Il miracolo dell’acqua

E la bestemmia di un angelo decaduto

L’acqua è sostanza indispensabile alla vita, inodore, incolore, insapore. 

È più o meno questo che generazioni di maestre hanno insegnato a generazioni di scolari. A queste verità elementari tutti abbiamo poi sovrapposto le conoscenze sui passaggi di stato che fanno conoscere l’acqua come vapore, liquido e solido. Altri, per via dell’istruzione o perché nati in anni più recenti, avranno aggiunto conoscenze sul ph, sulle sue caratteristiche di dipolo dalle deboli cariche elettriche e sulla sua natura di solvente. Altri, ancora più fortunati, avranno infine studiato e compreso il suo ruolo nelle minute e infinite reazioni cellulari all’origine dei meccanismi della vita, avranno riflettuto che esiste una fame specifica per l’acqua, unica “fame selettiva” certa fra tutte le sostanze nutritive, unica fame per la quale esiste anche un nome, sete.

 

Nessuno probabilmente nel frattempo ci avrà detto che almeno in Occidente, per tutta la sua storia, l’acqua è sempre stata data per scontata. 

Laddove c’era civiltà, e la storia dell’Occidente è storia di civiltà, l’acqua è stata presenza scontata perché abbondante. Cioè, così abbondante da diventare alla lunga “invisibile”, e non per le sue caratteristiche chimico-fisiche, non perché incolore.

Lo dice tutta la nostra storia e lo dicono anche i Vangeli, anzi lo dice in particolare un miracolo, il primo di Gesù.

 

È “la camminata sull’acqua” quel primo miracolo. Cristo ne compierà poi un altro, più noto e più citato, in cui l’acqua sarà protagonista nella sua trasmutazione in vino durante le nozze di Cana.

Un miracolo curioso, quello della passeggiata sulle acque del lago di Tiberiade, perché il miracolo, “il sacro”, qui coincide col calpestare l’alimento più prezioso e più sacro. Un elemento quasi inspiegabile, se non fosse appunto che nella nostra civiltà l’acqua è sempre stata abbondante tanto da essere paradossalmente “invisibile”, almeno quando non si ha sete. 

Quel “camminare sulle acque”, quel primo miracolo di Gesù, prima di ogni possibile veridicità storica dei Vangeli ci riporta a come l’abbondanza di acqua sia stata la normale verità della nostra civiltà, la sua prima condizione, essenziale quanto scontata.

 

Ma non è difficile temere ed immaginare che in un futuro prossimo – siamo già alla vigilia di un cambiamento epocale – l’abbondanza dell’acqua non sarà più tale. Oggi che l’acqua in molte zone del mondo è diventata una risorsa strategica e causa di possibili conflitti; oggi che le acque di falda si stanno esaurendo o sempre più spesso risultano inquinate. 

È un cambiamento epocale quello di cui intravediamo i contorni ma non ancora tutte le nefaste conseguenze.

 

Poi, se avventuriamo lo sguardo ancora oltre, dove la storia che sarà si può solo immaginare, non è impossibile pensare che in un futuro lontano, dentro i tempi di una fantascienza dai tratti medievali, quel primo miracolo di Gesù verrà inserito in un Vangelo apocrifo ancora da venire e infine scomparirà dai testi sacri, rimosso e cancellato perché diventato incomprensibile al comune sentire. 

Non è poi neppure impossibile immaginare che in quello stesso futuro, ancora più lontano, si perda infine ogni ricordo del miracolo e del suo senso: resterà una camminata sull’acqua come la bestemmia di un angelo decaduto, come quella di un Dio sconosciuto. 

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Ph Albarran e Cabrera.