I bambini, che amore

Come insegna Aristotele, la giustizia non è equa: “L’equo è sì giusto, ma non è il giusto secondo la legge, bensì un correttivo del giusto legale. Il motivo è che la legge è sempre una norma universale, mentre di alcuni casi singoli non è possibile trattare correttamente in universale” (Etica nicomachea, a cura di Claudio Mazzarelli, Rusconi, Milano 1993, libro V, 10). Che poi Aristotele non aveva assistito alla diatriba natura/cultura, dopo la quale tutta una serie di norme di convivenza civile diventano ancor più complicate da scrivere e far rispettare.

 

Prendiamo la pedofilia, condita da tanti casi di cronaca più o meno interessanti e aneddotici e simbolici ed eloquenti (Tiberio Timperi che racconta di quel padre separato a cui tolgono il diritto di vedere il figlio perché “lo tocca” [!] quando gli fa il bidet; l’articolo di Antonio Armano sull’ultimo numero di Saturno e il caso del video amatoriale Forza Chiara; la docente che si fidanza con l’ex alunno diciassettenne e viene licenziata, salvo poi convolare a giuste nozze con lo stesso ragazzo appena lui raggiunge la maggiore età, pochi mesi dopo; ecc. ecc.). Non è un tema che scelgo a caso - sarebbe una deroga all’impostazione di questo blog, e derogare già alla seconda uscita… -, ma che mi salta agli occhi leggendo uno dei Vangeli aprocrifi, il Protovangelo di Giacomo, quando giungo al passo dove si parla del matrimonio di Giuseppe e Maria:

 

VIII

1. I suoi genitori se ne andarono pieni di ammirazione, ringraziando il Signore Iddio perché la bambina non si sera voltata indietro. Così Maria restò nel Tempio, allevata come una colomba e riceveva il cibo dalla mano di un angelo.

2. Ma quando ella compì dodici anni, i sacerdoti tennero consiglio e dissero: - Ecco che Maria è giunta all’età di dodici anni nel Tempio del Signore: che faremo ora di lei, perché non abbia a contaminare il Tempio del Signore? - E dissero al sommo sacerdote: - Tu che sei preposto all’altare del Signore, entra e prega per lei, e ciò che il Signore ti indicherà, lo faremo.

3. Allora il sommo sacerdote, indossato il mantello dai dodici sonagli, entrò nel Santo dei Santi e pregò per Maria. Ed ecco apparve un angelo del Signore che gli disse: - Zaccaria, Zaccaria, esci e chiama a raccolta i vedovi del popolo; ciascuno di essi porti un bastone, e di colui al quale il Signore darà indicazione con un segno miracoloso, essa sarà la sposa -. Uscirono pertanto i banditori per tutta la regione della Giudea, e risuonò la tromba del Signore e accorsero tutti.

 

  

IX

1. Anche Giuseppe, gettata l’ascia, uscì per unirsi agli altri; e riunitisi si recarono al cospetto del sommo sacerdote, portando i bastoni. Costui, presi i bastoni di tutti, entrò nel santuario e pregò. Poi, terminata la preghiera, raccolse di nuovo i bastoni, uscì fuori e li restituì loro: ma non apparve su di essi alcun segno. Ma l’ultimo bastone lo prese Giuseppe, ed ecco una colomba uscì dal bastone e volò sul capo di Giuseppe. Allora il sacerdote disse a Giuseppe: - Tu sei stato prescelto a ricevere la vergine del Signore in tua custodia!

2. Giuseppe si schermì, dicendo: - Ho già figli, e sono vecchio, mentre essa è una fanciulla! Che io non abbia a diventare oggetto di scherno per i figli di Israele! - Ma lo ammonì il sacerdote: - Temi il Signore Dio tuo, e ricorda che cosa ha fatto Iddio a Datan, ad Abiran e a Core: come si è spalancata la terra ed essi sono stati inghiottiti, a causa della loro ribellione. Temi, dunque, o Giuseppe, che ora non debba accadere lo stesso alla tua famiglia!

3. Allora Giuseppe, pieno di timore, prese Maria in sua custodia e le disse: - Ecco, ti ho ricevuta dal Tempio del Signore e adesso ti lascio nella mia casa e me ne vado a lavorare alle mie costruzioni, ma tornerò da te. Il Signore ti custodirà.

 

  

(I Vangeli apocrifi, a cura di Marcello Craveri, Einaudi, Torino 2005, pp. 13-14. Sullo stesso episodio si vedano anche il Vangelo dello Pseudo-Matteo [p. 74] e la Storia di Giuseppe il falegname [230-231].)

