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Arte

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Fiducia e cultura nell’aree interne / Sicilia Immagina

L'indagine sulla qualità della vita delle Città Italiane di Il Sole 24 ORE anche quest'anno è arrivata inesorabile, mettendo in evidenza il divario tra Nord e Sud. È Milano ad aggiudicarsi, per il secondo anno consecutivo, il primo posto nella classifica, fanalino di coda della classifica è Caltanissetta (107°), che occupa l’ultimo posto della classifica per la quarta volta. Senza nulla togliere alla classifica del Sole, ma ho deciso di partire e andare a vedere con i miei occhi che aria tira in fondo alla classifica. Un gruppo di piccole organizzazioni culturali attive nelle aree interne della Sicilia – come il Collettivo SempliCittà, TrasFormAzioni e altre che citerò di volta in volta –   in modo completamente autonomo hanno organizzato un tour di presentazione del mio libro Artigiani dell'immaginario. Il viaggio l’hanno chiamato "Sicilia Immagina”. Le presentazioni sono state scusa perfetta per avviare un lavoro di creazione di una rete informale tra pratiche di innovazione culturale in territori considerati marginali o in ritardo di sviluppo. In sette giorni ho percorso migliaia di kilometri, ho incontrato amministratori locali, artigiani dell'immaginario, giovani...

Il libro e la vita / Piccole donne, di Greta Gerwig

“Nessuno di noi avrebbe mai potuto amare tanto la terra, se la nostra infanzia non fosse trascorsa vicino ad essa; se non fosse quella stessa terra, dove ad ogni primavera rispuntano gli stessi fiori, che raccoglievamo con le nostre piccole dita […] Quale “nuovo” può valere quanto questa dolce monotonia dove tutto è noto, ed è “amato” proprio perché è noto?” È una citazione de Il mulino sulla Floss di George Eliot – pseudonimo maschile, come si usava in epoca vittoriana, della scrittrice Mary Ann Evans – e che Jo, la protagonista di Piccole donne, legge alla sorella Beth mentre sono in quella gita al mare, con tutta la famiglia e con l’amico di una vita Laurie, che diventerà momento esemplare di spensieratezza e felicità della famiglia March. E che nessuno poi nel corso del proprio approdo alla vita adulta riuscirà più a ricreare.      Questa idea della nostalgia del passato e dell’oggetto perduto dell’infanzia, è solo uno dei tanti modi attraverso cui è possibile raffigurare il percorso tortuoso con cui soggettivamente si fa esperienza del desiderio o della ricerca della felicità. Poi ci sono quelli della mancanza, della frustrazione, dell’asimmetria e dell’enigma...

So a cosa pensi / Céline Sciamma, Ritratto della giovane in fiamme

Mani al lavoro: mani di donna che disegnano e rumore del carboncino sulla tela. Sono le prime cose che ci fa vedere e udire l’inizio di Ritratto della giovane in fiamme, di Céline Sciamma. Poi arriva, fuoricampo, una voce, anch’essa femminile, che dà indicazioni su come definire il contorno e la silhouette, e a quel punto ecco un primo piano: sugli occhi di una, due, tre, quattro giovani che guardano e ritraggono. La loro attenzione progressivamente si sposta sulla maestra/modella di disegno (Noémie Merlant), e poi, dietro di loro, sul ritratto di una giovane donna in riva al mare, raffigurata di spalle, con un abito in fiamme. Lo sguardo di quelle giovani fanciulle in fiore – stavolta non ammirate e sognate, ma messe, loro, in una posizione di osservatrici – precisamente quello sguardo, funziona sia da varco visuale e narrativo sia da cifra espressiva del film che abbiamo cominciato a vedere. Percezione e memoria hanno avviato l’opera, come strumenti di un concerto. Da quel momento parte, in flashback, e per l’intera durata del film, fino alla soglia finale, il racconto della storia dietro a quel misterioso ritratto, che funziona dunque tanto da soggetto quanto da inquadratura....

