La TOMOTO di Tom Dixon

A Mandello del Lario, paese che si trova su “Quel ramo del Lago di Como, che volge a mezzogiorno”, c'è un piccolo museo che vale la pena di visitare, perché contiene alcune glorie del made in Italy: nientemeno che una ricca collezione delle mitiche Aquile, le Moto Guzzi.

 

A incantare il visitatore, insieme allo spettacolo del lago che si è appena lasciato alle spalle, è la tipologia dell'architettura in cui è ospitato il museo, la vecchia fabbrica Guzzi, che gli fa compiere un tuffo, non già nelle acque lariane, quanto, piuttosto, a ritroso nel tempo. Varcato il vecchio portone di legno, dall’aspetto rassicurante, egli si ritrova infatti immerso in un paesaggio industriale d'inizio novecento, con i corpi di fabbrica dagli acuminati tetti cuspidati, oppure audacemente piatti, come nella miglior tradizione degli opifici della seconda rivoluzione industriale, con tanto di mattoni rossi, di ciminiere alla de Chirico e di larghe finestre orizzontali à ruban. L'atmosfera è ancora quella del quadro Officine a Porta Romana (1911) di Umberto Boccioni (con o senza nebbia, a seconda della stagione in cui si compie la visita), pur essendo stata la fabbrica edificata un decennio decennio dopo.

 

Alcune foto del museo Moto Guzzi a Mandello del Lario (Ph. MLG).


Si accede al museo da una anonima porticina che si apre su uno dei fianchi di un lungo edificio a fronte continuo, con un contrassegno minimale che lo preannuncia. Abituati come siamo alla bulimia di comunicazione, questa modestia suona strana. Stona. Forse la circostanza richiederebbe un “Per me si va" un pochino più magniloquente e rappresentativo, in fondo stiamo pur sempre per entrare in un tempio del made in Italy, nel regno del marchio dell’Aquila, in un luogo quasi sacro per gli appassionati di motori nostrani. 

 

Salita una ripida scala, subito si viene rapiti dalla magia delle rosse su due ruote. Sono esposti più di 150 pezzi, dalle moto sportive ai prototipi sperimentali, ai motori , tutti disposti in serie cronologica. Hanno nomi famosi, ormai entrati a far parte della nostra memoria collettiva: dalla primissima Normale alla Sport 15, dalla Condor 500 al celeberrimo Falcone. E poi il Guzzino, lo Stornello, il Galletto e il Dingo, tutti prodotti e ideati dalla nota casa lombarda dalle origini genovesi.

 

Le Moto Guzzi sono anche state spesso protagoniste di film famosi, a cominciare da quelli di Don Camillo, come, ad esempio, Don Camillo e l'onorevole Peppone (1955) di Carmine Gallone, dove spicca una Moto Guzzi "Sport 14" del 1929, con sidecar; o come Il Vigile del 1960, diretto da Luigi Zampa, con Alberto Sordi alla guida del Falcone; o Il Federale (1961) con Ugo Tognazzi a bordo di una Moto Guzzi "S" del 1939, con sidecar Tittarelli; come Il Profeta di Dino Risi (1968) con Vittorio Gassman sulla V7; o Harold and Maude del 1971, sempre col la V7 come protagonista; o ancora La città delle donne (1980) di Federico Fellini, con una Guzzi 500 Superalce del 1949; tanto per citare soltanto qualche film, perché l’elenco sarebbe davvero troppo lungo, anche se piuttosto divertente.

 

Nel film Don Camillo e l’onorevole Peppone (1955), compare una Moto Guzzi Sport 14 con sidecar, 1929; nel film Il Vigile (1960), un Moto Guzzi Falcone; nel film Il Federale (1961) con Ugo Tognazzi, una Moto Guzzi "S" 1939, con sidecar Tittarelli; nel film Il Profeta di Dino Risi (1968) con Vittorio Gassman, la V7; nel film La città delle donne (1980) di Federico Fellini, una Guzzi 500 Superalce del 1949.


Sebbene la location del museo di Mandello sia molto suggestiva, non si può dire altrettanto dell’allestimento. Troppo casual, per non dire banale, non progettato. Forse, in futuro, varrebbe la pena che venisse affidato ad un bravo designer (ah, se lo avesse concepito Carlo Scarpa, oppure Franco Albini, o magari i BBPR). Le ospiti lo meriterebbero. Vi si può infatti addirittura ammirare la prima motocicletta costruita da Carlo Guzzi nel 1919, l’unica siglata G.P. Guzzi-Parodi e poi la gloriosa Otto Cilindri 500 del 1957, la mitica Norge del 1928, la prima gran turismo della storia della motocicletta, progettata da Carlo Guzzi insieme al fratello Giuseppe, e giù, giù, fino alle Guzzi serie Sport e GT degli anni trenta.  E ancora dall’Airone, la moto di media cilindrata più diffusa in Italia dal 1939 al 1957, al Falcone, sogno di tutti i motociclisti degli anni cinquanta. Dalla Motoleggera 65, detta il “Guzzino”, al Galletto, fino a quel mostro sacro che ha reinventato il concetto di moto sportiva alla fine degli anni sessanta, ovvero la V7 Sport, con il caratteristico motore bicilindrico a V di 90°, dai propulsori longitudinali, definita la regina delle moto.

 

 

TOMOTO 900, un dettaglio del faro anteriore; Tom Dixon a bordo della sua TOMOTO.


In occasione del Cinquantesimo anniversario della V7, nata nel 1967, Moto Guzzi ha affidato al designer inglese Tom Dixon (1959), da sempre centauro appassionato delle motociclette di Mandello del Lario, la customizzazione di un modello unico (one-off) ed esclusivo di questa moto.

“Ho avuto la stessa Moto Guzzi per 27 anni, ed era tempo per una nuova", ha dichiarato Dixon in un'intervista. "Ho sempre armeggiato con le moto, che ho sempre voluto un po’ vintage e ho imparato a saldare riparandole."

 

La bike è stata chiamata TOMOTO, con un nome dalla fascinosa sonorità giapponese che suppongo essere derivato dalla crasi fra quello proprio del progettista e quello dell'oggetto del suo progetto. 

Si tratta di una bike che unisce una tecnologia avanzatissima a un design rétro. Tutta realizzata in alluminio grezzo, ha dei cerchioni decorati con tagli al laser dal pattern grafico-geometrico a forma di stella disegnato allo stesso Dixon e una lampada di quelle da lui ideate (Fin Obround, 2012) in luogo del tradizionale faro anteriore. Sempre del designer inglese è il logo dipinto con vistose colature di vernice rosa shocking, sul serbatoio e al posto del faretto posteriore ha integrato nella sella, costruita ad hoc, con fondello in alluminio con un gruppo ottico a LED, oltre ad aver fatto realizzare da Pirelli dei pneumatici sperimentali appositamente progettati.

 

Presentata nel 2017 al Salone del Mobile di Milano, e realizzata in collaborazione con il preparatore friulano-newyorkese Stefano Venier, per ora la TOMOTO è solo una concept bike, un ibrido, a mezza via tra l’arte delle motociclette e l’industrial design, ma forse, in futuro, potremo vederla volare sulle strade, come osano le Aquile.

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