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Letteratura

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Ikarien / Uwe Timm, Un mondo migliore

Icaria prima dell’alba   Nel 1896 esce il dramma naturalista di Gerhart Hauptmann Vor Sonnenaufgang (Prima dell’alba). Racconta la decadenza di una famiglia di contadini arricchita grazie alla scoperta di un giacimento di carbone. Molti membri della famiglia, infatti, e primi fra tutti il contadino e la figlia Martha cedono all’alcolismo, che nel dramma viene rappresentato quasi come una diretta conseguenza della ricchezza. Simbolo estremo di questa idea critica è la tragica fine prematura del figlioletto di Martha, che piccolissimo già è dipendente dall’alcol e si ferisce a morte con i cocci di una bottiglia. Helene, una seconda figlia, cresce in maniera diversa: la madre, che muore di febbre puerperale, desidera che lei venga educata in maniera diversa e così la bambina viene inviata in un collegio pietista moraviano, il che la allontana dalle abitudini e dai costumi della famiglia. La giovane Helene si innamora poi del promettente studente Alfred Loth, con tanto di idillio che ricalca da vicino la scena del giardino di Marta nel Faust di Goethe evidenziandone la carica ironica e pretragica insieme. Non appena però Loth viene a sapere della tendenza all’alcolismo nella...

Icona

L’immagine viene solitamente considerata uno strumento che può essere utilizzato per riprodurre efficacemente la realtà. Ma può presentarsi anche come un’entità che è dotata di un’esistenza autonoma. Ha affermato infatti lo storico dell’arte tedesco Horst Bredekamp, nel volume Immagini che ci guardano: «Mentre la lingua parlata è propria dell’uomo, le immagini gli vengono incontro sotto il segno di una corporeità aliena» (pp. 9-10). Ne consegue che le immagini sembrano ricavare dal fatto di godere di un’apparente autonomia rispetto agli esseri umani una notevole capacità di suscitare sensazioni ed emozioni. Tutte le immagini devono essere considerate efficaci dal punto di vista espressivo, ma ciò appare particolarmente evidente in alcune di esse che riescono a imporsi nella cultura collettiva. Si tratta d’immagini che possono essere definite “iconiche”, in quanto sono particolarmente intense e in grado di entrare nella memoria di tutti, influenzando così fenomeni sociali, comportamenti e relazioni.  Già Marshall McLuhan aveva sviluppato ne Gli strumenti del comunicare il concetto di «icona», la quale, a suo avviso, doveva essere considerata non semplicemente un’immagine, ma...

Éric Chevillard / Ma che diavolo è Palafox?

Éric Chevillard è un autore da molti anni attivo sulla scena contemporanea francese. Vecchio alunno dell'École supérieure de journalisme de Lille, comincia a pubblicare per Les Éditions de Minuit, casa editrice che si distingue per la cura e l’attenzione che dedica agli autori di letteratura sperimentale, a fine anni ottanta. Al giorno d’oggi ha collezionato una vasta produzione narrativa (soprattutto romanzi), al centro della quale spicca, per sagacia e intelligenza, un’opera curiosa, reperibile online: L’Autofictif. Ogni giorno, esattamente alle 00.02, Chevillard vi scrive tre brevi frammenti, vivaci, pungenti. L’impresa va avanti dal 18 Settembre 2007, tanto che la casa editrice L’arbre Vengeur ne ha già fatti uscire tre massicci volumi, che raggruppano tutte le puntuali riflessioni dell’autore, che spaziano dalla vita privata alla letteratura, non mancando di soffermarsi su quel fondamentale interstizio dove le due sovrapponendosi si toccano. Ecco come ne parla l’autore:   «Nel settembre del 2007, senza altra intenzione che quella di distrarmi dalla scrittura di un romanzo, ho aperto un blog, che brutta parola, ebbene ho aperto un brutto blog e gli ho dato per di più un...

