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Geografie

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Una retrospettiva a Prato / Ren Hang: fotografie haiku

Il Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci di Prato riapre, dopo l’emergenza Covid-19, con una retrospettiva intitolata semplicemente “Nudi” dedicata al fotografo e poeta cinese Ren Hang prematuramente scomparso nel 2017 a soli 29 anni. “Il più eroico fotografo che la Cina abbia avuto in tempi recenti”. Così lo definisce Francesco Terzago, traduttore in italiano (e prima traduzione in assoluto, da cui citeremo) del corpus poetico di Ren Hang.  Come ci immaginiamo venga vissuta la nudità in un paese come la Cina? “Il sesso e la nudità in generale deve essere associato alla bellezza e alla purezza. […] Penso che i cinesi amino la bellezza del sesso e della nudità ma cercano di sfuggirle”. A dirlo è proprio l’autore il quale afferma anche che le sue poesie e le sue fotografie viaggiano su due diversi binari che non si incrociano, due diversi piani espressivi. Eppure come le sue fotografie la poesia di Hang è nuda o meglio è naturalistica nel senso che si fonda sulla natura delle cose e della loro propria esistenza considerata come principio autosufficiente. Un principio sul quale si fonda tutta la breve esistenza di questo autore, tormentata proprio dal desiderio di libertà...

Un’autobiografia della Francia / Le mie galliche antenate

Élise Thiébaut, classe 1962, è una scrittrice, giornalista, e attivista francese.  Fin dagli anni ’80 la sua produzione letteraria dimostra un’attenzione particolare alla necessità di sensibilizzare il pubblico, più vasto e plurale possibile, su tematiche sociali di stringente attualità: femminismo, antirazzismo, inclusività. Dopo una raccolta di racconti intitolata Guide pratique pour l’Apocalypse (2000), è infatti coautrice, insieme ad Agnès Boussuge, di una serie di tre volumi destinati all’infanzia e incentrati su temi difficili quali le mutilazioni sessuali, la rappresentazione delle donne in politica e le violenze familiari e di coppia.  In Italia arriva nel 2018 con il suo ‘‘manifesto contro il tabù delle mestruazioni’’: Questo è il mio sangue, edito Einaudi. A cavallo tra il pamphlet e l’autobiografia, mescolando storia e folklore, antropologia e medicina, Thiébaut punta a ricostruire le vicissitudini millenarie ‘‘delle regole: di quelle che le hanno, e di quelli che le fanno’’.    Non abbandona il gusto per le formule provocatorie nemmeno per il suo ultimo saggio, Mes ancêtres les Gauloises. Une autobiographie de la France. Il titolo riprende infatti...

Un’autobiografia della Francia / Le mie galliche antenate

Élise Thiébaut, classe 1962, è una scrittrice, giornalista, e attivista francese.  Fin dagli anni ’80 la sua produzione letteraria dimostra un’attenzione particolare alla necessità di sensibilizzare il pubblico, più vasto e plurale possibile, su tematiche sociali di stringente attualità: femminismo, antirazzismo, inclusività. Dopo una raccolta di racconti intitolata Guide pratique pour l’Apocalypse (2000), è infatti coautrice, insieme ad Agnès Boussuge, di una serie di tre volumi destinati all’infanzia e incentrati su temi difficili quali le mutilazioni sessuali, la rappresentazione delle donne in politica e le violenze familiari e di coppia.  In Italia arriva nel 2018 con il suo ‘‘manifesto contro il tabù delle mestruazioni’’: Questo è il mio sangue, edito Einaudi. A cavallo tra il pamphlet e l’autobiografia, mescolando storia e folklore, antropologia e medicina, Thiébaut punta a ricostruire le vicissitudini millenarie ‘‘delle regole: di quelle che le hanno, e di quelli che le fanno’’.    Non abbandona il gusto per le formule provocatorie nemmeno per il suo ultimo saggio, Mes ancêtres les Gauloises. Une autobiographie de la France. Il titolo riprende infatti...

Trieste / Sgaio

Specie di koiné veneto-giuliana parlata fra Muggia, Trieste, Monfalcone, Gorizia, Grado (più o meno).    Si tratta di un aggettivo, e serve a designare un concetto che è molto di moda, in questo periodo. Indica una qualità che è una via di mezzo fra "furbo" e "intelligente". Che io sappia, in italiano non esiste un aggettivo che sia una via di mezzo fra "furbo" e "intelligente". Ora è di moda, in questi casi, usare la parola "smart". Che però non è italiana!

