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Libri

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La città fossile / Matera

Molti turisti affluiranno nel 2019 a Matera, per quell’anno capitale europea della cultura. Ma non vedranno i Sassi – la parte antica di Matera – come mi apparvero quando nel 1986, per la prima volta, li vidi.  I Sassi è una delle città più antiche del mondo, dopo Gerico in Palestina e Aleppo in Siria, esisteva già nel Paleolitico. Ma quando vi andai i Sassi erano una città completamente morta, ignorata dal turismo. Col tempo poi ho potuto vedere la morte di questa città morta. Oggi essa brulica di vita. Vi andavo per fare l’amore con una ragazza di Matera. È come si arriva in una città per la prima volta, per quale ragione ci si va la prima volta, che cosa ti è successo là la prima volta, quel che resterà indelebile per te di quel luogo, come un imprinting. Perciò per me, tuttora, Matera resta una stravagante città erotica.  Si paragona sempre l’Italia geografica a uno stivale. Ma la si potrebbe vedere anche come una figura umana, il Nord con le Alpi è la testa, Calabria-Sicilia sono una gamba, la Puglia l’altra gamba, Corsica-Sardegna il braccio destro, il braccio sinistro manca. In questa silhouette la Lucania – la regione di Matera – è giusto il pube dell’Italia....

“Al rombo del cannon” / La Grande guerra cantata

Il 4 novembre 1918 l'armistizio siglato da Italia e Austria-Ungheria poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra gettava le basi di un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe? Con l'aiuto di storici, scrittori e studiosi, attraverso una serie di interventi – qui e qui i primi due contributi - cerchiamo di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza collettiva. Un modo per ripensare la memoria della Grande guerra, con un occhio al futuro.   Tutte le mattine, alle elementari, negli anni intorno al primo centenario dell’unità d’Italia, il maestro ci faceva alzare e ci faceva intonare “Il Piave mormorava”, come tanti soldatini con il grembiulino nero e con il fiocco tricolore. Era il 1961, ma nei colori sfumati del ricordo quel “non passa lo straniero, zum zum” mi pare di averlo...

Un mistero nuovo vi canta nelle ossa / Asperger: la sorte di un nome

Scriveva Nietzsche in La gaia scienza che “comprendere […] che sono indicibilmente più importanti i nomi dati alle cose di quel che esse sono”, era la cosa che gli era “costata sempre e [gli] costa[va] ancora il più grande sforzo”. Il nome conta.  Un tempo accadeva che alti prelati e mistici lasciassero il mondo in odore di santità, per poi essere esumati, processati come eretici e quindi arsi sul rogo. Qualcosa di simile è accaduto di recente a Hans Asperger. Nel maggio del 2013 viene pubblicata la quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, e il board dell’Associazione degli psichiatri americani decide di accorpare la sindrome di Asperger, accolta nella quarta edizione del DSM nel 1994, allo spettro autistico, come sua fascia alta, senza compromissione cognitiva. La parabola della fortuna della sindrome era in piena ascesa, aveva ormai travalicato i confini della diagnostica psichiatrica per trasformarsi in un fenomeno culturale globale interessantissimo, ma che sembrava destinato ormai a esaurirsi, a essere riassorbito nella categoria madre dell’autismo.     La sindrome di Asperger era scomparsa per il discorso psichiatrico che l’...

L’ascesa dell’economia intangibile / Quando il capitalismo è senza capitali

La ricchezza non è più prodotta solo dalle fabbriche, dagli oleodotti o nei megastore che vendono Tv di cinquanta pollici. La ricchezza è prodotta dalla nostra connessione alle piattaforme come Facebook. Un caso esemplare del capitalismo senza capitali tangibili dove la forza lavoro è valorizzata senza essere ricompensata con un centesimo. Capitalismo senza capitale. L’ascesa dell’economia intangibile, di Jonathan Haskel e Stian Westlake (Franco Angeli): inchiesta sulla trasformazione del capitalismo globale.   La ricchezza non è più prodotta solo dalle fabbriche, dagli oleodotti o nei megastore che vendono Tv di cinquanta pollici. La ricchezza è prodotta da chi è interconnesso a una piattaforma – digitale e materiale, immateriale e logistica (i due aspetti sono inseparabili). Sempre, 24 ore su 24, sette giorni su sette, produciamo un valore. Siamo all’oscuro di quanto valore produciamo perché la nostra forza lavoro è occultata e la sua assenza è stata colmata ricorrendo alla finzione di un capitale che produce anche il suo antagonista: la forza lavoro. E, sicuramente, chi ne beneficia, non ce lo dirà mai e estrarrà gratuitamente questo valore per moltiplicarlo per cento o...

