Romagna: libri, fango e fotografie

6 Settembre 2023

La vita quotidiana, l’ordine terreno sono costituiti principalmente da cose che assumono forme durevoli e creano un ambiente stabile, vivibile. Sono le «cose del mondo» di cui parla Hannah Arendt (H.Arendt, Vita activa. La condizione umana, 1964). Queste cose hanno un ruolo molto importante per la storia dell’umanità. Hanno il compito di «stabilizzare la vita umana». Le cose devono la loro esistenza solo agli uomini e condizionano costantemente i loro artefici. È attraverso l’attività e l’agire degli uomini che le cose acquisiscono un senso, si arricchiscono di una storia. Ma, forse, come possiamo osservare nelle immagini di Giovanni Zaffagnini, anche la natura muta il destino e la storia degli oggetti che incontra sul suo cammino nelle sue manifestazioni. La mostra I libri e il fango nella Romagna allagata ospitata al MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, visitabile dall’8 agosto al 24 settembre 2023, presenta 22 fotografie di libri tratti dall’inondazione di acqua e fango che ha travolto la Romagna nello scorso mese di maggio. Le immagini non descrivono la cronaca del recupero ma, come ci racconta l’autore, offrono visioni di libri «sopraffatti dal fango, nella morsa di un’agonia lenta e implacabile». Libri e cose che, a causa dell’azione della natura, diventano rifiuti. Zaffagnini affronta e ci racconta l’impatto dell’alluvione sulle biblioteche e sulle librerie dell’Emilia Romagna attraverso un approccio etico. 

Nel corso degli anni Ottanta Zaffagnini si era dedicato alle ricerche etnografiche in collaborazione con Giuseppe Bellosi, etnologo, glottologo e poeta che attraverso l’analisi della lingua lo introduce a quella delle immagini e lo porta ad abbracciare nuovi percorsi di sperimentazione e altre forme di espressione. Nel 1986 collabora con Gianni Celati che ideò un progetto, poi realizzato nella mostra e nel volume dal titolo Traversate del deserto, nato dalle riflessioni sul paesaggio delle coste romagnole colpite da una violenta mareggiata che aveva devastato più di trenta chilometri di costa spazzando via infrastrutture turistiche ed edifici, per la maggior parte frutto della speculazione edilizia. Il paesaggio della costa, delle dolci dune e dell’impenetrabile pineta documentate dagli Alinari nel 1885 circa, cancellato appunto dalla speculazione edilizia, si presenta, dopo la mareggiata, come un deserto che arriva alle soglie delle abitazioni nell’immediato entroterra. L’illusione di addomesticare, plasmare il territorio, il paesaggio, il pianeta viene anch’essa spazzata via dalla forza della natura, da una mareggiata eccezionale per un mare “chiuso” come l’Adriatico. Il filo del pensiero che ha attraversato gli autori che hanno partecipato al progetto, i fotografi Olivo Barbieri, Paul David Barkshire, Jean-Paul Curnier, Vittore Fossati, Carlo Gajani, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Klaus Kinold, Manfred Willmann, gli scrittori Gianni Celati, Jean-Paul Curnier, Max Frisch, Gabriel Josipovici, Gilles Lipovetski, Giuliano Scabia e i filosofi, Giorgio Agamben, Jean Baudrillard, Gerald Bisinger, era la manifestazione del loro disagio alla restituzione del loro operato attraverso parole, immagini e riflessioni che la realtà sociale e culturale offriva. Realtà rapportata, come immagine interiore, a quella del deserto, del vuoto desolante della società odierna che non rimanda nulla benché sia inondata da immagini e informazioni.

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Nel 2016, in Abitare il deserto, Zaffagnini è curatore, in collaborazione con l’Osservatorio Fotografico, sia della mostra che del volume. Il progetto indaga il rapporto tra fotografia e letteratura con la partecipazione degli scrittori Yari Bernasconi, Luigi Filippelli, Maddalena Lotter, Franca Mancinelli, Jacopo Narros, Bernardo Pacini, Jacopo Ramonda, Damiano Sinfonico, Orso Jacopo Tosco e dei fotografi Nicola Baldazzi, Davide Baldrati, Marina Caneve, Francesca Gardini, Richard Max Gavrich, Massao Mascaro, Domingo Milella, Mattia Parodi, Xiaoxiao Xu. Il filo conduttore dell’indagine è un passo in avanti rispetto al precedente progetto; gli autori si concentrano sull’analisi e sulla riflessione degli esiti della desertificazione culturale. Senza ricorrere a un linguaggio urlato, agli effetti speciali del digitale, ma attraverso un’attenta indagine e riflessione sul quotidiano al fine di ricercare nuovi significati e nuove forme e soprattutto un nuovo linguaggio.