La scrittura della destituzione? / Kafka. Nella tana della metafora assoluta

È online K. Revue trans-européenne de philosophie et arts, un progetto nato dalla collaborazione tra il laboratorio CECILLE dell’Università di Lille e il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Messina. La dirigono Pierandrea Amato e Luca Salza.  Il primo numero monografico è dedicato a Kafka (Kafka, la scrittura della destituzione?) ed è disponibile a questo indirizzo.  Ne presentiamo qui un estratto, la prima parte di un saggio del germanista Gianluca Miglino.    Quando nell’inverno tra il 1923 e il 1924 scrive il frammento narrativo noto, a partire dalla prima edizione di Max Brod, con il titolo Der Bau (La tana), Kafka ha ormai alle spalle gran parte della propria parabola letteraria. Alla fine di agosto del 1922 è stato infatti costretto a interrompere la composizione del suo ultimo grande romanzo, Das Schloss (Il castello), a causa di un devastante crollo nervoso. E nel dicembre, proprio durante il lavoro alla Tana, consegna allo stesso Brod il testamento con il quale ordina all’amico di bruciare tutti i suoi manoscritti e di risparmiare soltanto i pochi racconti pubblicati. Il parallelismo tra questo testamento, la sua definitiva rinuncia alla...

Generazioni / Fedeltà e La straniera

I due libri di cui si parla di più in queste settimane sono Fedeltà di Marco Missiroli (Einaudi, pp. 224, € 19) e La straniera di Claudia Durastanti (La Nave di Teseo, pp. 286, € 18). Si tratta di opere assai diverse fra loro. Un romanzo d’invenzione e un’autobiografia; una narrazione in cui s’avvicendano i punti di vista di una pluralità di personaggi, e un discorso che si attiene a una prospettiva unica; una trama conclusa, che definisce i destini di tutti, e un percorso impregiudicato, aperto verso il futuro; una vicenda statica, ordinaria, quasi puntigliosamente verosimile, e una storia di nomadismi dal forte sapore picaresco. Alcune opposizioni discendono direttamente dalla differenza di genere; altre sono frutto di scelte d’autore. L’identità degli autori rappresenta il più evidente punto di contatto fra i due libri. Missiroli (classe 1981) e la Durastanti (1984) appartengono alla medesima generazione; hanno esordito abbastanza precocemente, sono cresciuti in fretta, hanno riscosso una buona accoglienza. Su Fedeltà, in particolare, si è ora accesa una discussione critica vivace; alcuni recensori hanno tessuto generosi elogi, altri hanno avanzato chiare, talora aspre riserve...

All’ombra delle maggioranze silenziose / Jean Baudrillard nel buco nero del sociale

La riedizione di All’ombra delle maggioranze silenziose. Ovvero la fine del sociale (Mimesis, 2019) è un’occasione per rileggere alcuni aspetti dell’opera di Baudrillard che, al di là della centralità simulacro, congiunge due approcci fondamentali: la filosofia della scienza e la sociologia. Il testo in questione fissa alcuni punti chiave che saranno poi ripresi e spinti vero le loro più logiche conseguenze in L’illusione della fine (Anabasi 1993), rispetto al quale questo testo si pone in una relazione complementare.     Il filosofo pare quasi cogliere il paradosso secondo cui la società di massa si afferma proprio quando il paradigma cartesiano-newtoniano entra in crisi. Così, a dispetto di una sociologia positivista da cui deriva l’idea di una società, di un mercato, dei media di massa, la visione del nostro è molto più complessa. Il mito di un osservatore obiettivo, l’atomizzazione degli individui, la fisica sociale, il determinismo economico e tecnologico ecc., sono tutti esempi del tentativo di applicare un paradigma obsoleto a un fenomeno che per complessità compete o supera quelli fisici (aspetto che persino i sociologi classici, da A. Comte a T. Parsons,...

Lingue / Etel Adnan, una vita fuori posto

Out of place   L’incontro con la pittura di Etel Adnan è inaspettato. Raccogliendo materiale sul plurilinguismo mi capita tra le mani un breve memoriale che contiene molto più di quanto promette il titolo: To write in a foreign language (1984), adattato in francese nel 2014: Ecrire dans une langue étrangère. Leggendolo mi viene in mente il titolo di un altro memoriale, scritto contro il tempo quando l’autore sapeva di avere i giorni contati: Out of place di Edward W. Said. Una vivida ricostruzione della catena di esili – Gerusalemme, Palestina, Libano, Egitto, Stati Uniti – che ha segnato la sua esistenza e in cui si legge, in filigrana, la geopolitica del Novecento. Americano, palestinese, cristiano: Said dispiega l’impressionante trans-culturalità con la quale ha fatto i conti tutta la vita, consapevole che colui che ha più identità e vive in luoghi diversi ha un bagaglio di esperienze più ricco ma, in fondo, non ha una patria né una casa che gli appartenga.  È la ragione per cui, a forza di trasferirsi da una costa all’altra dell’Atlantico, Adnan ha accumulato e conservato poco e gettato molto. “Non mi sono mai sentita al cento per cento a casa mia. […] ho un’...

