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Libri

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Un libro di Vito Teti / Nostalgia, il sentimento del tempo

Charles Percy Snow nel suo The Two Cultures and the Scientific Revolution (Cambridge 1959, Milano 1964) coglieva un elemento importante quando affermava che l’ignoranza della seconda legge della termodinamica valeva in negativo come, se non più dell’ignoranza dell’opera di Shakespeare. Ebbene se esiste un tema, un problema in grado di legare indissolubilmente cultura umanistica e cultura scientifica questo è il tempo. Problema rilevante per la fisica del Novecento, cuore della ricerca di Albert Einstein, domanda fondante e alle origini della filosofia occidentale con la divisione della realtà in essere e divenire (vale a dire in realtà immodificabile e realtà soggetta al tempo) sottofondo esistenziale della letteratura e di tutte le altre arti che può essere riassunta nell’espressione – oggi folgorante – che Orazio fa dire al servo Davo nelle Satire: Aut insanit homo, aut versus facit (L’uomo o impazzisce o scrive versi) o dalla locuzione – Non omnis moriar (non morirò interamente – presente in una delle sue più famose Odi).   In questo quadro, quella della seconda legge della termodinamica era ed è questione peraltro essenziale: vera e propria chiave di volta nella...

Anniversari / Calvino, Rigoni Stern, Meneghello. Cari centenari

Il 2019 è stato il centenario della nascita di Primo Levi. Quest’anno, 2021, è la volta innanzi tutto di Sciascia (nato l’8 gennaio) e di Rigoni Stern (1° novembre). Il 2022 toccherà a Fenoglio, Meneghello, Manganelli, Pasolini; l’anno seguente, a Calvino. L’elenco non pretende di essere completo. L’appena concluso 2020 ha visto volgere la cadenza secolare per Gesualdo Bufalino, Franco Lucentini, Gianni Rodari; il ’22 sarà anche il centenario della nascita di Luciano Bianciardi; il ’23, di Giovanni Testori; il ’24, di Giuseppe Bonaviri e di Paolo Volponi. Quello che si sta consumando, a cavallo fra il secondo e il terzo decennio del secolo XXI, è il centenario di una generazione. La generazione dei genitori di molti di noi baby-boomers: la generazione di chi ha compiuto vent’anni durante la guerra. Dunque, di chi ha vissuto da protagonista la fondazione della Repubblica: gli anni della ricostruzione, gli entusiasmi e le delusioni, l’ingresso in una società del benessere fragile e contraddittoria ma, per i più, prospera quanto nessuna prima.    Storicamente, sono soprattutto le guerre a definire le generazioni. Anche in maniera indiretta: chi ha vissuto l’esperienza di...

Paul Erdős / Matematica del caffé

“Un matematico è una macchina per trasformare caffè in teoremi.” Amava ripeterla spesso, questa boutade, Paul Erdős, noto per essere stato il solutore di problemi matematici forse più prolifico, e certamente più eccentrico, del secolo scorso. Nato a Budapest nel 1913 da una famiglia di origine ebraica, Erdős abbandonò l’Europa nel 1934 per sfuggire alla minaccia del montante antisemitismo, e approdò all’Institute for Advanced Study di Princeton. Quando al fisico Leó Szilárd – uno dei primi a intravedere le possibilità, anche nefaste, di sfruttamento dell’energia nucleare – fu domandato, negli anni ’50, se credesse all’esistenza dei marziani (un tema all’epoca piuttosto in voga), rispose: “Sono già tra noi, si fanno chiamare ungheresi.” Del gruppo di scienziati marziani che Szilárd aveva in mente facevano parte, oltre a lui stesso, John (János) von Neumann, Eugene (Jenő) Wigner, Edward (Ede) Teller, György Pólya ed Erdős.   Autore di quasi 1500 articoli, molti dei quali in collaborazione e tutti di alto livello scientifico (“non numerantur, sed ponderantur” era un altro dei suoi motti), Erdős, negli ultimi venticinque anni almeno della sua vita, condusse un’esistenza a metà...

