Categorie

Elenco articoli con tag:

Storia

(1,561 risultati)

San Lorenzo / Navi immobili e senza marinai

Perché flagellare il mare? Incatenarlo? Perché mai punirlo? L’episodio deve esser accaduto verso il 480 a. C., stando a Erodoto (7.33-37). Per capire questo singolare gesto, bisogna prendere da capo il racconto dello storico antico. Serse, il sovrano persiano, stava per invadere la Grecia con i suoi eserciti. La zona più conveniente per passare dall’Asia all’Europa era il lungo stretto dell’Ellesponto, che mette in comunicazione il mar Egeo, il mar di Marmara e, attraverso il Bosforo, il mar Nero. Qui le due coste sono straordinariamente vicine una all’altra, in particolare tra le località di Abido (l’odierna Çanakkale in Turchia) e quella di Sesto, dalla parte opposta.       I Persiani non costruirono un ponte in muratura, ma adottarono una soluzione tecnica che arriverà fino ai nostri giorni: un ponte di navi. Navi che non vanno per mare, ma restano immobili, e senza marinai, a sostenere pesi enormi.  I lavori – grandiosi tanto più che si trattava di un ponte doppio – erano iniziati ed erano arrivati a un buon punto, quando una tempesta distrusse tutto. E’ questo il momento in cui il re persiano “tremendamente indignato, ordinò che l’Ellesponto venisse...

30 maggio 1941-28 luglio 2021 / Roberto Calasso, editore e scrittore

Memè Scianca e Bobi sono gli ultimi due libri di Roberto Calasso, usciti ora nella Piccola Biblioteca Adelphi. È significativo che il grande editore e scrittore appena scomparso abbia sentito l'esigenza di comporre un dittico come questo: un'autobiografia e un concomitante ricordo di Bobi Bazlen, quasi che lui e il cofondatore della casa editrice fossero, in qualche modo, una cosa sola, e l'uno non potesse ricordare il proprio passato senza implicare e coinvolgere l'altro. Precisiamo subito che Memè Scianca è il nome che Calasso, non sa nemmeno lui quando, ma molto presto scelse per se stesso. Un nome singolare che non rievocava né eroi né cavalieri, piuttosto malavitosi. “Scianca” potrebbe alludere più che altro a una infermità. “Memè” è tronco e buffo come “Totò”, ma è anche uno dei soprannomi del barone di Charlus, nella Recherche. Calasso la lesse a tredici anni, su suggestione del suo caro amico veneziano Enzo Turolla (che fu poi professore di storia della critica all'Università di Padova).   Autobiografia abbiamo detto, ma non lineare, non è un itinerario tracciato su una mappa. La memoria è fatta di buchi, crivellata da crateri vulcanici. Calasso si è fatto qui scriba...

Polo del ‘900. Archivi con-nessi / Dall’8 settembre a Cefalonia

Alle ore 19.45 dell'8 settembre 1943 il Maresciallo Pietro Badoglio, nominato dal re Vittorio Emanuele III capo del governo al posto del destituito Mussolini, proclama solennemente per radio l'armistizio con gli Angloamericani, aggiungendo sul finale che “le forze italiane reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”. L'ambiguo messaggio, su cui si sono scritti fiumi d'inchiostro, spinge la maggior parte dei soldati a dar corso al profondo impulso del “tutti a casa”, icasticamente reso dal film di Comencini, magari intercettati e incarcerati dai nazisti come appare in questa fotografia:   Militari italiani catturati dall’esercito tedesco e avviati alla deportazione, ca. 1943. Alcuni comandanti (come per esempio Junio Valerio Borghese), specie dopo la creazione della Rsi, si schierano contro la “vergognosa capitolazione” e il tradimento dell'“alleato germanico”.   Manifesto della Repubblica sociale italiana, 1943.   Alcuni dichiararono la morte della patria, altri ancora invece valutarono la possibilità di un nuovo inizio. Di qui il costituirsi delle prime bande partigiane come a Cuneo nello studio legale di Duccio Galimberti; ma i primi...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (13) / Bambini in manicomio