Una relazione sorprendente / Cinema e pubblicità

Il cinema e la pubblicità moderna sono nati insieme alla fine dell’Ottocento. Certo, la pubblicità si esprimeva già da parecchio tempo attraverso gli annunci che comparivano sui giornali e soprattutto con i manifesti che riempivano le strade delle città. Ma è con le possibilità offerte dalla comunicazione di tipo audiovisivo, resa possibile dalla comparsa del cinema, che la pubblicità si è trasformata in quello che è ancora oggi: un linguaggio potente della modernità. Un linguaggio cioè che, esattamente come il cinema, fonde insieme la tradizione dello spettacolo con le tecnologie produttive dell’industria. Perciò, grazie ai fratelli Auguste e Louis Lumière e alla loro storica proiezione avvenuta il 28 dicembre 1895 al Grand Café di Boulevard des Capucines a Parigi, si è dato inizio allo spettacolo cinematografico, ma si è dato inizio nel contempo anche a uno stretto rapporto tra cinema e pubblicità. Non a caso, in quella stessa proiezione del 1895 i Lumière hanno mostrato L’uscita dalle officine Lumière, che presentava i dipendenti della loro fabbrica che uscivano dal lavoro e che può essere considerato un filmato di propaganda commerciale. Addirittura, questo è stato il primo...

Le immagini dell’Altro / Victor I. Stoichita. Vedere a margine

Un Bambino in una mangiatoia, avvolto in una coperta termica argentata e chiuso in una gabbia. Attorno a lui, poco lontano, le altre due figure della Sacra Famiglia, in gabbie separate, sormontate da filo spinato. A suggellare la rappresentazione una cometa di fortuna, che sembra fatta con le luci delle recinzioni. Circolano da qualche giorno le immagini della Natività “irregolare” della chiesa metodista di Claremont, in California, per protestare contro le separazioni inflitte ai migranti fermati al confine americano.   Dettaglio del presepe della chiesa metodista di Claremont, in California, 9 dicembre 2019 (foto di David McNew per Getty Images). Alla prima immagine del presepe in cattività, postata su Facebook da Karen Clark Ristine, il pastore della chiesa, si sono poi subito aggiunte molte altre fotografie. Alcune mettono in scena i dispositivi che separano le tre figure tra di loro e dal nostro sguardo, per esempio Maria o Giuseppe in primo piano, ma dietro lo sfocato di una recinzione che quasi sfiora l’obiettivo fotografico; altre si concentrano sul rapporto tra le figure e i passanti, chiamati a interagire con esse e a misurare la nuova distanza che mette ai...

Un documentario / Klimt e Schiele. Eros e psiche

Partiamo dalla fine: il 31 ottobre 1918 il pittore austriaco Egon Schiele muore nella sua casa di Vienna dopo aver contratto l'influenza spagnola. La pandemia inizia nella primavera e continua fino al 1920, uccidendo oltre dieci milioni di persone in tutto il mondo e superando la tragica conta delle vittime della Prima Guerra Mondiale.  La fine è il segno che marchia a fuoco la storia della Secessione, il movimento che nasce a Vienna a cavallo di Otto e Novecento. Un momento storico irripetibile in cui emergono le figure di Gustav Klimt e di Egon Schiele, tra gli artisti più amati dal pubblico contemporaneo, e che il documentario Klimt e Schiele – Eros e psiche, realizzato da 3d produzioni e Nexo Digital con il sostegno di Intesa Sanpaolo, racconta a poco più di un secolo di distanza.  Attraverso i tasselli delle vite degli intellettuali e degli artisti che trasformarono la capitale asburgica in un centro culturale nevralgico per il passaggio dalla cultura ottocentesca alle istanze delle Avanguardie, il documentario ripercorre i brevi anni incandescenti della Vienna della Secessione, tesa verso l'abisso della Grande Guerra e presaga della fine di un mondo che celebrerà...

