Musica

Biennale Musica / Saariaho, la drammaturgia interiore

Intorno all’opera i nervi sono a fior di pelle. A Parma basta un manifesto pop di Verdi e il festival a lui dedicato diventa un calderone ribollente che neanche le streghe nel Macbeth. Battaglie di retroguardia, certo, tanto più se la politica più retriva si mette di mezzo, ma non inedite. E alimentate dal tamtam dei social network spesso oltre il diritto di sciocchezza. Non è un bel viatico, nel momento in cui pare che dopo la lunga eclisse pandemica stia finalmente sorgendo l’alba del ritorno alla normalità per lo spettacolo dal vivo e il traguardo della capienza piena sia a portata di mano. Ma d’altra parte bisogna annotare che certi massimalismi contro la drammaturgia – ché di questo, specialmente, si tratta: una crociata contro i registi – non sono nuovi nel mondo dell’opera “storica...

Arena di Verona / Opera in multimedia con vista sciopero

Il multimedia – immagini, video e soluzioni grafiche variamente elaborate – fa parte ormai da molti anni del bagaglio del cosiddetto teatro di regia nel melodramma. Sulla spinta dell’emergenza, per uscire dalle strettoie dei protocolli sanitari anti-Covid, quest’estate lo ha adottato in maniera intensiva anche l’Arena di Verona, riuscendo così a mettere in cartellone un festival fitto di appuntamenti ma che del teatro di regia non ha quasi nulla. Come inevitabilmente accade nell’anfiteatro romano, la scelta – che ha rarissimi precedenti fra quelle antiche pietre – è passata attraverso la monumentalità: l’immenso led wall destinato alle immagini ferme o in movimento – struttura fissa e comune a tutte le cinque produzioni operistiche del festival – secondo i dati forniti ai giornali ha una...

Maggio Fiorentino / La Siberia resuscitata di Umberto Giordano

I - Cum mortuis in lingua mortua Come si resuscitano i morti? Secondo il dottor Frankenstein è questione di elettricità, secondo Federico Ruysch di conservazione e congiunzioni astrali, se invece sentiamo la vera Autorità, "Lui", non c'è tecnica che tenga. Ma se per 'morti' intendiamo opere non più eseguite, dimenticate negli archivi degli editori, e per 'resuscitare' rimettere in scena, riaprire per esse il grande libro del Repertorio e far spazio nei margini per il loro nome, le autorità sono altre, e alcune devono senz'altro risiedere a Wexford, in Irlanda, e a Martina Franca, in Valle D'Itria, dove da anni ci si adopera a questo scopo – altre ancora nel piccolo Teatro Grattacielo di New York, un'enclave italiana di melomani coraggiosi. I nomi degli impavidi sono pochi, molti i morti...

Il libro di Alessandro Carrera / Bob Dylan: uno scrigno senza fondo

Negli anni Sessanta del secolo scorso, quando l’ho ascoltato per la prima volta, Bob Dylan era una mosca bianca nella scena musicale: già la sua faccia sulla copertina del 45 giri di The Times They Are A-Changin’, grigia, piatta, senza sorriso, sembrava rinviare a un mondo del tutto diverso da quello di moda in quegli anni. La voce, poi, era davvero sconcertante (“ma come fate ad ascoltare questo ubriaco?” chiedeva la nonna di un mio amico). Come tanti, diventai un suo fan. Conoscevo a memoria le sue canzoni, le cantavo e le suonavo con tanto di armonica a bocca a tracolla, sforzandomi vanamente di imitare quella voce inconfondibile.  Negli anni Settanta l’ho mollato. Avevo seguito il suo percorso anche dopo la svolta “elettrica”, avevo digerito perfino i manierismi di Self Portrait...

