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Arte

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Viaggiare / Roberto Arlt, Acqueforti spagnole

Da sempre, l’uomo per ogni motivo si muove e si sposta, e ne scrive per renderne conto. Esce dalla propria situazione abituale e si amplia con il confronto col diverso. In questo presente confuso in cui l’isolamento e l’immobilità sembrano le uniche precauzioni più efficienti a prevenire il contagio, sarebbe stato bello avere ancora con noi Michel Butor per domandargli come riuscire a non smettere almeno di scrivere, costretti come siamo a stare fermi il più possibile. Nel saggio Le voyage e l’écriture (in «Romantisme», 4, 1972), Butor sosteneva di “viaggiare di meno per viaggiare”, e che “viaggiare è scrivere”, sottolineando sostanzialmente due coincidenze: del viaggio con la lettura, e della scrittura col viaggio. Arriva ad affermare la sua personale impossibilità sia di scrivere che di leggere stando fermo. I suoi luoghi privilegiati sono gli aerei e le metropolitane: gli stessi veicoli che performando il viaggio su scala globale ne hanno tuttavia avvilito, come sappiamo, la natura di incontro. La dimensione, un attimo prima della pandemia, dei viaggi di gruppo e di lavoro, d’altronde, già individuava la saturazione che portava Marc Augé, in Disneyland e altri nonluoghi, a...

1938 - 2020 / Lea Vergine, bellezza inquieta

Se penso a Lea Vergine, penso alla bellezza. Non tanto e non solo perché era una bella donna, e questo anche nella vecchiaia, ma perché la bellezza costituisce la quintessenza di Lea. Una bellezza difficile, come lei. Ci sono due aneddoti che la definiscono nel rapporto con la bellezza del corpo, prima ancora che con la bellezza dell’arte, raccontati più volte da lei stessa agli amici. Il primo risale agli anni Sessanta, quando Lea viveva a Napoli. Tiene una conferenza all’Accademia di Belle Arti di Napoli; si siede dietro un tavolo e sotto le si vedono le gambe. Un giornalista chiamato a parlare dell’incontro su “L’Unità” cita quelle gambe: la gente è venuta per vederle, scrive, non per ascoltare la giovane critica d’arte. Lea gli fa causa e lo porta in tribunale. Il giudice le guarda le gambe e conclude che il giornalista ha torto: mica sono gambe speciali, sentenzia. La conferenziera ci guadagna trecentomila lire. L’altra riguarda una mostra di Lucio Fontana, la prima, credo, che si faccia a Napoli, di cui lei a 26 anni scrive la presentazione. Lo scrittore Luigi Compagnone s’indigna leggendola perché Lea ha parlato di buchi: rivela una perversione sessuale, sentenzia. E Lei...

Prima di scrivere / J.M. Coetzee fotografo

Prima di scrivere, generalmente si esita. E nello spazio di quella esitazione, talvolta si sente una vocina che sbuca dal cuore stesso della realtà dicendo: “Chi te lo fa fare? Resta al caldo dentro di me”.  Al centro del libro che raccoglie le fotografie del giovane J.M. Coetzee, prima di imboccare la strada che lo avrebbe portato a diventare un grande scrittore, c’è questa tentazione. E questo struggente inganno.    Le foto ritrovate dentro uno scatolone, nelle soffitte di vecchie case da svuotare, sono diventate ormai quello che chiamiamo un topos. Pubblico e privato. Privato perché ognuno di noi possiede da qualche parte una scatola simile, piena di fantasmi famigliari. E forse saremo l’ultima generazione ad averla, quella scatola, quando le montagne dei nostri cellulari e computer straripanti di fotografie giaceranno in grandi discariche collettive. Pubblico perché casi clamorosi, come quello di Vivian Maier, la bambinaia americana che conduceva una doppia vita di fotografa geniale e segreta, ci hanno abituati alla scoperta di interi universi visivi che hanno rischiato di finire inghiottiti nel buio e invece sono casualmente tornati a galla sulla superficie...

