raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Musica

L'ultimo album / Bob Dylan: Rough and Rowdy Ways

“Ah, ma allora ero molto più vecchio, sono molto più giovane adesso” cantava Dylan nel 1964, all’età di 23 anni (“Ah, but I was so much older then, I’m younger than that now”). Il dio Crono in persona deve averlo sentito, e ha pensato: “Vuoi sconfiggere me, il signore del tempo, con le tue canzoncine? Bene, allora per te serberò una sorte speciale. Invecchierai come tutti, ma a ritroso. Diventerai così vecchio che ricorderai tutto quello che è accaduto ben prima che tu venissi al mondo. Assisterai alle guerre dei tempi passati, sarai con Giulio Cesare quando ha attraversato il Rubicone e con le donne troiane quando sono state vendute in schiavitù. E dovrai mettere tutto questo nelle tue canzoncine, altri strumenti non ne avrai”. “Buio non è ancora, ma presto lo sarà” cantava Dylan nel...

Rossano Lo Mele / Scrivere di musica, una guida pratica e intima

Tra il memoir e il manuale di istruzioni per il giovane critico musicale, Scrivere di musica, una guida pratica e intima di Rossano Lo Mele (Minimum Fax anche in ebook), direttore editoriale del mensile Rumore e batterista dei Perturbazione, non manca un colpo. A partire dal blurb: “Chi scrive di musica si arroga il diritto di spiegare agli altri cosa stanno sentendo. Non è una faccenda da poco”. Poco importa (ancor meno oggi) che si viva in un paesello minuscolo o in una metropoli, è nell’adolescenza che scocca la scintilla: come trasformare la passione nella meta di una vita prima e in un lavoro poi è la sfida. Pare facile! Tenendo sempre viva l’attenzione, l’autore rievoca l’apprendistato sulle riviste cartacee e in radio, scrive dei modelli giornalistici (per dirne due: dal mitico...

Un ricordo a 90 anni dalla nascita / Barbara, l’amore assoluto

L’entrata in scena era la parte più difficile. I francesi lo chiamano le trac, la paura del palcoscenico. Quei pochi metri prima di raggiungere il pianoforte. A una giovane attrice che sosteneva di non aver mai provato paura in scena, si dice che Sarah Bernhardt abbia risposto: non si preoccupi, arriverà col talento. L’amore che Barbara sentiva per il pubblico, meritava quella paura. Un concerto, per lei, era l’equivalente di un rendez-vous al chiaro di luna. E chi diamine si presenta a un appuntamento senza che gli tremino almeno un po’ le gambe?   Una volta seduta al pianoforte le cose s’aggiustavano. L’applauso si smorzava e spettava a lei domare il pubblico. La paura si trasformava in controllo. In silenzio, in sussurri. Come ci riusciva? Verrebbe da dire: intingendo la penna nel...

Fiction e teatro tra radio e podcast / Il futuro sussurra all’orecchio

Bisognerebbe soffiar via un po’ di polvere, dismettere i cascami del vintage – al più vedendo di salvare un pizzico di nostalgia – e ritirar fuori quel ricchissimo patrimonio della radio legato al teatro, alla fiction, al radiodramma, agli sceneggiati… con due obiettivi in testa: programmare e produrre. Con la chiusura per tre mesi dei grandi teatri e delle piccole sale e la loro riapertura a servizio assai ridotto – chissà quanto tempo ci vorrà per riprendere l’attività a pieno regime (gli addetti ai lavori parlano almeno di un anno) – i media (radio, televisione, piattaforme web…) sono inevitabilmente investiti da nuove responsabilità. Eppure chi pensa sia solo questione di tempo, perciò di elaborare ‘surrogati’ mediali per far fronte alle limitazioni emergenziali imposte allo...

