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Elio Grazioli

Elio Grazioli è critico e docente di storia dell’arte contemporanea e della fotografia e fa a modo suo tutto quello che fanno i critici e docenti di storia dell’arte contemporanea e della fotografia.

02.04.2022

Index / Maurizio Cattelan intervistatore

C’è tutto un periodo di Maurizio Cattelan che è ancora da ricostruire, anzi due. Lui li espunge dai suoi cataloghi e non ne parla, pare che rinneghi anche alcune delle opere del primissimo, che invece è così significativo e – certo, le speculazioni, ma, insomma, ora che è oggetto di studio, non dovrebbe temerle – peraltro interessante. Dell’altro, diciamo dal 1989 fin dentro la prima metà degli anni ’90, lui fa una selezione mirata, lasciando fuori tutta una serie di operazioni, ancor più che opere, di cui alcuni testimoni hanno raccontato qualche episodio, ma molti restano da riscoprire. Qualche amico dell’epoca, tra Bologna e Milano, ne ricorda qualcuno, come quelli ricordati da Gianluca Codeghini sul volume dedicato a Cattelan della collana “Riga” (a cura del sottoscritto insieme a...

17.03.2022

Artpod / Tom Sachs “The Choice (Ghetto – Sculpture Park)” 2001-2002

Certo, è un gioco, forse il più paradigmatico dei giochi, il circuito, ma i giochi sono degli esercizi mentali, il circuito è una circonvoluzione del cervello, l’immagine del percorso che fa il pensiero. Dunque tu giri e lungo il percorso incontri sorprese e ostacoli, imprevisti e probabilità. Se non c’è un obiettivo da raggiungere o una competizione tra diversi partecipanti, il percorso risulta chiuso su sé stesso e tu sei sua preda, non puoi far altro che continuare a girare, in loop. Il circuito diventa allora il luogo e il simbolo della ripetizione senza differenza, della chiusura autoreferenziale, del labirinto senza uscita, della simulazione senza resto. Erano, questi, i temi del dibattito non solo artistico del periodo in cui Tom Sachs ha iniziato, gli anni ’80, anni del...

28.02.2022

I ricordi di Isaku Yanaihara / I miei giorni con Giacometti

Mi sarebbe piaciuto enormemente posare per Alberto Giacometti, me lo sono anche immaginato, o anche per Henri Matisse. Leggendari. Non so se avete mai posato per un ritratto, non uno scatto, una posa lunga, per un servizio fotografico o un dipinto. È un’esperienza profonda, destabilizzante, autoanalitica, anche se non si vuole. L’essere sotto lo sguardo fisso altrui, lungamente, è da provare. Molti l’hanno descritto, sono osservazioni famose. Io ne ricordo almeno due, molto diverse tra di loro. Una è stata recente, dal fotografo Stefano Ferrante, un ritrattista specializzato. Situazione classica: mi ha messo su uno sgabello con un fondale nero alle spalle e mi si muoveva tutt’intorno scattando. Prima pensavo ad assumere l’aria che avrei voluto dare di me, ho pensato a certi ritratti che...

29.01.2022

12/10/1942 - 28/01/2022 / Paolo Gioli, in memoria

Troppo poco, troppo tardi. Questo è un vero rimpianto come ne ho pochi. Avrei voluto frequentarlo di più, mi piaceva stare con lui, ma era davvero troppo fuori mano. Sull’argine dell’Adige, in provincia di Rovigo. Diceva scherzando che la strada che portava a casa sua era cosparsa di scheletri di critici che si erano persi. Invece era così ospitale, con la gentilissima sua moglie. Si stava nel suo studio a parlare, aveva sempre tante cose da dire, le pareti piene di immagini, sue e di riferimento, la sua “macchina” da una parte, quella con il foro stenopeico, poi tanti materiali sulle mensole e i tavolini.     La faccia spiritata, i capelli in perpetuo disordine, ad alcuni incuteva timore, faceva il burbero ma era capace di una dolcezza che solo i poeti sanno manifestare. Era...

21.01.2022

21 gennaio 2012 – 21 gennaio 2022 / Vincenzo Consolo: come ho scritto i miei libri

Il 10 agosto del 1999 abbiamo incontrato Vincenzo Consolo nella nuova casa dove si era trasferito da qualche tempo dopo gli anni trascorsi in via Volta, in una abitazione dove mi era capitato di andare a trovarlo e di conversare varie volte con lui. Mi aveva coinvolto persino in un documentario su Mastronardi che aveva girato per la Rai dove lavorava. Avevo anche cominciato a recensire i suoi libri a partire da Nottetempo, casa per casa del 1992, con cui poi aveva vinto il Premio Strega, e a presentarli insieme a lui. Stavamo preparando io e Elio Grazioli un volume della collana di Riga edita allora da Marcos y Marcos, il numero 17 della serie, intitolato Italia due, in cui volevamo fare il punto su arte, letteratura, critica, teatro, nel passaggio al nuovo millennio. Il volume seguiva un...

