Scritture

Il virus tocca anche la stanza d’analisi / Rallentare stanca

Ma che giorno è oggi?, mi chiedo svegliandomi per l’ennesima mattina in un silenzio surreale. Strade e piazze, come nei quadri di de Chirico, contenitori melanconici attraversati da bizzarri viventi, a volte con cani, sempre più spesso con mascherina. Annunciano un tempo né feriale né festivo, che non ha ancora un calendario. Quello di prima è stato cancellato, le sue pagine si sono volatilizzate, la quotidianità fitta di impegni e scadenze rinviata a un futuro che non si può sapere quando inizierà. Il tempo è entrato in un’altra dimensione, disorienta il vissuto storico al quale siamo abituati.  Rallentare stanca. Immobilizzare organismi abituati a muoversi a velocità supersoniche abbatte e tramortisce, costringe ognuno a inventare un altro ritmo. Intanto il rovesciamento della...

Il giardino degli errori / Il tempo della quarantena

“Il tempo come sonda nella profondità dell’apparenza sociale” (Walter Benjamin, Proust e Baudelaire) ci si presenta per la prima volta nella quarantena di 60 milioni di persone che stiamo iniziando a vivere. Siamo per la prima volta soli. Sperimentiamo il disagio, la paura, ci affidiamo ai mezzi elettronici per comunicare. È una solitudine imposta, non scelta.  Ma nel romanzo proustiano anche la felicità dei personaggi, il piacere sono esperienze solitarie, non possono essere condivise con altri. Perché? La solitudine si situa in una sfera che è in contrasto fondamentale con i piaceri e le gioie che vengono dalla sfera produttiva. Siamo fuori dal “contatto”, annota Benjamin. Quello che si realizza nella sfera del lavoro produttivo. Quello cui stiamo rinunciando non solo nell’ufficio...

Un contagio d'irrealtà / I baffi di Emmanuel Carrère

Cominciamo con qualche citazione:   “L’assessore di collegio Kovalèv si svegliò abbastanza presto e con le labbra fece Brr…, cosa che faceva sempre quando si destava, sebbene nemmeno lui sapesse spiegare perché. Kovalèv si stirò, ordinò di dargli un piccolo specchio che stava sul tavolo. Voleva guardare un foruncoletto che la sera prima gli era spuntato sul naso; ma, con suo sommo stupore, vide che al posto del naso aveva uno spazio perfettamente liscio”. (Gogol, Il naso, trad. P. Zveteremich, Garzanti, 1967).   “– Che fai? – mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. – Niente – le risposi, – mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino. Mia moglie sorrise e disse: – Credevo ti guardassi da che parte ti...

Gian Domenico Tiepolo / L’angelo dell’apocalisse

C’è un magnifico quadro di Gian Domenico Tiepolo a San Polo in cui ritrae Vincent Ferrer, un predicatore domenicano morto 300 anni prima noto ai suoi tempi come l’angelo dell’apocalisse. Tutte le religioni sono da sempre piene di questi annunciatori: se hai con Dio un dialogo tanto intimo da poter ascoltare dalla sua voce il rischio della fine imminente dell’umanità, è difficile che di questo annuncio tu possa far altro che una predica. Un discorso alle folle in cui per definizione non si ascolta o partecipa, ma si arringano gli altri, che magari si distraggono e parlano tra loro.   Il quadro di Tiepolo però è dominato in realtà da un’altra figura in primo piano: si copre il viso con il bavero della giacca, non si capisce bene se sia un uomo o una donna. Forse il giovane non...