Assordante silenzio / Trieste Airport

Udine – Trieste ore 8,08   Questo regionale non l’avevo mai preso prima d’ora e sono sorpresa dalla somiglianza che le carrozze hanno con quelle dei treni frontalieri del Ticino. Pulite, luminose con ampi spazi per le biciclette e rastrelliere per le valige, del resto noto che quasi tutti i passeggeri sono in possesso di bagaglio. Una signora con un forte accento ispanico, accompagnato da un sorriso, mi parcheggia un passeggino a fianco prima di sparire dietro la grande porta automatica della toilette; il cucciolo, che non mi degna di uno sguardo, è catturato dal tablet come io lo sono dal suo ditino che con una velocità impressionante sta “dipingendo” una Pepa Pink di verde, il programma che usa non si discosta di molto da quello professionale che uso anche io; non faccio in tempo a vedere l’opera terminata che la madre esce dal bagno e se lo porta via. La ragazza di fronte a me non ha smesso di parlare da che è salita sul treno, mi guardo attorno e tutto il resto del vagone è muto, con la testa china sul proprio computer, tablet o telefono.   Non ci fosse questa qui ci sarebbe ciò che qualcuno ama definire un “assordante silenzio”. Ha le cuffiette e forse neppure si...

Prefazione / Algirdas J. Greimas, in segno d'amicizia

“Da dove cominciare la lettura di un testo di cui si cerca di cogliere il senso?”; e poi: “Da dove cominciare – che non è lo stesso – il discorso sul senso così appreso?” Il più metodico degli strutturalisti e il più solipsista dei capiscuola formulò così la doppia “domanda di ricerca” che aveva mosso la sua stessa semiotica sin dall’inizio. Lo fece nei suoi ultimi anni, in un’occasione in cui si dette anche una risposta, peraltro paradossale. La vedremo; ma, quando è buona, una domanda può anche bastare a sé stessa.   L’amico di Barthes   Il titolo Due amici non è solamente quello del racconto di Guy de Maupassant su cui Algirdas Julien Greimas elaborò e collaudò la sua visione del testo e i relativi strumenti analitici, nei seminari che tenne tra il 1972 e il 1975 e nel libro poi uscito nel 1976, di cui qui si presenta la nuova edizione italiana. È anche un’insegna possibile per uno dei miti di fondazione che vengono tramandati a proposito dell’età pionieristica della semiotica: l’incontro fra lo stesso Greimas e Roland Barthes, avvenuto attorno al 1950 e non in qualche crocicchio della Rive Gauche parigina bensì nella cornice, altrettanto favolosa ma molto più esotica...

Gianfranco Pacchioni / L’ultimo Sapiens. Viaggio al termine della nostra specie

Nel gennaio 1987, quando Einaudi decise di ripubblicare dopo 16 anni Vizio di forma, Primo Levi scrisse all’editore una lettera, rallegrandosi che venisse riproposto «il più trascurato» dei suoi libri, e che alcune delle più fosche previsioni contenute in quei racconti non si fossero avverate (prima fra tutte, la catastrofica ipotesi di un improvviso aumento della viscosità dell’acqua). Altre invece erano divenute, nel frattempo, realtà: o almeno, apparivano prossime alla realizzazione. Gianfranco Pacchioni, docente di chimica all’Università di Milano Bicocca, scienziato attento sia agli aspetti organizzativi della ricerca sia alle ricadute sociali delle scoperte scientifiche, è ritornato sui racconti d’invenzione di Primo Levi – segnatamente su Storie naturali (1966) e Vizio di forma (1971) – usandoli come lente per mettere a fuoco alcune delle più produttive linee di ricerca della scienza e della tecnologia contemporanee. Ne è risultato un libro vivace, inquietante e istruttivo: da un lato un omaggio al grande scrittore torinese, che ha dato prova di una lungimiranza a volte davvero straordinaria, dall’altro un aggiornamento sul nostro presente e soprattutto sul nostro futuro...