02.01.2022

Palazzo Strozzi / Il brillante desiderio di Jeff Koons

Qualcuno forse si chiederà: Dove l’ho già visto questo sorriso sempre stampato in faccia? A sua difesa devo dire che Jeff Koons ce l’ha spontaneo fin da giovanissimo ai primi successi. Me lo ricordo ancora in occasione della lunga intervista nella sede di “Flash Art”, era il dicembre 1986, per l’occasione con la redazione al completo schierata intorno a lui, con quell’aria da ragazzino timido che aveva, ma già tanto noto da avere gli onori della copertina dell’edizione internazionale della rivista. C’era anche Corrado Levi, che esponeva in quell’occasione una sua opera per la prima volta in Italia, nella epocale mostra Il cangiante da lui curata al Padiglione d’arte contemporanea.   Si parlava molto di America e di Duchamp, io, non masticando granché l’inglese, riuscii timidamente,...

14.12.2021

Museo d’arte di Gallarate / Il muro tra noi

Un po’ di follia e insieme la vita e la storia reale, un po’ di concettualità ma insieme intimità e collaborazione... Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini lavorano in coppia ormai da trent’anni, coppia anche nella vita, come si suol dire; realizzano e firmano le opere insieme, hanno adottato due figli, Rosa Dao e Tito Vinh Phuc, di origine vietnamita. Nel progetto ora esposto al Maga, Museo d’arte di Gallarate, la relazione opere-figli è il nucleo da cui partono tutte le sue diramazioni e stratificazioni. L’esposizione si intitola The wall between us, il muro tra noi. Ognuno dei tre termini è carico di senso. La famiglia Pellegrin vive a Berlino da anni, lì c’era un muro dal significato epocale sia per la sua erezione sia per la sua caduta, diventato il muro per antonomasia e il simbolo...

17.11.2021

In mostra alla Triennale di Milano / Raymond Depardon, La solitudine felice del viaggiatore

C’è una fotografia francese tutta da scoprire in Italia, almeno dal grande pubblico, una fotografia che non è quella dell’istante decisivo di Cartier-Bresson né quella più didascalicamente umanista, come è stata chiamata, e sentimentale dei Doisneau, Izis, Boubat, una fotografia casomai, se mi si permette la battuta, umana piuttosto che umanistica, che è venuta dopo quelle due, per l’appunto sulla loro critica. Raymond Depardon ne è uno dei rappresentanti eccellenti. Ora è un dato acquisito, tanto che Depardon è reporter della gloriosa e potente agenzia Magnum, ma mantiene anche al suo interno una posizione anomala, singolare. Non è reporter del tipo cacciatore di notizie e di immagini che le documentino, è soprattutto un viaggiatore, ma, di nuovo, non quello avventuroso o quello...

10.10.2021

Milano, Fondazione Pini / Elisabetta Benassi. Lady and gentlemen

La nuova mostra di Elisabetta Benassi a Milano inizia in un vestibolo della bella palazzina ottocentesca che ospita la Fondazione Pini, a cui si giunge per un’ampia scala. La stanzetta è svuotata, c’è solo un leone di marmo nell’angolo, che vigila sui visitatori, un televisore al centro e due poltroncine d’epoca per assistere comodamente a un video. Si tratta di un documentario del 1975 realizzato in occasione della visita di Andy Warhol a Ferrara in occasione della sua storica mostra a Palazzo dei Diamanti. Perché “storica”? Non solo per l’importanza della serie che Warhol vi espose in prima mondiale, ma anche per il significato che l’episodio segna per altri versi. È noto che Benassi lavora fin dall’inizio su figure, materiali e eventi storici. Il modo in cui lo fa è uno dei grandi...

