Kazuo Ishiguro, Klara and the Sun

Nell'ultimo, commovente romanzo di Kazuo Ishiguro, Klara and the Sun (Faber & Faber, 2021) un AF, cioè un robot, un androide di nome Klara, condivide pensieri e sentimenti con una ragazzina, Josie, che lo sceglie come "Artificial Friend". La bellezza e la perfezione di questa storia non stanno solo nelle descrizioni dei cieli arancioni dei tramonti o neri di nuvole, come quello di una mattina cruciale; nell'erba verde o gialla di un campo che Klara attraversa due volte per compiere l'eroica missione della sua vita artificiale; nella luce o nelle tenebre che lo illuminano, facendone un romanzo "a colori", come se fosse già un film. Stanno anche, in questa vicenda senza Dio, nella spiritualità che lo pervade, nell'attività di pensiero di un robot alla ricerca del nutrimento del Sole; nella preghiera "di scambio" che, verso la fine del libro, accoratamente gli rivolge; nell'imperativo, forse shintoista, che lo guida: essere caritatevole con chiunque perché l'amore è la prima caratteristica in cui si manifesta il divino.

 

Niente distopie tecnologiche alla moda in questo Ishiguro, ma universi domestici (la cameriera che si chiama Melania Housekeeper, come se la sua professione fosse il suo cognome, il frigorifero con il suo ronzìo rassicurante vicino al quale Klara sosta spesso, in piedi; Rick, il vicino di casa) e un armamentario pop che ricorda Woody di Toy Story (1995, regia di John Lasseter) e gli altri pupazzi che prendono vita in casa quando gli umani escono. In Toy Story Woody ha un rapporto simbiotico con Andy, un bambino che sta per compiere gli anni: Woody è perciò in ansia perché teme che il suo padroncino scelga un giocattolo nuovo tra quelli che gli regaleranno, preferendolo a lui. Klara e i suoi amici, Rosa e Boy AF Rex, scrutano i bambini che si fermano a guardarli, al di là della vetrina del negozio in cui sono esposti, sperando di essere scelti. Amano stare in vetrina perché da lì possono catturare meglio i raggi del sole, essenziali alla loro sopravvivenza.

 

Klara, capelli corti e scuri, occhi gentili è un robot ma, nello stesso modo in cui Woody sperimenta la gelosia nei confronti di Buzz, il giocattolo nuovo che Andy ha ricevuto in regalo, anche lei ha un pensiero. Non si sa tuttavia se provi dei sentimenti, sembrerebbe di no, anche se si accorge della gentilezza, della rabbia o della maleducazione che gli altri manifestano nei suoi confronti. Lei risponde a tutti con la stessa cortesia. Se parla come Siri o Alexa, con frasi sincopate e in terza persona, il suo pensiero è invece articolato e profondo. La incontriamo, nelle prime pagine, mentre con i suoi amici cerca di indovinare le età dei bambini e dei loro genitori (quasi un'ossessione: "avrà avuto tredici anni", "Ho stimato fosse sui sessantasette...", "Ho stimato che la sua età fosse quattordici anni e mezzo"), osserva come sono vestiti. Ma non ci sono dubbi sulla sua capacità di comprensione dell'animo umano: Klara si accorge di un AF che cammina stancamente dietro a un bambino sul marciapiede e: "non avevo mai pensato che un AF potesse continuare a stare con un bambino che lo disprezzava". Non è la prima volta che un robot assume i caratteri intellettivi di un essere pensante: Fritz Lang in Metropolis (1927) costruisce Hel, il primo uomo-macchina della storia del cinema, trasferendo la facoltà di intendere e di volere della protagonista nel robot, cui seguiranno, poi, gli indimenticabili replicanti Rachel di Blade Runner, C-3PO di Star Wars, E.T. Klara entrerà di diritto tra gli eroi nel Museum of the Moving Image, a Queens, quando da questa storia sarà tratto il film.

 

Lang ambienta Metropolis nel 2026, a soli cinque anni dal 2021 (ora) in cui Ishiguro pubblica questo suo primo romanzo dal 2017, quando gli fu assegnato il Premio Nobel per la Letteratura. Nel riceverlo Ishiguro disse: "Nuove tecnologie genetiche e il progredire dell'A.I. (Artificial Intelligence) e della robotica ci porteranno vantaggi sorprendenti che salveranno innumerevoli vite, ma potranno anche creare meritocrazie selvagge che assomigliano all'apartheid, e massiccia disoccupazione, anche per le attuali élites professionali. Quindi eccomi qui, un uomo sulla sessantina, che si stropiccia gli occhi e prova a distinguere i contorni, là fuori nella nebbia, di questo mondo sconosciuto, del quale fino a ieri non conoscevo né sospettavo l'esistenza". Klara and the Sun era evidentemente in gestazione.

