Scritture

Con gli occhi della mente / Bellezza e bruttezza nella fiaba

Nei tempi antichi, quando desiderare serviva ancora a qualcosa, c’era un re, le cui figlie erano tutte belle, ma la più giovane era così bella che perfino il sole, che pure ha visto tante cose, sempre si meravigliava, quando le brillava in volto. Vicino al castello del re c’era un gran bosco tenebroso e nel bosco, sotto un vecchio tiglio, c’era una fontana. Nelle ore più calde del giorno, la principessina andava nel bosco e sedeva sul ciglio della fresca sorgente. E quando si annoiava, prendeva una palla d’oro, la buttava in alto e la ripigliava; e questo era il suo gioco preferito. Ora avvenne un giorno che la palla d’oro della principessa non ricadde nella manina ch’essa tendeva in alto, ma cadde a terra e rotolò proprio nell’acqua. La principessa la seguì con lo sguardo, ma la palla...

L’Italia che si ricicla / Il vecchio con gli stivali di Vitaliano Brancati

«Barilli, Brancati... sembra che la morte vada per ordine alfabetico. Non mi meraviglierebbe, ho sempre visto la morte come un’insegnante caparbia, che scorre il suo registro per scoprire gli alunni meno preparati». È Ennio Flaiano a parlare: il quarantasettenne Vitaliano Brancati è spirato durante un intervento di chirurgia toracica e ora gli amici e gli scrittori a lui più cari si ritrovano allo scalo merci della stazione Termini, «davanti a un carro con sopra una bara». I due si erano incontrati all’uscita di un caffè alcuni giorni prima che Brancati si recasse a Torino per farsi operare; era il settembre del 1954. Si salutarono rapidamente, poi lo scrittore siciliano tornò indietro e strinse la mano a Flaiano: «Parto tra poco e non sono sicuro che ci rivedremo».   Prima edizione...

Un mondo di mondi / Alla ricerca della vita intelligente nell'Universo

Da circa tre milioni di anni camminiamo su due gambe e ancora non ci siamo adattati perfettamente a questa nuova posizione, come dimostra il fatto che soffriamo spesso di mal di schiena. È un piccolo  svantaggio rispetto agli innumerevoli benefici che ne abbiamo tratto, tra i quali c'è anche l'aver potuto sollevare il capo e guardare il cielo. Può sembrare una cosa da poco, quasi un dettaglio romantico rispetto al resto, ma non è così. Lo sguardo verso l'alto, verso le stelle potrebbe avere segnato l'inizio della capacità speculativa, forse addirittura, come pensano alcuni, è stato il primo gesto che ha portato alla religione e alla spiritualità. Senz'altro è stato il primo inizio della cosmologia. Da allora non abbiamo più smesso di scrutare la volta celeste con meraviglia e timore...

O è un riassunto o è un commento / Poche chiacchiere!

Gli studenti universitari non sanno scrivere in italiano. Così dicono i 600 professori che hanno redatto un appello pubblico. Ne è seguito un dibattito di cui ci siamo occupati su doppiozero con gli interventi di Andrea Giardina e Alessandro Banda; Nunzio La Fauci; Mario Barenghi; e l’intervista di Enrico Manera a Marco Rossi Doria. Come si insegna davvero a scrivere nelle scuole italiane a partire dalle classi elementari? Ci siamo occupati del dettato e ora presentiamo qui un testo di Italo Calvino sul riassunto.   Sull’“Espresso” del 10–17 ottobre, Umberto Eco fa l’Elogio del riassunto e dodici scrittori riassumono dodici libri famosi (15 righe dattiloscritte era il limite fissato dal giornale). Mi pare un discorso da non lasciar cadere, che può avere implicazioni sostanziose sia...

Un verso, la poesia su doppiozero / Spesso il male di vivere ho incontrato

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che...

