La famiglia Yassin e Lucy in the Sky

Cosa ci fanno una madre araba cristiana, un padre arabo musulmano e un figlio (adottivo) ebreo ortodosso in un vecchio furgone trasformato in un sottomarino giallo?

Ce lo racconta Daniella Carmi nel suo psichedelico romanzo La famiglia Yassin e Lucy in the Sky, edito in Italia da Tiqqun Edizioni: una finestra su Israele attraverso microstorie che si intersecano e attraversano come in un concept album dei Beatles.

Salim e Nadia, che, nel suo essere araba cristiana rappresenta una minoranza nella minoranza, sono una coppia in crisi su tutta la linea: all’interno della società araba, infatti, soprattutto in quella musulmana da cui proviene Salim, non poter avere figli è considerato il massimo dei disonori.

Ciò nonostante, non soltanto i due non si arrendono né all’ostracismo famigliare, né a tutto l’apparato burocratico israeliano a cui sono sottoposti per ottenere un bambino in adozione, ma addirittura accolgono nella propria casa l’alterità iperbolica: un ragazzino che, oltre ad essere autistico, è persino ebreo.

 

Il piccolo Natanel proviene a sua volta da una situazione conflittuale, essendo figlio di un padre ortodosso e una madre laica e, proprio a causa di questo conflitto interno, oltre che al suo autismo, viene alla fine dato in adozione e accolto dall’improbabile famiglia Yassin. Chiuso nel suo silenzio, ama nascondersi sull’albero del giardino dove si è costruito un mondo tutto suo, essendo incapace di comunicare con l’esterno. 

Ad aprire un varco nella bolla che lo avvolge saranno solo le canzoni dei Beatles e la sfida per i nuovi genitori diventerà quella di interpretare i suoi bisogni attraverso le immagini e le parole della loro musica.

In questo teatro dell’assurdo, attorno a questa insolita famiglia, altre componenti della società israeliana, diverse tra loro per etnia, lingua e religione, provano a capirsi e a dialogare, spesso senza riuscirci: russi di recente immigrazione, ebrei laici e ortodossi, arabi cristiani e musulmani. 

 

La famiglia Yassin e Lucy in the Sky nel suo essere a tratti surrealista, o, meglio ancora, psichedelico, come la colonna sonora dei Beatles che accompagna tutto il romanzo, rappresenta uno spaccato di realtà non poi così distante dall’Israele contemporaneo, dove i bambini, come nel caso di mio figlio, a volte vengono messi al mondo da un chirurgo ebreo, un caposala musulmano e un anestesista russo.

Israele, lo sappiamo, è il paese delle contraddizioni e dei paradossi, ma nel romanzo di Daniella Carmi questi elementi, estremizzati attraverso la fiction, ci ricordano come nell’essere diversi, abbiamo tutti al tempo stesso molto in comune, anche in circostanze estreme, come spesso accade in Israele.

Tutti ci ritroviamo in costante ricerca di sicurezze, come il piccolo Natanel, che, a causa del suo autismo, riesce a comunicare solo attraverso le canzoni dei Beatles.

Così i suoi genitori, che lo hanno avuto finalmente in affidamento dopo mille difficoltà, lo accolgono in casa come se fosse figlio loro e, nonostante le barriere sociali e culturali che li dividono, trasformano per amor suo un vecchio furgone rottamato in un sottomarino giallo. 

 

 

Il romanzo di Daniella Carmi risulta a tratti la metafora di un Paese in costruzione che aspira a essere normale, con identità così marcate e non sempre compatibili, mostrando nella vita di tutti i giorni una realtà inaspettata, a tratti allucinata, come quella cantata dai Beatles in Lucy in the sky e altri pezzi del loro periodo psichedelico.

Peraltro, trattandosi di un e-book, nel corso della lettura è possibile cliccare sopra singole parole o versi citati dalle canzoni dei Beatles e scoprire a quale canzone appartengono, cogliendo in questo modo i diversi inside jokes che la Carmi fa con le loro canzoni.

Come Lucy in The Sky with Diamonds, canzone “psichedelica”, sia per la musica sia per il testo (a partire dalle iniziali LSD), venne scritta da John Lennon ispirandosi a un disegno di suo figlio Julian, che aveva immaginato la sua compagna d’asilo Lucy volare in un cielo di stelle e diamanti, allo stesso modo Natanel, per cui il mondo degli adulti è un universo imperscrutabile, passa le giornate a guardare le stelle in cima all’albero, senza mai scendere neppure per mangiare, e solo grazie ai testi dei Beatles la madre adottiva riuscirà a conquistare il palato del piccolo sognatore con una torta di fragole, come quelle dei campi raccontati dal quartetto di Liverpool.

 

La psichedelia raggiunge l’estremo nell’epilogo: il romanzo della Carmi, infatti, si apre con il tentativo da parte di una coppia problematica di avere una famiglia “normale” e si chiude, guarda caso, in un locale gay – lo stesso in cui i due Romeo e Giulietta in salsa humus scappavano da giovani per non farsi trovare dai genitori – dove, finalmente, questa strana famiglia israeliana costituita da “diversi” può ritrovare pace, anche in tempi di guerra, laddove c’è spazio per tutti. 

In quell’Israele che ogni anno, a Tel Aviv, ospita uno dei Gay Pride più attesi al mondo, simbolo di libertà anche per i gay arabi israeliani e delle zone limitrofe, e a cui nel giugno scorso hanno partecipato personaggi del calibro di Alan Cumming (The Good Wife) e Lea DeLaria (Orange is the New Black). 

In quell’Israele dove i colori della bandiera arcobaleno uniscono omosessuali ed etero, arabi e israeliani, ebrei, cristiani e musulmani, aldilà dalle diverse idee politiche e appartenenze religiose. 

Un’Israele inaspettato e, a volte, un po’ nascosto, che in La famiglia Yassin e Lucy in the Sky diventa parte della vita quotidiana e ci fa sentire vicini a questa famiglia sgangherata: un microcosmo dove tutto è possibile. Come in Israele, nonostante tutto.

 

Daniella Carmi, La famiglia Yassin e Lucy in the Sky, traduzione di OfraBannet e Raffaella Scardi, Tiqqun Edizioni. € 2,99 su Amazon.it (KindleStore).

Lucy, Julian Lennon.

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