Ustica, Stragedia per immagini

Il 27 giugno 1980, l’aereo di linea DC9 Itavia, partito dall’aeroporto di Bologna con destinazione Palermo, precipitò nelle acque del Mar Tirreno, vicino l’isola di Ustica, con tutti i suoi 81 passeggeri. Io non ero ancora nata – sarebbe passato un altro anno e qualche settimana – ma chiare e ben distinte nella mia mente risuonano le figure dei corpi delle vittime che il mare, giorni dopo, ricominciò a restituire ai propri famigliari. “Il primo incontro di un individuo con l’inventario fotografico dell’orrore estremo è una sorta di rivelazione, il prototipo della rivelazione moderna: un’epifania negativa”, scrive Susan Sontag. 

Quando un paio di anni fa andai per la prima volta a visitare il Museo della Memoria di Ustica, dove nel 2007 fu trasferita la carcassa del DC9 Itavia e resa installazione ad opera di Christian Boltanski, ne fui emozionata, scossa, empaticamente coinvolta. Una passerella attorno al relitto dell’aereo scandisce il tempo, il tempo di riflettere e di elaborare anche quello che pensavi di aver già elaborato, ogni passo è il pensiero intimo di ciascuna delle 81 vittime. Questa installazione fa entrare nelle loro vite, in quelli che potevano essere i loro desideri quotidiani, memorandum tra sé e sé, storie private, preoccupazioni di tutti i giorni, pensieri vivi.

 

Nino Migliori Stragedia, 2007-2020 © Fondazione Nino Migliori.


L’installazione di Boltanski lascia lo spettatore con una verità emotiva sull’accaduto: lo fa sentire impotente. La stessa sensazione, ma diversamente vissuta, la si prova immersi in un’altra installazione che ricorda la strage di Ustica, quella di Nino Migliori (Bologna, 1926) intitolata Nino Migliori. Stragedia, allestita all’ex Chiesa di San Mattia di Bologna fino al 7 febbraio 2021. Per il titolo del suo progetto l’artista bolognese sceglie un neologismo, Stragedia – congiungendo l’idea della tragedia a quella di una volontà stragista – in linea con il suo modus operandi di contaminazioni e nuovi processi creativi.

Migliori si indirizza ad una fruizione performativa dello spettatore, usando il suo corpo come elemento dell’installazione stessa e facendo convergere su di esso la tragica e immane violenza di quella catastrofe nazionale, con un impatto fisico oltre che emotivo. 

 

Nino Migliori Stragedia, 2007-2020 © Fondazione Nino Migliori.


Lo spettatore è posizionato sotto un cono di luce che ne limita idealmente l’azione perché oltre i suoi confini regna il buio, attorno a lui sette mega schermi ricoprono una superficie non solo orizzontale ma anche verticale ed inoltre avvolgente, stringendolo, facendogli percepire la propria vulnerabilità, riversandogli sopra la loro totemica presenza, ergendosi su di lui per non farlo respirare, per destabilizzarlo. Quando le immagini di Stragedia – Ustica 1980, prodotte da Migliori nel 2007, emergono dall’oscurità degli schermi sono dei proiettili, arrivano all’occhio dello spettatore con la stessa forza d’urto di un missile. Ad essere sparati sono i particolari della carcassa del DC9, intrisi della loro ruggine, delle loro deformazioni, delle loro rovine, ma anche della loro storia. Ma la loro elaborazione può essere fatta solo a posteriori, quando le luci della chiesa sconsacrata ti riportano alla realtà, perché quello che l’occhio riesce a trattenere da quella raffica visiva sono solo dei flash, delle forme scomposte che scuotono il corpo attraverso la loro scia tragica.

 

Nino Migliori Stragedia, 2007-2020 © Fondazione Nino Migliori.


Le 81 immagini vengono proiettate casualmente sugli schermi, contemporaneamente, ogni tanto ritornano, ogni tanto con una prospettiva differente, è un flusso senza sosta, per 15 minuti senza un respiro. L’impatto delle fotografie – montante come una macchina per diapositive impazzita – viene ancora più enfatizzato dai suoni dispersi nell’ambiente: acqua, voci, sussurri, brusii, qualcosa di indefinibile, qualcosa di catastrofico.
La sequenza di ciascuno schermo non è una narrazione lineare e a cercare di seguirli tutti si perde l’equilibrio, ma penso che sia proprio questa sensazione di stordimento e spaesamento il fulcro dell’installazione. 