A 40 anni dalla morte / Bob Marley, una canzone è un segno

Quando fu coniata l’espressione world music, Bob Marley era morto da più di un lustro. Era il 1987, e un gruppo di discografici inglesi, preoccupati di come promuovere il crescente numero di dischi di musica africana e genericamente altra che s’andava accumulando sugli scaffali dei negozi, s’inventò l’etichetta musica dal (o del) mondo. Non era rock, non era classica, non era jazz, non era folk, e i negozianti che nel frattempo avevano già adibito un angolo di negozio all’esposizione di una collana reggae – forse discosta, ma coloratissima – pensarono che la musica genericamente altra dal rock e dal pop di stampo anglosassone la si potesse assegnare a una voce tanto vaga quanto suscettibile di rappresentare il resto del mondo.    L’anno prima, nel 1986, Paul Simon aveva...

Due libri sull’autore del “Ring” / Wagner, il genio che divide

Correva l’anno 1976 e si celebrava il centenario della prima esecuzione completa del Ring des Nibelungen di Richard Wagner, quando Pierre Boulez approdò a Bayreuth per un’edizione della Tetralogia destinata a fare storia. In realtà, la storia era destinato a farla soprattutto il suo compatriota Patrice Chéreau, che aveva allora solo trentun anni, e che firmò una regia dirompente, vero e proprio spartiacque fra la tradizione e l’innovazione. Impresa tanto più sintomatica e decisiva in quanto realizzata proprio nel teatro sulla collina appena fuori dalla cittadina dell’Alta Franconia dove i riti wagneriani sembravano destinati a perpetuarsi senza scossoni. Realizzato con sofisticata articolazione “modernista”, lo spettacolo appariva ispirato dalle tesi politiche contenute nel Wagneriano...

Suono e cinema / La nuova musica di Hollywood

Pochi cenni musicali, al cinema, hanno avuto facoltà di inchiodarmi alla poltrona come quelli che aprivano il film Il petroliere di Paul Thomas Anderson. Delle dissonanze che definire audaci, in un film hollywoodiano, è dir poco, e che sembravano preludere al fluire del petrolio che di lì a poco avremmo visto sgorgare a fiotti, ma anche il collasso interiore del protagonista, il suo precipitare nelle viscere della terra, invischiato fra melma, petrolio e sangue, molto sangue, come recita il titolo originale del film in inglese, There will be blood. Sui titoli di coda appresi che la colonna sonora del film era opera di Jonny Greenwood, il chitarrista del gruppo rock dei Radiohead. Scoprii così che Greenwood era l’unico membro del gruppo ad avere alle spalle una formazione musicale classica...

Goro, 17 luglio 1939 - Milano, 24 aprile 2021 / Prendere a morsi la vita. Addio a Milva

Non è la Milva che conosciamo, quella di questa prova dell’Opera da tre soldi con Giorgio Strehler. Non vediamo i suoi capelli rossi, più o meno fiammeggianti a seconda degli anni, ma un caschetto scuro alla Lulu di Pabst. E i gesti, intorno a quella sua inconfondibile bocca larga, che sembra voler ingoiare la vita, sono quelli di una diva del muto, Louise Brooks o anche Gloria Swanson in Viale del tramonto. E sono i cazzotti, violenti, contro il maschio dominatore, violento.     Di fianco a lei, nella Tangobalade della Dreigroschenoper di Bertolt Brecht c’è uno degli attori cari a Strehler, Gianni Santuccio. Poco dopo, per lo spettacolo definitivo del 1972, Santuccio si ritirerà e il suo posto lo prenderà un'altra icona della musica popolare, come Milva, Domenico Modugno....

A un anno dalla scomparsa / John Prine, songwriter's songwriter

“He never was anything but humble and gracious”  Ted Kooser, US Poet Laureate   L’autore degli autori   Nei giorni immediatamente successivi alla morte, avvenuta il 7 aprile 2020 a causa del Covid-19, una delle espressioni più utilizzate, nei necrologi e negli articoli, per definire John Prine è stata “writer’s writer” o “songwriter’s songwriter”. Pitchfork ha addirittura intitolato il lungo editoriale di commiato Remebering John Prine, The Ultimate Songwriter’s Songwriter. Questa espressione, nel mondo anglofono, si riferisce a cantautori poco noti al grande pubblico ma molto apprezzati dagli altri cantautori. Nel caso di John Prine, tuttavia, risulta certo stringente ma alquanto riduttiva se limitata al mondo della canzone. Il suo impatto sulla cultura americana può...

