Erbari meravigliosi

20 Giugno 2023

Un po’ al modo dei vecchi banditori, verrebbe da dire: “Accorrete gente, venite, fate presto! Rara herbaria. Libri e natura dal XV al XVII secolo, gli incunaboli della Collezione Peter Goop, la più importante raccolta privata di erbari a stampa, insieme ai cimeli della prima Accademia dei Lincei, in mostra nelle sale della Biblioteca Corsiniana, chiude il prossimo 3 Luglio: non perdete l’occasione, affrettatevi!”. Che non sarà la mostra dell’anno, quella dei ventotto Vermeer al Rijksmuseum di Amsterdam, appena conclusasi all’inizio di giugno, ma è veramente un’occasione da non perdere. 

E per più di un motivo. Il più semplice: è a ingresso libero – come nei musei di Londra, per esempio – e Palazzo Corsini e l’Accademia dei Lincei valgono sempre una messa, a prescindere dall’offerta in mostra. Che però, èe basterebbe già questo, regala alla vista la magnificenza di un’edizione del 1476 della Historia Naturale di Plinio il Vecchio; l’Hortus Sanitatis stampato a Magonza nel 1491, con 1066 xilografie, che tratta 530 erbe, 164 animali, 122 uccelli, 106 pesci, 144 pietre, che si conclude con uno studio sull’uroscopia, basato su un precedente trattato di urologia, e che conta anche successive edizioni in latino dove s’incontra, nell’edizione Pruss del 1497, l’immagine di uno scheletro umano che si può considerare come la sua migliore rappresentazione prima di Vesalio; per non dire della stupenda copia acquerellata dell’Hortus Eyestettensis del 1613, autore e editore, Basilius Besler. Degli altri volumi in mostra, e ancora di questi, diremo più avanti, ma prima un ulteriore, imprevisto motivo per consigliare la gita romana all’Accademia di via della Lungara.

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Basilius Besler Hortus Eystettensis, Altdorf (Eichstätt)],1613.

Alla fine delle prime tre sale che raccolgono i volumi della Collezione Goop, e prima di quella nella quale esplode, dall’Hortus Eyestettensis, l’illustrazione quasi commovente di un girasole che sembra parlare… a parlare, invece, è lo stesso Peter Goop, il collezionista che ha generosamente messo a disposizione quelli che chiama, con comprensibile orgoglio, i suoi gioielli. In un filmato insolitamente lungo, forse qualcosa più di mezz’ora, di quelli che a volte accompagnano le mostre e che, devo confessare, normalmente non conquistano la mia attenzione, quest’uomo sicuramente privilegiato, che ha potuto coltivare, sulla scorta degli insegnamenti del nonno prima e del padre poi, la passione per il collezionismo di libri antichi, in un italiano sintatticamente impeccabile, pur con un forte accento tedesco (vive a Vaduz, nel Liechtenstein), racconta la sua vita dedicata alla preservazione della natura, mentre “semina, picchetta e pianta” così come faceva il nonno, gestendo un orto di produzione propria, in una complementarietà “tra libro e giardino” di cui scrive Michael Jakob, studioso del paesaggio e autore di uno scritto introduttivo nel catalogo di Rara Herbaria, complementarietà che culmina nel 1613, proprio con la pubblicazione dell’Hortus Eyestettensis.

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Plinius, Naturalis istoria incunable, 1469.

