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Arte

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Ricordi di un grande collezionista / Morandi. Vasi greci e capponi

Scavalcare il soggetto   La pittura di Giorgio Morandi? Inattuale, decisamente inattuale, quindi contemporanea. Chi è veramente contemporaneo aderisce al proprio tempo attraverso una sfasatura, sostiene Giorgio Agamben rielaborando il concetto di “unzeitgemäß” utilizzato da Friedrich Nietzsche nella sua critica allo storicismo (Sull'utilità e il danno della storia per la nostra vita, 1874).   Giorgio Morandi e Luigi Magnani nella casa-studio dell’artista a Bologna, 1964. Fotografia di Ugo Mulas. Dell’inattualità nietzschiana di Morandi scrive il suo amico musicologo, compositore, scrittore e collezionista Luigi Magnani a pagina 35 del libro Il mio Morandi, pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1982. Il volume è stato ristampato nel mese di marzo da Johan & Levi, in concomitanza con la mostra dedicata a Magnani, L’ultimo romantico, allestita presso la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, Parma. Le visite alla mostra sono state interrotte a causa dell’emergenza sanitaria, ma la Fondazione, che riaprirà al pubblico dal 12 settembre al 13 dicembre 2020, ospita una collezione permanente con opere di Dürer, Tiziano, Rubens, Goya, Monet, Renoir,...

Estate in città / Attraverso i muri

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Una conversazione con Giuliano Scabia / Paesaggi con visioni

Firenze, a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, sembra il luogo perfetto per ritornare sui propri passi. Qui, il ricco percorso di un artista come Giuliano Scabia si presenta come il terreno fertile in cui scoprire le dimensioni inesplorate di una poetica che, anche nei suoi voli più lontani, ricongiunge il suo autore a un presente che coinvolge ognuno di noi. L’attenzione per l’intricata filigrana di motivi che concorrono alla creazione di quello che chiamiamo semplicemente “oggi” rappresenta uno degli aspetti chiave della ricerca di Scabia, il quale esplora paesaggi in cui si condensano – come accade per la sua «stralingua» – stratificazioni di tempi e di storie. È proprio dalla consapevolezza della presenza di questa ricchezza sedimentata che è possibile muovere i propri passi, oltrepassando la soglia che separa l’ignoto da ciò che si conosce. In un anno inaspettato come il 2020, che ci costringe a una riflessione sul nostro modo di vivere lo spazio, le parole di un artista come Giuliano Scabia ci aiutano a comprendere in che misura natura, lingua, musica e cammino costituiscano paesaggi in cui si snoda il nostro vissuto, portandoci a riflettere sul significato di partire,...

Due studi / Cinema, gesti e corpi

In una foto del 1930 una giovane donna e un giovanotto sono seduti in poltrona, mentre altre persone sistemano dei sensori sulle loro braccia. La didascalia recita: “Testing subjects for their reactions to screen episodes”, in altre parole si tenta di verificare le reazioni dei due giovani davanti a un film (lo schermo non si vede, ma sulla parete di fondo si notano bene piccole aperture quadrate per le proiezioni). La foto è tratta da The Art of Sound Pictures (New York 1930) di Walter Pitkin e William Marston. È proprio quest’ultimo, sul tavolo in fondo, a controllare i dati assieme alla sua collaboratrice Olive Byrne; tra parentesi: pare sia lei ad aver suggerito le fattezze di Wonder woman, il personaggio dei fumetti creato proprio da Marston, non a caso un convinto femminista.     La foto dimostra quanto il tema delle reazioni del pubblico fosse ben presente nella fase di passaggio dal muto al cinema sonoro. Il fenomeno del forte coinvolgimento fisico e psichico dello spettatore non comincia certo coi film: da sempre, come ha spiegato David Freedberg (Il potere delle immagini, 1989), dipinti e sculture (sacri e non solo) possono suscitare inattese reazioni emotive...

