Cinema

7 maggio 1999 – 7 maggio 2019 / Da vent’anni dentro Matrix

Sembra incredibile, ma sono venti. Il primo episodio del franchise delle sorelle Wachowski compie vent’anni e li porta splendidamente. Il 7 maggio del 1999 usciva nelle sale italiane Matrix (il 31 marzo in quelle americane) e mai anno d’uscita potrebbe apparire più adatto, proprio a chiusura del Millennio: la rivoluzione della rete era solo all’inizio, i modem viaggiavano per lo più a 56K e i social network non avevano ancora modificato la nostra quotidianità e il nostro modo di percepirla, rendendo assai più problematica la scissione tra reale e immaginario. Eppure, una delle saghe più seminali della recente storia del cinema riusciva con sorprendente lungimiranza a intercettare le inquietudini di un rivolgimento in atto e a prevederne per iperbole le conseguenze.     Buona...

“Avengers”: finale di partita / Anche Capitan America ha deposto lo scudo

Attenzione: questo articolo contiene spoiler.   Anche i supereroi crescono. Con l’ultimo film della Marvel, Avengers: Endgame (sottotitolo rivelatore!), diretto dai fratelli Anthony e Joseph Russo, giunge a compimento un ciclo lungo oltre dieci anni e spalmato su ben 22 pellicole che ha accompagnato e visto crescere spettatori e personaggi fantastici e che finisce con un funerale. E non un funerale qualsiasi, ma l’estremo saluto a quel personaggio guascone e irriverente che conoscevamo come il playboy Tony Stark (Robert Downey Jr). E poco male se, piano piano, il tycoon sciupafemmine che proponeva di licenziare la sua segretaria per poterla portare più rapidamente a letto, si è gradatamente trasformato in un responsabile padre di famiglia (e la segretaria, molto borghesemente, ne è...

Il biopic sulla celebre coppia / Laurel & Hardy, perduti e ritrovati

Da quanti anni si parlava di girare un film biografico su Stan Laurel e Oliver Hardy? Almeno una sessantina. Pare che perfino il vecchio Laurel, “orfano” del compagno di lavoro scomparso nel 1957, abbia fatto in tempo a proporre Jackie Gleason nel ruolo di Hardy e Art Carney come propria controparte (in seguito gli avrebbe preferito l’amico Dick van Dyke, autore di un’affettuosa imitazione televisiva). Non se ne fece nulla. Fu un bene? I biopic dedicati alle stelle del cinema non sono oggetti facili da maneggiare. Ai difetti cronici del sottogenere (tendenza all’agiografia, banalizzazione, effetto bignamino di fatti, detti e persone notevoli), si aggiunge l’estrema riconoscibilità dei soggetti, visti e rivisti decine di volte su schermi grandi e piccoli. Anche senza essere dei fan...

Dal trailer al film / “L’uomo fedele”. Una commedia a-romantica

Ci sarebbe veramente da chiedersi che genere di operazione intendesse fare Louis Garrel con questo suo nuovo L’uomo fedele. Se fin dal trailer non si riesce a cucire una trama che possa in un modo o nell'altro destare curiosità (spoiler: alla fine sarà esattamente come sembrava), resta da pensare che non fosse tanto interessato al concatenarsi degli avvenimenti, quanto piuttosto all'esposizione di un teorema. Dentro vi si ritrova probabilmente una mini-sintesi di qualcosa, una specie di abbecedario amoroso, un bignami dell'educazione sentimentale rispetto al “cosa fare” e al “cosa sarebbe meglio di no”. Qualcuno riuscirà a intravederci tristemente una parabola del maschio contemporaneo con sfumature surreali, che possa metter in guardia, servire all'occasione, denunciare un deprimente...