Qui è l’orrore. Ben oltre quello che possiamo immaginare. Un bubbone putrescente tenuto nascosto nel sottosuolo della nostra storia. Troppo a lungo.  Parlo dei “manicomi dei bambini”, discarica di vite difficili, o rifiutate. La loro esistenza si è protratta fino ai primi anni settanta, quando le mura dell’istituzione manicomiale hanno cominciato a sgretolarsi.  Il frenetico sviluppo del paese nel corso degli anni cinquanta, si era spento da tempo, ma da quelle terre estreme non è mai passato. Lì tutto è rimasto fermo, la violenza esercitata uguale nel tempo. E uguali nel tempo il disagio e la sofferenza. Adriano Sansa, giudice al Tribunale dei minori di Torino a metà degli anni sessanta, ha raccontato l’“enorme turbamento” entrando a Villa Azzurra, il “manicomio dei bambini” di Torino: “C’era un silenzio assoluto, questi bambini erano dei piccoli adulti tristi”. “Reparto 10, 36 bambini e ragazzi – si legge in La fabbrica della follia, racconto del manicomio e delle sue vite – completamente abbandonati in uno stato di totale inerzia. Non sono integrati in alcun modo, né è prevista alcuna attività di gruppo o ricreativa. Vi sono ragazzi ricoverati da diversi anni che non...

2001 - 2021 / Genova vent’anni dopo: battaglia di immagini

“L’uomo moderno non coltiva più ciò che non si può semplificare ed abbreviare.” Walter Benjamin, Angelus Novus   Tutto sommato, dopo vent’anni (o meglio, vent’anno dopo) l’immagine più sconcertante che proviene da Genova è lontanissima dalla violenza di piazza. È quella, molto composta, dei partecipanti a “Un altro mondo è necessario”, il convegno che si è tenuto in quello stesso Palazzo Ducale che nel 2001 era il cuore della zona rossa, frequentabile solo dai potenti e dai loro apparati. Non si tratta soltanto di una riconquista simbolica, ma dell’ammissione oggettiva di un fatto profondo, che corre più o meno apertamente anche nei commenti dei media mainstream. Detto in soldoni, “Il Genoa Social Forum aveva ragione”. Non è mai troppo tardi, come si dice. O forse sì, purtroppo, perché molti dei problemi che allora potevano essere affrontati con una ragionevole programmazione, oggi sono delle emergenze probabilmente senza appello. Basta pensare al clima o a ciò che la pandemia ha scatenato. Ma anche alle migrazioni, alle guerre, alla giustizia sociale. Magra consolazione scoprire di essere stati dalla parte giusta quando molti buoi sono scappati. Meglio di niente, comunque....

Un libro di Alessandro Carrera / Stati Uniti: verso il totalitarismo delle identità?

Una conversazione tra Massimo Cacciari, Antonio Gnoli e Alessandro Carrera, tenuta in occasione della pubblicazione del libro di Alessandro Carrera Anatomia degli Stati Uniti. Diario di un amore difficile (Luca Sossella editore).    Massimo Cacciari   Il libro di Alessandro Carrera è molto più di una raccolta di articoli, è un libro che racconta una storia, e quindi un destino: ha una struttura e una pregnanza che ne fanno qualcosa di importante per tentare di capire in Europa che cosa sono gli Stati Uniti oggi. Io ho cominciato a fare filosofia riflettendo sull’importanza degli articoli di Marx sugli Stati Uniti. I grandi europei hanno sempre capito che bisogna guardare agli Stati Uniti per riuscire a orientarsi su quello che accadrà qui, e questo libro serve a questo scopo. È un libro che ha anche delle qualità letterarie altissime, Alessandro Carrera è uno scrittore, è un giornalista-scrittore, quindi sono pagine di grande godibilità, drammatiche ma anche piene di autoironia e ironia, e di tenerezza nei confronti della realtà che descrive, anche laddove le cose che dice sono terribili. Talvolta alcuni aspetti dell’American way of life suonano davvero barbarici,...

