AUTORI
Massimo Marino

Massimo Marino guarda molto teatro, di oggi e del passato. Ne scrive, su vecchi giornali di carta e sul web. E pure nei libri. Insegna. Ama i ritmi delle frasi, gli interstizi di silenzio tra le parole, gli orizzonti in cui gli alberi illustrano i palazzi.

04.10.2019

Festival Contemporanea Prato / La trasformazione. La forma del dolore

Gli Alveari e Phia Ménard    L'ultimo giorno del nuovo Alveare è introdotto dal gesto-soglia di Katia Giuliani, che con The Walk occupa per intero il corridoio-foyer del Magnolfi: una lunga striscia bianca che si tinge progressivamente di segni neri a partire dai passi e dai gesti della performer, costringendo gli spettatori sui due lati dello spazio, a stare vicini – fra loro e al lavoro – e comunque a cambiare posizione, prospettiva, postura. È questo uno dei tratti che distingue e connette Alveare rispetto alla programmazione di Contemporanea, nelle sue edizioni passate e in quella presente. È così nella lettura-dialogo con cui Chiara Lagani, dopo l'impegno spettacolare su L'amica geniale, torna su Elena Ferrante insieme alla studiosa Tiziana de Rogatis per indagarne...

09.08.2019

L’estate dei festival / La Biennale Teatro di Latella

All’uscita sento qualcuno dire che lo spettacolo è slabbrato, lungo... Sono esattamente i motivi per i quali io amo il teatro di Lucia Calamaro, il rischio totale nel brusio della vita, la vertigine esistenziale, quella che non si riesce a governare. Il suo ultimo lavoro, Nostalgia di Dio, produzione Teatro Stabile dell’Umbria e Metastasio di Prato, ha debuttato in prima assoluta alla terza edizione della Biennale Teatro diretta da Antonio Latella. Già nel titolo con quel termine “nostalgia” rimarca la mancanza, un sentimento struggente che immobilizza.   Come si fa a non amare uno spettacolo che inizia con due uomini che giocano a tennis e uno, Francesco (Francesco Spaziani), quello che parlerà più a lungo in tutta l’opera, cita David Forster Wallace che racconta di Federer, mentre...

02.08.2019

L’estate dei festival / La Medusa dei Figli d’arte Cuticchio

Bisogna iniziare certe volte dai dettagli per ricostruire i quadri, specie quando illustrano oggetti complessi, stratificati. Per parlare di Medusa, l’ultima produzione di Mimmo Cuticchio, maestro di pupi e di cunti che ha portato antiche tradizioni palermitane nella modernità e nella poesia assoluta, bisogna ricordare che è una tragedia in musica, scritta dal figlio Giacomo – stesso nome del nonno, il vecchio puparo che girava la Sicilia (i fratelli di Mimmo sono nati ognuno in un paese diverso). Giacomo è un raffinato compositore poco meno che quarantenne e anche un oprante, aiutante del padre nel manovrare i pupi nel teatrino di famiglia in via Bara all’Olivella a Palermo. Strani connubi tra tradizione e contemporaneità, si direbbe, ma assolutamente fecondi. Come strano può sembrare il...

19.07.2019

Archivio Zeta / Dostoevskij nel gran teatro del Cimitero germanico

Fu inaugurato cinquant’anni fa, dopo dieci anni di costruzione. Raccoglie i resti di 30.654 militari tedeschi caduti nel Centro e nel Nord Italia negli ultimi anni della Seconda guerra mondiale. Il Cimitero militare tedesco del Passo della Futa è una spirale che avvolge la collina con semplici lastre tombali, fino a una costruzione in pietra che si slancia come ala fatta a mosaico di pietre di colori diversi. Ha la forma del labirinto di Cnosso, senza mura, chiuso da quel volo, forse verso una vita non vissuta: i morti seppelliti sono in gran parte giovanissimi. Questo cimitero di guerra non ha niente delle Totenburgen monumentali, cimiteri-fortezze che altrove, soprattutto tra i due conflitti mondiali, raccoglievano i resti dei soldati tedeschi, come monito eroico in odore di ideologia...

