Categorie

Elenco articoli con tag:

Storia

(1,234 risultati)

Boris Cyrulnik / Sopravvivere al male: Psicoterapia di Dio

È possibile vivere certe esperienze senza esserne devastati? Un bambino traumatizzato dalla violenza vista o subita diventerà a sua volta un carnefice o può sperare in un futuro diverso? Chi ha attraversato l'inferno, può uscirne ancora umano e se ce la fa, a quali risorse interiori si è aggrappato e da dove gli è venuta la forza mancata a un altro? Boris Cyrulnik, psichiatra e psicanalista francese, a sette anni perse i genitori per mano dei nazisti e sopravvisse rocambolescamente fino alla fine della guerra; riuscì a scriverne solo decenni dopo, nel 2012, in La vita dopo Auschwitz. Riflettendo da adulto e da scienziato su come fosse stato possibile che quell'esperienza, pur avendolo segnato profondamente e per sempre, non gli avesse tolto né la fiducia nel mondo né la gioia di vivere, applicò alla psicologia il concetto di resilienza, mutuandolo dalla fisica meccanica che indica in tal modo la capacità di un metallo di resistere agli urti senza spezzarsi. Cyrulnik lo usò per riferirsi alla capacità umana di sopportare ed evolvere in modo positivo nonostante le difficoltà, piccole o immani, cui la vita ci sottopone (cfr. Costruire la resilienza). Ora nel suo nuovo saggio,...

Milano / Balconi e barconi

Milano diede i natali al fascismo. Milano ha anticipato tendenze, tra di loro anche antitetiche, che si sono poi consolidate nell’intero Paese. Non può quindi sorprendere che Matteo Salvini, insieme alla sua interlocutrice di sempre, Marine Le Pen, e ad altri astanti del «sovranismo» europeo, cerchi di riconquistare quella che considera la «sua» piazza. Piazza che gli viene contesa da altri pretendenti, a partire dalla sinistra che nel capoluogo lombardo – di antica tradizione socialista – è riuscita comunque, in questi anni, a mantenere un insediamento robusto, limitato solo dal fatto che molte delle intuizioni, delle speranze, dei progetti, dei laboratori incubati e poi in parte abortiti, abbiano dovuto confrontarsi sempre e comunque con la mancanza di una reale prospettiva nazionale. Cosa che non si è verificata per il fatto che la città è incuneata nella dorsale leghista per eccellenza, quella che si misura dal Ticino fino al Piave, ed oltre. Torino e Genova, anche se hanno conosciuto cambi di mano nella loro gestione amministrativa, non fanno testo per la Lega. Sono sempre state, e rimangono, agglomerati urbani e metropolitani atipici. Lo stesso, ma per un segno politico...

Autoritarismo, conformismo, deresponsabilizzazione / La normalità del male

In un mondo soffocato da libri dedicati al piacere, dall’estetico al gastronomico, riflettere sul male pare fuori luogo. Ad eccezione di occasioni programmate e rituali, la nostra società si presenta impegnata nella rimozione del male, al suo oblio grazie a dosi massicce di beni di consumo, pillole, creme, compendi tecnologici. Eppure il male è esistito ed esiste e rintanarlo all’inferno non risolve il problema. Il Novecento è stato il secolo del male assoluto e ogni giorno lo vediamo incarnato nel dolore, nella violenza, nella crudeltà dei rapporti, nelle nuove malattie sociali. Non è quindi un caso che molti, e questa rivista lo ha ben presente (da ultimo F. Bellusci, “Come fare del male e continuare a vivere bene”, e dello stesso autore, “Il male si espande nel mondo come un fungo”) si siano interrogati sulla sua presenza, sulla sua diffusività, su chi lo pone in essere, sui meccanismi che lo generano, lo giustificano, lo rendono intollerabile, lo pesano. E l’editoria non dimentica l’argomento con saggi filosofici (I concetti del male, Einaudi, 2002) o psicologici (Il male, Raffaello Cortina, 2000), stimolando l’attenzione con una suggestiva gamma di declinazioni, dalla...