Ancora sul “Dumbo” di Burton / Uomini, elefanti e altri animali

Il ritorno di Dumbo al cinema pone diversi problemi allo spettatore di oggi.  Sono passati ben 78 anni dall’uscita del film originale di Walt Disney e il trascorrere di tutto questo tempo ha reso la storia del piccolo elefante dalle grandi orecchie irrimediabilmente obsoleta. Prima del remake di Tim Burton, fra i grandi classici Disney, Dumbo si ricordava a malapena. Nonostante i tanti rilanci succedutisi negli anni (attrazioni dei parchi a tema, riedizioni in Dvd, Bluray, una serie tv a lui ispirata, videogame e quant’altro) il suo mondo appare distante dallo spirito del nostro tempo e per questo inesorabilmente inattuale. Vale così la pena di rinfrescare al lettore la memoria intorno alla sua storia originale, per comprendere meglio il senso dell’operazione forte di Tim Burton....

Dumbo secondo Tim Burton / Quando Dumbo eri tu, o ero io

Nessuno ricorda che anche Dumbo, come Pinocchio, o Alice nel paese delle meraviglie, è una storia d’autore, anzi d’autrice: fu scritta da Helen Aberson, nel 1938. La casa di produzione Disney liquidò con mille dollari l’acquisto definitivo del copyright, e tacque il nome della scrittrice nei crediti del film. È una brutta e triste faccenda; può darsi, però, che questa omissione, guardata a distanza, ci riveli qualcosa di più di una prepotenza imprenditoriale. Se nessuno si chiede chi abbia inventato Dumbo, the Flying Elephant, trasformato in un successo dal film d’animazione (1941), ciò dipende anche dal fatto che questa storia di un elefantino dalle orecchie mostruosamente grandi possiede, anche più di altre narrazioni trasformate in cartoni animati, quello speciale potere, anche...

L’horror di Jordan Peele / Se il nemico siamo noi

Dopo Scappa - Get Out, forte dell’Oscar alla Miglior sceneggiatura originale (su quattro nomination), Jordan Peele è tornato a sbancare il botteghino statunitense con Noi, opera seconda in cui il regista-sceneggiatore-produttore afroamericano torna a esplorare alcune delle tematiche già presenti nel suo debutto: individuo vs. società, corpo & identità.      Santa Cruz, 1986: Adelaide è una ragazzina che si allontana dai genitori durante una vacanza e si ritrova nella casa degli specchi (Vision Quest) di un Luna Park dall’atmosfera tutt’altro che rassicurante. Da sola nel labirinto, scopre che quello che sembra il suo riflesso è in realtà una ragazzina identica a lei in tutto e per tutto. E quando Adelaide, ormai adulta, (Lupita Nyong’o) fa ritorno a Santa Cruz per una...

4 aprile 1932 / Geoff Dyer e Andrej Tarkovskij, chi è il persecutore?

A un certo punto del suo ultimo libro, Sabbie bianche, Geoff Dyer descrive una fotografia di Luigi Ghirri. Ci è arrivato perché ECM l’ha messa in copertina a uno dei suoi amati dischi di free jazz. (Il racconto di “com’è arrivato” a un certo oggetto è mossa tipica di Dyer.) Come spesso quelle di Ghirri, il contorno della foto è cornice di un altro contorno (in questo caso, una porta da calcio sospesa nel verde), e a lui appare la quintessenza di una foto, «semitrasparente e infinitamente misteriosa». In quell’immagine «non succede assolutamente niente»; per questo ci affascina, ci attira, ci inghiottisce (in quella porta non possiamo non desiderare di entrare).  Non stupisce che il film della sua vita sia Stalker di Andrej Tarkovskij: opera conclusa nel 1979, dopo anni di travaglio,...

S. Lelio, “Gloria Bell” / Gloria & Gloria

Non credo che il regista cileno Lelio, al suo settimo lungometraggio, possa essere definito soltanto l’autore di un cinema dedicato alle donne. È vero, le sue storie nella maggior parte dei casi mettono al centro una protagonista, come accadeva anche nel lavoro fino ad oggi più bello Una donna fantastica (Una mujer fantástica, 2017, Orso d’Argento per la Migliore Sceneggiatura e Oscar come miglior film straniero), o nella prima versione di Gloria (del 2013, miglior attrice protagonista a Berlino: Paulina García), o, ancora, in Disobedience (2017). Tuttavia la definizione resta riduttiva, generica e paragonabile, per ambiguità o confusione ideologica, alle situazioni in cui si incontra l’espressione “al femminile” (un cinema, una letteratura, una rassegna, un insieme di testi) in risposta...