Il potere evocativo degli oggetti / Bollas: essere un carattere

La feticizzazione dell’oggetto, spiegava Marx, sta nella sua ingannevole promessa di trasferirci magicamente le sue proprietà intrinseche, mentre in realtà siamo noi che vi proiettiamo le nostre. La questione è nota ma forse, osserva Bollas, non ancora sufficientemente interrogata: “in che senso assegniamo alle cose i nostri stati psichici? Perché non si tratta solo di un’intenzione conscia, ma di un’istanza profondamente inconscia del Sé nel mondo degli oggetti”, che in qualche modo viene evocata, rivelata, al punto che “alcuni oggetti, come chiavi psichiche, aprono porte che conducono ad esperienze inconsce intense e ricche in cui articoliamo il Sé che noi siamo, mediante il carattere elaborativo della nostra relazione. Questa scelta costituisce la joussance del vero Sé, una beatitudine frutto della scoperta di oggetti specifici che liberano l’idioma nella sua articolazione” (Christopher Bollas, Essere un carattere, Raffaello Cortina editore, Milano, 2020, pp. 234, euro 22, p.4 e 7).      Si tratta di un passo denso, e forse inutilmente complicato, che vale la pena analizzare minuziosamente. Ciò che Bollas sta qui spiegando, ma che si può comprendere appieno solo...

Estate in città / La casa del popolo

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Ol’ga Knipper - Anton Čechov / Lo scrittore, la malattia, l’attrice

«Buon giorno cagnolino» «Buongiorno mio cane arrabbiato… mio cagnolino feroce… mio cagnone…». «Mio [cavallo] ungherese». Anton Pavlovič Čechov si rivolgeva così alla moglie, l’attrice Ol’ga Knipper, quando le scriveva dall’”esilio” di Jalta. Lei, prima di sposarlo, era stata l’Arkàdina del Gabbiano, la matura, annoiata proprietaria terriera sposata a uno scrittore parassita d’anime, Trigòrin. Anton aveva visto Ol’ga recitare nella famosa edizione del Gabbiano del Teatro d’arte di Mosca diretta da Nemirovič Dančenko e Konstantin Stanislavskij nel 1898, quella che aveva lanciato il testo, Čechov e quel gruppo di artisti radicali nemici della routine nell’empireo dell’arte scenica, aprendo le strade alle rivoluzioni teatrali del novecento. Lei aveva trent’anni, otto in meno dello scrittore medico. In un altro spettacolo Čechov l’aveva definita meravigliosa, la migliore di tutte.  Poi lei fa amicizia con la sorella di Anton, Marija. Qualche mese dopo Ol’ga è in vacanza nel Caucaso e lo scrittore aggiunge poche righe a una lettera della sorella: «Salve, ultima pagina della mia vita, grande artista della terra russa. Invidio i Circassi che vi vedono ogni giorno». Ol’ga risponde: «...

La risorgenza dei festival / Kilowatt Festival: tradizione/innovazione

Latini, Rezza, Mastrella: infliggersi lo spettacolo (Francesca Saturnino)   Tempi di festival e di ripartenza; la “macchina dello spettacolo”, soprattutto quello finanziato, sta lentamente ingranando, nonostante molti programmi delle rassegne siano slittati o ridotti, e ci siano migliaia di lavoratori dello spettacolo, già drammaticamente invisibili, che ora sono definitivamente diventati dei fantasmi.  Ha fatto bene allora la direzione di Kilowatt, il festival di Sansepolcro giunto alla diciottesima edizione, a ritagliare, assieme al padrino di questa diciottesima edizione Roberto Latini, alcuni giorni di incontri pubblici e trasversali con artisti, critici, curatori, pubblico che, a partire dal tema La tradizione dell’innovazione, hanno aperto diverse questioni. La parte più viva del primo giorno è stata il terzetto Rezza, Mastrella, Latini con Luca Ricci a moderare: un incontro tanto raro per la sua nitidezza di pensiero, quanto necessario per i temi toccati. Alla domanda su quanto, in un lavoro, l’innovazione si misuri in “capacità di trasgredire”, Rezza non ha dubbi: «Se uno trasgredisce facendolo apposta, non trasgredisce niente. Quando andiamo in scena, facciamo...

33 poesie / Cees Nooteboom: viaggi, isole, tombe

L’occhio del monaco è un libro di poesie di Cees Nooteboom tradotto nel 2019 da Fulvio Ferrari per Einaudi, che segue Luce ovunque, uscito nel 2012. Nooteboom è autore di libri di viaggio, saggi, romanzi, poesie, nato all’Aia nel ’33, che ha viaggiato sin da giovanissimo in tutto il mondo, aprendosi e aprendo la sua scrittura a tutte le influenze, lasciandosi contagiare da passioni e rituali, mescolandosi con altri tempi e altri luoghi. L’isola dei monaci è il luogo dove ha iniziato a scrivere questa ultima silloge, un’isola nel cui stemma vi è un monaco grigio al cui occhio non si può sfuggire, che tutto vede e tutto rassicura, ma più di ogni altra cosa invita a vedere. La costruzione del libro ricorda questo occhio da cui sembra non voler uscire, dove sembra voler sostare; una costruzione circolare, come se perimetrasse l’isola o come se perimetrasse l’occhio del monaco, portando ogni verso avanti ma al contempo indietro. Lo schema metrico sempre uguale contiene incontri e sogni lungo trentatré poesie: sono descrizioni di immagini oniriche, talvolta surreali, altre realistiche. Pochi sono gli interni, nei quali spicca come oggetto il letto, molti gli esterni, moltissimi gli...

