Liberty. Uno stile per l'Italia moderna

L’Italia, dopo il Risorgimento, faceva fatica ad essere moderna nelle arti, giunse quindi benvenuta, dopo il 1880, la ventata di un movimento dai tratti generalisti e onnicomprensivi, che altrove si chiamò stile giovane o moderno e da noi, un po’ per pigrizia, un po’ per comodità, prese il nome di Liberty, in omaggio a una celebre ditta londinese specializzata in cineserie, giapponeserie e decorazioni di pregio.

 

A questa stagione, già riscoperta e esplorata dagli anni ’70 da studiosi del calibro di Rossana Bossaglia, torna oggi la bella mostra ai Musei di San Domenico a Forlì che reca come sottotitolo Uno stile per l’Italia moderna, a cura di Maria Flora Giubilei, Fernando Mazzocca e Alessandra Tiddia (catalogo Silvana-Cassa di Risparmio di Forlì, pp. 407, euri 34). Il logo scelto è Il silenzio di Giorgio Kienerk, sospeso tra eredità macchiaiole e slanci simbolisti. Nell'ampia rassegna vincono le allegorie, i racconti a chiave, le vicende mitologiche: spicca soprattutto la scena onirica popolata di visioni di morte, o aperta alle presenze, sinistre quanto seducenti, delle sirene, gettonatissime figure di eros e violenza. I segni migravano rapidamente da una dimensione all’altra, trovando sicura dimora nello sfarzo dei manifesti, geniali reclames di mode e ultimi ritrovati della tecnica, con una decisa propensione per il reparto dell’illuminazione, tra gas e elettricità.

 

Le magnifiche ceramiche di Galileo Chini, gli incisivi disegni gotici del faentino Domenico Baccarini, i ricami impalpabili di Aemilia Ars, capace di riprodurre nel pizzo le fattezze di una complessa architettura, sono altrettanti momenti di grande rilievo. Colpisce il legame, strettissimo, tra libro e immagine, come riassume straordinariamente la doppia Parabola dei celibi dell’oscuro Alberto Martini, destinato a divenire maggior ritrattista della scatenata Marchesa Casati Stampa, che da questo suo repertorio di macabro eros trasse ispirazione per la sua magnifica edizione di Edgar Allan Poe. I volumi dannunziani stanno insieme a quelli di Govoni e Gozzano, che si parlano all’interno di una teca fitta di rare stampe.

 

Molte vicende seguenti, tra Futurismo e Metafisica, avranno insomma origine da declinazioni di queste ricerche: le architetture di Raimondo D’Aronco, gran creatore di dimore per gli ultimi sultani a Costantinopoli, dialogano benissimo con le prospettive di una futuribile Gotham City schizzate dall’imaginifico Antonio Sant’Elia. Insomma un vero e proprio gran galop delle forme, che permette di passare in rassegna un momento tumultuoso e a lungo controverso dell’identità estetica nazionale.

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