Scritture

Valore, potere, alleanza / Alcune osservazioni sulla "forza della parola"

"La forza della parola" è il tema che gli organizzatori del festival Kum (Ancona, 18-20 ottobre 2019; ideatore e direttore: Massimo Recalcati) hanno proposto al latinista Ivano Dionigi e a me, per un dialogo che si è infatti tenuto la sera del 19 ottobre. Sono qui raccolte alcune delle schede che avevo preparato per l'occasione e alcune annotazioni prese successivamente.    La parola parola. Parola, si sa, è una parola e fra le parole è una delle meno univoche. La parola è il vocabolo ("ossesso è una parola palindromica") ed è l'impegno del locutore nel proprio discorso ("ti do la mia parola"); è la facoltà ("il dono della parola") ed è il diritto di parlare ("do la parola a ..."); è un'affermazione, una presa di posizione nel discorso ("avere l'ultima parola") ed è un indirizzo...

Mariolina Bertini / L’ombra di Vautrin. Proust lettore di Balzac

L’ombra di Vautrin. Proust lettore di Balzac, di Mariolina Bertini (Roma, Carocci, 2019), è un libro di non facile collocazione, forse proprio per la sua articolazione singolare: è un testo fatto a strati, che al tempo stesso vortica, en colimaçon, attorno a un’enigmatica colonna portante: il personaggio ‘eponimo’, Vautrin. In questo studio Bertini torna magistralmente su due grandi temi cui ha dedicato buona parte della sua produzione teorica e critica: la ricezione della Comédie Humaine (un territorio che riserva ancora qualche sorpresa) e l’atto di lettura in Proust. E, soprattutto, rende un appassionato omaggio a un personaggio paradigmatico che, se da un lato è assolutamente unico nel suo genere, dall’altro è un meraviglioso prototipo, un personaggio-matrice. Gli appassionati di...

Tra bene e male / Autodifesa di Caino di Andrea Camilleri

Morendo il 17 luglio scorso, due giorni dopo la data fissata per la rappresentazione della sua Autodifesa di Caino alle Terme di Caracalla, è come se Andrea Camilleri la sua apologia atea l’avesse appena recitata e si fosse congedato consegnando ai posteri il proprio testamento spirituale sotto forma di un libricino adesso pubblicato da Sellerio e nei modi di un antivangelo cosmologico sul destino dell’uomo. Certamente curioso è stato il suo, avendo come atto finale voluto un sipario anziché un segnalibro, quasi restituendo l’autore al suo primo e grande amore che fu il teatro e facendo del suo ultimo titolo uscito, il primo postumo, un copione o una sceneggiatura. Sennonché lo stesso destino gli ha negato la gioia di andare una seconda volta in scena, non più come oracolo laico, il...

Adelphi ristampa il libro più noto di Carlo Ginzburg / Il formaggio e i vermi

“In passato si potevano accusare gli storici di voler conoscere soltanto ‘le gesta dei Re’. Oggi, certo, non è più così. Sempre più essi si volgono verso ciò che i loro predecessori avevano taciuto, scartato o semplicemente ignorato. ‘Chi costruì Tebe dalle sette porte?’ chiedeva già il ‘lettore operaio’ di Brecht. Le fonti non ci dicono niente di quegli anonimi muratori: ma la domanda conserva tutto il suo peso.” Il formaggio e i vermi, oggi riproposto in una nuova edizione da Adelphi, uscì nel 1976, e nel primo paragrafo della prefazione, che ho copiato interamente, Carlo Ginzburg sintetizza l’essenza del libro. Che raccoglie gli umori di un clima culturale e politico, quello degli anni ’70, di cui forse si conserva memoria parziale se non macchiettistica. Ne parla anche Ginzburg nella...

Memoria del limite, di Luciano Manicardi / Vita lunga, vita immortale?

Nell'opera intitolata Morte e Vita del 1916, Gustav Klimt (1862-1918) dipinse la morte che osserva l’umanità raccolta davanti a lei in un groviglio di corpi – uomini, donne, giovani, vecchi, bambini – affettuosamente intrecciati l’uno all’altro. Anche se il suo sorriso è il ghigno di un teschio, nel quadro la morte non sembra maligna. Quasi intenerita, persino un po' dispiaciuta per il compito che deve svolgere, osserva i corpi abbracciati e sereni che fluttuano in un universo luminoso fatto di tessere dai colori vivaci. Più che aspettarli, li cova con gli occhi. Ha la testa leggermente inclinata e in mano tiene qualcosa: un bastone? una clessidra? una specie di campana per battere l’ora? Di sicuro, comunque, non una falce. Una striscia scura la separa nettamente dai viventi inconsapevoli...

