Milano-Napoli: dalla Riccanza alla Paranza

Se ti chiami come una macchina devi andare a tutto gas, soprattutto se il tuo cognome è Lamborghini e hai il sedere leopardato perché mette in risalto il tuo innato sex appeal. Basta storie tristi di precari che non sanno arrivare alla fine del mese o di patetici vecchietti attanagliati dalla solitudine. Se la vita quotidiana è uno #sbatti, l'antidoto è una parentesi televisiva "goliardica", a tutto bling bling, ovvero costellata di luccicanti orpelli, etichettata come compete a tutti i fenomeni para-social con #Riccanza, in onda il martedì, in seconda serata, su MTV. #Riccanza è un docu-reality sulla vita quotidiana di sette giovani italiani il cui segno particolare in comune è il conto in banca a sei zeri.

 

 

L'appartenente alla riccanza eredita il suo status, perciò lo conosciamo anche come “figlio di papà”, un mammifero che è possibile incontrare nelle principali strade dello shopping, tipo via Monte Napoleone, nei locali notturni della Milano da bere, sulle spiagge di Formentera, o ancora nei salotti televisivi.

La riccanza ha una dieta molto limitata, basata pressoché su sushi, gelato e champagne, tanto che si definisce sushitariana, anche se a volte fa prevalere il suo lato oscuro della forza, quello da “cane randagio”, per usare le parole di Tommaso Zorzi, uno dei giovani protagonisti, e transuma dal porchettaro ambulante, “sbocciando” (stappando) soft drink. 

 

Predilige dormire di giorno e pertanto potrebbe essere definita una predatrice notturna, capace di entrare in possesso durante la fase REM di appartamenti del pregiato Bosco Verticale, che condivide con esemplari del regno musicale come Tiziano Ferro e Fedez. Nel mondo naturale è facile trovarla alle prese con improbabili shooting di streetstyle, oppure mentre blatera a GoPro fissate su selfie stick, rivolgendosi a sedicenti e sconosciuti follower. La riccanza è solita fare incetta di oggetti a edizione limitata che stipa in cabine armadio di grandezza pari all'abitazione dell'italiano medio. Il suo valore documentaristico è talmente notevole che ha all'attivo lungometraggi e programmi dedicati a cui seguono vivaci controversie mediatiche condotte da intellettuali e benpensanti, strenui difensori della morigeratezza dei costumi. Pare che, almeno stando alla sigla del docu-reality, composta dal gruppo Il Pagante, la riccanza prenda commiato dal “popolo” con «Ciao povery», rigorosamente con la y, lettera usata per addolcire la condizione disagiata di chi non condivide la sua stessa fortuna, ottenuta senza sforzo alcuno, per ius sanguinis. 

 

 

Dunque la riccanza il rispetto lo guadagna per nascita, mentre c'è un'altra categoria di giovani, apparentemente antitetica, che lo deve conquistare. Mi riferisco a La paranza dei bambini di Roberto Saviano, un gruppo finzionale di giovani che persegue l'illecito per praticare lo stesso stile di vita della riccanza. Quest'ultima a Napoli è definita con i termini “chiattilli”, “figatielli”, che designano ragazzi che ovunque vanno trovano porte aperte e possono permettersi di essere chi vogliono, quando e dove lo desiderano. Al contrario, la paranza dei bambini è disillusa già prima di iniziare il percorso verso l'età adulta, non crede nella meritocrazia, né nelle istituzioni, è convinta che l'unico modo per realizzarsi sia guadagnare tanto e nel più breve tempo possibile. Riccanza e paranza hanno le stesse aspirazioni: oggetti di lusso, soldi, ingresso nel privé del locale all'ultimo grido dove innaffiare le donzelle di turno con “Dompe” da sbocciare.

 

A Napoli, Nicolas, personaggio della paranza di Saviano, dal nome borghese e contemporaneo, ambisce ad entrare a ogni costo al “Nuovo Maharaja”, perché è un posto “sfrontato”, dominato da “eleganza e ostentazione”. Ed è proprio quel luogo del consumo notturno a fruttargli un soprannome da re, che gli servirà per entrare nelle grazie del boss Arcangelo, così da creare una sua paranza personale.

Come Farid Shirvani di #Riccanza, Nicolas è ossessionato dalle sneakers: forse entrambi pensano che servano a dare “prova di essere un uomo piantato sulla terra”? Lo shopping da Foot Locker descritto da Saviano non è dissimile da quello della Riccanza, ovvero un accumulo bulimico di capi logati, messi insieme per numero e non per reale necessità. 

 

 

Per la paranza il denaro è il tramite verso il divino, l'istanza generatrice del sé, mentre per la riccanza è solo la parte più evidente di una straordinaria normalità.

Le due diverse realtà collimano nel territorio social-mediale, dove i selfie assurgono a prova regina per testimoniare una vita migliore di quella della gente comune. Forse, ancora una volta, la differenza sta nell'uso: la riccanza rientra a pieno diritto nella classe di post #richkidsofinstagram, che ha dato vita all'app blindata Rich Kids, dalla retta mensile di 1000 euro, di cui un terzo è devoluto per far studiare proprio i “povery”, mentre la paranza ostenta intenzioni e atti truci per assicurarsi il solito rispetto.

La paranza cerca di sovvertire in maniera potente la metafora dell'alveare, ossia la credenza che la componente genetica possa determinare dei ruoli stereotipati, perché si nasce fottitore o fottuto, comandante o comandato. Non conta il sangue che scorre nelle vene, ma l'essere in grado di saperlo versare, di avere la forza di contaminarsi con quello sporco per raggiungere l'obiettivo finale. Quel sangue serve a vendicarsi di una natura, a detta della paranza, ancora più efferata delle loro azioni perché rea di averla fatta venire alla luce nella famiglia sbagliata. Se alla fine il proprio sangue scorrerà copioso non sarà una grave perdita, fa parte del gioco, delle dinamiche del sistema.

 

 

Pur se contraddittorie per nascita, riccanza e paranza alla lunga si richiamano l'una all'altra, divenendo due termini correlativi, à la Eco, perché, in quanto fenomeni socio-culturali, appartengono a una certa estetica fuzzy, a una logica dei concetti sfumati. Perciò è inutile giudicare entrambe a partire da contrapposizioni assolute, ossia dal punto di vista ideologico, ma la chiave di lettura analitica da privilegiare è quella dell'ironia, presente, in modi diversi, sia nel docu-reality che nel romanzo di Saviano.

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