Ipotiposi / Il linguaggio della neve

“Ho tante nevi nella memoria: nevi di slavine, nevi di alte quote, nevi di montagne albanesi, di steppe russe, di lande polacche”, scrisse Mario Rigoni Stern nel ‘93 in un articolo dedicato alla cultura cimbra, poi ripreso in Sentieri sotto la neve. “Ma non di queste intendo parlare; dirò di come le nevi un tempo venivano indicate dalle mie parti: nevi dai più nomi, nevi d’antan”. Le prime nevi dell’autunno sono fiacche e incerte, nel cadere i fiocchi volteggiano e talvolta tornano verso l’alto, come colpiti da un ripensamento, un esperimento poco convinto e poco convincente. Niente a che vedere con la prima neve dell’inverno, la Brüskalan, inconfondibile per il suo “odore pulito, leggero”: sul terreno gelato dopo l’estate di San Martino, “in breve la neve copriva la polvere delle strade; l’erba secca sui pascoli, la segatura di faggio nei cortili, le tombe nel cimitero. Le voci, i rumori del paese; i richiami dei passeri e degli scriccioli si ovattavano e a questo punto la Brüskalan diventava vera sneea: neve abbondante e leggera giù dal molino del cielo”. Si poteva allora andare in soffitta a prendere due tavole arcuate, rudimentali sci, o lo slittino, e scivolare sopra mucchi...

Pensare altrimenti / Scambiare, donare

Dove si cerca di dire che in fondo siamo meno egoisti di quanto pensiamo e che in fondo doniamo più di quanto crediamo, perché è solo così che creiamo relazioni.   Se quella che oggi chiamiamo “economia” in principio era solo un’attività di sussistenza, con il trascorrere del tempo ha assunto un ruolo sempre più centrale, al punto da prendere, in molti casi, il posto della politica. La progressiva “occidentalizzazione” del mondo sta provocando una diffusa colonizzazione dell’immaginario economico, che ci porta a vedere tutto in un’ottica mercantile in cui ciascuno cerca di ottenere il massimo guadagno con il minimo costo. Estesa questa visione all’intero genere umano, si ottiene il cosiddetto homo oeconomicus, un essere razionale che agisce perseguendo fini utilitaristici e, pertanto, profondamente egoista.  Eppure non è sempre stato così, come ha dimostrato Karl Polanyi. In molte società l’economia era – e in certi casi è ancora – inserita all’interno di un sistema di valori in cui non sempre gli individui perseguono il massimo guadagno, ma a volte rispondono a principi che possono portare in direzione diversa.  L’economia è quindi moralmente vincolata...

Biografie / L’altro Bene

Roma, 27 giugno 1994. Un’artista trentenne, fuggita a poco più di vent’anni dai vicoli di Napoli alla ricerca di un destino tutto per sé, si ritrova nella penombra pomeridiana di una villa sull’Aventino, seduta di fronte a un attore, autore, regista, poeta totem del Novecento teatrale, dentro una stanza semibuia arredata con un tavolo di marmo rosa, lampade, mobili intarsiati in madreperla e imponenti specchiere, tra pareti rivestite di seta giallo-oro. Lui parla, spiega, fornisce dettagliatissime disposizioni su “costumi che non devono essere costumi”, su corazze, armature, pugnali, gonnellini, tessuti iridescenti e sull’iconica matita nera per gli occhi, da procurarsi col resto dei trucchi da Indio in via Portuense; lei annuisce e prende appunti. Lui è Carmelo Bene e sta preparando il suo ritorno sulle scene con l’Hamlet Suite, lei è Luisa Viglietti, costumista con una carriera ben avviata tra cinema e teatro, un fidanzato che la aspetta a Napoli e nell’anima la crescente inquietudine di chi sta soffocando la sua natura esigente sotto una cappa di “infelicità senza desideri”. Di lì a un momento dopo quel primo incontro con Bene, il promesso sposo partenopeo svanisce nel passato...