Mai dare spiegazioni, mai lamentarsi / Marianne Faithfull, l’arte della resilienza

In una lettera ai fratelli George e Thomas datata 22 dicembre 1817, John Keats scrisse di aver infine compreso qual era il segreto per fare di un uomo un uomo compiuto (a Man of Achievement, l’espressione usata da Keats, maiuscole comprese): la capacità cioè di condursi nell’incertezza, nel dubbio e fra i misteri della vita senza avvertire l’irritante impulso di cercare ogni volta soccorso nei fatti e nella ragione. Riteneva che in questo Shakespeare fosse un maestro. In un poeta, scriveva Keats, il senso della bellezza trascende ogni altra considerazione, o meglio rende superflua ogni altra considerazione. E Keats chiamò questa qualità capacità negativa (negative capability).   Quando nel 2018 Marianne Faithfull decise di intitolare un disco proprio così, Negative Capability,...

Un delitto efferato / Bob Dylan. Murder Most Foul

Con un messaggio sul suo sito www.bobdylan.com e poi su vari social media, Bob Dylan ha annunciato l’uscita di questa sua canzone, Murder Most Foul, dedicata all’uccisione del presidente John Fitzgerald Kennedy a Dallas, Texas il 22 novembre 1963. La canzone, postata su youtube e ripresa da vari siti, è la prima in otto anni firmata da Dylan (dall’uscita di Tempest, 2012) e stando alla voce e dall’arrangiamento sembra registrata non più di cinque anni fa. “Murder most foul”, il delitto più efferato, è una citazione dall’Amleto di Shakespeare (Atto I, Scena 5; lo spettro del padre descrive la sua morte ad Amleto) e tutta la canzone, come è nello stile di Dylan, contiene moltissime citazioni da canzoni e film, riferimenti letterari e storici, in particolare relativi all’assassinio di...

“Sono tutti uguali gli occhi degli uomini verso l’esilio” / Due sguardi su Claudio Lolli

Tre note su Claudio Lolli di Massimo Recalcati   Prima nota: la sua musica mi ascoltava La musica è qualcosa che davvero ascoltiamo? Quando ho ascoltato le prime canzoni di Claudio Lolli in una scuola occupata di Quarto Oggiaro, nella estrema periferia milanese, ero davvero “io” che le ascoltavo? La musica non assomiglia forse ad un quadro o ad un libro? Sono io che guardo e che leggo o sono il quadro a guardarmi e il libro a leggermi? Ricordo bene la sua voce e le sue parole tra noi mentre io ero, in quell’inverno del 1976, come tutti quelli della mia generazione, attraversato da grandi dolori e furori. Lolli mi ha insegnato per primo che l’esperienza della musica non è quella di un semplice fluido sonoro che visita le nostre orecchie. Ascoltare le sue canzoni era fare l’esperienza...

Le storie di jazz di Aldo Gianolio / Il trombonista innamorato

I suonatori di ottoni (altrimenti detti suonatori di strumenti aerofoni a bocchino), ovvero trombettisti, flicornisti, cornettisti, trombonisti a pistoni o a coulisse, cornisti, suonatori di basso tuba, di eufonio, di sousafono o di cimbasso (e, come si suol dire, chi più ne ha più ne metta), per ragioni in parte comprensibli e in parte no, paiono predisposti a interpretare il ruolo del protagonista in storie a sfondo erotico. Qualcosa, nel semplice atto di soffiare del fiato caldo dentro un tubo cavo generando delle vibrazioni, fa sì che si attribuiscano a detti suonatori spiccate doti in campo amatorio o che li si proietti dentro un invidiabile vortice di voluttà. Può anche succedere però, allorquando il fiato viene meno, che il suonatore di ottone si ritrovi, suo malgrado, nei panni...

Il memoir di Flea dei Red Hot Chili Peppers / Acido per i bambini

Molti anni fa un giornalista chiese a Thelonious Monk quale musica gli piacesse ascoltare. Monk rispose: amo tutta la musica. Il giornalista, insoddisfatto della risposta o soltanto a caccia di uscite sensazionali, insistette: anche la musica country? E Monk, come sempre serafico e imperscrutabile: quale parte di ciò che ho appena detto non hai capito?   Michael Balzary, in arte Flea, la pulce, co-fondatore e bassista del gruppo rock californiano dei Red Hot Chili Peppers, attore, produttore discografico e cinematografico, proprio come Monk è convinto che la musica abiti un regno superiore non riducibile alle crasse categorie dentro cui noi umani siamo soliti costringerla. Tutta la musica è veicolo di magia: even shitty pop music, dice Flea, anche la merdosa musica pop. Fa un solo...