15.07.2021

La mostra all'Hangar Bicocca / Il respiro di Cattelan

Uno studente dell’Accademia Carrara anni fa propose per la mostra di fine anno un’operazione irrealizzabile, rifiutata la quale ripiegò su una t-shirt con la scritta “Prometto che non farò mai più opere provocatorie”. Volevo andare all’inaugurazione della mostra di Maurizio Cattelan all’Hangar Bicocca di Milano con quella t-shirt, ma poi sono troppo posato per ardire a tanto. Vista la mostra, mi rendo conto che forse avrei centrato un punto. In effetti, niente provocazioni, niente scandali, Cattelan gioca seriamente. A meno che… Titolo bellissimo, una triade che prende subito e che ti accompagna per tutta la mostra e segna il tuo stato d’animo: Breath Ghosts Blind. Tre parole, tre opere, in successione ma anche insieme, come indica l’assenza di virgole.     Dunque, prima...

07.07.2021

Una mostra di Alberto Sinigaglia / L’evanescenza del sublime

Che ne è del sublime oggi? La domanda si pone a intervalli pressoché regolari negli ultimi decenni, da quando in particolare l’esperienza risulta sempre più mediata da un’interposta immagine. A monte potremmo addirittura dire da quando il sublime stesso è diventato immagine, iconografia da imitare, ma soprattutto da quando la fotografia, ovvero la riproducibilità tecnica, ha moltiplicato le immagini e esteso la loro diffusione fino a rovesciare il rapporto immagine-realtà. Già Susan Sontag negli anni ’70 segnalava l’usanza adottata in alcuni siti turistici di predisporre per i visitatori dei punti da cui fotografare con la migliore veduta del luogo. Figuriamoci oggi con i cellulari! Nessuno resiste a scattare una foto davanti a una cascata o a un tramonto, tutte foto uguali, come hanno...

25.06.2021

Un romanzo giapponese / Kawamura Genki, Non dimenticare i fiori

In Se i gatti scomparissero dal mondo (Einaudi 2019, l’originale è del 2012), con un disincanto surreale che talvolta caratterizza la letteratura giapponese, dove si dà per scontato che i gatti parlino o che i sogni interferiscano con la realtà, Kawamura Genki ci sottopone una situazione drammatica che non possiamo che immaginare: come ci comporteremmo se, sapendo di dover morire a giorni, ci venisse proposto di decidere a cosa può rinunciare il mondo in cambio, ogni volta, di un giorno in più da vivere? Un gioco al massacro o una ricerca dell’essenzialità? A proporlo al protagonista del romanzo è nientemeno che il diavolo, peraltro presentandosi in abiti volutamente ridicoli – per un diavolo, si intende –, camicie hawaiane, bermuda, occhiali da sole, per questo soprannominato Aloha. Al...

05.11.2020

Readymade e pittura / Duchamp con Matisse

Calvin Tomkins è stato – ed è tuttora, compie 95 anni in dicembre, si legga l’intervista su Maurizio Cattelan, nel volume della collana “Riga” dedicato all’artista (Quodlibet, Macerata 2019) – un critico d’arte di grande sensibilità e qualità. Non di quelli più noti perché hanno cavalcato chiavi interpretative forti, bensì di quelli che hanno puntato sul rapporto arte-vita. Ha incentrato tutta la sua attività su “profili” o vere e proprie biografie, per riviste e collane editoriali. Di lui conosciamo in Italia il bellissimo Vite d’avanguardia (su John Cage, Leo Castelli, Christo, Merce Cunningham, Philip Johnson, Andy Warhol – Costa & Nolan, Genova 1983) e la splendida biografia di Robert Rauschenberg (Johan & Levi, Monza 2008).   __title__   L’incontro con Marcel...

06.09.2020

Cattive intenzioni / Macchie sui muri

Ci si chiederà: ma cosa mi servono ora dei libri sulle “macchie” o cose simili, in tempi così duri, di pandemia e quel che comporta? Provate a leggere e a trasporre dall’ambito delle “macchie” a quello della situazione. È così, mi pare, che funzionano gli studi e i discorsi, non necessariamente sempre diretti. D’altro canto questa maledetta “attualità” ci costringe a questi doppi sforzi per apprezzare le idee che vengono da ogni parte. Però, penseranno molti, quante volte l’abbiamo sentita questa storia di Leonardo che invita i giovani apprendisti artisti a cercare figure nelle macchie sui muri e via dicendo, ma Adolfo Tura è uno storico dell’arte di classe, di quelli che non ripetono l’arcinoto, che hanno una cultura che spazia dall’antichità al contemporaneo, che insinua teorie con...