Barroso / Marcello Fois, Pietro e Paolo

Per molti secoli la Sardegna è rimasta ai margini – ma forse sarebbe più appropriato dire: oltre i margini – della letteratura italiana. Le cose sono cambiate solo dopo l’unificazione nazionale: coincidenza vuole che risalga al 1871, cioè all’anno successivo alla presa di Roma, la nascita di Grazia Deledda, prima donna (e finora unica italiana) a vincere il Nobel per la letteratura dopo la svedese Selma Lagerlöf. Da allora il contributo degli scrittori sardi alla cultura letteraria si è fatto sempre più cospicuo. Alle figure eccezionali di Gramsci e Lussu ha fatto riscontro una presenza che di generazione in generazione si è consolidata, da Giuseppe Dessì a Salvatore Satta, da Sergio Atzeni a Salvatore Mannuzzu, da Giulio Angioni a Salvatore Niffoi, senza dimenticare, nel campo troppo...

Lawrence Wright / Texas, viaggio nell’America che verrà

Buona o cattiva che sia, tutti hanno un’opinione sul Texas. È uno di quegli argomenti capaci di scatenare una rissa, in America come oltreoceano. I liberal lo detestano, i conservatori lo adorano. Quanto ai texani, sono certi di essere i migliori. Se sognate la California, il Texas è il vostro incubo e Trump il suo profeta. Eppure – piaccia o no – il futuro degli Stati Uniti passa da qui. Non solo dal punto di vista strettamente politico.  Il nuovo libro di Lawrence Wright, Dio salvi il Texas, da poco in italiano per NR edizioni (trad. Paola Peduzzi, 284 pp.), ci conduce proprio qui – nel cuore del più grande e discusso stato repubblicano d’America – in un viaggio che fra memoir, saggio e inchiesta s’inoltra nei dibattiti più roventi del nostro tempo: dal petrolio al muro con il...

Un nuovo ebook della collana Starter / Annie Ernaux

Annie Ernaux è una delle voci più autorevoli del panorama francese e una delle autrici più innovative della nostra epoca. Attraverso la sua scrittura si compie un gesto etico, un fenomeno letterario senza precedenti che prende il nome di «auto-socio-biografia». Svelando segreti, pronunciando l’innominabile, Ernaux riesce ad abbattere una barriera, inaugurando una nuova forma di autobiografia non più individuale, ma sociologica. La scrittura restituisce così la realtà con impeccabile precisione evolvendosi in una forma di tensione morale: lei racconta prefiggendosi un unico scopo, quello di «far esistere ciò che altrimenti andrebbe perso». Nel mese di maggio 2018 le è stato conferito il Premio Hemingway per la Letteratura con la seguente motivazione: «Per aver rinnovato in modo...

Lo sguardo infinito / Lo sguardo fenomenologico di Leonardo

L’occhio nelle debite distanzie e debiti mezzi meno s’inganna nel suo uffizio che nessun altro senso.   Non avrebbe nessun senso commisurare l’eccezionalità dello sguardo di Leonardo alla giustezza delle sue descrizioni del funzionamento dell’occhio e alla precisione delle sue componenti anatomiche: queste mancanze, come abbiamo già accennato in precedenza, sono da ascrivere allo stato delle conoscenze scientifiche del momento e ai limiti degli strumenti d’indagine di cui si poteva disporre all’epoca. Nonostante queste oggettive difficoltà il Vinciano ha comunque tentato, con ammirevole ostinazione, di elaborare una spiegazione coerente del funzionamento dell’occhio, seppure basata su inesattezze anatomiche relative alla forma e alla posizione effettiva del cristallino. La fisiologia...

Una scrittura fotografica del Reale / Annie Ernaux rompe il tabù dell’aborto

Da oggi è possibile acquistare il nuovo ebook della collana starter di doppiozero, dedicato a Annie Ernaux: Alice Figini, Una scrittura fotografica del Reale.   Un libro sull’aborto pubblicato nel 2019 non dovrebbe più creare scandalo, o perlomeno non dovrebbe sollevare critiche, perplessità, dichiarazioni reticenti. Eppure l’argomento oggi viene ancora taciuto, oppure diluito in titoli melensi che pongono l’essere madri al primo posto trasformando opportunamente «un libro sull’aborto» in «un libro contro l’aborto». Privarsi della maternità viene tuttora percepito come un «errore», un «dramma», nel migliore dei casi «un sacrificio».  L’aborto in Italia oggi risulta ancora ammantato da un alone di vergogna, come dimostrano i titoli fuorvianti posti dalle principali testate...

