Torino fa scuola

Nei giorni scorsi ho visitato due rinnovate architetture scolastiche inaugurate il 12 settembre, due scuole secondarie di primo grado (le “medie”): la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Giovanni Agnelli hanno scelto due edifici (uno profondamente ricostruibile, l’altro storico da ripensare nei suoi spazi interni), in collaborazione con la Città di Torino e con un prezioso aiuto dell’Ufficio Scolastico regionale del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca; hanno creato un team guidato in ciascuna scuola da un pedagogista e un architetto (Beate Weyland e Sandy Attia alla scuola Fermi; Mario Castoldi e Luisa Ingaramo alla scuola Pascoli);  hanno fatto un bando per i progetti architettonici e hanno dato vita al progetto “Torino fa scuola” (torinofascuola.it) interamente finanziato da privati: dall’inizio alla fine 4 anni in tutto. Da questo anno scolastico quelle due scuole si sono riempite di professori e di studenti. Il bello è stato possibile. Ora, camminando in quelle due scuole, possiamo non sentirci così umiliati dal progresso finlandese nell’orgoglio di poter coniugare lo stare bene e lo stare in pubblico, con gli altri. Il risultato (ai professori, ai cittadini del quartiere che potranno accedere ai servizi culturali del piano-terra, agli studenti) appare ora un miracolo abitabile e vivibile.

 

 

 

 

È evidente, alla rivelazione fattuale di “Torino fa scuola”, che il cambiamento, l’innovazione devono proliferare là dove italiani intelligenti e tenaci si mettono insieme, collaborano, e creano là dove sono il battito d’ali della farfalla che ribalterà il mondo. Perché questo progetto è replicabile, altre scuole potranno scegliere questo cammino.

 

 

La didattica con cui si è pensata l’architettura ora sarà l’ambiente per un nuova didattica: in spazi pieni d’aria, di luce, con i banchi che scorrono su rotelle per muovere gli studenti in didattiche finalmente realizzabili, con lavagne elettroniche di ultima generazione (i BigPad della Sharp alla Fermi e i monitor multitouch CompuStore alla Pascoli), con gli armadietti personali numerati per ogni studente per lasciare qui i libri, con i bidoncini della raccolta differenziata graziosi nel design tipo bocche-di-aerazione-di-nave, con decine e decine di spazi per leggere un giornale, sciallare in questi «spazi calmi», sprofondare in un puff, dove poter studiare da soli in un momento di difficoltà, con casette-nido per confortare il meltdown di un ragazzo autistico, con aule insegnanti dotati di angolo cucina per mangiare tranquilli, con bagni puliti e belli… 

 

 

Ci accompagnano colleghi under 40, competenti, emozionati di poter lavorare in posti così favorevoli; i dirigenti scolastici che si sono trovati seduti al volante di queste Ferrari dopo decenni al volante di una vecchia Panda sono preoccupati di tenere tutto in ordine con soli quattro operatori scolastici, ma stanno cambiando i regolamenti di Istituto, perché in queste scuole – come dice Beate Weyland in una sua Ted conference – sono entrati la libertà, il sogno, la responsabilità autonoma dei ragazzi, la condivisione emotiva. 

 

 

Istituto Comprensivo “Vittorino da Feltre”, plesso scuola media “Fermi”: siamo in un’area della città già di spazi aperti, vicino al Museo dell’Automobile, vicino al Po, al suo parco fluviale, con vista della collina. La stazione del Lingotto è vicinissima, e di lì passa anche l’unica linea metro di Torino. Il dirigente scolastico, Giorgio Brandone, è un neo-vincitore del concorso, ex docente. Fa raccontare la “Fermi” da due colleghi: Loredana Ricci (docente di musica, pianista, qui insegnante di sostegno) e da Davide Ciccone, responsabile del plesso, docente di Matematica. Qui da ogni lato – grazie al progetto del team di architetti guidato da Alberto Bottero – vedi il quartiere, e il quartiere vede i suoi figli in classe, nei laboratori per materia, in biblioteca: tutto è trasparente, tutto è comunità.

 

 

Ci sono piante ovunque, intorno, e Ciccone appena può fa yoga con i suoi ragazzi sotto l’acero. Brandone cita, oltre al modello finlandese, quello israeliano, dove si lavora al massimo perché i ragazzi crescano in responsabilità nel loro muoversi nei volumi della loro scuola, rispettando, usando ogni risorsa. Ciccone mi parla del lungo di lavoro di cooperazione pedagogica che ha preparato il lancio architettonico della sede: «Il team è guidato dalle pedagogista Beate Weyland dell’Università di Bolzano, e siamo gemellati con l’Istituto Comprensivo 3 di Modena, diretto da Daniele Barca, dove si erano già realizzati i nuovi spazi della loro media “Piersanti Mattarella”». Accende la BigPad della Sharp: tutti i ragazzi presenti si collegano con i tablet della scuola, e se uno si sgancia per farsi i fatti suoi a monitor appare subito la sua fuga: la dashboard è impressionante per opzioni di lavoro dell’insegnante e di ragazzi in team. 

 

 

Istituto Comprensivo “Rita Levi Montalcini”, plesso scuola media “Pascoli”: qui siamo invece dentro un importante struttura ottocentesca in zona Francia, un quartiere borghese, centrale. Gli architetti guidati da Silvia Minutolo qui hanno valorizzato lo storico e sventrato, aperto quanto più hanno potuto, hanno lasciato entrare luce e visioni esterne. Mi accompagna, delegata dalla dirigente scolastica Laura Di Perna, Miriana Bracco, giovane collega di Lettere lanciatissima nell’innovazione digitale: «I ragazzi possono entrare nel nuovo atrio ampio e luminoso alle 7.50: devono spegnere i cellulari e prima della prima ora possono parlarsi, socializzare; i loro smartphone qui non servono, abbiamo tutto noi: tablet e BigPad. Tra i progetti in corso c’è una webradio fatta dagli studenti». Vuole mostrarmi entusiasta la sala “ben-essere”: ci sono una chaise longue, tappetini, sedie ergonomiche scandinave, soprattutto c’è silenzio. Bracco dice che «ora stiamo tutti bene a scuola, lo spazio è motivante, e i ragazzi hanno un altro atteggiamento». E chi nella vecchia scuola era un Franti qui diventerà un Enrico Bottini? Miriana ci pensa un po’ su, e infine dice «…mmm… ci vorrà un po’ di tempo».

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