A Draghi: sì o no, ma “convintamente”

"Domani voterò convintamente sì a Draghi". "Convintamente e coerentemente no a Draghi". Ai lettori e alle lettrici di queste righe, caso mai non lo sapessero, il compito, facile al tempo della rete, di trovare chi si è espresso così in questi giorni.

Ci sono parole che funzionano da spie. Basta sentirle proferire o leggerle in una pagina, per intuire di qual genere di proferitore o di scrivente si tratta, ben al di là, come si vede, delle scelte politiche. Di scrivente, appunto, non di scrittore, secondo la nota dicotomia messa a punto nel secolo scorso da un feroce annusatore di testi e di lingua: Roland Barthes.

 

La dicotomia è nota. Anche in questa sede altre volte vi si è fatta allusione né s'intende riprenderne i temi. Forse non si è detto che l’uso che il poligrafo francese al proposito fece di transitivo (lo scrivere dello scrivente) e intransitivo (lo scrivere dello scrittore) non fu ineccepibile e aprì la strada a un'utilizzazione alla carlona dei due termini sintattici da parte di frotte di (reputati) epigoni. Anche per cogliere la marcatezza nell’opposizione dalla giusta prospettiva, molto meglio avrebbe fatto a definire assoluto il secondo e non-assoluto il primo. Il fatto è che, se senza esprit de finesse si soffoca, un po' di esprit de géométrie aiuta a evitare che ogni discorso diventi gassoso. Gas nobili, come sempre furono le espressioni di Barthes, sono rari inoltre e in giro ci sono invece aliti pesanti e altre emissioni corporali comparabili.

Ebbene, convintamente, che lessici italiani tradizionali non registrano e che, dove invece compare, viene accreditato di una vita che non supera ancora il mezzo secolo, è appunto un avverbio-spia: si può dire, per litote, che non se ne servono parlanti e scriventi di qualità.

 

Si badi bene, niente che non vada nella sua costituzione: sana e robusta. Convinto, che circola da aggettivo, oltre che da participio perfetto (non sono pochi a farlo e a giocare più di un ruolo in commedia), aveva e ha tutto il diritto di secernere, per derivazione, un avverbio.

Ma (la santa e benedetta civiltà che s'è impadronita del mondo da qualche secolo non riesce proprio a capirlo) non tutto ciò che si può fare si deve fare. Se ci si riflette un momento, si intende come questo sia il principio-cardine della buona creanza.

Ecco: convintamente, lo si direbbe screanzato. È ragionevole che, fino a un certo momento, italofoni e italofone con un buon livello di educazione espressiva se ne siano astenuti e astenute. Lo si poteva fare, convintamente, ma lo si evitava, come ci si tratteneva da una volgarità, da un rutto e così via. Per la bisogna, c'è sempre stato con convinzione o simili. Come nesso, non è greve né astruso. Lo si faceva bastare. Poi, anche per un dettaglio del genere, ha prevalso lo spreco: la parolona, che è parsa dire di più, dire meglio.

 

Sul fondamento dei testi dai quali sono tratte alcune attestazioni di convintamente sul sito dell'Istituto dell'Enciclopedia italiana, non si fa fatica a supporre che lo sfiato da cui l'avverbio è sortito appartenga al corpaccione (socio-)linguistico in cui abitano in simbiosi politica e comunicazione pubblica. Tutte precedenti il 2008: "...mi auguro [...] che l'Amministrazione comunale e, in particolare, l'Assessorato ai Beni culturali sappiano muoversi sempre più convintamente in tale direzione..."; "...i diniani chiedono al leader del PD di «sostenere subito e convintamente» il referendum..."; "...e se la dialettica è, convintamente, quella bipolare, maggioritaria e «alternanzistica» [sic!], in nome di che i diversi riformismi di centrosinistra [...] dovrebbero rimanere separati in eterno?". Ma, nella sua versione in rete, il Dizionario cui Tullio De Mauro prestò il suo nome data convintamente già al 1987, senza pezze d'appoggio. Non mancherà tra eruditi ed erudite chi potrà lanciarsi anche in proposito nello spassoso gioco delle retrodatazioni.

 

Guidato dall'olfatto più che dalla dottrina, molto scarsa, a chi scrive questa piccola nota di costume basta qui chiamare chi legge a osservare come convintamente stia dilagando. Ricorre ormai anche sulle labbra di giovani innocenti che, secondo il modello di quanto sentono dalle cattedre, dichiarano, si ponga, di volere abbracciare con pienezza di sentimenti le poche fatiche a loro richieste dalla tesina che chiude il loro corso di studi universitari: "Prof [diversamente, ormai, non si può pretendere], sicuro, mi ci metto convintamente".

E non solo a politicanti e gazzettieri, ma anche a fior di chierici convintamente viene sotto le penne e sulle labbra. Tutta gente incurante del fatto che, proprio per via di quell'avverbio, la stoffa linguistica e intellettuale di cui sono fatte le loro chiacchiere, qualunque ne sia il tema, non convince.

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