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García Márquez: i segreti dietro la morte annunciata

La mattina del 22 gennaio di settant'anni fa, nel 1951, gli abitanti di un paesino remoto dei Caraibi colombiani, chiamato Sucre, furono svegliati dal trambusto di un crimine fratricida. Víctor e Joaquín Chica Salas avevano appena accoltellato il loro amico Cayetano Gentile Chimento, per vendicare il disonore della sorella Margarita, restituita alla famiglia dallo sposo, Miguel Reyes Palencia, dopo che aveva scoperto che lei non era vergine durante la prima notte di nozze. Terrorizzata dalle percosse dello sposo e dalla furia dei fratelli, Margarita aveva confermato la voce che girava in paese fin dai tempi del suo fidanzamento con Cayetano, cinque anni prima: i due avevano avuto rapporti sessuali. Margarita stava ancora piangendo nella casa di famiglia, quando le diedero l'inconcepibile notizia che avrebbe cambiato la sua vita per sempre.

 

Fu considerato delitto d'onore, come previsto dal codice feudale che vigeva nella regione e quindi dalla Giustiza, che dichiarò infine innocenti i fratelli Chica Salas, perché avevano agito “mossi da intensa ira e dolore”. L'omicidio, inoltre, era all'ordine del giorno in quella sanguinosa metà del secolo che è tuttora ricordata con l'infame nome di “La Violenza”, con la V maiuscola, un nome che segna il culmine della lunga storia di lotte armate da cui il popolo colombiano è ancora afflitto. La morte di Cayetano sarebbe dunque finita nell'oblio, non fosse stato per la famiglia di Gabriel Eligio García e Luisa Santiaga Márquez, parenti del morto e degli assassini, che a quel tempo viveva in paese. I García Márquez se ne sarebbero andati poche settimane dopo, con l'aiuto di Gabriel, che aveva ricevuto la notizia a Barranquilla. Seppe immediatamente di dover raccontare quella storia, ma ci mise tre decenni a comporre i tasselli del suo sesto libro.

Trent'anni più tardi, il 28 aprile 1981, la storia fu resa pubblica, in pompa magna, con il titolo Cronaca di una morte annunciata. A quarant'anni dalla sua pubblicazione, la “morte annunciata” è ancora nell'immaginario di milioni di studenti del mondo ispanico, che continuano a leggerla al liceo, e di milioni di altre persone in tutto il mondo, che si avvicinano all'autore con quello che è il più leggibile dei suoi romanzi. Eppure, la storia del delitto è tuttora incompleta, oltre che confusa. Nonostante il notevole talento di García Márquez nel rendere indistinguibili i confini fra realtà e immaginazione, nessuno dei suoi romanzi ha dato luogo all'affascinante giustapposizione tra fatti e finzione generata da Cronaca.

 

Quest'articolo rende omaggio alla pubblicazione di un classico che al tempo fu dichiarato “l'evento editoriale più importante del mondo ispanico” («El País»). Alla luce di una bozza inedita, uno dei tanti documenti disponibili nell'archivio personale di García Márquez ad Austin, si propone inoltre di accompagnare il lettore lungo il processo di scrittura e di  trasformazione dei fatti, e lungo il rosario di equivoci sgranato dalla copertura giornalistica dell'episodio reale. Riporta, inoltre, i misteri che restano irrisolti, nella finzione e nella vita reale, relativi alla sposa ripudiata, Margarita Chica Salas, la violenza subita e la serie di amori “terribili”. Offre dunque uno sguardo contemporaneo sul problema della responsabilità collettiva che García Márquez volle illustrare con la sua ricostruzione del crimine del 1951.

 

Foto di Alberto Bile.


Un romanzo annunciato

 

In Vivere per raccontarla (2002), García Márquez individua il motivo del tempo intercorso fra i tragici accadimenti e la scrittura di Cronaca di una morte annunciata in un patto con la madre, che gli aveva fatto promettere di non pubblicare la storia finché fosse stata ancora in vita la madre di Cayetano, sua comare. Nella bozza del romanzo in questione, García Márquez ne rende una versione più accattivante. Per 27 anni aveva raccolto testimonianze e raccontato il delitto ad amici ed editori, ma non era riuscito a scriverlo, perché la storia era inspiegabilmente incompleta. Il finale mancante arrivò con una soffiata dell'amico Álvaro Cepeda Samudio, secondo cui gli sposi del triangolo tragico erano tornati insieme, e vivevano a Manaure, «vecchi e malandati, ma felici». Quella rivelazione, diceva García Márquez in un epilogo poi stralciato dal manoscritto finale, «mi mise il mondo in ordine... A quel punto era tutto molto chiaro: per via del mio affetto per la vittima, avevo sempre pensato che fosse la storia di un delitto atroce, invece doveva essere la storia segreta di un amore terribile».