Tra diseguaglianza e opportunità / Algoritmi di classe

Dal bestseller di Shoshana Zuboff The age of surveillance capitalism, al caso Cambridge Analytica, la questione della relazione tra tecnologie, diritti individuali, e democrazie occupa uno spazio sempre più importante nel dibattito politico e culturale. E a ragione. La nostra vita quotidiana dipende sempre più indissolubilmente da tecnologie digitali; la nostra esistenza sociale si risolve sempre più chiaramente nell’insieme delle “tracce digitali” che lasciamo, volontariamente o meno. Se, fino a pochi decenni fa, la nostra individualità, la prova della nostra esistenza sociale e politica risedeva in un insieme di manifestazioni “fisiche” (l’esistenza in un registro, il possesso di un documento cartaceo, la capacità di recarsi fisicamente in un certo luogo), una lenta osmosi dal fisico al digitale sta trasferendo porzioni sempre più consistenti della nostra identità nel dominio del virtuale.   L’aspetto forse più interessante di questo fenomeno, però, è che, a ben vedere, la trasformazione in atto non si limita a un trasferimento “a somma zero” dal fisico al digitale: parti della nostra persona e della nostra storia finora non tracciabili, sono divenute perennemente...

21 gennaio 1950 / George Orwell, Omaggio alla Catalogna

Il 26 dicembre 1936 il cittadino inglese Eric Arthur Blair arriva a Barcellona deciso a combattere a fianco della repubblica contro i fascisti. In Gran Bretagna è un giornalista e un narratore noto con lo pseudonimo di George Orwell; ha pubblicato tre romanzi e un libro d’inchiesta, Senza un soldo a Parigi e a Londra, dedicato alla vita precaria dei lavoratori d’albergo e a quella dei mendicanti senza fissa dimora, uscito nel 1933. L’opera successiva, La strada di Wigan Pier, una cronaca-inchiesta sui minatori di una cittadina del Nord dell’Inghilterra, l’ha consegnata all’editore poco prima di partire da Londra per la Spagna, nel 1937. Uscirà nel medesimo anno e provocherà numerose discussioni negli ambienti della sinistra inglese. Eric Arthur Blair non è ancora Orwell, almeno l’Orwell che noi oggi conosciamo, il celeberrimo autore di due libri che hanno segnato la seconda metà del Novecento: La fattoria degli animali (1945) e 1984 (1949).   Prima di mettere piede nella Spagna repubblicana, dove nel luglio del 1936 è cominciata la guerra civile con lo sbarco di Francisco Franco a Tetuan, Orwell passa a trovare Henry Miller a Parigi. Lo scrittore americano l’accoglie con...

1921 - 2021 / Compagni, avanti il gran Partito!

Cento anni fa, il 21 gennaio 1921, nasceva a Livorno, da una scissione del Partito socialista, il Partito comunista italiano. In occasione dell'anniversario, la casa editrice Quodlibet ripropone un bel saggio di Mauro Boarelli, La fabbrica del passato. Autobiografie di militanti comunisti (1945-1956). Uscito alcuni anni fa per Feltrinelli, è arricchito in questa nuova edizione da una prefazione inedita di Carlo Ginzburg, che presentiamo ai lettori di “doppiozero” per gentile concessione dell’editore.      1. Questo libro, apparso per la prima volta nel 2007, parlava già allora di un passato lontano. Lontano non nel tempo, e neppure (almeno per un lettore italiano) nello spazio: e tuttavia i documenti su cui il libro era basato, e la realtà alla quale rinviavano – il partito comunista italiano, in quanto partito di massa – appartenevano a un mondo tramontato. Nel frattempo quel passato si è allontanato ancora, con una rapidità stupefacente. Anche se l’inerzia linguistica ha conservato l’espressione «partiti politici», la partecipazione politica ha assunto, in una società dominata dal neoliberismo, una fisionomia completamente diversa, oggi accentuata dalla...

