Aleksandr Bogdanov, Su Marte!

Su Marte!, l’opera narrativa completa di Aleksandr Bogdanov, è un interessante ripescaggio di un autore-scienziato-uomo politico forse poco noto in Italia, ma che tra alti e bassi fu uno dei protagonisti agli inizi del ventesimo secolo della lunga stagione che portò alla rivoluzione d’ottobre. Il volume, con traduzione del Kollectiv Ulyanov e prefazione di Wu Ming, pubblicato da Agenzia Alcatraz, contiene il leggendario romanzo di protofantascienza marzian-socialista Stella rossa, di cui ricordavamo la vecchia e ormai introvabile edizione Sellerio, a cui si aggiungono: Ingegner Menni, secondo romanzo marziano di Bogdanov, in realtà un antefatto di Stella rossa; il racconto La festa dell’immortalità, probabilmente il momento migliore dell’intero libro; e un poemetto, Un marziano abbandonato sulla terra. Il libro si chiude infine con una breve ma succosa nota autobiografica dello stesso autore.

 

 

Aleksandr Bogdanov, il cui vero nome era Aleksandr Aleksandrovic Malinovskij, fu un poliedrico personaggio che nacque nel 1873 e morì nel 1928 per le conseguenze di una trasfusione di sangue. Medico, scienziato, politico, filosofo della tectologia (un sistema monistico per l’unificazione dei saperi che potrebbe aver addirittura influenzato o per lo meno anticipato Wiener e la cibernetica), ma anche uomo d’azione e rivoluzionario, fondatore di quel proletkult per l’educazione del proletariato che si diffuse al di fuori dai confini sovietici, e a cui i Wu Ming hanno dedicato un fortunato romanzo, Bogdanov fu un amico-nemico di Lenin più a sinistra della sinistra che aveva conquistato il potere in Russia. A tutto ciò aggiungiamo la sua attività di scrittore. Pare addirittura che Antonio Gramsci avesse tradotto Stella rossa. Un manoscritto, quello gramsciano, che per uno scherzo della storia è scomparso e che sarebbe diventato con ogni probabilità un classico nella storia delle traduzioni letterarie in italiano.

 

Stella rossa, quindi, dicevamo; il titolo più famoso, di culto. Un romanzo di protofantascienza scritto agli inizi del ventesimo secolo, che ci racconta la storia di un’abduzione ante-litteram, d’un terrestre in viaggio verso il pianeta rosso in un’astronave super tecnologica condotta da un equipaggio di esploratori marziani che gli hanno proposto di fare da ambasciatore terrestre, più o meno. Su Marte già da qualche secolo magnifiche sorti conducono il popolo verso il progresso infinito e un’unica nazione grande quanto il pianeta fila d’amore e d’accordo nel nome dell’uguaglianza e della redistribuzione del reddito. Appianata ogni differenza di classe e ogni odio nazionalistico, e nettato il mondo d’ogni rigurgito medieval-capitalistico, i marziani hanno creato una società super progredita (per certi aspetti, uno degli aspetti più struggenti del romanzo, i marziani di Bogdanov ricordano i vulcaniani di Star Trek). Ma non è tutto oro quel che riluce e Leonid, il terrestre, se ne accorgerà presto e dovrà fare i conti sia con la violenza insita nella razza umana sia con certe spigolosità, chiamiamole così, d’una morale aliena un po’ troppo spietata nella sua pur efficientissima logica.

 

 

Se ogni sistema è tale perché è un insieme che non si può ridurre alla somma delle parti e si sostanzia solo all’interno di un ambiente più vasto con cui dovrà necessariamente fare i conti; se ciò porta gli esseri senzienti a organizzarsi per fare fronte ai limiti del singolo e alle resistenze della natura; se la ricerca di un equilibrio tra le forze a cui ci troviamo esposti nella lotta per la sopravvivenza può dar luogo a faticosi processi di aggiustamento durante i quali corriamo il rischio di far fuori le nostre stesse risorse per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati; se la forza dell’umanità organizzata si caratterizza per un cambiamento continuo alla ricerca di sempre nuovi punti di equilibrio; se lo sguardo profetico di Bogdanov è stato capace di raccontarci e suggerirci tutto questo e molto altro, come suggeriscono i Wu Ming nelle pagine introduttive del volume, adesso è però giunto il momento di porre un’ulteriore questione. E cioè se queste opere di Bogdanov, senza dubbio curiose e stimolanti, abbiano resistito al tempo e siano ancora proponibili a un lettore, nei banconi di una libreria.

 

 

Senza dubbio lo sono, se quel lettore è uno specialista o specializzando in letteratura slava o discipline storiche o politologiche. Su Marte! in questo caso è un libro importante. E se quel lettore è poi un collezionista di fantascienza, sono sicuro che l’opera non potrà mancare nei suoi scaffali, ora che è stata pubblicata. Non sono però altrettanto sicuro che sarà letta con lo stesso ardore collezionistico con cui sarà stata acquistata. Forse anche la letteratura è tesa alla continua ricerca di nuovi punti di equilibrio e consuma tutte le sue risorse più di quanto lo facessero i marziani di Bogdanov. Il tempo, che della letteratura è lo spietato sith, sa essere molto severo, direi micidiale. E questi racconti a tesi, per quanto ancora densi di suggestioni filosofiche e politiche nonostante la semplicità dell’impianto narrativo, potrebbero aver perso la battaglia con gli anni. È perciò difficile concludere che possano riuscire a coinvolgere un lettore del ventunesimo secolo, cento anni dopo la loro stesura. Ma così è la vita. Come la rivoluzione, non sempre contempla il lieto fine.

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