 

Ishiguro tratteggia gli umani con durezza, la sua simpatia va a Klara e ai suoi amici robot, che in questo romanzo rappresentano il "doppio" buono dell'uomo, depositari di un'umanità che perfino i bambini "upper class" cui appartiene anche Josie, sembrano aver perduto. Un gruppo di essi, chiamati "lifted" (studiano a casa, e sono istruiti secondo un processo che serve a ottimizzarli per avere successo) lo vediamo alle prese con Rick, il ragazzino vicino di casa di Josie, che abita con sua madre e non è predestinato a frequentare college d'élite come loro, anche se sua madre vorrebbe molto, durante un party da Josie: formalmente educati ma antipatici, "superiori", ficcanaso, rassegnati ad essere suddivisi tra vincenti e perdenti. Rick invece è l'amico di sempre di Josie, colui che le vuole davvero bene, Klara lo coinvolgerà nella sua missione per salvare Josie, anche se lui non saprà mai in cosa sia consistita, Klara non glielo rivelerà (e, nel romanzo, compare la parola "superstizione"). Il robot di Ishiguro risponde alle tre leggi fondamentali della robotica, stilate all'inizio degli anni '40 del secolo scorso, da Isaac Asimov (1920-1992), l'autore per eccellenza di libri di fantascienza e di storie sugli androidi: un robot non può recar danno a un essere umano, né può permettere che per sua disattenzione possa ricevere danno da altri; un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini con contravvengano alla prima legge; un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con le due leggi precedenti.

 

La madre di Rick, quando incontra Klara per la prima volta, le dice infatti: " Non si sa mai come comportarsi con un'ospite come te... Ma sei proprio un ospite? O non sei piuttosto una specie di aspirapolvere?". Nelle sei parti in cui è diviso il libro, Klara sperimenterà queste tre leggi: Josie soffre di una malattia non specificata e Klara la sorveglia, con il compito di chiamare Chrissie, la madre, ai primi sintomi di crisi; Klara obbedisce sempre, a qualunque umano le dia degli ordini ("Sei sempre dietro a me, mi fai venire i brividi. Vattene un po' fuori", le dice a un certo punto Melania Housekeeper e Klara obbedisce, pur non essendo mai uscita da sola): si trova poi a dover scegliere, in una delle parti più belle del libro, quando deve optare tra sacrificare qualcosa di sé per salvare Josie. Si direbbe che Klara non ha proprio niente di un elettrodomestico. Somiglia semmai ai personaggi dei libri precedenti di Ishiguro. Anche in Non lasciarmi, romanzo "ucronico" (fantastoria, un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo a quello reale) del 2005, la vicenda è raccontata in forma di flashback dalla protagonista, Kathy: tre ragazzi, allevati ed educati dallo Stato, scoprono di essere dei "donatori", "cloni umani" creati in laboratorio per donare i propri organi agli umani malati.

 

 

Anche in questo romanzo, per Ishiguro i cloni "hanno un'anima", proprio come Klara, che sembra scambiarsi il ruolo con il clone Kathy perché è lei, il robot, l'AF cui è affidata la cura (e alla fine la salvezza) della bambina Josie. Come Kathy, Klara è una "badante" (Kathy assiste i suoi amici mentre si avvicinano alla morte via via che donano gli organi) o come Stevens, il maggiordomo di Quel che resta del giorno, sempre in servizio, giorno e notte, con la stessa dedizione e l'incrollabile fedeltà al suo padrone, la stessa che Klara riserva a Josie. Tutti, Kathy, Stevens, Klara sono destinati a un lento dissolvimento, chi per essere depredato dei suoi organi vitali (Kathy), chi della sua vita e del suo rapporto con la realtà, sacrificati al lavoro (Stevens); Klara, come tutti gli AF è progettata con batterie che si esauriscono perché potrebbe essere stata selezionata come l'AF speciale che può essere acquistato per confortare un giovane umano cui è restato poco tempo per vivere.

 

"Non voglio morire mamma, non voglio", Klara sente Josie singhiozzare nella notte. La vita è sempre breve, vista da una prospettiva cosmica, sia che si muoia giovani o vecchi ed è quasi sempre una vita "non libera, clonata". Klara è un AF che ha il senso della morte, per questo l'autore ce la mostra mentre esercita l'attività del pensiero: aveva notato che Josie era pallida e magra e che "il suo modo di camminare non era come quello degli altri passanti", che sua madre era vestita come una impiegata "di alto rango", riflette sull'eventualità che lei e la sua amica Rosa possano litigare, come ha visto fare a due tassisti in strada, quando va ad abitare da Klara si assicura che la cucina sia una stanza dove il Sole possa gettare i suoi raggi. Il Sole del titolo è la divinità pagana, sempre nominata da Klara con la maiuscola, che assicura la vita agli AF: "Il Sole e la sua gentilezza verso di noi", "il nutrimento speciale che viene dal Sole". Il Sole, che può essere oscurato da una macchina cattiva; anche Klara è, in fondo, una macchina, ma il suo rapporto con le altre macchine è incerto: chiama i droni amati da Rick "macchina-uccello" e questa macchina inquinante Cootings Machine.