17.07.2019

Finanziamenti e storture del sistema / Il Fus nel paese di Acchiappacitrulli

Lamentazioni e gioia, grida, sussurri, felicità, contenuta soddisfazione. Come sempre, quando escono le attribuzioni dei finanziamenti del Fondo unico dello spettacolo (Fus) alle imprese teatrali, le reazioni sono diverse (qui la delibera dei contributi). Ma qualcosa non si può non notare: grandi imprese come Emilia Romagna Teatro (Ert), Teatro di Roma, Stabile di Catania, Teatro di Genova e del Veneto e altre penalizzate, altre ancora premiate; piccole compagnie gratificate di quel lieve aumento che può consentire di superare qualcuna delle molte difficoltà quotidiane, in un sistema in cui la maggior parte degli attori e degli altri addetti fa fatica a sopravvivere. In ogni caso i contributi allo spettacolo dal vivo sono sempre insufficienti, tardivi e in parte discriminatori. Premiano l...

15.07.2019

Federer-Djokovic / La più lunga finale di Wimbledon

Perché avrò mai accettato di raccontare lo scontro Federer-Djokovic di Wimbledon, io che non guardo il tennis da anni? L’ho giocato in gioventù, bloccandomi sulle giuste impugnature delle racchette a seconda dei colpi, troppo meccaniche le mie esecuzioni per avere la prontezza di rispondere nel modo giusto, al momento opportuno. Certo, il fascino dell’epica dello sport. E poi – non si può negare – la trigonometria del campo in lieve salita di David Foster Wallace, e il vento bastardo del centro dell’Illinois, e quei campioni minori così bene raccontati...   Primo ostacolo: non ho Sky, l’incontro è in esclusiva sulla rete a pagamento e lo streaming pirata ormai è difficile, forse impossibile (almeno per le mie competenze). Ti devi accontentare di quelle smilze dirette scritte tutte...

05.07.2019

L’estate dei Festival / Il Purgatorio delle Albe

Il cielo è “dolce color d’orïental zaffiro”, usciti dalle tenebre e dallo stridor di denti, dal contrappunto bestiale di bestemmie e rimpianti laceranti dell’Inferno, sulla spiaggia del Purgatorio. Il cielo era coperto di nuvole minacciose fino a poche ore prima dello spettacolo. Ora, davanti alla chiesetta di Santa Maria in Costantinopoli, in uno stretto budello dietro il Duomo di Matera, il sole splende verso il tramonto. Odore di incensi.    Matera, ph. Marco Caselli Nirmal. Si aprono le porte e Marco Martinelli e Ermanna Montanari, di bianco vestiti, inaugurano l’ascesa di un centinaio di spettatori-Dante Alighieri verso il culmine della montagna del Purgatorio. Si salirà, in questa tappa per Matera 2019 capitale europea della cultura della “Chiamata pubblica per la...

28.06.2019

L’estate dei Festival / Scatole cinesi: Scabia, Garbuggino/Ventriglia, Gruppo Nanou

D’estate lo sguardo si allarga, la prospettiva si sfrangia e si dilata. A Est e a Ovest, a Sud e a Nord i festival inventano nuovo teatro, o riepilogano quello già noto, aggiungendo sempre qualcosa, trascinando l’emozione e il pensiero da qualche parte inaspettata. Mentre il fascismo più becero riempie la cronaca politica con la questione dei migranti e pietà sembra morta, nell’orto del teatro si continua pazientemente a vangare, a seminare, a curare pianticelle fragili o più resistenti colture perché qualche nuova visione possa, lentamente, aprire le menti, far sbocciare.  Unisco qui tre pezzi che potrebbero d’essere d’occasione, cose viste, diverse, che non c’entrano nulla l’una con l’altra. Eppure mi sembra che il lavoro che ci imponga d’estate il surplus di azioni teatrali fuori...

31.05.2019

Faust al Metastasio di Prato / La regia, ovvero Le seduzioni del demone

È uno spettacolo bianco, candido, abbacinante, algido Scene da Faust di Goethe con la regia e la drammaturgia di Federico Tiezzi e la traduzione in incalzanti, asciutti versi di Fabrizio Sinisi, uno scrittore di teatro che sa maneggiare la lingua nelle sue invenzioni e ricreare quella dei classici fino a renderla parlabile ma mai sciatta. Visto nello spazio immenso del Fabbricone di Prato, in una nuova produzione del teatro Metastasio e della compagnia Lombardi-Tiezzi, ha come protagonisti Marco Foschi nel ruolo di un tormentato Faust in grigio, Sandro Lombardi in quello di un nero, ironico guittesco Mefistofele truccato alla Petrolini, e la giovane Leda Kreider, una felice scoperta, in quello di Margherita. Intorno a loro un coro pronto a prendere le sembianze degli altri personaggi, a...