Tele e tessuti, Matisse e Ščukin / Un collezionista visionario nella Russia zarista

Bisognerebbe collezionare i collezionisti. Non per farne un elenco gigantesco, un leporello senza fine, ma per capire chi sono davvero. Una sorta di tassonomia dei collezionisti, come si fa per le piante e gli insetti. Un catalogo in cui scoprire luoghi, passioni, esitazioni, incontri; ma soprattutto moventi, quelle pulsioni (non importa se esplicite o meno) che portano a realizzare opere – poiché una collezione è essa stessa un’opera – estremamente differenti l’una dall’altra. Da quali forze sono mossi? Dietro (o assieme) alla “passione”, quali desideri li agitano? Acquistare prestigio presso i contemporanei, mostrare la capacità di intercettare le tendenze (una volta la si definiva buon gusto), essere attori di quel processo che chiamiamo Arte?   Perché fare un po’ d’ordine? Prima di tutto perché la lingua – e non solo l’italiano – quando si parla di collezionismo è del tutto insufficiente. Usiamo la stessa parola per definire quel nobile che nel ‘500 aveva riunito decine di statue antiche all’interno del proprio palazzo, ma anche il signore che frequenta mercatini domenicali alla ricerca di attrezzi agricoli desueti; lo stesso termine per Peggy Guggenheim e per chi ha...

Lettera dalla Val Seriana / I nuovi focolai

Adesso che la paura del contagio ha ripreso a circolare un po’ in tutte le regioni, ci chiediamo qua in Valle Seriana a cosa e a quanti possa servire l’esperienza della tragedia vissuta in primavera. Cosa abbiamo capito da tutti gli errori commessi, cosa possiamo e dobbiamo pretendere si faccia perché in futuro non ci tocchi assistere ancora a un simile disastro? A orientare la bussola nella giusta direzione può servire la lettura di Il focolaio – Da Bergamo al contagio nazionale di Francesca Nava, collaboratrice di The Post Internazionale e autrice in passato di inchieste importanti per RAI 3, La7, Sky TG24. Si tratta di un lavoro importante, uscito a settembre per Laterza, di cui non sai cosa apprezzare di più, se il rigore giornalistico o la generosità della cittadina bergamasca che chiama a raccolta le conoscenze di una vita e dà voce ai tormenti di famiglie e individui travolti dalla pandemia e dall’incompetenza di chi avrebbe dovuto almeno limitarne le conseguenze. Nava riconosce il contributo di quanti in quei mesi hanno cominciato a fare le domande giuste, in particolare di Gessica Costanzo, direttrice della testata online Valseriana News, che ha aiutato molti di noi...

Galleria Milano / Enzo Mari, Falce e martello

Milano, la sua città d’adozione e d'elezione, celebra Enzo Mari (1932) con due mostre, una, dal titolo Falce e martello. Tre dei modi con cui un artista può contribuire alla lotta di classe, visitabile dal 30 settembre al 16 gennaio 2021, presso la Galleria Milano, in Via Manin al 13, e l’altra, intitolata Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist, allestita invece in Triennale, dal 17 ottobre al 13 aprile 2021. Al di là del rilievo storico di portata internazionale proprio di entrambi gli eventi, che ha indubbiamente a che fare con il loro protagonista, la loro eccezionalità consiste anche nel fatto che esse sono le prime grandi occasioni espositive dedicate al design dopo il lockdown e il lungo periodo di apnea culturale che gli ha fatto seguito.   Per dirla tutta, la mostra della Galleria Milano non costituisce una vera e propria novità, visto che si tratta della riproposizione integrale di una rassegna di quasi cinquant’anni fa, dal medesimo titolo, che ha fatto epoca, con la quale il 9 aprile del 1973 Carla Pellegrini, anima e animatrice della sua Galleria, fino a quando ci ha lasciato lo scorso anno, ne inaugurò addirittura la nuova sede negli spazi che tuttora...