Lo spettacolo dal vivo per la rinascita dal sisma / Latella: Aminta, la ferita

Qui racconterò la potenza della metafora teatrale e il suo fragile ritrarsi, però con anima di metallo resistente, di fronte ai cataclismi della realtà. Parlerò dell’Aminta, favola boschereccia del 1573, scritta dal più sonoro dei poeti antichi, Torquato Tasso, quello dalla sensibilità più malinconica, problematica, incrinato annuncio della coscienza infelice.  Aminta è stata messa in scena nelle Marche terremotate da Antonio Latella, regista, direttore artistico della Biennale Teatro di Venezia. Il suo nome basterebbe ad assicurare una rivisitazione radicale e un qualche ribaltamento verso l’età contemporanea. Eppure, invece, quello che spicca, con forza invincibile, è la parola antica, musicale, organizzata in endecasillabi e settenari, lo stordente effetto incantatorio e risvegliante di versi orditi intorno al nucleo duro del testo, la ferita d’amore, immedicabile, sanguinante anche quando appare rimarginata. Una ferita simile ad altre che infligge la vita, come quelle che corrusche regole possono causare alla libertà dell’arte, o come quelle incise dal dovere nella carne viva del piacere.    Tutto questo sta nel testo cinquecentesco, celato da una grazia...

Passato e presente / Se il fascismo è di moda

Dovremmo finalmente far entrare il fascismo a pieno titolo nel nostro patrimonio culturale. Sarebbe l’unico modo per interrompere, almeno per un po’, il meccanismo inceppato della sua evocazione per descrivere il presente. Come un dente di un ingranaggio che scatta indietro dopo un movimento apparentemente coordinato, la moda del fascismo non passa. Se il fascismo è di moda, il fascismo fa la storia della contemporaneità: ma non perché sia riprodotto o ne siano reiterati gli elementi strutturali, piuttosto perché esso viene evocato come una forma del pensiero (malefico) che da settant’anni a questa parte non ha conosciuto periodi di bassa stagione. Questo continuo riferirsi non va, come si potrebbe ingenuamente pensare, nel senso di un lavoro di memoria, ma piuttosto a reificare il significato di un’epoca senza il beneficio di allontanare il suo ritorno, con l’effetto contrario di vivere il nostro presente parzialmente in funzione di essa.   La demonizzazione del fascismo, innescata con forza inaudita dalla formula crociana che lo relegava a una “parentesi” della storia italiana, ha contribuito non solo a un suo studio fortemente ideologizzato ma, più grave, a un deposito di...

Religione e misticismo / Felici senza Dio

C’è un punto nel quale un “ateo felice” come il tedesco Philipp Möller e un teista esoterico qual è il francese Hervé Clerc, autori di due libri concomitanti e indicativi per un genere in forte ripresa, possono incontrarsi: quello dell’inesistenza di Dio. Per il primo – suo il best-seller Felici senza Dio pubblicato da Piemme – il trascendente è solo superstizione e “il personale di terra” di Dio, cioè il clero, è la casta privilegiata della “repubblica ecclesiastica tedesca”; per il secondo, che ha pubblicato con Adelphi A Dio per la parete nord, Dio non esiste perché l’esistenza implica limitazione e temporalità, caratteristiche queste estranee al divino, dal momento che Dio non ha bisogno di esistere per essere. In realtà dunque uno non crede nell’Aldilà e l’altro sì, ma senza avere rapporti con nessuna Chiesa, come ha scritto di lui l’amico Emmanuel Carrère in Il Regno.      Occorre peraltro stabilire di quale Dio stiamo parlando. Möller certamente pensa a quello giudaico-cristiano, il Dio personale e vivente di Abramo, mentre Clerc, cristiano tiepido e orientalista acceso, tanto da chiamare Gesù sempre ‘Īsā come fa il Corano, ha più interesse per quel Dio non...