La diversità è una ricchezza / Immagini dell'altro nella letteratura latina

“La diversità culturale, religiosa e sociale è una ricchezza e non una minaccia”. Chi l’ha detto?  Il Papa, nell’udienza alle Guardie svizzere il giorno quattro maggio 2019. Ma come si poneva il mondo romano antico, di cui, anche secondo Dante, la Chiesa Cattolica è erede naturale, di fronte alla questione del diverso, dello straniero, in una parola: dell’Altro. Ecco qualche esempio, tratto da una vicenda secolare.   Ythalonim valon uth sicorathisyma comsyth Chym lachunythmumys thyal mycthi varuimy sehi… Se un copista medievale si fosse trovato davanti a un testo siffatto avrebbe gettato la spugna, anzi la penna d’oca ma prima avrebbe almeno scritto Graecum est non legitur: è greco non si legge. In tal caso si sarebbe sbagliato di grosso, il copista. Perché non di greco si tratta, bensì di punico. Così inizia infatti il quinto atto di una commedia di Plauto non per niente intitolata Poenulus, ossia il Cartaginesuzzo, come traduce Ettore Paratore, il quale a ragione nel suo commento definisce questo attacco dell’atto quinto come la “singolarità più clamorosa del teatro plautino”. Sono venti versi in punico. I primi dieci riportati dai codici Palatini, i secondi dal...

9 maggio 1978 / Il delitto Moro e la crisi della Repubblica

Sono trascorsi quarantun anni dalla morte di Aldo Moro. Il 9 maggio 1978 il suo corpo viene ritrovato nella R4 parcheggiata in via Caetani, nel centro di Roma, avvolto in una coperta, il cappotto indosso e la testa reclinata quasi dormisse. I brigatisti l’hanno ucciso dentro il portabagagli di quella automobile per giovani con una mitraglietta. Lo scorso anno, il 2018, si è celebrato il quarantennale con cerimonie, ricordi, pubblicazioni, eppure la vicenda del sequestro e della uccisione del leader democristiano non sembra finire mai. Perché? Prova a risponde a questa domanda, e non solo a questa, il libro di Miguel Gotor, Io ci sarò ancora. Il delitto Moro e la crisi della Repubblica (Paper First, pp. 235 con prefazione di Gian Carlo Caselli) appena uscito in libreria. Gotor è la persona che ha pubblicato presso Einaudi due preziosi lavori, Aldo Moro. Lettere dalla prigionia (Einaudi 2008) e Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia (Einaudi 2011); si tratta dei testi scritti da Moro durante la prigionia, corredati da due lunghi saggi, due libri nel libro, due letture ravvicinate e fondamentali di questa intricata vicenda. Gotor è uno storico, si...

Ritratto 3 / Primo Levi e la macchina per scrivere

In una fredda giornata del febbraio del 1987 Basso Cannarsa si reca in viale Re Umberto 75 a Torino a casa di Primo Levi. C’è la neve per terra. Basso Cannarsa ha cominciato a fotografare da professionista da poco tempo. Qualche mese prima ha telefonato allo scrittore e gli ha chiesto di poterlo ritrarre. Levi ha risposto di non riuscire a riceverlo. Poi l’ha richiamato lui, e ha accettato di posare. Nella casa torinese regna un gran silenzio. All’inizio il fotografo è un po’ intimorito, eppure Levi è molto disponibile. Qualcuno chiama lo scrittore e questi scusandosi si assenta. Basso Cannarsa ha adocchiato la sua scrivania. Da un lato c’è il computer, dall’altro una macchina per scrivere elettrica. Ha un’idea. Poiché gli pare che in quel periodo le foto degli scrittori che ha visto li ritraggano mentre tengono in mano un libro, oppure mentre bevono il caffè, quando Levi ritorna nella stanza gli chiede di prendere in mano la macchina e di tenerla dalla parte della tastiera.   Levi la solleva e si pone dietro. Basso Cannarsa scatta. Nell’immagine le lettere appaiono al rovescio, e Levi seminascosto dietro l’oggetto che regge. Sembra che la tastiera si sia staccata dal resto...