Deledda ha un’isola tutta per sé / Grazia è partita

Arrivo a Nuoro in una fredda giornata di quell’interregno delle feste, che si estende tra il 25 dicembre e Capodanno, tra una nascita e un inizio. Via Grazia Deledda, casa natale di Grazia Deledda, Museo Deleddiano... Basterebbe solo questa ripetizione per informarci che una casa natale non è mai un museo qualsiasi. Essa rilancia, con tutta l’insistenza di cui è capace, la questione stessa della nascita. Cosa significa nascere? Cos’è natale in questa casa, aldilà della banale constatazione che là è nata una donna che mezzo secolo più tardi diverrà Premio Nobel per la Letteratura?   Mi pongo queste domande attraversando le stanze di una casa arredata in parte come nella migliore tradizione di un museo etnografico: la vita quotidiana nella Sardegna dell’interno di fine Ottocento, in...

Dettato / Maestra, come si scrive?

Gli studenti universitari non sanno scrivere in italiano. Così dicono i 600 professori che hanno redatto un appello pubblico. Ne è seguito un dibattito di cui ci siamo occupati su doppiozero con gli interventi di Andrea Giardina e Alessandro Banda; Nunzio La Fauci; Mario Barenghi; e l’intervista di Enrico Manera a Marco Rossi Doria. Come si insegna davvero a scrivere nelle scuole italiane a partire dalle classi elementari? Con questo articolo ci occupiamo di una tecnica di scrittura molto diffusa nelle scuole: il dettato. Seguirà a breve un testo di Italo Calvino sul riassunto. E poi sarà il tema al centro della nostra attenzione.    “Prendete la penna, e al centro del foglio scrivete: Dettato”. La maestra seduta dietro la cattedra comincia: “Io-a-mo-il-ma-re. Le-on-de-so-no-al...

Psicoanalisi. Un’eredità al futuro / Al di là del principio di prestazione

La psicoanalisi è un fenomeno di cui si può parlare solo al plurale e ben oltre i differenti indirizzi delle sue principali scuole (freudiana, junghiana, lacaniana) perché la sua pratica è sempre legata all’unicità di “due persone che s’incontrano in una stanza”. Senza mai venir meno alla sua originale vocazione clinica, la psicoanalisi si è sempre vissuta anche come una teoria critica, uno straordinario armamentario di chiavi ermeneutico-simboliche per leggere le diverse dinamiche che innervano il mondo umano, si è apertamente proposta come un’etica del riconoscimento dello straniero e del minaccioso che ci abitano, come una pratica di comprensione ed elaborazione della propria Ombra e come luogo in cui esercitarsi a coltivare la possibilità di dirsi la verità, di prendere sul serio le...

Croco, il poeta dei prati

I primi a fiorire sono i gialli poi, in successione, i bianchi e i blu. Al primo sole di febbraio, i crochi con rapidità sorprendente sembrano spuntare dal terreno con le corolle già aperte. Ogni anno mi rammarico – come Vita Sackville-West – di non aver piantato in autunno altri bulbi, tale è la gioia di vederli affollare l’erba non ancora rinnovata.      Da non confondere con i colchici (famiglia delle Liliacee, antesi autunnale), i crochi appartengono alla famiglia delle Iridacee e possiamo averne in fiore sia in autunno sia alla fine dell’inverno. Il genere comprende circa un’ottantina di specie provenienti dall’area mediterranea, dai Balcani e dall’Asia Minore, ma gli ibridatori hanno selezionato, per lo più dallo spontaneo Crocus vernus, innumeri varietà dai colori,...