Diario di una Russia in frantumi / I Giorni maledetti di Ivan Bunin

«Questo anno maledetto è finito. E ora? Forse qualcosa di ancora più terribile ci attende.» Ben sintonizzato con l’iperbolico giornalismo e pseudo-giornalismo che ha raccontato la pandemia, questo incipit si riferisce a un secolo fa, ai concitati avvenimenti della Guerra civile russa di cui fu testimone e narratore Ivan Alekseevič Bunin. Coinvolto fisicamente ed emotivamente nella narrazione, Bunin annota frammenti significativi di quei Giorni maledetti che spazzarono via la sua affezionata vecchia Russia. Quest’opera ibrida, a metà tra il diario, il romanzo documentario e il libro di memorie, è piuttosto insolita nella produzione letteraria di Bunin, ‘pittore’ della campagna e della natura, primo scrittore russo a vincere il Nobel nel 1933. Per la prima volta Giorni maledetti si può leggere in italiano, grazie alla traduzione di Marta Zucchelli e a Voland che l’ha pubblicata.   Nella prima parte dell’opera, Bunin si trova a Mosca, all’inizio del 1918, e descrive una città sconvolta dalla Rivoluzione, attanagliata da un freddo «intollerabile» e avvolta nel buio più nero, per via di un nuovo decreto che vieta di accendere la luce pur essendoci l’elettricità: l’«ennesima beffa...

Sotto il segno di Hiroshima / Tokyo, 1964

Chi si ricorda oggi di Yoshinori Sakai? Era il 10 ottobre 1964 e al Kokuritsu Kasumigaoka Rikujō Kyogijō, lo Stadio nazionale olimpico di Tokyo, si svolgeva la cerimonia di apertura delle XVIII Olimpiadi. A portare nell’ultima frazione la torcia olimpica che avrebbe acceso al tripode dello stadio la fiamma olimpica, toccò proprio a lui, a Yoshinori Sakai che aveva compiuto diciannove anni il precedente 6 agosto e che diciannove anni prima era nato a Hiroshima un’ora dopo lo scoppio della bomba atomica. Tutto questo aveva un significato in un certo modo sacrale. Il Giappone era il primo paese asiatico a ospitare un’Olimpiade e lo faceva finalmente dopo che già nel 1938 aveva dovuto rinunciare all’organizzazione dell’edizione prevista nel 1940, a causa delle pressioni internazionali conseguenti all’invasione della Cina da parte dell’esercito nipponico. Nel 1940 le Olimpiadi comunque non si erano tenute né a Tokyo né ad Helsinki, che ne aveva preso il posto, e dai giochi del 1948, a Londra, i giapponesi, come i tedeschi, sui quali pesava l’infamia di aver scatenato il secondo conflitto mondiale, ne furono esclusi. Vennero però riammessi dal CIO nel 1950 e due anni dopo gareggiarono...

A Ja Ljublju SSSR / Massimo Zamboni, La trionferà

Per metà della lettura, La trionferà di Massimo Zamboni assomiglia a una sorta di anti-Guareschi. È la rievocazione, da sinistra, dell’esistenza storica di un mondo che oggi sembra quasi fantastico, ormai mediato dalla nostalgia e dalle suggestioni dei film, della letteratura e della musica, di cui anche la parabola dei CCCP-Fedeli alla linea fa parte. Parliamo della saga del comunismo emiliano, vista dalla prospettiva di Cavriago, autentica piccola Mosca della pianura emiliana, ben nota per presentare nella topografia locale una piazza Lenin con busto del rivoluzionario russo ancora oggi al suo posto, per quanto sotto forma di “multiplo”.   Ecco così un’antologia di personaggi e di situazioni che, seppur scoperti dalle ricerche dell’autore, ci sembra di conoscere benissimo. Il mitico sindaco Arduini di inizio secolo, per esempio, archetipo del socialista buono e magnanimo che la storia (sotto le vesti del fascismo) si incaricherà di maltrattare fino all’indegnità. Abbo Partisotti, “Principe”, partigiano comunista tutto d’un pezzo che nel corso del secondo Novecento i pezzi li perde uno per uno a partire dalle rivelazioni di Kruscev su Stalin. O Valentina Tereshkova,...