Doni imprevisti / L’Italia che verrà

Il virus del pianeta è l’uomo delle prime file, i banchieri, i potenti mercanti i più lesti tra i politicanti. Nelle retrovie dell’umanità ancora batte il cuore, la figlia va a trovare la madre e la madre teme che la figlia si ammali, il barbiere di pomeriggio non sa bene che fare, ora per lui è sempre lunedì, l’uomo che passeggia con il cane ha perso da poco il fratello per un tumore, il barista cerca fotografie della sua giovinezza, i fidanzati lontani si chiamano spesso, una signora di Bergamo è andata al cimitero a trovare suo marito, in un paese della Sardegna c’è uno  che non sa niente di quello che sta accadendo. Io da qualche giorno ho smesso di guardare la televisione. Ieri sera ho scritto in rete che forse a qualcuno poteva fare piacere parlare con me, visto che io ho...

Salabé, Ostuni, Montieri / Tre poeti

Leggendo Il bel niente (La nave di Teseo, 2019), il felice esordio poetico di Piero Salabé, sono andato a riprendere un libro del filosofo Massimo Baldini sulla mistica medievale, alla pagina dove dice che «al mistico il linguaggio spesso si impunta, talora egli non fa altro che ripetere a singhiozzi un alfabeto, la parola è sempre una barriera che gli riesce difficile superare».  E in effetti il filo conduttore di questo libro è proprio il continuo riproporre e variare una situazione di scacco del linguaggio di fronte a un “nocciolo” o “essenza” delle cose; in primo luogo l’esperienza dell’amore, che del libro è uno dei temi principali.  Certo, per i mistici l’oggetto ineffabile è Dio, mentre per l’autore è l’esperienza amorosa o una supposta autenticità delle cose, ma forse...

Flusser / Il gesto di cercare, il gesto di misurare

Ritornato in Europa, e in particolare nel sud della Francia, a causa dell’instaurazione della dittatura militare in Brasile, dove era emigrato nel 1940 per sfuggire all’avvento del nazismo, Vilém Flusser comincia a lavorare nei primi anni ’70 a una serie di saggi che configurano un tentativo “potenzialmente rivoluzionario” di andare “alla ricerca dell’uomo” e del suo essere nel mondo partendo dai suoi gesti. Perché, scrive, “i nostri gesti stanno cambiando”. Stanno cambiando, aggiunge, perché stiamo attraversando una crisi della “conoscenza”, almeno di quella legata alla scienza classica, che è anche una crisi del “gesto di cercare”.    Questa, in estrema sintesi, è la tesi con cui si apre “Il gesto di cercare”, uno dei testi più belli di questa riflessione condotta nel corso di...

Tempo inatteso / Quaderno blu notte

1. Il tempo scuro di quel che accade. Tempo inatteso, e impetuoso nella sua violenza. Che è quotidiana scansione del male: vite troncate nella solitudine, sofferenze che si allargano, un crescendo che rimbomba, e che nel numero sembra cancellare la possibilità della compassione per il singolo, e per i molti. Tempo che recide quell’altro tempo, recentissimo, nel quale la strada era di tutti, e nelle sale dei cinema o nei concerti sedevamo accanto a ignoti, e ci abbracciavamo negli incontri e negli addii, negli arrivi e nelle partenze. Una tenebra, intorno, che più dilaga più mostra impietosa la primavera che sta per scoppiare senza la nostra prossimità, seguendo, com’è naturale, il suo ritmo, il suo tempo. Che non è questo nostro tempo scuro, ormai in scarto amaro nei confronti della...

Katherine Rundell / Perché leggere libri per ragazzi anche da vecchi

Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio è un magnifico pamphlet appena uscito per Rizzoli, della scrittrice inglese Katherine Rundell, classe 1987, scrittrice fin dagli esordi letteralmente seppellita sotto una grandinata di prestigiosissimi premi. Leggendo questo breve saggio, preciso, acuminato e rapido come una freccia, si capisce anche perché. Il libro si rivolge a un potenziale interlocutore, uno fra i molti possibili che, a noi che lavoriamo nell’ambito della letteratura per ragazzi, è già capitato mille volte di incontrare nella persona di un semplice conoscente, ma anche di un lettore forte, di un giornalista o di un rispettato intellettuale. Lo scopo è quello di spiegargli per quale ragione leggere (bei) libri per ragazzi costituisca uno...