Un nuovo approccio alla depressione / Edward Bullmore, “La mente in fiamme”

Nel 1989, durante il tirocinio come medico e prima di iniziare il periodo di specializzazione in psichiatria, il neuropsichiatra britannico Edward Bullmore incontra la signora P, una donna di sessant’anni affetta da artrite reumatoide. Durante l’incontro la signora spiega al medico i vari sintomi della malattia e le innumerevoli sofferenze che le provoca, soprattutto alle articolazioni delle mani. A un certo punto Bullmore pone alla signora P una sequenza di domande irrituali circa il suo stato mentale, e la signora P inizia a parlargli della generale astenia, della difficoltà a dormire e dello stato debilitato del suo umore. Segni che di solito indicano l’insorgere di uno stato depressivo.  Foto di Ole Marius Joergensen. Nel riferire al suo superiore la nuova diagnosi che va ad aggiungersi all’artrite reumatoide, Bullmore si sente rispondere: “Depressa? Be’, lo saresti anche tu nelle sue condizioni, non credi?”. A quel tempo la rigida dottrina del dualismo cartesiano sulla separazione tra mente e corpo ancora influenzava pesantemente la medicina, il che impedisce, sia a Bullmore che al suo superiore, di indagare più a fondo sul nesso tra infiammazione corporea e sintomi...

Vie e Atlas, due festival sulla via Emilia / Verità, finzione, confini, immaginazione

Atlas of Transitions (Rossella Menna)   Quando Nadia Beugré, corpo nero e possente, una camiciola corta e polpacci turgidi su un paio di tacchi a spillo malfermi, è scesa dal palco e si è fatta largo tra noi accalcati intorno per implorarci di aiutarla, io mi sono paralizzata. “Aide-moi”. “Aiutami”. Si era incatenata tutta intera, mani e piedi, con il filo spesso del microfono con cui un momento prima stava cantando e danzando nella penombra di una luce blu. Quartiers libres della coreografa e danzatrice ivoriana funzionava appunto così: un corpo selvatico, forsennato, spostava blocchi di energia per circa un’ora, conquistando ora un palco ora l’altro nel teatro svuotato della platea del DamsLab di Bologna, cercando spazio in tutte le direzioni, lasciandosi mettere al muro per liberarsi un attimo dopo, fino a fasciarsi di un vestito di bottiglie, e soffocarsi con una busta infilata in bocca, come una crisalide di plastica. Noi spettatori, liberi di muoverci nell’arena, eravamo l’ostacolo, il contrappeso del suo esercizio di resistenza e rivolta. Beugré, insomma, stava chiaramente ingaggiando una lotta contro i tabù e gli impedimenti, contro ogni forma di colonizzazione,...

Il vampiro e la melanconia / Altre resurrezioni

La percezione e la conoscenza diciamo pure popolare che in Occidente si ha della figura del vampiro si ferma, per la maggior parte delle persone alla cinematografia e alla letteratura moderna. Al massimo le conoscenze risalgono all’Ottocento quando la pubblicazione del racconto Il Vampiro di John Polidori, diventa l’atto letterario che coincide con la nascita del mito contemporaneo. Se è così, molti tra i lettori dell’ultimo libro di Vito Teti rimarranno sorpresi nel conoscere la storia dell’epidemia vampirica che si verificò nella prima metà del Settecento in Europa orientale.   Mentre le vicende del principe valacco Vlad III Dracul (l’impalatore) sono state la premessa – storica quanto misteriosa – confusa alla genesi della figura letteraria del vampiro nella versione tardo Ottocentesca di Bram Stocker, l’epidemia vampirica è stata certamente storia reale, per certi versi sorprendente, lungo un periodo centrale del Settecento in alcune regioni dell’est Europa, in particolare Ungheria e Moravia. “Epidemia” vera, perché manifestatasi in una successione di numerosi casi tra immaginazione e “realtà percepita” con tanto di paure collettive, inumazioni di cadaveri, paletti...

Lorenzoni e Baker: nuove narrazioni dalla classe / Che faccio, vado avanti?