Un privilegiato, uomo fortunato Peter Goop, ma del quale non sembra generoso discutere la buona fede quando afferma di non sentirsi “proprietario” di queste mirabili opere, bensì custode, guardiano magari, ma di quelli che non escludono bensì invitano ad entrare. Che oltre a quello che c’è dentro questi libri, ci si trova a pensare anche a quello che c’è dietro: “toccando” la copia di un’edizione dell’Hortus Sanitatis, ricordando la sua veneranda età, più o meno cinquecento anni, Goop immagina possa essere stato inizialmente di proprietà di un conte, e come presumibilmente abbia viaggiato in carrozze a cavalli, protetto dentro qualche baule, magari riparato anche da qualche panno al momento di essere imbarcato, con un suo nuovo “proprietario”, chissà, per raggiungere il nuovo mondo dove, qualche centinaia di anni dopo un mercante lo avrà scovato e poi passato di mano e infine proposto a un collezionista-custode che ora lo presta, orgoglioso, per una mostra nella città eterna. Si sente respirare la storia, la si tocca.

Non è per tutti, certo, si tratta di un’esperienza che non possiamo fare nostra, come visitatori, incantati solo dalla vista, ma che nel timbro pacato della voce di Goop riusciamo quasi a percepire, quando si riferisce al “fruscio” delle pagine, al loro odore. In un’epoca – lui dice Era – della digitalizzazione, in cui anche i suoi nipoti passano molto tempo davanti agli schermi, “era” e tempo che non condanna, ci invita a non sottovalutare la possibilità di fare esperienza di un oggetto da toccare, dove l’informazione non svanisce, che “funziona” anche se manca la corrente, e che rappresenta la sua speranza di dare al mondo del futuro “un’idea di come si potrebbe sopravvivere, per sempre”.

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Christian Egenolff, Herbarum arborum fruticum, Francoforte sul Meno, 1546 Collezione Peter Goop, foto Naomi Wenger.

Che a leggerlo, necessariamente sullo schermo di Doppiozero, potrebbe pensarsi come un pensiero nostalgico ma che nelle parole di quest’uomo gentile – come si direbbe in inglese, piacevolmente “unassuming” –, suona sincero, tutto meno che retorico. E sono parole che hanno poi invitato il recensore a ripercorrere di nuovo le sale e le teche, con una consapevolezza diversa, un andamento più attento, forse addirittura più rispettoso. E così da osservare di nuovo l’imponenza, anche nelle dimensioni (425 x 280 mm), della Historia Naturale, redatta originalmente nel I secolo dopo Cristo, una delle prime opere date alle stampe e la cui diversa circolazione provocò paradossalmente la sua messa in discussione: nel momento in cui raggiungeva un pubblico molto più largo, analizzata criticamente, rivelava una considerevole serie di errori, tanto da legittimare un breve trattato di un medico di Ferrara, Niccolò Leoniceno, stampato nel 1492, con il poco lusinghiero titolo, De Plini et plurium aliorum medicorum in medicina erroribus. “Che già nel mondo latino – come ricorda l’attuale Presidente dell’Accademia dei Lincei, Roberto Antonelli – l’herbarius era colui che si dedicava alla conoscenza e alla raccolta delle piante indicate per le loro proprietà medicinali”.

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Christian Egenolff, Herbarum arborum fruticum, Francofortem sul Meno 1546, Collezione Peter Goop, foto Naomi Wenge.

D’altra parte “la Medicina – sottolinea anche Michael Jakob –, sia nella forma dotta e scientifica, sia intesa come attività praticata da ‘dilettanti’ e talvolta al limite della magia, è presente nell’erbario al pari della teologia, ché deve spiegare perché il Creatore abbia dotato la natura di una tale varietà, e quale sia il posto nel mondo assegnato a tante piante e animali”.

Spettacolare la copia del De Agricultura del 1495, stampatore Matteo Codeca a Venezia, il più importante trattato di agronomia del medioevo, composto in latino all’inizio del XIV secolo da un contemporaneo di Dante, il giurista bolognese Pietro De’ Crescenzi. L’edizione esposta è la terza edizione in lingua italiana, la prima veramente illustrata, con 40 xilografie.