Lo chansonnier russo / Aleksandr Vertinskij: carteggi di amori sovietico-decadenti

Aleksandr Vertinskij in posa da viveur. L’epistolario a cui si fa riferimento in queste pagine è un misto d’amore e di politica, dove pure la componente storico-governativa rientra nella categoria degli affetti. Amore di patria, parallelo a quello per una donna (e per le figlie), provato con lo struggimento e la passione di cui soltanto gli emigrati russi sono stati capaci. Colui che sarebbe diventato un idolo dei palcoscenici, prima nella Russia prerivoluzionaria, poi in giro per il mondo sulle scene della diaspora e, infine, su quelle sovietico-staliniane, nacque a Kiev nel lontano 1889. Il destino gli riservò un’infanzia difficile, figlio illegittimo di una coppia clandestina (ben nota e chiacchierata in città), rimase orfano di madre a tre anni. Il padre morì a sua volta di disperazione e il piccolo, separato dalla sorella, fu affidato a una zia molto dura di carattere. Alunno del prestigioso ginnasio kieviano N. 1, compagno di Paustovskij e Bulgakov, ne fu presto espulso per ragioni di cattiva condotta. La severità della matrigna lo spinse alla ribellione fino a portarlo sulla via del teppismo. Fu sorpreso in flagrante furto delle offerte lasciate dai pellegrini al...

Cremona / Gregnapàpula

Deriva presumibilmente dall’accostamento della voce pàpula, da considerare come un’alterazione di pàrpula a sua volta derivato da parpàja, “farfalla” (dal latino medievale parpalia) al verbo grignà: digrignare i denti e poi ridere, sghignazzare o anche deridere… una farfalla (notturna) che sghignazza, adorabile.

Fantascienza sovietica / La chiocciola sul pendio

Dovremmo essere tutti d’accordo, ormai, sull’importanza non secondaria (e sulla bellezza) della letteratura fantascientifica. Ma se la fantascienza viene spesso vista come una letteratura di pertinenza anglo-americana, a cui si aggiungono ogni tanto voci provenienti dal resto del mondo, Italia compresa, non può andar taciuto che nel secolo scorso i narratori del blocco sovietico abbiano avuto un ruolo tutt’altro che marginale. Lo scrittore più famoso è stato senza ombra di dubbio il polacco Stanislaw Lem, noto al grande pubblico per il romanzo Solaris. Ma le sue opere, a eccezione proprio di Solaris, pubblicato da Sellerio, Golem XIV, pubblicato da Il sirente, e Vuoto assoluto, pubblicato da Voland, sono in questo momento assenti dalle nostre librerie e reperibili solo nel mercato dell’usato.    È imbarazzante che i libri di un gigante come Lem debbano circolare quasi clandestinamente, ignorati dal grande pubblico e, tocca dirlo, anche dai lettori forti, il cui gusto in questi anni con ogni probabilità è cambiato e si è perso per strada una delle voci più innovative e profonde della letteratura mondiale. Augurandomi che qualche altro editore – oltre a quelli già citati...

Area tridentina / Stránio

stránio. (area tridentina) di Fausta Libardi   Durante la grande guerra, per sgomberare il teatro delle operazioni, le popolazioni della Valsugana che abitavano lungo il confine dell’Impero vennero deportate nell’entroterra. In Boemia, nei campi, c’era il tifo; a mia nonna, sfollata con due figli bambini, un contadino generoso portava ogni tanto qualche gallina che era morta di malattia. Quando ripensava a quel periodo (avveniva di rado) alla nonna ghe vegnía stránio: lo struggimento che rende di nuovo presente il dolore e l’umiliazione del passato. 

