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La mostra The Divine Comedy: un viaggio oltre le parole

10 Aprile 2015

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa? 

 

 

English Version

 

 

Cosa succede durante il processo creativo? In quali modi si srotola il filo che lega un'idea, un riferimento o una suggestione con l'opera finita? La sezione Beyond Words del catalogo di The Divine Comedy: Heaven, Purgatory, and Hell Revisited by Contemporary African Artists, la mostra curata da Simon Njami e giunta in questi giorni alla sua terza tappa presso lo Smithsonian National Museum of African Art di Washington DC, segue questi fili, attraverso il racconto in soggettiva di ciascun artista coinvolto. Ognuno ha scelto una parola importante per descrivere il proprio lavoro e il legame con la Divina Commedia di Dante. Grazia, Esperienza, Speranza, Paura... Le parole riassumono l'idea, lo spunto dal quale nasce il ponte logico ed emozionale tra l'autore e i temi universali dell'opera dantesca. La selezione di immagini, pensieri e parole tratte dal catalogo e gentilmente concessa dai curatori ci permette di entrare in relazione con gli artisti, ascoltarne la voce, le storie e la poetica e avvicinarci all'opera come una tra le possibili forme assunte da un processo, quello creativo, che molto ha a che fare con la vita, i sogni e le visioni di ogni autore. Buon viaggio.

 

 

Leggi anche: lettera27, Emozioni, lotte, vita, amore, perdita, tra qui e altrove

 

 

 

GRAZIA  | Bili Bidjocka

GRAZIA sostantivo: modo di muoversi in maniera armoniosa e seducente, non rigida o goffa.

 

Grâces&Intentions

ON NAIT DANS L’ESPACE DE LA PEINTURE /

Dès la première gorgée / Je glisse / Pente / Chute /

Boue / Dans ma chute /Mords-Me /Moi-même /

Le calice est vide / Vidé dans ma bouche /

Sanguinosa bava / Perdu le bout de la Langue /

Ma source des mots / Démon / Le Grand Chien de

l’Escalier / Détresse des papes / Aide-Me /

SPREZZATURA / ‘Cred’ïo ch’ei credette ch’io

credesse’ / Even by the grace of my silk hat and

these gathers / Univocal predication is impossible

between / ‘Equivocando in sì falsa lettura’ / I reach

/ The Informing Spirit / The divine obscurity /

‘Lux in tenebris’ / Here /Mediocrità difficile /

Made me more polite / Less sincere / OU ON NE

L’EST PAS.1 B.B.

 

Bili Bidjocka, Ecriture Infinie/Infinite Writing, 2014. Courtesy of SCAD Museum of Art, Savannah, USA

 

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SPERANZA | Ato Malinda

 

SPERANZA sostantivo: il sentimento di desiderare che qualcosa succeda e di pensare che possa succedere: un sentimento che qualcosa di positivo accadrà o diventerà realtà.

 

Antiche / sono le storie / nella sua ruggine dorata / che formano /

Romantiche / mappe / mentre / allontanano / queste /

storie / che / s’intrecciano / a mo’ di filo / attraverso / il suo

abito / che / fluttua nella / brezza / Lei si agita /

nel / traffico / e il / traffico / naviga /

intorno a lei / resta aggrappata al suo spazio / giocando /

cantando / esibendosi / nella crescita.

 

