Fotoricordo
Elio Grazioli

Elio Grazioli è critico e docente di storia dell’arte contemporanea e della fotografia e fa a modo suo tutto quello che fanno i critici e docenti di storia dell’arte contemporanea e della fotografia.

01.07.2020

(ma non solo) / Luca Maria Patella. Canzoniaere: la poesia

Patella è uno degli artisti più caparbi che abbia mai conosciuto. L’età non l’ha piegato, casomai un po’ raddolcito, è diventato più autoironico, ma non transige su ciò che vuole. E ciò che vuole è “semplicemente” – ci vogliono sempre le virgolette, vero? – che si colga la sua arte così come lui la intende. L’arte per lui è faccenda complessa, un modo di pensare e di essere che se lo si è scelto è perché è diverso dagli altri modi, da quello scientifico o filosofico, o psicanalitico o antropologico o semiologico, e soprattutto perché non è una disciplina tra queste ma il modo di riprenderle tutte, da qui la complessità, rigiocandole a un altro livello, il livello esistenziale: arte e vita. So bene che la formula “arte e vita” fa arricciare il naso a molti, ma c’è poco da esitare: ci deve...

24.05.2020

Vincenzo Latronico / Speer: il segreto dell'architetto di Hitler

“Questo è ciò che io ho visto attraverso la crepa”, scrive in conclusione Vincenzo Latronico del suo Un architetto (Juxta Press, 2020). Gli scrittori fanno cose splendide con l’arte, intrecciano spunti, piani, argomenti, guardano attraverso le crepe, guardano e vedono cose diverse dai critici e dagli storici, e soprattutto non smettono di fare letteratura, cioè, almeno, di costruire i testi, di dar loro una forma: un tempo si usava proprio il termine “architettura” per indicare la composizione di un’opera, di qualunque tipo essa fosse. Latronico lo fa intrecciando almeno tre materiali, come dichiara fin dall’inizio: un quadro di Luc Tuymans intitolato per l’appunto Der Architekt, del 1998, che è lo spunto di partenza, un romanzo di Ayn Rand intitolato The Fountainhead, del 1943, e i...

22.01.2020

Fondazione Merz, Torino / Emilio Prini: tautologia, letteralità e paradosso

Emilio Prini è stato uno degli artisti più misteriosi che si potessero mai incontrare. Non solo la sua opera, pochissimo esposta, per volontà sua, ma anche la sua vita è stata ammantata di mistero. Rarissime apparizioni pubbliche, era chiuso nel suo rifugio, prima a Genova poi a Roma e riceveva solo chi voleva – ci ha fatto un libro d’artista Luca Vitone, raccogliendo le telefonate tra loro per un appuntamento mai andato a buon termine (Effemeride Prini, Quodlibet, Macerata 2016). Colpito dalla malattia degenerativa che l’ha poi ucciso, negli ultimi decenni si reggeva male in piedi, a volte cadeva mollemente a terra mentre stava parlando con te e continuava a parlare come se niente fosse successo; le sue reazioni erano imprevedibili, poteva ingiuriarti se ti chinavi ad aiutarlo o...

25.12.2019

Narrare / Robert Morris: prima di morire

Robert Morris è sicuramente uno dei grandi artisti degli ultimi sessant’anni. Scomparso l’anno scorso, il 28 novembre, era talmente esasperato dalle continue domande sul minimalismo con cui era stato identificato e sul perché aveva poi deviato da quella strada che ha scritto una lettera aperta di “indisponibilità” ai critici e giornalisti. Ricordo ancora quando vidi per la prima volta a metà degli anni ottanta in una mostra a New York le sue opere con teschi e ossa in bassorilievo, tutti neri, con enormi cornici. Erano in mostra insieme a dei Richard Serra e dei Bruce Nauman, così discordanti dai lavori degli altri due. Mi fecero un grande effetto. Erano gli anni del successo dirompente della Transavanguardia e della New Image, Picture Generation, Neo-Geo, e la sua opera davvero apparve...