 

Klara chiede al padre di Josie di aiutarla a sabotarla perché copre la luce del sole con il fumo inquinante che emette. Il Sole non potrà fare il suo lavoro per Josie se la Cooting machine lo oscura. Pagine che intrecciano la generosità di Klara con il dilemma che il padre di Josie le propone: usare una speciale sostanza (l'unica che possa danneggiare la macchina) contenuta nella sua testa, la P-E-G Nine, per sabotarla in modo "terminale". La madre di Josie e il suo amico Capaldi, che sta eseguendo un ritratto della ragazza, le hanno appena fatto una proposta choc: assumere l'identità di Josie, qualora lei dovesse morire. C'era stato un precedente: durante una gita a Morgan's Fall, (la storia si svolge in America) Chrissie aveva chiesto a Klara di muoversi come Josie, di camminare come Josie, di essere come lei. Poi nelle ultime pagine, la Manager del negozio dove Klara era stata acquistata, le rivelerà che Chrissie le aveva chiesto, prima di comprarla, di provare a farla camminare "come sua figlia". 

 

La routine domestica ha un'accelerazione quando Chrissie, Josie, Rick, sua madre e Klara vanno in città, per permettere a Josie di posare in una seduta per il suo ritratto. La paura di spegnersi in Klara e negli altri AF ("Il Sole, lo sapevo, stava facendo del suo meglio... ma ho chiesto alla Manager se avremmo ancora ricevuto tutto il nostro nutrimento") è il controcanto alla morte che aleggia nella casa di Josie che aveva avuto anche una sorella morta giovane. Quando Klara sente Josie piangere, descrive in modo preciso la tonalità della voce, un lamento alto ma come "ripiegato su se stesso". Lo sforzo di Klara di capire è la visione teologica di Ishiguro, la sua fiducia che permane nel dialogo tra il soprannaturale e l'umano, in questo romanzo disincantato nei confronti di una vita che comunque ci inganna. Del resto l'intelligenza umana non è diversa dall'Intelligenza Artificiale di Klara, davanti alla morte: quale senso possono ambedue dare a questo evento ineluttabile, ma misterioso e imperscrutabile?

 

Klara aveva creduto di dover aiutare Josie a superare gli anni solitari e difficili che la separavano dal college, invece si trova ad essere testimone del dolore. L'obsolescenza della vita umana uguale a quella della vita artificiale è il tema del libro, dove il padre di Josie, un ex-ingegnere, è felice di "essere stato sostituito", nel suo lavoro, perché le macchine prendono sempre più spesso il posto degli umani e anche Klara dice "quando eravamo nuovi" perché lei stessa ha vissuto l'umiliazione di finire in fondo al negozio, rimpiazzata in vetrina da modelli più nuovi, prima che Josie la scegliesse. "Vuoi dire, papà, che sei felice di aver perso il tuo lavoro?" chiede Josie. "In un certo senso sì - risponde lui - fa tutto parte del cambiamento. Ognuno di noi deve trovare modi nuovi di vivere la propria vita".

 

"Com'è abitare in un mondo in cui la tecnologia ha impresso un cambiamento ai comportamenti e alle idee talmente rapido da lasciarti spiazzato?" si chiedeva il sessantenne Ishiguro ricevendo il Nobel. Cosa succede alle persone che devono essere messe da parte, perché le macchine prendono il loro posto? Lo spreco della vita è lo stesso per Josie, per Klara, programmata per estinguersi, e per Stevens di Cosa resta del giorno, che si rende conto di aver dilapidato la sua vita al servizio di un simpatizzante nazista. L'obsolescenza massificata al massimo: intere classi di uomini rimpiazzate da macchine, a loro volta oggetto di sostituzione.

Klara and the Sun gioca con un genere, la fantascienza, trasfigurandolo, esagerando certi aspetti della modernità, senza prefigurare un futuro spaventoso, senza farci paura con le apocalissi tecnologiche, senza super eroi, ma facendoci affezionare a Klara, alla sua ingenuità, alla sua innocenza, al suo modo straniato e a volte divertente di guardare gli umani ("Le auto ci venivano incontro veloci, ma i piloti non hanno mai commesso errori e sono sempre riusciti ad evitarci"; "c'erano sei case di seguito e la parte anteriore di ciascuna era stata dipinta di un colore leggermente diverso, per evitare che un residente salisse i gradini sbagliati ed entrasse per errore nella casa di un vicino"). Mentre gli uomini e le donne sono occupati a combattere con la vita, portandosi dietro errori, inciampi, vicissitudini personali, Klara ha il privilegio di non essere contaminata da ombre e questa sua purezza, unita alla quieta accettazione del suo destino, rendono ancora più evidente i nostri limiti.

 

Kazuo Ishiguro con la sua mitezza, le radici profondamene immerse nella cultura giapponese del rispetto (nonostante sia arrivato nel Regno Unito quando aveva sei anni, è stato educato in una famiglia molto tradizionale) ci consegna il suo libro più straziante e più politico, costringendoci a riflettere sulla lenta dissolvenza che definisce la nostra vita come una battaglia tra le forze rivali dell'oscurità e della luce, dove gli umani, ma anche i robot, perdono sempre.

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