L'aneddoto, che forniva basi reali al finale della storia d'amore del romanzo, venne poi pubblicato nell'articolo El cuento del cuento su «El País» e «El Espectador» (Colombia), ma l'“incredibile riconciliazione” degli sposi è stata poi scartata come “fittizia” anche dai pochi critici che hanno preso in considerazione El cuento del cuento.

 

Storia dell'amore terribile

 

Cronaca di una morte annunciata è, a grandi linee, l'intreccio di tre storie: quella dell'omicidio di Santiago Nasar (trasposizione di Cayetano), quella del cronista che lo ricostruisce (García Márquez nel suo ruolo di giornalista) e quella degli sposi il cui amore è ostacolato dal crimine, Ángela Vicario e Bayardo San Román (nella realtà: Margarita e Miguel). Il narratore tesse le tre storie raccontando le difficoltà riscontrate nel tentativo di chiarire i fatti che avevano portato alla morte dell'amico d'infanzia. Sviluppa, inoltre, una riflessione sugli effetti di una morte preannunciata ai quattro venti, che nessuno ha osato impedire e che, però, mette sotto accusa i testimoni, coscienti troppo tardi della probabile innocenza dell'accusato di disonore. La fede del cronista nell'innocenza di Santiago Nasar è, poi, il detonatore del mistero che ossessiona lettori e critici del romanzo: chi fu il vero amante di Ángela Vicario? 

 

La terza storia, quella della sposa restituita, è infatti offuscata dall'ambivalenza del narratore nei confronti di Ángela Vicario, sua cugina, la cui incerta risposta sull'identità dell'amante è per lui motivo della morte di Santiago. Mentre i fratelli vendicatori sono costretti dal loro dovere di uomini, e lo sposo è per tutto il paese «l'unica vera vittima», la partecipazione di Ángela non è questione di fatalità, di circostanze o di legittimi errori, ma è frutto della sua lealtà verso l'amante sconosciuto.

Anni dopo, quando Ángela Vicario riprende le redini del suo destino dopo essere stata umiliata, picchiata e cacciata dal paese, scopre improvvisamente di amare Bayardo San Román, l'arrogante pretendente con cui si era sposata di malavoglia per il dovere ineludibile di tirar fuori la famiglia dalla povertà. Decisa a tornare vergine per lui, Ángela scrive 17 anni di lettere, una a settimana, che condurranno infine al ritorno dello sposo offeso, con il malloppo di lettere sotto al braccio e senza averne aperta neanche una. Il “lieto fine” conclude la storia dell'“amore terribile” cui si riferisce il narratore nell'epilogo in questione. Il film omonimo di Francesco Rosi privilegia questa storia d'amore.

 

Delle prime due storie si è ormai soliti dire che sono basate su fatti reali, anche se la versione  presentata da Cronaca di una morte annunciata e ratificata dalla copertura di stampa che accompagnò la pubblicazione del romanzo ha dato vita a una lunga e dannosa serie di equivoci. Si è detto poco, invece, dei fatti che ispirarono la storia d'amore.

Stretta tra i misteri più popolari fra i lettori del romanzo e la versione conclamata dei fatti reali si cela infatti la storia della sposa restituita, la violenza di cui fu oggetto e i “terribili” amori che giustificarono la violenza. Rimane nascosta, inoltre, la vera storia della donna che diede origine al personaggio, Margarita Chica Salas, colpita trent'anni dopo il delitto commesso in suo nome da una seconda disgrazia, la pubblicazione di Cronaca di una morte annunciata.

 

Pubblicazione di Cronaca di una morte annunciata

 

Nel 1981, la coerenza politica e stilistica del Boom  della letteratura latinoamericana era diminuita, ma la rivoluzione del mercato libraio promossa dalla leggendaria editrice catalana Carmen Balcells stava per giungere al culmine. Con interviste, poster e annunci a piena pagina illuminati dal volto vivace dell'autore, fu annunciata la pubblicazione simultanea a Bogotá, Madrid, Città del Messico e Buenos Aires, con una tiratura senza precedenti, di un milione e centocinquantamila copie, del nuovo romanzo di García Márquez. Dopo una pausa di sei anni da L'autunno del patriarca, il nuovo libro rafforzò, oltretutto, la candidatura al Nobel per la Letteratura, per cui era nominato da tre anni e che ottenne l'anno dopo.