07.12.2019

Camera, Torino / Wo | Man Ray

Di mostre su Man Ray se ne sono viste molte, anche recentemente, quindi plaudiamo alla bella idea che rende originale e anche questa volta non ripetitiva l’esposizione, Wo | Man Ray, a Camera, Torino (fino al 19 gennaio 2020): l’Uomo Raggio e le sue Donne Raggio, il Fotografo e le sue Donne, non solo modelle ma soprattutto assistenti e allieve. L’idea non è scontata, non è pettegola o furba, come certe biografie in cui di un artista si raccontano solo le avventure e relazioni amorose come un brutto romanzo d’appendice, ma perché qui il rapporto è valorizzato nei suoi apporti all’arte, alla fotografia. Dell’uomo infatti, delle sue vicende si dice solo quel che serve e che non mortifica né lui né la donna, mentre al contrario ecco che proprio della donna viene ad emergere il ruolo attivo,...

18.11.2019

Kosuth, Pancrazzi, Oberti / Bianco, nero, grigio

Tre belle mostre a dominante coloristica, o forse proprio non-coloristica, si possono vedere a Milano in questo momento. Ritorno del monocromo? Una è bianca ed è di Luca Pancrazzi alla galleria Tega. Sono anni che Pancrazzi dipinge quadri esclusivamente con il bianco steso sulla tela grezza. È il bianco che viene dal “bianchino”, quello che si usava per cancellare gli “errori”, tema ricorrente nell’opera dell’artista. Per questo è una sorta di non-colore, il quale, secondo la dialettica messa sempre in atto da Pancrazzi, nel suo uso improprio rivela, cioè fa emergere le figure, mentre cancella, fa vibrare luci e ombre, superficie e profondità, primo piano e sfondo, vicinanza e lontananza. Anche i temi che raffigura sono variazioni di quelli di sempre, andati ora a scovare in giro per...

28.08.2019

Una nuova biografia / Alberto Giacometti: ricominciare da capo

Mi sarebbe piaciuto posare per Giacometti. Credo che avrei avuto la pazienza per affrontare le lunghe sedute e quanto all’interesse non ci sono dubbi dalle testimonianze di coloro che si sono sottoposti alle sue leggendarie sedute, da Jean Genet a Isaku Yanaihara, a Elie Lotar a Giorgio Soavi e altri, oltre naturalmente al fratello Diego e alla moglie Annette. È davvero un rimpianto per me non esserci stato. Giacometti, quello dopo la guerra, com’è noto, quando era “tornato a scolpire una testa”, sottoponeva i suoi modelli a interminabili pose durante le quali faceva e disfaceva incessantemente la scultura o il dipinto, mentre chiacchierava delle sue ossessioni del “vedere” e di quello che gli veniva in mente. Non si tratta di una curiosità, la mia; è che Giacometti diceva, ha detto, cose...

14.08.2019

Clegg & Guttmann e Fitch & Trectain / Modernismo e post

Prima grande stanza, che ci si trova spalancata davanti appena si apre la porta: grandi immagini fotografiche sono proiettate sulle pareti, si vede subito che ritraggono importanti personaggi della cultura italiana otto-novecentesca perché si riconoscono i più famosi: di fronte c’è Segantini nel suo atelier, a destra Giovanni Papini nel suo studio e i fratelli Russolo con i loro intonarumori, a sinistra Bruno de Finetti al tavolo di una conferenza, Italo Svevo al Caffè Austro-ungarico di Trieste e l’anarchica Louise Michel nella sua camera da letto. Ogni immagine ha davanti dei mobili che ricostruiscono gli ambienti, ognuno con uno o più libri del o sul personaggio rappresentato. Al centro di tutto un salottino con divano, poltrone, tavolino con altri libri e oggetti. Da ogni ambiente...

06.06.2019

Accostamenti / Marconi VS De Carlo

La visita di Sanguine alla Fondazione Prada qualche mese fa mi aveva lasciato perplesso. Un artista considerato così acuto come Luc Tuymans mi è sembrato fiacco come curatore. Non ho letto il catalogo, che sicuramente approfondiva tutto, ma la guida all’esposizione e l’esposizione stessa mi sono apparsi generici e pretestuosi. Si tratta di accostamenti, di “montaggio”, di associazioni e slittamenti tra opere, tempi e luoghi di autori diversi. Ho pensato che forse è ora di reagire a un “warburghismo” che sta diventando di maniera, un alibi pretestuoso se non è preciso o almeno chiaro. Per carità, capisco tutte le ragioni della creatività e della libertà, ma per chi e per che cosa? Lì io non ho capito da quello che vedevo e leggevo, ho chiesto anche ad altri. Certo, c’erano opere belle e...