Festival internazionale del teatro – Lugano / Il teatro è un cavallo di Troia

Il teatro, scriveva Julian Beck nel 1967, “è il cavallo di legno per prendere la città”. Oggi, con una pandemia in corso, il celebre motto del Living Theatre (Franco Perrelli intitola così un capitolo del suo I maestri della ricerca teatrale, 2007) prende nuove e inaspettate risonanze. Il teatro può diventare il cavallo di legno per riprendersi la città, ovvero il luogo della vita, della condivisione e della discussione pubblica? A guardare il programma del FIT Festival 2020, che ha appena concluso a Lugano la sua ventinovesima edizione, sembra di poter rispondere affermativamente. Gli artisti invitati (dall’Italia al Belgio, da Israele alla Corea) non hanno ceduto alla tentazione del disimpegno e dell’intrattenimento di un pubblico emotivamente affaticato dai mesi trascorsi; né, dall’altro canto, si sono limitati a operare come un reagente immediato ai traumi recenti, cercando empatia prêt-à-porter attraverso i temi caldi di isolamento e contagio. Hanno, piuttosto, provato a toccare senza sconti alcune questioni fondamentali: si sono occupati di morte e di perdita, dell’ambiente e dell’uomo, di religione e di rito. In particolare due nomi – di quelli che si vorrebbe poter vedere...

Una conversazione / Jacopo Benassi. Sono un fotografo di compleanni

Jacopo Benassi è sdraiato a terra nel suo studio. Due fotocamere sono puntate su di lui in diverse posizioni. Osservo il suo corpo che si muove. Comincia a suonare la chitarra. Lo fa a modo suo. Pizzica le corde, le sfiora delicatamente. Suona con ogni parte di sé. Abbraccia la chitarra, la tiene sospesa, la appoggia a terra. Le mani e i capelli si muovono in maniera sinuosa in sintonia con i suoni. Un dispositivo fa scattare automaticamente le due fotocamere e le immagini vengono proiettate sul muro. La luce trasforma Jacopo in una statua. Lo sguardo modella il corpo e la fotografia lo pietrifica. Ma al contempo la musica sembra animarlo, il ritmo è il suo respiro. Così anche le foto sembrano prendere vita. Sto assistendo alle prove della performance che metterà in scena al Centro Pecci di Prato il 16 e il 17 di ottobre, insieme a Kinkaleri, in occasione della sua mostra intitolata Vuoto, a cura di Elena Magini.      Jacopo Benassi nel suo studio.   Jacopo vive e lavora a La Spezia. Sono più di trent’anni che fa il fotografo. Fra le sue numerose attività ha dato vita a Talkinass Paper and Records e prodotto magazine e live di artisti della scena...

Collezione Maramotti, Reggio Emilia / Le doppie visioni di Svenja Deininger

L’intenzione, ai primi di marzo, era visitare la mostra di Svenja Deininger alla Collezione Maramotti il giorno della sua inaugurazione, cancellata però all’ultimo momento a causa del lockdown e della traumatica sospensione di ogni vita sociale (resta aperta fino al 6 dicembre 2020; fino al 16 maggio 2021 è invece visitabile un’altra mostra appena inaugurata, Mollino/Insides, che presenta lavori pittorici di Enoc Perez e fotografie di Carlo Mollino e Brigitte Schindler). Penso a quei giorni cupi e angosciosi tornando a Reggio Emilia in una giornata chiara d’estate, in un’atmosfera certo più serena sebbene dominata dalle minuziose, indispensabili precauzioni che scandiscono ormai la nostra quotidianità. L’occasione è doppiamente interessante per la possibilità molto rara di osservare da vicino quattro Composizioni architettoniche di Władysław Strzemiński, una delle maggiori figure dell’avanguardia modernista polacca tra le due guerre, con cui i quadri di Deininger intrecciano una conversazione che è insieme saggio di osservazione critica e riflessione sulla parabola della pittura dall’età modernista alla sua eclissi e rinascita tardomoderna.   Svenja Deininger, Senza titolo,...