Applausi nel cassetto / Ana Blandiana: scrittrici e spie

La Securitate voleva fare di Herta Müller una spia. La delatrice perfetta, di cui nessuno avrebbe mai sospettato. Ma la futura Premio Nobel per la letteratura, ogni volta che la convocavano al posto di polizia, si aggrappava alla poesia per trovare il coraggio di dire no. Recitava i versi degli autori amati, a bassa voce, come fossero giaculatorie. E non cedeva nemmeno quando la chiamavano cagna, puttana. O la irridevano minacciandola: “Racconteremo a tutti delle orge che fai con i tuoi amici”.      Herta Müller, però, non aveva fatto i conti con quelli che Michel Foucault, nel suo libro Sorvegliare e punire, chiama “i mezzi del buon addestramento”. Ovvero, gli strumenti che il Potere usa per piegare al proprio volere chi si ostina a pensare liberamente. Infatti, quando molto tempo dopo riuscì ad abbandonare la Romania e a espatriare in Germania, si trovò di nuovo al centro di sospetti infamanti. I tedeschi vociferavano che la scrittrice fosse una spia della Securitate mascherata da dissidente. Non si fidavano di quella donna venuta da Bucarest, figlia di un nazista morto a 50 anni bruciato dal troppo alcol.      Adesso, non era più il regime...

Visite guidate (2) / Govert Flink, Bambina accanto al seggiolone

Alla Maurithuis di L’Aia c’è un ritratto di Bambina accanto al seggiolone di Govert Flink, del 1640, che senza andare a pescare tra i Bambin Gesù o Giovannini vari, e nemmeno tra i Bronzino e i Velasquez o altri bambini olandesi in quadri di famiglia come quello di Pieter Fransz de Grebber di Lisbona di cui ho già parlato, o anche da soli, come certi Franz Hals o Judith Leyster, mi ha ricordato, oltre al magnifico Ritratto di una bambina della famiglia Redetti (1566-70 ca) di G.B. Moroni dell'Accademia Carrara di Bergamo con un'associazione del tutto personale e non fondata su parentele iconografiche di rilievo, se non per opposizione per quanto può essere bella, e infantile, non signorina né vecchina, una bambina anche in gran tenuta con abitino di broccato, gorgiera e maniche candide di seta o mussola, con i capelli che davanti sembrano lasciar liberi i riccioli mentre dietro un filo di perle si intreccia a una piccola crocchia e si chiude un nastro e una perla più grande, ma delicata, che risponde sia agli orecchini e alla collana di perle che al discreto braccialettino di corallo al polso destro,      mi ha ricordato, dicevo, il Bambino giacente nella culla (...

Maggio Fiorentino / La Siberia resuscitata di Umberto Giordano

I - Cum mortuis in lingua mortua Come si resuscitano i morti? Secondo il dottor Frankenstein è questione di elettricità, secondo Federico Ruysch di conservazione e congiunzioni astrali, se invece sentiamo la vera Autorità, "Lui", non c'è tecnica che tenga. Ma se per 'morti' intendiamo opere non più eseguite, dimenticate negli archivi degli editori, e per 'resuscitare' rimettere in scena, riaprire per esse il grande libro del Repertorio e far spazio nei margini per il loro nome, le autorità sono altre, e alcune devono senz'altro risiedere a Wexford, in Irlanda, e a Martina Franca, in Valle D'Itria, dove da anni ci si adopera a questo scopo – altre ancora nel piccolo Teatro Grattacielo di New York, un'enclave italiana di melomani coraggiosi. I nomi degli impavidi sono pochi, molti i morti che attendono, a diritto o meno, di essere riportati in vita. Entriamo in queste catacombe, aggiriamoci tra i loculi. Sono centinaia: qui un bozzetto di vita napoletana, su testo di Salvatore Di Giacomo (Mese mariano), qui un'opera di ambientazione medievale, fiabesco e dannunziante (L'amore dei tre re, di Sem Benelli/Montemezzi), qui un D'Annunzio vero ed erotico (Isabeau per Mascagni), qui quasi...