24.05.2019

Festival Monteverdi di Cremona / L’Orfeo nel metrò di Fanny & Alexander

Certi spettacoli te li dimentichi subito. Li cancelli mentre li vedi. Altri ti ossessionano per giorni, o per settimane. Anche senza volerlo. Vorresti forse rimuoverli, qualcosa non ti funzionava, e invece ritornano, con le loro immagini, si chiariscono a poco a poco, si inombrano di nuovo, dall’inabissamento risaltano dentro di te. Così è stato per Orfeo nel metrò, rivisitazione d’oggi, emozionale, a stretto contatto di respiro col pubblico, dell’Orfeo di Striggio e Monteverdi, rappresentato per la prima volta a Mantova nel 1607. Lo spettacolo – con la regia di Luigi de Angelis di Fanny & Alexander, con il supporto e le riprese video di Andrea Argentieri e i costumi di Chiara Lagani, sempre della compagnia ravennate – si è visto il 2 maggio in apertura del Monteverdi Festival di...

15.05.2019

Marco Martinelli / In viaggio con Dante

Piove, piove a Matera, a fiumi d’acqua, che rifluiscono per le strade lastricate di chianche, pietre, verso il sasso Barisano, verso il sasso Caveoso. Saliamo, una mia amica e io, verso il duomo, per incontrare Marco e Ermanna, Marco Martinelli e Ermanna Montanari, il Teatro delle Albe, una meravigliosa avventura di amore personale e di scavo artistico, nata sui banchi di scuola col fuoco di dire qualcosa di essenziale in questo mondo, allargata negli anni a tanti altri compagni di strada, giovani, meno giovani, cittadini di Ravenna, ragazzi di Scampia, di Diol Kadd in Senegal, di molti altri luoghi. Ricordo a me e all’amica che mi accompagna qualcosa della storia straordinaria, avventurosa, di questa coppia che è diventata compagnia, comunità teatrale diffusa: gli spettacoli politici e...

11.04.2019

Drammaturgie / Il teatro di poesia di Fabrizio Sinisi

Come un’apocalisse. “Le cose tremano come se tutto / fosse instabile e irrequieto. Il tuono /ha sconvolto la quiete dell’aria”. Bruto. Il tirannicidio, l’assassinio di Cesare. Un mondo che crolla o uno che sotto funesti presagi (ri)comincia. Bruno scarmigliato, e Cassio, e Casca, i congiurati febbrili spuntano dal suolo da botole davanti al corpo inerte dell’uomo che voleva farsi imperatore e che giace trafitto dai colpi di pugnale. Un uomo in grigio con una pala, a scatti, butta terra nera sul cadavere. Monologhi, sotto i suoni stridenti, scoppi e sibili battenti, di G. U. P. Alcaro. Il tirannicidio raccontato da Shakespeare diventa convulsa azione ricostruita per grumi di parole che forano i tempi avvolgendosi nella forza ambigua dell’atto – l’assassinio politico, la liberazione da chi...

02.04.2019

Inediti / Ronconi, prove per un’autobiografia

È una magnifica incompiuta, l’autobiografia di Luca Ronconi uscita da Feltrinelli. Già nel titolo si chiarisce la sua natura parziale, non esaustiva, come forse è sempre ogni libro che proclama di scavare nella “vera storia” della vita di qualcuno: Prove di autobiografia. È comunque un sussidio, specie per le giovani generazioni, a ricordare quel fatto effimero che è il teatro, in questo caso la vicenda di una delle figure più importanti della scena mondiale dell’ultima parte del Novecento e della prima del nuovo secolo; ed è una sfida, per chi ha attraversato gli anni e i fatti considerati, a ricostruire cosa hanno lasciato, cosa hanno trasformato, come sono rimasti dentro, trasformandoci, mutando il campo delle arti in quello che è oggi, nutrendolo per vicinanza o prese di distanza....

21.03.2019

Fanny & Alexander / Un rito per Primo Levi

Siamo qua continuamente a combattere con la memoria che svanisce, non solo per l’età che avanza ma soprattutto per le distrazioni, gli stimoli mitraglianti, gli appoggi esterni che ti dicono: tanto schiacci un pulsante e trovi notizie, neppure devi più alzarti per prendere un libro, per andare a cercare un giornale… Confesso il mio metodo: quando vedo gli spettacoli scrivo, scrivo moltissimo, cerco quasi di fermare tutto quello che sento, che vedo, che provo. Dato che annoto nel buio, quando vado per rileggere poco capisco di quello che ho segnato. Ma delle volte, come nel caso di Se questo è Levi, una “performance/reading itinerante sull’opera di Primo Levi” la luce è buona. I tre atti si svolgono in ambienti illuminati bene. Posso appuntare con cura, sempre con l’ansia di perdere,...