Contemporanea Festival 2020 / Le insidie del vero

L’armatura della finzione (Matteo Brighenti)   Il teatro restituisce, riporta in vita la vita. È un secondo tempo, è una seconda occasione. Per imparare a essere più attenti, più presenti, più responsabili. Basta una parola di verità, una soltanto, anche se le altre non lo sono, anche se tutto intorno è palesemente finto. Anzi, l’armatura di finzione è costruita ad arte per custodire e far risplendere quella parola, una volta scoperta. La verità negli spettacoli che abbiamo visto a Contemporanea Festival_20 di Prato, diretto da Edoardo Donatini, è la necessità di raccontare e di capire, stando dalla parte e nei panni delle vittime, sentendo anche noi ciò che hanno sentito loro. In una sala teatrale la volontà non si ferma sulla soglia del corpo, la varca: diventa sentire comune, empatia, immedesimazione. Un fatto di cronaca si dipana nella cronaca multiprospettica dei fatti con La reprise. Histoire(s) du théâtre (I) di Milo Rau/IIPM al Teatro Fabbricone. La scena è un palco e, insieme, un set cinematografico, è sia la ricostruzione che la narrazione della morte di Ihsane Jarfi, torturato per ore e assassinato con una violenza inaudita nel 2012 in Belgio, a Liegi. Una notte di...

A Life in Letters / Le più belle lettere di Vincent van Gogh

‘Caro Theo, grazie della tua lettera, sono contento di sapere che sei arrivato bene. Mi sei mancato i primi giorni & mi sembrava strano tornare a casa di pomeriggio e non trovarti’. È questa la prima lettera dell’epistolario vangoghiano giunta a noi.  Vincent ha diciannove anni, già da tre lavora all’Aia nella galleria d’arte della Goupil & Co. Theo ne ha quindici, e dopo qualche giorno trascorso nella capitale con il fratello torna alla casa dei genitori, a Helvoirt, nel Brabante del Nord. A scuola ci va a piedi, a Oisterwijk. Sei chilometri all’andata, sei al ritorno, tra vento e burrasche di quell’autunno tempestoso. Il manoscritto di Vincent è strappato in alto, ma la data è stata ricostruita grazie al cenno alle gare di trotto, che si erano svolte il sabato 28 settembre 1872.  Vincent è accanto al fratello minore col pensiero, ‘sarai in ansia’… è protettivo, e lo sarà ancor di più non appena Theo andrà a lavorare alla filiale di Bruxelles della Goupil, all’inizio del nuovo anno. Leggi questo, leggi quello, visita i musei, fai tante passeggiate… ‘tuo affezionatissimo Vincent’.   Lettera di Vincent a Theo, L’Aia, 29 settembre 1872, © Van Gogh Museum...

Vedere e sperimentare il tempo / Time Machine. Pixel e polvere

Un “futuro antico mondo”, come recitava la sigla italiana di un anime Time Bokan giapponese degli anni ‘70, appartiene ai viaggiatori del tempo: in anticipo e in ritardo sulla storia, al di qua dell’anacronismo, nella dialettica dei tempi. Un “movimento aberrante” guida il loro viaggiare, un incedere che sabota l’andamento lineare del tempo, liberandolo da ogni centro di gravità, sia esso la forza che ci tiene attaccati alla terra o l’irresistibile attrazione esercitata dal futuro su qualsivoglia asse temporale. Ogni viaggio nel tempo è, in fondo, un viaggio oltre confini del mondo, in assenza di peso. Che esso avvenga nello spazio interstellare o che si configuri come un viavai attraverso le epoche della storia dell’uomo, una cosa è certa: non sarebbe possibile varcare soglie e faglie cronologiche senza una macchina del tempo capace di strapparci dal nostro qui e ora.      Contrattempo   Sergei Krikalev è stato l'ultimo cosmonauta dell'Unione Sovietica a essere stato nello spazio: partito nel maggio 1991, è rimasto dieci mesi a bordo della Mir, per tornare sulla Terra nel marzo 1992. Nel 1991, in seguito al putsch di Mosca nell'agosto dello stesso anno, si...