Spazio, linguaggio e creatività in Africa

English Version   L'articolo qui di seguito è scritto da Hanna Shybuna e si ispira alla sua partecipazione alla sesta tappa di AtWork ad Addis Abeba. Il workshop intensivo di 5 giorni, condotto da Simon Njami, si è svolto a dicembre 2016 in partnership con Aida Muluneh e Addis Foto Fest e ha coinvolto 21 giovani fotografi, scrittori, designer, artisti visivi e filmmaker etiopi. Il tema "What is home?" ha evocato sentimenti forti e contrastanti, emozioni, atmosfere... questo il racconto di Hanna.    Hanna Shybuna at work, ph Raffaele Bellezza.   Una mattina ho deciso di fare una passeggiata fino all’attrazione principale del mio quartiere ad Addis Abeba: una pasticceria che esiste ormai da 50 anni, nota con il nome di Enrico. Avevo assaggiato le loro millefoglie...

Space, Language, and a Creative Africa

Italian Version   The article below is written by Hanna Shybuna and is inspired by her AtWork Addis Chapter 06 experience.  The intensive 5-day workshop, conducted by Simon Njami, took place in Addis Ababa in December 2016 in partnership with Aida Muluneh and Addis Foto Fest and involved 21 young Ethiopian photographers, writers, designers, visual artists and filmmakers. The theme “What is home?” has evoked some strong and contradictory emotions and atmospheres… here’s Hanna’s story.   Hanna Shybuna at work, ph Raffaele Bellezza.   One morning, I decide to walk to the landmark of my neighborhood in Addis Ababa – a 5 decade-old patisserie, infamously going by the name Enrico. A hundred times I’ve eaten their mille-feuille but never before had I purchased the desserts...

Reiner Stach, “Questo è Kafka?” / Il gabinetto delle meraviglie del dottor K.

In fondo, l'avevamo sempre saputo. Il 2 luglio 1913, Kafka annota sul proprio diario «la passione e l'entusiasmo con cui ho recitato una scena di film comico alle mie sorelle nella stanza da bagno». Possibile? Kafka spettatore di film comici? Di più: Kafka – l'austero Kafka, il minaccioso, enigmatico Kafka – che mima una gag da slapstick comedy per la gioia delle sorelle... nel bagno di casa? Riesco quasi a immaginarlo piroettare da una parte all'altra della stanza, mulinando l'aria con le braccia, mentre con le smorfie del volto dà vita a tutti i personaggi; e alla fine, terminata la pantomima, capitombola giù per terra, esausto, fra le risate e gli applausi delle sorelle entusiaste.    «Perché non sono mai capace di far questo davanti agli estranei?», si rammarica qualche riga...

Intervista con Giuliana Bruno / Superfici. Non vi è comunicazione senza contatto

New York, 16 dicembre 2016   Viviamo tra gli schermi, ribadisce Giuliana Bruno, professoressa al Department of Visual and Environmental Studies dell’Università di Harvard, nel suo ultimo libro appena tradotto in italiano, Superfici. A proposito di estetica, materialità e media. I laboriosi preparativi per la nostra intervista ne forniscono l’ennesima – e imprevista – conferma: avendo dimenticato il registratore, cerco su Google programmi di registrazione della voce che non riesco a scaricare; lei ha un iPad ma non ci permette di registrare. Potremmo utilizzare il suo cellulare ma il file sarebbe troppo pesante da trasferire. Finché mi rendo conto che Quick Time Player ha la funzione Audio Recording. Posiziono il computer – questa scultura domestica così familiare – sul tavolo, in...

Speranza, fede, carità, amore e desiderio / C'è bisogno di pessimismo

Le opere di Terry Eagleton, noto «leftist» inglese, si leggono in genere volentieri perché sono intelligenti, dotte, acute e ben scritte. Che poi siano pienamente originali, è un'altra storia, giacché l'autore sembra forsennatamente leggere e attingere ovunque, e delle sue prede spesso le tracce si vedono benché non citate. Lo si avverte anche nel suo saggio sulla speranza, un tema sul quale ho scritto anch'io in queste stesse pagine: il mio autore principale era Albert Camus con la sua speranza umana senza speranza divina. Gli autori di Eagleton sono molti ma i suoi autori-chiave sono Walter Benjamin con la sua speranza realista non ottimista e San Paolo, per il quale la fede sarebbe realismo e non una questione di ingenuo ottimismo. C'è bisogno di pessimismo, afferma ripetutamente...