Gli oggetti, esito del degrado, che hanno perso la loro natura e identità, come i libri alluvionati nel recente progetto di Zaffagnini, diventano il punto di partenza per un atteggiamento costruttivo e propositivo.

È evidente l’approccio etico oltre che estetico di queste immagini, che richiama alla mente i diversi progetti di uno dei più significativi fotografi del Novecento: Walker Evans. Per Evans anche la spazzatura può essere «bella» proprio perché esce dai canoni consueti, ma allo stesso tempo gli oggetti del trash appartengono alle fasi finali del consumo accelerato che ha caratterizzato la società Americana dal secondo dopoguerra in poi creando un vuoto sociale oltre che culturale. Mentre il Modernismo, negli Stati Uniti in particolare, è solitamente associato all'età della velocità e dei grattacieli e al luccicante cromo delle nuove automobili e di alcuni oggetti di uso quotidiano, per Evans è più importante e significativo concentrarsi sull’altro lato del progresso, il lato inferiore della società dei consumi e della produzione di massa. Il consumismo sfrenato ha portato sempre più sprechi e nega la storia. A partire dagli anni Trenta in poi Evans si dedica a questo tema attraverso un ampio corpus di lavori sul degrado urbano: case in rovina, interni sbiaditi, cumoli di automobili rottamate che documentano i vari modelli Ford, l’importante casa automobilistica che nei messaggi pubblicitari di quegli anni prometteva «un’automobile alla portata di tutti». «Scene come queste sono ricche di suggestioni tragicomiche della caduta dell'uomo dalla sua alta cavalcata», ha dichiarato Evans in un’intervista. Negli anni Sessanta, il suo primo interesse nel mostrare gli svantaggi del progresso era culminato in fotografie di discariche, di spazzatura nei bidoni e nell’avanzare indisturbato delle grandi aree industriali che impoverivano le periferie urbane desertificandole (Alpers, 2020).

I «ritratti» dei libri alluvionati di Giovanni Zaffagnini non sono quindi esercizi di stile. Ne sceglie alcuni, ma senza preferenze formali, li porta in studio e li illumina per fotografarli su un fondo neutro. Lui stesso spiega: «Archiviati i momenti riservati alla cronaca in diretta, si avverte l'esigenza di un approccio diverso, meno frenetico, più riflessivo. Ritratti di libri sopraffatti dal fango, nella morsa di un'agonia lenta e implacabile. Lo sfondo neutro delle immagini non contempla alcun contesto e indica senza indugi il soggetto prescelto». Marco Sangiorgi scrive nella prefazione del volume: «quasi abbozzo di scultura». C’è però un destino per questi libri? Chi gestisce la raccolta dei rifiuti ci informa che finiranno triturati e macinati nell'ambito del programma di riciclo. Nuova vita dunque? Torneranno «libro»? O saranno «retrocessi» a carta da pacchi o altro? Queste immagini potrebbero essere le ultime foto-ricordo di libri ancora tali sebbene deformati e sporchi. «Il pensiero» afferma Zaffagnini, «mi accompagna fin dal primo scatto; chi ama leggere su carta capirà».    

I libri e il fango nella Romagna allagata, mostra fotografica di Giovanni Zaffagnini. 

Dall'8 agosto al 24 settembre 2023. MAMbo, via don Giovanni Minzoni, 14 - 40121 Bologna

In collaborazione con la Biblioteca Comunale Manfrediana di Faenza e con la Biblioteca Comunale Fabrizio Trisi di Lugo e con la Libreria Alfabeta di Lugo,

Il ricavato dalla vendita del libro e delle fotografie sarà devoluto alle biblioteche danneggiate dall’alluvione del maggio 2023 in Romagna.

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