Viveiros De Castro con Karen Barad / Amazzonia e cosmologia queer

Che cosa hanno in comune la meccanica quantistica, l’antropologia dei popoli amerindi, il femminismo e gli studi di genere? Apparentemente nulla. Si tratta di ambiti disciplinari molto lontani tra loro come terre separate dalla deriva dei continenti. Eppure da qualche anno si avverte una scossa che tutti li attraversa simultaneamente. Un movimento tellurico che non sarebbe azzardato definire come una comune tendenza epistemologica o come un nuovo paradigma ontologico, in grado di generare sussulti sismici gemelli nonostante le lunghe distanze. Lo potremmo chiamare un paradigma queer, ma solo perché l’aggettivo suona più inclusivo e semanticamente ricco rispetto ad altre connotazioni, meno accattivanti, che potrebbero ugualmente definirne l’orizzonte: immanente, neomaterialista, metamorfico, post-umano.     È ciò che emerge se si leggono in concomitanza due testi assai diversi provenienti da oltreoceano e pubblicati di recente in Italia, riconducibili l’uno al campo degli science studies, l’altro a quello dell’antropologia: Performativià della natura. Quanto e queer di Karen Barad (edizioni ETS) e Prospettivismo cosmologico in Amazzonia e altrove di Eduardo...

Donne e fotografia / Lee Miller, Letizia Battaglia e le altre

La mattina del primo maggio 1947 Evelyn McHale sale all’ottantaseiesimo piano dell’Empire State Building e si lancia nel vuoto. Non si schianta al suolo: il suo corpo si arresta sul tetto di un’automobile, quasi intatto. Gli occhi sono chiusi, sembra addormentata; con una mano tiene la sua collana di perle. La fotografia la scatta un certo Robert Wiles, aspirante reporter, e viene pubblicata senza troppi scrupoli sulla rivista Life Magazine come Picture of the Week. È difficile staccare gli occhi da questa immagine, dove la bellezza imperturbabile della donna sembra cercare un impossibile equilibrio con il suo gesto di ribellione estrema. “Una donna che aveva fatto la storia, senza avere una storia”, dice Nadia Busato, che le dedica il suo romanzo Non sarò mai la brava moglie di nessuno (SEM, 2018), titolo ispirato a una frase che la ragazza aveva scritto su un biglietto destinato ai familiari e al futuro marito.   Un’altra immagine, altrettanto nota, vede la celebre fotografa Margaret Bourke-White mentre impugna la sua fotocamera all’ultimo piano del Chrysler Building, sospesa nel vuoto, a cavalcioni di un doccione a forma di gargoyle. La foto, realizzata dal suo...

Mary E. Wilkins Freeman / Storie di spettri

Nel suo libro del 1976 Literary Women, Ellen Moers fu la prima a definire quella peculiare forma di letteratura gotica scritta da donne che chiamò “female gothic”. Il female gothic (ridefinitosi poi nella doppia accezione di scritto da autrici e con protagoniste femminili) è uno spazio di emersione di tutta una serie di repressi e di ansie specifiche della condizione della donna a cavallo di Settecento e Ottocento – legate alla sessualità, alla maternità, e al ruolo della donna nella società. Questa definizione si adatta bene, se non cronologicamente almeno tematicamente, anche alle Storie di spettri di Mary E. Wilkins Freeman, recentemente raccolte in un agile ma ricco volume da Fanucci.  Wilkins Freeman non è un’autrice particolarmente nota in Italia: i suoi racconti sono comparsi in varie antologie (tra cui le mitologiche Storie di vampiri e Storie di fantasmi curate da Gianni Pilo e Sebastiano Fusco per Newton Compton), ma sono solo una parte tutto sommato poco consistente di una produzione pluridecennale che conta dozzine di romanzi e di volumi di storie brevi. Nata nel 1852 e morta nel 1930, vissuta tutta la vita in New England, Wilkins Freeman è una rappresentante...

