Scritture

Il FAI e la sfida per un'Italia migliore / Il paese più bello del mondo

Il paese più bello del mondo insieme al “paese dei mille campanili” sono espressioni ben conosciute per definire l’Italia nelle sue bellezze e nella sua straordinaria varietà. La prima è anche il titolo del volume di Alberto Saibene (UTET 2019); un libro minuziosamente documentato in cui si ripercorre, a partire dalla genesi del movimento ambientalista nel nostro paese, la storia della nascita del Fai (Fondo ambiente italiano) e del suo progressivo affermarsi fino ai giorni nostri. Una storia che per gran parte è quella di un’impresa portata avanti da un manipolo di intellettuali sensibili, sognatori quanto lungimiranti e da una ristretta cerchia di influenti personalità della più ricca e illuminata borghesia. In un caso come nell’altro Saibene ci racconta la storia di un’impresa sognata...

Dentro e fuori di noi / La “zona grigia” come paesaggio dell’ambiguità

Ognuno ha esperienza della “zona grigia”, che ne sia consapevole o no. La portiamo in noi e nell’ambiguità delle nostre esistenze. Non siamo fatti di confini, ma di margini sfrangiati. Lacerate e laceranti sono le nostre relazioni. Approssimandoci ci facciamo almeno un po’ di male, anche quando siamo quasi vicini, quasi somiglianti e quasi d’accordo. Di più, di coincidere perfettamente non ci è dato. Allo stesso tempo quando scegliamo, quando cerchiamo di tirarci fuori dall’incertezza di una decisione qualsiasi, mettiamo a tacere una parte di noi che andrebbe in direzione contraria. Viviamo l’incertezza come una nemica da rimuovere, eppure è nostra sodale compagna di strada. Negli spasimi dell’anima in cui ci trascina l’amore, persino lì, il dionisiaco turba la pretesa apollinea della...

La scuola al tempo della paura / Il mio regno per un maestro

Il nostro tempo è dominato da una inedita pulsione securitaria. Essa ha trasfigurato il concetto di confine da luogo di scambio e di transito a baluardo, argine, bastione. La patologia sociale contemporanea è ispirata da una passione profonda per il chiuso; la pulsione securitaria è una pulsione claustrofilica. In gioco è il passaggio dal paradigma libertino della pulsione (neo-liberale) che eleva il godimento a unica forma possibile della Legge e che ha sostenuto gli “entusiasmi” della globalizzazione, a quello reazionario della pulsione securitaria che eleva la sicurezza a oggetto di investimento libidico esclusivo. La tentazione del muro ha preso il posto della tentazione di una libertà senza argini. Nel paradigma securitario paranoia e melanconia si mescolano in modo nuovo dando vita...

Omaggio a Calvino / Calvino tutto in un punto

Nel bel profilo dedicato a Italo Calvino da Arianna Marelli, e realizzato in occasione delle letture di questo scrittore al grattacielo di Intesa Sanpaolo a Torino, Italo Calvino: tutto in un punto (una realizzazione 3D Produzioni per Sky Arte HD e Intesa Sanpaolo), spiccano i brani di un’intervista che gli fece nel 1975 Valerio Riva per la Televisione Svizzera. Calvino viveva allora a Parigi in Square de Chatillon, nella periferia sud della capitale francese, e lì riceve la troupe che lo filmerà nel suo studio appollaiato sui tetti. La conversazione s’intitola: Calvino: l’uomo invisibile. Gioca ovviamente sul titolo del libro che ha pubblicato pochi anni prima, Le città invisibili, uno dei suoi più belli, il più poetico di tutti. Lo scrittore spiega a Riva che a Parigi lui ci sta molto...