2020 - Odissea nell’immagine / Il Covid-19 e la “nuova” visione del mondo

Ci sono stati eventi che hanno cambiato irreversibilmente il modo di percepire l’immagine. Negli ultimi vent’anni forse il più emblematico è stato l’attacco terroristico alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Nessuno potrà mai dimenticare quell’aereo che si infila nella Torre Nord del World Trade Center né il corpo di quell’uomo che, lanciatosi dal grattacielo, cade nel vuoto preferendo morire schiantato al suolo piuttosto che arso vivo. Visioni inimmaginabili prima di allora, che hanno dato il via allo spettacolo del terrore. All’epoca si parlò di “estetica” dell’evento, ci fu persino chi arrivò a trovare sublime la messa in scena dell’attentato, come se la sua forma fosse stata accuratamente studiata per assumere una valenza principalmente visiva.   La pandemia generata dal virus Covid-19 ha imposto un nuovo modo di fruire gli eventi pubblici. Dopo il periodo di lockdown che ha visto la chiusura pressoché totale di queste attività, è divenuto essenziale far emergere nuove modalità di incontro con il pubblico. Si potrebbe sostenere che tale evento non abbia lo stesso peso dell’attentato alle Torri Gemelle ma sappiamo che così non è. Certo si tratta di un cambiamento...

Aria | Palazzo Strozzi, Firenze / Tomas Saraceno: tutto è reciprocità

La mostra dell'artista e architetto argentino Tomas Saraceno, ospitata presso le sale del fiorentino Palazzo Strozzi, si apre con un neologismo e un'installazione composta da forme futuristiche che occupa lo spazio del cortile interno. Visitarla oggi, dopo la pandemia globale, significa per lo spettatore guardare con occhi differenti a una proposta che, malgrado il carattere immaginifico, affonda in una lucida osservazione della realtà e si propone come un’utopia per il futuro prossimo. L'aria, che Saraceno pone al centro del discorso della mostra, è l'elemento su cui l'artista ha più lungamente ragionato, tanto da fondare nel 2015 l'Aerocene Foundation, organizzazione no-profit che collabora con il MIT di Boston, improntata alla ricerca scientifica, artistica e alla costruzione di comunità attraverso progetti mirati a stabilire un nuovo rapporto tra gli esseri umani e gli spazi atmosferici.  Open-source, D-I-Y (do-it-yourself) e collaborativa, l'attività di Aerocene ha coadiuvato l'ideazione, lo sviluppo di numerosi progetti e il lancio di sculture aerosolari, dispositivi in grado di librarsi senza alcun tipo di combustibile fossile, completamente alimentati con energia...

“Siamo cittadini di lontano” / José Barrias e i “senza terra” del Novecento

Era uno degli ultimi vissuti nel destierro, l’esilio. Artista della memoria e del mondo, scomparso il 6 giugno scorso, José Barrias ha attraversato il nostro tempo con modestia e tenacia nell’affermare le sue idee, le sue creazioni. Creato, creature sono termini religiosi che lui, laico, ha tradotto in opere d’arte. Al centro ha posto la memoria. Come Proust, ha creduto che piccoli oggetti, la madeleine per Proust, l’uovo o la perla per Barrias, racchiudessero in sé una verità commovente che attraversa il tempo. Noi, i più caduchi, possiamo sopravvivere così. In questi oggetti raccolti, nel suo studio milanese, è depositata la sua memoria destinata a durare oltre lui stesso. Wunderkammer, la camera delle meraviglie presentata in mostra a Serralves nel 2011, riuniva oggetti, immagini, testi amati. Come tanti altri hanno fatto: tra cui lo scrittore Oran Pamuk nel suo bel Museo dell’innocenza del 2012. Lì era uno scrittore che raccoglieva oggetti di culto cui ha dedicato un intenso romanzo, qui un artista che fa degli oggetti e delle opere ereditati o solo trovati un “luogo del caos ordinato”. Le arti nei due casi, sconfinano. Non esistono dogane per il pensiero, ha annotato José...