19 gennaio 1921-19 gennaio 2021 / La fortuna di Miss Highsmith

Comunque sia e comunque voglia classificarsi, Patricia Highsmith preferisce la densità kafkiana ai cruciverba reticolari, è estranea al consumo delle ‘cellule grigie’ di Poirot per scovare il colpevole o alla necessità puritana di puntellare una società oscurata dalla devianza. Sia nell’ordinata luminosità delle ambientazioni inglesi che nelle ombrose metropoli sfregiate dal crimine, il suo non è un giallo “passatempo”, ma è atipico, esistenziale, inquieto. Patricia Highsmith è nata cento anni orsono a Fort Worth, in Texas. Il nome rimanda a romanzi noti, a film tratti dai suoi scritti, alla definizione assegnatale di “regina del crimine” in competizione con scrittrici altrettanto celebri come Agatha Christie. In realtà la sua persona e la sua produzione spiccano per originalità difficilmente classificabile. Innanzitutto la vita e gli scritti sono intimamente legati tra loro e vivono di luce riflessa. Trasferitasi a New York, viene allevata dalla nonna che si prende cura di lei. A scuola mostra talento per l’arte, pittura e scultura, ma la vocazione...

Pigrizia / La dolce vita all’età della pietra

Conoscevo un tizio, anni fa, che sosteneva di abitare nel suo zainetto. Un modo buffo per dire che lo considerava la sua vera casa, l’estremo rifugio, il luogo più intimo dove trovare asilo. Non che fosse privo di abitazione, con tanto di letto, fornelli e doccia; solo che non ci si sentiva a suo agio come quando partiva e viaggiava, o anche semplicemente girovagava per la città. Con lo zainetto sempre in spalla portava con sé ciò che gli stava più a cuore, tutta roba poco ingombrante che non si identificava con le cose supposte indispensabili (spazzolino da denti, ricambio di biancheria) ma con ciò che gli piaceva avere sempre a disposizione (il walkman, un paio di libri, alcune fotografie). Un hippy fuori tempo massimo? Macché: semmai qualcuno che aveva capito prima di tanti altri come stava girando il vento, e cioè verso dove, senza accorgercene, ci stavamo tutti dirigendo, e dove siamo da tempo giunti: una società senza radici e senza ubicazioni fisse, in perenne movimento e trasformazione, dove il nomadismo – al netto di confinamenti e altre forme di pervicace territorializzazione – è divenuto, se non un’abitudine, una necessità, un valore, una diffusissima forma di vita....

19 gennaio 1943 / Janis Joplin e il blues cosmico

Nel leggere due libri contemporaneamente può capitare di sovrapporre l’uno all’altro, di confondere personaggi e vicende, oppure di cercarvi delle assonanze se non proprio delle corrispondenze. Mi è successo di recente con Janis, la biografia definitiva di Holly George-Warren (ed. DeAgostini, 2020, traduzione di Luca Fusari e Sara Prencipe, 478 pp., € 24,00) e Istante propizio, 1855 dello scrittore cèco Patrik Ouředník (ed. Exorma, 2018; trad. Andrea Libero Carbone, 138 pp., € 12,00). Fra i due libri non v’è relazione, ma nel libro di Ouředník a un certo punto si legge: “Non chiedo l’uguaglianza delle donne; parlo di libertà. L’uguaglianza non è altro che una nuova riorganizzazione della società degli uomini, una nuova riforma: si dà licenza alle donne di assomigliarci, di diventare assassini, politici, strateghi, individui irresponsabili ed egoisti, avidi di potere. Dite alla donna che ha il diritto di uccidere, mettetele un fucile in mano – diventerà sanguinaria ed esecrabile tanto quanto l’uomo. (…) Questo oggi rivendicano i predicatori della nuova dottrina, del nuovo idolo che chiamano femminismo. No – non diamo l’uguaglianza alle donne, diamo loro la libertà”.   Ouředník...