Intervista a Uliano Lucas e Tatiana Agliani / La realtà e lo sguardo

Ho incontrato Uliano Lucas a casa sua, a Saronno, insieme alla figlia Tatiana. È un uomo tenace:  questo si impara parlando con lui. È memoria vivente. Lucas ricorda tutto: luoghi, volti, persone, ogni aspetto di quello che ha vissuto e fotografato.  E tutto acquista grande dignità. Si capisce cosa significa credere nel proprio mestiere, anzi, essere il proprio mestiere: occhio e memoria, senza cedimenti. E cosa significa entrare negli eventi, smascherare gli inganni, considerare un evento in tutta la sua complessità. “Non esistono eroi o eroine”, mi racconta. “Devi imparare a demitizzare ogni figura e collocarla in un contesto oggettivo". Le sue immagini lo fanno. Ma non è tutto. Si impara anche un’altra cosa: ad essere generosi, a non risparmiarsi mai. Sono stata a casa loro...

Lacan, come Jung, si è sbagliato / Muriel Drazien lettrice di Joyce e Lacan

Il libro di Muriel Drazien Lacan lettore di Joyce, per Portaparole, è un testo denso e complesso sull'opera di James Joyce e sulla lettura che Jaques Lacan fa di Joyce. Si tratta dell'incontro tra i due autori più criptici e difficili del Novecento. Non c'è dubbio. Complimenti all'autrice, che li conosce e li tratta con grande competenza. Drazien si è formata a Parigi con Lacan e ha ascoltato direttamente i suoi seminari. Madrelingua inglese, newyorkese di origine, mostra una conoscenza rara e approfondita dell'opera di Joyce, letto a partire dalla comune lingua materna. Al lettore che non ha questa lingua materna, la lettura di Joyce assegna giri supplementari, si tratta di trovare altre soluzioni, il percorso si fa più tortuoso. Inoltre, essendo psicoanalista, conosce altrettanto bene...

Straniero, dialogo, condivisione, ospitalità / Edmond Jabès. La parola ferita

“Non si racconta Auschwitz. Ogni parola lo racconta”. Così Edmond Jabès replica alla domanda se sia possibile scrivere poesia dopo Auschwitz. La frase compendia bene il cammino dello stesso Jabès, nella cui scrittura la parola ferita, la parola segnata dal tragico del Novecento, è insieme parola del dolore e della responsabilità, del deserto e del cielo che lo sovrasta, del vuoto e delle immagini che lo abitano, dei silenzi e delle voci che li attraversano e interrogano.          A ventisei anni dalla sua morte, Edmond Jabès è uno scrittore fortemente contemporaneo. Per il fatto che la sua opera si situa, ancora, nel cuore delle domande proprie della nostra epoca. Parole come straniero, dialogo, condivisione, ospitalità, nei libri di Jabès si aprono in un...

In conversazione con Riccardo Giacconi / Il teatro dei sonnambuli

Riccardo Giacconi: La mattina del 30 ottobre 1911, mentre si trova nel cortile della caserma Cialdini di Bologna in attesa della partenza per la guerra di Libia, il soldato Augusto Masetti spara un colpo di fucile contro il tenente colonnello Stroppa, ferendolo a una spalla. Una volta interrogato, Masetti dirà di non ricordarsi di nulla, e che per questo motivo non può pentirsi. Vorrei iniziare parlando del tuo libro Suggestione (Bollati Boringhieri, Torino 2011) e, in particolare, di questo episodio, legato ai temi del libro, ma che hai deciso di non includere.   Andrea Cavalletti: È questa, in effetti, l’epoca delle amnesie, delle depersonalizzazioni, della suggestione. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si moltiplicano i casi di doppia personalità, o di donne e...