A cinquant’anni dalla morte / Stravinskij, un’eredità che resta

I tempi non sono propizi agli anniversari musicali come occasioni di ascolto. In molti casi non è difficile farsene una ragione, perché troppe volte il ricorso alle date di nascita, di morte o di eventi più o meno speciali appare come una scorciatoia (e una stampella) per programmazioni a corto di visione o semplicemente di creatività. Ci sono però anniversari che offrono l’opportunità di riflettere, di fare il punto su di un autore, di rivedere giudizi o di ampliare le prospettive storiche e musicali. E perderli è un peccato. Una di queste occasioni era il cinquantenario della morte di Igor’ Stravinskij, avvenuta a New York il 6 aprile 1971. Se idee e proposte esecutive erano in cantiere, purtroppo l’effetto virus le ha ridotte notevolmente: finora qualche concerto, piccole...

24 marzo 1721 / Bach e i trecento anni dei Concerti Brandeburghesi

Il documento è ampolloso, ossequioso e curiale, formalmente ineccepibile, come si conviene a un atto ufficiale e per questo in francese, la lingua della diplomazia, delle corti anche in Germania e in generale della cultura europea nel Settecento: “Monseigneur, comme j’eus il y a une couple d’années le bonheur de me faire entendre à Votre Altesse Royalle, en vertu de ses ordres, & que je remarquai alors qu’Elle prennoit quelque plaisir aux petits talents que le Ciel m’a donnés pour la Musique…”. Si tratta di una dedica a “Son Altesse Royalle Monseigneur Cretien Louis Marggraf de Brandenbourg”, preambolo all’autografo contenente “Six Concerts avec plusieurs Instruments”, sentito omaggio firmato dal “tres-humble & tres obeissant Serviteur Jean Sebastien Bach, Maitre de Chapelle de S....

Tanto per cambiare / Il festival negato di Paolo Fresu

Negli anni Sessanta, durante le prime classi delle elementari, noi ragazzini di Firenze spesso ci divertivamo in uno dei tanti giochi che ci rendevano liberi e vispi: la barauffa. Uno di noi si metteva di fronte agli altri gridando “alla barauuuffaa!” e gettava una manciata di caramelle verso il gruppo che si trasformava immediatamente in una mischia. Alla fine, le caramelle si dividevano, ma rimaneva la soddisfazione, per i “vincenti”, di essere stati più pronti, scaltri e “ganzi” degli altri. Nessuno guardava al fatto che il successo fosse in gran parte frutto del caso, perché dipendeva dalla posizione in cui ti trovavi al momento del lancio. Una volta che avevi il tuo piccolo malloppo, però, gioco forza ti sentivi “più qualcosa” rispetto agli altri. Prima che la partita di calcio tra...

Addii / Raoul Casadei, il re del liscio

A me fa venire in mente le feste dell’Unità, con le coppie che si alzavano affaticate dagli anni e da corpi non proprio scattanti da sedie e tavolini, e poi si lanciavano come angeli sulla pista a volteggiare. Mi ricorda quelle bioniche ragazzine con gonnelline cortissime, che evocano le ballerine tuttegambe del varietà d’antan, e giovanotti vitaminici che accompagnano con ghirigori fisici pazzeschi le esibizioni delle orchestre spettacolo (vedi gli ExtraLiscio a Sanremo, il punk-liscio). Mi fanno venire in mente i frustatori di Dozza, ritmo di sciucaren, frustatori appunto, sulle frasi di valzer-mazurka-polka, e una vecchia “accademia di danza” (Lanzarini, forse?) a Bologna in via Ugo Bassi vicino al mercato, dove negli anni ’70 si vedevano fanciulle con la treccia lunga e le gonne sotto...

