse dal dibattito pubblico. Da quasi un ventennio, invece, stanno conoscendo una nuova fortuna, soprattutto, nel settore della ricerca scientifica e terapeutica. Giorgio Samorini, nato nel 1957, è un ricercatore specializzato sui funghi e le piante psicoattive, di cui è uno dei massimi esperti mondiali, fondatore e presidente della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza e autore di numerosi saggi e volumi, come Droghe tribali (Milano, Shake Edizioni, 2012), Animali che si drogano, edizione aggiornata e riveduta (Milano, Shake Edizioni, 2013) e Mitologia delle piante inebrianti (Roma, Edizioni Studio Tesi, 2016). Recentemente, cofirmati con Adriana d’Arienzo, medico anestesista specializzata nella neurofarmacologia degli psichedelici, ha pubblicato due volumi sulle...

Franco / Valle de los Caidos

La visita a un luogo rilevante esige, a un certo punto, una sua teoria specifica. Il fatto di spostarsi per scoprire un sito si iscrive in un orizzonte ermeneutico che espone il viaggiatore a domande del tipo: “qual è il senso di una visita proprio a questo luogo?”, “dove ti porta – e in che modo – un viaggio di questo genere?”  Visitare posti “inconsueti” impone un atteggiamento critico, e ciò sia in una prospettiva individuale (“chi mi ha portato qui?”) che intersoggettiva (“per quale motivo vorrei proporre questa visita ad altri?”).  Tali considerazioni affiorano con prepotenza alla mente in un luogo molto particolare: la “Valle de los Caídos”, nella Sierra de Guadarrama. Innanzitutto: è utile andarci ora che la stampa, anche internazionale, parla della decisione di spostare i resti del Generalissimo Franco dal complesso della “Valle dei Caduti” a Madrid? La parola “luogo”, in questo caso, non rende onore alla complessità dell’oggetto in questione, visto che la “Valle de los Caídos” è tutt’altro che una realtà neutra riassumibile in un unico concetto (come “luogo”, “sito”, “monumento”).    La “Valle dei Caduti” (combattenti morti durante la guerra...

Quest’irta pianta / Ponciro

Mi ha trafitto in piena fronte. Con una frustata di rimbalzo mi ha conficcato una spina degna della corona della Passione. Fortuna vuole che non sia impressionabile, mantengo il sangue freddo anche se mi zampilla in mezzo agli occhi. Devo quest’esordio splatter a un individuo assai permaloso, che non ama farsi mettere le mani addosso. Sono incidenti che possono capitare in giardino quando non consideri con chi hai a che fare. Volevo solo raddrizzarlo un poco, convincerlo con un tutore a salire più in verticale invece che, stortignaccolo, lasciarlo protendere in avanti. Ma si è ribellato, e il mio tentativo di rimetterlo in riga mi si è ritorto contro.     Il soggetto in questione è un Poncirus trifoliata (o Citrus triptera) desiderato fin da quand’ero ragazzina: ne aveva un gran bell’esemplare dal portamento composto la vecchia maestra che abitava al Pian delle Viti. Ma lei, evidentemente, sapeva mettere tutti e tutto al loro posto. Chissà se c’è ancora? Il ponciro, dico; la maestra, quella è morta da mo’. Sarà perché in mente ho sempre quell’archetipo – quell’alberello così ben proporzionato, cresciuto al margine del giardino confinante con il sentiero a mezza...

Archeologia / Heinrich Schliemann: dall'isola di Texel alla scoperta di Troia

Sull’acropoli del parco archeologico di Baratti e Populonia è in corso una campagna di scavi inaugurata lo scorso sedici settembre e nata dalla collaborazione tra Parchi Val di Cornia SpA, Soprintendenza e le Università di Siena e di Toronto. Lo scavo interessa soprattutto un edificio termale datato tra il II e il I secolo a. C., al momento visitabile solo dall’esterno.  Si tratta di uno degli edifici termali più antichi dell’Etruria romana – dunque di un’acquisizione molto importante per il parco archeologico – che potrà, a lavori ultimati, venire visitato anche internamente. È situato a fianco degli ambienti in cui nel 1841 fu trovato il mosaico con fondo marino, oggi esposto al museo archeologico di Piombino. La scena descritta nel mosaico è un naufragio: tre uomini nudi, con le braccia alzate, chiedono salvezza. Attorno ai loro corpi ci sono pesci, una conchiglia e un mollusco. L’immagine è capovolta rispetto al punto di vista dell’osservatore. Il mollusco, a seconda di dove lo si guarda, prende le sembianze di una colomba. Mollusco e colomba sono simboli della greca Afrodite e della romana Venere. Venere, dea della bellezza e protettrice della navigazione, aveva il...

Ricette immateriali / Erba cultura e paesaggio. Preboggion

La ricchezza e la varietà della cucina di Genova e del Levante ligure, cui la ricetta della quale parliamo appartiene, si basa generalmente su pochi o semplici ingredienti, spesso vegetali e “poveri”, ma nobilitati da una grande arte combinatoria. Non esiste una ricetta obbligata del preboggion, che con questo nome o sue varianti è diffuso perlomeno da Genova alla Riviera di Levante, ma anche in alcune zone dell’appenino parmense che con quest’ultima hanno una lunga storia di scambi, di migrazioni interne e stagionali. Mentre a Levante il termine indica «un misto di erbe di campo ove entrano anche rosolacci ancora non vegetativi, oltre a varietà d’insalate selvatiche» (come riportato nel dizionarietto genovese-italiano di A. Sismondi, in  G. Battista, G. Ratto, Cuciniera genovese, Pagano, Genova, 1963), a Genova dovrebbero essere ingredienti principali le bietole e le foglie giovani di cavolo cappuccio, che tuttavia possono essere integrate da altre erbe miste occasionalmente disponibili ed eventualmente da riso o pasta.   Della “ricetta” genovese esistono alcune rare testimonianze scritte, in particolare quella indiretta fornitaci da un documento della Rota Criminale...