Il volto segreto di un poeta dimenticato / Villa Piccolo a Capo d’Orlando

Qualcuno ha detto che una casa è il volto di chi la abita. E come ogni volto anche la casa è un labirinto di segni, aperture, passaggi. Alcuni si aprono, altri rimangono ostinatamente chiusi, nonostante l’insistenza di chi li fissa con il suo sguardo. Così certe storie mostrano meglio d’altre come nulla fosse già deciso dall’inizio e come tutto si sia fatto, pezzo per pezzo, con i frammenti del Caso e i materiali di scarto della Storia.  Come ogni volto anche le case sembrano dei paesaggi da attraversare o almeno da ammirare a debita distanza. Esistono almeno due diverse forme di stratificazione di questi paesaggi. Una è spaziale, riguarda l’accumularsi sul suo verso visibile di un’infinità di combinazioni, di pieni e di vuoti, di forme e delle loro metamorfosi. L’altra è temporale. Vi si sentono le diverse mani che nel corso degli anni si sono succedute a toccare quegli oggetti, a vivere quelle stanze. Ne risulta un paesaggio complesso, come un palinsesto fatto di scritture e riscritture sopra un’unica superficie, in cui non si sappia più a chi attribuire certi segni e a chi certe propensioni.    Se ogni casa è il volto di chi la abita, Villa Piccolo è almeno tre...

Dizionario Levi / Meraviglia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Potrebbe sembrare strano che Primo Levi – testimone, razionalista, moralista, devoto dello scrivere chiaro – sia stato anche uno scrittore nato sotto il segno della meraviglia, un discepolo del mistero. Eppure una parte fondamentale della visione del mondo ‘primoleviano’, della sua scienza e della sua epistemologia, è costituita da una sensibilità per quello che Richard Dawkins chiama the magic of reality. Questa “meraviglia” leviana non potrebb’essere più lontana però dai misticismi, dagli esoterismi, dalle mistifcazioni e dalla metafisica: è, anzi, indizio eloquente di un certo porsi davanti al mondo, una forma di precondizione allo sforzo conoscitivo necessario, alla capacità della mente...

Gli affetti di Gaetano Salvemini alla prova dei fascismi / Filomena Fantarella, Un figlio per nemico

Tra le figure del Novecento che sembrano crescere di statura man mano che il “secolo breve” si allontana da noi, spicca quella di Gaetano Salvemini: per il suo pensiero politico, per la sua opera di storico e di meridionalista, per l’intransigenza delle scelte di vita sempre coerenti con un antifascismo senza incrinature. Mancava però finora, nella nutrita bibliografia salveminiana, una riflessione approfondita sul costo emotivo di quell’intransigenza, sul suo contesto psicologico e affettivo: Filomena Fantarella ha colmato la lacuna, fondandosi su importanti fonti documentarie sinora ignorate e reperite negli archivi di Roma, Firenze, Parigi e Cambridge. Alla luce della sua ricerca, si disegna con inedita precisione il profilo della seconda moglie di Salvemini, Fernande Dauriac, intellettuale e femminista dalla forte personalità, e la tragedia che mette in crisi, negli anni Quaranta, il profondo rapporto d’amore su cui si fonda il loro matrimonio.  Salvemini diceva di aver dovuto ricominciare a vivere tre volte: una prima volta quando, a sedici anni, figlio di contadini, era approdato a Firenze dalla natia Molfetta e aveva dovuto rimediare alle insufficienze di una prima...

