Yoko Ono. Walking On Thin Ice

È una New York spettrale di fine anni ‘70 quella del video di “Walking on thin ice” di Yoko Ono. Vediamo Yoko all’inizio del video aggirarsi per le strade lucide di pioggia a passo svelto, un paio di occhialoni scuri sul volto. Ogni tanto incrocia una macchina, una persona, forse è mattina presto. John Lennon, suo marito, è appena morto, assassinato da Mark David Chapman, suo grande fan. Si dice che in tasca avesse proprio il nastro del missaggio finale del pezzo. Le chitarre sono le sue.

È il suo ultimo atto creativo. Altre immagini, domestiche. Loro due al lago, si abbracciano e guardano l’orizzonte. Il video sfarfalla. Lei in strada, da sola. Il video sfarfalla ancora. Lei che si bacia a letto con il suo John.

 

Il pezzo esce ad inizio ‘81 e in America è il più grande successo di Yoko.

Ora lei è seduta su una panchina e guarda il lago.

 

Poi con Julian, all’epoca bambino. John non c’è. Il pezzo è un mix micidiale di funk punk avantgarde, ispirato al suono di gruppi come Pop group, Public image limited e Slits. Lei scende da una macchina forse diretta in un hotel. L’attendono due giornalisti che tentano un’intervista. Il video finisce con un fermo immagine, lei a gambe divaricate, aggressiva, guarda dritto nell’obiettivo. Sembra voler dire “io non ho paura”. Partono i titoli di coda, come in un film.

“And when our hearts return to ashes, It’ll be just a story”.

 

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