27.02.2019

Daniel Halévy / Degas parla

Edgar Degas è stato un personaggio straordinario, artista riconosciuto ma problematico almeno tanto quanto chiacchierato il suo carattere. Sicuramente le due cose vanno insieme, arte e personalità, per questo le testimonianze dei contemporanei sono determinanti oltre che gustose da leggere. Con la pubblicazione di Degas parla di Daniel Halévy (Adelphi, Milano 2019, traduzione di Tommaso Pezzato) in italiano ne abbiamo tre che è interessante, forse necessario, vedere insieme. Artista problematico, dicevo, perché al di là del valore indiscusso resta il più tradizionalista degli impressionisti, gruppo al quale è assimilato ma a nessuna delle peculiarità del quale aveva aderito veramente (l’en plein air? Uh, quanti spifferi!, diceva), ponendo così un problema storico non peregrino, tanto da...

07.02.2019

Dada e Surrealismo a Alba / Avanguardia e sogno

Ah, le avanguardie! Ma perché a un certo punto se ne è parlato così male? Traditi, pentiti, disillusi? Si rimprovera loro quello che si dà per scontato oggi? Cioè che il mondo è quello che è, che là fuori è la giungla, che il sistema... Sia come sia, però, insomma, un’effervescenza, un impegno, un coinvolgimento tali che sembra che si inventasse qualcosa ogni giorno per sé e ogni settimana in condivisione, ogni opera era l’elaborazione dentro la propria poetica di un’idea che circolava. Oppure diciamolo così: quelle beghe, quelle contraddizioni, quei fallimenti che gli si rimprovera, erano la vita stessa di quella vita, e la sua nuova forma. Nostalgia? No, grazie, si fa solo per dire, per invitare a visitare una mostra di più, leggere una rivista di più, tentare qualcosa diversamente. Una...

30.01.2019

Eva Marisaldi al Pac / La grazia del provvisorio

Iniziamo col dire che è ora di riguardare questa generazione di artisti italiani che ormai hanno passato i cinquant’anni e che è importante che vi contribuisca un’istituzione come il Pac (Padiglione d’arte contemporanea) di Milano. Ma soprattutto è importante perché sono artisti che, pur avendo alcuni fatto parte di raggruppamenti all’inizio abbastanza identificabili, non hanno dato vita a tendenze omogenee e non hanno assecondato un mercato, un “sistema”, che si basa su un’idea di riconoscibilità iconica. Certo non è stato un caso. Per dirne una: dopo l’Arte Povera, dopo la Transavanguardia, che vuol dire dopo le strategie e le posizioni forti, a loro modo dogmatiche, comunque enfatiche ed escludenti, l’idea era quella della ricerca di altre modalità di intervento, di smarcamento e di...

01.08.2018

Note sulla postfotografia / Fontcuberta. La furia delle immagini

A qualcuno darà fastidio la denominazione “postfotografia”, come già per “postmodernismo”, ad altri la perentorietà dell’assunto generale, ma si sa che le cose funzionano meglio così, sono più efficaci, scaldano gli animi e il dibattito. In più, in questa occasione questo ci viene da uno che sente davvero ciò che dice, si mette in gioco nella formulazione delle ragioni del suo argomentare ed è dialettico e equilibrato, mai polemico. Le questioni, d’altro canto, sono di quelle cogenti, più ancora che di attualità, di posizione. Inoltre chi scrive è un artista, o post-artista magari.   È comunque da anni che Joan Fontcuberta indaga con acume e partecipazione questi temi e dopo almeno due altri bei libri di saggi – Il bacio di Giuda (EdUP, 2010), La (foto)camera di Pandora (Contrasto,...

07.04.2018

Dal cinema all'arte / Harun Farocki. Pensare con gli occhi

Harun Farocki è un artista poco conosciuto in Italia, a parte l’omaggio dedicatogli un anno dopo la morte dalla Biennale di Venezia del 2015, intitolato Atlante di Harun Farocki, con rimando al grande tema dell’atlante, da Aby Warburg a Gerhard Richter e oltre, e poco dopo il seminario internazionale a lui dedicato allo Iuav. Figura singolare e al tempo stesso paradigmatica di un modo di fare cinema che è approdato nelle gallerie e nei musei d’arte, meritava uno sforzo ulteriore come quello che ha visto il convegno dedicatogli a Torino nel novembre del 2016 e ora il volume che ne riprende il titolo e lo amplia per ricchezza di materiali e di interventi, curato da Luisella Farinotti, Barbara Grespi e Federica Villa per i tipi di Mimesis: Harun Farocki. Pensare con gli occhi.   Nato...

