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Paradisi artificiali / Cocaina

La prima menzione è nel rapporto che un prete spagnolo, Thomas Ortiz, invia nel 1499 ai suoi superiori. Gli indigeni della costa settentrionale dell’America Meridionale si servono di una pianta che chiamano “hayo”. Nella carta al re Renato II Amerigo Vespucci fornisce indicazioni sull’uso della medesima pianta da parte degli aborigeni delle foci del Rio Pará. Man mano che la conquista procede, aumentano le segnalazioni. Francisco Pizarro e i suoi compagni ne vengono a conoscenza nel 1533. Sarà Pedro de Cieza de Leon a dettagliarne l’uso: la coca, questo il nome della pianta, infonde vigore e allontana i morsi della fame. Ci vorrà del tempo affinché i botanici identifichino due specie distinte. Un botanico francese porta in Europa i semi nel 1750. Viene descritta da Jean-Baptiste Lamarck: Erythroxylon coca. Si tratta di un arbusto di forma piramidale che può arrivare sino a quattro o cinque metri di altezza. Somiglia a un prugnolo e ha una corteccia di colore rosso-bruno, fiori giallastri, che si tramutano in frutti rossi senza nocciolo. La foglia è ovoidale o lanceolata, verde scuro, dimensioni variabili da 9,5 cm di lunghezza a 4,5 cm di larghezza.   Illustrazione di Aaron...

Progetto Jazzi / Al vento stanno le bandiere

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Al vento stanno bandiere, aquiloni, preghiere, saluti per i nomadi, vele che viaggiano, teli che proteggono, panni che asciugano: una differente famiglia di parole che tiene vivo negli occhi il racconto di ogni uomo.   C’è un’ora del giorno in cui l’umidità diventa un elemento materiale, non più vapore gassoso ma calore percepito, sostanza complice dello stare in un luogo. È quello il momento che definisce il passaggio dal pomeriggio al tramonto, quel repentino calare della temperatura che altera la presenza d’acqua, soprattutto nelle vicinanze del mare. È stato quello il momento d’inizio di Voce a vento, opera site-specific di Claudia Losi sul Monte Bulgheria. Si tratta del primo intervento artistico promosso dall'Associazione Jazzi, in cui Claudia Losi propone un’azione poetica di carattere visivo e sonoro. L’intento è percepire e raccontare i luoghi, restituendo spazio e senso ad un immaginario collettivo del territorio. Si tratta di...

Il profumo Zen del tempo / Buddhismo e lentezza in Byung-Chul Han

«Fino alla fine del XIX era in uso in Cina un orologio a incenso, detto hsiang yin (letteralmente, “sigillo di profumo”). Gli europei, fino alla metà del XX secolo, credevano si trattasse di un comune turibolo. A quanto pare, era loro estranea l’idea di misurare il tempo con l’incenso, e forse anche in generale il pensiero che il tempo potesse assumere la forma di un profumo» (p. 65). In uno dei passaggi più belli de Il profumo del tempo. L’arte di indugiare sulle cose (Vita e Pensiero, Milano 2017) il filosofo coreano di lingua tedesca Byung-Chul Han porta l’attenzione del lettore su questo oggetto, tanto poetico quanto estraneo alla sensibilità occidentale (almeno a suo parere). Può il tempo essere un profumo? È possibile percepire le cose, gli oggetti quanto l’immaterialità della durata in un altro modo rispetto a quello a cui siamo abituati? È necessaria, utile, sensata la quantificazione e la compartimentazione a cui abbiamo sottoposto gran parte delle nostre vite?   Sulle patologie della nostra – nostra di noi uomini occidentali contemporanei – percezione del tempo, di quel tempo che oggi vive un’epoca di «crisi» (p. 8) riflette Han in questo libro del 2009, tradotto a...