Biennale Latella quarto atto / Nascondi(no): contro la censura della scena italiana

È verde acido, imponente, pressoché intrasportabile, più di 550 pagine di parole in due lingue. È stato uno dei cuori pulsanti della Biennale Teatro di Venezia firmata da Antonio Latella.  Il catalogo nella sua opulenza fa da specchio a una selezione dedicata all’Italia e al suo teatro, nel delicato momento che segue il lockdown, la chiusura e poi la timida riapertura degli spazi. Costituito di dialoghi tra il direttore e il suo drammaturgo Federico Bellini, oltre che di autopresentazioni degli artisti convocati, gioca anche graficamente col titolo dato a questo quarto e ultimo atto della direzione artistica del regista: Nascondi (no), scritto in un giallo quasi illeggibile. Dopo la selezione dedicata alle registe (2017), all’attore e alle sue trasformazioni in performer (2018), alle drammaturgie (2019), in questo 2020 si dichiara, anche con quell’espediente, che la proposta dedicata alla scena nazionale sarà ampia, ampissima, contro la censura e la rimozione che il sistema attua, emarginando molte esperienze, dando spazio ai soliti noti, trascurando e a volte lasciando morire una creatività diffusa. Lo scrive anche, in altri termini, nella sua presentazione Mariangela...

Musica e idee / Beethoven, la Sinfonia come universo

A 250 anni dalla nascita – fu battezzato il 17 dicembre 1770 – Beethoven rimane, oltre le mode e i mutamenti negli stili e nel gusto, una delle figure più carismatiche, non solo della musica, ma in generale della cultura occidentale. Questo artista nato nell’età dei Lumi (appena 14 anni dopo Mozart) e vissuto nell’epoca della Rivoluzione francese, delle campagne napoleoniche, del Congresso di Vienna e della Restaurazione; questo contemporaneo di Hölderlin e di Hegel, come lui venuti al mondo nel portentoso 1770; questo figlio, com’è stato scritto, della filosofia – e soprattutto della morale – di Kant, gode oggi di una “riconoscibilità” che è il segnale più chiaro della sua universalità. Una condizione che è diventata quasi una mitologia, variamente ma non casualmente riconosciuta anche in numerose correnti “pop” e postmoderne del panorama non solo musicale contemporaneo. In questa mitologia le nove Sinfonie hanno guadagnato molto presto una posizione centrale, da ormai un secolo confermata e sostenuta non solo dal repertorio concertistico, dove hanno stabile preminenza, ma anche dal mercato prima discografico e ora digitale. Esse costituiscono, sia pure con diversa popolarità all...

Scomporre la madre / Alessandra Sarchi, Il dono di Antonia

Al centro della Pala Montefeltro, di Piero della Francesca, c’è un uovo bianco appeso con una catenella d’oro a una grossa conchiglia. Quest’ultima, di marmo bianco, ben visibile sopra le figure che occupano il dipinto, è incastonata all’interno di un’abside, anch’essa di marmo, da dove sembra proteggere la Vergine, mentre la espone allo sguardo degli osservatori, richiamandone la sagoma. Maria emerge dalla scena quasi staccandosi dalla tela; la valva sopra la sua testa, isolandone la figura, la risalta, facendola apparire in sovraimpressione, un effetto accentuato dal blu scuro dell’ampio e lungo mantello che le copre completamente le spalle, i fianchi e le gambe.  Riparata sotto l’elemento marino, seduta su un trono, la donna è centro e punto di fuga dell’intera composizione. Le estremità superiori della conchiglia sembrano lembi di stoffa alzati e inamidati che, a mo’ di tendine, fanno convergere l’attenzione di chi guarda l’opera verso il capo velato di Maria, verso i suoi occhi abbassati, le mani congiunte, fino ad arrivare al corpo del Bambino che giace sulle sue ginocchia, rigido come un morticino tolto dalla bara per l’ultimo saluto da parte della madre.   ...

