I bikini che uccidono

Lo scorso 12 aprile ha compiuto 20 anni Live Through This delle Hole. L'album uscì appena pochi giorni dopo la scomparsa di Kurt Cobain, giusto per inquadrare il momento storico. Non mi sembra siano in corso grandi festeggiamenti per questa ricorrenza nel music system, soprattutto da parte di molta critica maschile ferocemente, quasi istericamente detrattrice della band. Non fa una piega, non stiamo parlando di mostri sacri della storia del rock, ma una lancia a favore della questione vorrei spezzarla.

 

Le Hole sono state un fenomeno in quanto interpreti del loro tempo. Quando sono spuntate fuori nel 1989 la scena internazionale dei gruppi femminili “alternativi” era dominata dal ciclone riot gggrls capitanato dalle Babes in Toyland: urlatrici professioniste, queste tre ragazze di Minneapolis erano un'associazione a delinquere per il bene comune. Sono state delle capostipiti e sapevano fare il loro mestiere. Courtney Love veniva da lì, dato che inizialmente e brevemente era stata bassista proprio delle Babes.


A quel punto, cosa poteva fare una figliola come Courtney, giovane, corredata di avvenenza fisica, una certa fascinazione per il glamour “maledetto” e una discreta capacità di strimpellare? Erano gli anni '90 d'altronde, una svolta epocale sulla scia delle ultime urla punk. La rivoluzione iniziava a non avere più senso e quello che si respirava in giro era un clima di nichilismo e apatia. L'idea di una rock band femminile dallo stile cattivo ma senza particolare mordente e attenta al look era abbastanza calzante per quel momento di disillusioni in cui stava dilagando il grunge.

 

 

Accantonando il primo album Pretty on the Inside del 1991, che non ha lasciato il segno neanche per la sua bruttezza, Live Through This ha una sua dignità. Io l'ho ascoltato e mi ci sono rispecchiata in qualche modo. Da ventenne degli anni '90 ho cantato a squarciagola Violet e Olympia – il pezzo che all'ultimo prima dell'uscita dell'album ha sostituito l'originale Rockstar, forse per il testo che parve essere un po' indelicato all'indomani della morte di Kurt Cobain (So much fun to be Nirvana / how would you like to be Nirvana / I'd rather die). Poi nel 1998 è arrivato Celebrity Skin, scritto insieme a Billy Corgan degli Smashing Pumpkins, ma a quel punto eravamo già nel pop.

 


Devo però aggiungere che quando voglio ascoltare della buona musica al femminile di quegli anni metto su altre cose. Per esempio i Breeders che, nonostante la presenza maschile di un batterista, ex Slint, aveva come nucleo fondante Kim Deal, bassista dei Pixies e Tanya Donnelly delle Throwing Muses. Last Splash del 1993 è un baluardo (una curiosità: il video di Cannonball è stato diretto da Spike Jonze e Kim Gordon).

 

 

 

O come le Bikini Kill, riot gggrls doc, ultime paladine femministe di tutte quelle battaglie sociali e politiche che l'era post punk stava portando via. Tra l'altro per far quadrare il cerchio, in una serata di bravate in casa di Kurt Cobain la cantante delle Bikini, Kathleen Hanna, scrisse sul muro una frase divenuta generazionale: Smells Like Teen Spirit, riferendosi a Cobain ed essendo il Teen Spirit un deodorante molto in voga tra gli adolescenti di allora. Non c'è bisogno di commenti.

 

 

Oggi invece, riascoltando le Hole, esclamo con tenerezza Mamma mia, ti ricordi? Poi giusto il tempo di un paio di pezzi sotto la doccia e via.

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