Giuseppe Di Napoli / Leonardo. Lo sguardo infinito

Leonardo. Lo sguardo infinito è il titolo dell’ultimo saggio di Giuseppe Di Napoli (Einaudi, Torino 2019). Nel corso della presentazione del libro alla galleria Milano, qualcuno porta l’attenzione sul segno d’interpunzione che nell’indice del libro separa “Leonardo” da “Lo sguardo infinito” e sul punto conclusivo che, di conseguenza, ci si aspetterebbe.      “Perché hai tolto il punto?” viene chiesto all’autore del saggio, insinuando che il vero soggetto del libro non sia Leonardo ma lo sguardo, appunto infinito, oggetto di altrettante infinite discussioni, avute in precedenza con Di Napoli, il geniale Narciso Silvestrini e altri amici: un gruppo di artisti, letterati, docenti e intellettuali che si riunivano in simposi improvvisati presso le bettole più sgangherate della...

Un ricordo / Pierre Guyotat, scrittore dall’universo tormentato dalla carne

«En ce temps-là, la guerre couvrait Ecbatane» (A quei tempi la guerra copriva Ecbatane). Così inizia Tombeau pour cinq cent mille soldats (Gallimard) che nel 1967 ha segnato e cambiato profondamente la scena poetica francese, suscitando insieme scandalo e ammirazione. Con una spinta tanto potente quanto era sovversiva la sua ambizione, questa epopea radicata nella memoria traumatica della guerra d’Algeria, che però non viene mai nominata, era l’opera di un ragazzo di 27 anni, autore molto precoce di due primi romanzi apparsi presso l’editore Seuil Sur un cheval (1961) e Ashby (1964): Pierre Guyotat, morto nella notte tra il 6 e 7 febbraio di quest’anno, all’ospedale Saint-Antoine, aveva 80 anni. Rientrato straziato dall’Algeria nel 1962, dopo gli Accordi di Evian, là si era spogliato di...

Ci dovevamo fermare / Nove marzo duemilaventi

Questo ti voglio dire ci dovevamo fermare. Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti ch’era troppo furioso il nostro fare. Stare dentro le cose. Tutti fuori di noi. Agitare ogni ora – farla fruttare.   Ci dovevamo fermare e non ci riuscivamo. Andava fatto insieme. Rallentare la corsa. Ma non ci riuscivamo. Non c’era sforzo umano che ci potesse bloccare.   E poiché questo era desiderio tacito comune come un inconscio volere - forse la specie nostra ha ubbidito slacciato le catene che tengono blindato il nostro seme. Aperto le fessure più segrete e fatto entrare. Forse per questo dopo c’è stato un salto di specie – dal pipistrello a noi. Qualcosa in noi ha voluto spalancare. Forse, non so.   Adesso siamo a casa.   È portentoso quello che succede. E c’è dell’oro, credo, in questo...

La rivoluzione digitale tra memoria e oblio / Ricordati di me

Il passato è solo una storia che raccontiamo ai nostri follower   Il passato è solo una storia che raccontiamo a noi stessi. Con queste parole Samantha, il sistema operativo OS 1 protagonista del film Her di Spike Jonze, cerca di consolare Theodore Twombly. L’uomo, infatti, immagina continuamente di parlare con l’ex moglie Catherine. Riprende vecchie conversazioni, mai dimenticate, e si costruisce con la mente – a posteriori – le giustificazioni che non è stato capace di dare quando la donna, prima di lasciarlo, evidenziava le sue ripetute mancanze. Il passato non esiste realmente. Lo sottolinea, senza mezzi termini, Jonathan Gottschall ne L’istinto di narrare: sebbene realmente accaduto, tuttavia, per come ce lo rappresentiamo, non sembra altro che «una simulazione prodotta dalla...