San Lorenzo / Le navi dei re magi

Ogni parola, ogni frase dei vangeli è stata sottoposta nei secoli a un’indagine stratificata, un’interpretazione resa più complessa dalle diverse lingue implicate e dalle necessarie traduzioni: occorreva coglierne prima di tutto il significato letterale, poi i rimandi simbolici e allegorici, i riferimenti storici, i richiami all’Antico Testamento. Ma non di rado tutto lo sforzo interpretativo veniva (e viene) deluso dalla concisione del testo; è quello che accade per una frase del vangelo di Matteo (2.12): “per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” (per aliam viam reversi sunt in regionem suam). L’evangelista sta parlando dei Magi, protagonisti di un breve racconto che nei vangeli apocrifi e negli interpreti dal medioevo in poi si allarga e si arricchisce di vicende, luoghi e atmosfere lontane; uno straordinario condensarsi di leggende riassunto pochi anni fa da Franco Cardini (I re Magi, leggenda cristiana e mito pagano tra Oriente e Occidente). Matteo – l’unico degli evangelisti a parlarne – lascia inevase diverse domande: chi erano questi “alcuni Magi”, e come si chiamavano? quanti erano, e da quale parte dell’“Oriente” provenivano? Che cosa era la “stella” che li aveva...

Appunti da Short Theatre / Decolonizzazione e disorientamento

Lo spazio vuoto sa essere opprimente. Molto spesso la paralisi, o perlomeno la difficoltà a muoversi, più che dalla mancanza di canali e interstizi entro cui “estendere” il proprio corpo derivano dall’indecisione, dall’incapacità di intraprendere una e una sola via poiché tutte sembrano percorribili al medesimo tempo. È, in qualche modo, lo stesso paradosso vissuto da uno scrittore davanti alla pagina bianca o da un pittore che si trovi a osservare una tela su cui ancora non è abbozzato alcun disegno. Entrambi si trovano di fronte al fatto che “creare” significa soprattutto selezionare e discernere, affrontare la “pienezza sottile” (cioè la ridda di virtualità) rappresentata dall’assenza.   È, anche, la contraddizione che si riverbera in alcuni degli spettacoli andati in scena durante la quindicesima edizione di Short Theatre (4-13 settembre), il festival ideato dal regista Fabrizio Arcuri e dalla curatrice Francesca Corona, nato presso le strutture del Teatro India e da due anni invece “trasportato” dentro l’area dell’ex-Mattatoio nel quartiere Testaccio di Roma. Il rapporto con lo spazio e gli spazi è tra l’altro una delle tematiche che hanno rivestito un ruolo centrale...

Addii / Frie Leysen, contro il consumo del teatro

“Ho una gran confusione in testa. Quindi tutto bene!” scriveva Frie Leysen a Romeo Castellucci, riprendendo una frase del regista che iniziava a dare notizia del suo Combattimento (da Monteverdi), che avrebbe presentato al Kunstenfestivaldesarts di Bruxelles nel 1999. La Socìetas Raffaello Sanzio al Festival c’era stata già stata con Giulio Cesare e vi sarebbe tornata con molte delle sue opere successive, a partire dal quarto atto della Tragedia Endogonidia. BR#4Bruxelles/Brussels. Scriveva ancora Frie Leysen:    “Anche nella mia testa c’è una gran confusione, quando si tratta di enunciare e aggregare delle parole sulla profonda impronta che il tuo lavoro incide in me… Perché questa impronta non ha contorni. È movimento: perturbazione. Emozione violenta e diffusa agitata da domande incessanti, da contraddizioni insolubili. Dolce luce che racchiude le ombre più spaventose” (ora in Socìetas Raffaello Sanzio / Romeo Castellucci, Epitaph, Ubulibri, 2003).    La lettera di Frie Leysen continuava ponendo domande stringenti a Castellucci su etica e estetica, scrivendo ancora:    “Il teatro come un lavoro di precipitazione chimica, un fenomeno fisico di...