Ho scritto queste parole pensando alla mia esperienza nel realizzare On Fait Ensemble, opera di video performance, e alIa città di Douala, in Camerun. Il titolo del video è un gioco di parole preso da un'espressione colloquiale camerunense: ‘on est ensemble’ che significa ‘siamo insieme’. Questo legame con la parola ‘speranza’ è intriso di fiducia e solidarietà. Il video parla dell’Africa contemporanea e delle sfide che dobbiamo sopportare come nazioni nuove, da quando la schiavitù del colonialismo giunse nelle nostre case. Tuttavia, malgrado quelle che potrebbero sembrare avversità insormontabili, ci adoperiamo per lavorare insieme, per costruire una terra. Orgoglio, intraprendenza e comunanza sono aspetti dell’essere africano che riecheggiano dentro di me e all’esterno, verso i miei compatrioti africani. Questo corpo nero, africano, femminile desidera uno spazio d’indulgenza urbana nel proprio continente, dove le sanzioni colonialiste dei tempi passati ci lasciano come l’uccello tessitore in volo sulla fattoria di mia nonna; dove la sessualità femminile africana non parla di seni nudi, interpretati attraverso la lente colonialista, ma di femminilità e potere. Ad esempio, parlando di mia nonna novantenne, la sua pazienza è incrollabile; nella sua fattoria, gli alberi di mango crescono insieme all'arancio solitario, gli eucalipti cantano la poesia del misticismo e i fiori della jacaranda riflettono la luna al crepuscolo mentre in casa si accedono le luci. Quando mia nonna lavora a maglia i maglioni per i suoi nipoti e pronipoti, la forza delle sue mani, afflitte dall’artrite, mi ricorda questo potere. Quando sono a casa, io sono speranza. A.M.

 

Ato Malinda, On Fait Ensemble, 2010. The Divine Comedy. Heaven, Purgatory and Hell Revisited by Contemporary African Artists, catalogo a cura Mara Ambrožič, Simon Njami, Kerber Verlag Bielefeld, 2014

 

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OSCURO | Joël Andrianomearisoa

 

OSCURO aggettivo: poco noto; sconosciuto ai più.

 

Nero Scuro

La notte è nera/ Nero è colore / Nero 1000

colori / Nero è illegale / Nero è sentimentale /

Nero è tutto, Nero è niente / Nero è enigma /

Nero è nero / Nero è attitudine / Nero è

chic / Nero è ribelle / Nero è sensuale / UN

NERO / Nero è fatale / Nero è totale / Nero è

fragranza / Nero è esperienza / Nero è

atmosfera / Nero è mood / Nero è immagine / Nero

è superficie / Nero è sogno / Magia Nera / Nero è

tragico / Nero è male / Nero è magico / Nero è

magnifico / La stanza è nera / Nero è desiderio /

Passione nera / Nero è godimento / Nero è

piacere / Nero è luce / Nero è essere / Nero è

vivere / Nero è estasi / Dammi un bacio. Un bacio

nero / TI AMO. J.A.

 

Joël Andrianomearisoa, Sentimental Negotiations Act V, 2013. The Divine Comedy. Heaven, Purgatory and Hell Revisited by Contemporary African Artists, catalogo a cura Mara Ambrožič, Simon Njami, Kerber Verlag Bielefeld, 2014


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LACRIMA | Aïda Muluneh

 

LACRIMA sostantivo: stilla di fluido salino trasparente, secreta dalla ghianda lacrimale e diffusa tra gli occhi e le palpebre per inumidire le parti e facilitarne il movimento.

 

