Scritture

Il nuovo romanzo / Sally Rooney, Beautiful World

Sono le diciannove e zeroquattro, una giovane donna siede al tavolino di un bar, vicino alla finestra. Fuori, il sole sta tramontando sull’Atlantico. Alle diciannove e zerosei, la donna abbassa lo sguardo e si osserva le unghie. Il bar è tranquillo, ogni tanto lei lancia un’occhiata verso la porta. Alle diciannove e zerosette, entra un uomo che si guarda intorno e poi si avvicina al tavolino, e chiede alla donna se è Alice. Lui è un po’ in ritardo, ed è Felix.  Il nuovo romanzo di Sally Rooney, Beautiful World, Where Are You, che Maurizia Balmelli sta traducendo per Einaudi, presso cui uscirà all’inizio del prossimo anno, si apre come un film. La macchina da presa si muove lenta, e indugia sui dettagli e sui gesti: la camicetta bianca di lei, lui che sblocca e riblocca nervosamente...

Giochi / Il funambolo

Verso la fine del 1956 Jean Genet conobbe un giovane artista del circo, Abdallah Bentaga, figlio di un acrobata algerino e di una tedesca. Lo scrittore francese si legò a lui in un rapporto che lo indusse a peregrinare per l’Europa. Nel corso dei loro spostamenti Genet cercò di convincere Abdallah, che lavorava come giocoliere e acrobata al suolo, a salire sul filo da funambolo. Lo plagiò sino a indurlo a sottoporsi a un estenuante allenamento. Su un foglio di carta disegnò anche un numero segnandone i passi. Il giovane algerino cadde dal filo una prima volta nel 1959, ma vi risalì. Si unì alla compagnia del Circo Orfei per una tournée in Kuwait. Ma ricadde una seconda volta e fu la fine della sua carriera. Genet era convinto di aver realizzato con Abdallah, suo doppio narcisistico, una...

L’ambiguità dell’orrore / Le strane storie di Robert Aickman

Quando vivevo in Inghilterra, una delle tappe obbligate in ogni gita era la visita alle bancarelle e alle librerie dell’usato: lungo il Tamigi, a Cambridge, in un’infinità di cittadine dell’East Anglia, ho rimpolpato i miei scaffali di quella che, dal punto di vista libresco, è la mia vera passione – gli horror. Più precisamente, in senso editoriale, amo gli horror da quattro soldi, dalle copertine chiassose e dai titoli improbabili, che finisco per comprare praticamente al metro – quelli, per capirci, immortalati in Paperbacks from Hell, il cui equivalente italiano sono i libri di Sergio Bissoli e Luigi Cozzi su I racconti di Dracula e KKK – I classici dell’orrore (quando mi sono trasferito a Toronto, invece, sono diventato cliente affezionato di una libreria dell’usato di College Street...

Scarabocchi / Bello, bello, bello mondo

1.   Io sono dei vostri, alberi. Sono dei vostri animali eleganti, sono dei vostri. Credetelo. Ci separa un niente, colore, capello,  piccolo piccolo nome: l'impianto del respiro è solo apparente diverso. Ci guarderemo fraternamente. Ci capiremo con l'albero e col seme, capiremo l'insetto e la grandine.    Essere mondo, voglio. Sentirmi a casa nel cosmo. E le maree saranno la strada del gonfio cuore. Sarà d'amore  se cresco. Se avanzo o calo. Sarà d'amore. E luce voglio. Così m'impetalo, che mi spensiero, che rido mentre corro come la rondine, mi moltiplico a stelo, gocciolo, mi biforco, mi alzo e tramonto, mi slargo, mi infaldo, divento cima e svetto, mi innevo e frano.   Tutto questo io voglio, dolcemente, perché fuori dell'umano il dolore è uno sparo...

Scarabocchi / Kafka: una volta, sai, ero un gran disegnatore...

