raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Vavasceia

Vavasceia”: per dire della pioggia che cade come bava dal cielo.

 

Non so se sia una parola dialettale (e di quale dialetto, campano o lucano o che…), oppure l’invenzione (quasi onomatopeica) di mio nonno materno, da lui ascoltata quand’ero ragazzo e, con i miei, si andava al ‘paese’ (Melfi, Pz), a trascorrere parte delle ‘vacanze in famiglia’. Ricordo di averla sentita, una volta, pronunciata da lui, nonno Lorenzo, mentre eravamo nella vigna di sua proprietà; lui indaffarato a curarsi di qualche tralcio di vite o grappolo d’uva, in un pomeriggio settembrino, io a fianco a guardarlo, e cominciò a cadere questa pioggia lenta, leggerissima, appena appena avvertita sulla pelle, appunto come ‘bava’ (vava, in napoletano).

Molto tempo dopo, il suono di quella parola mi tornò in mente, quando ero in Inghilterra, giovane laureato e tirocinante in un studio legale, in una giornata di giugno (se non ricordo male), ospite nella casa di campagna di un avvocato (senior partner di quello studio) che mi faceva da tutor; personaggio di grande acume e ironia e in età avanzata (dettagli non irrilevanti per il seguito). Insieme ce ne stavamo seduti nel suo bel giardino e quella ‘pioggia bavosa’ (qualcuno direbbe, “piovischio”) cominciò a cadere. Io gli raccontai allora del mio ricordo di ragazzo, pronunciando la parola udita da mio nonno e cercando invano di tradurgliela. Alla mia richiesta, se ci fosse un’espressione inglese equivalente, lui stette un po’ a rimuginare e poi pronunciò una parola che, lì per lì, mi parve fosse “pissing”. Immaginando un’allusione, se non personale, a quel che può accadere talvolta, anche in gioventù, di fare una ‘pisciatina’ lenta e leggera, sorrisi divertito; e senza indugiare sull’argomento, restammo ancora un po’ a goderci la frescura (indiretta, essendo seduti in una specie di gazebo) di quella ‘pioggerillina’, passando ad altri discorsi.

Un dubbio, però, prese presto il sopravvento, ripensando tempo dopo a quell’episodio. La parola pronunciata dal mio ospite inglese avrebbe potuto essere “peasing”: parola d’uso antico (e certamente alla portata del suo bagaglio culturale), abbreviazione di “appease” (dal Norman-French apaisier‎: lingua gergale a lungo praticata negli ambienti in particolare forensi londinesi), nel significato di ‘ciò che placa’ (qualcuno o qualcosa).

Nel rinnovare, oggi, questi ricordi, mi piace immaginare che mio nonno (un po’ contadino, un po’ commerciante di vini), così come il mio tutor acculturato d’oltre Manica (un po’ uomo di città, un po’ gentleman di campagna), agli antipodi di esperienze di vita e professionali, avessero in comune l’idea latente in ‘vavisceia’ e ‘peasing’: quella di una pioggia leggera, e quasi sospesa, che raffresca l’aria e insieme lenisce le ferite della terra… e di chi vi abita (non solo esseri umani, naturalmente).

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