Essendo originaria dell’Etiopia ed essendo stata cresciuta per gran parte della mia vita nella chiesa ortodossa etiope, la mia percezione dei concetti di paradiso e inferno si è formata nelle implicazioni culturali della nostra religione. Per fornirvi qualche informazione di fondo, l’ortodossia etiope è una delle forme più antiche della cristianità in Africa e la nostra chiesa vanta un’ampia dose di misticismo che non si trova in altre forme della cristianità. La nostra storia affonda le sue radici molto lontano e la convinzione che siamo i custodi dell’Arca dell’Alleanza rappresenta ancora oggi un mistero internazionale. Tenendo questo a mente e dopo aver fatto qualche ricerca sul tema delle lacrime com’è narrato nell’Inferno di Dante, la sezione che ritengo sia interessante si ricollega al Canto XX, nel quale Dante incontra le teste, rivolte all’indietro, di Anfiarao, Tiresia, Arunte e Manto. Provenendo da una società molto conservatrice, dove la stregoneria, la cartomanzia e gli incantesimi sono spesso guardati con sospetto, ho trovato interessante che questi rituali siano nondimeno praticati dietro porte chiuse e spesso discendano dalla chiesa. Pertanto, vorrei produrre quattro pezzi nei quali offro allo spettatore la mia interpretazione dei peccati di Anfiarao, Tiresia, Arunte e Manto. In queste opere, la fotografia, la pittura, i disegni al tratto e il testo del Salmo di Davide in aramaico (la lingua etiopica) si combinano con le preghiere di perdono. Ho scelto di unire questi elementi perché per me essi incorporano sia il mio background culturale sia qualcosa di digitale, come la fotografia con un elemento analogico, come il mio disegno al tratto su carta fotografica. Più nello specifico, i disegni al tratto che ho fatto negli ultimi due anni sono in un certo senso ispirati ai tradizionali rotoli sacri di pergamena, in pratica costituiti da un lungo e sottile pezzo di pelle tagliato in base all’altezza della persona. Sul pezzo di pelle è disegnata una preghiera perché protegga o tenga lontana la malattia, insieme a versi tratti dalla Bibbia. Si tratta di un’antica forma di testo sacro, non accettata dalla Chiesa perché considerata stregoneria; tuttavia, i vari simboli provengono direttamente dalla Chiesa. Pertanto, anche la mia stessa fonte d’ispirazione proviene da queste forme che trovo di grande fascino. A.M.

 

Aïda Muluneh, 99 Series, 2012. The Divine Comedy. Heaven, Purgatory and Hell Revisited by Contemporary African Artists, catalogo a cura Mara Ambrožič, Simon Njami, Kerber Verlag Bielefeld, 2014

 

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PAURA | Andrew Tshabangu

 

PAURA sostantivo: un’emozione sgradevole causata dalla consapevolezza di un pericolo: la sensazione di avere timore.

 

Prima di arrivare a Twasana, ero tormentato dalla paura. Temevo per il mio benessere, la mia sicurezza. Non sapevo se sarei stato accettato dalle suore, dal prete e dalla comunità di Twasana. Tuttavia, da quando sono qui, non ho mai avuto paura per il mio benessere o per la mia sicurezza. Sono stato accolto a braccia aperte da tutti: dalle suore, dal prete e dalla comunità. Mi hanno commosso l’impegno, la visione e l’amore che hanno gli uni per gli altri. Quando sono arrivato, tutto è stato travolgente e sono rimasto molto colpito da questo luogo. E’ stata un’esperienza che mi ha aperto gli occhi, ha smosso il mio cuore, ha colpito e disseminato la mia anima in maniera incredibile. Quando sono arrivato, c’era qualcosa che non riuscivo a spiegarmi. Ero pieno di compassione e di amore. Sono rimasto sorpreso e scioccato nello scoprire di poter essere colpito e commosso dalla semplicità. Il mio soggiorno a Twasana sta per concludersi. Sono venuto per scattare fotografie, invece si è aperta una finestra sulla mia anima. A.T.

 

Andrew Tshabangu, On Sacred Ground, 1999-2008. The Divine Comedy. Heaven, Purgatory and Hell Revisited by Contemporary African Artists, catalogo a cura Mara Ambrožič, Simon Njami, Kerber Verlag Bielefeld, 2014

 

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VIAGGIO | Youssef Nabil

 

VIAGGIO sostantivo: l’atto di viaggiare da un luogo all’altro.