 

In minima parte evoca le sensazioni che si possono immaginare mentre un aereo cade: le urla si accavallano, cadono i bagagli dalle stive sopra le teste, tutto quello che hai attorno prende le forme di flash a sequenza rapida e dopo l’impatto tutto tace e il tuo corpo viene ritrovato, dopo un paio di giorni, a pelo d’acqua nel Mar Tirreno.
Quando nel 2007 il relitto del DC9 trova finalmente dimora in quello che sarebbe stato il Museo della Memoria di Ustica a Bologna, in procinto di essere allestito come parte dell’installazione di Boltanski, Nino Migliori trascorre quattro notti a fotografare il riassemblaggio del velivolo, utilizzando la sola luce della fiammella di una candela (tecnica già usata dall’artista bolognese per una sua precedente serie Lumen). Le 81 immagini, come 81 furono le vittime, di Stragedia. Ustica 1980 si soffermano sui dettagli del velivolo, dissezionano ciò che ne rimane.

 

Nino Migliori Stragedia, 2007-2020 © Fondazione Nino Migliori.


Anche se l’approccio, così descritto, può apparire metodico e scientifico il risultato finale non è una semplice rappresentazioni di “reperti”, ma la testimonianza del pathos emotivo e tragico di un evento che ha toccato un’intera collettività, un intero Paese. I particolari che sono stati ritratti perdono la loro apparente nitidezza per tramutarsi in sculture astratte, dalle volumetrie drammatiche, dall’essenza funesta. Un oblò ripiegato su sé stesso dall’urto, diventa una bocca urlante, non solo per una semplice analogia antropomorfa, ma per una sorta di ereditarietà tragica, per un patrimonio del dolore condiviso e rappresentato. Quello che Migliori riesce a riportare alla luce va oltre al piano iconografico e visivo, la sua fotografia risulta multisensoriale e collocata in una quarta dimensione.


Con l’ausilio di una luce che può facilmente e manualmente dirigere a suo piacere, riesce a rappresentare un sentimento realmente vissuto, il senso catastrofico dell’evento in una collettività nazionale e nella Storia. Al di là della resa emozionale dei suoi bianchi e neri che si abitano di ombre e di sussurri la sua azione performativa attraverso la luce della candela trova dimora anche nella volontà di dare una visione sfaccettata del reale, di portare alla luce le diverse prospettive di cui sono parte, di testimoniarne le profondità. Per questo motivo si può sostenere che anche nelle immagini di Stragedia. Ustica 1980 – apparentemente influenzate da un approccio più concettuale, performativo e scultoreo del dato visivo – si affacciano le radici del Nino Migliori neorealista e sperimentatore.

 

Nino Migliori Stragedia, 2007-2020 © Fondazione Nino Migliori.


Artista poliedrico e dalle veloci metamorfosi, il focus artistico di Migliori, alla fine degli anni ’40, era indirizzato allo spaccato sociale, antropologico ed identitario di un paese in costruzione, ma contemporaneamente era teso a inventare ossidazioni, pirogrammi e cliché-verre. 

Di questi stessi anni infatti sono sia le serie “del reale” Gente dell’Emilia, Gente del Sud, Gente del Nord e Gente del Delta sia le sperimentazioni Ossidazioni, Pirogrammi, Cellogrammi, Lucigrammi e Idrogrammi. In un unico artista coesistono, quindi, più anime stilistiche, senza che debbano per forza essere classificate in specifiche produzioni o immagini. Negli anni ’60 entra nel suo repertorio anche l’elemento concettuale (Antimemoria, 1968) e in seguito anche quello performativo (Controtempo blu, 1977).

 

L’arte di Nino Migliori torna su se stessa in un continuo alternarsi tra auto-influenzamenti, influenzamenti esterni e nuovi processi di produzione. Del 2006 è Zooforo del Battistero di Parma, prima rappresentazione della serie Lumen che prevede l’utilizzo della luce di una candela come unica fonte luminosa.
Nella produzione di Stragedia. Ustica 1980 Migliori torna a servirsene e particolarmente nell’installazione Nino Milgiori. Stragedia esposta all’ex chiesa di San Mattia questa tecnica risulta utile per condurre lo spettatore, con devozione e silenzio, davanti ai testimoni muti di questa stragedia e per guidarlo tra le luci e ombre dei propri pensieri, senza mezzi termini. 

 

NINO MIGLIORI. STRAGEDIA, 27 giugno 2020 – 7 febbraio 2021, Ex Chiesa di San Mattia, Via Sant'Isaia 14/a Bologna

Orari di apertura: -sabato e domenica ore 16.00 – 19.00

Ingresso libero - Prenotazione: tel. 051 6496611

Per approfondimenti: https://www.stragi80.it/

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Nino Migliori Stragedia, 2007-2020 © Fondazione Nino Migliori.

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