Cinema italiano: forme, identità, stili di vita / Il pensiero filmico della nazione

Si è tornati a parlare tanto di cinema italiano in questi ultimi anni. In Italia, certamente, ma anche all’estero, sulla scia di una convergenza tra il ritorno di autori in grado di intercettare un pubblico ampio ed eterogeneo – da Paolo Sorrentino e Luca Guadagnino sino a Michelangelo Frammartino e Alice Rohrwacher – e l’allargamento del campo dell’italianistica, tanto come ambito di studio quanto come platea di interessati. Nelle università anglofone i corsi di laurea si moltiplicano (pur nelle difficoltà di questi ultimi anni), così come si diffondono in giro per il mondo festival e manifestazioni dedicati alla cultura italiana, ai film in particolare. Certo, il cinema continua a rappresentare la forma espressiva più immediata e trasversale, quella capace di congiungere con un solo...

Dal trailer al film / “La paranza dei bambini”. Quindicenni con la pistola

Il brano No Surprises, con cui attacca il trailer della Paranza dei Bambini, non molla neanche dopo il primo colpo di pistola. Uno fra i pezzi apparentemente più “zuccherosi” dei Radiohead tiene, diffondendo note di carillon, come se fosse una canzoncina per bambini. Sulla sua base si inserisce un mantra, una specie di preghiera dal contenuto però inequivocabilmente cruento (“Per il rispetto e per l'onore ne ho persi di compagni. Fratelli miei, fratelli di condanna, e quando porto questa pistola tengo i vostri nomi in canna”), che scopriremo poi essere una poesia: quella che ha scritto Striano, un famoso boss del Rione Sanità con la casa dalle pareti ricoperte d'oro, prima di morire. La melodia continua e neutralizza le immagini, espediente frequente (da Kubrick a Gus Van Sant): dei...

"La casa di Jack" di Lars Von Trier / La trasgressione e la Legge

È difficile guardare La casa di Jack, l’ultimo film di Lars von Trier, presentato l’anno scorso al Festival di Cannes e uscito in questi giorni nelle sale italiane, senza metterlo in relazione con il film precedente del regista danese, ovvero Nymphomaniac, la storia di Joe (interpretata da Charlotte Gainsbourg e Stacy Martin) e del racconto delle sue esperienze sessuali. Un po’ perché anche qui il film ha la struttura di un racconto narrato a un anziano interlocutore che per l’intera pellicola fa da contrappunto alla serie di memorie in flash-back del protagonista. E un po’ perché questa volta Lars von Trier si è messo a riflettere in una forma speculare non tanto sul desiderio femminile e sulle sue aporie, ma su quello maschile e sulle sue ossessioni. E si sa che parlare del maschile è...

Marielle Heller, “Copia originale” / Quando un falso diventa vero

Potrai mai perdonarmi? sarebbe stato il suo titolo – Can You Ever Forgive Me? – tradotto quasi alla lettera, e sarebbe stato meglio di Copia originale, scelto dai distributori italiani per questo interessante film di Marielle Heller. Perché è la citazione di una lettera (vera o falsa?) di Dorothy Parker, co-protagonista assente di questa storia, vera, ci dicono i titoli di testa, ma basata molto letterariamente sull'eterna dialettica vero-falso.     La regista, non ancora quarantenne, ha scelto un soggetto in linea con alcune sue precedenti prove non troppo riuscite ma stavolta, grazie a una meditata e raffinata sceneggiatura, mettendo meglio a fuoco i personaggi e scegliendo la via dell'essenziale ha realizzato un film originale e coraggioso. La storia inizia nel 1991, in...