Addii: Carlo Quartucci / Ecco Carlo sulla soglia del teatro

Eccolo.  Siamo al Teatro Manzoni, a Milano, febbraio 1965. Alla fine di Troilo e Cressida, regia di Luigi Squarzina, appare in scena Carlo Quartucci e dice mulinando le braccia lunghe: Sono Margarelone, il figliolo bastardo di Priamo!  Quanto mi hanno parlato di lui Lisetta Carmi fotografa e Giannino Galloni studioso di teatro. Di Carlo e del suo Aspettando Godot con Leo de Berardinis, Rino Sudano, Anna D’Offizi, Maria Grazia Grassini. So che lui mi vuole incontrare, ha visto la mostra Genova-Porto, ha ascoltato La fabbrica illuminata e letto Padrone & Servo. E anch’io lo voglio conoscere, sento che c’è in lui vento e avventura. Alla fine del Troilo sono in quinta – ci abbracciamo. È mezzanotte, usciamo per Milano, Cammina cammina si va per le vie più dentro le visioni che nella realtà – viene l’alba, viene l’aurora, vengono le otto, vengono le nove. Adesso, diciamo, è l’ora di andare a dormire.  Ma io appena a casa comincio a scrivere un testo e fin che non lo finisco sto sveglio.  Lo chiamo All’improvviso. È il frutto dei dialoghi con Carlo – di quel sentirci un solo discorso in due corpi, in due voci.   Carlo mi ha svegliato il teatro degli attori...

Lello Baldini / La camera cieca

Compatto. Almeno virtualmente la si immagini pronunciata, questa parola, con l’accento di Lello Baldini. Suppongo non solo a me, gli ultimi tempi prima di andarsene (con la discrezione che sempre lo aveva contraddistinto), diceva che gli sarebbe piaciuto pubblicare i suoi testi in forma non più scritta, bensì orale. Dev’essere stata verso la fine del 2004, l’ultima volta che ci siamo sentiti per telefono. (Mi piaceva parlare al telefono con Baldini. Non pensavo, le troppe poche volte che è successo, a quanto il motivo – con angoscia già kafkiana – fosse attestato nella sua poesia; si pensi a Mo acsé, in Ciacri, e al formidabile Pronto! Pronto! di Intercity.) «Ma sì, mi piacerebbe fare un compàtto», diceva tutto divertito. Intendeva un compact disc, cioè il supporto tecnologico sul quale era norma, allora, “pubblicare” una voce. E così quando Simone Casetta, una rivoluzione tecnologica dopo, mi ha parlato per la prima volta del suo progetto – di inscatolare quella voce unica in un compàtto che tale fosse, pure, in quanto oggetto: il box-monolite che ora finalmente vede la luce, cioè, grazie anche alle arti grafiche di Leonardo Sonnoli – mi è subito sembrata, questa sua, la...

Spazio Trentacinque, Torino / La Madonna di Alzano, di Giovanni Bellini

Quella con la Madonna di Alzano di Giovanni Bellini è la dodicesima edizione di L’Ospite illustre, la rassegna curata e promossa da Intesa Sanpaolo che propone un’opera di rilievo in prestito temporaneo da prestigiosi musei italiani e stranieri ospitata nelle sedi espositive della Banca, le Gallerie d’Italia di Milano, Napoli e Vicenza, e il grattacielo di Torino, diventato spazio museale di Intesa Sanpaolo. Il capolavoro di Giovanni Bellini è per alcuni giorni visitabile a Torino, nello “Spazio Trentacinque” al 36° piano del grattacielo di Intesa Sanpaolo, assieme al suggestivo scenario della Serra bioclimatica. Un’occasione da non perdere per chi non conosce l’Accademia Carrara di Bergamo che l’ha prestata, che è uno dei Musei di città minori più belli d’Italia, dove il dipinto è giunto grazie alla donazione che il grande esperto e collezionista Giovanni Morelli ha fatto della propria Raccolta alla fine dell’800. Ma bergamasco il dipinto lo è da sempre. È accertato infatti che sia stato commissionato al pittore da Alessio Agliardi, che l’ha poi lasciato a sua figlia Lucrezia, da vedova divenuta badessa delle Carmelitane ad Albino, per passare poi, con una...