Paolo Nori / La Grande Russia Portatile

No, che io questo La Grande Russia Portatile di Paolo Nori l’ho preso per due ragioni, ed entrambe sbagliate, perché son fatto così, mi fido delle prime impressioni, e poi me ne pento. Intanto, il titolo: che con un titolo così uno pensa a una bella guida turistica da mettersi in tasca e via, quando vai in Russia, se ci vai (perché se non ci vai non ha molto senso comprare una guida. O forse no, c’ha ancora più senso, che quei posti puoi immaginarteli, invece di vederli con il manuale in mano che ti spiega chi ha costruito quella chiesa, in che anno, cosa ci fanno dentro e un sacco di altre robe che se non le sapevi non ti rovinavano la meraviglia – e infatti quel famoso fotografo che veniva dalle stesse parti di Nori, come si chiama, Luigi Ghirri, lui ha fatto un libro che si chiama Atlante, dove si vede tutto il mondo, solo che il mondo sono delle cartine stampate, appunto; però adesso sto divagando, lo so).   Insomma, già sul bus, quando l’ho scartato, ho capito che avevo preso una cantonata, questo è un libro dove ‘sto tale Nori ci spiega il suo amore per la letteratura russa, e cosa ha fatto in Russia tutte le volte che ci è andato, e come a un certo punto nel 1991 ha...

Cent’anni dopo / Apollinaire: caos e acrobazie associative

… sembrava che un uomo piccolo piccolo  fosse nascosto in lui, omone grosso Alberto Savinio   Il 9 novembre di cent’anni fa, alla fine della Grande guerra, in una mansarda del boulevard Saint-Germain si stava consumando un’agonia. Giù nelle strade inveivano contro l’ormai ex Kaiser Guglielmo, e le grida arrivavano lassù a un uomo di trentotto anni dallo stesso nome, che forse nel delirio le avrà confuse con un ultimo giudizio su di sé. In un romanzo suo coetaneo, Nanà, la protagonista, che con una parabola speculare a quella di sua madre era salita dalle stalle alle stelle, moriva in un Gran Hotel di Parigi mentre sotto le finestre la gente urlava “A Berlino! A Berlino!”, annunciando la guerra che avrebbe spazzato via il Secondo Impero. L’attrice-cocotte di Zola marcì dopo essere stata molto desiderata e inseguita. Lo scrittore-clown di Saint-Germain, invece, aveva desiderato e inseguito troppe sirene lungo i fiumi dell’Europa continentale e nei sobborghi inglesi, spremendo da questa amara esperienza una Canzone del male amato. Male amato, s’intende, dalle donne: a partire da quella genitrice che a quanto pare, siccome per una seconda coincidenza sfortunata suo figlio...

L'antisemitismo dei poveri

Tempo fa mi venne chiesto come mai leggevo molti libri. E risposi: “Il vivere è indecifrabile e solo i libri possono aiutare a comprenderne almeno provvisoriamente qualcosa”. Avevo ragione, ma, a pensarci bene, la risposta era ovvia. Che cosa mai si potrebbe afferrare della relatività generale o della meccanica quantistica senza rincorrerne almeno il senso attraverso i libri, le montagne di libri che spiegano queste teorie a noi, il volgo ignaro di matematica? E la vita e la storia sono assai più complesse di qualsiasi teoria scientifica, e anche questa è una ovvietà. Non vi sembra? Così, oltre ai libri nuovi, mi sono messo a rileggere i classici, certo , ma anche quelli che dormicchiavano nella mia libreria, e ne ho tratto una conclusione agghiacciante: la prima volta non ne avevo capito un granché, mentre adesso mi si spalancano spazi sconfinati degni di quelli del Lontano Occidente. Per “colpa” di Silvio Zamorani ed. e della sua ottima nuova edizione del saggio di Guido Fubini (1924-2010), L’antisemitismo dei poveri, l’ho affrontato di nuovo dal lontano 1984. E solo ora ho compreso cose che: “Voi umani neppure potete immaginare…”.   Di Guido Fubini sono stato amico, amico...

