raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

AUTORI
Antonella Tarpino

Antonella Tarpino, storica di formazione collabora con la Fondazione Nuto Revelli dedicata allo scrittore e partigiano piemontese (www.nutorevelli.org) e con la Rete del ritorno all’Italia in abbandono (retedelritorno.it). Scrive su Lo Straniero diretto da Goffredo Fofi.

Tra i suoi libri: Sentimenti del passato. La dimensione esistenziale del lavoro storico, La Nuova Italia, Firenze 1997 e (con G. De Luna e M. Meriggi) il corso di storia per le scuole medie superiori La scena del tempo, Paravia, Torino 2003. Ha curato, con V. Teti, Il paese che non c'è («Communitas», 2011). Per Einaudi ha pubblicato Geografie della memoria. Case, rovine, oggetti quotidiani (2008) e Spaesati. Luoghi dell'Italia in abbandono tra memoria e futuro (2012) . Con quest’ultimo libro ha vinto il Premio Bagutta 2013.

09.07.2020

Patto tra generazioni / Che memoria nell'era della post-memoria?

C’è una pietra scolpita nella casa che fu di Nuto Revelli, ora diventata Fondazione: a lungo è stata seminascosta sul ciglio in legno del divano a fiori del luminoso soggiorno. Riporta i versi che Primo Levi vi aveva scolpito, dedicandola agli amici Mario Rigoni Stern e a Nuto stesso, a suggello della comune drammatica esperienza negli anni del fascismo:                                                     A Mario e a Nuto   Ho due fratelli con molta vita alle spalle / nati all’ombra delle montagne. / Hanno imparato l’indignazione / nella neve di un Paese lontano, / e hanno scritto libri non inutili. / Come me hanno tollerato la vista / di...

14.07.2017

Accudire quel che resta / L’Italia dei paesi fra abbandoni e ritorni

Partire dalla fine, è il punto di avvio del libro fortemente empatico di Vito Teti, Quel che resta. L’Italia dei paesi fra abbandoni e ritorni, con l’introduzione di Claudio Magris, editore Donzelli. Partire, non semplicemente fermarsi a “quel che resta”, perché l’abbandono mette in questione la struttura stessa del mondo che si lascia (aggiungerei anche quello che si va a cercare) mette in tensione le relazioni, cambia la morfologia dell’abitare, il senso stesso dei luoghi (come recita il suo libro precedente, divenuto ormai un classico). Mentre ciò che appartiene al tempo trascorso può essere invece riscattato, oltre le cesure, e le discontinuità del tempo come un mondo carsico di potenzialità sì sommerse ma, al tempo stesso, capaci di esprimere potenzialità diverse, incompiute eppure “...

01.04.2017

Paesaggi in movimento / Abito, dunque sono

Qual è il senso contemporaneo del paesaggio? – si chiede Massimo Venturi Ferriolo, filosofo e paesaggista tra i più autorevoli, nel suo libro Paesaggi in movimento. Per un’estetica della trasformazione (Derive e Approdi, 2016). O forse è meglio parlare di paesaggi – precisa – perché è proprio l’uso del singolare ad astrarre spesso un paesaggio dalla sua realtà specifica, percepibile invece nella sua dimensione narrativa unica, leggibile nei luoghi di vita. Perché ogni paesaggio – e qui sta l’essenza della lezione di Venturi nell’intera sua opera – è un ethos, vita attiva nel gioco di scambio tra gli individui, capace di riflettersi nel mondo estetico a cui dà vita: “risultato della tensione dell’esistenza con la sua trama visibile di relazioni”. Dove l’uomo proprio mentre cura il suo...

27.11.2016

Progetto Jazzi / Che cos’è il paesaggio fragile?

  Paesaggio perduto, paesaggio fragile. I villaggi travolti dalle cascate d’acqua delle dighe o dai fiumi di parole di tanti romanzi che li raccontano (il più celebre, La pioggia gialla dello spagnolo Julio Llamazares) disegnano emblematicamente le figure limite del paesaggio fragile, quando non perduto appunto, come orizzonte estremo di un’esperienza contemporanea dello spazio colto nel suo spingersi sempre faustianamente oltre: in un al di là, apparentemente senza fine. Lasciando indietro, nella fuga, i paesaggi del tempo, con le loro forme esplose sotto la pressione di acque di dighe incontinenti, o più prosaicamente, spopolati, sfatti, invasi dai labirinti vegetali dei tanti borghi che si van perdendo. Quasi a ricalcare i giochi fantasmagorici del Marcovaldo di Italo Calvino....

21.09.2016

I giorni del terremoto: perché restare

L’immagine ricorrente dell’orologio del campanile di Amatrice che sovrasta un cumulo di macerie, fermo sulle 3.40, mi riporta alla mente le stesse immagini dell’Aquila del 2009 (incredibilmente l’ora 3.32 è pressoché la stessa) ma anche la torre di Novi di Modena, icona del terremoto più recente del 2012… Quasi che questi altari del tempo suggerissero una sorta di monito di natura etica (ethos, ci insegna Massimo Venturi Ferriolo, è non a caso “il luogo con la sua tensione dell’esistenza”) tale da minare la nostra supposta “incrollabile” hybris, da segnare uno spartiacque temporale al di là del quale niente è più come prima. Né i luoghi, né il tempo.    A Conza, epicentro del sisma in Irpinia, il terremoto del 1980 ha riportato in superficie, paradossalmente, l’antico Foro...