In una lettera a Felice del febbraio 1913 Kafka si definisce così: “gran disegnatore”, ma questo, si corregge subito, “una volta”; ora, nel momento in cui scrive, non lo è già più, il suo talento è stato irreparabilmente guastato dallo “studio convenzionale”, condotto sotto la tutela di una non meglio identificata “pittrice mediocre”. E questo suo contemporaneo attribuirsi e negarsi una qualità (nella fattispecie l'abilità nel disegno) è davvero tipico, è davvero (diciamola la parolaccia) “kafkiano”. (“Ma chi è questo Kafkian?” – ebbe a domandarsi giustamente un comico alcuni anni fa in un film di cui non ricordo più il titolo). Basterebbe rievocare celebri incipit: “Com'è cambiata la mia vita e come in fondo non è cambiata affatto” (Indagini di un cane).  Oppure il comandante che,...

Scarabocchi / Tito Faraci: raccontare l’invisibile

Negli anni Novanta, Tito Faraci è stato fra quelli che più hanno contribuito a riportare in primo piano la figura dello sceneggiatore in ambito disneyano. Figura poliedrica (è anche musicista, scrittore e autore radiofonico), Faraci annovera nel proprio curriculum sceneggiature per “Diabolik” e per varie testate bonelliane, “Tex” e “Dylan Dog” su tutte. Ma i risultati più riconoscibili e duraturi – tant’è vero che hanno fatto scuola – li ha ottenuti in casa Disney, innervando l’universo di topi e paperi di uno humour demenziale e di insolite atmosfere hard boiled. Chi scrive ha potuto cogliere “in presa diretta”, a cavallo del millennio, la portata innovativa delle sue trovate sulle pagine di “Ridi Topolino”, “Pk- Paperinik New Adventures” e “Mickey Mouse Mystery Magazine” (esperimento...

Un libro di Maurizio Sentieri / L’ultima transumanza

Di domani non so, non oso immaginare, oggi è un giorno che si ripete e sembra non finire. Ieri era tanto tempo fa. Ci penso senza soddisfazione, senza aspettative.    stinti e consunti i teli tessuti a telaio  dalle donne di casa d’altre età  schermano le finestre.  Filigrane di lana da greggi sempre in viaggio    memore di un vagare in giovani giornate  guardo il mondo com’è  di meraviglie, tragico e infame  belligerante, sublime  Immoto l’intorno, sommesso fragore del tempo  in generica località di montagna    eppure c’era un paese, qui, antico, costruito sulla roccia tra due fiumi, sullo scoglio dell’Archetta. Sassi, piagne e legno di castagno, cerro, faggio. Archi e volte. Funzionale ed austero in ambiente aspro....

Un libro di Namwali Serpell / Capelli, lacrime e zanzare

Namwali Serpell, scrittrice dello Zambia, quarant'anni, sembra riuscire dove nemmeno Philip Roth ce l'ha fatta: se siamo ancora in attesa del "grande romanzo americano", salutiamo con meravigliata sorpresa "il grande romanzo africano" che la Serpell ci consegna con Capelli, lacrime e zanzare (Fazi, 2021, traduzione di Enrica Budetta): una narrazione ampia e avvincente di gesta quotidiane e imprese eroiche, commisurate alla difficoltà del vivere nella povertà endemica di un Paese che diventa paradigma di un intero continente, attraverso la storia di tre famiglie e di cinque donne: Sibilla, Agnes, Matha, Sylvia e Naila e di almeno una trentina di altri personaggi.   Le loro vicende si intrecciano, ricongiungendosi nelle oltre ottocento pagine in nodi che si sciolgono come...

Una conversazione / Chandra Candiani. Questo immenso non sapere

“Si può andare a trovare un piccolissimo pezzo di prato, un pizzico di prato c’è sempre”. Ho aperto Questo immenso non sapere nelle sue prime pagine e davanti a me un inchino: fronte verso terra e fili d’erba da guardare, un mondo che sempre si rinnova, esercizio di incanto.  Risuonano, queste parole, con la certezza di Etty Hillesum che “esisterà sempre un pezzetto di cielo da poter guardare”. Importa poco se ci sia da guardare verso l’alto o da ricoprirsi di terra e polvere: pregare è indicare, è conoscere una vista periferica, sentire di esser parte di un mondo più grande, anche se ci sfuggono ordine e significato.    Questo immenso non sapere riprende la prosa frammentaria – ricordi, pensieri, riflessioni e scene – che già Chandra Candiani ci aveva fatto...