San Luigi dei Francesi / Caravaggio, La conversione di Matteo

“Ma questa è una stamberga!”. Quello si credeva a teatro allo spettacolo: I quadri viventi, e invece era, a San Luigi dei Francesi, bellissima chiesa di Roma, davanti a uno dei più famosi quadri del Caravaggio. Tre metri per tre, quadrato come i palcoscenici da marionette. “Vivente” è dire poco, come poi si vedrà, dato che si vede subito l’agitarsi di sette omaccioni (così appaiono per le dimensioni del quadro, la corporeità muscolosa e l’animosità caravaggesca): affannosi, affannati, sbigottiti, allertati o incaponiti. Cinque son vestiti alla romanesca del fastoso ‘600 e siedono scomposti attorno a un tavolo; invece due levantini sono all’in piedi, scalzi, coperti di stracci, impolverati e sudaticci, alla moda del 32 post Christum natum.   Ma, sbucati da dove? Il quadro è atemporale...

Jared Diamond, Crisi / Crisi e contagio

“Mai sprecare una buona crisi!” diceva Winston Churchill e in questi mesi sarebbero molti a domandargli che vantaggi si potrebbero trarre dall’innegabile crisi che stiamo attraversando per merito di un minuscolo virus che ha trovato nei nostri corpi umani un valido aiuto per la sua sopravvivenza, mandando in panico intere nazioni. In momenti come questo studi come quello di Jared Diamond, Crisi, come rinascono le nazioni, uscito per Einaudi nell’ottobre 2019, potrebbero risultare di utile consultazione a chi ha la responsabilità di governare.    Diamond parte dai fattori in grado di favorire un soggetto singolo nella risoluzione di una crisi personale individuati dai terapeuti delle crisi, si domanda se possono applicarsi anche a organismi complessi come le nazioni e sulla base...

Sanlorenzo / Polene, le donne del mare

Polena è un termine abbastanza recente. Apparso verso la fine del Cinquecento, indica le immagini di animali o le figure umane che sono poste sulla prua delle imbarcazioni, nella parte arcata “di sotto dello sperone d’una nave”. Questa parte eminentemente decorativa, e perciò anche simbolica, trae il suo nome dalla parola poulaine per via della somiglianza che avrebbe con le scarpe dette “alla polacca”, souliers à la poulaine, le quali erano di forma molto allungata con il finale all’insù. Il nome le è stato assegnato in età Barocca nell’epoca in cui, tra il XVII e il XVIII secolo, si erano imposte per le navi che solcavano i mari. In quel periodo, come asseriscono i trattati di navigazione e marineria, le imbarcazioni di grossa stazza cambiano forma nella parte anteriore della prua: l’...

Un uomo che non c'è / Dag Solstad, Ma Singer chi è?

«Mentre io, prima che Karrer impazzisse, camminavo con Oehler solo di mercoledì, ora dopo che Karrer è impazzito, cammino con Oehler anche di lunedì». È lo straordinario incipit di Camminare di Thomas Bernhard (Adelphi, 2018, traduzione di Giovanna Agabio); piccolo indimenticabile libro di cui molti lettori hanno subito la fascinazione e sono poi rimasti affezionati. Il ritmo ossessivo di Bernhard – l’apparente semplicità con cui tiene insieme i fili dei due amici che camminano e parlano e pensano e raccontano mentre lo fanno e sottolineano e tengono il lettore sottobraccio con i continui «disse Oelher», prima di scaraventarlo di nuovo lontano, con una nuova sequenza ipnotica di frasi – è un miracolo letterario. Camminare mi è tornato in mente appena ho cominciato a leggere il nuovo e...