22.01.2018

Imm’ Expo. Studio ed esposizione / Ad una certa ora del mattino

Come i lettori di doppiozero sanno Imm’ è una collana editoriale che si occupa dell’immagine in tutte le sue accezioni e ambiti (arti, cinema, fotografia, filosofia...), partendo dal presupposto che occuparsi di immagine non vuol dire soltanto prenderla ad oggetto del proprio studio e operare, ma che questo comporta anche di adattare ad essa i propri strumenti e argomenti, il proprio pensiero. Ogni volume è composto da contributi di diversi autori di diverse discipline, ordinati, ovvero “montati”, dalla regia dei curatori Elio Grazioli e Riccardo Panattoni. La singolarità della collana consiste in particolare nel progetto di legare ogni volume al seguente in un percorso che non si interrompe e cresce su se stesso, intrecciando di mano in mano questioni teoriche a motivi di attualità. Così...

04.01.2018

Galleria Milano (MI), fino al 15 gennaio 2018 / Luca Maria Patella: osare

Il problema con l’opera di Luca Maria Patella, ma anche il segno della sua originalità, è che non si sa bene da che parte prenderla. I commenti da sempre rivelano un imbarazzo che è sicuro segno dell’impossibilità di situarlo all’interno delle categorie usuali – rispetto alle quali, peraltro, lui giustamente rivendica anticipazioni ad ogni piè sospinto – mentre lui, da parte sua, insiste sulla complessità indispensabile per affrontare le questioni in tempi come i nostri e la sua libertà dai giochi del sistema, sia quello dell’arte che quello di ogni potere. Facendo leva sulla sua duplice e triplice formazione, tutta ad alto livello, sia scientifica che artistica che psicanalitica, Patella rivendica anzi un’unicità da questo punto di vista. Ma a chi scavalca le premesse e guarda i...

21.12.2017

Arte e fulmini e saette!

Probabilmente i fulmini più famosi per chi si occupa di arte contemporanea sono quelli di The Lightning Field (1977) di Walter De Maria, l’immensa opera di land art realizzata sfruttando le particolari caratteristiche meteorologiche di un altopiano nel New Messico, in cui l’artista ha installato centinaia di pali acuminati che attiravano appunto i fulmini. Le fotografie che ne sono derivate sono davvero spettacolari.   Mater. In visita alla mostra di Ahmed Mater alla Galleria Continua di San Gimignano cerco di raccogliere quelli che mi vengono in mente. Un altro è quello sulla copertina dell’ultimo numero de “La Révolution Surréaliste” (n. 12, dicembre 1929), organo ufficiale del movimento. Fu un numero alquanto speciale, sia perché consapevolmente conclusivo di un percorso, sia...

27.10.2017

Cézanne, Matisse e io / Due artisti da romanzo

Un iperzelante ammiratore di un pittore che egli definisce senza esitazioni il più grande di tutta la Svezia di sempre e forse anche del mondo, intraprende il viaggio di raccolta di documentazione su di lui nel suo villaggio natale sperso tra montagne e foreste nel profondo Nord svedese e ne scrive di seguito la biografia. È L’ultimo bicchiere di Klingsor di Torgny Lindgren (Iperborea, Milano 2016), titolo che probabilmente fa il verso a L’ultima estate di Klingsor di Hermann Hesse, altro breve romanzo su un pittore di tutt’altro tono e intenzioni. Klingsor ha fatto una scoperta che gli ha cambiato la vita: ha trovato un bicchiere, peraltro abbandonato dal capostipite della sua famiglia decenni prima, sopra un ceppo tagliato maldestramente storto; ebbene, col tempo quel bicchiere si era...

23.09.2017

Imm, settembre 2017 / Live. Intensità, intermittenza, registrazione

Abitualmente pensiamo che le parole non soltanto creino una separazione tra ciò che ci accade e la possibilità di farne esperienza, di trattenerne il ricordo, ma che nella vita parlante dell’uomo il puro vissuto nemmeno esista. Eppure se prendiamo alcuni testi, per esempio autobiografici, capita che ci restituiscano una trama che non si esaurisce in una serie di fatti e di episodi, in una struttura che si risolve nella propria consistenza fattuale, ma siamo di fronte a un gesto che rimane come attraversato da una corrente viva che trova improvvise condensazioni visive, interruzioni, intermittenze in cui la vita che si vive e la vita per cui viviamo coincidono e come in un sogno diventano un dato da vedere. È come se questa tensione tra il puro vissuto e il suo prendere forma trovasse uno...