Ligaland / Ligabue e Presley

È uscito in questi giorni, presso l’editore Mimesis, il volume di Vanni Codeluppi Ligaland. Il mondo di Luciano Ligabue. Pubblichiamo in anteprima un estratto da questo volume relativo al rapporto esistente tra il cantautore emiliano e il cantante americano Elvis Presley.     Elvis Presley ricorre frequentemente nei discorsi di Ligabue. Si potrebbe quasi dire che è stato per questi un punto di riferimen­to costante. Il film Radiofreccia si conclude con la scena del funerale del prota­gonista Freccia, accompagnato dalla banda musicale di Correggio che suona Can’t help falling in love, il celebre brano con il quale Presley solitamente terminava i suoi con­certi. E all’interno di questo film è presente anche il cantante correggese Little Taver, sorta d’imitazione “alla buona” di...

Il memento mori del rock / L’arte di dire addio in 4/4

Spero di morire prima di invecchiare – I hope I die before I get old – da My Generation degli Who, è il verso rock per eccellenza. Quando la canzone uscì, nel novembre del 1965, autore del brano e interprete, Pete Townshend e Roger Daltrey, avevano rispettivamente 20 e 21 anni. Oggi i due di anni ne hanno 74 e 75, e il minimo che si possa dire è che l’auspicio non si è realizzato (vi risponderanno, con ogni probabilità, che l’ospizio può attendere). Leggenda vuole che Paul McCartney, d’indole forse meno spaccona o soltanto più interessato al sistema pensionistico britannico, avesse soltanto 16 anni quando scrisse una canzone come When I’m Sixty-Four – quando avrò sessantaquattro anni – dove s’immaginava con i nipoti Vera, Chuck e Dave sulle ginocchia, oppure intento a strappare le erbacce...

Everybody’s doin’ it, di Dale Cockrell / Ballando con gli orsi

Follow the money – segui il denaro – suggeriva l’informatore di Carl Bernstein e Bob Woodward nel film Tutti gli uomini del presidente. Fu proprio la pista dei soldi a condurre i due giornalisti del Washington Post sulla giusta strada nella vicenda Watergate. Per far luce sulla musica popolare americana, che a sua volta non può essere decifrata altrimenti che attraverso il suo complesso intrico di tracce, un valido suggerimento potrebbe essere questo: follow the fun – segui il divertimento. È la tesi che abbraccia Everybody’s doin’ it. Sex, Music and Dance in New York 1840-1917 (lo fanno tutti: sesso, musica e ballo a New York fra il 1840 e il 1917), il nuovo libro di Dale Cockrell pubblicato da W. W. Norton & Company. Cockrell è professore emerito di musicologia alla Vanderbilt...

Buon compleanno! / Le armonie irrisolte di Joni Mitchell

Di colori e coloriture nelle sue canzoni   Una pittrice sviata dalle circostanze. È una frase di Joni Mitchell che viene spesso citata, una sorta di preambolo o di avvertenza rispetto a tutto quanto si potrà poi dire o scrivere sulle sue canzoni. Non fosse stato per i guai, spiegò anche la Mitchell, non avrei mai intrapreso la carriera musicale. Altrove sostenne che Both Sides Now, uno dei suoi brani più famosi, era nato dal trauma dell’essere stata costretta a dare in affido la figlia a metà anni ‘60. Diceva anche che per non farsi sviare del tutto s’era messa a disegnare le copertine dei suoi dischi: Song of seagulls, l’album d’esordio del 1968, e poi Clouds (1969), Ladies of the Canyon (1970), Court and Spark (1974), Mingus (1979), Wild Things Run Fast (1982), Turbulent Indigo (...