The Underground Railroad / Sui binari della libertà

Non sappiamo precisamente quando cominciò. Non sappiamo bene quando e dove finirà. Lo schiavismo è la forma storica dell’ideologia razzista. Il setting della crudeltà pineale dell’uomo: istintiva, arcaica. Da quando esiste una clava che spacca una testa esiste il primo sottomesso, il primo uomo privato della sua libertà e della sua dignità, condannato al dolore fisico e morale, alla disperazione e alla rassegnazione, alla rabbia e alla fuga, alla caccia e al definitivo tormento, al morire come alternativa all’impazzire. Il 25 giugno 2021 un giudice ha condannato l'ex agente di polizia di Minneapolis USA, Derek Chauvin, bianco, a 22 anni e mezzo di carcere per l'omicidio di George Floyd durante un arresto il 20 aprile 2020: omicidio involontario di secondo grado, omicidio di terzo grado e omicidio colposo di secondo grado nella morte di Floyd, afroamericano. «È la sentenza più pesante mai inflitta a un ex agente di polizia per l'uso illegale della forza negli Stati Uniti» ha detto ai giornalisti il procuratore generale del Minnesota, Keith Ellison. Da quell’omicidio, lento e intenzionale, ripreso dallo smartphone di un passante, si scatenò il potente movimento di protesta mondiale...

Centenario della resistenza antinazista / Sophie Scholl e la Rosa Bianca

Nel giugno del 1942 almeno un centinaio di persone a Monaco di Baviera trova nella buca delle lettere un volantino firmato dalla Rosa bianca. I destinatari non sono casuali, sono borghesi e intellettuali che i giovani del gruppo di resistenza attorno ad Hans Scholl e Alexander Schmorell considerano i responsabili morali di una nuova Germania. Per sei mesi cercheranno di diffondere un messaggio di ribellione contro un regime che considerano intollerabile e suicida recapitando altri volantini.  Negli ultimi due si rivolgono a tutti i tedeschi e, infine, agli studenti: forse saranno loro a risvegliare quel popolo di sonnambuli. Invece, non accade nulla; solo in pochi rispondono, ma tra questi c’è Sophie Scholl, la sorella di Hans, studentessa di filosofia e biologia, ventun anni, oltre alla sua lucida intelligenza, Sophie mette a disposizione le sue competenze organizzative maturate aiutando il padre, Robert Scholl, consulente fiscale ed energico sindaco di Ulma, ma anche obiettore di coscienza durante la Prima guerra mondiale. Sarà proprio lei la prima dei sei condannati per ghigliottina il 22 febbraio 1943, dopo che il gruppo della Rosa bianca era stato scoperto dalla Gestapo...

Usa e Regno Unito / Razzismo e five eyes

Lord Frost, il commissario inglese per gli affari europei, ha detto di essere sorpreso dall’ostilità europea nell’implementare il protocollo irlandese che fa parte dell’accordo Brexit. Schierato con i remainers, è stato incaricato dal primo ministro di tentare di mantenere una buona relazione con l’Europa. Frost non è Nigel Farage, che all’inno alla gioia di Beethoven si alzò in piedi e voltò le spalle al parlamento.  Ma per quanto numerose siano le ragioni che si mescolano nel Brexit, un segno lo ha certamente lasciato Farage. Per cercare di capire di quale segno si tratti e che problemi abbia oggi la Gran Bretagna, bisogna riflettere su quanto è complicato questo momento per loro.    Per semplificare possiamo distinguere due orizzonti: una nostalgia imperiale, sentita soprattutto dalla popolazione anziana che abita nelle campagne, nutrita da sempre con storie sentimentali su Churchill, la seconda guerra mondiale, Downtown Abbey, the Crown e via dicendo. L’altro orizzonte è l’attrazione della anglosphere e di un sistema di dominio del pianeta incardinato su five-eyes. Five eyes è iniziato nella seconda guerra mondiale con la condivisione di intelligence militare...

