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CHA-CHING! L’arte del Risparmio

Sono giorni di vacanza, tempo di regali. I nonni non si fidano delle proprie capacità tecnologiche e fanno bene: è meglio regalare soldi ai nipoti, che sceglieranno come usare il denaro ricevuto. Qualche nipote spenderà subito tutto; qualcun altro risparmierà, magari ficcando le banconote in un orrendo porcellino rosa, archetipo delle piccole cose di pessimo gusto. 

Con l’abituale, straordinario apparato iconografico, Franco Maria Ricci ha pubblicato un volume sull’arte del risparmio, Cha-ching: le fotografie di Mauro Davoli riproducono centinaia di salvadanai, appartenenti alla collezione del Museo del Risparmio di Torino, creato da Intesa Sanpaolo nel 2012. Cha-ching è il suono prodotto dalle monete quando cadono nel salvadanaio. Il volume contiene una prefazione di Gian Maria Gros-Pietro e testi dello stesso Ricci, Giancarlo De Cataldo e Guido Guerzoni. 

I salvadanai fotografati sono di ghisa, gesso, terracotta, latta, legno, metallo, ceramica, ottone, plastica. I soggetti sono i più diversi: maiali, altri animali, bambini, scatole di cioccolata, gambe di un tavolo, registratori di cassa, contatori del gas, proiettili, limoni, sacchi, radio, case delle bambole, cigni, scatole, cacciatori che sparano ad animali, libri, orci, mappamondi, pagliacci, uomini politici (ad esempio Kennedy, Churchill, Gandhi), modellini di auto, elmi da pompiere, distributori di benzina, personaggi famosi (come Tintin, Batman, Superman), corone aristocratiche, teschi, teste di uomini, di soldati, di bambini. Immancabile è la fessura che consente di introdurre le monete.

 

 

Come scrive Franco Maria Ricci, i salvadanai sono come i quadri di Lucio Fontana: hanno solo tagli, non sono né aperti né chiusi.

Tra le forme più ricorrenti del salvadanaio c’è il maiale. Secondo una prima tesi, il maiale è l’animale che mangia gli avanzi, e rappresenta un buon investimento in società agricole: non si butta nulla del maiale, dice l’adagio popolare. Secondo un’altra interpretazione, c’è invece un nesso con il materiale utilizzato per costruire piatti e vasi nell’Inghilterra medievale: era una creta aranciata, chiamata pygg. I primi salvadanai furono chiamati pygg bank, che non significa banca del maiale, ma banca di creta, banca di terracotta. Data l’assonanza tra le parole pygg e pig, col passare del tempo il maialino cominciò a indicare la forma del salvadanaio, non più il materiale con il quale era costruito. 

Il salvadanaio più antico è stato trovato a Priene, in Ionia, nell’odierna Turchia, e risale al II secolo avanti Cristo. Il ritrovamento è coerente con l’apparizione delle prime monete metalliche in Lidia, oggi Turchia, intorno a 600 avanti Cristo. 

 

 

Il giudizio morale, politico, economico sul risparmio ha goduto di vicende alterne. I greci avevano passato ai romani l’idea che la parsimonia fosse un valore (Gros-Pietro). Ma successivamente, nei contesti sociali più elevati, il risparmiare fu considerato socialmente riprovevole, un delitto contro natura (Guerzoni). Le classi più abbienti esaltavano la liberalità, posta nel mezzo dei due vizi dell’avarizia e della prodigalità. Fino alla fine del Settecento, viste anche le condizioni dei lavoratori – il salario era di sussistenza – non c’era spazio per il risparmio. Tutto cambia dalla fine del Settecento e soprattutto nel corso dell’Ottocento. Con il trionfo della rivoluzione industriale e della borghesia si diffonde il tema della tutela dei risparmi dei ceti rurali, degli operai, dei piccoli borghesi, degli emigranti. Sono gli anni della nascita delle casse di risparmio e degli uffici postali: gli uomini iniziano a preoccuparsi del futuro, perché l’aspettativa di vita aumenta, e il risparmio diventa encomiabile. Nasce un’educazione al risparmio. Alla fine dell’Ottocento i giovani ricevevano in regalo il libretto di risparmio e il salvadanaio. L’umanità comincia a risparmiare, si crede alle “magnifiche sorti e progressive”. Malgrado le tragedie delle due guerre mondiali, il Novecento ha visto una crescita del risparmio rispetto al secolo precedente. 

 

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, per decenni le famiglie italiane hanno risparmiato più di quelle di altri paesi. Non è più così; dopo la crisi finanziaria globale e la crisi dei debiti sovrani la propensione al risparmio delle nostre famiglie è scesa al di sotto della media dell’area dell’euro. Negli anni della lunga recessione, quando il reddito nazionale si è contratto, gli italiani hanno tagliato il risparmio per cercare di mantenere inalterati i consumi. Ancora oggi l’Italia cresce troppo poco: il Pil del Paese non ha ancora recuperato i livelli precedenti la crisi, un caso unico tra i paesi occidentali. Così il risparmio ristagna. I nostri porcellini rosa non sono pieni come tanti anni fa. Il miglior augurio per il 2020 e gli anni futuri è di tornare a crescere.

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