14.03.2019

Vie e Atlas, due festival sulla via Emilia / Verità, finzione, confini, immaginazione

Atlas of Transitions (Rossella Menna)   Quando Nadia Beugré, corpo nero e possente, una camiciola corta e polpacci turgidi su un paio di tacchi a spillo malfermi, è scesa dal palco e si è fatta largo tra noi accalcati intorno per implorarci di aiutarla, io mi sono paralizzata. “Aide-moi”. “Aiutami”. Si era incatenata tutta intera, mani e piedi, con il filo spesso del microfono con cui un momento prima stava cantando e danzando nella penombra di una luce blu. Quartiers libres della coreografa e danzatrice ivoriana funzionava appunto così: un corpo selvatico, forsennato, spostava blocchi di energia per circa un’ora, conquistando ora un palco ora l’altro nel teatro svuotato della platea del DamsLab di Bologna, cercando spazio in tutte le direzioni, lasciandosi mettere al muro per...

12.03.2019

Matteo Marchesini, esercizio di critica / La letteratura italiana dal boom ai social

Se la Gran Casa della Letteratura (editoria, distribuzione, critica, premi, lettura) fosse solo un discount, ben agghindato con sapienza e efficienza di marketing? Matteo Marchesini lo vede così il Gran Circo, anche se proprio a lui, critico quarantenne emergentissimo, è capitato di scoprire che nel luccicante ipermercato, o nei suoi retrobottega, esiste l’inferno. La sua ultima raccolta di saggi, Casa di carte, in libreria da un mesetto con il Saggiatore, era precipitato nella Gehenna poco prima di uscire da un altro editore: il direttore editoriale si era accorto, col manoscritto composto già in bozze e la pubblicità in libreria, che l’autore, nel suo sguardo su La letteratura italiana dal boom ai social (così recita il sottotitolo) criticava aspramente alcuni autori del catalogo della...

17.02.2019

Addii / Bruno Ganz: recitare l'utopia

Bruno Ganz con le ali, sopra Berlino. O con i baffetti corti, alla Hitler. Con un recente barbone bianco. Queste sono le immagini che forse rimarranno negli occhi di chi ha appreso, ieri mattina, della morte dell’attore svizzero, reso popolare dal cinema ma nato nella fatica dialogica del teatro, tra i sogni di un’epoca che sembra ormai lontana. Giovane, vestito tutto di nero, si vede nella parte del dottore in uno dei drammi urticanti di Thomas Bernhard, L’ignorante e il folle, che si svolge nella prima parte nel camerino di una cantante che interpreta la mozartiana Regina della notte, pronto a lanciarsi in lunghe tirate con lo stile dell’ossessivo squarciante autore austriaco sulla differenza delle personalità artistiche rispetto agli altri esseri umani, continuamente sospese tra la...

07.02.2019

“Cuore di cane” e “Il Maestro e Margherita” / L’uomo nuovo: il ritorno di Bulgakov

Prima visita all’autore Michail Bulgakov, ancora in scena? Non è questo autore il frutto, ricchissimo di umori, di un secolo passato, il novecento, con i suoi sogni e le sue crudeltà, con utopie spesso trasformatesi in distopie, in incubi feroci? Raccontano di uomini nuovi, di esperimenti scientifici, di veri e propri tentativi faustiani falliti di rinnovare l’umanità il suo principale romanzo, Il Maestro e Margherita, e il suo racconto più famoso, Cuore di cane (ma anche l’altro dal tono fantascientifico, Uova fatali). Sono frutti del futurismo e della rivoluzione bolscevica (oltre che di Mary Shelley, dell’ottocento e della rivoluzione scientifica), imparentati in qualche modo con R.U.R., il testo che inventa il termine robot, e con L’affare Macropulos del ceco Karel Čapek, come pure...

02.02.2019

Addii / Bobò: il disordine e l’archetipo

«Se ne è andato Bobò. Lo straordinario uomo che avevo incontrato 22 anni fa nel manicomio di Aversa sordomuto e analfabeta è morto. Così all’improvviso. Ci mancherai Bobò. Ci mancherai». Così Pippo Delbono ieri sera, venerdì 1 febbraio, dava la dolorosa notizia della scomparsa di Vincenzo Cannavacciulo, rinato a nuova vita col teatro più di vent’anni fa col nome di Bobò e con quello straordinario spettacolo del 1997 che fu Barboni.   Delbono aveva incontrato Bobò nel manicomio di Aversa in un periodo particolarmente nero della sua vita, di malattia e depressione. Andava in cerca di qualcosa che rompesse le mura del teatro e avvicinasse alla vita, allo strazio e alla gioia dei giorni, delle persone. Più tardi l’artista ligure, inventore di un teatro in cui il corpo si fa poesia e la...