Ritratto 2 / Levi e Roth

Il calendario che si sfoglia è al centro: 6 settembre, domenica. A casa Levi lo scrittore riceve la visita di un altro scrittore, Philip Roth. Il fotografo del quotidiano “La Stampa” li coglie davanti alla libreria. Si guardano e sorridono. L’ex chimico torinese sta parlando; la sua mano sinistra accompagna la parola con un breve gesto, il dito indice puntato in avanti. L’americano appoggia invece la mano destra sulla libreria mentre ascolta e tiene la sinistra infilata nella tasca dei calzoni. Levi indossa una camicia a maniche corte, Roth una giacca e la camicia a maniche lunghe. Si sono visti a Londra qualche mese prima, in aprile. È il 1986. A settembre lo scrittore americano, accompagnato da Claire Bloom, con cui vive, è arrivato a Torino. L’incontro ha per scopo un’intervista che uscirà di lì a poco sul “New York Times Book Review”. Confermerà il riconoscimento come scrittore di Primo Levi negli Stati Uniti. Nella fotografia hanno entrambi gli occhiali e la barba.   Quella dell’italiano è bianca e gli contorna il mento, quella dell’americano è su tutto il viso, nera e brizzolata; Roth comincia a invecchiare, finirà per tagliarsela e restare glabro sino al termine della...

Gerusalemme / La fortezza della pace

A Gerusalemme, in primavera, c’è un sole irradiante e tiepido, che fa splendere gli antichi muri di pietra rosa e li rende luminosi quasi quanto sé stesso. Quella pietra rosa non sono andati a cercarsela lontano, ed è quella sulla quale è stata costruita l’intera Città: a Roma c’erano il tufo e il travertino, e di quelli si sono dovuti a accontentare. S’intende che, da qui in poi, quando parlo di città, mi riferisco alla Città Vecchia con tutti i suoi quartieri, compreso quello ebraico, e i suoi sacri luoghi di ritrovo, ma anche a Gerusalemme Ovest e Gerusalemme Est.    In un vicolo della Città incantata passavamo, Elena e io, rimirando l’ombra oscura di una casa che tagliava in diagonale un alto muro senza finestre. Rosa. Dall’altra parte del muro tagliato di netto dall’ombra arrivava la voce profonda, dolce e paziente di un vecchio di Bukara che insegnava quieto a un bambino credo la canzone-preghiera dell’arrivo del Sabato. Che non è soltanto un giorno della settimana, il Giorno del riposo, ma anche il giorno bellissimo, Kushi, del ristoro dell’intero Universo, Dio compreso.  Sarà stato giusto o sbagliato quel che intendemmo? Alla voce del vecchio, più che...

Ritratto 1 / La normalità di Primo Levi

L’uomo con la lattina in mano è il più noto scrittore italiano. Il suo nome lo conoscono tutti gli studenti delle nostre scuole. Di lui si parla di continuo soprattutto in corrispondenza del 27 gennaio, giorno che è dedicato alla memoria dell’enorme crimine perpetuato contro l’umanità, il primo di un’ininterrotta serie, avvenuto oltre settanta anni fa nel più colto paese dell’Europa: la Germania. Lui c’era quel 27 gennaio del 1945, quando cessò. Era là a Monowitz, il campo di lavoro dove faceva, già da qualche mese, parte del Kommando Chimico nel laboratorio della Buna, la fabbrica di gomma sintetica, sui cui margini sorgeva il suo Lager. La foto scattata da uno psicologo dell’organizzazione, Giuseppe Varchetta, lo ritrae molti anni dopo, nel settembre del 1979 a Milano.   Si trova al Festival dell’Unità a discutere di “Romanzo e lavoro” insieme a un altro scrittore. Ha pubblicato da poco un libro su quel tema, che contiene una delle più belle frasi pronunciate nel Novecento nella nostra lingua: “l’amare il proprio lavoro (…) costituisce la miglior approssimazione concreta alla felicità sulla terra”. Si sta girando verso un interlocutore che gli parla. Tiene in mano la birra...