A Novara dal 20 al 23 settembre / Scarabocchi

Lo scarabocchio è una macchia d'inchiostro fatta scrivendo, una parola mal scritta, quasi illeggibile, tanto da sembrare uno schizzo. Secondo gli studiosi di etimologia, la parola ha origine incerta; per alcuni verrebbe da "scarabotto", scarafaggio, mentre per altri nasce dalla fusione di due parole francesi: escharbot, scarafaggio, e escargot, chiocciola; e per spiegarlo si richiama la macchia d'inchiostro simile all'impronta di uno scarafaggio. Anche la parola sgorbio, che indica una macchia d'inchiostro fatta per disattenzione, per imperizia o per caso, trae la propria origine da una parola greca che si riferisce a un animale, skórpios, lo scorpione, sempre per somiglianza. Se possedessimo una scienza degli errori grafici, degli sbagli di scrittura – che per comodità potremmo chiamare Errografia – quasi certamente dovrebbe occuparsi delle analogie tra sgorbi, schizzi, sfregi, baffi e profili di animali.   Inoltre, potrebbe utilmente studiare i rapporti che esistono tra mondo animale e mondo infantile e tra animali e personaggi letterari sulla base della scrittura. Pierre Menard, il riscrittore del Don Chisciotte, a detta di Borges, possiede una marcata scrittura da insetto...

Biennale Teatro / Revenants

Lo scandalo della morte domina l’Orestea di Anagoor, lo spettacolo che ha inaugurato la seconda Biennale Teatro diretta da Antonio Latella dedicata all’attore/performer. Questa rivisitazione dell’antica tragedia si snoda in una luce crepuscolare, opaca, ravvivata ogni tanto da sbaffi appena colorati che segnano come didascalie drammatiche alcuni personaggi o oggetti. Ricorre a microfoni, amplificazioni, registrazioni, proiezioni, danze, visioni e videovisioni, musiche, soprattutto una musica continua (di Mauro Martinuz) che sprofonda in inquietudine assoluzione meditazione tempesta, in un lungo continuo crepuscolo dell’agire umano disegnato con meravigliosi colori purgatoriali da Fabio Sajiz, un vero mago della luce e della sua sottrazione.  Simone Derai e Patrizia Vercesi firmano traduzione e drammaturgia (il solo Derai la regia) dell’ultima creazione di uno di quelli che si sarebbero detti nuovi gruppi anni 2000, ormai assurto a un livello da grande ensemble europeo (anche per il numero di coproduttori e sostenitori). Un fitto gruppo di giovani e giovanissimi, cresciuti nella factory di casa a Castelfranco Veneto e dintorni o in precedenti incursioni della compagnia ai...

La tolleranza zero di Trump / Texas-Messico: l'occhio del ciclone

Vivo nell’occhio del ciclone. La tempesta dell’immigrazione soffia dietro casa, sul confine fra Texas e Messico, così violenta da togliere il fiato. Ma qui in Louisiana regna una quiete profonda. L’estate si srotola lenta e senza soprassalti, tanto rovente da svuotare le strade e ammutolire i cani. Le notizie che arrivano da laggiù sono cronache da un altro pianeta. Ogni giorno porta un’altra storia, numero, dettaglio. Il senso però non cambia. Da primavera oltre 2 mila 500 bambini, in fuga dalla violenza del Centro America, sono stati strappati alle famiglie e chiusi in centri di detenzione. Alcuni sono stati da poco riuniti ai genitori, altri aspettano. Migliaia di migranti adulti sono sottochiave. Un numero imprecisato di richiedenti asilo è stato respinto prima di poter presentare il suo caso a un giudice. È la tolleranza zero voluta dal presidente Trump, un’eclissi dei diritti che vista da qui è ancora più amara. È la storia cupa raccontata dai media, dalle associazioni, dagli immigrati. Ed è il velo che si leva sull’altra faccia dell’America. Quella che ha votato Trump e si ostina a credergli – anche se i dati dicono che non c’è un boom dell'immigrazione, che gli arrivi non...

Einaudi e Mondadori / Mario Tobino. Il clandestino conteso

Esistono centouno quaderni manoscritti, compilati a partire dal 4 marzo 1945, che compongono il diario dello psichiatra e scrittore Mario Tobino. Sono stati conservati dagli eredi, e non c’è opera tobiniana che non sia lì testimoniata nella sua genesi e nel suo sviluppo. Narratore di cui si possono riconoscere agilmente almeno due grandi partiture: quella della follia (esemplificata in opere come Le libere donne di Magliano o Per le antiche scale) e quella del fascismo e della guerra (i cui titoli di maggior circolazione sono forse Bandiera nera, Il deserto della Libia, Il clandestino), accomunava tutti i suoi lavori dalla costante ricerca di un’immedesimazione sincera con i silenzi dei personaggi, con le loro attese più oscure, con la realtà che essi abitano. E se ciò è certamente presente nelle opere sulla follia – per Tobino era necessario stabilire una relazione interpersonale con i pazienti, non essendovi altrimenti nessuna cura psichiatrica – è altrettanto evidente nei, per così dire, romanzi di guerra.   Persino in un’opera corale come Il clandestino. Nelle pagine di questo romanzo, la Resistenza è infatti tutt’altro che idealizzata; viene semmai rappresentata nella...