Lia Rumma / Kentridge. Waiting for the Sybil

Dopo Triumphs, Laments and Other Processions, mostra monografica del 2016, William Kentridge torna negli spazi della galleria Lia Rumma di Milano con Waiting for the Sybil and Other Stories. Il sodalizio ventennale tra l’artista e la galleria si rinnova con l’esposizione del progetto commissionato a Kentridge dal Teatro dell’Opera di Roma nel 2019 per affiancare Work in Progress, unica produzione teatrale interamente realizzata da Alexander Calder nel 1968 per il teatro romano.  La performance, diretta originariamente da Filippo Crivelli (per l’occasione chiamato nuovamente alla regia), rappresentava una summa del lavoro di Calder, una danza di elementi visivi disegnati dall’artista e messi in scena da Giovanni Caradente su musiche elettroniche di Niccolò Castiglioni, Aldo Clementi e Bruno Maderna, una rapsodia di forme geometriche, attori, segni, simboli e colori.  All’esperimento teatrale di Calder, Kentridge fa seguire il suo Waiting for the Sybil, una produzione che nasce dall’osservazione dei movimenti circolari che caratterizzano il moto delle “macchine” dell’artista statunitense. Nell’omonimo video d’animazione e nei disegni presentati da Lia Rumma, Kentridge...

Diario 7 / Vertigini al contrario

Si possono pronunciare tante parole buone sulla montagna e su chi la sceglie per passare un periodo di vacanza, una fuga nel tempo o un’intera vita. Io pronuncio la parola ottundimento. Una parola che in realtà può non sembrare così buona, se è vero che di solito la usiamo per indicare un indebolimento progressivo della vivacità mentale. Eppure se la vivacità mentale è il requisito che dobbiamo sviluppare per sopravvivere nei contesti di civiltà in cui siamo costretti a spendere le nostre vite, il suo indebolimento progressivo, a favore di una capacità di meditazione più distesa come quella che si raggiunge in montagna, rappresenta una conquista notevole. Immagino che la questione, ridotta all’osso, abbia a che fare con la percezione del tempo. Si sa che il tempo psicologico non corrisponde al tempo matematico, e che ognuno vive questo scarto a modo suo. In città il mio tempo psicologico è spaventosamente più rapido del tempo matematico. In montagna lo scarto si riduce notevolmente. In certi momenti addirittura mi sembra che i due tempi arrivino a convergere.     La decelerazione del tempo psicologico è ciò che chiamo ottundimento. Ma nel mio caso non ha nulla di...

Al MAC di Lissone / Sean Shanahan: l'infinito nel cavo della mano

Cosa si può dire di un colore? Nonostante l'apparente semplicità, un colore non è una cosa semplice. Si può nominarlo il più accuratamente possibile, magari indicando il suo numero di Pantone. Si possono elencare le cose che quel colore ricorda, le associazioni mentali che evoca, e man mano esplorare la nebulosa di significati e immagini che nella nostra memoria è in qualche modo legata a quel colore. Si può addirittura scriverne una storia, come ha fatto Michel Pastoureau; o farne delle teorie generali, come la versione ufficiale della scienza, che si basa sulla teoria della luce di Newton; o la teoria di Goethe, radicata nella percezione umana; o le teorie esoteriche, come quella di Rudolf Steiner; o ancora come le teorie dei fisiologi, degli psicologi e dei semiotici, quelle dei filosofi e quelle dei pittori. Tutto questo rimane ovviamente nel campo del concetto e non potrà mai sostituire l'esperienza diretta. Parole, metafore e sinestesie sono tutto ciò che il linguaggio può offrire a chi non vede quel colore. E l'essenziale rimane lost in translation.   Per questo è sempre spiazzante parlare del lavoro di Sean Shanahan, in questi giorni in mostra al MAC di Lissone con...