Tutte le volte che si scrive non “di scuola”, ma “di una classe” noi italiani torniamo dentro Cuore di Edmondo De Amicis. Cuore come narrazione della prima scuola unitaria italiana disegnata dalla Legge Casati, concepita nel Regno di Sardegna nel 1859 e poi calata sul nuovo Regno d’Italia nel 1861: «Art. 315. L’istruzione elementare è di due gradi, inferiore e superiore. L’istruzione del grado inferiore comprende: l’insegnamento religioso, la lettura, la scrittura, l’aritmetica elementare, la lingua italiana, nozioni elementari sul sistema metrico. L’istruzione superiore comprende, oltre lo svolgimento delle materie del grado inferiore: le regole della composizione, la calligrafia, la tenuta dei libri, la geografia elementare, l’esposizione dei fatti più notevoli della storia nazionale, le cognizioni di scienze fisiche e naturali applicabili principalmente agli usi ordinari della vita. Alle materie sovr’accennate saranno aggiunti, nelle scuole maschili superiori, i primi elementi della geometria ed il disegno lineare; nelle scuole femminili i lavori donneschi». Il testo della legge è pervaso dal ruolo preminente dei padri, e tutto trasuda di impianto militaresco: censure,...

Matteo Marchesini, esercizio di critica / La letteratura italiana dal boom ai social

Se la Gran Casa della Letteratura (editoria, distribuzione, critica, premi, lettura) fosse solo un discount, ben agghindato con sapienza e efficienza di marketing? Matteo Marchesini lo vede così il Gran Circo, anche se proprio a lui, critico quarantenne emergentissimo, è capitato di scoprire che nel luccicante ipermercato, o nei suoi retrobottega, esiste l’inferno. La sua ultima raccolta di saggi, Casa di carte, in libreria da un mesetto con il Saggiatore, era precipitato nella Gehenna poco prima di uscire da un altro editore: il direttore editoriale si era accorto, col manoscritto composto già in bozze e la pubblicità in libreria, che l’autore, nel suo sguardo su La letteratura italiana dal boom ai social (così recita il sottotitolo) criticava aspramente alcuni autori del catalogo della casa che lo stava stampando (per la cronaca si trattava di Antonio Franchini del gruppo Giunti-Bompiani). E ne aveva bloccato la pubblicazione. Per fortuna il critico, scrittore e poeta bolognese ha trovato un modo per risorgere e per arrivare ai lettori.    Casa di carte è un libro scritto in modo brillante, mescolando i livelli stilistici, la parodia, la satira, l’umorismo, l’analisi...

Sciascia Trenta / Leonardo e Racalmuto

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   L’unico posto dove sono me stesso è Racalmuto, ripeteva spesso. Io qui sono Nanà Sciascia, il figlio di mio padre, il nipote di mio nonno, i compagni di scuola, gli amici, i ragazzi cui ho insegnato da maestro alla scuola elementare e sono diventati uomini, i salinari, il circolo, le...

17 novembre 1920 - 4 marzo 2019 / Starobinski e il prisma della scrittura critica

Chi si accostava alla critica della letteratura nei primi anni Sessanta incontrava il nome di Starobinski, scomparso il 4 marzo scorso all’età di 98 anni, dentro una costellazione di scrittori e critici designati da un vessillo: “nouvelle critique”. Un drappello di critici, diversi tra di loro per formazione e modi di scrittura, che proponevano un’idea di letteratura sottratta alla tradizionale storiografia accademica, ancora dedita ai “quadri storici”, alle classificazioni, agli ordinati giudizi, al biografismo, insomma ai paradigmi che componevano la cosiddetta “storia della letteratura”. Di questa costellazione, il parigino Roland Barthes era il più combattivo e il più – elegantemente e proustianamente – anticonformista (si pensi al pamphlet Critique et verité (Critica e verità) in risposta al libello di Picard Nouvelle critique, nouvelle inmposture). Ma il ginevrino Starobinski era il più attrezzato quanto a strumentazione teorica, e anche il più incline a caricare la “nuova critica” di un arduo e insieme appassionante compito: quello di vivere l’esercizio critico come il campo in cui la conoscenza del testo, della sua nascosta tessitura, dei suoi registri, dei suoi temi, si...