 

 

Al di là del fatto che poi Giuseppe non l’abbia proprio toccata, Maria, ma ci abbia pensato lo Spirito Santo, la questione resta valida. Nessuno si scompone per il fatto che una dodicenne vada in sposa a un uomo maturo. Qual era l’aspettativa di vita a quell’epoca? Presumo ben minore di quella attuale, e d’altra parte il menarca testimonia in maniera fisiologicamente incontestabile che la donna è fertile, quindi “pronta” a sostenere una gravidanza, la quale - fatta eccezione per interventi divini - comincia con un concepimento frutto di un rapporto sessuale (non entriamo nel merito della fecondazione assistita, altrimenti le cose si complicano ancor di più).

 

Tutto questo giustifica la pedofilia? Nient’affatto, è ovvio. Soltanto, dimostra come le questioni siano sempre complesse, e proprio e soprattutto quando trattano temi particolarmente “spiacevoli”, vadano affrontate con schemi il più possibile malleabili e comprensivi di equità, oltre che di giustizia. Perché non è tutto sempre facile (si fa per dire) come nel film The Woodsman (2004, regia di Nicole Kassel, con un bravo Kevin Bacon), con un pedofilo che capisce quanto male abbia fatto alle sue vittime e quindi si trasforma in giustiziere contro i suoi ex-simili (ancor più raramente le vittime si mettono in contatto fra loro e reagiscono, come capita nel pur ben scritto romanzo Ruggine di Stefano Massaron). E nemmeno la realtà è così patinatamente noir, come nel libro di Mauro Marcialis, Dove tutto brucia, con i trafficanti di bambini, gli sbirri corrotti e la politica pigliatutto.

 

 

Dobbiamo insomma fare i conti con ciò che è diverso da “noi” (ammesso che riusciamo a stabilire cos’è questo “noi” e chi lo compone), sia perché distante temporalmente, sia perché lo è geograficamente e culturalmente.

Le supposte radici cristiane dell’Europa (al netto della diffusa pedofilia nei ranghi della Chiesa) pongono il problema sin dalla storia della madre di Dio, e l’abbiamo visto. Ma l’Europa ha il suo fondamento civile nella Grecia antica, dove i rapporti con ragazzi dai dodici anni in su (pederastia) erano pienamente accettati (mentre illeciti erano con bambini di età inferiori - e qui si chiamava pedofilia -, sebbene mai puniti realmente). Le fondamenta della nostra civiltà poggiano dunque su una società pedofila e schiavista, oltre che pesantemente misogina: sarà pur doveroso farci i conti.

Quanto al confronto con culture “diverse”, consideriamo l’Islam: secondo la maggior parte delle fonti, una delle mogli di Maometto, Aisha, aveva sei anni al matrimonio e nove quando questo venne consumato, come racconta anche Kadel Abdollah ne Il messaggero.

 

 

Al centro di ogni valutazione credo fermamente che debbano starci la dignità individuale e le scelte consapevoli di ogni essere umano. E stabilire a quale età tale consapevolezza sia riconoscibile e “legittimata” non dovrebbe essere compito del legislatore, che decide in astratto, prescindendo da qualsiasi valutazione contestuale. D’altro canto, chi può credere che sia razionale stabilire che il sottoscritto, fino al 16 maggio 1994, non potesse essere consenziente, e il giorno successivo sì, poiché aveva compiuto 18 anni? Mentre in altri luoghi e altri tempi ciò avviene a 21 anni, oppure a 16, oppure… Aristotelico convinto, credo che le nostre democrazie, per divenire un poco meno imperfette, dovrebbero rileggere l’Etica nicomachea e farne tesoro.

 

E soprattutto dovrebbero comprendere che questi sono disgustosi epifenomeni che discendono da problemi che andrebbero affrontati in prima battuta, con consapevolezza “biopolitica”: perché nella maggioranza dei casi si tratta di derive tutt’altro che imprevedibili del colonialismo (nelle sue versioni più o meno aggiornate: si leggano le terribili pagine di Curzio Malaparte ne La pelle, quelle dedicate ai ragazzini napoletani venduti, o meglio affittati, ai militari delle truppe alleate) e dell’autoritarismo famigliare e sociale. Preoccuparsi di stringere a sé la propria borsetta o il proprio pargolo quando uno straniero/estraneo si avvicina non significa aver maggiore cura dei propri “beni”, ma far sì che i legami sociali lascino sempre più spazio alle aberrazioni e a coloro che, in una tale società, ci possono sguazzare, facendo leva su paure tanto legittime quanto strumentali. Anche perché, la borsetta o il pargolo, assai spesso, te lo portan via quelli che ci stanno più vicini. Ed è lì che bisogna prevenire, come si diceva in un celeberrimo spot, ché è sempre meglio di curare.

 

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