Estate in città / La casa del popolo

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33 poesie / Cees Nooteboom: viaggi, isole, tombe

L’occhio del monaco è un libro di poesie di Cees Nooteboom tradotto nel 2019 da Fulvio Ferrari per Einaudi, che segue Luce ovunque, uscito nel 2012. Nooteboom è autore di libri di viaggio, saggi, romanzi, poesie, nato all’Aia nel ’33, che ha viaggiato sin da giovanissimo in tutto il mondo, aprendosi e aprendo la sua scrittura a tutte le influenze, lasciandosi contagiare da passioni e rituali, mescolandosi con altri tempi e altri luoghi. L’isola dei monaci è il luogo dove ha iniziato a scrivere questa ultima silloge, un’isola nel cui stemma vi è un monaco grigio al cui occhio non si può sfuggire, che tutto vede e tutto rassicura, ma più di ogni altra cosa invita a vedere. La costruzione del libro ricorda questo occhio da cui sembra non voler uscire, dove sembra voler sostare; una costruzione circolare, come se perimetrasse l’isola o come se perimetrasse l’occhio del monaco, portando ogni verso avanti ma al contempo indietro. Lo schema metrico sempre uguale contiene incontri e sogni lungo trentatré poesie: sono descrizioni di immagini oniriche, talvolta surreali, altre realistiche. Pochi sono gli interni, nei quali spicca come oggetto il letto, molti gli esterni, moltissimi gli...

Diario 7 / Vertigini al contrario

Si possono pronunciare tante parole buone sulla montagna e su chi la sceglie per passare un periodo di vacanza, una fuga nel tempo o un’intera vita. Io pronuncio la parola ottundimento. Una parola che in realtà può non sembrare così buona, se è vero che di solito la usiamo per indicare un indebolimento progressivo della vivacità mentale. Eppure se la vivacità mentale è il requisito che dobbiamo sviluppare per sopravvivere nei contesti di civiltà in cui siamo costretti a spendere le nostre vite, il suo indebolimento progressivo, a favore di una capacità di meditazione più distesa come quella che si raggiunge in montagna, rappresenta una conquista notevole. Immagino che la questione, ridotta all’osso, abbia a che fare con la percezione del tempo. Si sa che il tempo psicologico non corrisponde al tempo matematico, e che ognuno vive questo scarto a modo suo. In città il mio tempo psicologico è spaventosamente più rapido del tempo matematico. In montagna lo scarto si riduce notevolmente. In certi momenti addirittura mi sembra che i due tempi arrivino a convergere.     La decelerazione del tempo psicologico è ciò che chiamo ottundimento. Ma nel mio caso non ha nulla di...

Imaging, Technology and the Natural World / On Earth. Le avventure dello sguardo

“Dopo la Guerra Civile, gli Americani ritornarono ad esplorare il loro continente, specialmente l’eccitante, e poco conosciuto, Ovest. Uno degli strumenti delle loro esplorazioni era la fotografia, che all’epoca era ancora una novità. Il fotografo-come-esploratore era una nuova tipologia di creatore di immagini: in parte scienziato, in parte reporter, e in parte artista. (…) Esplorando nello stesso tempo un nuovo medium e un nuovo soggetto, ha realizzato immagini nuove, che erano oggettive, non aneddotiche, e radicalmente fotografiche.”   Lucas Foglia, Kenzie inside a melting glacier juneau icefield research program Alaska, 2016, courtesy of the artist. Con queste parole di John Szarkowski si apre l’introduzione del catalogo della mostra “The Photographer and the American Landscape”, tenutasi nel 1963 al MoMa di New York; l’intento era quello di raccogliere e presentare il lavoro di tutta una serie di fotografi che avevano non solo registrato, ma anche ridefinito e plasmato, il concetto di paesaggio naturale (e di fotografia di paesaggio), autori che, al di là dei differenti approcci, condividevano un unico scopo: raccontare, citando ancora le parole di Szarkowsi, “com’è...

Nastassjia Martin, Croire aux fauves / Attenti all'orso!

“L’orso è partito, ormai da ore, e io aspetto, aspetto che l’obnubilamento si dissolva. La steppa è rossa, le mani sono rosse, il viso tumefatto e lacerato non è più lo stesso. Come ai tempi del mito, è l’indistinto a regnare, io sono questa forma incerta dai tratti scomparsi sotto gli squarci aperti nel volto, ricoperti di umori e di sangue: è una nascita, perché manifestamente non è una morte.” Cosi comincia, senza tanti giri di parole, il bel libro scritto dall’antropologa Nastassjia Martin, Croire aux fauves, uscito l’autunno scorso in Francia e di prossima traduzione in Italia. Fin dalle prime righe, infatti, di questo si tratta: di “credere alle fiere”.   In queste giornate estive in cui le cronache parlano con frequenza di incontri e di scontri con orsi sulle montagne trentine (ma il discorso potrebbe allargarsi anche al lupo), e delle polemiche che li accompagnano, credere alle fiere non vuol dire prenderle sul serio perché selvaticamente pericolose. No. Qui, con uno di quegli spiazzamenti propri all’antropologia, vuol dire piuttosto: prestarvi fede. E, in un certo senso, come fa l’autrice, affidarvisi, consegnandosi all’altrui capacità. Con l’andamento frammentato...