 

Nonostante il dispiegamento di forze, la ricezione immediata di Cronaca di una morte annunciata fu controversa. In Colombia, dove i lavori giornalistici di García Márquez erano accolti con entusiasmo simile, il dibattito si concentrò sui limiti fra romanzo e reportage.

Lo stesso giorno in cui Cronaca di una morte annunciata uscì in libreria e nei supermercati, la rivista Al día lanciò nel suo numero inaugurale un articolo sui fatti che l'avevano ispirato. García Márquez in persona aveva regalato la primizia alla direttrice e le aveva suggerito i giornalisti che dissotterrarono i resti del delitto reale del 1951. Nell'articolo c'era una rappresentazione grafica della piazza di Sucre dov'era avvenuto, e una tabella in cui si abbinavano i personaggi reali a quelli fittizi. Ma, come lo stesso titolo rivela, Gabo lo vide morire, i giornalisti si concessero notevoli licenze nel ricostruire la scena. Nel reportage mancavano le dichiarazioni dei sopravvissuti, gli sposi Margarita e Miguel, e degli autori del crimine, Joaquín y Víctor Chica Salas. Ometteva, inoltre, l'esistenza della relazione fra Margarita e Cayetano. Nella copia personale dell'articolo, nell'archivio dell'Università di Austin, c'è un'annotazione scritta di suo pugno con le reazioni alla pubblicazione: «Errore: erano fidanzati», annotò García Márquez, e indicò che il racconto dei giornalisti aveva subito «le influenze del libro».

 

Foto di Alberto Bile.


Tre invenzioni chiave

 

Invece di chiarire i confini fra realtà e finzione, il reportage di Al día contribuì a confonderli, costringendo García Márquez a precisare che il suo libro era una «trasposizione poetica di eventi reali». Era, inoltre, una rievocazione dei fatti migliore di quella dei testimoni intervistati: «ho la presunzione di credere che il dramma del mio libro sia meglio, più controllato, più strutturato» dice a Jesús Ceberio di «El País».

 

Una trama di puntuali modifiche aveva garantito all'autore il controllo sul dramma reale. La più decisiva era stata negare categoricamente la relazione fra il morto e la sposa, e le voci sulla sua natura. Il manoscritto inedito trovato nell'archivio di Austin rivela che fino alla penultima versione, nel paese di Cronaca di una morte annunciata così come in quello reale, girava voce che Ángela Vicario non fosse più “signorina”. Per di più, Bayardo San Román, proprio come lo sposo della realtà, si sposava pur sapendo che la futura moglie era stata innamorata di un altro. Cancellature e annotazioni dell'autore testimoniano la successiva, magistrale modifica su cui si fonda il più intrigante fra i misteri del libro.

 

Due decenni dopo, in Vivere per raccontarla, García Márquez rievocò i propri ricordi della diceria, e descrisse una scena in cui Cayetano e Margarita tornavano insieme in paese, a cavallo, lei «con le redini in pugno, e lui dietro, stretto alla sua vita».  Oltre all'inedita intimità fra i due, l'autore evidenziò la sfacciataggine dell'amico, che entrava «dal viale della piazza centrale, nelle ore di maggiore affollamento e in una città tanto dedita al pettegolezzo».

 

Una seconda e fondamentale invenzione fu la resistenza di Ángela Vicario al matrimonio con Bayardo San Román. Nella vita reale, Margarita si era sposata per amore, contro la resistenza della madre nei confronti di un promesso sposo del quale si diceva che avesse moglie e due figli in un altro villaggio. Questa svolta, che profilò il personaggio come una sposa ribelle e leale all'amante segreto, spiega la necessità di inventarsi, in terzo luogo, l'amore tardivo di Ángela per Bayardo, la cui origine il narratore individua nella furiosa consumazione del matrimonio durante la prima notte di nozze.

A quella notte violenta fece diretto riferimento lo sposo nel dramma reale, Miguel Reyes Palencia, in un'intervista venduta alla rivista Al día poco dopo la pubblicazione del primo articolo. Si dichiarava ingannato, ma ammetteva di conoscere le voci su Margarita. Si vantava, oltretutto, di averla picchiata e di averle messo un coltello in mano perché si uccidesse; perché era Margarita, e non Cayetano, a meritare di morire quella notte.