Biografia e opere / Julian Barnes, Con un occhio aperto

Diciassette saggi dedicati ad altrettanti pittori compongono la raccolta Con un occhio aperto (Keeping an Eye Open. Essays on Art, trad, it. di Daniela Fargione) dello scrittore inglese Julian Barnes e sono un perfetto specimen del personal essay di marca anglossassone: prosa brillante, argomentazioni sostenute da conoscenza di prima mano e da fonti storiche, soprattutto un punto di vista soggettivo, a tratti esistenziale. Julian Barnes, nato a Leicester nel 1946, ha avuto modo di conoscere, da vivi, esponenti del movimento modernista, quello che senz’altro ha maggiormente influito nella formazione del suo gusto e della sua prospettiva, ne è consapevole e sa storicizzare il proprio sguardo e nel farlo attraversa con mite ironia, e con contrappunto critico, alcuni miti dell’arte novecentesca con cui lo spettatore europeo deve prima o poi fare i conti.  Nella settantina d’anni che corre fra il 1850 e il 1920 si compie un processo accelerato che va dal romanticismo al realismo per sfociare nel modernismo. L’impostazione risalente a Vasari del progresso delle arti che avanza col tempo è però problematizzata da Barnes, non necessariamente ciò che è venuto per ultimo è del tutto...

Momenti straordinari con applausi finti / Gipi in diagonale

La prima volta che mi è capitato tra le mani un fumetto di Gipi era il 2003. Ero andato nella redazione della Coconino Press, all’epoca alla periferia di Bologna, a intervistare Carlo Barbieri, uno dei fondatori della casa editrice. Alla fine dell’incontro mi regalò due fumetti: Nel bar di José Muñoz e Carlos Sampayo ed Esterno notte di Gipi. Mi sembra doveroso ricordare la figura di Carlo (scomparso qualche anno fa), una delle persone che più hanno contribuito a riportare il fumetto al centro dell’attenzione nel panorama culturale italiano. In quel caso mi stava regalando un classico del passato e un futuro classico. Esterno notte è una raccolta di racconti, è il primo lavoro di Gipi in formato graphic novel dopo una serie di storie disegnate negli anni ’90 per la rivista Blue. Ce n’è uno in particolare – “Via degli Oleandri” – dove troviamo un Gipi bambino. Nella storia si racconta un episodio traumatico della sua infanzia (anzi in realtà si racconta la giornata precedente al fatto) e nelle note all’inizio del volume Gipi scriveva: “Ho ricordato com’ero quando ancora non avevo idea del male”.   Una scena dal racconto “Via degli Oleandri” (2003). Qualcosa di molto simile...

Giorno 30 / Straniera

Ogni storia di migrazione è una storia di fantasmi: quando Dorothy torna in Kansas dopo aver visitato il fantastico mondo di Oz, non torna intera. Dietro di sé ha lasciato un ologramma che le somiglia, e continua a vivere in quelle lande ora magiche ora totalitariste per sempre. A volte comunicano nei sogni, a un certo punto ritorneranno anche in contatto, ma non si reintegreranno più nello stesso corpo. Questa non è una perdita, è una rifrazione infinita di sé, un what if che tormenta ogni Dorothy nel corso di una vita, ogni volta che attraversa una soglia o si fa sorprendere da un tornado. Più che attraversare, questo andarsene in giro per mondi significa moltiplicare, saturare e far scoppiare le cellule dell’immaginazione rendendosi sempre straniere a se stesse.   Non sappiamo chi è la ragazzina-ologramma rimasta a Oz, in che modo verrà corrotta dal tempo e come cambieranno le sue idee, ma la Dorothy in Kansas sarà continuamente tentata dall’altra sé. A Wendy che visita Neverland e a Eleven che precipita nell’Upside Down di Stranger Things succede la stessa cosa: serve un’altra dimensione per diventare davvero altre. Essere straniera è la riconciliazione impossibile e...