24.01.2019

Una conversazione / Toni Servillo o del mestiere di attore

Una musica d’altri tempi, lontana, proveniente forse da una radio, forse da un grammofono. La voce di Mistinguette. Francia, anni ‘40, una sala del Conservatoire, la scuola d’arte drammatica, quasi un’isola nel buio. Un giovane attore, compunto, ripassa un copione, Entra un altro ragazzo. Una ragazza irrompe di corsa. Studiano, tutti studiano la parte, finché non arriva il maestro, Louis Jouvet, grande attore, attore raffinato, intellettuale, in cerca d’anima nei personaggi sulla scena e interprete di pellicole popolari. Inizia, soprattutto con la ragazza, Claudia, un vero corpo a corpo per entrare nel monologo che Elvira rivolge a Don Giovanni, nel quarto atto della commedia di Molière, quella meravigliosa parte in cui la donna ammonisce il libertino a temere l’ira di Dio e a convertirsi...

17.01.2019

Teatro carcere / Teatro del Pratello: i padri, l’eredità

Sembrano ombre, fantasmi in cerca di consistenza. Sono volti neri, schierati in cima a un piano molto inclinato, un pavimento di antiche mattonelle interrotto da pali sottili di ferro simili a meridiane che segnano il sole il tempo l’avvicendarsi delle stagioni. Rotoleranno durante lo spettacolo, quelle apparizioni, fino al centro dell’impiantito, fino in fondo verso gli spettatori, raggiungendo microfoni sospesi o appoggiati in terra, in cui si confesseranno, si esploreranno, cercando di dare una qualche consistenza alla loro natura, accompagnati da musiche minimaliste, circolari, ipnotiche di Max Richter, che riprende e varia Le quattro stagioni di Vivaldi, o dai ballabili della compositrice greca Eleni Karaindrou, che con leggerezza squarciano antiche memorie. Eredi eretici è l’ultima...

21.11.2018

Addii (1952-2018) / Eimuntas Nekrosius, la vita in palcoscenico

La prima volta che ho visto uno spettacolo di Nekrosius non mi sono reso conto di stare vedendo uno spettacolo di Nekrosius. 1989, Teatro Festival Parma, una rassegna che ha rivelato tanto teatro straniero. È annunciato uno Zio Vanja in russo, o forse in lituano, senza traduzione. Inizia alle 22, dura quattro ore. Mi dico: provo a vederne un po’… Lo spettacolo mi ipnotizza. Ricordo il ritmo da vaudeville, come lo voleva Cechov, insieme ridicolo e tragico. Servi clown. Attori di grande presenza, che comunicavano perfino in una lingua sconosciuta. Colpi di pistola, che annunciavano quello della scena madre… Un Cechov che negava la tradizione naturalistica raccontando la fine di un mondo… Dovetti correre a prendere il treno prima della fine. Con rimpianto.   Ho scoperto molto dopo che l...

18.11.2018

“Al rombo del cannon” / La Grande guerra cantata

Il 4 novembre 1918, l'armistizio di Villa Giusti, siglato il giorno prima da Italia e Austria-Ungheria, poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra gettava le basi di un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe? Con l'aiuto di storici, scrittori e studiosi, attraverso una serie di interventi – qui e qui i primi due contributi - cerchiamo di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza...

15.11.2018

Lo spettacolo dal vivo per la rinascita dal sisma / Latella: Aminta, la ferita

Qui racconterò la potenza della metafora teatrale e il suo fragile ritrarsi, però con anima di metallo resistente, di fronte ai cataclismi della realtà. Parlerò dell’Aminta, favola boschereccia del 1573, scritta dal più sonoro dei poeti antichi, Torquato Tasso, quello dalla sensibilità più malinconica, problematica, incrinato annuncio della coscienza infelice.  Aminta è stata messa in scena nelle Marche terremotate da Antonio Latella, regista, direttore artistico della Biennale Teatro di Venezia. Il suo nome basterebbe ad assicurare una rivisitazione radicale e un qualche ribaltamento verso l’età contemporanea. Eppure, invece, quello che spicca, con forza invincibile, è la parola antica, musicale, organizzata in endecasillabi e settenari, lo stordente effetto incantatorio e...