26 maggio 1925 – 6 luglio 2021 / Angelo Del Boca, partigiano e storico del colonialismo italiano

Partigiano Alberto Volpi   Angelo Del Boca è noto soprattutto per i suoi studi pionieristici e rivelatori sulla pagina oscura del colonialismo italiano (i volumi degli anni settanta Gli italiani in Africa e quelli del decennio successivo sulla presenza in Libia sempre per Laterza), amplificati dalla cassa di risonanza giornalistica delle schermaglie con il negazionismo di Montanelli sull'uso delle armi chimiche in Etiopia. Tuttavia c'è stata una precoce vocazione narrativa a seguito della capitale esperienza della Resistenza: “Avevo già l'idea di fare lo scrittore. Annotavo tutto perché avevo capito che questi avvenimenti bellici avrebbero cambiato la mia vita, e quindi prestavo molta attenzione nel fare le cose, nel descrivere situazioni, personaggi, stati d'animo.” Così Del Boca scrive proprio in Nella notte ci guidano le stelle: la mia storia partigiana, che è appunto quel diario, uscito settant'anni dopo per la cura di Mimmo Franzinelli (Mondadori 2015) e un'integrazione dello stesso autore. Il quale ancora ricorda un romanzo scritto a sedici anni, “che gli editori avevano rifiutato, ma che comunque rappresentava una prima prova, forse non del tutto indegna”; un altro...

Due secoli di storia del Mezzogiorno / Il Sud senza redenzione di Giuseppe Lupo

L’uscita di La Storia senza redenzione. Il racconto del Mezzogiorno lungo due secoli (Rubbettino editore, Soveria Mannelli, 2021) di Giuseppe Lupo, offre la possibilità di un avvincente viaggio nella letteratura del Meridione e di conseguenza nella storia italiana, tuttavia non si tratta di una semplice carrellata sulla letteratura meridionale. Lupo all’interno vi sviluppa una tesi forte, la quale a sua volta tende a fissare dei canoni, dunque siamo al cospetto di un libro coraggioso, nonché di un discorso che divide provocatoriamente il campo e sfida la tradizione.    Per capire il punto di vista dello studioso conviene partire direttamente dalla sua chiosa finale: “raccontare non tanto e non solo la Storia, ma il sogno della Storia, che è utopia progettuale, costruzione dell’impensabile e dell’azzardo”, ecco cosa è mancato nella letteratura meridionale degli ultimi due secoli. Ha prevalso invece la linea antievolutiva di Verga su quella del Boccaccio napoletano o di Basile, su cui si innesta il Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, ma soprattutto il levismo successivo, fino ai libri denuncia, da Sciascia a Saviano.  Ha prevalso dunque, secondo l’autore, una...

28 giugno 1914 / Miljenko Jergović, L’attentato di Sarajevo

Cesare Lombroso non lo avrebbe degnato di uno sguardo. Perché Gavrilo Princip, il ragazzo che ammazzò l’Arciduca Franz Ferdinand e sua moglie Sophie a colpi di Browning M 1910 calibro 7,65 la domenica del 28 giugno 1914 a Sarajevo, non aveva i connotati dell’“uomo delinquente” delineato dell’antropologo veronese nel 1876. Niente fronte sporgente né orecchie grandi, asimmetrie nel volto o braccia troppo lunghe. Anzi, nelle foto appare come un giovane con la barbetta da hipster ante litteram, gli occhiali da intellettuale, lo sguardo intenso. Amava scrivere poesie e nei quattro anni trascorsi nella terribile prigione di Terezin, dove morirà di tubercolosi prima del suo ventiquattresimo compleanno, confessò che a mancargli più di tutto erano i libri.      Eppure, ancora oggi, sulle spalle del ragazzo bosniaco di Obljaj pesa una colpa terribile. Quella di avere acceso la miccia dell’“inutile strage”, come Papa Benedetto XV definì la Prima guerra mondiale, che lasciò sui campi di battaglia più di 10 milioni di morti e oltre 20 milioni di feriti. L’Austria-Ungheria e gli Imperi Centrali, infatti, considerarono l’attentato di un gruppo di ragazzi affiliati alla Mlada Bosna...