Un debutto postpunk / Katharina Volckmer, Un cazzo ebreo

“Una volta ho sognato di essere Hitler.” Inizia così la confessione di una donna a un medico. Racconta un incubo con toni che ricordano Woody Allen, mettendo l’accento sui buffi pantaloni a palloncino del Führer sognato, sui baffetti, sulla mano che si agitava vorticosa a fendere l’aria, sui capelli che sembravano una parrucca di plastica su una vecchia patata. Cosa diceva? Non importa, non ricorda, forse il discorso aveva a che fare con Mussolini o con qualche assurdo sogno di espansione. “Cos’altro è il fascismo, in fin dei conti, se non un’ideologia fine a sé stessa, non contiene nessun messaggio da rivelare e, in ogni caso, gli italiani alla fine ci hanno battuto”. Nel senso, aggiunge la sognatrice, che dappertutto nella città si legge “pasta”, “espresso”, mentre da nessuna parte si legge “Sauerkraut”. “Non era realistico pensare che potessimo reggere le redini di un impero per migliaia di anni con la nostra deplorevole cucina”.   Un cazzo ebreo della scrittrice tedesca Katharina Volckmer classe 1987 è stato pubblicato nel 2020 nei paesi anglosassoni, e arriva adesso in edizione italiana per La nave di Teseo, nella traduzione di Chiara Spaziani. Ha fatto molto rumore nel...

Marco d’Eramo, Dominio. / La rivoluzione neofeudale

Nel concludere la sua Teoria generale, Keynes constatava che “le idee degli economisti e dei filosofi politici, così quelle giuste come quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si ritenga”. Ovviamente auspicava che prevalessero quelle “giuste” (alla cui dimostrazione aveva dedicato la monumentale opera), ma si diceva “sicuro che il potere degli interessi costituiti si esagera di molto, in confronto con l’affermazione progressiva delle idee [...]. Presto o tardi sono le idee, non gli interessi costituiti, che sono pericolose sia in bene che in male”. Ma che dire delle idee a sostegno degli interessi costituiti? Dominio, l’ultimo libro di Marco d’Eramo uscito alla fine del 2020 per Feltrinelli, è la storia di come gli interessi costituiti al centro dell’impero – gli Stati Uniti – hanno combattuto la guerra delle idee, a partire dagli anni Settanta dello scorso secolo: usando le idee come armi della “guerra invisibile dei potenti contro i sudditi”. Un racconto che parte dalla formazione della strategia, dai suoi personaggi, i suoi tanti soldi. Che hanno finanziato una rivoluzione. Perché “non c’è solo la rivoluzione dal basso contro l’alto, ma anche quella dall’alto...

Donne e sacerdozio / Sebben che siamo donne...

Cominciava così una vecchia canzone in cui le donne, mondine o contadine prima ancora che proletarie, a fianco dei loro compagni a vario titolo inneggiavano alla fondazione della lega dei lavoratori, proclamando con orgoglio: sebben che siamo donne paura non abbiamo, abbiam delle belle buone lingue e ben ci difendiamo. Ci si trovava allora all'interno di quel contesto vernacolare che tanto piaceva a Ivan Illich, in cui la separazione netta dei ruoli e delle competenze tra maschi e femmine garantiva a queste ultime una certa dignità, un minimo di potere, piccolo e circoscritto, purché mantenessero sempre un rispetto formale, soprattutto in pubblico, per il ruolo degli uomini maschi. «Nel regno del genere – scriveva Illich, intendendo con esso sostanzialmente l'età pre-industriale che preferiva chiamare epoca vernacolare appunto – uomini e donne sono collettivamente interdipendenti; e questa dipendenza reciproca pone limiti alla lotta, allo sfruttamento e alla disfatta… La cultura vernacolare è una tregua, a volte crudele, tra i generi» (Ivan Illich, Genere, Neri Pozza).   Lentamente le cose cambiano, e sono cambiate anche grazie alle donne che cantavano con coraggio quelle...