Due film e la questione razziale / American Black & White

«Quando ti trovi in un’altra cultura, sei costretto a riesaminare la tua» (James Baldwin).   The Negro Motorist Green Book, o più semplicemente Green Book, era una pratica guida per automobilisti neri pubblicata fra il 1936 e il 1966. “Green” dal nome dell’editore che l’aveva inventata, Victor Hugo Green, per far fronte alle limitazioni imposte dalle discriminazioni razziali. Una sorta di guida di sopravvivenza nell’America dei bianchi. Oltre alle informazioni essenziali su alloggi, stazioni di servizio e garage, riportava anche dettagli sulle strutture per il tempo libero aperte agli afroamericani: saloni di bellezza, ristoranti e discoteche.  È questo il libretto che Tony “Lip” Vallelonga, italoamericano con una carriera di buttafuori nei night club della Grande Mela, si vede...

Addii / Bruno Ganz: recitare l'utopia

Bruno Ganz con le ali, sopra Berlino. O con i baffetti corti, alla Hitler. Con un recente barbone bianco. Queste sono le immagini che forse rimarranno negli occhi di chi ha appreso, ieri mattina, della morte dell’attore svizzero, reso popolare dal cinema ma nato nella fatica dialogica del teatro, tra i sogni di un’epoca che sembra ormai lontana. Giovane, vestito tutto di nero, si vede nella parte del dottore in uno dei drammi urticanti di Thomas Bernhard, L’ignorante e il folle, che si svolge nella prima parte nel camerino di una cantante che interpreta la mozartiana Regina della notte, pronto a lanciarsi in lunghe tirate con lo stile dell’ossessivo squarciante autore austriaco sulla differenza delle personalità artistiche rispetto agli altri esseri umani, continuamente sospese tra la...

“Il corriere-The Mule” / Clint, il colpevole

La battuta migliore del nuovo film di Eastwood, Il corriere - The mule, è nel finale, ed è secca e convinta: "Colpevole". Così si dichiara davanti al tribunale che lo sta giudicando. Interrompe anche l'arringa del suo difensore per farla corta, e forse avrebbe dovuto usare la stessa forbice anche nel corso del film, che alla fine risulta contradditorio e un po' squilibrato nella scrittura.  Il giorno in cui cartelli di messicani malavitosi, mafie e ‘ndranghete, e anche agenti speciali, spariranno dalle sceneggiature si scoprirà che il cinema sentiva il bisogno di liberarsi di queste stupide catene narrative. Ma se gli spacciatori internazionali, con tutto il contorno, risultano stereotipati e banali, lo stesso non si può dire di Eastwood, che portando con grande dignità la sua età...

Daniele Gaglianone, “Dove bisogna stare” / Quattro ipotesi per un’umanità possibile

Forse non esiste un concetto più banale e abusato, soprattutto se utilizzato come categoria critica, ma appare quasi un imperativo definire Dove bisogna stare di Daniele Gaglianone, scritto con Stefano Collizzolli, soprattutto in un momento sociale e politico come questo, "un film necessario". Poi, se ci si sofferma un attimo, se si apre una pagina di un qualunque sito d'informazione per vedere cosa sia successo nel frattempo, e dopo aver constatato che migranti, sbarchi negati ed emergenze dichiarate e presunte sono diventati l'oggetto di fiere prese di posizione che al celodurismo di un tempo hanno sostituito la perentorietà stolida di un tweet, la stessa necessità di cui prima appare di colpo un'urgenza. Morale, più ancora che umanitaria. Il problema è che un solido documentario come...

Yorgos Lanthimos, “La Favorita” / C’era una volta in Gran Bretagna

Inghilterra, 1707. Fuori si combatte la Guerra di Successione Spagnola (1701-1715), uno dei più importanti conflitti europei del diciottesimo secolo, ma il primo movimento di macchina di La Favorita è introiettivo, perché ci infila subito in una camera: uno spazio interno separato e destinato a funzionare come habitat fisico e simbolico dell’intero film. È lì che vivremo per gran parte della visione, dentro una luce naturale, sia di giorno che di notte, che favorisce l’impressione di un mondo mostrato nel suo realismo, ma usando contemporaneamente carrelli inattesi, angolazioni dal basso e lenti grandangolari che ci faranno stare dentro la scena in una maniera vertiginosa e paradossale, come se fluttuassimo e guardassimo attraverso il corpo di un pesce volante. Ci troviamo negli...