Il prezzo della libertà / CSN&Y: la famiglia disfunzionale del rock

Nel marzo del 1970 Lanny Kaye, futuro chitarrista di Patti Smith, scrive un articolo per la rivista Circus dedicato al gruppo rock del momento: Crosby, Stills, Nash & Young. Il primo disco del quartetto, Déjà vu, è nei negozi da pochi giorni e si appresta a diventare uno dei manifesti di quegli anni. Dopo aver elogiato la band sul piano musicale, Kaye se ne esce con un’affermazione che è figlia dell’epoca: “il vero segreto del successo di CSN&Y, al di là dei dischi e dei concerti, al di là della musica stessa, è l’amore che provano l’uno per l’altro. Se il gruppo non esistesse, sarebbero comunque amici. Se non fossero amici, sarebbero fratelli”. E poi cita una frase di David Crosby: “siamo una famiglia, e il legame si sta irrobustendo di giorno in giorno”.   Tre mesi dopo, su...

A 10 anni dalla morte della cantante argentina / Mercedes Sosa: folklore ed esilio

Nel breve ciclo di conferenze dedicate al tango pubblicate di recente da Adelphi, Jorge Luis Borges a un certo punto usa l’espressione guitarra trabajosa per sottolineare come nei tango da lui amati la chitarra dia “sempre l’impressione di fare fatica”. Borges sostiene che la chitarra entrò nel tango prima del bandoneon ma dopo il pianoforte, il flauto e il violino, e si serve dell’annotazione per confutare l’idea secondo cui il tango sarebbe nato in periferia e nelle osterie, dove la chitarra regnava sovrana.   Borges tenne quel ciclo di conferenze nell’ottobre del 1965, lo stesso anno in cui Jorge Cafrune presentò una quasi sconosciuta Mercedes Sosa al festival del folklore di Cosquín, dandole notorietà nazionale. Poco più di due anni prima, l’11 febbraio 1963, a Mendoza, un gruppo...

1928 - 2020 / Ennio Morricone: moderno sempre

“Copiare il vero può essere una buona cosa, ma è fotografia, non pittura. Inventare il vero è meglio, molto meglio.” Lo scrisse Giuseppe Verdi alla contessa Clara Maffei in una lettera del 20 ottobre 1876. Ne sapeva qualcosa, avendo inventato, pochi anni prima per l’Aida, una “musica egiziana” che non era mai esistita. Ennio Morricone si trovò all’incirca nella stessa situazione quando iniziò a comporre le musiche per i western di Sergio Leone, ma a carte rovesciate. Doveva inventare il falso, nel senso che l’universo West di Sergio Leone era assolutamente “fasullo” rispetto alla supposta “verità” del genere hollywoodiano. Quello che fece, forse costretto dalle circostanze, dal budget ridotto che non gli permetteva di usare un’intera orchestra, o per qualunque altra ragione che comunque...

Un coro di voci / Se otto ore vi sembran poche

I primi tre mesi di pandemia si sono contraddistinti per un vuoto di pensiero, un congelamento cerebrale che mi ha impedito anche solo di leggere un capitolo del romanzo nuovo di zecca che mi aspettava sul comodino. Di fine febbraio e di tutto marzo ricordo poco e niente, ad aprile ho forzato la mano e mi sono convinta ad accendere un registratore che ho pigramente mollato lì, in salotto. Non riuscivo a scavalcare l’inerzia, ma sentivo l’urgenza di produrre e conservare una documentazione di questa fase storica.  Non avevo la più pallida idea di che cosa me ne sarei fatta di queste lunghe e noiosissime registrazioni, segnate dal persistente lagnarsi di mia figlia piccola, dagli strilli della mediana, dagli sbuffi della grande e dal mio continuo borbottare, ma ho fatto finta di niente...

MAL’ARIA

    l’ora legale offre il sole alla sera ubriaco di primavera l’eco di un eco lontano lampi negli occhi smanie in mano   un tempo ignoto avanza   un drappello medico militare cavalleria cinese, galoppa nella neve. Presidio del contagio in terre d’Asia.   Basilica lucente, fuochi ardenti piazza San Pietro immota grigio piovigginosa un Papa solitario officia Urbe et orbi   muove l’Impero di Mezzo la Santa Sede siede, bimillenaria Rus’ in disparte, Umma silente i regni d’Occidente in caos lungimirante, a scadenza. Non pervenute altre istanze.   casting in diretta schermo regnante vale chi c’è, h24 selezioni aggiornate eliminati miracolati salvati audience voti milioni di milioni di visualizzazioni   quanta tristezza quanta malinconia emoticon i like e...