Scrivere / Bernardo Atxaga, Obabakoak

«– Qualcuno vive –, pensai».   I racconti si scrivono e possono classificarsi in molti modi e successive variabili di detti modi: si va dal racconto breve a quello molto lungo, dal racconto autobiografico a quello fatto di pura invenzione, dal racconto sperimentale (vedi, ad esempio, Barthelme) a quello tradizionale (vedi i russi come Čechov o Babel') a quello che ha modificato e integrato questa tradizione (vedi Hemingway e, successivamente, Carver, Paley, Hempel), fino ad arrivare al mondo del racconto magico e stupefacente sudamericano (e qui andiamo da Silvina Ocampo a Roberto Bolaño, solo per fare due nomi); ed è soltanto un elenco brevissimo delle modalità di approccio e di gestione della storia breve. L’aspetto interessante e bello di questo tipo di narrazione e che l’orizzonte delle sue possibilità non si esaurisce praticamente mai, rinnovandosi di anno in anno, rovinando le previsioni di chi sostiene che il racconto abbia pochi lettori – soprattutto in Italia – e che sia un genere che non abbia più nulla da offrire. Le novità sono costituite anche da autori che non conoscevamo, perché mai pubblicati o non più pubblicati. È il caso sorprendente di Bernardo Atxaga e...

Esplorare la transessualità nel Settecento europeo / Catterina Vizzani che per ott'anni vestì abito da uomo

Il 16 giugno del 1743, il giovane Giovanni Bordoni arrivò all’ospedale di Santa Maria della Scala di Siena con una grave ferita da arma da fuoco alla gamba sinistra. Fu riconosciuto da Giambattista Giustiniani, che lavorava al servizio di Giovanni Bianchi, noto accademico e titolare della cattedra di Anatomia presso l’università di quella città. I due uomini, Bordoni e Giustiniani, si erano incontrati a Firenze e avevano alloggiato nello stesso albergo. Del resto Bordoni non passava inosservato: era un ragazzo esuberante e si faceva notare per la sua intraprendenza nel corteggiare le donne, fino a rasentare la sfacciataggine. Preoccupato per le condizioni dell’amico, Giambattista si rivolse al suo prestigioso datore di lavoro, sperando che potesse visitarlo: sotto il sapiente sguardo di Bianchi, sarebbero certamente aumentate le speranze di guarigione. Tuttavia il servitore non fu molto convincente. Il professore promise di fare quello che gli era stato richiesto, ma sottovalutò le condizioni del ferito e dimenticò di recarsi nella stanza del paziente. Bordoni peggiorò velocemente nel giro di pochi giorni, ma fece in tempo ad attirare l’attenzione di una monaca con l’intenzione di...

Antonio Scurati, M. L’uomo della Provvidenza

«I fascisti della prima ora si spoliticizzano, si ministerializzano, si burocratizzano. I vecchi liberali fiancheggiatori resistono passivamente attraverso un asservimento esteriore: gli industriali prendono la tessera pur di salvare il capitale, i grandi burocrati si rendono complici pur di subordinare il Partito allo Stato e lo Stato ai loro privilegi castali, la magistratura si asservisce per quieto vivere. Dappertutto è così: gramigna dei convertiti, automatismi, untuosi compromessi. Gli ultimi ad accodarsi sono stati i professori universitari […] soltanto tredici su milletrecento hanno trovato il coraggio di rifiutarsi». Queste righe sono tratte da uno degli ultimi capitoli (la data è il 7 dicembre 1931) di M. L’uomo della Provvidenza (Bompiani, pp. 646, € 23), secondo volume della grande biografia di Mussolini di Antonio Scurati. Sull’impostazione generale dell’opera rinvio a quanto già detto in occasione dell’uscita del primo, che copriva il periodo dalla fondazione dei Fasci di combattimento (23 marzo 1919) alla rivendicazione da parte di Mussolini del delitto Matteotti  (3 gennaio 1925). Questa seconda tranche arriva all’ottobre 1932, inaugurazione della Mostra della...