Cento anni fa / Fellini, Sordi e… Franca Valeri: nascere alla radio

Anche se il centenario della nascita di Federico Fellini, Alberto Sordi e di Franca Valeri, l’unica a spegnere le candeline, non coincide perfettamente con il centenario dell’inizio delle trasmissioni radiofoniche italiane (1924), verrebbe voglia di festeggiarli assieme. In una fantomatica serata in onore dei cento anni della radio, i tre giganti del cinema e dello spettacolo, occuperebbero un posto privilegiato, non solo per il loro talento, ma anche perché rappresentanti di una generazione intera di artisti che nacque, o mosse i suoi primi passi, alla radio.   Fellini arriva a Roma nel 1939, frequenta l’ambiente dell’avanspettacolo e del «Marc’Aurelio», dove inventa rubriche e pubblica scenette illustrate. Tra gli anni Trenta e Quaranta il disegno satirico e i testi umoristici sono la strada più veloce per arrivare alla radio, più del teatro, che messo in onda soffre ancora il peso delle lungaggini drammatiche e la mancanza della dimensione visiva. Così già dal 1940 Fellini scrive decine di copioni originali per l’Eiar, l’antenata diretta della Rai, dai Notturni alle Fantasie, alle scenette incentrate sulle Avventure di Cico e Pallina, trasmesse all’interno del programma di...

Carteggi amorosi / Boccioni e la Principessa: un amore interrotto

Un minuscolo isolotto su un aristocratico lago alpino, un vero e proprio parco galleggiante attorno a un'antica villa. Una principessa romana che, dopo aver conquistato le capitali della mondanità europea, si innamora dell'isolotto e va a passarci l'estate da sola. Un marito assente, anch'egli rampollo di un altro potente e austero casato dell'aristocrazia romana. Un giovane, affascinante pittore, uno dei più talentuosi artisti della prima grande avanguardia del Novecento. Un incontro fatale, su cui incombe il rischio di uno scandalo irreparabile e l'ombra di una morte precoce in un momento terribile per l'Europa, quello in cui la Belle Epoque affonda nel sangue della prima guerra mondiale. Un crescendo di passione travolgente ma trattenuta, raccontato in una ventina di lettere nascoste per quasi un secolo e ritrovate in un vecchio baule.   Sembra la trama ideale di un romanzo rosa d'antan, grondante di romanticismo a ogni pagina e sempre sul punto di affogare nel Kitsch. Eppure è tutto vero. I protagonisti sono Umberto Boccioni e Vittoria Colonna; il luogo, l'isolino di San Giovanni, la più piccola delle isole Borromee sul lago Maggiore; il tempo, l'estate del 1916; le...

Estate in città / Ultras

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Santarcangelo 2050: Futuro fantastico / La risorgenza dei festival

Il festival 2020 doveva essere una sontuosa edizione del cinquantenario di un luogo, Santarcangelo, che dal 1971, dai tempi del teatro politico, ha inventato modi non convenzionali di vivere la scena e di fare comunità. Perciò si sarebbe chiamato Futuro fantastico e, con una crasi tra 2020 e 50, 2050. Sarebbe stato un riepilogo e un rilancio. Ma le cose hanno deciso diversamente, proiettando direttamente i progetti, frutto di un anno e più di ricerche e di lavoro, davvero in una dimensione futuribile. Pandemia, distanziamento, spazi all’aperto, limitazione degli appuntamenti e degli spettatori; ma soprattutto sfida di esserci, nonostante il covid-19, per affermare che lo spazio dell’esperienza e della mente non si vuole far recludere.  In questo modo il festival ha conquistato una dimensione essenziale. Certo, i Motus, direttori artistici, hanno espresso il proposito di completare il disegno tra dicembre prossimo, con un focus sulle forze giovani e sulle creazioni in residenza, e l’estate 2021, con il grande appuntamento internazionale e politico che avevano immaginato, di cui restano tracce nel quadernone rosa lilla del programma, con interventi di Bifo, Lia Rodrigues,...