Un libro per tutti e per nessuno / La relatività generale secondo Carlo Rovelli

Come ogni necrologio anzitempo, la notizia sulla morte della relatività generale è ampiamente sovradimensionata. Non che manchino indizi sul suo stato di declino avanzato, se è vero che la comunità dei fisici oggi la considera una teoria incompleta, o quantomeno da ricalibrare perché possa integrarsi con la meccanica quantistica, l’altra grande teoria fisica che descrive il comportamento della materia. Ma c’è persino chi ne celebra le esequie. Lee Smolin, ad esempio, invita a liquidare la teoria della relatività, assieme alla meccanica quantistica, quale frutto di approssimazioni troppo miopi, incapaci di rendere pienamente conto della struttura più intima dell’universo. Altri invece, come Sean Carroll, la ricollocano nell’alveo della meccanica quantistica e ne offrono quindi una...

Ritorno a Mango Street / I messicano-americani di Sandra Cisneros

Nepantla è la parola azteca che indica la dimensione dell’in-between. Il territorio nel mezzo, dove i confini si rimescolano e il nuovo prende forma. È la chiave che schiude le porte della cultura chicana, luogo per eccellenza fluido di lingue e tradizioni, a partire dall’opera di Sandra Cisneros di cui La Nuova Frontiera rimanda in libreria La casa di Mango Street (traduzione Riccardo Duranti, 128 pp.). Ormai un classico contemporaneo, è il libro che ha traghettato nell’immaginario collettivo la realtà dei messicano-americani nella voce incantevole della sua protagonista – Esperanza Cordero, la bambina che vorrebbe chiamarsi Hope perché in inglese il suo nome suona “come se le sillabe fossero di latta e facessero male quando sbattono sul palato”.    Tra fiction e memoir, Mango...

Una storia ancora da raccontare / Le donne delle avanguardie

C’è una rinnovata attenzione per le storie delle donne, evidente nel numero crescente di pubblicazioni che ruotano attorno a figure femminili più o meno note. Grazie all’apporto fondamentale del femminismo e ai women's studies, che negli anni hanno posto al centro del discorso l’autonarrazione delle donne, oggi sono visibili i frutti di un lavoro tenace e continuativo che ha riportato nella storia ufficiale vicende ingiustamente trascurate, restituendoci la ricchezza del lavoro di scienziate, pensatrici, politiche e artiste. Le ricerche della studiosa e collezionista Claudia Salaris si collocano in questo percorso: da tempo impegnata in una paziente opera di recupero delle vicende delle artiste coinvolte nelle sperimentazioni del futurismo, torna con un volume intitolato Donne d’...

Esercizi di sguardo sul paesaggio / Il cannocchiale del tenente Dumont

Non so di quale pasta siano fatti i liguri, ma quando penso al paesaggio della Liguria, alla sua verticalità quasi metafisica, unita all’orizzontalità del mare, come la vedeva Calvino in La strada di San Giovanni, dove le salite e le discese, insieme ai terrazzamenti e allo sguardo individuano le autentiche dimensioni del paesaggio, mi viene subito in mente Marino Magliani, che è nato a Dolcedo, un paesino della Val Prino, in provincia d’Imperia. Marino Magliani è un autore che ha girovagato in lungo e in largo per il mondo, prima di cominciare a pubblicare. A un certo punto, in uno dei suoi viaggi in Sudamerica, si è fermato a Lincoln, un paese che si trova in mezzo alla pampa argentina (nella pampa, comunque, tutto si trova in mezzo, anche i posti di confine).   Di questa...

Un libro di Michel Poivert / Che cosa è la fotografia contemporanea?

