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Monica Bellucci

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Alice Rohrwacher. Le meraviglie

Per comprendere un film come Le meraviglie di Alice Rohrwacher bisogna innanzitutto collocarlo all’interno del processo storico e sociale che gli fa da sfondo. Ne parla la regista in un articolo molto significativo per la comprensione del film pubblicato sull’ultimo numero de Lo straniero. La campagna, le attività agricole, gli spazi rurali di cui il nostro paese è ancora estremamente ricco, hanno subito negli ultimi anni un doppio processo che solo all’apparenza è contradditorio.     Da un lato si è visto un progressivo spopolamento e abbandono dei luoghi che si trovavano lontani dalle città: i piccoli paesi di montagna o quei posti che hanno più difficoltà di accesso alla rete infrastrutturale, sono stati progressivamente abbandonati; chiusi i cinema, così come le attività imprenditoriali e culturali, diradata la presenza di scuole e ospedali. Dall’altro lato però ha preso sempre più piede una tendenza culturale – a volte una pura e semplice moda – che invece ha elevato la ruralità a oggetto del desiderio: il cibo tipico, gli agriturismi, un sempre più insistito richiamo anche a sinistra a termini come “comunità” e “tradizione” che in passato erano stati appannaggio...

Venezia 68. Visita guidata al cantiere Lido

A pochi passi dal red carpet assediato dalle telecamere e dal solito, noioso gossip festivaliero (ma ormai sembra che ai quotidiani italiani non interessi altro, visto che alcuni si dispensano addirittura dall’inviare in laguna un critico degno di questo nome), giace il misconosciuto protagonista di questo festival: è il cratere che sta al posto dell’abortito nuovo Palazzo del Cinema, ricoperto da un funereo ‘white carpet’, un sudario che nasconde e isola (speriamo!) i resti di amianto scoperti durante gli scavi. Ingombrante ostacolo agli affannosi percorsi degli spettatori, è rimasto invisibile ai più (solo gli occupanti del Teatro Marinoni, raggiunti da quelli del Teatro Valle di Roma per alzare la voce sulle magagne dell’industria culturale, si sono impegnati a strapparne i veli e mostrare la piaga), ma sintomaticamente presente e tangibile come l’immobilismo e la decadenza delle istituzioni culturali italiane. Eppure, nonostante la crisi, i blocchi, le polemiche, nonostante gli intoppi logistici, i prevedibili compromessi e il gigantismo di una selezione che sfida ogni sintesi, al suo ottavo e ultimo anno di mandato,...