Una conversazione / Antoine Volodine: post-esotismo in dieci domande

Se come profetizzava William Burroughs la parola è un virus, dobbiamo figurarci sul tavolo autoptico il corpo ormai freddo del Novecento. Dilaniato dalle infezioni trasmesse dalla storia, dalle ideologie, dalle rivoluzioni, dalle restaurazioni più o meno violente. Ventre molle di questa salma inerte, il linguaggio sopravvive alla fine della civiltà occidentale e trova nella poetica del fallimento e della catastrofe un nuovo corpus creativo, dentro al quale rigenerarsi in spore e proliferare come tanti piccoli aracnidi pronti a esplodere verso il mondo esterno. Precisamente dentro questo ventre risiede la letteratura di Antoine Volodine, tra i più inclassificabili autori contemporanei, mimetizzato in un mare di eteronimi che firmano i testi cardine della letteratura post-esotica, manifesto...

Milano Bicocca, domani dalle ore 9 / Giuliano Scabia, Una signora impressionante

Per sentiero e per foresta. Percorsi di analisi sul ciclo di Nane Oca di Giuliano Scabia: domani una giornata di studio dedicata al ciclo di Nane Oca all'Università Milano Bicocca, Aula Martini.   Si è sempre grati per libri come quest’ultimo di Giuliano Scabia, fresco di stampa per le Edizioni Casagrande di Bellinzona (Una signora impressionante, settembre 2019, 18 €). Grati perché ci consegnano una raccolta di scritti che appaiono all’impronta eterogenei, ma che consentono un sopralluogo in presenza dell’autore sugli sfondi e sugli incontri che hanno agito, come il lievito nel pane, nel suo fare teatral-letterario, cioè poetico. Insomma, un backstage della quadrilogia di Nane Oca, dei canti e delle letture camminanti, delle azioni boschive e, prima ancora, delle operine di Marco...

Negev, nel lontano 1978 / Lettere dal kibbuz di Negev

Un altro secolo, un altro mondo   Elena, mia moglie, ha trovato alcune lettere che le scrissi nel 1978, rifugiato in un kibbutz del Negev per tentar di guarire un po’ da una Italia che sarebbe arrivata in pochi giorni al rapimento e all’assassinio di Aldo Moro. Quando giunsi nel kibbutz, vi trovai un’altra realtà, una realtà in pericolo anch’essa, ma così diversa da quella che mi aveva ormai intossicato. I sensitivi sentono l’odore della polvere da sparo, vedono il fumo delle micce, ma non prevedono quanto siano lunghe… Imparai molto, nel kibbutz, per la prima volta non da turista, e conobbi da vicino una delle tante forme di socialismo destinate, presto o tardi, all’esaurimento. Quel lignaggio di socialismo del deserto era ancora un Pianeta lampeggiante sperimentalità, abitato da...

Un'intervista a Roberto Ambrosoli / Anarchik: farò del mio peggio.

La sera del primo maggio 1968 — una data quanto mai storica — venne inaugurato a Milano il circolo libertario del Ponte della Ghisolfa, fra i cui animatori c'era Giuseppe Pinelli. A un certo punto si spensero le luci e un uomo di bassa statura, vestito di una mantellina nera, si lanciò da una finestra sotto gli occhi dei presenti. L'uomo era Gero Caldarelli, che in futuro diverrà noto per vestire i panni del Gabibbo; ma in quel momento stava impersonando una figura di tutt'altro spessore: Anarchik, "il nemico dello Stato". Nel bosco e sottobosco del fumetto italiano, si tratta di un personaggio unico: nasce nell'ambiente libertario degli anni Sessanta per fare propaganda alternativa delle idee anarchiche e denunciare le storture del potere, ma con il decennio successivo si diffonde fino...

Un’intervista di Raphaël Koenig al regista Duccio Fabbri / Sqizo: Il ritorno di Louis Wolfson

Se non sempre, talvolta le lettere giungono a destinazione, e i destinatari fanno la differenza. Louis Wolfson possedeva un’edizione di Du côté de chez Swann di Proust, sulla cui. copertina era stampato l’indirizzo dell’editore, Gallimard. Lì spedì il manoscritto del suo primo libro, Le Schizo et les langues. Wolfson, un ex studente di medicina, aveva abbandonato i corsi per problemi psichiatrici. Venne fatto internare più volte dalla madre per disturbi alimentari e relazionali, era schizofrenico certificato. Nel libro raccontava vicende biografiche e in particolare le metodiche che aveva elaborato per sfuggire alla presa della lingua madre rifiutata, l’inglese, attraverso complicate tecniche di traduzione delle parole ascoltate nelle altre lingue che studiava, russo, tedesco, francese,...