L'insorto / Metafisica del populismo

Liquidare il populismo come mero non-pensiero, ripetendo il ritornello della “pancia” contrapposta alla “ragione critica”, non solo ne sottovaluta la potenza, ma impedisce all'antifascismo di dotarsi delle armi necessarie per combatterlo. L'antifascismo della “sinistra” è vittima della perversa illusione che attribuisce al suo avversario. Fare della semplificazione demagogica la chiave di volta del successo del populismo su scala planetaria non è forse una semplificazione altrettanto grave di quella che vorrebbe denunciare? La tesi della semplificazione è una tesi “comoda” che, semplificando, esonera dallo sforzo dell'analisi. Le conseguenze sono gravi. Già negli anni Trenta del secolo scorso, filosofi come Ernst Bloch o Georges Bataille gridavano (nel deserto) che non si sarebbe andati molto lontani limitandosi a stigmatizzare l'irrazionalismo dell'avversario nazionalsocialista. Il fascismo non era mera ciarlataneria da fiera, anche se come imbonitori si presentavano i suoi alfieri agli occhi dell’élite intellettuale europea (a un Benedetto Croce, ad esempio). Il fascismo era una metafisica; il fascismo apparteneva alla storia dello spirito europeo. Se si voleva essere veramente...

Eroi massmediatici / Montalbano, siamo!

Ecco una nuova puntata di Montalbano. La stanza viene attraversata da lampi di luce azzurrina, da vecchia Tv con il tubo catodico. In questo caso però, a illuminare le nostre case, sono il mare e il cielo riflessi sulla pietra paglierina di una Sicilia barocca ma aspra, già in odore di Africa. E mentre lo spettatore siede sul suo divano low cost, si ritrova contemporaneamente a sorseggiare un calice di bianco gelido ai tavoli di Enzo ammare, con le onde a pochi metri dai tendoni azzurri mossi dal vento. La cosa ancora più straordinaria è che a Colchester, nella contea dell’Essex, una mia anziana conoscente sta guardando la stessa cosa, magari non la stessa puntata ma la stessa serie, con i sottotitoli in inglese e, tra una cucchiaiata e l’altra di porridge, si siede come noi ai tavoli da Enzo ammare. Su questo non possiamo non interrogarci perché, se un prodotto televisivo italiano, e in particolare il suo protagonista, può piacere contemporaneamente al pubblico italiano, già di per sé composito, e a un ottantenne dell’Essex, ciò vuol dire che possiede qualcosa che travalica i gusti nazionali accedendo a una dimensione molto più vasta.   Una convincente ed esaustiva...

Vegetale a chi?! / Metafisica delle piante

Conoscevo una persona che parlava con gli alberi. Passeggiando, talvolta, si fermava davanti a una quercia o a un ulivo, a una pianta qualsiasi, guardandola a lungo, con le mani unite dietro la schiena. Le toccava il tronco o le foglie, come accarezzandola, poi restava fermo, sorrideva, annuiva e riprendeva la sua passeggiata. Era convinto che gli alberi abbiano molto da dirci, se soltanto li sappiamo guardare e ascoltare. Anche se non parlano, suggeriscono pensieri e, a chi ha una mente sensibile, possono far intuire quale sia l'architettura del mondo di cui anche noi siamo parte. Lo credevo un romantico, adesso penso che fosse un filosofo, capace di osservare le cose meglio di quanto sapessi fare io, e che cercasse nella natura risposte ai suoi quesiti esistenziali. Un'attitudine che mi pare la stessa di Emanuele Coccia nel suo ultimo saggio, La vita delle piante. Metafisica della mescolanza (il Mulino), dove, partendo dall'osservazione delle piante, egli conduce un'interessante e suggestiva riflessione attorno alla vita e al legame che unisce ogni creatura vivente alle altre e all'Universo intero. La profonda unità di tutto ciò che esiste, afferma, invita a ripensare a una...

Teheran, 15 dicembre 1941 – Roma, 9 novembre 2018 / Bijan Zarmandili e il suo Iran

La prima domanda che ho fatto a Bijan Zarmandili al caffè di un bar in campo Santa Maria Formosa, mezz’ora dopo il suo arrivo col treno, è stata di chi fossero gli occhi di Parviz. La sua risposta fu silenziosa, un sorriso rapido e nostalgico. Alcune sue domande e alcune sue risposte erano così.  Bijan ci ha lasciati ieri, restano gli occhi di Parviz, vivissimi. Bijan Zarmandili era uno scrittore e un giornalista con uno sguardo attento sulla guerra ma anche sulla pace: un autore che nei suoi romanzi ha narrato i conflitti da dentro, dal punto di vista dei singoli protagonisti della storia, e nei suoi articoli ha sempre guardato alla politica mediorientale e alla Storia. Nato a Teheran ed esiliato a Roma negli anni ’60, la sua firma ci ha accompagnato per molti anni nei giornali del gruppo Espresso-Repubblica e nei romanzi usciti per Feltrinelli, Cooper e Nottetempo. Un punto di vista importante sulla letteratura che nasce da temi come i conflitti interni o tra paesi: perché spesso ha indagato e scandagliato gli animi a cui è negata la pace. Bijan era anche un appassionato delle storie d’amore, ogni suo romanzo ne contiene una se non di più; storie di amore ma anche di...