Arte e desiderio a Palazzo Te / Giulio Romano e il piano sequenza

Sul coperchio della scatola Baci Perugina da 257 grammi due innamorati si baciano sotto un cielo stellato. L’influsso delle stelle sembra avere una relazione con il desiderio dei due innamorati, come suggerisce il termine latino “de-sidere” (dal quale discende il nostro “desiderare”), composto dalla preposizione “de”, che indica il moto dall’alto verso il basso, seguita da “sidere”, ablativo di “sidus – stella”.   Scatola Baci Perugina da 257 grammi. “Oh se potessi toccare la mano di Neobule!” esclama Archiloco nel frammento 118 West, citato da Plutarco di Cheronea nel contesto di una discussione sulla natura della lettera “E” contenuta nella formula di consultazione oracolare (L’E di Delfi, in Dialoghi delfici. Adelphi, Milano 1983, p. 139). Archiloco canta l’amore con immagini di forte erotismo e Plutarco lo cita portando l’attenzione in modo colto ed elegante sul rapporto fra Eros e divinazione. Nella letteratura greca, già a partire da Omero (Odissea 291s.) e dagli Inni (H. Ven. 155ss.), l’espressione “toccare la mano” indica i preliminari di un amplesso. L’Eros al quale Plutarco si riferisce nei dialoghi pitici non è quello sensuale di Archiloco ma quello virtuoso di...

Giorno 29 / Bosco

Ho fotografato, da lontano, un bosco all’ora del tramonto. Rapita al rosa intenso sopra le cime degli abeti, non mi ero accorta della macchia di luce  color fuoco che filtrava tra il folto degli alberi. Aveva la forma di un cuore. Meraviglia e paura, terrore e incantamento, così batteva quel cuore dentro il cuore del cuore del bosco. Predatori e predati, carnefici e vittime, streghe e giganti, lupi, civette, piccoli aiutanti magici, tronchi cavi e casette segrete. Orrore o riparo? Di ognuno, e di ogni cosa, un cuore batteva.   Ma più forte di tutti, il nostro batteva. Avventurosi e impauriti fermi sul limitare, sulla soglia, spaccati: inseguire la luce o consegnarci all’ombra? impauriti e avventurosi, il respiro trattenuto, nel doppio movimento, e ammonimento: “Entra! Non te ne pentirai!” “Scappa! O te ne pentirai!” Me lo chiese di colpo il bambino, cosa volesse dire quella parola: Bosco, e dovetti riflettere un istante, perché la consuetudine mi avrebbe fatto rispondere “deriva dal latino, oppure dal greco” e invece no, l’italiano ha selve, e foreste, e il boscus certo, dal latino medievale ci è passato, bos come di legno, ma la parola veniva di là, dalle nordiche...

Piccolo di Milano / Latini, Mangiafoco, il ghiaccio, il teatro

La scena è bianca. La luce opaca. Da una masnada di attori con mascheroni di Mickey Mouse attraverso un sipario a strisce viene introdotto uno scivolo, che lancerà nell’ampia arena gli attori-personaggi, maschere di sé stessi e del loro amore per il teatro.  C’è il ghiaccio e c’è il fuoco, la confessione, il silenzio, la citazione, l’urlo, la rabbia mitragliata a un microfono ad asta. C’è la passione e il pericolo nell’ultimo spettacolo di Roberto Latini, andato in scena al Piccolo Teatro Studio di Milano fino a poco prima di Natale, una coproduzione Piccolo Teatro, Compagnia Lombardi-Tiezzi, Fondazione Matera 2019, Associazione Basilicata 1799 / Città delle 100 scale Festival in collaborazione con Consorzio Teatri Uniti di Basilicata.    Mangiafoco – come lo chiamava, alla toscana, Collodi, nel suo Pinocchio a puntate, poi riunito in un unico romanzo nel 1883 – è uno spettacolo sul rischio di recitare, di vendersi l’abbecedario per il teatro, sulla possibilità di finire in brace per arrostire un bel montone e saziare una pancia già debordante o sulla liberazione che alla fine di un lungo processo di trasformazione e riconoscimento può arrivare, se si sanno...

Ascolto

A quanto pare abbiamo una tendenza innata ad associare l’ascolto con lo spionaggio, i sotterfugi, le relazioni illecite. Chi non ha mai sognato di farsi mosca – o meglio cimice – nella stanza dei bottoni per carpire segreti senza esser visto?   Il Re di La città di smeraldo di Oz ordina al suo suddito Origlione di intercettare i dialoghi degli stranieri che si stanno minacciosamente avvicinando. Origlione spalanca allora le sue enormi orecchie, facendole oscillare leggermente su e giù, avanti e indietro. Verrebbe da pensare a una nuova versione di elephant man, adesso non più connotato per mostruosità fisica, ma perché le orecchie così giganti ricordano le straordinarie capacità uditive degli elefanti che comunicano tra loro a decine di chilometri di distanza.   Origlione riferisce che lo Straccione sta giungendo a liberare il fratello imprigionato. Lo sente prima che arrivi. Ma in America e nella terra di Oz non vivono gli elefanti. Le sue orecchie sono perciò più simili a parabole. Negli stessi anni, prima dell’arrivo del radar, si stavano sperimentando ingombranti strumenti composti da trombe, conchiglie curve, tubi fonoassorbenti. Servivano a localizzare i suoni a...