Il colore viola / Purple is the old black

«Secondo me Dio s’incazza se passi davanti al colore viola in un campo qualunque e non ci fai caso.»    Siamo a pagina 244 della nuova edizione italiana (traduzione di Andreina Lombardi Bom, Edizioni SUR, ottobre 2019) di Il colore viola, il romanzo con cui la scrittrice africana-americana Alice Walker vinse il premio Pulitzer e il National Book Award nel 1983. Non c’è pagina, digitale o a stampa, che ancor oggi non si senta in dovere di sottolineare che è la prima ‘donna di colore’ a conseguirli entrambi. Un primato o forse, più subdolamente, un fenomeno mirabile, nel senso etimologico del destare inesausta meraviglia. Come quando, nel 1993, il Nobel andò all’altrettanto ‘di colore’ Toni Morrison, autrice di romanzi spartiacque come L’occhio più blu (1970) e Canto di Solomon (...

Cile / Pedro Lemebel, Le perle della transizione

Quando militava nel collettivo Las Yeguas del Apocalipsis, Pedro Lemebel  (1952 – 2015) metteva i tacchi neri per rivendicarne la funzione sociopolitica. Erano in due, lui e Francisco Casas, ma sembravano una moltitudine, dal baccano che facevano durante le loro acciones (una variante guerrigliera della performance artistica). Lemebel metteva i tacchi neri per parlare da una prospettiva portata a maggiore altezza dalla terra, che lo potesse sostenere mentre cercava di rompere, trafiggendolo con le punte a spillo, l’equilibrio ambientale di quell’ecosistema sociale basato sulla microfisica del maschilissimo fottere per primi per non essere fottuti.  Le Giumente (yeguas, in spagnolo) si associarono alla fine degli anni Ottanta per sopravvivenza – attraverso l’esercizio del...

20 novembre 1989 / Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana

Sono trascorsi 30 anni dal 20 novembre 1989, giorno in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Per ricordare Sciascia abbiamo letto in questo anno i suoi libri: una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. Lo ricordiamo oggi con il suo La scomparsa di Majorana, ma cliccando qui è possibile leggere la raccolta completa.   Venerdì 25 marzo 1938, il trentaduenne Ettore Majorana, da pochi mesi professore di Fisica teorica per meriti eccezionali presso l’Università di Napoli, invia una lettera al...

Sulla poesia di Francesco Scarabicchi / La vita di Giacomo

Il titolo La vita di Giacomo prende spunto da alcuni testi che Francesco Scarabicchi ha dedicato al figlio Giacomo, ma incroceremo nell’articolo anche splendide poesie scritte per l’altra figlia, Chiara. Figli nati a distanza di quindici anni l’uno dall’altro, perciò il diventare genitore si è manifestato in due tempi molto diversi, tempi in cui il poeta anconetano e sua moglie erano più giovani e poi più grandi, avevano accumulato esperienze differenti, avevano capacità di provare emozioni, forse diverse, perché condizionate da un minor, o maggior, carico di anni e di conoscenze.  Prendiamo in esame Stagioni una bella poesia contenuta in L’ora felice (Donzelli), poesia che tiene in sé il filo delle stagioni, naturalmente, ma che racchiude molto della poetica di Scarabicchi,...

Testimonianze / Il superstite, lo storico, il giudice

La posizione del testimone, soprattutto dell’“ultimo”, cioè del reduce dallo sterminio o dalle gravissime vessazioni subite che sta consumando ora l’ultima parte della vita, è una questione ultimamente molto dibattuta. Walter Barberis, nel suo recente Storia senza perdono (Einaudi, Torino, 2019) di cui ha già parlato su doppiozero David Bidussa, tra i molti temi affrontati ha approfondito la ‘qualità’ della memoria di quella persona rispetto alle spaventose nefandezze subite e la cedevolezza dei ricordi di fronte alle esigenze della ricostruzione storica. Non a caso l’autore esordisce citando la consapevole considerazione di Primo Levi secondo cui la ‘memoria è uno strumento meraviglioso ma fallace”.  Quel particolare testimone suscita un altro motivo di interesse: la sua posizione...

Pro | Contro / Elena Ferrante. La vita bugiarda degli adulti

Ferrante mon amour di Stefano Jossa   È possibile confrontarsi con la Ferrante (con l’articolo al femminile perché è un brand: come la Lego e la Coca Cola) senza risultare invidioso se la si critica, gregario se la si celebra e vigliacco se la si ignora? Per provarci, ho indossato simultaneamente i panni del critico, che guarda sospettoso, e del lettore, che s’immerge appassionato, fondendo due identità in una. Comincerò quindi da quella del critico, che crede di aver individuato la chiave per leggere La vita bugiarda degli adulti, passando subito dopo a una dichiarazione di amore sviscerato per la sua scrittura, che mi ha fatto leggere il suo nuovo romanzo, come i quattro precedenti, tutto d’un fiato.  Nel romanzo c’è due volte, alle pagine 132 e 142-3, una sequenza di un...