Politica e Partito / La Resistenza di Romano Bilenchi

“Anni fa il direttore di un rotocalco, il quale al tempo dell'impero era un fanatico della guerra, forse per far sapere che ero stato fascista, pubblicò una foto nella quale io ero insieme a Pavolini. Era una foto scattata all'inaugurazione di una mostra di Rosai. Eravamo giovani, ben vestiti, con camicia bianca e senza distintivo all'occhiello, guardai la foto con commozione. Per me l'amicizia è superiore a qualsiasi divergenza politica.”   Così, con la consueta schiettezza umana e asciuttezza di stile, Romano Bilenchi nel capitolo dedicato proprio alla storia di Pavolini e contenuto in Amici del 1976, il migliore dei libri del suo terzo momento narrativo. Bilenchi, che è nato a Colle Val d'Elsa 110 anni fa e morto, sempre nel mese di novembre, di 30 anni fa, aveva in effetti aderito a quella corrente, il cosiddetto fascismo di sinistra, particolarmente attraente per molti intellettuali quali Vittorini, conosciuto nel '30 e a sua volta descritto in uno dei più intensi ritratti (insieme a quello dedicato allo stimatissimo Ottone Rosai) di Amici, Brancati, Pratolini. Tale adesione lo portò a collaborare a «Il Selvaggio» di Maccari, dove a puntate vede la luce il suo esordio...

Tra ferite senza rimedio e speranze di un’Italia migliore / L’ultimo anno di guerra di Nuto Revelli

L’8 settembre del 1943 Nuto Revelli, tenente del battaglione Tirano, si trovava in convalescenza a Cuneo, la licenza gli era stata concessa dall’Ospedale di Savigliano in conseguenza delle ferite subite in Russia e della pleurite contratta durante la ritirata. Era stato proposto per due medaglie d’argento meritate sul campo, ma si sentiva profondamente deluso ed esacerbato nell’animo. Dopo aver creduto nell’esercito e nelle ragioni del conflitto, aveva capito in Russia di essere stato trascinato insieme a migliaia di altri giovani in una assurda guerra di aggressione, voluta da uomini privi di umanità, di etica e anche di competenza. Aveva visto con i suoi occhi la ferocia degli alleati tedeschi, la corruzione e il caos nelle retrovie italiane, l’inadeguatezza di mezzi e di generali, la morte e la sofferenza di tanti commilitoni. Nei giorni successivi aveva quindi deciso di allontanarsi dalla città, organizzando il suo primo nucleo di “ribelli”. Lo chiamerà Compagnia rivendicazione caduti. Il nome deriva dal desiderio di ricordare e vendicare i tanti alpini morti inutilmente nelle immense distese gelate della Russia e degli altri luoghi dove erano stati destinati a combattere e a...

Centenario / Democrazia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   È l’inverno del 1986, l’intervista è filmata nello studio di Primo Levi a Torino. Il giornalista della RAI è giunto quasi alla fine di una conversazione a tutto campo e prepara le domande ad effetto. “Levi, lei crede ancora in qualcosa?”, chiede con trepidazione. Levi ci pensa su un attimo; mai stato tipo da risposte affrettate, lui. “Sì”, dice poi convinto, “Credo ancora alla democrazia”. Il giornalista si entusiasma. “È un valore!”, commenta. A questo punto Levi lo guarda in tralice, come uno che avesse detto che fuori piove mentre splende il sole, e lo gela così: “No. È una tecnica…”. Nelle mie ricerche per La strada di Levi, il film che con Marco Belpoliti dedicammo a ripercorrere l’...