Nelle sale dal 7 febbraio / Vedere la classe

Milioni di genitori pagherebbero oro per vedere e sentire cosa capita nella classe dei loro figli. Non solo per spontanea predisposizione al controllo, ma oggi soprattutto per la diffidenza crescente nei confronti degli insegnanti. L’era internet cominciata negli anni Novanta come sappiamo ha decapitato tutti gli Autorevoli. Chi cazzo ti credi di essere? Sei uno studioso, uno scrittore, un giornalista, un professore con una trentina di anni di studi, esami, corsi e dici la tua su un argomento di tua specifica competenza? Chissenefrega! Siamo tutti profili con l’identico diritto di dire la nostra su qualsiasi argomento, compreso quello che è di tua competenza. Che un professore possa saperne qualcosa in più parlando di educazione, apprendimento, diritti, doveri, financo discipline è ormai...

Radu Jude, “The Dead Nation” / I fatti ordinari di un tempo eccezionale

Il quarantunenne Radu Jude, nato a Bucarest nel 1977, è probabilmente meno noto al grande pubblico rispetto ai connazionali Cristi Puiu, Corneliu Poromboiu o Cristian Mungiu (certo il più conosciuto, almeno in Italia), ma ha già dimostrato di possedere una voce riconoscibile e un curriculum di tutto rispetto. Cresciuto negli anni del post-comunismo, a differenza di altri esponenti di quella che è stata sommariamente ribattezzata “nouvelle vague rumena”, Jude è apparso finora meno interessato al regime di Ceaușescu e alla sua difficile eredità nella Romania di oggi: la sua filmografia guarda molto più indietro. Già con il suo terzo film, Aferim! (2015, vincitore dell’Orso d’argento alla 68ma Berlinale), utilizzava gli schemi del western e del road movie per mettere in scena conflitti...

Vice di Adam McKay / Il vero corpo del potere

Poco più di un anno fa, quando Steve Bannon era ancora Chief Strategist dell’Amministrazione Trump alla Casa Bianca, iniziarono a circolare una serie di articoli su diversi organi di stampa americani che notarono un particolare apparentemente inspiegabile della sua tenuta d’abbigliamento. Quando Bannon andava in giro per interviste giornalistiche, comizi o incontri di vario tipo – cioè per tutte quelle occasioni che non richiedevano un abbigliamento formale – era solito sempre indossare due camicie, una sopra l’altra. Basta fare una rapida ricerca di immagini su Google per notare che Bannon mostra sempre questo stranissimo particolare del suo vestiario. In molti iniziarono a chiedersi il perché di questa scelta d’abbigliamento: perché l’ideologo nazionalista dell’amministrazione Trump si...

19 gennaio 1919-19 gennaio 2019 / Pietrangeli Touch

Avrebbe cento anni Antonio Pietrangeli, se non fosse annegato al largo di Gaeta, neanche cinquantenne, nel luglio del 1968. Un banale incidente, verso la fine delle riprese di un film “su commissione”, Come, quando, perché (1969), che sarà portato a termine da Valerio Zurlini, un altro irregolare del cinema italiano morto troppo presto. Pietrangeli muore in quel ’68 di cui il figlio Paolo sarà uno dei cantori, con canzoni-simbolo come Contessa (“Compagni dai campi e dalle officine,/ prendete la falce e portate il martello…”), prima di seguire con minor fortuna le orme del padre. Soprattutto, Pietrangeli muore proprio nel momento in cui vengono al pettine parecchi nodi irrisolti della caotica e talvolta sconvolgente modernizzazione italiana: nodi che nei suoi film aveva saputo cogliere e...