Se hai fortuna ti picchiano, se hai sfortuna ti ammazzano / Ahmadou

Le montagne incombono sulla vita e sulla morte e su questo albergo. Viviamo sul fondo della conca. La sera cade presto. Regnano le tenebre. Restano i ricordi e la speranza di un mondo migliore che va ritirandosi di momento in momento. Eppure due o tre cose sulla vita e sulla morte le conosciamo. Ahmadou ha impiegato tre anni per arrivare in Italia e finire qui in Valtellina. Mi parla di persone che vivono ai nostri giorni, persone che per noi, italiani di pelle bianca, sono poco più di nomi su croci sghembe infilate dentro la sabbia del deserto. Vite consumate nel niente. È questo che vogliamo cambiare, dice Ahmadou.   Le sue parole sono boe di salvataggio a cui aggrapparsi. Il nostro obiettivo è riscattare uomini e donne sprofondati nel buco nero dell’oblio e che ormai non hanno nemmeno più un nome con cui identificarsi. Può darsi che nel raccontarle riusciremo a trovare risposte al niente che ci circonda. Ahmadou dice che esistono compagnie che dal Senegal organizzano i viaggi dei migranti per l’Europa, viaggi che passano per Mali e Burkina Faso e arrivano fino in Niger.  Dalla Casamance si va nella città di Tambacounda, grande centro nella parte orientale del Senegal...

Speciale Aqua / La prima volta che ho visto il mare

La prima volta che ho visto il mare avevo diciassette anni. A quell’età non mi lavavo le ascelle e non avevo capito a che serviva il bidet. Al mio paese non ci sono fiumi e non c’è nessun lago nelle vicinanze. Neppure l’acqua bevevo a quel tempo, solo aranciata Fanta e le gassose. L’unica acqua che mi piaceva  era la neve.

WOW! / Il salto di scala da Rodin alla cultura Pop

  È una delle esclamazioni dei visitatori alla vista del manichino Bonaveri, collocato nel cortile di Palazzo Pucci durante la mostra Bonaveri – A fan of Pucci. La mostra è articolata in un percorso espositivo che comprende abiti, accessori e installazioni che legano la casa di moda Emilio Pucci a Bonaveri Artistic Mannequins. Il manichino Bonaveri alto 6 metri ha un aspetto Pop per il salto di scala rispetto al contesto e per i disegni della casa di moda trasferiti in scala ciclopica sui volumi del manichino. Visito le sale al primo piano, assisto anche ai laboratori sartoriali e decorativi allestiti al piano terra, ma l’impressione lasciata del gigante non mi abbandona e domina tutte le altre. Il salto di scala grafico e plastico messo in scena a Palazzo Pucci dal direttore creativo Emma Davidge per sorprendere gli addetti ai lavori non è solo un prodotto della cultura Pop.   Bonaveri - A fan of Pucci, veduta dell’installazione nel cortile di Palazzo Pucci a Firenze.   Bonaveri - A fan of Pucci, veduta dell’installazione nella sala grande al primo piano di Palazzo Pucci a Firenze. Ho avuto modo di vedere le foto del manichino mentre l’artista Tiziano Colombo...