Letto in un’altra lingua / Alberto Laiseca, Los sorias

In uno dei suoi saggi brevi e illuminanti Ricardo Piglia osserva: «L’ambizione eccessiva come ricorso difensivo. […] L’obbligo a essere geniale è la risposta al luogo inferiore e alla posizione marginale». In queste righe Piglia si riferisce ad Arlt, Marechal e Gombrowicz, però avrebbe potuto citare anche Alberto Laiseca (1941-2016), uno scrittore che proprio l’autore di Respirazione artificiale ha contribuito in maniera determinante a far conoscere. Oltre all’ambizione eccessiva e all’obbligo della genialità, in Laiseca c’è un terzo elemento: un’inflessibilità degna del Kirillov dostoevskiano. Un aneddoto del giornalista Jorge Dorio lo conferma: «Laiseca entrava nelle pizzerie di Corrientes e si faceva dare la carta su cui servivano la pizza, la usava per scrivere, non aveva nemmeno un...

Macchine per lo stupore / Paolo Nori, I russi sono matti

Dopo avere a lungo soggiornato nei territori della narrativa, da un po’ di tempo Paolo Nori ha preso a cimentarsi con un nuovo genere, quello che, in maniera piuttosto grossolana, si potrebbe definire manualistico. Ed essendo Nori un grande specialista di lingua e cultura russa – il suo curriculum di traduttore si è andato allungando, nel corso degli anni, e ha toccato monumenti della letteratura mondiale come Oblomov e Le anime morte –, il suo interesse non può non volgersi alla Russia e ai suoi scrittori. In pratica, Nori si è messo nei panni della guida (e non solo in senso metaforico) e ha deciso di accompagnarci nelle città e nelle grandi distese del territorio russo. Il viaggio si è avviato lo scorso anno, con La Grande Russia Portatile, un Viaggio sentimentale nel paese degli zar,...

Artigiani dell’immaginario

Il tema del fallimento affiora di continuo, non solo nel mio cammino personale, ma anche nelle vicende collettive, in cui spesso si configura come una tara storicizzata, parte insondabile e tuttavia consolidata di un tessuto sociale. L’urgenza di intervenire, di rimediare è spesso la spinta motivazionale che pungola l’artigiano dell’immaginario a parlare con la collettività, ad assumersi la responsabilità di interrompere il disastro, a incarnarsi in decisioni progettuali che temporaneamente o a lungo diventano missioni.  La storia di alcuni luoghi e delle persone che hanno dovuto prendersene cura oggi mi fa riflettere sul legame tra necessità e scelta. Non saprei collocarmi tra queste due se non avessi appreso, e affinato, le qualità “artigianali” con cui ho iniziato la mia...

L'infinito senza farci caso / Un appunto e un Manifesto

I poeti hanno perso la poesia   Io credo che non esista un’idea di poesia che possa mettere d’accordo tutti. E non è importante neppure trovarla questa idea. Importante che ci siano testi che diano nutrimento intellettuale o emotivo a delle persone. E trovo anche assurdo che la poesia debba militare per la chiarezza o per l’oscurità, per la semplicità o per la difficoltà. Le poesie vengono dal corpo di chi le scrive e prima ancora dall’aria in cui girano tante cose, le nuvole e le parole degli uomini. Le poesie sono delle forme in cui le parole vengono imballate in un certo modo, come il fieno.  A me sembra che oggi in Italia molti poeti scrivono le loro poesie come ubbidendo a delle regole che non hanno più senso. Molte poesie hanno un’aria ostile, come se la cordialità fosse...

La scoperta dell'esistenza / Breve ritratto di un maestro: Franco Fergnani

Franco Fergnani, professore per trent’anni di Filosofia morale presso la facoltà di Filosofia dell’Università Statale di Milano, entrava in aula sempre un po’ stropicciato. Spesso, a prescindere dalle stagioni, avvolto nel suo vecchio immancabile impermeabile beige. Talvolta portava sul collo i segni lasciati dal rasoio di una barba fatta troppo in fretta nella solitudine della sua casa. Raramente l’ho visto in giacca. Per lo più indossava maglioni a v con camicia, spesso a scacchi e cravatta annodata stretta. La sua camminata appariva sempre come sospesa nel vuoto, in equilibrio precario su di una corda. Rasente alle mura la sua sagoma appariva nei chiostri della Statale come una figura solitaria e eccentrica. Entrava in aula come catapultato. Posava la sua borsa strapiena di libri sulla...