Il nostro saluto / Gli ultimi pasticcini con Giulia Niccolai

Oggi ho saputo che Giulia Niccolai se n’è andata. Ho guardato fuori dalla finestra di casa, per fissare nella mia memoria il colore del cielo. Era quasi giallo. La luce sembrava avvolgere tutto: gli alberi, il lago, le montagne sullo sfondo. Tutto mi è parso immobile. Forse ho capito cosa significa quando il tempo si ferma per un istante. Mi ha avvisata Nicoletta, una cara amica di Giulia. Non sono riuscita a farle molte domande, non ero preparata. Ho ascoltato le sue parole, quasi incredula, incerta se fosse davvero successo. Nicoletta stava in treno. Credo che a quella luce chiara del cielo, assocerò per sempre lo sferragliare del treno. Il primo giorno d’estate è un buon momento per sgusciare via. E poi, a pensarci, la luce ed i treni mi sono sempre piaciuti. Forse anche questo è un regalo, il suo modo di salutarmi come faceva quando andavo da lei a Milano.   Ho conosciuto Giulia perché mi interesso di fotografia e lei per una parte della sua vita ha fatto la fotografa. È stato due anni fa. Non ho molto riflettuto su come fare per conoscerla, forse sapevo che con lei non sarebbe stato troppo difficile. Ricordo che la nostra prima chiacchierata la facemmo a Ravenna, sedute...

Ritorna il classico di Carla Forti / L’eccidio Pardo Roques

È il primo agosto quando un gruppo di soldati tedeschi fa irruzione nella bella casa di Giuseppe Pardo Roques. A 68 anni è uno degli uomini più in vista di Pisa. Presidente della comunità ebraica locale, è un erudito, un benefattore. In città si favoleggia della sua ricchezza e della sua patologica fobia per i cani e i gatti. È il 1944 e quello che segue è uno degli eccidi più spietati di cui si serbi memoria. I militari arrivano alle dieci del mattino e se ne vanno ubriachi nel primo pomeriggio. Si lasciano dietro i corpi straziati di dodici morti – cinque cristiani e sette ebrei, fra cui Pardo. La dimora, nel quartiere popolare di Sant’Andrea, è saccheggiata. Un furgone torna più volte a fare il carico di dipinti, oggetti preziosi, mobili di pregio. Un mese più tardi Pisa è liberata. Un mese appena e quelle vite potevano fare il loro corso.  In questa tragedia ci sono domande che pesano come macigni. Perché la rete di complicità che così a lungo ha protetto Pardo d’improvviso cede? Chi ha messo i militari sulle sue tracce? È stata davvero, come si dice, la vendetta di un vicino? E per quale ragione dopo la guerra tanti preferiscono dimenticare?  Quel groviglio di...

Un libro di Stefano Siviero / Porta Pia: l’Italia a Roma

Narrare, raccontar di storia per mezzo di luoghi e paesaggi è genere letterario nobilmente praticato: penso ad esempio, tanto per rimanere in Italia, a libri recenti come Danubio di Magris, Pianura di Belpoliti, Annibale, un viaggio di Rumiz. Ma l’incrocio di storia e luoghi è lo strumento psicologico utilizzato in molte altre opere, ad esempio nelle pietre d’inciampo poste nelle città europee davanti alle abitazioni degli ebrei deportati dai nazisti con cui si lascia il compito a chi le scorge di immaginare la loro vita e il loro destino. Oppure nelle guide, sia quelle più tradizionali in cui si riporta la storia di un monumento sia di quelle in cui si racconta il passato usando come chiave emotiva un luogo per come ci si presenta oggi, come ad esempio il recentissimo Andare per l’Italia di Napoleone di Bianchi e Merlotti. A questa ultima categoria dell’andar per luoghi appartiene anche il prezioso, accuratissimo, volumetto di Stefano Siviero, economista ed eclettico dirigente della Banca d’Italia: Porta Pia, 20 settembre 1870, l’Italia a Roma, pubblicato da Mattioli 1885 nel marzo di quest’anno.      Vi si compie un tour d’horizon di 1600 anni di storia – dalla...