Giorno 26 / Ascolto

A quanto pare abbiamo una tendenza innata ad associare l’ascolto con lo spionaggio, i sotterfugi, le relazioni illecite. Chi non ha mai sognato di farsi mosca – o meglio cimice – nella stanza dei bottoni per carpire segreti senza esser visto? Il Re di La città di smeraldo di Oz ordina al suo suddito Origlione di intercettare i dialoghi degli stranieri che si stanno minacciosamente avvicinando. Origlione spalanca allora le sue enormi orecchie, facendole oscillare leggermente su e giù, avanti e indietro. Verrebbe da pensare a una nuova versione di elephant man, adesso non più connotato per mostruosità fisica, ma perché le orecchie così giganti ricordano le straordinarie capacità uditive degli elefanti che comunicano tra loro a decine di chilometri di distanza.Origlione riferisce che lo Straccione sta giungendo a liberare il fratello imprigionato. Lo sente prima che arrivi. Ma in America e nella terra di Oz non vivono gli elefanti. Le sue orecchie sono perciò più simili a parabole. Negli stessi anni, prima dell’arrivo del radar, si stavano sperimentando ingombranti strumenti composti da trombe, conchiglie curve, tubi fonoassorbenti. Servivano a localizzare i suoni a grande distanza....

Avventure, storie, immaginario / Il libro della neve

La neve, come è noto, si compone di un numero infinito di cristalli, ognuno diverso dall’altro: è bella, fragile e pronta a svanire quando la si tiene nella mano, potente e pericolosa quando si accumula nei declivi e tra le alte cime. Nulla come il mutare della neve e dei ghiacciai rende il senso della bellezza che fugge via, della velocità del tempo che passa. A prima vista quest’opera di Brevini appare come il libro ideale da donare in dicembre, magari a Natale, e certo lo è, per la ricchezza di storie e citazioni letterarie, artistiche e alpinistiche, e per le magnifiche immagini di paesaggi innevati, fotografati o dipinti. Ma quest’opera è molto di più, è un motore di ricerca che stimola la curiosità e il desidero di approfondire autori e luoghi, storie recenti o antichissime.  Le vicende evocate sono così tante e interessanti da aprire due diverse vie di lettura: seguire l’ordine delle pagine e dei capitoli, cercando di non perdersi tra tutte quelle nevi, memorizzando le vicende che ci appaiono più coinvolgenti, oppure aprire il libro a caso e seguire la storia che si dipana davanti agli occhi. Il mio consiglio è di seguire la prima volta l’ordine delle pagine e poi di...

Narrare / Robert Morris: prima di morire

Robert Morris è sicuramente uno dei grandi artisti degli ultimi sessant’anni. Scomparso l’anno scorso, il 28 novembre, era talmente esasperato dalle continue domande sul minimalismo con cui era stato identificato e sul perché aveva poi deviato da quella strada che ha scritto una lettera aperta di “indisponibilità” ai critici e giornalisti. Ricordo ancora quando vidi per la prima volta a metà degli anni ottanta in una mostra a New York le sue opere con teschi e ossa in bassorilievo, tutti neri, con enormi cornici. Erano in mostra insieme a dei Richard Serra e dei Bruce Nauman, così discordanti dai lavori degli altri due. Mi fecero un grande effetto. Erano gli anni del successo dirompente della Transavanguardia e della New Image, Picture Generation, Neo-Geo, e la sua opera davvero apparve come una sterzata sorprendente. Era noto come minimalista della prima ora, quello delle L-beams uguali ma disposte in tre modi diversi nella mostra alla Green Gallery del 1964, poi dell’Antiform, certo anti, ma pur sempre nella scia di riflessione sulla form, quindi come dire post-minimalista.   Poi si cominciò a parlare dei suoi lavori precedenti il 1964, quelli con Simone Forti, minimalisti...