Cento anni di appartenenza / Memoria dalla Grande guerra

Il 4 novembre 1918 l'armistizio siglato da Italia e Austria-Ungheria poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra gettava le basi per un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe? Con l'aiuto di storici, scrittori e studiosi, attraverso una serie di interventi - a questo link il primo, di Claudio Piersanti - cerchiamo di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza collettiva. Un modo per ripensare la memoria della Grande guerra, con un occhio al futuro.   Cento anni, un abisso del tempo. O un battito di ciglia. Pochi gradi di separazione tra la guerra e noi. Il 4 novembre 1918, data della firma a Villa Giusti dell’armistizio con la nemica Austria finiva la guerra italiana, iniziata tre anni prima. Diversa la vicenda europea, con un anno in più di combattimenti. Su alcune cose non poi...

Raffaello Baldini / “Che bello! Non sembra neanche poesia!”

“Se non restasse ancora vivo il pregiudizio pigro per il quale un poeta in dialetto è un ‘minore’, anche quando è maggiore, Raffaello Baldini sarebbe considerato da tutti quello che è, uno dei tre o quattro poeti più importanti d’Italia”. Con questo reciso giudizio di Pier Vincenzo Mengaldo, riletto da Vivian Lamarque, si apre il bellissimo film di Silvio Soldini e Martina Biondi sul poeta di Santarcangelo, Treno di parole, presentato alla Festa del Cinema di Roma il 20 ottobre 2018 e – l’11 novembre – a Milano, allo Spazio Oberdan.  “Maggiore? Minore?” È così rilevante stabilire a che livello vada collocato Baldini? Sotto certi aspetti magari sì, perché dalla qualifica (decretata da qualche critico) dipende il suo credito letterario e quindi la circolazione dei suoi testi, la sua popolarità, la fama futura o l’oblio; ma per un lettore comune – per me, ad esempio – il problema non si pone in quei termini. Quando ho letto i primi libri di questo poeta, molti anni fa, e l’ho sentito recitare i suoi versi in pubblico, neanche per un attimo mi sono chiesto che posto dovesse occupare nelle gerarchie letterarie; al di là delle valutazioni e delle discussioni sul canone, la sua...

Obblighi e divieti / Punire

Il libro Punire. Una passione contemporanea, di Didier Fassin, uscito per Feltrinelli di recente, ricorda due testi scritti da suoi conterranei: Perdonare, di Jaques Derrida, uscito nel 2004 per Raffaello Cortina, ultimo testo del filosofo franco-algerino, lascito culturale del suo pensiero, e Sorvegliare e punire, di Michel Foucault, del 1976 per Einaudi.  Quando uscì Perdonare, erano finiti da tempo in Italia e in Germania gli anni di piombo, che avevano oscurato le conquiste di democrazia degli anni Sessanta e Settanta, almeno fino al 1978, anno cruciale qui da noi, dove da un lato fu approvata la legge 180 per la definitiva chiusura della reclusione manicomiale e dall’altra fu consumato l’assassinio di Aldo Moro. Fine di un’epoca, inizio di un’altra, ben peggiore. Tuttavia la democrazia non si era arresa e l’opera di Derrida aveva fornito un importante contributo a ripensarla; il suo intervento al Consiglio d’Europa del 21-22 marzo 1996, presso il Parlamento internazionale degli scrittori, pubblicato in italiano da Cronopio, proponeva le “città rifugio”; luoghi dove, come nei conventi medievali, i richiedenti asilo potessero trovare protezione umanitaria al di là del...