 

Questa versione dei fatti, secondo Al día, ebbe diffusione su altre riviste e giornali internazionali, e diede vita al processo pubblico cui fu sottoposta per la seconda volta la sposa restituita. Quando Margarita Chica Salas si decise a parlare in prima persona, ormai il danno era fatto. Di fronte all'assoluzione dei fratelli, alla clamorosa testimonianza dello sposo, all'omissione della sua relazione con il morto e alla promozione dell'“innocenza” dello stesso, nel libro e nella realtà, restava solo una possibile colpevole.

 

La storia di Margarita Chica Salas

 

La vita fu poco generosa con Margarita, così come la finzione. Nell'unica intervista che concesse al giornalista Blas Piña Salcedo per «El Espectador», parlò del suo amore per Cayetano Gentile come di un fidanzamento giovanile senza malizia, e della loro relazione sessuale come il primo di una serie di fatali errori. Cayetano Gentile si era allontanato da lei per andare a studiare a Bogotá, e Margarita aveva deciso di tacere, a dispetto dell'uso locale che lo avrebbe obbligato a sposarsi con lei. Era proprio quel silenzio, che sostenne fino al matrimonio con Miguel cinque anni dopo, l'unica cosa di cui si pentiva. Quando lo ruppe, per le percosse e le minacce del marito, non credeva che i fratelli avrebbero ucciso Cayetano. Trent'anni di anonimato e lavoro onesto l'avevano in seguito redenta, diceva, fino a quella mattina in cui si era ritrovata sulla nuova rivista fra «tante bugie, tante infamità, tante falsità».

 

Quel che Margarita Chica Salas non raccontò in quell'intervista fu che, secondo una voce che lo stesso giornalista avrebbe poi verificato, alcuni anni dopo la tragedia lo sposo era tornato a cercarla. Le sorelle García Márquez ne erano a conoscenza, e attribuirono il ritorno di Miguel, che viveva a Barranquilla con la madre dei figli, alla notizia che Margarita aveva vinto la lotteria. La storia della lotteria, che appare nel libro, era vera. Era oltretutto vero, ed è l'ironia che solo la vita sa inventare, che la sposa restituita si guadagnava da vivere cucendo vestiti da sposa per le signorine dell'alta società della città di Sincelejo.

 

Ferita dalle dichiarazioni del marito, Miguel Reyes Palencia, Margarita pose fine alla loro relazione dopo la pubblicazione del libro. Più in là lo perdonò, nonostante la sorveglianza della famiglia, e continuò la storia clandestina con quell'uomo che legalmente era ancora suo marito. Miguel provò poi a convincerla ad andare con lui in Europa a vendere la loro storia.

 

I pezzi della storia che Margarita rifiutò di vendere furono poi raccolti, venticinque anni dopo la pubblicazione del romanzo, da Akio Fujiwara, un giornalista di origine giapponese. Fujiwara aveva letto García Márquez da studente, e il mondo ritratto dallo scrittore era stato fonte d'ispirazione per imparare lo spagnolo e diventare corrrispondente dall'America Latina. Attratto dall'avvincente segreto di Ángela Vicario e dal colpo di scena finale della sua violenta storia d'amore, Fujiwara si mise sulle tracce della protagonista del dramma reale, a Sucre e a Sincelejo. Anche se Margarita era ormai morta, la storia era ancora viva fra i testimoni, i cui ricordi erano diventati indistinguibili dalla leggenda creata dal romanzo. Fujiwara raccontò i dettagli della sua rigorosa ricerca in un libro intitolato García Márquez ni homurareta onna (La donna sepolta da García Márquez), pubblicato nel 2007 e ancora non tradotto in spagnolo (e in italiano, N.d.T.)

 

Ancora oggi non so se ricondurre alla ribellione o a un'ingenua sfrontatezza l'anacronismo insito negli “errori” di Margarita. Quando Cayetano se ne andò, Margarita lo liberò da quella che a quei tempi era considerata una sua “responsabilità”. Una volta apparso Miguel, come farebbe qualsiasi donna ai giorni nostri, Margarita ritenne chiuso il capitolo precedente e puntò tutto sul nuovo amore. Forse, come suggerisce Fujiwara, era una donna «avanti sui tempi, che scommise sull'arrivo di un'epoca in cui non si sarebbe data tanta importanza alla verginità». Ma come interpretare il fatto di non aver previsto le conseguenze di un modo così “moderno” di amare in una società retrograda come quella? Solo la cecità dell'amore può spiegare il suo errore più grande: immaginare che Miguel avrebbe potuto mettere da parte l'amor proprio e la convenzione sociale per restarsene tranquillo con quegli oggetti difettosi che erano ormai diventati il corpo e la reputazione della sposa.