Jonathan Silvertown, cibo bevande ed evoluzione / A cena con Darwin

È nato prima l'uovo o la gallina? Quesito esistenziale e scientifico insieme, cui è difficile rispondere per quanto riguarda i risvolti esistenziali, mentre la scienza dell'evoluzione ha chiarito molto bene l'aspetto scientifico: è nato prima l'uovo. I primi animali a deporre uova fuori dall'acqua furono gli anfibi, ma erano gelatinose come quelle delle rane; troppo fragili e delicate, erano esposte a molti pericoli, primo tra tutti quello di essiccarsi rapidamente. Che fare? Mentre lentamente trasformava l'anfibio in rettile, come il feroce Tyrannosaurus rex autorevole antenato della gallina, l'evoluzione inventò l'amnio, una sacca piena di liquido contenente un embrione e attorno vi pose un guscio molto, molto resistente.  Inizia dall'uovo, “vera e propria metafora delle origini”, l'interessante e divertente saggio A cena con Darwin. Cibo, bevande ed evoluzione (Bollati Boringhieri), del biologo evoluzionista scozzese Jonathan Silvertown, docente di ecologia all'università di Edimburgo, in cui l'autore ci invita a “un pranzo ispirato all'evoluzione” giacché, spiega, tutto quello che mangiamo ha la sua storia evolutiva e, d'altra parte, la stessa evoluzione umana è proceduta...

Il caffè dell’architetto / La caffettiera Conica di Aldo Rossi

“Tea&Coffee Piazza” è il nome del progetto varato nel 1979 da Alessandro Mendini che, appena nominato direttore artistico della neonata collezione di Officina Alessi, ha voluto coinvolgere architetti di fama internazionale nell’ideazione di pezzi di un set da tè e da caffè. L’intento era quello di far sì che architetti “puri” si impegnassero in una ricerca personale intorno ad oggetti di uso quotidiano, così come era avvenuto nella mitica stagione del Bauhaus o in quella dorata del design italiano del secondo dopoguerra. Tra i prescelti figurava anche Aldo Rossi (1931-1997), uno dei maggiori architetti del novecento, primo vincitore italiano del Premio Pritzker, il Nobel per l’architettura. E Aldo Rossi accettò la sfida di eseguire interventi creativi su micro-scala affrontandoli con il rigore metodologico e lo slancio poetico-evocativo che caratterizzavano tutti i suoi interventi architettonici, non meno di quelli sulla macro-scala metropolitana.    Così, dopo un servizio da tè e caffè piuttosto particolare, racchiuso in un vassoio coperto che ha la foggia di un tempietto di vetro, se non addirittura quella di un tabernacolo laico (simile a quelli che ospitavano gli...

22 luglio 1968 - 22 luglio 2018 / Giovannino Guareschi. Lo sguardo del nemico

Se il Sessantotto rappresenta simbolicamente una svolta sociale e politica nel nostro paese, la morte di Giovannino Guareschi, avvenuta il 22 luglio di quello stesso anno, può assumere un qualche non casuale significato. Lo scrittore di Parma si spegne al tramonto ormai certificato del suo mondo rurale e post-quarantottesco, da profonda per quanto umanizzata Guerra fredda anni Cinquanta; e in effetti l'ultimo romanzo del ciclo del Mondo piccolo – Don Camillo e i giovani d'oggi – appare il meno convincente, già fuori tempo massimo. «L'Unità» scrisse impietosamente alla scomparsa dell'avversario: “È morto Guareschi, così, tra una vignetta e l'altra, aprì un ristorante tipico a Busseto. La battaglia finiva ancora una volta in pastasciutta. Melanconico tramonto dello scrittore che non era mai sorto.” È indubbio che negli anni 1946-48 tra Guareschi con il suo «Candido», agile “nave corsara” (così Gnocchi e Palmaro in una biografia del 2008 per Piemme) battente con fierezza la bandiera della reazione (ad esempio contro la riforma agraria o l'istituzione delle regioni), e il mondo delle sinistre uscite dalla Resistenza, l'inimicizia era stata profonda.    Certo, arroccato sulle...

Un capolavoro di noia / Gerard Reve, Le sere

«Il libro non si presta a una massiccia campagna pubblicitaria, visto che non è fatto per il grande pubblico. Molti librai si sono già rifiutati di venderlo. La direzione ha ricevuto una quantità di lettere in cui i lettori manifestavano la propria ripugnanza. Il fatto che ci siano circa mille esemplari ancora non rilegati e difficili da piazzare prova che il libro è “morto e sepolto”».    Il libro in questione è De avonden, scritto nel 1947 da Gerard Reve, e considerato il superclassico della letteratura olandese del novecento. Si descrivono gli ultimi dieci giorni del 1946, così come li vive l’adolescente Frits van Egters, palese alter ego dell’autore, e così come ce ne parlerebbe Kafka se fosse lo sceneggiatore di sitcom ambientate nel dopoguerra in un quartiere periferico di Amsterdam. Benché nel romanzo non accada nulla, e nonostante i settant’anni di ritardo, la stampa anglosassone ha accolto calorosamente la traduzione inglese, senza lesinare sulla parola “classico”. Anno 2018 Le sere approda in Italia per le cure di Iperborea. “Morto e sepolto”: come mai nel 1949 De Bezige Bij, l’editore presso cui uscì il libro, ci vide così corto?     Fin dalla sua...

