Una donna a Famagosta

La mia macchina fotografica non genera metadati. Per risalire al giorno di questo scatto, ho sfogliato a ritroso l’agenda, dove avevo segnato l’orario di partenza della corriera da prendere. Con una certa sorpresa, come se a quel tempo non l’avessi considerato, ho letto che era l’8 marzo: una data con ricorrenza.

 

Il 7 aprile ho portato il rullo in laboratorio per lo sviluppo. Oggi che è il nove, guardo i provini digitalizzati che sono arrivati nella mail. È passato circa un mese; di questa fotografia ricordavo solo il clic e le sensazioni di quel momento (definite nella “Teoria del controscatto”).

 

In effetti, ora che ci ripenso, l’8 marzo scorso la città era piena di rametti di mimosa. Anche giù nei metrò i venditori si davano da fare per venderli, ma già alle piattaforme di attesa di Famagosta, tra le rade persone che sostavano sotto le pensiline, dove mi trovavo anch’io in quel sabato mattina, non vi era traccia della Festa della Donna. Come se in prossimità di una partenza, in viaggio, la ricorrenza non si celebrasse; insomma si consumava soltanto in città, nelle consuete attività sociali, dove si può graziosamente regalare un rametto. Non è mia intenzione ridurre adesso questo femminino anniversario a un mero scambio floreale, ma considerarlo per quello che lo scorso mese abbia potuto suscitare in me come fotografo di strada. Di fatto non ne fui interessato.

 

Nell’attesa scattai questa foto, perché mi accorsi di lei. Aspettava una corriera per non so dove ed io la mia per Pavia.

Per una volta, ero con la macchina fotografica in un giorno che non andavo in giro a fotografare. Non la porto “mai” con me, se non quando decido di uscire per scattare; credo più per pigrizia che per rigore progettuale.

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31 Maggio 2014