Ovvero le fiabe e il terrore del mondo / Maledetto di un gatto

Alcuni mesi fa, alla fine di un incontro che ho tenuto a Zurigo sui libri illustrati per l’infanzia mi si è avvicinata una signora esprimendomi la sua ammirazione per alcune poesie di Silvia Vecchini incentrate sul tema della fiaba, da me lette durante la conferenza dalla raccolta In mezzo alla fiaba, edita da Topipittori nel 2015. La signora ha poi aggiunto che, tuttavia, non sempre le fiabe sono letture adatte ai bambini, poiché alcune propongono una morale diseducativa. E mi ha portato a esempio Il gatto con gli stivali, fiaba che a suo avviso esalta la la furbizia e l’inganno come fattori di successo. Con diplomazia, ho replicato che fortunatamente le fiabe, che sono testi letterari complessi, non hanno una sola chiave di lettura e pertanto si possono leggere in modi diversi. La signora ci ha pensato su qualche istante e poi ha confermato che, in effetti, ripensandoci, quando da piccola ascoltava Il gatto con gli stivali non pensava affatto alla sua morale, cosa su cui si sofferma solo oggi, da adulta. In seguito, ho ripensato a questo dialogo in parte perché, in effetti, l’ammissione della signora dell’indifferenza di lei bambina alla morale del Gatto con gli stivali mi pare...

Richard Eyre, Ian McEwan / Il verdetto. Amministrare la giustizia

Quando un romanzo diviene film è discussione obbligata se il primo sia preferibile al secondo o se il secondo sia fedele al primo. È questo uno dei possibili approcci a Il verdetto, da poco uscito al cinema con la regia di Richard Eyre e la sceneggiatura di Ian McEwan, autore del romanzo da cui la pellicola deriva, La ballata di Adam Henry (Einaudi, 2014). Ma un'altra prospettiva emerge, in linea con le intenzioni dell’autore: la difficoltà di amministrare la giustizia in un mondo sempre più complesso e soprattutto pluriculturale. Il giudice Fiona May, “My lady” per il ruolo di vertice ricoperto nella magistratura britannica, si occupa di diritto familiare e in particolare del diritto dei minori, tanto che il titolo inglese del romanzo è The children act. Mentre il romanzo si occupa di più casi, sempre in coppie provenienti da culture diverse da quella inglese (dalla scelta della scuola tra genitori separati alla facoltà di portare all’estero il figlio da parte di un padre), il film ne tratta due soltanto.   Inizialmente la scena è occupata dalla scelta se dividere due neonati siamesi, uniti per il cervello. La discussione è serrata: con la separazione ne morirebbe uno solo;...

Lo sguardo delle nuvole / Ricordare Jean Mohr

“Cara Maria, nel caso tu non l’abbia ancora saputo, Jean è mancato serenamente ieri mattina”.  A darmi questa notizia il 4 novembre è Yves Berger, figlio di John, che del fotografo svizzero Jean Mohr (1925-2018) è stato compagno di strada e di avventure, collaboratore e ‘complice’ a partire dal 1962, quando si incontrarono per la prima volta a Ginevra. Risale a quell’anno l’avvio di un sodalizio professionale che nel tempo si è trasformato anche in una formidabile amicizia. Ne sono nati una serie di libri la cui importanza politica, sociale, artistica e letteraria resta non solo attuale, ma tuttora anticipatrice: A Fortunate Man: The Story of a Country Doctor (1967), inedito in Italia, A Seventh Man (1975) [Il settimo uomo, Contrasto, 2017], Another Way of Telling. A Possible Theory of Photography (1982), da noi ancora inedito.    “Lo spirito di collaborazione è raro tra un fotografo e uno scrittore”, scriveva nel febbraio del 2015 Mohr sulle pagine di The Telegraph, in occasione di una nuova ristampa di A Fortunate Man, libro su cui si sono formati i migliori medici di base inglesi. Jean e John lo avevano costruito insieme puntando su quella che potrebbe sembrare...

Folle e delitti / La “saponificatrice di Correggio”

Alta m. 1,50 o qualche centimetro di più al massimo, detta Nardina o Norina, quarantaseienne nel 1941, nata a Montella, in provincia di Avellino. Madre di quattro figli, sposata con un altro meridionale, un lucano, un uomo onesto e serio, impiegato dello Stato. In possesso di un’istruzione elementare, di fama poco buona, di carattere eccitabile.    Il personaggio di Leonarda Cianciulli riverbera in mille riflessi attraverso le pagine del bel saggio a lei dedicato da Barbara Bracco. La saponificatrice di Correggio. Una favola nera, Il Mulino, 2018, è firmato da una contemporaneista e fonda una prospettiva nuova, ad ampio raggio, su un’esimia vicenda giudiziaria nazionale. Il racconto segue in ordine cronologico l’istruttoria a carico di Leonarda Cianciulli. Si dipana scandagliando in modo capillare le indagini, la perizia psichiatrica compilata da Filippo Saporito, e poi s’immerge negli atti processuali e negli articoli di cronaca sulle udienze – da qui vengono i frammenti di un’immagine, riportati sopra, che stanno accanto a molti altri, spesso tra loro contraddittori, non di rado goffi e sciocchi, perlopiù di una violenza raggelante, tanto lineari all’epoca quanto (...