Novant'anni / Franco Loi: Incontrare l’angelo

Ho conosciuto di persona Franco Loi all’inizio degli anni ‘80. La mia memoria è sempre molto vaga e imprecisa, e tende a ricostruire il passato in modo soggettivo, arbitrario; per un lungo periodo mi è piaciuto retrodatare l’incontro al decennio precedente, ma a un certo punto mi sono dovuto arrendere ai dati storici: quando Tommaso Leddi e io siamo andati a trovarlo nella sua casa di Via Sambuco, a Milano, lui aveva tra le mani la prima versione di L’angel, appena uscita da S. Marco dei Giustiniani. Dunque, era il 1981.  La mia retrodatazione, per quanto tendenziosa, non era però immotivata: in effetti, già negli anni ’70 avevo letto e ammirato i libri di Loi, da Stròlegh (1975) a Teater (1978). A indicarmeli era stato il padre di Tommaso, il pittore Piero Leddi, grande amico del...

Donne e ombre / R-E-S-P-E-C-T, o del machismo nel rock

Sul numero 13 della rivista inglese International Times datato 27 agosto/10 settembre 1970 compariva un articolo a firma Arlene Brown dal titolo Has anyone reading this article met a woman bass player? (fra chi sta leggendo questo articolo c’è qualcuno che ha mai incontrato una bassista donna?). Raccontando di un concerto dei Grateful Dead al quale aveva assistito, la Brown scrive: “sono convinta che la musica rock ha cambiato molte cose, liberato un sacco di energia, messo a disposizione dei giovani un nuovo immaginario, enfatizzato la gioia, il piacere sessuale, la rilassatezza, la follia, dato sfogo all’eccentricità e acceso le persone. Per quanto riguarda la relazione uomo-donna invece, in particolare sul piano dell’emancipazione femminile e dell’immagine che una donna dovrebbe avere...

Quegli anni / Il “folle” Della Mea e la sua Nave

I dischi di Ivan Della Mea (Lucca 1940-Milano 2009) li ho ascoltati fin da ragazzino; sono stato non so quante volte ai suoi concerti, ho cantato le sue canzoni quando avevo appena imparato a strimpellare la chitarra. Più tardi, quando ho cominciato a suonare un po’ più sul serio e a comporre i primi pezzi, l’ho anche frequentato di persona. Ricordo le riunioni a Milano in via Melzo, alla sede del Nuovo Canzoniere, i caffè al bar Picchio, l’intransigenza, la simpatia, l’affabilità di Ivan… E ricordo quello che raccontava di lui Renato Rivolta, suo incontenibile polistrumentista e in seguito anche nostro (degli Stormy Six). Insomma, dovrei conoscerlo abbastanza bene.    In realtà, leggendo la biografia scritta da Alessio Lega, La nave dei folli. Vita e canti di Ivan Della Mea,...

Sex Pistols / Malcolm McLaren. Nichilismo e fascinazione

“My man’s got a heart like a rock cast in the sea” recita una strofa della canzone St. Louis blues di Bessie Smith ripresa da Malcolm McLaren nel suo brano About Her, inserito nella colonna sonora del film Kill Bill: Volume 2 di Quentin Tarantino. La pellicola s’ispira ai B Movie: film dozzinali destinati a un vasto pubblico. McLaren è stato un sensibile interprete dei fenomeni espressivi delle cosiddette subculture, divenute oggetto di ricerca dei Cultural Studies, nati con lo scopo di analizzare i cambiamenti nella cultura dal secondo dopoguerra con una particolare attenzione per il proletariato inglese e i comportamenti dei giovani appartenenti alla working class. McLaren contribuì alla nascita del punk britannico sviluppandone il look e l’ideologia.  È...