 

Morte è una parola relativamente semplice con innumerevoli definizioni e possibilità. Per ogni persona che vive oggigiorno, la morte ha un significato diverso, incarna una realtà differente. Per me, la morte è una vecchia compagna, alla quale penso ogni giorno, in continuazione. Qualsiasi cosa faccia o chiunque veda o incontri, penso che potrebbe essere l’ultima volta. Ogni momento che vivo potrebbe essere l’ultimo. E’ in questo modo che vivo e vedo la mia vita. Da bambino, per me fu molto doloroso scoprire che tutti noi un giorno moriremo. Ero solito pregare di essere il primo a morire della mia famiglia. Da allora, ho vissuto la mia vita e ho sperimentato momenti sempre con quella singolare prospettiva in un angolo della mia mente. In maniera molto cinematografica, perché ho sempre considerato la vita come ‘un film’ con un inizio, una fine, e una storia in mezzo da raccontare. Volevo che tutte le persone che amavo non morissero mai nel mio film, ho sempre saputo di essere qui per andarmene, non per rimanere. Più pensavo alla morte, più la mia mente andava alla vita dopo la morte, all’ascesa in paradiso. I will go to Paradise (Andrò in Paradiso), Autoritratto, Hyères 2008, rappresenta quasi un desiderio profondo di comprendere e abbracciare la finalità della morte e di rendere immortale il proprio io. Mentre cammino verso il sole al tramonto e nelle acque che mi ricevono, muovendomi verso l’altro mondo, espongo il mio fascino per la definizione delle identità diverse, nelle quali sono stato forgiato. Siamo circondati da ideali e norme religiose, culturali, politiche e sociali, alle quali ci si aspetta che tutti aderiscano di continuo. Un passo falso e siamo immediatamente additati e giudicati. E diventa persino troppo facile designare chi andrà in paradiso e chi invece all’inferno. Il più delle volte, inoltre, si tratta di quest’ultimo. Questo mantenimento dell’ordine morale mi ha sempre infastidito. Perché mai qualcun altro dovrebbe decidere se devo, o meno, andare all’inferno? Allora, ho deciso che sarei andato in paradiso. Per me, tutti vanno in paradiso. Y.N.

 

Youssef Nabil, You Never Left #III, 2010. The Divine Comedy. Heaven, Purgatory and Hell Revisited by Contemporary African Artists, catalogo a cura Mara Ambrožič, Simon Njami, Kerber Verlag Bielefeld, 2014

 

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ESPERIENZA | Amal Kenawy

 

ESPERIENZA sostantivo: il processo di fare e vedere cose e di farle succedere.

 

Le mie opere presentano immagini della mia società. Talvolta possono assumere una connotazione politica, ma il mio approccio ai temi che tratto tocca un livello molto più personale. Non mi riferisco alle cause di determinate questioni o eventi, nemmeno agli eventi stessi nel modo in cui si relazionano a una particolare società, presa nel suo complesso. Invece, cerco sempre i risultati, l’effetto che tali questioni ed eventi hanno sull’individuo. Quest’approccio proviene dalla mia comprensione di una parte come modello per l’insieme. Forse il mio cuore batte e funziona regolarmente, ma non posso confermare di essere viva. Le emozioni popolano questa struttura umana e la rendono un contenitore. Queste emozioni, astratte/rimosse, che fluttuano tra la costruzione dei miei ricordi e i miei sogni, mi sembrano costituire la vera me stessa, una personalità che posso vedere chiaramente, oltre i ristretti confini del mio corpo. Tengo una sorta di diario che, nel corso del tempo, è diventato il mio spazio privato. Mi permette di negoziare gli inafferrabili confini tra l’immaginario e la realtà. Ho usato il diario come punto di partenza per la mia opera, che mi consente di comunicare emozioni nascoste sotto la superficie della mia esistenza fisica/materiale. A.K.

 

Amal Kenawy, The Fighter Red Fish, 2010. The Divine Comedy. Heaven, Purgatory and Hell Revisited by Contemporary African Artists, catalogo a cura Mara Ambrožič, Simon Njami, Kerber Verlag Bielefeld, 2014

 

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DANNEGGIATO | Moataz Nasr

 

DANNEGGIARE verbo transitivo: recare danno fisico (a qualcosa/qualcuno).

 

Uomo danneggiato... Danneggiare, Danneggiare,

Danneggiare... Anima danneggiata...  Cuore danneggiato...