I curatori avvisano che il punto di forza di questa mostra lo si incontra con la serie dei New Kreuterbruch, i nuovi erbari, con anche un’edizione del 1543, autore Leonard Fuchs, stampatore a Basilea Michael Isengrin, innovativa sia per il numero di piante presentate, 400 indigene e 100 esotiche (dove tra l’altro si parla per la prima volta di quello che oggi conosciamo come mais, che Cristoforo Colombo aveva scoperto insieme al nuovo mondo, che arriverà anche in Turchia, da dove tornerà con il nome di grano turco), per la qualità delle 511 incisioni e dove – ci avvisano le note al testo – l’autore presta attenzione all’esatta corrispondenza tra immagini e testo, giacché Fuchs lamentava come i suoi colleghi, del tutto ignari di botanica, avessero lasciato questo campo, “così decisivo per la medicina”, nelle mani di ciarlatani e contadini. Degno di menzione, inoltre, il fatto che alla fine del volume sono ritratti i responsabili delle illustrazioni, gli artisti indicati nominalmente: Pictores operis.

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Frontispiece of Piero Crescentio, De agricultura, Matteo Capcasa, Venice, 1495.

Come abbiamo già anticipato, il nome Hortus Eyestettensis, rimanda sia a un orto botanico nella residenza vescovile di Eichstatt, sia a un erbario riccamente illustrato. L’esemplare in mostra è una delle rare prime edizioni, “Opera Basilii Besleri” giacché l’omonimo farmacista, botanico, incisore, editore, si assunse la responsabilità di averne promosso la stampa a Altdorf, presso Norimberga. Volume in-folio, fa parte della tiratura di lusso colorata con curatissime illustrazioni: 367 “leggendarie” tavole botaniche, di cui 361 mostrano colori d’epoca mentre le tavole, dal numero 80 a 85, risultano colorate successivamente. L’opera contiene quasi tutte le piante allora conosciute coltivate in Europa, Africa, Asia e America, e la catalogazione delle piante segue la fioritura nelle quattro stagioni.

“Il ricorso all’interconnessione tra libro e giardino come mezzo di rappresentazione è, per l’epoca [1613, ricordiamo], una grande novità. Besler fece eseguire dei disegni preliminari dal vero (basati su fiori freschi) che servirono come modello per le rappresentazioni definitive. Nel rispetto di un piano estetico complessivo, le piante furono poi raggruppate e incise su lastre di rame. I disegni finali capovolti, trasferiti sulle lastre, nonché le lastre stesse, sono in parte sopravvissuti fino ad oggi. Non è chiaro se tutte le piante incise crescessero nell’orto vescovile. Tuttavia, la scelta di piante specifiche per il gardino mostra che le varietà di moda – comprese quelle bulbose come il tulipano e le nuove piante coltivate come il pomodoro – rivestivano particolare importanza, mentre le specie selvatiche, che apparivano in altre opere botaniche contemporanee, qui non sono comprese”.

Una meraviglia! E che è un altro modo di dire quello che Jacob ci ricorda, ovvero che se gli erbari in genere erano un modo di parlare della storia del nostro atteggiamento nei confronti della natura, una collezione di libri come quella mirabilmente messa insieme da Peter Goop è una visione del mondo, un progetto che dialoga con quegli atteggiamenti del passato, così come fa con altre collezioni precedenti: “ Quella che traspare dalla mostra non vuole essere soltanto una storia di libri; è l’epopea, non sempre lineare, di una summa di conoscenze incrociate e, in definitiva, un singolare esempio del tentativo umano di spiegare il sistema della natura”.

Affrettatevi! Rara Herbaria, Libri e Natura dal XV al XVII secolo, a cura di Lucia Tongiorgi Tomasi e Michael Jakob Biblioteca Corsiniana dell’Accademia dei Lincei, via della Lungara 10, a Roma, ultima data utile, il 3 Luglio 2023.

In copertina, Basilius besler hortus eystettensis altdorf eichstatt, 1613, Peter Goop Collection, credit Naomi Wenger.

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TAGGED: Michele Jacob