Scritture

Cinque ebook sulla scopa con la befana / Doppiozero nella calza

La Befana arriva vestita di abiti lisi, con il naso bitorzoluto e a cavallo di una scopa volante. È un po’ anziana e un po’ giovane donna bellissima, ambivalente e misteriosa, strega e portatrice di doni e di presagi.   La notte del suo passaggio è notte di prodigi e i prodigi si fanno storie: gli alberi si coprono di frutti, gli animali parlano, le acque dei fiumi e delle fonti si tramutano in oro. Ecco perché Doppiozero arriva con la Befana, a cavallo della sua stessa scopa, riempiendo le nostre calze - quelle che in punta nascondono il mandarino - con ulteriori storie in forma di ebook.   Sostienici per l'Epifania che tutte le feste si porta via. Con 30 euro riceverai nella tua email 5 titoli dal nostro catalogo - scegli il tuo pacchetto! - insieme a una promessa: continuare...

Per un nuovo immaginario terrestre / Neogeografia

Che senso ha fare geografia oggi, in un’epoca in cui il globo è stato esplorato palmo a palmo e le mappe sono disegnate da satelliti e software? Che importanza ha inventarsi un’immagine della Terra in mezzo ai guasti del clima e alla dissoluzione ambientale? Che cosa possono insegnare alla geografia contemporanea un racconto di mare in latino del X secolo, le canzoni di gesta antico francesi, i diari di bordo del capitano Cartier, la Liguria di Montale, l’India di Moravia e Pasolini, la costa bretone di Kenneth White? Neogeografia di Matteo Meschiari, di cui pubblichiamo un estratto del primo capitolo, è un’esplorazione estrema che mira a un duplice cambio di paradigma: ripensare l’epistemologia della geografia e analizzare i testi come altrettanti laboratori di paesaggio. Non semplice...

Giorno 21 / L’isola sommersa

L’isola sommersa, predisposta in modo tale da poterla fare sprofondare, per ragioni difensive, come un grande sommergibile trasparente, evoca l’inconscio: il nostro straniero interno, estimo, che sorge da un impatto tra il dentro e il fuori e ci perturba.  L’isola sommersa è la verità profonda, irrappresentabile e inafferrabile che ci abita, la verità rimossa che stiamo sempre cercando.   L’ascolto analitico è ospitalità femminile e vibrante di questa alterità, di questo ospite-interno. Si manifesta come uno stato di grazia e sorge dalla possibilità di percepire il negativo, l’irregolare, l’aritmico, le situazioni che, appena accennate, e quali che siano, rischiano di essere subito soffocate, inabissate o, meglio ancora, inquadrate e funzionalizzate. È possibilità di...

Giorno 20 / Rivoltante

“Tornate a casa dalla mamma, ragazze! Mungete le mucche, fate il pane! Non sapete che è pericoloso conquistare una città?”. È così che alle Rivoltanti viene risposto una volta giunte all’ingresso della Città di Smeraldo. Lyman Frank Baum sceglie per questo esercito di donne un nome che in sé contiene l’elemento rivoluzionario, ma qui si ferma perché il resto della storia è solo un continuo screditare quel protagonismo al femminile che traspare da questo passaggio e dalla sua protagonista, il generale Jinjur. È lei a capo dell’esercito delle Rivoltanti, un movimento di donne che decide di spodestare il Re Spaventapasseri, succeduto al Grande e Potente OZ, e di ribaltare una città fino ad allora governata solo da uomini. Baum, scrittore di inizio Novecento, è un attento osservatore della...

Incorruttibile / Plastica: un nuovo materiale

Il nome di John Wesley Hyatt non dice molto alla maggior parte delle persone, eppure senza questo americano, che lavorava in una baracca insieme al fratello, non avremmo le plastiche sintetiche.  Il termine “plastica” (“che ha molti parti”), coniato da un chimico svedese dell’inizio dell’Ottocento, Jöns Jacob Berzelius, indica una gamma molto vasta di materiali organici, ovvero formati da un gruppo di composti fondati sul carbonio, solidi e plasmabili. Come racconta un ingegnere dei materiali dall’indubbio talento narrativo, Mark Miodownik, in un libro godibile, La sostanza delle cose (tr.it. di A. Asioli, Bollati Boringhieri, pp. 249, € 20), tutto comincia con un annuncio pubblicitario sul “New York Times”: diecimila dollari a chi inventa un nuovo materiale per le palle di bigliardo...