04.07.2017

Linearità apparente / I paradossi di Marina Ballo

Nel suo libro Con la coda dell’occhio. Scritti sulla fotografia (a cura di Stefano Chiodi, Quodlibet 2017) Marina Ballo Charmet ripercorre in maniera davvero completa non solo la sua opera di artista, ma anche la sua formazione, la sua esperienza, inanellando capitoli che ci permettono di veder crescere progressivamente il suo pensiero, la cui prima caratteristica è una coerenza oggi diventata rara: il suo percorso è lineare, ogni ciclo di opere nasce per riflessione sul precedente, in uno sviluppo che non ha sbandate, propriamente. Anche nella sua formazione si riconosce un percorso che è stato di tutta una generazione, o di una sua parte naturalmente, chiara e decisa. Basta scorrere i titoli dei capitoli per averne un’idea: l’inconscio, l’empatia, il quotidiano l’ordinario l’incerto, il...

01.05.2017

Andres Serrano, la scrittura, i volti e la morte / Parole ultime

Certo, l’argomento è tragico e delicato, peraltro riportato alle cronache da recenti casi eclatanti, ma al di là degli aspetti personali e sociali, il tema del suicidio è uno di quelli che turbano perché pongono questioni al limite e che riguardano il limite. Non ci chiediamo tanto, dunque, che cosa spinge una persona a suicidarsi, quali motivi o circostanze, bensì in che situazione si trova una persona, cosa pensa, cosa crede di pensare, nei momenti che precedono immediatamente il gesto estremo? Tanta letteratura e cinematografia ha affrontato il tema, ma qui c’è qualcosa di originale e peculiare: cosa dice, cosa crede di dire nei messaggi che lascia, nelle sue “ultime parole”? E per noi: sono esse anche “parole ultime”?   Gabriele Tinti ha raccolto in un piccolo volume, intitolato...

24.04.2017

Elio Grazioli | Paolo Gioli / Duchamp. Fontane e altro

Cosa non ha scatenato Fontana di Duchamp da cent’anni a questa parte neanche Saâdane Afif ce lo saprà mai dire in maniera esauriente. Questo artista, Afif, ha vinto nel 2009 il Premio Duchamp del Centre Pompidou con un progetto intitolato The Fountain Archive, che a gennaio il prestigioso museo parigino ha esposto nel suo stato attuale. Si tratta per l’appunto del più completo archivio sul readymade di Duchamp mai messo insieme, ovvero di come compare riprodotto nelle pubblicazioni che Afif ha rintracciato a livello internazionale.      Del resto i siti su di esso si moltiplicano tuttora, e le immagini che vi si rifanno, anche fuori dal mondo dell’arte, ragazze e ragazzi con scritto R. Mutt sul braccio o non so dove, vestiti a forma di Orinatoio… insomma è diventato uno...

07.03.2017

Goethe Institut Torino / Etica per l’immagine

  Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero propone qui una riflessione di Elio Grazioli intorno al tema per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Siccome sono una persona moderata, dalla vita quotidiana fortunatamente esente in fin dei conti da problemi etici drammatici e da quella professionale incentrata sull’immagine artistica più che su quella massmediale, non me la sento di affrontare questioni che...

18.01.2017

Oggi Orhan Pamuk all'Accademia di Brera / Il museo reale

Ho scritto un libro in cui descrivo la mia idea di collezione nel contesto contemporaneo, cioè da un lato di artisti che negli ultimi decenni hanno esposto collezioni come loro opere a tutti gli effetti e dall’altro di collezionisti che non seguono più i modelli storici e cercano altre modalità di raccolta fino a fare a loro volta della loro collezione un’opera. Ho sintetizzato tale trasformazione dicendo che la collezione è diventata una “forma”, cioè un modo di raccogliere e tenere insieme, di mettere in relazione dei “pezzi”, come vengono chiamati anche dai collezionisti, e che questa forma mi sembra corrispondere bene al ripensamento a cui siamo chiamati dopo la modernità. A differenza del museo come istituzione, che ha fini conservativi, didattici e prescrittivi, la collezione ha...