Multitasking / Tempo, esserci e cose

Il rapporto col tempo e con le cose, oggi, ci vede particolarmente impegnati come umani, a usare la nostra distinzione per alienarla. A impegnare l’esserci per regredire allo stadio delle cose. È come se non sopportassimo di sentire il tempo e la riflessione, e allora tendiamo a neutralizzarli in un eterno presente. Parliamo, infatti, con orgoglio, di tempo reale e di multitasking. È come se non tollerassimo l’indugio della riflessione e la ricerca di significato. Passiamo, infatti, da una cosa all’altra, senza concederci, anzi evitando, di farne esperienza. Per vivere qualsiasi cosa non riusciamo a contenere l’impegno per cercare il nostro modo specifico e la nostra via, ma abbiamo un ossessivo bisogno di modelli già pronti: per gli acquisti, oltre alla pubblicità che già satura le scelte, c’è il consulente per lo shopping; per sposarsi c’è l’organizzatore di matrimoni; per le lauree c’è un rituale prestabilito e irrinunciabile, eccetera. L’indicatore forse più evidente è il linguaggio: sono fatte le frasi per dire le cose e si riducono a un repertorio canonico che assolve da impegni di ricerca e rende vana la curiosità. Persino per raccontare una vacanza diciamo che abbiamo “...

Festival Gender Bender Bologna / Alessandro Berti: storia di cazzi neri e di bugie bianche

Il maschio nero come fantasma sessuale. L’uomo nero come incubo dell’uomo bianco, come corpo forte, muscoloso, “selvaggio”, rapinatore di donne bianche, come pericolo da dominare, da ridurre in schiavitù, da tenere a distanza, da linciare quando esce dai binari consentiti. Di questo parla Bugie bianche. Capitolo primo: Black Dick di Alessandro Berti, rappresentato in prima assoluta al teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno (BO) per Gender Bender, il bel festival diretto da Daniele Del Pozzo dedicato a film, idee, performance, mostre, spettacoli di teatro e danza sulle mutazioni che attraversiamo, una proposta del Cassero Lgbt Center sugli “immaginari prodotti dalla cultura contemporanea legati alle nuove rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale”. Bugie bianche / Black Dick è uno spettacolo sul razzismo, sul machismo e sulla violenza in forma di raffinata conferenza, di pacata conversazione, che si tinge di ironia spinta fino al sarcasmo, si accende e porta per strade molto diverse da quelle che sembrava aver imboccato inizialmente. L’attore e autore viaggia negli stereotipi sul sesso del nero (si chiama Black Dick, non solo per pudore...

Imm. Annotare, immaginare, stupirsi / Ciò che Paul Auster non ha mai detto

“Ciò che non è in mezzo alla strada è falso, derivato, vale a dire: letteratura”. (Henry Miller, Primavera nera)   La qualità angosciante di un incubo consiste nel fatto che in esso tutto è completamente reale. E non c’è nulla che appaia all’inizio più irreale della nostra normale posizione nell’esistenza. Allo stesso modo, la stranezza senza eccezioni di ciò che accade nei libri di Auster è il segno della presenza esclusiva e completa del reale in tutto ciò che scrive. L’irriducibile “senso di irrealtà” evocato a più riprese in Leviatano, ad esempio, pone la dimensione letteraria sotto il segno del fantastico. E, infatti, il libro racconta la storia di un uomo a cui le cose accadono come se la sua vita fosse un racconto fantastico: cioè tutto avviene prima che lo si possa rappresentare. Da qui deriva l’interesse per il riferimento, o l’omaggio, fatto nel testo a Rip Van Winkle.   Il sentimento del fantastico implica tutte le caratteristiche di un fondamentale stupore ontologico. Lungi dal generare l’immaginazione – come accade invece con il meraviglioso –, esso la “coglie” (e la sorprende) per mezzo del sorgere di ciò che, per definizione, non lascia nulla all’...