«Sono coriaceo», diceva di sé / Remo Bodei ha lasciato andare la gomena della vita

Ogni tanto lo si incontrava a festival e congressi filosofici un po' ammaccato; una volta zoppicava un po', un'altra aveva un braccio al collo; ognuno sarebbe rimasto a casa, invece Remo no. Se Remo Bodei aveva preso un impegno, lo rispettava fino in fondo, appena possibile: «Sono coriaceo», diceva di sé, da bravo stoico; coriaceo come la suola di una vecchia scarpa. Ma questa volta non ce l'ha fatta neanche lui e se ne è andato e ci ha lasciato tutti orfani, filosofi e no. Soprattutto i non filosofi, perché più di ogni altro Bodei era riuscito a portare la filosofia nelle strade e nelle piazze, come Socrate. E l'aveva fatto con quell'invenzione geniale che fu, anche nel nome, il Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, così che dal 2001 strade e piazze e chiese e palazzi di...

Buzzati secondo Mattotti / Un dolce gotico: “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”

Un intrico di linee nere, così fitte che lasciano appena intravedere qualcosa là dietro, che si muove: animali, uomini oppure mostri? Siamo nel bosco, quello delle fiabe, degli incantesimi, degli incontri strani e paurosi, delle scoperte e delle improvvise agnizioni. Sarà il bosco di Pinocchio, quello che Lorenzo Mattotti ha evocato in una serie di indimenticabili tavole e disegni? Probabilmente sì. Ma è anche il bosco di tante altre sue storie, dove i personaggi invece di perdersi si ritrovano, quasi che il bosco sia la loro stessa condizione interiore, mentale, prima ancora che fisica. Comincia così la versione cinematografica di La famosa invasione degli orsi in Sicilia, dal libro di Dino Buzzati, scritto e illustrato dallo scrittore bellunese nel 1945, che questo straordinario...

Letto in un’altra lingua / Tiger Tateishi, Tigri di carta e di sogno

In un articolo intitolato “Il pianeta come festival”, apparso nel 1972 su Casabella (n. 365) e l’anno seguente su Design Quarterly (n. 89), Ettore Sottsass jr. immaginava un futuro nel quale le città fossero scomparse dalla faccia della Terra, polverizzate dalla «decentralizzazione esplosiva della distribuzione dei consumi», con parole che oggi, lette a prescindere dal contesto culturale dell’epoca, non possono che richiamare alla mente il mondo iper-connesso della contemporaneità:   Il problema di “produrre” non c’è più, […] i “prodotti da consumare” si spostano automaticamente lungo i canali di una specie di rete sotterranea di super-posta pneumatica, interrogata automaticamente da tastiere portatili comunicanti via radio con i calcolatori dei super-magazzini di raccolta. […] Così...

Passato da ricordare / Piazza Fontana cinquant’anni dopo

Una foto di copertina   È immensa la folla che lunedì 15 dicembre 1969, tre giorni dopo la strage alla Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana, riempie ogni angolo di piazza del Duomo, a Milano, per i funerali delle vittime. Le immagini di quel pomeriggio fanno il giro del mondo; occupano l’apertura dei telegiornali italiani (sono solo i TG della Rai, il TG1 e il TG2, rigorosamente in bianco e nero); si impongono sulle prime pagine dei quotidiani. La risposta all’appello del comune di Milano, dei sindacati, delle forze democratiche, a riunirsi in Duomo, è stata corale. Decine di migliaia di persone sono confluite sin dall’alba lungo le strade. Tantissimi gli operai in tuta. Al passaggio dei carri funebri fa ala una siepe umana fittissima: quasi un abbraccio protettivo che si stringe...