Domani al Circolo dei lettori di Torino alle 18 / Sincerità

Scriveva Montaigne, il 1° marzo 1580, a 47 anni, nella lettera introduttiva ai Saggi: «Questo, lettore, è un libro sincero». Ma attenzione: questa è la traduzione in lingua italiana di Fausta Garavini dell'originale francese che così suona: «C'est ceci un livre de bonne foy, lecteur». Se il traduttore non è un traditore, livre de bonne foy equivale a libro sincero. Lo è in quanto l'autore intende rivelarsi per quello che è, nel suo modo d'essere semplice, naturale e consueto, senza affettazione né artifici. Poiché, ecco che arriva la spiegazione, «è me stesso che dipingo». Dipingo me stesso come sono perché so come sono, mi conosco. Il punto è oltremodo interessante per noi perché attribuisce alla sincerità l'attributo di espressione vera della conoscenza, presupponendo che l'autore conosca se stesso, il vero se stesso, e lo dipinga come un autoritratto fatto guardandosi allo specchio.    La sincerità e il «principio di D'Artagnan» Un altro aspetto stimolante è che la dichiarata sincerità di Montaigne coincide per lui con la non utilità: «Questo libro, ti [lettore] avverte fin dall'inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine». Se lo avessi scritto «per...

Willy Brandt, Herbert Kappler / Un anno purchessia

1977. Un anno come tanti, avrei risposto lì per lì dimenticandomi chissaccheccosa. Ancora ben al di là dell’orizzonte il fatale 1989, l’anno del crollo del Muro di Berlino. Si intravedono nella brumosa memoria, vicini e lontani, i pilastri privati e pubblici che segnano lampeggiando la lunga strada della vita. In salita o in discesa? Quand’ecco che adesso, il 13 febbraio 2019, Tonia Mastrobuoni su Repubblica mi va a scrivere una recensione a un saggio uscito in Germania e ancora non tradotto, tanto bella che non potrò evitare di scopiazzare alcune frasi. Comunque leggetevela sul Web: vi farà un ben dell’anima. Un paginone, nel quale c’è la foto in bianco e nero del volto benevolo e beneaugurante di Willy Brandt, il grande Cancelliere della Repubblica Federale, accanto a quella in bianco e nero del volto aguzzo e malvagio di Herbert Kappler, il famoso delinquente SS, e quell’altra in bianco e nero con la solita fila di poveracci con le mani dietro la nuca, la schiena al muro, mitra spianati dai nazisti fuor di senno come al solito. Gente terrorizzata che passava per caso nella via Rasella poco dopo di quando il carretto dei netturbini pieno zeppo di esplosivo aveva dato il...

Centenario / Alpinismo

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Nel lager di Auschwitz a Primo Levi viene marchiato sul braccio il numero 174157. Trascorrerà un anno e mezzo in quel luogo pieno di freddo, fame, dolore e umiliazioni. Il mondo degli affetti, della cultura e dei monti diviene un rifugio dell’anima: un giorno prova a tradurre in francese la Divina Commedia al suo compagno di prigionia Pikolo: “…quando mi apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto che mai veduta ne avevo alcuna” e lo coglie un forte moto di commossa nostalgia: “E le montagne, quando si vedono di lontano … le montagne … oh Pikolo, Pikolo, dì qualcosa, parla, non lasciarmi pensare alle mie montagne, che comparivano nel buio della sera…” (da Se questo è un...

"La casa di Jack" di Lars Von Trier / La trasgressione e la Legge

È difficile guardare La casa di Jack, l’ultimo film di Lars von Trier, presentato l’anno scorso al Festival di Cannes e uscito in questi giorni nelle sale italiane, senza metterlo in relazione con il film precedente del regista danese, ovvero Nymphomaniac, la storia di Joe (interpretata da Charlotte Gainsbourg e Stacy Martin) e del racconto delle sue esperienze sessuali. Un po’ perché anche qui il film ha la struttura di un racconto narrato a un anziano interlocutore che per l’intera pellicola fa da contrappunto alla serie di memorie in flash-back del protagonista. E un po’ perché questa volta Lars von Trier si è messo a riflettere in una forma speculare non tanto sul desiderio femminile e sulle sue aporie, ma su quello maschile e sulle sue ossessioni. E si sa che parlare del maschile è tutt’altro che facile, dato che di solito o si preferisce tacerne oppure si tende a nasconderlo dietro all’apparenza del neutro.     Nymphomaniac era non tanto un Bildungsroman sessuale (magari in forma perversa-pornografica) quanto il racconto di un desiderio femminile che emergeva attraverso due atteggiamenti diversi e incompatibili nei confronti della sessualità: quello di Seligman...