Architettura / La capanna dalle origini a Unabomber

C’è una capanna, anzi più d’una, che sembra turbare il sonno di alcuni intellettuali nella nostra vecchia Europa e che ha portato alla produzione di quattro, distinti, interventi critici apparsi con impressionante tempismo dopo la fine della prima fase pandemica del Covid 19.  In alcuni di questi casi è evidente che il periodo di sedimentazione e studio è di molto anteriore a questo annus horribilis ma la coincidenza è troppo evidente per non essere presa in considerazione. Andiamo per rigoroso ordine di uscita partendo dal volume di Leonardo Caffo intitolato Le quattro capanne o della semplicità (nottetempo, 2020) uscito nel mese di giugno, a cui segue a stretto giro il pamphlet di Michael Jakob La capanna di Unabomber o della violenza (letteraventidue, 2020), mentre in terra d’oltralpe Philippe Rahm pubblica Histoire naturelle de l’architecture. Comment le climat, les épidémies et l’énergie ont faconné la ville et les bâtiments (pavillion de l’arsenal, 2020) e, molto recentemente, sul nuovo numero della rivista Vesper, Alessandro Rocca e Jacopo Leveratto propongono un saggio intitolato “Thoreau e Kaczynski, la capanna mediatica. Costruire un manifesto”.   Essendo stati...

Una scoperta / I libri mastri di Edward Hopper

Molti artisti americani vissuti fra l’Ottocento e la prima metà del Novecento avevano l’abitudine di tenere dei libri mastri in cui appuntavano la contabilità riguardante la compravendita delle loro opere. Tra questi anche Edward Hopper, il quale, con l’aiuto di sua moglie Josephine “Jo” Nivison, per tutta la vita ha compilato un inventario dei dipinti che uscivano dal suo studio. L’unicità di questo inventario sta nel fatto che Hopper ai semplici dati amministrativi aggiungeva schizzi, annotazioni e aneddoti sulla realizzazione delle opere. L’inventario, avviato sull’esempio del suo maestro Robert Henri e redatto su tre quaderni che coprono l’arco temporale che va dalle nozze tra Edward e Jo (1924) all’anno che precede la morte dell’artista (1966), è ora riprodotto in un volume pubblicato da Jaca Book col titolo Edward Hopper. Dipinti & disegni dai libri mastri (traduzione dall’inglese di Cristiano Screm e Fides Modesto).   I libri mastri di Hopper per come furono concepiti sono qualcosa di più di semplici quaderni contabili. Il critico irlandese Brian O’Doherty li ha definiti una “biografia condivisa”, ponendo l’accento non solo sull’apporto determinante della moglie...

Capire meglio le informazioni visive / Come i grafici mentono

Nel novembre scorso il tasso di crescita dei prezzi in Italia è stato negativo, pari a -0,3 per cento rispetto a 12 mesi prima. Il tasso di crescita era stato -0,6 in ottobre. La variazione dei prezzi era stata negativa anche a settembre. Tra amici abbiamo iniziato a discutere se fosse opportuno pubblicare una figura sul fenomeno; o se bastassero le parole. La discussione si è complicata quando uno di noi ha iniziato a leggere questo libro. Alberto Cairo è un giornalista, progettista di grafici, docente di corsi universitari di visual journalism. Il libro parla appunto di giornalismo visivo, una disciplina che utilizza soprattutto immagini: fotografie, info-grafiche e grafici. È un giornalismo indirizzato a un lettore sempre più frettoloso, che vuole apprendere le notizie nel minor tempo possibile. È il giornalismo dell’era dell'informazione via web.  Un esempio a noi molto vicino di cosa sia il visual journalism ce lo fornisce Cairo, riportando un grafico sul Covid-19 apparso nel sito web del Washington Post il 20 marzo 2020. È un grafico famoso, in cui sono rappresentate due curve, che rappresentano la diffusione della pandemia in due ipotesi distinte: l’ipotesi di assenza...