Cittadellarte / Una nuova Accademia

Accademia Unidee è il prototipo di un nuovo tipo di accademia d’arte della Fondazione Pistoletto. La proposta nasce dal percorso e l’esperienza del grande artista e dalle numerose azioni e iniziative ospitate nella sede di Cittadellarte. Questa, infatti, da oltre 20 anni è sede di sperimentazioni sulla formazione e la ricerca dell’arte per la trasformazione sociale responsabile. La sedimentazione di questo lavoro ha prodotto il nascere di Accademia UNIDEE che si caratterizza per una conoscenza multidisciplinare, orientata alla sostenibilità, all’innovazione consapevole, con attenzione all’impatto delle tecnologie sull’uomo, sull’ambiente e sulla società, e con una forte vocazione alla ricerca. Per comprendere meglio questo progetto abbiamo rivolto alcune domande al Maestro Michelangelo Pistoletto, a Paolo Naldini Direttore di Cittadellarte e Presidente di Accademia Unidee e a Francesco Monico Direttore Generale di Accademia Unidee.   Accademia UNIDEE è appena nata ma ha già una lunga storia alle spalle, quella della Fondazione Pistoletto e delle sue numerose iniziative. Cosa vi ha spinto a creare un'accademia? Michelangelo Pistoletto: Cosa ci ha spinto? Devo dire che siamo a...

Viaggio di un poeta da giovane / Gary Snyder. Un beat in India

Settembre 2004. Il fuoristrada arriva quando la luce sta per mancare. Riserva di Monte Rufeno, Acquapendente. Da Roma fin qui, in uno stancante pomeriggio di dopo interviste e firmacopie, drogato da ore di autostrada e strada statale e strada bianca, Gary Snyder arriva in un casale nel bosco, Il Felceto, e di lì sulle pendici del monte verso la capanna che Alessandro Fani, carbonaio, ha costruito per mostrare a turisti e scolaresche ciò che abbiamo perduto. La macchina riparte, scricchiolare di foglie secche, di stecchi sotto le scarpe, luci sempre più grigie. Un cerchio di curiosi, di devoti, di a caso. L’interprete fa come può, Fani e Snyder cominciano a parlare tra loro, del taglio del bosco, dell’economia del bosco, della bellezza del bosco. Sorrisi. Risa. Chi fa sì con la testa e intanto capisce solo bocca, non parole. E ha ragione. È tutto così strano. Nel liquido amniotico del bosco e dell’ora, l’irrealtà dell’incontro tra un poeta e un carbonaio fa venire i brividi. Mentre a Mantova gli scrittori facevano prendere al pubblico caffè da 8 euro, a Acquapendente due vite resistenti tentavano un improbabile incontro. Beat Generation, Dharma, Green Anarchy. E dall’altro lato...

Un'educazione diversa / Il "pioniere" Gianni Rodari

Non è uno dei libri più famosi di Gianni Rodari e anzi potremmo dire che non è neppure davvero un libro di Rodari, se considerassimo che la fisionomia dell’autore si definisce solo con i racconti, le novelle, le filastrocche, la produzione letteraria che l’ha reso famoso da quando nel 1960 con Einaudi pubblicò Filastrocche in cielo e in terra e poi nel 1962 Favole al telefono. Il manuale del pioniere, primo titolo della sua bibliografia datato 1951, pubblicato dalle Edizioni di cultura sociale, appartiene all’epoca in cui l’autore della Grammatica della fantasia era un giornalista del Partito comunista italiano, un militante politico che faceva della scrittura un’arma di lotta per un’Italia più laica, più democratica, con meno diseguaglianze, in un contesto sociale in cui si ritrovava schierato per la pace contro le guerre di aggressione, contro le minacce di un apocalittico conflitto nucleare.   Come nota Vanessa Roghi nel suo bel volume Lezioni di fantastica. Storia di Gianni Rodari (Laterza, 2020) non è però «un’opera imbarazzante e inquietante, che fuoriesce del tutto dall’orizzonte del Rodari consueto e ci mostra in atto soltanto e soprattutto l’ideologo», come osservava...

La cantante e il pugile / Edith Piaf e Marcel Cerdan: knock-out

La prima lettera è datata 20 maggio 1949. Scritta a Parigi, s’appresta a prendere il volo per Loch Sheldrake, New Jersey, Stati Uniti d’America. È firmata come lo saranno tutte le altre, con un pronome che attesta la clandestinità della relazione: moi, io. Poteva averla scritta chiunque quella lettera, anche Edith Piaf:   Mio adorato, hai idea di che cosa sia una casa vuota di te?   Marcel Cerdan è volato in America il giorno prima. Starà lontano un mese, il tempo di preparare l’incontro a difesa del titolo mondiale dei pesi medi conquistato l’anno prima contro Anthony Zaleski, detto Tony Zale, the Man of Steel, l’uomo d’acciaio. Adesso dovrà vedersela con un altro avversario, un italo-americano dal temperamento focoso che si fa chiamare il Toro del Bronx. Vero nome: Giacobbe LaMotta, detto Jake. Uno che se ne va in giro dicendo: “sono popolare perché non ho paura di morire sul ring, e nemmeno di uccidere”. Un pugile di ben altra caratura rispetto a Tony Zale. Sei anni prima, a Detroit, LaMotta mandò al tappeto Sugar Ray Robinson, allora considerato il miglior pugile di tutti i tempi.   Edith in quella prima lettera sembra tramortita. La partenza di Marcel le ha...