Un'anticipazione / Disuguaglianze

Le disuguaglianze investono tutte le dimensioni del vivere (Barca, in De Rossi, Riabitare l’Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste, Donzelli, 2018). Per lungo tempo l’attenzione degli scienziati sociali si è soffermata sulle disuguaglianze di reddito e di produzione, tralasciando le numerose altre dimensioni che concorrono a determinare asimmetrie di opportunità, come ad esempio, l’istruzione, le cure sanitarie, la sicurezza personale, la qualità ambientale, la dotazione di infrastrutture materiali e immateriali, le reti di mobilità, l’efficienza amministrativa e giudiziaria. Allargando la prospettiva alla qualità della vita delle persone, lo spazio delle disuguaglianze si dilata ben oltre le disparità di ricchezza e reddito, rendendo più complesse e urgenti le politiche di contrasto. Le disuguaglianze di opportunità che derivano dalle differenti possibilità di accesso a servizi essenziali condizionano i risultati che le persone sono in grado di ottenere nel corso della loro vita (Accessibilità), pur senza alcuna connessione con la volontà o l’impegno dei singoli perché generate in una «lotteria alla nascita» che assegna posizioni di partenza differenti per genere,...

San Severo / “Ndèscia”

“na ndèscia” (rigorosamente solo al femminile!): una donna incapace e maldestra nelle attitudini domestiche e non, a cui scappa tutto di mano, di scarso apprendimento e dall’aria imbambolata, oppure disgraziatamente frettolosa. Termine ormai desueto e dimenticato anche nel nostro dialetto sanseverese.

Sciarà / Vavasceia

“Vavasceia”: per dire della pioggia che cade come bava dal cielo.   Non so se sia una parola dialettale (e di quale dialetto, campano o lucano o che…), oppure l’invenzione (quasi onomatopeica) di mio nonno materno, da lui ascoltata quand’ero ragazzo e, con i miei, si andava al ‘paese’ (Melfi, Pz), a trascorrere parte delle ‘vacanze in famiglia’. Ricordo di averla sentita, una volta, pronunciata da lui, nonno Lorenzo, mentre eravamo nella vigna di sua proprietà; lui indaffarato a curarsi di qualche tralcio di vite o grappolo d’uva, in un pomeriggio settembrino, io a fianco a guardarlo, e cominciò a cadere questa pioggia lenta, leggerissima, appena appena avvertita sulla pelle, appunto come ‘bava’ (vava, in napoletano). Molto tempo dopo, il suono di quella parola mi tornò in mente, quando ero in Inghilterra, giovane laureato e tirocinante in un studio legale, in una giornata di giugno (se non ricordo male), ospite nella casa di campagna di un avvocato (senior partner di quello studio) che mi faceva da tutor; personaggio di grande acume e ironia e in età avanzata (dettagli non irrilevanti per il seguito). Insieme ce ne stavamo seduti nel suo bel giardino e quella ‘pioggia...

Sognare la Terra / Troll, narcisismo e identità

Nel 1876 a Christiania viene rappresentato per la prima volta il Peer Gynt di Ibsen con le musiche di scena di Edvard Grieg. Il dramma racconta la storia di Peer, figlio di un ricco borghese caduto in disgrazia. Abbandonato dal padre, Peer vuole recuperare l’onore perduto, ma trascorre gran parte del tempo nell’ozio. Un giorno viene coinvolto in una rissa e per non essere arrestato fugge. Nel suo errare incontra Solveig, la figlia del Re dei troll, che lo vuole sposare… L’incontro di Peer col mondo sotterraneo dei troll è raccontato da Fabrice Olivier Dubosc nel suo ultimo libro, Sognare il mondo. Il troll nell’Antropocene (Exòrma, 2020). Il libro di Dubosc è una fenomenologia di ciò che è bloccato nella psiche, un’analisi dell’identità difensiva e del sovranismo regressivo. Al tempo stesso è una discesa agli inferi nel cui grembo è custodito il segreto della differenza tra lo spirito umano e lo spirito di un troll. Orco, folletto, diavolo…, il troll rappresenta per Dubosc la natura cieca, muta, pietrificata. È la paura di specchiarsi in ciò che non è simile a sé. Il troll ha a che fare col narcisismo che blocca i processi evolutivi e ostacola l’incontro. È il folletto sabotatore...