Paradisi artificiali / Oppio

A Gazi nell’isola di Creta gli archeologi hanno recuperato una statua del XV secolo a.C. Raffigura la dea del Sonno: un busto di terracotta sulla cui testa spuntano, come se fossero corna, tre capsule di papavero perfettamente incise, proprio come sono state descritte dai Sumeri 1500 anni prima. Probabilmente sono proprio loro i primi ad aver fatto scorrere le lacrime del papavero incidendolo in orizzontale, o in verticale, per colare la resina e poi impastarla in piccole forme, i cosiddetti pani, di colore bruno-nerastro dal sapore amaro e dal profumo dolciastro. La parola oppio viene dal greco, significa “succo”. In natura esistono più di settecento specie del genere “papavero”, tuttavia è il papavero bianco quello che possiede il nettare che dona il sonno e allevia il dolore.   Ricca di alcaloidi, quasi una quindicina, questa resina era conosciuta sin dalle epoche remote per le sue proprietà sedative e analgesiche, e per la virtù d’annullare l’angoscia “lasciando il posto a una calma beatifica non priva di reazioni biologiche e psicologiche negative” (U. Leonzio). Prima di diventare una sostanza per uso farmacologico, il papavero era già usato venti o trentamila anni fa in...

Fare la fila, ascoltami bene e cose così / La lingua che parla

Ogni tanto in classe mi piace giocare con gli studenti usando le differenze più evidenti tra una lingua e un’altra. In particolare tra l’italiano e l’inglese. Una di quelle che metto subito in chiaro è collegata al detto “Si dice il peccato ma non il peccatore”. In Inghilterra fa così “Love the sinner, hate the sin”. Il significato vorrebbe essere simile ma le parole che lo esprimono sono in parte diverse e proprio ciò che cambia da una lingua all’altra diventa materia del nostro gioco.  La lingua inglese ci chiede chiaramente di amare il peccatore e di odiare il peccato. Ci chiede, attraverso due imperativi che esprimono due sentimenti contrapposti, non solo di non fare coincidere la persona con il suo peccato ma addirittura di abbracciare l’una e rifiutare con il sentimento più radicale l’altro.  In italiano nessuna traccia dei verbi amare e odiare. La nostra lingua ci prescrive chiaramente di non dire il peccatore. Non c’è nessuna relazione con il perdono o l’amore, basta non dire il nome di chi ha peccato, non identificarlo.    Quando chiedo agli studenti cosa c’entra con tutto questo la lingua inglese e le sue strutture grammaticali e sintattiche la prima...

Tra finzione e realtà / Fisionomia dello scandalo

Che cos’è uno scandalo? Il termine suona oggi un po’ rétro, e questo echeggiare, tuttavia, ha le sue ragioni. Forse, viviamo nell’epoca del post-scandalo, quello in cui nessuno si scandalizza più (ma, attenzione, lo cantava Celentano già negli anni 60), e cioè in tempi in cui s’è introiettata un’indecenza che, divenendo pane quotidiano, non turba manco le anime più sensibili e leggiadre. Se tutto è scandaloso, nulla lo è. Il problema semmai è il post-scandalo, ossia l’aver spostato la passione pubblica verso una sconcezza che, perdendo di significatività, finisce per annullare i suoi nemici storici: l’indignazione e l’esigenza di moralità. Siamo tutti indignati di tutto, siamo abituati a tutto: siamo irrimediabilmente blasés. L’indignazione al potere (marca forte dell’attuale politica in molti Paesi europei e no) genera sonni istituzionali e insopportabili rialzi dello spread.    Bene ha fatto perciò Clotilde Bertoni, nota studiosa di teoria letteraria e letterature comparate (suoi Percorsi europei dell’eroicomico e Letteratura e giornalismo, come anche la cura dei racconti di Svevo e di molta corrispondenza di Croce), a porre la questione – esplicitamente e...