Estate in città / Moscerini

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Una conversazione / Ateliersi. Le mappe del cuore di Lea Melandri

Esserci in qualche modo, come si può, in piccolo; costruire un’architettura possibile per quel festival di teatro che, giunto alla sua ventiquattresima edizione, ci porta all’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini. Il retro del Teatro La Cucina è la scena: un grande prato verde, tigli tutto attorno, il palcoscenico, le sedie a distanza di sicurezza. Scommessa vinta, quella di Olinda: Da vicino nessuno è normale ci ha permesso di tornare davanti a corpi sul palco, ha consentito che ritrovassimo, con le mascherine, in piccolo, il ‘fare mondo’ che è il teatro.   Due tavoli in scena: uno alla destra e uno alla sinistra. Una poltrona bianca tra loro. In primo piano due leggii che paiono maschere, dietro cui il volto di chi si avvicina scompare. Un microfono al centro del palco e al centro di un quadrilatero di fonti luminose, steli verticali di alluminio attraversati da luci a led. Su uno dei tavoli plichi altissimi di lettere; l’altro coperto da riviste, ritagli. Davanti ai tavoli, Fiorenza Menni occupa la parte destra del palco, Andrea Mochi Sismondi quella sinistra: consultano i fogli, li rigirano tra le mani. Fiorenza si avvicina ad Andrea e poi fa ritorno; non si dicono niente,...

Mille sfumature / I nomi dei colori

Quanti e quali sono i colori primari? i colori puri? i colori che i linguisti chiamano basici?  Qualche anno fa ho seguito un corso di pittura a olio in un paesino sul lago di Garda: l’artista che lo teneva mi consigliò di procurarmi tre tubetti: un rosso, un giallo e un blu. Naturalmente non riuscii a ricavarne le migliaia di sfumature promesse, in primo luogo perché il mio rosso, il mio giallo e il mio blu erano un rosso qualsiasi, un giallo limone e un blu, credo, di Prussia, quest’ultimo ben adatto a sporcare gli altri due; il bianco e il nero non erano considerati colori. Per fortuna mia madre, che mi aveva coinvolto nel corso, aveva una tavolozza più estesa e tubetti di colore pregiati, a cui potevo ricorrere per evitare la depressione. Del resto il maestro si rifaceva a teorie del colore di artisti importanti, come Mondrian, Kandinkij e Itten, ed è certo possibile creare centinaia di tinte a partire da tre soli pigmenti. Forse però si doveva partire dai colori puri? Ma avevo appena letto in Lichtenberg che nessun uomo aveva mai potuto vedere un bianco puro. Cosa significava allora colore puro? Se non lo si poteva vedere, non lo si poteva certo comperare.   L’...

Paulo Mendes da Rocha / L’architettura come farmaco

Qualche tempo fa l’architetto Carlo Gandolfi ha pubblicato un libro intorno all’opera e al pensiero di Paulo Mendes da Rocha (Matter of Space. Città e architettura in Paulo Mendes da Rocha, Accademia University Press, Torino 2018). “Intorno”, piuttosto che “incentrato su”, definisce meglio il carattere del libro in questione. Non si tratta infatti di uno studio rigorosamente storico, “monografico”, come viene inteso questo termine in circostanze simili. Un altro libro dedicato al medesimo autore, di qualche anno precedente, dell’ottimo storico Daniele Pisani, fornisce un eccellente esempio di “monografia” scientificamente impostata in tal senso (Paulo Mendes da Rocha. Tutte le opere, Electa, Milano 2013). Il libro di Gandolfi ha un taglio affatto diverso. Non che Paulo Mendes da Rocha non vi occupi un ruolo centrale. E però, quella che egli offre al lettore è un’avventura – visuale e concettuale – piuttosto che una semplice esposizione dell’opera e del pensiero dell’architetto brasiliano.   Basti dire che – tra le molte altre – nel libro appaiono citazioni di La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, Georges Perec, Daniel Barenboim, Paul Ricoeur, Constantin Brancusi,...