Estate in città / Ultras

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Cittadellarte / Una nuova Accademia

Accademia Unidee è il prototipo di un nuovo tipo di accademia d’arte della Fondazione Pistoletto. La proposta nasce dal percorso e l’esperienza del grande artista e dalle numerose azioni e iniziative ospitate nella sede di Cittadellarte. Questa, infatti, da oltre 20 anni è sede di sperimentazioni sulla formazione e la ricerca dell’arte per la trasformazione sociale responsabile. La sedimentazione di questo lavoro ha prodotto il nascere di Accademia UNIDEE che si caratterizza per una conoscenza multidisciplinare, orientata alla sostenibilità, all’innovazione consapevole, con attenzione all’impatto delle tecnologie sull’uomo, sull’ambiente e sulla società, e con una forte vocazione alla ricerca. Per comprendere meglio questo progetto abbiamo rivolto alcune domande al Maestro Michelangelo Pistoletto, a Paolo Naldini Direttore di Cittadellarte e Presidente di Accademia Unidee e a Francesco Monico Direttore Generale di Accademia Unidee.   Accademia UNIDEE è appena nata ma ha già una lunga storia alle spalle, quella della Fondazione Pistoletto e delle sue numerose iniziative. Cosa vi ha spinto a creare un'accademia? Michelangelo Pistoletto: Cosa ci ha spinto? Devo dire che siamo a...

Storia della pubblicità / L'individuo disarticolato del fordismo

Come nasce il fordismo? Nella macina dei grandi fatti storici si sommano grani differenti: fatti minuti, decisioni di vertice, tecnologie nuove. Un episodio in particolare colpisce. È la celebre visita di Henry Ford alle disassembly lines delle macellerie di Cincinnati e Chicago, dove sin dalla seconda metà dell'Ottocento i maiali venivano macellati e smontati in un ciclo continuo (Settis, 2016). Lì, dove si fronteggiano corpi morti e corpi vivi, nasce l’idea: tutti quei maiali appesi a ganci, semoventi, dai quali ogni butcher stacca un pezzo da lavorare – un arto, la testa, un muscolo – non sono forse l'esempio di come produrre al massimo della velocità e del risparmio la sua T-Model, ossia la prima utilitaria al mondo assemblata da una catena di montaggio, gigantesco successo commerciale che cambia le abitudini e le aspirazioni della classe operaia americana?    La disarticolazione del corpo è un pilastro della società di massa. Lo dimostra l’ingegnere Frederick Winslow Taylor, principale teorico dell’organizzazione razionale della produzione, quando studia i movimenti dell’operaio e ne elimina i gesti troppo lenti, non produttivi, dannosi, plasmando come creta una...

È troppo tardi per essere pessimisti / Ecologia non fa rima con questa economia

“Sono ormai cinquant’anni che gli scienziati ripetono che il cambiamento climatico rischia di stravolgere la faccia della terra, e che per evitare il disastro si deve smettere di bruciare petrolio, carbone e gas naturale. La diagnosi è unanime, ed è scritta nero su bianco nelle sintesi ufficiali... i rappresentanti dei vari stati li hanno ratificati eppure chi comanda non sta facendo niente. Perché?” Detto con le parole di Daniel Tanuro è una domanda che ci siamo posti tutti e che peraltro rappresenta la ragione essenziale all’origine del movimento Fridays for Future. Nel suo È troppo tardi per essere pessimisti, Edizioni Alegre, 2020 (nell’efficace traduzione di Riccardo Antoniucci) Tanuro ha una risposta chiara ed è una risposta sostanzialmente politica: “...Perché tutte e tutti sottostanno agli assurdi dettami dell’accumulazione capitalista, soprattutto quando si tratta delle multinazionali dei combustibili fossili, che hanno come obiettivo il profitto, non certo la transizione alle energie rinnovabili per i bene dell’umanità”. Ma a questa conclusione ci arriva attraverso un’analisi puntuale di tutti i dati scientifici a disposizione descrivendo e raccontando lo stato dei...