01.07.2020

(ma non solo) / Luca Maria Patella. Canzoniaere: la poesia

Patella è uno degli artisti più caparbi che abbia mai conosciuto. L’età non l’ha piegato, casomai un po’ raddolcito, è diventato più autoironico, ma non transige su ciò che vuole. E ciò che vuole è “semplicemente” – ci vogliono sempre le virgolette, vero? – che si colga la sua arte così come lui la intende. L’arte per lui è faccenda complessa, un modo di pensare e di essere che se lo si è scelto è perché è diverso dagli altri modi, da quello scientifico o filosofico, o psicanalitico o antropologico o semiologico, e soprattutto perché non è una disciplina tra queste ma il modo di riprenderle tutte, da qui la complessità, rigiocandole a un altro livello, il livello esistenziale: arte e vita. So bene che la formula “arte e vita” fa arricciare il naso a molti, ma c’è poco da esitare: ci deve...

24.05.2020

Vincenzo Latronico / Speer: il segreto dell'architetto di Hitler

“Questo è ciò che io ho visto attraverso la crepa”, scrive in conclusione Vincenzo Latronico del suo Un architetto (Juxta Press, 2020). Gli scrittori fanno cose splendide con l’arte, intrecciano spunti, piani, argomenti, guardano attraverso le crepe, guardano e vedono cose diverse dai critici e dagli storici, e soprattutto non smettono di fare letteratura, cioè, almeno, di costruire i testi, di dar loro una forma: un tempo si usava proprio il termine “architettura” per indicare la composizione di un’opera, di qualunque tipo essa fosse. Latronico lo fa intrecciando almeno tre materiali, come dichiara fin dall’inizio: un quadro di Luc Tuymans intitolato per l’appunto Der Architekt, del 1998, che è lo spunto di partenza, un romanzo di Ayn Rand intitolato The Fountainhead, del 1943, e i...

22.01.2020

Fondazione Merz, Torino / Emilio Prini: tautologia, letteralità e paradosso

Emilio Prini è stato uno degli artisti più misteriosi che si potessero mai incontrare. Non solo la sua opera, pochissimo esposta, per volontà sua, ma anche la sua vita è stata ammantata di mistero. Rarissime apparizioni pubbliche, era chiuso nel suo rifugio, prima a Genova poi a Roma e riceveva solo chi voleva – ci ha fatto un libro d’artista Luca Vitone, raccogliendo le telefonate tra loro per un appuntamento mai andato a buon termine (Effemeride Prini, Quodlibet, Macerata 2016). Colpito dalla malattia degenerativa che l’ha poi ucciso, negli ultimi decenni si reggeva male in piedi, a volte cadeva mollemente a terra mentre stava parlando con te e continuava a parlare come se niente fosse successo; le sue reazioni erano imprevedibili, poteva ingiuriarti se ti chinavi ad aiutarlo o...

25.12.2019

Narrare / Robert Morris: prima di morire

Robert Morris è sicuramente uno dei grandi artisti degli ultimi sessant’anni. Scomparso l’anno scorso, il 28 novembre, era talmente esasperato dalle continue domande sul minimalismo con cui era stato identificato e sul perché aveva poi deviato da quella strada che ha scritto una lettera aperta di “indisponibilità” ai critici e giornalisti. Ricordo ancora quando vidi per la prima volta a metà degli anni ottanta in una mostra a New York le sue opere con teschi e ossa in bassorilievo, tutti neri, con enormi cornici. Erano in mostra insieme a dei Richard Serra e dei Bruce Nauman, così discordanti dai lavori degli altri due. Mi fecero un grande effetto. Erano gli anni del successo dirompente della Transavanguardia e della New Image, Picture Generation, Neo-Geo, e la sua opera davvero apparve...

07.12.2019

Camera, Torino / Wo | Man Ray

Di mostre su Man Ray se ne sono viste molte, anche recentemente, quindi plaudiamo alla bella idea che rende originale e anche questa volta non ripetitiva l’esposizione, Wo | Man Ray, a Camera, Torino (fino al 19 gennaio 2020): l’Uomo Raggio e le sue Donne Raggio, il Fotografo e le sue Donne, non solo modelle ma soprattutto assistenti e allieve. L’idea non è scontata, non è pettegola o furba, come certe biografie in cui di un artista si raccontano solo le avventure e relazioni amorose come un brutto romanzo d’appendice, ma perché qui il rapporto è valorizzato nei suoi apporti all’arte, alla fotografia. Dell’uomo infatti, delle sue vicende si dice solo quel che serve e che non mortifica né lui né la donna, mentre al contrario ecco che proprio della donna viene ad emergere il ruolo attivo,...

