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7 gennaio 1912 – 22 gennaio 1990 / Giorgio Caproni: “edificante” o spaesante?

Nel giugno 2017, alla prova scritta di Italiano della Maturità (fatico ancora a chiamarlo Esame di Stato), veniva proposta come traccia per l’analisi del testo una poesia di Giorgio Caproni, Versicoli (quasi) ecologici, tratta dalla raccolta postuma Res amissa (1991, a cura di Giorgio Agamben):    Non uccidete il mare, la libellula, il vento. Non soffocate il lamento (il canto!) del lamantino. Il galagone, il pino: anche di questo è fatto l’uomo. E chi per profitto vile fulmina un pesce, un fiume, non fatelo cavaliere del lavoro. L’amore finisce dove finisce l’erba e l’acqua muore. Dove sparendo la foresta e l’aria verde, chi resta sospira nel sempre più vasto paese guasto: “Come potrebbe tornare a essere bella, scomparso l’uomo, la terra”.    Come riportavano i quotidiani del giorno dopo, i poveri maturandi erano perplessi e preoccupati. “Caproni? E chi è? Chi l’ha mai fatto?”. Già. Nell’ultimo anno delle nostre superiori, i poeti più “moderni” che si fanno sono di regola Gozzano, Saba, Ungaretti, Montale. Tutti nati nell’Ottocento. Alla scuola italiana uno come Caproni, che è del 1912, sembra ancora oggi troppo “nuovo”, troppo “giovane”. Intendiamoci, nei...