“I figli impossibili della nuova era” / Peter Sloterdijk. Contro il principio genealogico

Dopo l’uscita di Devi cambiare la tua vita (in edizione tedesca nel 2009, in traduzione italiana, per i tipi Raffaello Cortina, nel 2010) Peter Sloterdijk ha pubblicato molto, ma, si potrebbe dire, scritto poco a livello strettamente “scientifico”. Tutti i libri di una certa consistenza usciti in seguito al 2010, infatti, sono raccolte di saggi d’occasione, magari integrati con qualche articolo inedito (come nel caso di Che cosa è successo nel XX secolo? edito in Italia da Bollati Boringhieri, e Dopo Dio, pubblicato in traduzione da Cortina), oppure scritti che esulano dai crismi canonici della prosa filosofico-scientifica, come il romanzo erotico Das Schelling-Projekt (2016) e il secondo volume dei suoi diari personali Neue Zeilen und Tage (2018). Fa eccezione il testo uscito nel 2014 in Germania e recentemente (2018) in traduzione italiana per Mimesis con il titolo I figli impossibili della nuova era, che si può considerare l’unico vero testo teorico sistematico composto da Sloterdijk dopo Devi cambiare la tua vita, e che ne rappresenta, in qualche maniera, il logico sviluppo.   Il testo monumentale (più di 400 pagine) che il lettore si trova ad avere tra le mani è, come...

Storia e memoria / Max Fox o le relazioni pericolose

«… perché… se ti entrano che c’hai la colla in mano… [risata] cosa fai?» A porre questa giocosa domanda non è uno scolaretto dell’asilo intento, con forbici e carta colorata, a preparare una sorpresa per i suoi genitori, e nemmeno un buontempone che si diverte a ricordare uno scherzo ordito ai danni di qualche malcapitato. È un ladro e falsario di libri.    Nel febbraio del 2006 Marino Massimo De Caro si presenta alla Biblioteca capitolare di Verona e – accreditato da una lettera firmata nientemeno che dal cardinale Jorge Mejía, «Bibliotecario di Santa Romana Chiesa» – ottiene il permesso di consultare «per i suoi studi» (così Mejía) una rarissima opera di Galileo, di cui non restano al mondo più di cinque esemplari integri: il Dialogo de Cecco di Ronchitti da Bruzene. In perpuosito de la Stella Nuova, composto dallo scienziato pisano nei primi mesi del 1605, quando era lettore di matematica all’università di Padova, in collaborazione con un benedettino di nome Girolamo Spinelli, suo allievo e amico, e pubblicato in forma anonima come replica dissacrante al Discorso intorno alla Nuova Stella dell’aristotelico Antonio Lorenzini. Nel dialogo, in dialetto padovano rustico (...

Grandezze e inceppi dei nostri organismi di conoscenza / Lo strano ordine delle cose

Consiglio di leggere al più presto Lo strano ordine delle cose (Adelphi, 2018) di Antonio Damasio, nato a Lisbona, professore di Neuroscienza, Psicologia e Filosofia presso la University of Southern California di Los Angeles, dove dirige anche il Brain and Creativity Institute. Di lui ho letto, sempre presso Adelphi, L’errore di Cartesio, 1995, e Alla ricerca di Spinoza, 2003. Il libro va affrontato con coraggio perché è scritto assai bene e alla fine si capisce tutto. Non si diventa scienziati, così come la licenza liceale non ci fece divenire letterati. Ma comprenderemo meglio la confusione nella quale stiamo vivendo per una strana sindrome che ha colpito il mondo intero e non solo l’Italia, Israele, la Diaspora, ma tutte le civiltà del mondo.   Per Damasio sentimenti ed emozioni, armonizzati alla ragione, sono alla base del nostro pensiero, mentre filosofi e scienziati per moltissimi secoli avevano asserito essere valida per l’uomo la sola ragione. Invece ragione e sentimenti, mente e corpo sono un tutt’uno assai più complesso di quanto si potesse immaginare fino a pochi anni fa. Il filosofo Baruch Spinoza ci aveva azzeccato già nel 1600, e forse non è un caso, dato che...