Santarcangelo 2018 / Quattro pezzi sull’identità

Due nomi sconosciuti (Maddalena Giovannelli)   Può darsi che vi sia capitato, scorrendo il programma del festival di Santarcangelo, di restare smarriti di fronte ai tanti nomi sconosciuti e ardui da pronunciare.  Ecco allora comparire qualche esitazione di fronte alle domande di rito da festival (“cosa hai visto?”, oppure: “cosa mi consigli di vedere?”): non mancano difficoltà nel nominare gli artisti (“sono tre nomi, ora guardo”), una certa confusione nel raccontare l’evento (“ah, quello del tramonto, dici?”), malcelata reticenza nel dare un parere (“non so, magari sono io che non ho capito!”).  Ma un festival vale il viaggio, se si torna a casa ricordando due nomi prima sconosciuti, difficili da ritrovare nelle stagioni nostrane. Nel secondo fine settimana santarcangiolese a emergere dal maremagnum sono due vulcaniche performer donne. La prima è Mallika Taneja, una trentenne indiana attiva a New Delhi. Il suo Be Careful – qualcuno potrebbe averlo intercettato nella scorsa edizione di Short Theatre – sta girando da cinque anni e ha ancora molte date in vista (tra le prossime europee, Atene). Alle sei repliche previste la direzione del festival ne ha aggiunte altre...

Che cosa è design? / L’icona che pensa (il design)

Travolti come siamo dal fascino perverso della parola cambiamento, e dimentichi del fatto che la sua direzione è quantomeno duplice, non possiamo fare a meno di tanto in tanto di pensare a ciò che non cambia o che ci farebbe piacere non lo facesse. Le cose che ci contraddistinguono in quanto italiani innanzitutto, nelle quali ci piace riconoscerci. Le famose “eccellenze” che vanno preservate a tutti i costi. Direi, per cominciare, cibo, moda e naturalmente design. Niente panico, il design c’è. Per esserne sicuri basta guardare eventi come il recente Salone del mobile, parlare con qualche amico straniero, o andare in edicola e sfogliare una di quelle patinatissime riviste che parlano delle case più belle del mondo. Lo trovate lì, in copertina, che vi guarda sornione: una Arco di qua, una Tolomeo di là, una Cubo di lì. Vecchi amici, che ci fanno tirare un sospiro di sollievo in un’epoca in cui se ne sente il bisogno. Il fatto è che qui da noi il design lo si vive quotidianamente, fin dalla mattina, quando, con nonchalance, prepariamo il caffè con quella straordinaria opera che è la moka Bialetti, senza riflettere troppo sul fatto che un esemplare sia presente nei musei di arte...

Palazzo Reale, Milano / Alik Cavaliere: un artista concettuale?

Ingresso dell’aula 45, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Com’erano le aule del corso di scultura a Brera alla fine degli anni Settanta? Quella del professore Alik Cavaliere era vuota ad eccezione di un tavolo. Niente copie in gesso tratte da esemplari greci e romani, niente modelli viventi in posa, solo un tavolo intorno al quale discutere. Per noi studenti, che per la prima volta dopo gli studi liceali iniziavamo a visitare le gallerie di arte contemporanea, il tavolo era una struttura primaria della Minimal Art, caratterizzata da una riduzione della forma all’essenziale, una struttura intorno alla quale discutere su arte, politica e società. Nel minimalismo l’analisi del fare arte prevaleva sul fare, spingendo la ricerca verso un grado zero della pittura e della scultura, ma l’impossibilità di raggiungere l’inafferrabile e sfuggente minimum sensibile teorizzato dagli artisti minimalisti provocò uno spostamento verso il concetto, favorendo la nascita della Conceptual Art nella quale ogni aspetto materiale venne espulso totalmente dall’opera. Il rifiuto dell’oggetto costituiva l’asse portante della Conceptual Art, un’arte che “non ha un oggetto come residuo” (Douglas...