10.09.2016

Spazi e luoghi / Salvarsi dalla dittatura del presente

Fine della tradizione, memoria senza storia, dispotismo del presente: la memoria subisce, nella contemporaneità, una profonda mutazione segnata com’è da una percezione sempre più distorta – e distratta – del passato. Parlo di mutazione, potrei dire cesura, determinata da una serie di vistosi paradossi che sembrano condizionare i moti contraddittori della memoria contemporanea. Avvertiamo anzitutto una caduta della nostra capacità di ricordare – il tempo di ieri è già un passato remoto, il nostro stesso passato è straniero a noi stessi – ma insieme sperimentiamo una tendenza ipertrofica della memoria a celebrare se stessa (è lo storico Charles Mayer a farlo notare).   Il passato anche quello prossimo ci è già estraneo ma le sue schegge ci raggiungono, compiacenti, dal video di casa:...

27.07.2016

Progetto Jazzi / Le esperienze del ritorno in Rete

  Prosegue l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).    Dagli jazzi (“iacere, giacere”) ­– dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo – prende il nome il progetto di “valorizzazione” del Parco del Cilento e del Vallo di Diano, la seconda area protetta italiana per estensione dopo il Parco del Pollino in Calabria. Con i suoi infiniti percorsi naturali, tra il mare e i monti, e un ricchissimo complesso di mulini, frantoi, ripari, stalle, cantine.   Ripari per animali da pascolo, visioni di mari e di monti: una modalità di “abitare la natura”– o di riabitarla in forma di casa, oltreché di...

27.03.2016

Progetto di restauro digitale del patrimonio sonoro di Nuto Revelli / La memoria come ritorno

C’è un modo per tornare, riguardare il mondo tradizionale contadino e i suoi territori – nella fattispecie quello della Provincia Granda del Cuneese fissato nelle testimonianze raccolte tra gli anni Sessanta e Ottanta da Nuto Revelli – attraverso un’interrogazione, ogni volta nuova, della sua memoria. L’occasione è offerta dal progetto della Fondazione a lui dedicata di dare una voce inedita all’archivio orale delle testimonianze del Mondo dei Vinti e dell’Anello forte digitalizzando l’archivio sonoro con un percorso interno di indicizzazione e “taggaggio” dei molteplici percorsi tematici interni al migliaio di ore di racconti orali: dalle guerre al partigianato, certo, ma anche alimentazione, religiosità e...

31.10.2015

Africo di Corrado Stajano

Africo di Corrado Stajano è un libro paradigma: senza Africo non ci sarebbe stato Gomorra ha detto Roberto Saviano. Perché? Provo anch’io a dare una risposta. Certo perché ha inaugurato un certo tipo di letteratura di denuncia mafiosa. Non solo. Direi piuttosto perché ha inventato quello che Italo Calvino nelle sue quarte di copertina avrebbe potuto definire un Libro-paese (qui, a proposito, nella riedizione per il Saggiatore è riportata quella che nella edizione einaudiana del 1979 è firmata da Giulio Bollati).   Un libro-mondo che a un paese emblematico del Sud più misero – abbandonato nel 1951 in seguito a una violenta alluvione e poi ricostruito in un’area anonima del territorio di Bianco sulla costa calabra col...

11.07.2015

Una scuola per tornare in montagna

Tra il 2009 e il 2011 si registrano circa 2000 nuovi insediati in tutto l’arco alpino italiano: lo apprendo dalle relazioni tenute al recente Convegno del Politecnico di Torino sul Ritorno in montagna organizzato da Dislivelli e dalla Società dei territorialisti. “Ancora pochi”, “già tanti”: si può commentare come si vuole il dato, sarebbe interessante averne di più attuali. Certo è che il ritorno è comunque una tendenza destinata a crescere e non solo una speranza per chi, come noi, ha dato vita all’associazione Rete del ritorno.   Nuovi insediati, secondo la dizione dei tecnici, o Ritorni ai luoghi dei margini, il Ritorno non è – meglio precisarlo – un movimento all’indietro....

17.02.2015

L'era glaciale dei grandi editori. Livio Garzanti

Sembra trascorso molto tempo (un’era geologica) da quando l’editoria era in mano agli editori (anche se etimologicamente tra i due termini non sembrano esserci contraddizioni). Al proposito intervenendo a un incontro di Nazione indiana sostenni, suscitando un po’ di ilarità nei presenti, che se era vero che gli editori erano al più scomparsi, noi editor (guadagnando una coerenza etimologica recente, prima eravamo redattori) ci ritrovavamo, al contrario, onnipresenti, nel Grand tour fine Novecento delle case editrici. In parte, non posso negare, vivevamo l’epoca d’oro della fine della schiavitù, in parte eravamo consapevoli di star per entrare nei gironi semi infernali del valzer delle Proprietà. Uscivamo intimoriti, almeno i pi...

04.04.2014

Il paese che non c'è

È un gesto d’azzardo il nostro incontro del 5 aprile alla Fondazione Pini, che riunisce intorno a un tema oggi cruciale – Patrimonio, Paesaggio, Ambiente – specialisti e studiosi di discipline diverse in un aperto confronto con associazioni e amministratori. Azzardo: intanto perché la battaglia preliminare è quella di dar conto, a chi opera nei diversi ambiti, del senso dirompente che proprio questo “nesso ritrovato” fra Ambiente, Patrimonio storico artistico e Paesaggio, ha sul piano culturale e politico in generale.   E poi perché, in questa ri-connessione, c'è un rovesciamento di 360° del discorso tradizionale sulla Tutela in genere (come spiegherà Bruno Zanardi, autore del recente Patrimonio...