A cento anni dalla nascita / Astor Piazzolla, lo sradicato del tango

Da giovane, a Buenos Aires, lo chiamavano El Yoni, traslitterazione argentina di Johnny, perché era cresciuto negli Stati Uniti. Più John Wayne che Carlos Gardel. A New York, quando gli parlavano in spagnolo, rispondeva in inglese e confessava di essere italiano, per timore di essere confuso con un portoricano. Quanto al lunfardo, gergo popolare bonaerense, argot della malavita che spesso affiora nei testi di tango, gli era non solo estraneo, ma con ogni probabilità l’avrebbe rifiutato in quanto cifra della Buenos Aires malfamata e viziosa che aborriva.   Astor Piazzolla (Astòr dall’italiano Astorre; la dinastia degli Astor anglo-americani non c’entra), propugnatore del nuevo tango, il musicista argentino più importante del Ventesimo Secolo, colui che trasferì il tango dalle sale da...

Michieletto tra Berlino e Milano / Jenůfa & Salome

Meno di due anni e un destino molto diverso separano Jenůfa di Leoš Janáček (Brno, 21 gennaio 1904) da Salome di Richard Strauss (Dresda, 9 dicembre 1905). Nati sul ciglio del XX secolo, questi due titoli capitali nella storia del teatro per musica e della modernità restano oggi molto diversamente considerati. Anche se la ricerca e la valutazione storica hanno ormai definitivamente stabilito l’importanza precorritrice del lavoro del compositore moravo, le sue origini appartate e le faticose vicende esecutive (doveva passare oltre un decennio prima che approdasse su una scena importante, quella di Praga) ne hanno condizionato lungamente la ricezione e in qualche modo continuano a farlo, affermando un’astratta stima storico-culturale, ma tenendolo ai margini del grande repertorio. Discorso...

1936 - 2021 / L'icona Carla Fracci

Carla Fracci, ballerina assoluta, è stata musa, mito e per sempre sarà icona. La salutiamo oggi, 27 maggio 2021, in questo anno in cui già troppi, tristemente, se ne sono andati. Nei suoi 84 anni di vita, Carla Fracci ha incarnato la quintessenza del balletto con una grazia, un rigore e un’eleganza esemplare. Scrivere parole d’addio dedicate a questa grande artista che per sempre vivrà al di là del tempo, ne siamo certi, non è semplice. Le parole non basteranno mai, per dire tutta la bellezza di questa immensa ballerina. Inoltre, sovrapporre l’emozione di queste ore e il ricordo, già storico per la sua monumentale portata culturale e artistica, di una carriera infinita, sarebbe a dir poco limitativo. Lascerò allora che queste parole prendano forma, in punta di penna, e cercherò di farlo a...

Un anniversario / Dylan ha ottant’anni e mi ha stremato

Dylan ha ottant’anni e mi ha stremato. Libri, articoli, interviste, presentazioni online. Tutto molto eccitante, per carità, ma mi viene in mente quello che una volta ho sentito dire a Michael Gray, uno studioso di Dylan che prima di una conferenza aveva informato il pubblico di avere anche una vita oltre a Dylan (“And yes, I do have a life”). È bene saperlo, perché Dylan, che i suoi colleghi del Greenwich Village chiamavano “la spugna” perché assorbiva tutto, adesso assorbe chiunque si occupi di lui. E se vuoi avere una vita oltre a Dylan, buona fortuna. Per me, il suo compleanno è cominciato con la co-edizione di Bob Dylan and the Arts, il volume uscito nel gennaio 2021 per le Edizioni di Storia e Letteratura che raccoglie gli atti del primo convegno universitario su Dylan in Italia,...

1945-2021 / Il chip metafisico di Franco Battiato

Nell’estate del 1973 il terzo festival della rivista del movimento hippy italiano, “Re Nudo”, organizza la sua Woodstock italiana tra i boschi di Alpe del Viceré, in provincia di Como; il sindaco socialista della cittadina alpestre è terrorizzato, alla prospettiva di ricevere l’orda di straccioni seminudi, non concede nessuna autorizzazione, non garantisce nessuno spazio, né i servizi essenziali: niente corrente elettrica, niente acqua. Gli organizzatori decidono all’ultimo di gettare la spugna e invitano i compagni a non partire. Ma ormai l’orda figlia dei fiori non intende rinunciare alla sua terza estate di free love, marijuana e musica: arrivano in migliaia; tra di loro, un giovane musicista siciliano che compone musica elettronica “cosmica” a Milano; si chiama Franco Battiato, e...