Il libro di Michel Poivert, La fotografia contemporanea, si potrebbe definire in continua crescita grazie anche alla dinamicità della fotografia stessa, che ha, per così dire, obbligato lo studioso ad ampliare e modificare negli anni questo testo per stare al passo con le molteplici evoluzioni del mondo fotografico. La prima edizione, per i tipi di Flammarion, risale al 2002 e si basava su soli quattro capitoli: Etica del moderno, Crisi degli utilizzi, Autorità della fotografia, Utopia documentaria. Nel 2010 l’autore aggiunge altri due capitoli: uno dedicato alla fotografia sperimentale (che indaga le ambiguità della ricezione visiva e mette in scena l’esperienza stessa del vedere fotografico) e il secondo alla staged photography, o “immagine-performance” come lui la definisce, ovvero una...

Scritti biografici, letterari, politici / Giovanni Giudici, La vita in prosa

Ricorre in questo 2021 il decimo anniversario della scomparsa di Giovanni Giudici (1924 – 2011), protagonista di primo piano di quel “periodo assiale”, per usare un termine che Karl Jaspers riferiva ad altre epoche e altre circostanze, della poesia del Novecento in cui coesistevano – dialogando, scrivendosi, polemizzando, detestandosi, ignorandosi ostentatamente, come capita ai poeti – Montale e Sereni, Caproni e Luzi, Zanzotto, Bertolucci, Fortini, Pasolini e in cui la poesia forse per l’ultima volta nella secolare storia della letteratura italiana ri-assumeva un ruolo e una funzione pubblica oggi quasi inimmaginabili. È pertanto meritoria la scelta fatta dalle “edizioni dell’asino” – la casa editrice coordinata da Goffredo Fofi – di raccogliere nel volume La vita in prosa, alcuni suoi...

Un libro di Mario Bellatin / Shiki Nagaoka, o il trionfo della finzione

Benché la sua notorietà non abbia mai superato i confini degli studi specialistici e la sua opera non sia ancora adeguatamente conosciuta, il giapponese Shiki Nagaoka è uno tra i più grandi scrittori del XX secolo. Enigmatica e renitente figura di culto come il prussiano Benno von Arcimboldi, Nagaoka continua a essere un intrigante rompicapo per molti critici e ricercatori.   Con la recente pubblicazione di Shiki Nagaoka: un naso di finzione, dello scrittore peruviano-messicano Mario Bellatin (Autori Riuniti, trad. di Vittoria Martinetto), anche il lettore italiano, lo specialista come l’appassionato di lettere straniere, può lasciarsi guidare nei domini della ricerca letteraria alla scoperta di questo singolare personaggio dal naso smisurato. Scoprirebbe, per esempio, che alcuni...

Classici italiani / Celati: intensità libere, armonia e fantasticazioni

In un articolo comparso nell’ottobre del 1988 su “Il Manifesto” e intitolato L’angelo del racconto, Gianni Celati scriveva che le narrazioni ci servono per «immaginare com’è fatto il mondo attraverso un buon ascolto delle parole» e avvertiva al contempo l’affermarsi di una tendenza — sempre più diffusa e forse proprio per questo non priva di rischi — a sostituire l’istinto narrativo con la cruda spiegazione della realtà. Quella che Celati andava delineando era una vera e propria crisi dell’arte del narrare, che appariva ancora più evidente se si gettava uno sguardo al panorama letterario del tempo: una buona percentuale dei romanzi moderni sembrava infatti assolvere a un obbligo di illustrare e drammatizzare il reale a discapito dell’esercizio immaginativo. In questo modo le narrazioni si...

Claudia Losi, Voce a vento / Tessere il canto, tessere i luoghi

Esiste nella pratica artistica delle donne una frequentazione con le pratiche relazionali, con l’immateriale del canto, con gli spazi umili e lungamente non visti del quotidiano e con il recupero di un sapere manuale parzialmente dimenticato, un sapere troppo spesso relegato al folklore e alla sottocategoria dell’artigianato, con tutti i malintesi che la divisione tra arte alta e bassa ha lungamente comportato.  Claudia Losi esplora da sempre questi ambiti e il verbo esplorare descrive con accuratezza il suo andare alla ricerca di ciò che non si conosce – un andare metaforico e fisico, perché il suo lavoro si compone anche di cammini –, la sua relazione profonda con il paesaggio e il suo farsi addentro ai luoghi. Losi declina la geografia attraverso l’arte, la trasforma e ne...