Senza muro / Venti dell’ovest, venti dell’est

Europa subito, Europa adesso, Europa ora o mai erano gli slogan più urlati quando, dopo l’incredibile 1989, entrare nella casa comune era una passione utopistica che pareva dovesse coincidere con l’estensione della democrazia in tutto il Vecchio continente. A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino – l’evento simbolico che riunifica le due Europe immobilizzate dalla guerra fredda – la discontinuità dei processi storici si riverbera nell’attuale crisi della democrazia. Mentre i paesi collocati tra la Germania e l’Unione Sovietica, l’“Occidente sequestrato” nella celebre definizione di Milan Kundera, sono diventati, in un rovesciamento geopolitico di ruoli, l’est dell’occidente.  Senza muro. Le due Europe dopo il crollo del comunismo (trad. di David Scaffei, Donzelli, 2019) di...

Cereda, Parrella, Cappagli / Tre uscite dalla solitudine

Paola Cereda. Quella metà di noi   Matilde Mezzalama è un’ex insegnante in pensione, vedova, con una figlia poco presente, due nipoti che vede solo durante le feste comandate e un segreto che le affatica la parola, le riposa in bocca e toglie forza e decisione al suo parlare. Il mistero di un peccato indicibile affiora fin dalle prime pagine del romanzo di Paola Cereda e si intuisce che si annidi proprio lì la ragione per cui, dopo una vita passata a scuola, tra lezioni e orto didattico, a far crescere piante e persone, Matilde si ritrovi ad accudire, in qualità di badante, le memorie sconclusionate di un ex dirigente Fiat. L’ingegner Dutto ha comandato, lavorato e viaggiato a lungo, ha vissuto in India e in Brasile inseguendo affari e seduzioni, adesso l’ictus lo schiaccia su una...

La biblioteca di Atlantide / “La fiaba russa” di Vladimir Propp

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Vladimir Jakovlevič Propp nasce a San Pietroburgo il 17 aprile 1895 e muore a Leningrado il 22 agosto 1970. Come dire che, pur essendo rimasto sempre nella stessa città, la storia gli è passata davanti, e quei luoghi hanno assunto nel corso del (suo) tempo tutt’altro senso e ben diverso sapore. Certo, per un folklorista come lui, abituato a riflettere sulla distanza dei secoli,...

Il nuovo volume della collana Riga / Il desiderio di essere capiti

La malattia fa spesso venire una gran voglia di essere capiti. I malati all’ospedale non fanno che chiedere ai dottori di capirli. Vogliono essere capiti dalla scienza e rimessi a posto come macchine. Tutti noi malati coltiviamo questo ideale meccanico di comprensione, che ci dà qualche speranza. E gli altri naturalmente mostrano di capire la “cosa” che ci rende malati. C’è sempre un gran traffico di dicerie tra parenti e dottori, per capire la “cosa” che rende malato un malato. E i dottori la spiegano con le loro parole meccaniche, ma nessun parente e nessun malato sa di preciso di cosa parlino i dottori. Tuttavia ci scambiamo tutti occhiate e discorsi per dirci: “Hanno capito”. La stessa situazione si trova in quelle attività che sono chiamate creative. Anche queste sono una malattia...

Fotografare e guardare / Turismo

La cultura moderna si è da sempre caratterizzata per un forte orientamento verso il movimento. Cioè per la sua ferma volontà di promuovere gli spostamenti delle persone in tutte le loro forme. Anzi, come ha sostenuto il sociologo francese Rodolphe Christin nel recente volume Turismo di massa e usura del mondo (Elèuthera), nelle società contemporanee la mobilità viene addirittura considerata una garanzia di soddisfazione psicologica, un obbligo senza il quale non si può aspirare ad essere pienamente realizzati come esseri umani. Vale a dire che «la mobilità è diventata un fattore che dà efficacia alla propria performance esistenziale, è un modo per riempire la propria vita e realizzarne gli obiettivi, è un mezzo per conseguire la felicità personale e sociale e per materializzare i propri...