Lettere da Guantanamo / Le CodePink a Sanaa

  Nella foto diffusa dall’associazione per i diritti umani al-Karama, Terry Kay Rockefeller fa capolino con il suo caschetto biondo e gli occhiali rossi alle spalle di una donna in niqab, dall’età indefinibile e dalla taglia piccola. È l’unica immagine ufficiale che possiede di quella visita, annunciatami qualche mese prima, dopo esserci incontrate al World Social Forum di Tunisi. Mi aveva chiesto come fosse lo Yemen, se il fatto di visitarlo non la mettesse a rischio, in quanto cittadina americana. La sua domanda poteva suonare strana, visto che Terry frequenta l’Iraq dal 2004, sfidando la sorte e il pericolo di rapimenti.  Perché Terry Rockefeller, producer e autore televisivo, con il suo caschetto biondo e un sorriso splendido, piantato in un corpo di cinquantenne americana...

“Porto in salvo dal freddo le parole” / Il prato bianco di Francesco Scarabicchi

Il prato bianco e l’ascendenza di Giorgio Morandi    Il prato bianco è il titolo di una intensa raccolta di poesie di Francesco Scarabicchi pubblicata originariamente nel gennaio del 1997 per i tipi delle edizioni l’Obliquo di Brescia e riproposta oggi, esattamente venti anni dopo, da Einaudi nella sua prestigiosa serie bianca. La poesia del marchigiano Franco Scataglini, a cui il libro è dedicato, e quella di Umberto Saba sono presentissime sullo sfondo, ma le radici della poetica di Scarabicchi affondano anche in un’altra, meno evidente, terra: quella di Giorgio Morandi. È possibile, si chiedeva il grande maestro bolognese, dipingere il silenzio? Dipingere ciò che non ha né immagine, né suono, né nome? È possibile elevare l’immagine della semplice presenza alla dignità di un...

Mostar, 7 ottobre 1932 – Zagabria, 2 febbraio 2017 / Predrag Matvejević. Un battitore libero attraversato dalle frontiere

Un’isola del Quarnero, un’estate torrida come quella del 1991. La casa è affollata di amici e parenti, così Predrag Matvejević scende da basso e mostra con orgoglio lo studio che si è ricavato nell’ombra del garage: un seggiolino e una macchina da scrivere, due mollette che tengono le pagine a mo’ dì leggio. È l’anno del successo planetario di Breviario mediterraneo, e sta già pensando a quello che, molti anni dopo, diventerà Pane nostro (2010). A pochi chilometri è terminata da poco la cosiddetta breve guerra slovena, ma in agosto viene interrotta l’autostrada tra Zagabria e Belgrado, a fine mese inizia l’assedio di Vukovar. L’anno successivo Predrag non può più tornare sulla sua isola, insieme a molti intellettuali del paese diventato ex, inizia la sua avventura tra asilo ed esilio (...

Ogni incontro una liberazione / Gesù e le donne

Si racconta di un padre del deserto che, mentre camminava con i suoi discepoli, vide avvicinarglisi una madre del deserto insieme alle sue discepole, allora gridò a gran voce: Presto figlioli allontaniamoci perché ci sono delle donne! Al che la madre, gli gridò a sua volta: Se tu avessi compiuto anche un solo passo nella via giusta, non ti saresti neppure accorto che siamo donne! Lo sguardo di quel sant'uomo era lo sguardo chiaramente distorto e umiliante di chi proprio non riesce a vedere nella donna un aiuto che gli corrisponde (cfr. Gen 2) e lo fronteggia, occhi negli occhi, da pari a pari.  Lo stesso sguardo persiste ancora oggi, nella nostra società e nella nostra Chiesa, continuando a ferire e mortificare. Infatti, di tutte le iniquità, di tutte le forme di razzismo, quella...