Invisibile / Cristiano Poletti, Temporali

Temporali di Cristiano Poletti è un libro scisso, un libro che incarna poeticamente l’io diviso dell’autore, la frattura della sua visione. Da una parte c’è la storia, il viaggio, l’avventura, il respiro del nostro tempo, persino lo sport, che Cristiano Poletti ha praticato a lungo come atleta e come appassionato…da una parte dunque c’è un mondo aperto, vitale, curioso, continuamente in cammino, con una prospettiva di speranza o di utopia. Dall’altra invece c’è l’anima buia di Cristiano Poletti, l’anima smarrita, brancolante, assediata dal nulla, l’anima che si avvicina a Lucrezio, Leopardi, Celan – per citare tre autori presenti in questo libro – l’anima ossessionata dal tema del suicidio, della vita che si interrompe senza ragione e senza pietà, pura ingiustizia dell’essere. ...

19 dicembre 1992 / Alfabeto Gianni Brera

A come Abatino   Il primo fu Livio Berruti, medaglia d’oro sui 200 metri piani alle Olimpiadi di Roma del 1960. Brera, quindici anni prima, appena assunto in Gazzetta aveva cominciato proprio con lo scrivere di atletica leggera, che fu la sua formidabile palestra di apprendimento di tecniche psicomotorie che poi seppe trasfondere nella descrizione dei gesti di altre discipline. Lo sprinter Berruti, a differenza di molti suoi più poderosi avversari, era uno stilista. La sua corsa era lieve, elegante e non esplosiva di potenza muscolare. Il cliché di abatino fu pescato nel vasto repertorio di letture storico-letterarie a cui Brera attingeva da quando la sua scrittura nel corso dei primi anni del dopoguerra iniziò ad affinarsi, in botte e in bottiglia, come un rosso di grande struttura...

Giorno 18 / Trasformazione

Cerva, cerva tu cambi se ti si osserva. Chi sei tu? Chi sono io? Sei della foresta un dio? Scocco una freccia nell’aria ma sei preda immaginaria e dall’arco delle tue corna la saetta mi ritorna. Sono l’animale ferito o un cacciatore pentito? D’acqua e di luna sembri fatta Tu sei donna o sei cerbiatta? Lo specchio dell’amore muta, mi mostra una figura irsuta. Sono un uomo o un animale? Posso vivere al plurale? Cerva, cerva nessuna forma si conserva.

Mondi possibli / Ted Chiang, Respiro

Alcuni pensano che, come il noir lo sarebbe del romanzo politico e sociale, la fantascienza è uno degli ultimi rifugi della metafisica. O quantomeno della speculazione. “Il miglior terreno di coltura per le riflessioni eterodosse”, secondo le parole di Franco La Polla ovvero, per usarne altre di Valerio Evangelisti, letteratura che spesso si traduce in "metafora politica unita a metafora di una condizione esistenziale". Non a caso per essa, e altri generi affini (fantasy, horror, ecc.), è stata coniata la categoria di “speculative fiction”, che personalmente mi piace molto, quantomeno come definizione. Meno invece come categoria “ombrello” che racchiude praticamente tutto quanto non appartenga alla fantomatica narrativa realista o quasi, forse anche la mia carta d’identità.  Uno dei...

Inventiva e sperimentalismo / L'insulto presso i classici antichi

L’insulto, secondo la definizione fornita dal Dizionario Treccani una «grave offesa ai sentimenti e alla dignità, all’onore di una persona (per esteso, anche a istituzioni, a cose astratte), arrecata con parole ingiuriose», può essere considerato anche come un vero e proprio genere letterario, praticato fin dall’antichità. Ce lo dimostra il libretto Come insultavano gli antichi – edito, con testo a fronte, per i tipi dell’editore genovese Il Melangolo nella raffinata serie nugae –, che raccoglie un breve ma esaustivo campionario di insulti tratti dai più grandi autori dell’antichità greco-romana, a cui segue un elenco di improperi in lingua greca e latina. La curatela è di Neleo di Scepsi: ovviamente siamo di fronte a uno pseudonimo, dato che il filosofo...

Ritornando su Leone Ginzburg / Il cortese mestatore dello spirito

A rileggerne il denso ritratto che ne fece Norberto Bobbio, nell’introduzione ai suoi «Scritti», provvidenzialmente raccolti dalla casa editrice Einaudi una prima volta nel 1964 e ristampati nel 2000, quasi sorge un po’ di reverenziale timore. Così lo definisce il filosofo e politologo torinese, in pagine dense di affettuosi ricordi: «tra i compagni, Ginzburg godeva di particolare prestigio non solo culturale ma anche morale. La sua sicurezza era frutto non soltanto di una cultura più ampia e più solida, più agguerrita di fronte alle tentazioni della buona figura a buon mercato, ma anche di una consapevolezza del proprio compito, già pienamente conquistata nell’età dei conflitti, delle lacerazioni, dei cedimenti». Seguono poi, per parte del medesimo Bobbio, altre considerazioni. Tante per...