18.11.2019

Kosuth, Pancrazzi, Oberti / Bianco, nero, grigio

Tre belle mostre a dominante coloristica, o forse proprio non-coloristica, si possono vedere a Milano in questo momento. Ritorno del monocromo? Una è bianca ed è di Luca Pancrazzi alla galleria Tega. Sono anni che Pancrazzi dipinge quadri esclusivamente con il bianco steso sulla tela grezza. È il bianco che viene dal “bianchino”, quello che si usava per cancellare gli “errori”, tema ricorrente nell’opera dell’artista. Per questo è una sorta di non-colore, il quale, secondo la dialettica messa sempre in atto da Pancrazzi, nel suo uso improprio rivela, cioè fa emergere le figure, mentre cancella, fa vibrare luci e ombre, superficie e profondità, primo piano e sfondo, vicinanza e lontananza. Anche i temi che raffigura sono variazioni di quelli di sempre, andati ora a scovare in giro per...

28.08.2019

Una nuova biografia / Alberto Giacometti: ricominciare da capo

Mi sarebbe piaciuto posare per Giacometti. Credo che avrei avuto la pazienza per affrontare le lunghe sedute e quanto all’interesse non ci sono dubbi dalle testimonianze di coloro che si sono sottoposti alle sue leggendarie sedute, da Jean Genet a Isaku Yanaihara, a Elie Lotar a Giorgio Soavi e altri, oltre naturalmente al fratello Diego e alla moglie Annette. È davvero un rimpianto per me non esserci stato. Giacometti, quello dopo la guerra, com’è noto, quando era “tornato a scolpire una testa”, sottoponeva i suoi modelli a interminabili pose durante le quali faceva e disfaceva incessantemente la scultura o il dipinto, mentre chiacchierava delle sue ossessioni del “vedere” e di quello che gli veniva in mente. Non si tratta di una curiosità, la mia; è che Giacometti diceva, ha detto, cose...

14.08.2019

Clegg & Guttmann e Fitch & Trectain / Modernismo e post

Prima grande stanza, che ci si trova spalancata davanti appena si apre la porta: grandi immagini fotografiche sono proiettate sulle pareti, si vede subito che ritraggono importanti personaggi della cultura italiana otto-novecentesca perché si riconoscono i più famosi: di fronte c’è Segantini nel suo atelier, a destra Giovanni Papini nel suo studio e i fratelli Russolo con i loro intonarumori, a sinistra Bruno de Finetti al tavolo di una conferenza, Italo Svevo al Caffè Austro-ungarico di Trieste e l’anarchica Louise Michel nella sua camera da letto. Ogni immagine ha davanti dei mobili che ricostruiscono gli ambienti, ognuno con uno o più libri del o sul personaggio rappresentato. Al centro di tutto un salottino con divano, poltrone, tavolino con altri libri e oggetti. Da ogni ambiente...

06.06.2019

Accostamenti / Marconi VS De Carlo

La visita di Sanguine alla Fondazione Prada qualche mese fa mi aveva lasciato perplesso. Un artista considerato così acuto come Luc Tuymans mi è sembrato fiacco come curatore. Non ho letto il catalogo, che sicuramente approfondiva tutto, ma la guida all’esposizione e l’esposizione stessa mi sono apparsi generici e pretestuosi. Si tratta di accostamenti, di “montaggio”, di associazioni e slittamenti tra opere, tempi e luoghi di autori diversi. Ho pensato che forse è ora di reagire a un “warburghismo” che sta diventando di maniera, un alibi pretestuoso se non è preciso o almeno chiaro. Per carità, capisco tutte le ragioni della creatività e della libertà, ma per chi e per che cosa? Lì io non ho capito da quello che vedevo e leggevo, ho chiesto anche ad altri. Certo, c’erano opere belle e...

27.02.2019

Daniel Halévy / Degas parla

Edgar Degas è stato un personaggio straordinario, artista riconosciuto ma problematico almeno tanto quanto chiacchierato il suo carattere. Sicuramente le due cose vanno insieme, arte e personalità, per questo le testimonianze dei contemporanei sono determinanti oltre che gustose da leggere. Con la pubblicazione di Degas parla di Daniel Halévy (Adelphi, Milano 2019, traduzione di Tommaso Pezzato) in italiano ne abbiamo tre che è interessante, forse necessario, vedere insieme. Artista problematico, dicevo, perché al di là del valore indiscusso resta il più tradizionalista degli impressionisti, gruppo al quale è assimilato ma a nessuna delle peculiarità del quale aveva aderito veramente (l’en plein air? Uh, quanti spifferi!, diceva), ponendo così un problema storico non peregrino, tanto da...