Giorno 23 / Scelta

– È meglio essere molto intelligenti o molto coraggiosi? – chiese retoricamente lo Spaventapasseri. – È meglio avere il batticuore – rispose l’Uomo di Latta. – A me se c’è un pericolo viene molto batticuore – disse il Leone Codardo. – Forse hai un cuore difettoso – esclamò lo Spaventapasseri. – Può darsi – rispose il Leone. – Dovresti essere contento, allora, di averne uno – aggiunse sconsolato il Boscaiolo. – E il cervello...? – incalzò lo Spaventapasseri. – Il cervello non so... – ammise il Leone.   C’erano una volta tre traduttori. Volevano andare insieme alla magica città dei traducenti di Smeraldo seguendo la strada di parole gialle, che erano parole facili e difficili, antiche e moderne, perfino inventate. Ma tutte erano pericolose, come lo sono sempre le parole.   Uno di loro, detto lo Spaventaparole, era versato nelle strutture della lingua e ci teneva a non inventare niente e a studiare molto. Ma proprio perché aveva studiato molto, sapeva che non avrebbe mai potuto essere abbastanza intelligente da sapere tutto delle parole, e si disperava per questo. Il secondo era coraggiosissimo, giocava con le parole, le inventava, ma si sentiva arido, diceva di non sapersi...

La lunga storia dell’ornamento / La mente inquieta che regala tanta bellezza

La storia dell’arte, dell’architettura, della musica è stata insegnata sino a pochi anni fa per personalità oltre che per opere e solo dagli anni Settanta del Novecento l’attenzione degli addetti ai lavori si è posata sulla forma delle mostre che, in alcuni casi, hanno portato scompiglio nelle nozioni ordinate della nostra formazione scolastica. Mostre che indubbiamente hanno cambiato il rapporto tra pubblico e cultura, tra pubblico e museo, mostre che a volte guardano più a obiettivi turistici e commerciali, ma che comunque avvicinano l’arte al grande pubblico. A fianco di esse vi è il catalogo che aiuta a ricordare l’esperienza estetica vissuta osservando, molto spesso, per la prima volta opere che escono dai musei più importanti del mondo e dalle più prestigiose collezioni private.   Mostre che raccolgono opere di autori più o meno sconosciuti attraverso, a volte, percorsi eccentrici, ma non per questo meno interessanti. Per diversi decenni sono state le esposizioni, molto più degli studi accademici e specialistici, la forza propulsiva della cultura artistica. Questo fenomeno è spiegato molto bene da Anna Ottani Cavina in Una panchina a Manhattan (2019), che da storica...

Giorno 21 / L’isola sommersa

L’isola sommersa, predisposta in modo tale da poterla fare sprofondare, per ragioni difensive, come un grande sommergibile trasparente, evoca l’inconscio: il nostro straniero interno, estimo, che sorge da un impatto tra il dentro e il fuori e ci perturba.  L’isola sommersa è la verità profonda, irrappresentabile e inafferrabile che ci abita, la verità rimossa che stiamo sempre cercando.   L’ascolto analitico è ospitalità femminile e vibrante di questa alterità, di questo ospite-interno. Si manifesta come uno stato di grazia e sorge dalla possibilità di percepire il negativo, l’irregolare, l’aritmico, le situazioni che, appena accennate, e quali che siano, rischiano di essere subito soffocate, inabissate o, meglio ancora, inquadrate e funzionalizzate. È possibilità di interrogare i tentativi, gli inciampi disordinati del dire.   L’isola sommersa è il sogno, l’evento, l’impatto con l’abisso, lo sfaldamento dell’identità. Il sogno arriva senza preavviso e in modo oscuro, scardina certezze e ci perturba, ci espone a una perdita. Occorre avventurarsi nel mare, dopo aver imparato a nuotare certo: un mare che apra all’incontro e all’inconscio, un mare...