Giochi / Trampoli: volo e vertigine

Che cosa perde la Gatta Cenerentola fuggendo dal terzo ballo di gala? E cosa indossa il Gatto che percorre a passo di corsa le terre di Francia? E chi sono quelli «ncappa a le mazze» che strappano il riso a Zoza, figlia del re di Vallepelosa, in Lo cunto de li cunti? E perché al tempo di Caino, dopo una gran mangiata di nespole cresciute col sangue di Abele, come racconta Rabelais, crebbero ventri, spalle, coglioni, nasi, orecchie e gambe, tanto che «a vederli li avreste detti aironi o gru o gente che va sui trampoli»? La risposta a questi strani interrogativi si trova in Trampoli (Titivillus, 1997), libro scritto anni fa da un giovane uomo di teatro, Tommaso Correale Santacroce, oggi insegnante di teatro d’animazione e di marionette a Fiando di Milano.   Se più di venti anni fa non...

11 luglio 1949 – 2 settembre 2021 / Daniele Del Giudice: quando ti perdi nel vuoto

Qualcuno vi leggerà un disegno o un destino, nel lento scomparire di Daniele Del Giudice, perché la scomparsa, l’assenza, il silenzio sono sempre stati tra i suoi temi portanti. Fin dallo Stadio di Wimbledon che aveva al centro uno scrittore non scrittore, l’autore di Note senza testo, una gravitazione attorno al silenzio; poi in Staccando l’ombra da terra, dove il volo solitario faceva perdere le tracce sulla Terra; fino a Orizzonte mobile, esplorazione dei sovrumani silenzi dell’Antartide.   Qualcuno vi leggerà un disegno o un destino, nella descrizione della malattia di Nel museo di Reims, il cui protagonista, Barnaba, è condannato alla cecità:   «tutto mi appare dall'interno, come durante le visite dei miei amici all'epoca dei primi disturbi, quando non potevo dirmi in...

4 settembre 1896 - 4 settembre 2021 / Antonin Artaud: Messaggi rivoluzionari

“… la danza / e di conseguenza il teatro / non hanno ancora cominciato ad esistere”. Sconvolgente era leggere questa frase nella prefazione di Jacques Derrida a Il teatro e il suo doppio di Antonin Artaud. Il libro, pubblicato in Italia nel 1968, proprio in quell’anno, con la traduzione di un fine intellettuale come Guido Neri, da me acquistato nel 1973, ora giace nella mia biblioteca con la copertina strappata, pieno di segnature, chiose e foglietti di carta con appunti. Leggere Artaud non è facile, sebbene il suo pensiero – divergente, fuori da ogni canone, esoterico, folle se volete, in cerca di una metafisica della materia e di un corpo senza organi, di una danza alla rovescia e di un teatro della crudeltà – sia penetrato nel dna del nostro teatro e soprattutto della nostra cultura....

11 luglio 1949 – 2 settembre 2021 / Daniele Del Giudice e la polvere del mondo

Ora che anche l’ombra del suo corpo esile, tenero, fragilissimo, si è staccata per sempre da terra, negando quel gerundio colmo di energia antigravitazionale, ariostesca, che apriva il suo titolo più bello; ora che una mano invisibile si è allungata verso il cruscotto e ha chiuso la radio, nonostante tutto «rimasta aperta […] con comunicazioni e crepitii tra torre e comandanti in avvicinamento», come nell’Atlante occidentale, mi domando che cosa sia stato quest’ultimo volo per lui, che l’Ombra aveva coperto da tempo, lasciandoci per anni di fronte alla sua «carne sola», ammutolita, «a lume spento». Non so quale luce illuminasse ancora il volto, la persona di Daniele Del Giudice negli ultimi tempi, dopo che la malattia lo aveva sottratto alla memoria, alla parola, all’immaginazione....