La mamma dei Måneskin

Il giorno dopo la proclamazione a sorpresa dei Måneskin come vincitori del festival di Sanremo non è il momento migliore per trarre conclusioni generali sullo stato dell’arte di questa manifestazione così importante nell’immaginario italiano. Ragion per cui propongo di rimandare ogni considerazione a quando le bocce saranno ferme, scegliendo di restare, piuttosto, sul pezzo. Ovvero sul pezzo – Zitti e buoni – del gruppo vincitore, provando a leggerlo criticamente. Si può cominciare con l’interrogarsi su quale possa essere il posizionamento propriamente musicale del brano. È chiara la ripresa di alcuni stilemi, a metà fra punk e glam, che mi ricordano, per il potente drumming, gli Smashing Pumkins. Anche l’esibizione porta a riconoscere il medesimo riferimento, da una parte, all’idea del...

1° marzo 2012 - 1° marzo 2021 / Lucio Dalla: “Io diffido dei puri”

Nella voce di Wikipedia a lui dedicata, Lucio Dalla (1943-2012) è qualificato innanzitutto come “cantautore”. Nessuna meraviglia, certo: è questa l’etichetta più ovvia che gli si può applicare. In realtà, la sua carriera di “cantautore” in senso proprio (autore cioè dei testi, oltre che delle musiche) ha inizio piuttosto tardi, nel 1977, con l’LP Com’è profondo il mare. Dalla ha 34 anni, ed è già un musicista molto noto. Dopo gli esordi come clarinettista jazz, negli anni Sessanta – su pressione di Gino Paoli – è entrato nel mondo della musica pop come eccentrico vocalist, ha inciso alcuni pezzi “bizzarri” come Quand’ero soldato (1966) e si è fatto conoscere soprattutto attraverso le sue anomale partecipazioni al Festival di Sanremo: Pafff-bum! (1966, in coppia con gli Yardbirds), Bisogna...

David Greilsammer. Labyrinth / Un pianista fuori dai musei dell’ascolto

I programmi dei concerti sono da molto tempo – almeno dalla fine dell’Ottocento – funzionali a una sorta di museificazione della vita musicale, che in quest’epoca di privazione se non di totale mancanza, appare ancora più inutile e dannosa. Nel corso del Novecento, la prassi di restringere le scelte esecutive a un circoscritto numero di autori (i più grandi e i più popolari), in un arco temporale limitato, è stata spesso applicata anche ai dischi, specialmente nell’ambito strumentale. In questo caso, naturalmente, invocando le esigenze del mercato. In seguito, la crescente fortuna di generi una volta desueti, come il Barocco, paradossalmente ha finito per creare nuove “bolle”, mondi magari frequentati ma sostanzialmente impermeabili.  David Greilsammer, quarantatreenne pianista e...

Altre rivoluzioni / Miles Davis e le forme della libertà

In un’intervista con il compositore, storico del jazz e rabbino Bob Gluck, il batterista Barry Altschul dichiarò: “per me la definizione di libertà è vocabolario. Più vocabolario musicale hai, più sei libero”. Il sassofonista Anthony Braxton, che con Altschul condivise la breve ma intensa avventura del quartetto Circle all’inizio degli anni ’70, grande appassionato di scacchi, da par suo dichiarò: “per me la bellezza degli scacchi sta nel fatto che offrono una splendida opportunità per osservare le strutture e le relazioni, i progetti, le strategie sugli scopi, e i rapporti fra queste strategie, le variabili, gli obiettivi e il conseguimento degli obiettivi. La bellezza degli scacchi si estende anche alla fisica e alle pressioni. Per quanto mi riguarda, gli scacchi dimostrano ogni cosa...