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La vie antérieure

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Mercoledì 14 febbraio al Circolo dei Lettori / Nostalgia

Nostalgia è parola di dolore. Parola, anche, d’avventura. Dolore per un ritorno impossibile, algos di un nostos che si fa pensiero dominante. La linea del ritorno è un orizzonte che traspare mentre è cancellato, che trema nella lontananza mentre si sottrae allo sguardo. Illusione di una prossimità a lungo vagheggiata. Fantasmagoria di un miraggio che penetra nei pensieri, si fa acqua e sabbia dei pensieri, riva di un approdo che si sa negato.  Nostalgia è amore dell’impossibile, del tempo di un ritorno impossibile.    Si ha nostalgia, diceva il filosofo, non per il paese lasciato, ma per il tempo vissuto in quel paese, non per il paese dell’infanzia, ma per l’infanzia trascorsa in quel paese, e perduta. Tornando, quel tempo non c’è più, quell’infanzia non c’è più. Quel paese stesso non è più quello, e noi non siamo più quelli che eravamo. È qui il cruccio vero della nostalgia: sapere che non c’è rimedio. Sapere che si ha nostalgia di un tempo che assume la configurazione dello spazio, delle forme visibili dello spazio. Proprio nel nodo che stringe il tempo allo spazio ha radice il dolore del non ritorno. Se nello spazio c’è ritorno da un punto all’altro, nel tempo...