Figure a colori / Autostrade Spa

Ricordo che avevo iniziato una raccolta di miniassegni, erano molto colorati e alcune banconote avevano grafiche audaci e spinte; erano soprattutto da 50 e 100 lire, poca roba. Sostituivano le monete che, per questioni mai chiarite fino in fondo, erano sempre meno. Prima gli spiccioli venivano rimpiazzati con gettoni e francobolli e questi anche usati al casello dell’autostrada come resto in una bustina trasparente. Ce n’era sempre qualcuna nel vano portaoggetti del cruscotto dell’auto di mio nonno. Quando la ereditai, appena presa la patente a 18 anni, volevo personalizzarla con qualche adesivo che allora andava forte, ma lasciai stare, la 1300 Fiat grigio fumo di Londra era bella così, pulita.

Un verso, la poesia su doppiozero / Giorgio Caproni. Per lei voglio rime chiare

Il verso appartiene alla sezione Versi livornesi del libro poetico Il seme del piangere (1950-1958), che si apre con la dedica a mia madre, Anna Picchi.  E la madre abita tutti i versi, il loro movimento da canzone provenzale e stilnovista, la loro luce, il loro tempo insieme irreale e pulsante di forte, visiva presenza. Una madre fidanzata, Annina, che il figlio, da una lontananza di anni e di epoca, grazie all’incantamento delle rime e dell’“anima leggera”, che è messaggera d’amore, può seguire nelle sue apparizioni livornesi: da passante, nelle uscite mattutine, al ricamo, in bicicletta, tra le amiche, nella sua stanza, nel giorno del fidanzamento, alla stazione in attesa della partenza, nel giorno delle nozze, nel tempo infine della sua sparizione. Forse...

Robert Macfarlane / Le montagne della mente di Robert Macfarlane

"Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d’amore".  Ho ripensato a queste parole di Dino Buzzati leggendo l’ultimo libro di Robert Macfarlane pubblicato in Italia, Montagne della mente.   Era uscito in Gran Bretagna nel 2003, e in Italia era stato pubblicato da Mondadori nel 2005, con il titolo Come gli uomini conquistarono le montagne. La nuova edizione Einaudi, non solo assegna un titolo più bello e aderente all’originale, The mountains of the mind, ma consolida...

Cosa rimane infine delle nostre vite? / Mamma è matta, papà è ubriaco

La gravosa domanda che mi sono posto, chiudendo l’ultima pagina di Mamma è matta, papà è ubriaco (Iperborea, traduzione dallo svedese di Andrea Berardini) di Fredrik Sjöberg, autore divenuto famoso qualche anno fa con L’arte di collezionare mosche, è: cosa rimane infine delle nostre vite?  Cosa rimane di tutto il tempo che viviamo e di tutte le cose che facciamo per riempire questo tempo? Cosa dell’immane sforzo che esercitiamo per tessere relazioni, affetti, per imparare un’arte o un mestiere? Cosa delle parole che abbiamo pronunciato e scritto, delle nostre ambizioni frustrate, dei nostri talenti e della nostra stupidità? E quali fattori determinanti condurranno tutta questa quantità sterminata di oggetti, luoghi, fatti, ricordi e dicerie legate al nostro nome a svanire nel nulla,...

QualityLand / La vita quotidiana nel Capitalismo della Sorveglianza

Come vivremo nel “capitalismo della sorveglianza” descritto e analizzato da Shoshana Zuboff? Ha provato a raccontarlo Marc-Uwe Kling, cabarettista berlinese che ha studiato teatro e filosofia, in QualityLand (trad. di Elena Papaleo, Feltrinelli, 2020). Il romanzo distopico è ambientato in un futuro non troppo lontano, in un mondo dove tutto è calcolato e ridotto a numero, dunque governabile grazie agli algoritmi.  Protagonista è Peter Disoccupato (i personaggi prendono il cognome da uno dei genitori), che di mestiere fa lo sfasciacarrozze: o meglio, distrugge elettrodomestici e robot guasti od obsoleti. A QualityLand – nel romanzo e nella città distopica – i cittadini hanno un punteggio: come sta iniziando ad accadere esplicitamente in Cina e (a nostra insaputa) anche in tutto il...