Pynchon e Kesey / Come gli hippy hanno salvato la letteratura

Gli anni sessanta sembrano non finire mai. Ritornano. E a cicli sempre più brevi. Di quegli anni ritornano i miti. Mai superati, sorpassati, surclassati. E anche se non c’era niente di eroico nell’essere giovani allora, i Baby Boomers si struggono ancora di nostalgia per averli vissuti in prima persona, mentre i Millennials e le generazioni seguenti (X, Y, Z, Alpha), ne scoprono e, sotto sotto, ne invidiano l’irripetibile stagione di creatività.  E se in musica sembra proprio che the times they are [NOT] a-changin’ – lo hanno dimostrato i recenti festeggiamenti per gli ottant’anni di Bob Dylan, sessanta dei quali li abbiamo passati in compagnia della colonna sonora delle sue ballate – nel campo delle arti visive, a Firenze, a Palazzo Strozzi, si festeggia un quarantennio di American Art 1961-2001, dove a farla da divo, già dal manifesto, sono l’imperituro Andy Warhol e la Pop Art nelle sue caleidoscopiche varianti. Questo mentre in letteratura atterrano sui banchi delle nostre librerie due titoli freschissimi di stampa, vanti della controcultura: il primo, un inedito (per l’Italia) di Ken Kesey, A volte una bella pensata, che le edizioni Black Coffee pubblicano in occasione...

Un libro di Alberto Cavaglion / Decontaminare le memorie

Decontaminare le memorie di Alberto Cavaglion è un libro che si pone molti obiettivi: alcuni più diretti e manifesti, altri più profondi. Credo che sia un testo “palestra” su cui convenga fermarsi e sulle cui proposte prendere le misure, non tanto di ciò che abbiamo davanti, ma come spesso capita negli esercizi che implicano un rapporto con la memoria, di ciò che abbiamo alle spalle. I giorni della memoria, dice Cavaglion, sono da tempo in crisi. Prendiamone uno per tutti: il 27 gennaio. Quello del 27 gennaio è in crisi per i contenuti, per le modalità. Lo è perché non corrisponde a un progetto culturale (aggiungo io) o forse semplicemente perché è fondato su un principio “altruista”: quello di riflettere sui morti provocati in tempi precedenti, credendo che quella pratica di rievocazione sia la terapia di uscita. In ogni caso lo è come progetto: intolleranza, odio, antisemitismo, razzismo sono in crescita e quella giornata, che spesso è una settimana, talvolta un mese, non è capace di arginarli. In realtà, ma questo lo scriveva già molti anni fa Giovanni de Luna, quel calendario fondato sul dolore non consente di pensare un progetto, di declinare un futuro, ma spesso si...

Una biografia di Paolo Morando / Eugenio Cefis, il cavaliere oscuro

È una storia italiana piena di misteri, alimentata dalla propaganda e da fonti che non sono mai state chiarite. Il giornalista Paolo Morando ha ricostruito la biografia di uno degli uomini più inquietanti del nostro passato.    1– Se scrivere una biografia è dare un ordine, e magari trovare un senso, all'accadere delle cose dentro una vita, Paolo Morando, con Eugenio Cefis. Una storia di potere e di misteri (Laterza, pag. 374), ci è riuscito alla grande. Con uno scrupolo documentario e un rigore d'esattezza esemplari.   Però, trattandosi di Cefis, la faccenda si complica. La sfida si alza. E di parecchio.  Poiché Cefis non è stato solo uno degli uomini più potenti, più temuti, più discussi, della seconda metà del Novecento italiano. Cefis è stato, anzi, continua a essere, nel nostro Paese, una leggenda inquietante.  Inchieste giudiziarie e investigazioni giornalistiche, libri e libelli e saggi, voci e illazioni. Un'immensa e composita costruzione narrativa, in corso da tempo e mai interrotta, ne ha filato e tessuto la leggenda minacciosa.  Morando ne espone l'accurato repertorio. Qui, tanto per ricordare, alcuni esempi. Cominciando dal...