La cura dello sguardo / Ansie e rimedi

Biografia dell’ansia    Con grande sorpresa sono arrivato al sessantesimo anno. Sono nato a Bisaccia, Irpinia d’Oriente, il 19 febbraio del 1960. Mio padre Luigi e mia madre Flora tenevano l’osteria, allora la chiamavano cantina. Era appartenuta a mio nonno Vito, morto a trentasette anni, e al mio bisnonno.  Quando avevo tre mesi fui ricoverato al Cotugno di Napoli. Avevo la difterite, malattia per cui mia madre mi raccontava che morivano tanti bambini che erano in quell’ospedale. Lei divenne cardiopatica, e mi diceva sempre che era per colpa della mia malattia. Mio padre aveva un malumore di fondo, mischiato a una straordinaria capacità, anche comica, di intrattenere i clienti. Niente sembrava che gli andasse bene: neppure io, ovviamente. Non aver goduto della sua stima forse mi ha creato quella voragine di incredulità intorno a cui ruota tutta la mia vita. Anzi, le voragini sono due. L’altra viene da mia madre, dal suo perenne sentirsi malata. Per anni ho temuto la sua morte, poi sono passato a temere la mia. Evento cruciale un attacco di panico sulla sedia del barbiere, il 29 maggio 1986. Da allora vivo come se avessi davanti a me un’ora di vita. L’ansia e la...

Empire state of mind / Stati Uniti: l'impero nascosto

La quarta di copertina di un libro è la prima cosa che si guarda dopo che il titolo ha attirato la nostra attenzione. Non sempre dice la verità. Lo fa nel caso de L’impero nascosto di Daniel Immerwahr (Einaudi, 603 pp., 34 euro), quando dice che “la storia degli Stati Uniti al di fuori degli Stati Uniti” è “la vicenda di un impero che ha sempre negato di essere tale”. Impigliati nella stessa contraddizione che gli aveva impedito di nominare la schiavitù nella Costituzione dopo avere affermato l’uguaglianza e la libertà di tutti gli uomini, gli Stati Uniti hanno evitato di chiamare colonie – di pensare e definire come possedimenti coloniali – le numerose dipendenze territoriali accumulate nel mondo al di fuori dei propri confini nordamericani. Ne è visiva testimonianza anche l’evoluzione delle rappresentazioni novecentesche della mappa – il logo – del paese.   Tuttavia gli Stati Uniti sono un impero, scrive Immerwahr – storico alla Northwestern University – nell’ultima riga del libro, a suggello della sua lunga, argomentata dimostrazione. Nessun arzigogolo. Nessun salto mortale da “antiamericano” vendicativo nei confronti delle proprie classi dominanti. Immerwahr non forza la...

Da Londra a Mosca / Mathijs Deen, Per antiche strade

«Qualsiasi cosa possiamo immaginare è già accaduta una volta». Questa frase bella, senza dubbio, e carica di significati si legge a pagina 32 di Per antiche strade di Mathijs Deen (Iperborea 2020, traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo), un libro ricco, istruttivo e pieno di fascino. Un dono letterario che ha la capacità di far viaggiare il lettore metaforicamente, certamente, ma anche e quasi letteralmente. Lo scrittore olandese Deen ha trovato un modo per farci chiudere gli occhi e farci viaggiare attraverso l’Europa, secolo dopo secolo, strada per strada, strato per strato. Le cose già accadute una volta cui Deen si riferisce sono quelle legate agli attraversamenti del territorio europeo avvenuti prima di noi. Un gruppo di donne e uomini ha deciso molti anni prima di noi di seguire una strada che portava verso il Nord. Qualcuno ha già attraversato l’Appia antica vantando sogni migliori dei nostri. Altri hanno valicato i Pirenei scampando all’inquisizione spagnola e hanno viaggiato fino all’Olanda e poi ancora più lontano, prima che quelle montagne le valicassero quelli che scappavano dalla guerra. Qualcuno ha corso in auto all’impazzata agli inizi del secolo, tra una guerra e...