Drammaturgo e scrittore / Roland Schimmelpfennig. In un chiaro, gelido mattino

Il nome è molto difficile da pronunciare. E anche da ricordare. Ma bisogna farlo, questo sforzo, giacché Ronald Schimmelpfennig è sicuramente tra i massimi scrittori contemporanei tedeschi e non solo. Generazione 1967, originario di Göttingen e formatosi a Monaco, Schimmelpfennig è tra i drammaturghi viventi più rappresentati al mondo. La sua più importante messinscena italiana – nonché, che io sappia, l’unica – è del gennaio 2014, al Piccolo Teatro di Milano: Visita al padre, uno spettacolo magnifico con Paola Bigatto, Anna Bonaiuto, Caterina Carpio, Marco Foschi, Mariangela Granelli, Massimo Popolizio, Sara Putignano e Alice Torriani, nella regia profonda e intelligente di Carmelo Rifici.    Visita al padre è rimasto per cinque anni anche pressoché l’unico lavoro reperibile in italiano dell’autore tedesco (pubblicato da Cue Press): un testo nevrotico, quasi spastico, tutto incentrato sul tema della perdita. La trama è molto semplice, con echi archetipici: Heinrich, il Padre, si è autoesiliato in una grande villa, circondato da quella che oggi si definirebbe una famiglia allargata: la moglie, la figlia, la figlia della moglie, la nipote, una congerie di donne tra cui il...

Rosalia Montmasson una vita raccontata / Storie di vite da non dimenticare più

Rosalia Montmasson non è una ragazza da scordare, ma la Storia l’ha scordata: nessun trafiletto a bordo pagina dei manuali scolastici di storia, in quei box di approfondimento in cui di norma relegano le donne, nemmeno uno straccio di canzone che la citi. Nulla che commemori l’unica donna che partecipò alla spedizione dei Mille. Solo una targa, in via della Scala a Firenze, ricorda Montmasson e viene vista da una romanziera che ama le finestre aperte verso il mistero: da lì inizia la ricerca storica e la ricostruzione di una vita dimenticata con una scrittura saggia dal ritmo fluente.    Maria Attanasio, colta scrittrice e poetessa che dà corpo ai versi, non è rimasta affatto indifferente alla dicitura della targa – “Rose Montmasson, sbarcata con i Mille a Marsala” –, e come avrebbe potuto esserlo di fronte a una evidente ingiustizia e a una falla così grande nella memoria della nostra storia. Uno dei primi documenti che, dopo difficili ricerche, Attanasio è riuscita a vedere mostra il viso di Rosalia: la sua foto è la numero 338 nell’album dei Mille, l’album che ritrae tutti i Garibaldini che hanno partecipato alla spedizione. Ma la vita di Rosalia, la storia sua non è...

Ritratto d’interno en plein air / La casa di Gabriele Münter e Wassily Kandinskij

1909. Un quadro a olio mostra la tavola attorno alla quale stanno due pittori, Vasilij Kandinskij e Erma Bossi, seduti in conversazione su una panca ad angolo. L’ha dipinto Gabriele Münter, prima allieva di Kandinskij a Monaco e poi sua compagna. Nei tratti traspare una morbidezza che ritroveremo anche nei paesaggi bavaresi dipinti da Münter. In un certo senso anche questo quadro è un paesaggio, dipinto non en plein air, ma sotto la volta modesta di questa casa a Murnau, in Baviera, in cui ritroviamo proprio la panca angolare del quadro. È l’intimità di una scena familiare, dipinta come paesaggio dell’anima. Questo senso di raddoppiamento non ci lascerà per tutta la visita. Nello stesso quadro si vede, per esempio, una serie di dipinti realizzati da Kandinskij secondo la locale tradizione di pittura di temi religiosi su vetro, che sono ancora esposti in casa.    Cinque anni è vissuta la coppia in questa che i paesani chiamavano Russenhaus, facendola diventare il punto di incontro di quel gruppo internazionale di artisti noto sotto il nome di Der Blaue Reiter, il Cavaliere Azzurro. Pittori come Franz Marc, August Macke, Alexej von Jawlensky e Marianne von Werefkin, ma...