Metafotografia / Oltre la fotografia: la metamorfosi dell’immagine

Da millenni trasformiamo figure (narrate, sonore o lette) del linguaggio verbale (o scritto) in immagini mentali, e viceversa. Le immagini evocate da Omero nelle sue narrazioni sono ancora vive oggi. Ognuno poi le visualizza secondo la sua immaginazione e il portato personale. L’efficacia delle immagini contenute in una poesia dipende anche da come suonano i versi, da come sono costruite le sequenze di parole, dal loro accostamento e ritmo. Il passaggio da una figurazione mentale a una traduzione fisica (attraverso il suono di una voce, la stampa di un libro, la realizzazione di un dipinto, di una scultura, di un video, di una fotografia) coinvolge anche uno spostamento di atomi? Secondo Bohr, “quando si arriva agli atomi, il linguaggio va utilizzato come avviene in poesia. Al poeta, infatti, sta a cuore, più che la descrizione dei fatti, la creazione di immagini e di collegamenti mentali”. La medialità delle immagini si estende anche al di là del visivo: nell'uditivo, nell'olfattivo, nel tattile, e nel gusto. Il racconto e le parole stimolano la nostra possibilità immaginativa. Anche quando sentiamo un odore, esperiamo un sapore, tocchiamo qualcosa o qualcuno, il nostro cervello...

Cucire la storia / Ricamare

Ci sono state epoche in cui il cucito contava.  Per esempio, il ruolo propagandistico che oggi svolgono i media, digitali o analogici, e che fino a pochi decenni or sono era assolto dalla carta stampata, un tempo fu invece affidato ai tessuti. Stendardi, religiosi o gentilizi, vessilli guerreschi, insegne e gonfaloni mercantili o corporativi, arazzi celebrativi e persino abiti di rappresentanza, in stoffe pregiate, in bisso, in seta, in velluti, in damasco, ornati di pizzi, di ricami e di pietre preziose costituivano un efficace veicolo di trasmissione di messaggi, ovviamente legati al potere, tanto a quello spirituale, quanto a quello temporale ed economico.  Per non parlare poi del carattere simbolico delle bandiere, drappi di stoffa spesso ricamata, nelle quali sono incarnati (ed è proprio il caso di dirlo pensando alle guerre di indipendenza o di salvaguardia della patria) i valori identitari dei popoli. Sulle stoffe, già di per sé pregiate, si ricamavano poi anche motti e monogrammi, con fili e con decori preziosi, per attestare l'autorità o l'autorevolezza di chi, una volta cuciti in forma d'abito, li avrebbe indossati. Scrive Clare Hunter nel suo libro I fili...

Inequilibrio 2020 / Figure dell’apocalisse, con un omaggio a Giacomo Verde

Il 13 settembre 2020, su coordinamento di Giuliano Scabia, il festival Inequilibrio ha allestito la veglia-spettacolo pubblica Giacomo contastorie. Veglia affettuosa per un amico, nell’anfiteatro antistante al Castello Pasquini di Castiglioncello. L’evento è organizzato in memoria della vita, dell’arte e della morte di Giacomo Verde. Uomo dall’indole gentile, di natura semplice e dal temperamento giocoso, come è emerso da alcuni recenti ritratti postumi (per esempio quello scritto da Massimo Marino), egli fu soprattutto artista straordinario. Nei suoi circa cinquanta anni di attività, Verde lavorò prima come musicista e cantastorie di strada, poi si dedicò a un’altra forma di espressione artistica, di cui fu forse persino primo ideatore e pioniere. Si tratta del «video-racconto» o del «video-teatro», che unisce le tecniche della narrazione tradizionale, ossia dell’attore che recita con parole e oggetti, alla ripresa simultanea dell’azione performativa su handicam, collegata a un piccolo televisore.   Ph. Antonio Ficai. Allegrie di illusioni    A rendere omaggio all’artista sono stati il figlio Tommaso Verde e gli amici, parte dei quali erano visibili, altri...