Lettere dal confino / Contro le virgolette (ma anche contro gli a capo)

Detesto le virgolette. Le accetto, ma dovrei dire le tollero, soltanto come segno grafico di un dialogo. A volte, per non dire sempre, lo scrittore deve uniformarsi allo stile dell'editore. Sin dall'inizio segnalavo i dialoghi con un sobrio trattino ma nel tempo le virgolette hanno vinto anzi stravinto. Le virgolette sono il simbolo della volgarità contemporanea. Neanche gli accapo andrebbero lasciati all'editore. Kafka non andava a capo. Perché un libro è soltanto scrittura. Uno spartito non va mai a capo, si volta pagina. La vita dello scrittore è grama e piena di sconfitte. Si combattono singole inutili battaglie, piccole enclave dentro una battaglia già persa. No, le virgolette non andrebbero mai usate. Non andrebbero scritte né accennate con la punta delle dita, non andrebbero...

La figlia che non piange / Incontri e ritratti in casa Sereni

A Silvia Sereni – scomparsa nel giugno del 2019 – mi hanno legato una lunga amicizia e una sincera ammirazione per il suo spirito, la sua intelligenza, le sue capacità professionali. E per la forza del carattere. Avere un padre come Vittorio Sereni non dev’essere facile. Silvia (“la figlia che non piange”, in una poesia di Stella variabile) riusciva a vivere questa condizione con grande leggerezza e disinvoltura, in un modo tutto suo. Nel libro appena uscito da Bompiani (Un mondo migliore) il rapporto col padre (che nei ritratti che compongono il volume non è compreso) emerge molto vivamente: “da un lato – scrive l’autrice – la distanza tra me e lui era, per via del nesso parentale, ravvicinata, dall’altro, nello stesso tempo, era smisurata. Il rapporto era esclusivamente quello che ci...

Manuale a uso quotidiano per giovani poeti / 365 modi di dire poesia

Dal 1960 al 1968, Wisława Szymborska sulla rivista di letteratura “Żicie Literackie” tenne una rubrica di posta in cui rispondeva agli aspiranti poeti, specie esordienti, giudicando le loro opere e somministrando loro riflessioni e consigli. Le sue meravigliose, sferzanti risposte sono state raccolte e pubblicate con il titolo Posta letteraria, ossia come diventare (o non diventare) scrittori. C'è da chiedersi chi, dopo aver letto qualcuna di queste risposte, possa aver avuto il coraggio di mandare i propri scritti in pasto a una critica tanto acuta e impietosa. D'altra parte, allora, nessuno sapeva di confrontarsi con un Nobel per la letteratura. Il tenore delle risposte di Wisława è questo: “Sarebbe bello e giusto se la sola forza dei sentimenti decidesse del valore artistico della...

Un’enorme festa dell’immaginario fantastico / Le novità a Lucca Comics 2019

Certe sere a Lucca, durante il festival, quando gli stand sono ormai chiusi e la folla si è diradata, può capitare di sedersi a un tavolo a bere qualcosa insieme agli addetti ai lavori, che siano autori o editori. Può capitare anche che i veterani della manifestazione si abbandonino ai ricordi. Tutti di solito ripensano con un misto di affetto e di terrore i tempi in cui la fiera si svolgeva in un padiglione, fuori dalle mura, che bastava evidentemente a racchiudere le schiere di appassionati di fumetto. Oggi Lucca Comics and Games è giunta alla 53esima edizione (dal 30 ottobre al 3 novembre) e le cose sono cambiate parecchio. Da anni gli stand occupano le piazze del centro storico, ai quattro giorni canonici della manifestazione se ne è aggiunto un quinto e soprattutto è diventata sempre...