Giorno 19 / Lontananza

Stare in uno stato di lontananza: il principio della meraviglia. Per Dorothy, raggiungere la Città di Smeraldo è attraversare la lontananza, portandosi dietro, di passo in passo, i desideri:  “– Ah, la strada è lunga da qui alla Città di Smeraldo, – osservò il Re. – È così lontano che nessuno di noi è mai stato là”.   La lontananza è la linea dove il meraviglioso si può affacciare, per poi subito ritrarsi nell’impossibile : luogo dell’arcobaleno, festa del visibile, ma abitata dalla minaccia della sparizione. Irraggiungibile che si veste di colore e di prossimità, per sottrarsi a ogni cammino che voglia indicarlo come meta. Linea dove l’apparire confina con il nascosto che ne è il ritmo, la luce è abitata dall’ombra che la sostiene, la presenza sprofonda nell’assenza. La...

Intervista a Peter Handke (1979) / La caffettiera e l'estasi

BERLINO – Sto ricapitolando, lì nella hall dell’albergo: trentasette anni, sedici libri, l’«ultimo scrittore tedesco» – Peter Handke. Mi hanno detto che è un individuo spinoso, impenetrabile, invivibile… Che mangia solo in ristoranti di lusso. Che per scrivere i suoi libri scompare per mesi in reclusione. Che vive con una figlia: che è lui, la «donna mancina» del romanzo e del film. Che si masturba…  Sfoglio il suo ultimo libro, che si intitola Il peso del mondo: «Nella piena consapevolezza del fallimento, non dire più nulla…»; «Passare davanti a una finestra buia, dietro la quale un tempo viveva un amico…»; «Guardare il cielo, dove passano le nubi, e pensare: No, non mi suiciderò mai…»; «A volte la sensazione di dovermi distorcere la bocca con le mani, per non rimanere sempre lo...

Giorno 17 / Ibrido

Ibrido è oggi ciò che esiste nello sguardo di un altro, che sempre è definito-da-un-altro come categoria del non puro, dell'impuro, del mescolato, del mescidato. Non conta che esser-puro non esista, che il sangue non esista che la sua natura non sia visibile, che sia ibrida ogni forma della specie umana/non umana, le sue cellule che sono uno con più uno, i suoi mondi interni di batteri, archeobatteri. Ibrido è ciò che dissolve, dinosauro in uccello, lupo in cane, che è acquisto-e-perdita. Che si adatta. Che si tramanda. Che sopravvive, se sopravvive, perché ha nuovi sensi per nuove figure del mondo. Ibrido è figura: del più di uno, del molteplice, del non-Parmenide, quindi sempre in divenire, forma del fiume che si getta in mare, che si fonde. Ibrido avviene sempre in un tempo che è dopo...

Giorno 16 / Compassione

Leone Codardo e Tigre Famelica se ne stanno insieme nel mondo di Oz. E se del primo si sente il battito del cuore ogni volta che un pericolo si avvicina, l’altra è tutta un rantolo di stomaco. Tigre Famelica vive affamata: la sua coscienza la porta sulla cattiva strada, la sua coscienza non lascia che lei mangi i bambini e fa di lei una non tigre, una tigre che conosce compassione.    Noi, invece, ci siamo addestrati al dolore.  È questo, vero? Non vederlo più, non riconoscerlo: distogliere lo sguardo, confonderlo, lasciarci distrarre.  La natura, invece, l’abbiamo addestrata. La nostra: il ritmo, il tamburo del ventre, la stella, la linfa, il sangue, il ciclo del corpo e delle stagioni. Abbiamo sistemato un prima e un dopo, un passato e un futuro. Organizzato una...

L’eredità tradita di Adorno / Cos’è tedesco?

Nella semifinale dei mondiali di Italia ’90, la Germania ha sconfitto ai rigori una sorprendente Inghilterra e Kenneth Clarke, allora ministro della sanità, ha chiesto a Margaret Thatcher “non è terribile aver perso coi tedeschi nel nostro sport nazionale?”. “Vedi Kenneth” ha risposto il Primo Ministro “loro possono averci battuto nel nostro sport nazionale, ma nel Ventesimo secolo noi siamo riusciti a batterli due volte nel loro sport nazionale”. E sempre a quell’anno risale la freddura di un altro formidabile battutista della politica, Giulio Andreotti, che incalzato sulla sua presunta avversione per i tedeschi aveva risposto “io amo la Germania. La amo a tal punto che ne preferivo due”.  Il periodo in cui sono state pronunciate queste battute – i dintorni del 1990 – non è casuale...