Uomo ambiguo / I filosofi e Macron

Secondo una leggenda metropolitana Enrico Cuccia, dopo aver deciso quale trust finanziare e quale far colare a picco, scriveva romanzi e poesie che pubblicava sotto pseudonimo. Come se chi detiene il potere (politico, finanziario, industriale) sentisse forte la tentazione di disfare di notte la tela che tesse di giorno. Il possesso del potere sembra essere legittimato da una fonte la cui natura non è però quella del potere. Assistente di Paul Ricoeur e tesista di Etienne Balibar, forse la fonte di Macron va cercata nella filosofia. Di Macron, «capace di audacia e trasgressione», Edgar Morin avverte la «straordinaria ambiguità d’essere un intellettuale con una cultura letteraria e filosofica e un uomo che ha fatto carriera agli antipodi della filosofia, nelle banche e nella finanza». Su questo argomento sono usciti in Francia Macron, un président philosophe di Brice Couturier e Il nuovo potere (sottotitolo italiano: Macron, il neo-protestantesimo e la mediologia, Franco Angeli, Milano 2018) di Regis Debray.     Per Debray l’azione di Macron è all’insegna di un pensiero neo-protestante. Lo aveva già detto Sloterdijk, in un’intervista a L’Obs: nella dichiarazione fatta a...

Mediterraneismo. Il pensiero antimeridiano / A Sud di nessun Nord

Mediterraneismo. Il pensiero antimeridiano, di Francescomaria Tedesco (Meltemi, 2017), è un libro sul perché del Mediterraneo, e dunque dell’Italia, come Sud dell’Occidente. Ed è un libro sul perché del Meridione come Sud dell’Italia. Tedesco affronta il tema con strumenti storici, filosofici e di sociologia politica, spaziando dall’analisi delle rappresentazioni del Sud alla Questione Meridionale e da quelle “etniche” e orientaliste del Mediterraneo alla Primavera Araba.  Il filo rosso che accomuna questi ambiti è quello dei mediterraneismi: gli sguardi sul Sud. Sguardi molteplici, ma che tendono a svilupparsi attraverso due processi complementari, egualmente riduzionistici ed essenzializzanti. Da un lato c’è il mediterraneismo di primo grado. Leggere e raccontare il Sud dal di fuori: da quel Nord Italia, quell’Europa, quell’intero Occidente che hanno spesso esotizzato e orientalizzato il Mediterraneo, vedendolo come l’Altro arcaico, arretrato o fuori dal tempo, per costruire sé stessi come moderni, avanzati e inseriti nel divenire storico. Dall’altro lato c’è un mediterraneismo di secondo grado: quello che interiorizza lo stereotipo precedente, ma rovesciandolo di segno,...

Atlante occidentale / Uguaglianza

Parola dimenticata, negletta, ripudiata soprattutto da coloro che l’hanno a lungo pronunciata. Vecchio giocattolo venuto a noia. Nel mondo dell’io è assente il noi. Eppure l’uguaglianza è indissolubilmente legata alla libertà. Non c’è l’una senza l’altra. La libertà assoluta dell’individuo porta alla diseguaglianza assoluta cancellando se stessa. L’uguaglianza assoluta uccide la creatività. È la dialettica a governare il difficile equilibrio fra i due poli. Il compito della politica è usare i contrappesi per mantenere questo equilibrio. Senza uguaglianza non potrà che subentrare frustrazione, odio, violenza e autoritarismo. Sarà il caso di rimettere questa parola nel nostro vocabolario.

Sulla “Lettera al padre” / Kafka. La vita è qualcosa di più di un gioco di pazienza

C’è una ragione per cui all’età di quarantaquattro anni mi sono deciso a riprendere in mano Lettera al padre di Kafka, uno dei testi capitali della letteratura di tutti i tempi, la testimonianza più limpida dell’immenso potere che esercita la figura paterna nelle nostre esistenze. La ragione è legata a un recente fatto privato che ha segnato per me l’inizio di una nuova vita, o se vogliamo che ha ricollegato due pezzi distanti della mia vita… like a bridge over troubled water. Nello scorso dicembre, dopo trentasette anni, ho rivisto mio padre; lo stesso uomo con cui, dal tempo in cui i miei genitori si separarono, avevo chiuso ogni rapporto. E da allora non faccio altro che cercare di riposizionare frammenti, con l’abilità, la pazienza e la pinza del mosaicista, e con l’aiuto di tutto ciò che mi viene incontro dall’arte e dalla letteratura.    Sono consapevole che per comprendere appieno un fatto di tale portata, o meglio per metabolizzarne le conseguenze, ho bisogno di strumenti raffinatissimi. E io, ecco, mi ritrovo in un momento della vita in cui sono al contempo padre e figlio. Una condizione tra le più comuni, certo, che tuttavia nel mio caso è del tutto particolare...