L’ultimo libro di Ermanno Bencivenga: un omaggio a Hannah Arendt / Il male si espande nel mondo come un fungo

In una lettera scritta al maestro e amico Karl Jaspers, nel 1947, Hannah Arendt riassunse l’insegnamento principale che riteneva di aver tratto dalle lezioni universitarie e dagli esempi di vita del grande filosofo tedesco così: “Ciò che ho imparato da Lei e che negli anni seguenti mi ha aiutato a orientarmi nella realtà senza dover vendere la mia anima a essa, come in tempi passati la gente vendeva la propria anima al diavolo, è che la sola cosa che abbia davvero importanza non sono le diverse visioni del mondo, ma la verità, quella verità che si deve pensare e vivere apertamente e non nel proprio piccolo guscio, per quanto confortevole; ho imparato inoltre che la necessità, in qualsiasi forma, è solo un fuoco fatuo che cerca di indurci a recitare una parte invece di tentare di essere uomini”. Non poteva immaginare in quel momento, che, circa un quindicennio dopo, si sarebbe materializzata, di fronte a lei, l’incarnazione più opaca e grottesca, indecifrabile e tragica, dell’aderenza a quella “necessità”, nella figura di un rappresentante ragguardevole del nazismo e uomo chiave dell’Olocausto: Adolf Eichmann. La tesi sulla banalità del male, che Hannah Arendt forgiò sulla scorta...

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Il rospo di Salvini | ius soli o ius sanguinis?

In questa classe c’è feeling, e quindi posso provare a fare qualcosa di più coinvolgente delle lezioni frontali su clima, popolazione italiana, popolazioni europee, città. Anzi, abbiamo già fatto insieme il lavoro su Greta Thunberg, e hanno risposto molto bene. Continuamente dico di guardare fuori dalle finestre: Quella è la Geografia, questo è il mondo in cui stiamo vivendo. Oggi fa caldo? È normale? Non piove da settimane: è normale? Avete chiesto ai vostri nonni se era normale questo caldo a febbraio o questa siccità a marzo? Glielo chiedono, e capiscono che c’è qualcosa che non quadra. Insisto molto, anche, sul fatto che viviamo – direbbe Pangloss – nel migliore dei mondi possibili; considerando che siamo in Europa, e nel 2019, e che l’aspettativa di vita media va oltre gli 80 anni: quanti anni hanno i vostri nonni? La densità demografica, poi: c’è tanta gente in questo brutto quartiere nato in fretta e furia negli anni Sessanta per ospitare migliaia di famiglie di operai che servivano per le fabbriche del Nord, la Fiat e il suo indotto. Avete chiesto ai vostri nonni come venivano trattati quando sono venuti su? Sì: Thomas dice che non trovavano case in affitto, che li...

Una conversazione con Marco Belpoliti / Perché studiare Primo Levi?

Aspettando il Salone Internazionale del Libro di Torino, la lectio di Marco Belpoliti Il poliedro Primo Levi, con i disegni live di Pietro Scarnera, lunedì 15, ore 18 (nell’ambito di Torino che Legge) all’Aula Magna della Cavallerizza Reale, patrocinata dall’Università di Torino. In occasione del centenario della nascita di Primo Levi, l’autore di Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda) e curatore della nuova edizione delle Opere complete (Einaudi) ripercorre la vita e le opere dello scrittore torinese, testimone per eccellenza dello sterminio ebraico e poliedro dalle tante facce: da quella di narratore a quelle di poeta, traduttore, chimico, artista, antropologo, linguista, etologo.   Pietro Scarnera     Marco Belpoliti ha frequentato i libri, i manoscritti, gli appunti e le lettere di Primo Levi più di ogni altro lettore in Italia. Lo ha fatto sempre con la passione dell'uomo che ama la letteratura contemporanea, la scrittura, il modo con cui le parole sulla pagina ci dicono qualcosa, ci rincorrono ma, anche, si susseguono e si intrecciano tra loro, con risonanze e sequenze ritmiche, ridondanze e silenzi, cadute nell'ombra e scivolate decise dentro squarci...