Giorno 15 / Voce

All’inizio del ventesimo secolo, un danese immigrato negli stati uniti, Peter L. Jensen, e il suo socio americano, Edwin Pridham, stavano cercando di migliorare le prestazioni acustiche del telefono. Lo storico W. David Lewis racconta che nel 1910 un parente di Jensen visitò il loro laboratorio e lanciò un’idea. Alle partite di baseball di San Francisco, gli annunci erano proclamati con il megafono da un tizio pittoresco che si faceva chiamare Foghorn Murphy (“foghorn” è la sirena che avverte i naviganti nella nebbia). Se Jensen e Pridham avessero trovato il modo di potenziare i loro dispositivi, non ci sarebbe stato più bisogno di figure come Foghorn Murphy. I due soci collegarono al ricevitore telefonico la tromba acustica di un vecchio fonografo. Con l’aggiunta di un microfono e un...

Censura / Hong Kong e letteratura

Il primo autore cinese portato in Italia da Metropoli d’Asia fu Zhu Wen. Di lui negli ambienti letterari cinesi resta oggi una traccia flebile perché Zhu Wen, un paio di decenni fa, smise di scrivere: si era stufato. Si era stufato di consegnare racconti alle riviste o alle case editrici e vederli poi pubblicati monchi, pagine su pagine espunte dal testo, righe intere letteralmente riscritte: da un editor, da un burocrate censore, da un poliziotto? Non era dato saperlo. Zhu Wen mi mise in contatto con il gruppo dei suoi vecchi amici, tutti da Nanchino, la vecchia guardia che aveva orbitato intorno alla rivista “Tamen”, fanzine non autorizzata, tirata al ciclostile, che dopo l’89 di piazza Tian an Men riuscì a continuare le pubblicazioni per tutti gli anni novanta: chiuse per esaurimento...

Comunismi e fascismi / Comparazioni indebite

Un voto incauto al Parlamento europeo di Strasburgo ha fatto tornare la vecchia moda dei confronti fra comunismo e fascismo: la galleria degli orrori del secolo passato. Che si tratti di un parallelo ambiguo, per non dir di peggio, risulta palese da qualche giornale di destra: “E adesso, togliete dalle strade anche i nomi dei comunisti”. Però, più passa il tempo, più scade la memoria e meno si legge la Storia, più il paragone sembra farsi impellente. Non voglio entrare nella gara del numero delle vittime e altro ancora. Non voglio difendere il comunismo che, nella sua storia ormai conclusa, ne ha fatte di tutti i colori. La rivoluzione più sanguinosa della storia è stata forse quella più egualitaria: il cristianesimo. Ma bisognerebbe far parecchi conti fra il “Sinite parvulos venire ad me...

L'unica intelligenza è la generosità / Canto dei semplici

Cominciamo dalla morte il nostro canto, in un minuto puoi pensare a cento morti, in una mente puoi tenerne tanti, puoi farli vivi almeno fino a quando  resti vivo e questa forse è la poesia e se gli diamo un altro nome poco importa, conta che il morto torna vivo, conta che se vado a trovare un morente gli stringo la mano, non penso alla pasta delle sillabe, nessuna agonia somiglia a un sonetto, oggi la forma  è la carne, il vestito vero è la nudità, l’istinto, e non si dà per caso, pure questo bisogna costruirlo. Lo sguardo è più importante  della poesia, mi fanno pena i letterati che non vedono niente, che giocano a imitare altri ciechi in un tempo in cui non vedere forse era una resistenza, ma ora lo sguardo è tutto, abbiamo solo lo sguardo e il mondo e le gambe per...

Sul confine / A moving border

C’è una materialità del confine, del supporto su cui si iscrive, come delle modalità legate alla sua definizione, alla sua demarcazione e alla sua manutenzione, che passa spesso inosservata, incantati come siamo dalla sua immagine cartografica che lo riduce a una linea su una mappa. Ci diciamo che non è cosi, che questa astrazione grafica è puramente convenzionale, ma poi la carichiamo ripetutamente di significati, valori e attese nel tentativo di mascherarne la fragilità propria a tutte le cose umane. Certo, un confine dura, ha un suo tempo, ed è anche duro, oppone resistenza ed è resistente, mostra una certa ostinazione. Ma cosa accade quando quello stesso confine invece cede, si scioglie, cambia tracciato, non come conseguenza di un conflitto, quanto piuttosto a seguito del variare del...

Giorno 13 / Le Antenate viventi

Spesso vado solitaria per boschi e la potenza arcaica che respiro, la suggestione sempre più forte  che mi viene dalle piante, mi innamora e mi convince di questa origine comune, di questo essere  tenuta in vita da loro, dalla loro grazia respirante e fruttificante e rifiorente e accogliente. I grandi antichi alberi, le vegetali intelligenze: ecco le antenate viventi.  Da quelle proveniamo, da quelle siamo tenuti nella vita. Albere, le vorrei chiamare, prendendo da Pavese, con devozione e senza timore.   L’animale estatico    C’era un animale a ripararsi dalla pioggia sotto un grande abete – … questo solo animale circolava estatico oggi nel bosco. A differenza di tutti gli innumerevoli altri nascosti   lui – ma una femmina era – lei allora oggi stava fra...