 

Nei suoi ultimi anni, Margarita perse la vista, smise di cucire e si dedicò con fervore alle sigarette. Morì di arresto cardiaco dovuto a una deficienza polmonare nel 2003, all'età di 78 anni. Da parte sua, Miguel Reyes, fino a poco prima di morire nel 2017 a 95 anni, continuò a rilasciare interviste televisive come “ultimo personaggio vivo di García Márquez”, lamentandosi del fallimento delle sue querele contro l'autore e disprezzando pubblicamente la donna con cui aveva continuato a vivere in segreto.

 

Foto di Alberto Bile.


Uno dei tanti misteri irrisolti

 

Dunque García Márquez si inventò il lieto fine, ma la “storia segreta di un amore terribile” non fu solo finzione. Gabo era a conoscenza delle voci sulla storia clandestina degli sposi, o quel finale fu un altro esempio della sua prodigiosa capacità di far coincidere realtà e finzione? È difficile stabilirlo con certezza. Al contrario di quanto romanzato, García Márquez non parlò mai con Margarita dopo il delitto. Nel caso ne fosse a conoscenza, la fonte più probabile sarebbero state le sorelle, Margot, Aída e Ligia, che continuarono a frequentare regolarmente la cugina finché la pubblicazione di Cronaca di una morte annunciata non incrinò i loro rapporti. Nelle mie interviste ad Aída e Margot, entrambe mi hanno detto che Gabo non sapeva affatto di quelle voci, e il fratello Jaime non ha esitato a spiegare questa coincidenza con il dono profetico dello scrittore. I fratelli sono ancora convinti che, come ricostruito da García Márquez, Margarita mentì quando accusò Cayetano Gentile del suo disonore. 

 

Racconta García Márquez che il suo obiettivo, nel romanzare la storia, non era tanto raccontare il delitto che aveva tolto la vita all'amico, quanto piuttosto promuovere una riflessione sulla responsabilità collettiva. Nel libro, l'irresolutezza dei misteri invita a giudicare non solo la partecipazione degli spettatori di un delitto motivato da un codice obsoleto e ingiusto, ma anche il nostro stesso modo di allinearci ai pregiudizi e alle gerarchie che mantengono il paese inerme davanti alla violenza imminente. A quarant'anni dalla pubblicazione, Cronaca di una morte annunciata offre ai lettori di tutto il mondo un ritratto singolare non solo delle condizioni violente del potere proprie dell'“atroce delitto”, ma anche della violenza implicita dell'“amore terribile”.

 

L'aspetto terribile dell'inaudito amore tra gli sposi, suggerisce il narratore nell'epilogo soppresso, è che si alimenta di quella estrema forma di machismo che spinge i fratelli Vicario a uccidere con la brutalità che il libro denuncia apertamente. Una lettura contemporanea di questo grande classico deve riesaminare, inoltre, la violenza esercitata sulla protagonista femminile, tanto quella del dramma reale quanto quella del libro.

 

Ancora più terribile, nella serie di eventi scatenati dagli “errori” di Margarita Chica Salas, è che tanto l'uomo che le tolse la verginità quanto quello che la sposò e la restituì, così come i fratelli che si spinsero a uccidere per restituirle l'onore, agirono in nome dell'amore, di quel terribile modo di amare che nasce dalla mania di controllo propria della mascolinità tradizionale. Questo modo di amare, vivo e vegeto al giorno d'oggi, anche se non stabilisce il prezzo dell'onore di una sorella, continua, nelle sue forme più estreme, a causare la morte di migliaia di donne per mano di coloro che le “amano”.

 

Mi assillano ancora molte domande sulla sposa restituita. Credo sia piuttosto rilevante chiederci cosa ne sarebbe stato di questa storia se Miguel avesse avuto il coraggio di eseguire lui stesso la sentenza emessa contro Margarita quando gli consegnò il coltello per uccidersi. Cosa sarebbe successo se non fosse stato Cayetano Gentile ma Margarita Chica Salas la vittima fatale della violenza machista? Temo che non ci sarebbe stato né "atroce delitto" né romanzo annunciato; solo un'altra donna assassinata per "intensa ira e dolore", un'altra vittima fra le tante storie d'"amore terribile" che sono ancora pane quotidiano in Latinoamerica, e ovunque.

 

La traduzione è di Alberto Bile.

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