Uomo danneggiato... Danneggiare, Danneggiare,

Danneggiare... Bambino danneggiato... Moglie danneggiata...
Vita danneggiata... Uomo danneggiato... Danneggiare,

Danneggiare, Danneggiare... Polmoni danneggiati... Ossa

danneggiate... Mente danneggiata... Uomo danneggiato...

Danneggiare... Danneggiare... Danneggiare... Parole danneggiate...

Libro danneggiato... Fotografia danneggiata...

Casa danneggiata... Recinto danneggiato ...

Uomo danneggiato... Danneggiare, Danneggiare,

Danneggiare... Strade danneggiate... Città danneggiata ...

Treno, aereo, automobili danneggiate...

Uomo danneggiato... Danneggiare, Danneggiare,

Danneggiare... Canzone danneggiata... Lirica danneggiata ...

Disco danneggiato... Uomo danneggiato... Danneggiare,

Danneggiare, Danneggiare... Nascita danneggiata... Vita danneggiata …

Morte danneggiata... Uomo danneggiato... Danneggiare,

Danneggiare, Danneggiare... Chicco danneggiato... Seme danneggiato...

Fiore danneggiato... Albero danneggiato... Uomo danneggiato ... Uomo danneggiato...

Uomo... uomo... uomo...DaNneGgiatO M.N.

 

Moataz Nasr, Dome, 2011. The Divine Comedy. Heaven, Purgatory and Hell Revisited by Contemporary African Artists, catalogo a cura Mara Ambrožič, Simon Njami, Kerber Verlag Bielefeld, 2014

 

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RASO | Mohamed Bourouissa

 

RASO sostantivo: tessuto (simile alla seta) in trama di raso, lucente su una faccia e opaco sull’altra.

 

Beh, non so bene da dove iniziare, diciamo che l’opera è stata scelta in relazione al luogo che ho scelto, l’inferno. Il video che ho proposto è una sorta di vitello d’oro. Per questo ho pensato a quella famosa scena nei Dieci Comandamenti, dove si vede il popolo di Mosè venerare un vitello d’oro; è a questo che il raso mi fa pensare. Penso anche che ci siano allusioni alla pittura orientalista nel film, che ricorda l’opera di Delacroix o il dipinto di Dante fatto da Eugène Ferdinand, e il raso è predominante. Il mio progetto, tuttavia, non è più sul tema del raso: riguarda la macchina, che taglia, colpisce, lava e trasforma le cose in oggetti di valore e simboli. Questa macchina colpisce il ritratto di Booba. Booba è un rapper francese, i cui testi e le immagini rappresentano il desiderio di essere integrato in questo mondo di potere costituito dai soldi. Nelle immagini che ho mandato, vedrete riferimenti al raso. Quest’immagine viene da un video rap di Booba, intitolato Caramel. M.B.

 

Mohamed Bourouissa, All-In, 2012. The Divine Comedy. Heaven, Purgatory and Hell Revisited by Contemporary African Artists, catalogo a cura Mara Ambrožič, Simon Njami, Kerber Verlag Bielefeld, 2014

 

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SONNO | Edson Chagas

 

SONNO sostantivo: stato naturale di riposo durante il quale gli occhi sono chiusi e si entra in una fase d’incoscienza.

 

Soporifico / Soporifico, gravato nella mente conscia…/

Se sai dov’è! / Perché nascondi il sale di cui / ho bisogno per il mio sostentamento? /

Se l’hai visto! / Perché tieni queste parole lontane dalla mia vista? /

Sparisci! / Miracolo superfluo /

Benvenuto! / Pensiero insensato! Dammi ciò di cui ho bisogno. /

Mentre ammazzo il tempo perdendomi in questo mare pieno di petali bianchi. /

Fammi rimanere! / Nel mio angolo, illuminato della mia stessa oscurità. /

Perché quello che ho visto! E’ una luce gravata di oscurità. /

Come il colpevole, mascherato di clemenza. /

Rinnego tutta la verità e scompaio come nebbia. /

Che aleggia la mattina di ogni giorno, PUNTO. E.C.

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