Conversazione con Andrea Cavalletti / Attualità di Furio Jesi

La recente riedizione di Germania segreta (Nottetempo 2018) che arriva circa cinquant'anni dopo la sua uscita (Silva, 1967) e quasi venticinque dopo la prima ristampa (Feltrinelli 1995) è un'occasione per riflettere ulteriormente sulla figura di Furio Jesi – mitologo, germanista e critico militante – e per ragionare sulla sua eredità e sull'attualità con il curatore Andrea Cavalletti.   Perché ripubblicare ora questo libro? Si direbbe che Jesi ritorna quando si sente il bisogno di fare chiarezza sul rapporto tra cultura e politica e in relazione all'emergere di un clima conservatore, reazionario, neo o post-fascista.   È vero, in questo clima, che essendo da troppi anni lo stesso diventa ogni giorno più pericoloso, i libri di Jesi appaiono sempre più attuali. Vi è poi l'altro aspetto, inseparabile, della medesima questione: direi che questi libri sono urgenti proprio in virtù della loro oggi evidente inattualità, ossia per la posizione e il ruolo, certo minoritario ma non inefficace, che Jesi ha giocato, e continua a giocare, nell'industria culturale. Mi riferisco all'autore Jesi come produttore (Autor als Produzent, nel senso di Benjamin), erede originale della...

Paragoghé / Depistaggio

La strage della stazione di Bologna non smette di generare mostri, è di qualche giorno la notizia della scoperta di un altro possibile depistatore, il generale ormai novantenne Quintino Spella, all’epoca dei fatti dirigente del Sisde a Padova, che avrebbe saputo in anticipo di un possibile eclatante attentato e fece in modo di silenziare la notizia. Sempre di qualche settimana fa è la riesumazione del corpo di Maria Fresu, una delle ottantacinque vittime della strage, per cercare tracce che facciano chiarezza sul tipo di esplosivo usato in quella tragica giornata del 2 agosto. E, per ultimo, il processo a Gilberto Cavallini che rispunta come altro possibile fascista coinvolto nella vicenda terroristica. La strage della stazione di Bologna, accaduta ormai quasi quarant’anni fa, continua dunque a generare indagini, riflessioni, ricerche, come se la voragine creata dall’esplosione fosse ancora a cielo aperto, e quell’orologio sulla facciata della stazione fermo alle 10 e 25, l’ora in cui il 2 agosto la bomba esplose, segnasse un tempo ancora non riconciliato.      Da una parte stupisce e fa sperare la caparbietà con cui i magistrati continuino a cercare altre verità...

Chi l’ha detto che il futuro non è prevedibile? / Kurt Vonnegut, Il grande tiratore

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Chi l’ha detto che il futuro non è prevedibile? C’è chi ne è capace. Kurt Vonnegut, ad esempio. A sessant’anni, nel 1982, pubblicò un libro che è bene rileggere oggi, anche perché, dopo essere stato tradotto nel 1984 da Bompiani, ricompare in questi giorni per i tipi di Feltrinelli, editore che si è distinto nella benemerita opera di ristampa di uno dei più grandi scrittori americani della generazione nata tra le due guerre. Il romanzo s’intitola Il grande tiratore (traduzione di Pier Francesco Paolini, pp. 222, € 17) e contiene: l’ossessione americana per le armi; la storia di un aspirante pittore, figlio di milionari americani, che va a Vienna per iscriversi all’Accademia di Belle Arti e diventa amico di Adolf Hitler; la descrizione di una città dell’Ohio, che sembra ritagliata sull’oggi trumpista; poliziotti maneschi che picchiano gli arrestati e li mettono alla berlina; un...