Piccola di statura, il Ministro del lavoro Elsa Fornero porta giacche corte, proporzionate, e manifesta una preferenza per Chanel, o marchi simili nell’uso di tessuti a rilievo. Il suo stile è quello della professoressa di greco e latino del Liceo Classico appartenente ad una famiglia bene della città.

I tailleur sono vagamente maschili, il tocco del foulard è l’unico colpo di vita. Niente scollature, sempre sobria, è il perfetto esempio dell’eleganza borghese piemontese, anche un pelo sottotono: né originale né sofisticata, e neppure moderna. Il suo look è confortevole, piuttosto rassicurante, privo di tratti distintivi, senza essere per questo ripetitivo.

 

                                                                             

Il maglione di Marchionne è ascrivibile a un vezzo, e si presenta come una divisa personale, poiché sempre uguale. Il capo di un’azienda come la Fiat dovrebbe vestire in giacca e cravatta, come il suo presidente, John Elkann. Nel caso dell’italo-candese amministratore delegato del gruppo si tratta di un tentativo alla Steve Jobs di trasmettere attraverso il maglioncino scuro un’idea di informalità e di gestione creativa. A questo capo minimal si aggiunge ora la barba incolta e la sciarpa al collo. Nelle aziende di solito si tollera che i creativi non rispettino i codici del vestire, ma nel caso di Marchionne si tratta di una soluzione politically incorrect, una via di mezzo tra il minimalismo dei creativi di moda e i meta-sai monacali di informatici, designer e pubblicitari. 

 

 

Il loden blu di Mario Monti – con sciarpa azzurra – è senza dubbio un’uniforme professorale, tanto quanto i tailleur della Fornero; è un simbolo borghese milanese, almeno dalla fine degli anni Sessanta. Nonostante la sua ascendenza austroungarica, non esprime una nostalgia per la Mitteleuropa, quanto piuttosto la sobria, quasi mimetica, eleganza, congiunta a un’inevitabile comodità. Il loden non è altro che la versione borghese dell’eskimo, capo in uso nei Settanta. Nel guardaroba dei giovani radical chic milanesi stavano appesi l’uno accanto all’altro, e venivano indossati a seconda delle occasioni: manifestazioni di piazza o serate mondane al ristorante coi propri pari. Siamo tornati a quel periodo? No, semplicemente i giovani borghesi ora sono andati al potere, anche se a rappresentarli è un liberal dalla faccia triste: il rettore della loro facoltà di economia.

 

                                                                          

Il look del superministro all’Economia, Corrado Passera, è quello del travet, dell’impiegato di concetto, per quanto i maglioncini allacciati o scollati a v siano di cashmere, e le giacche e i calzoni di leggero e costoso tessuto. Uomo in grigio, compassato, meditabondo, a tratti malinconico, ma sempre deciso, Passera predilige la scarpa elegante, sottile, a punta, dai lacci a larga voluta, e il calzino blu sino al polpaccio. Sobrietà da banchiere, ma anche da bancario di superlusso. Bocconiano di complemento la sua tendenza è passare inosservato, senza strafare, almeno in pubblico.

 

                                                                              

Il maglioncino blu di Silvio Berlusconi è un esempio dell’informalità eretta a sistema; esprime la tendenza all’approccio friendly dell’ex Presidente del Consiglio, da incontro conviviale con amici nella villa di campagna, sul prato all’inglese, tra sedie a sdraio, piacevoli aperitivi e attricette di contorno. È il corrispettivo della pacca sulla spalla di un uomo che preferisce l’approccio diretto, personale, quasi intimo, al formalismo distante delle occasioni ufficiali. Tra tutti i vari travestimenti di questo Zelig dell’impresa televisiva e della post-politica – “Io sono come voi mi volete” – quest’abito è quello che più gli corrisponde: sembra appena sceso dal proprio yacht. Come a dire che si sta divertendo ed è, nonostante tutto, sempre in vacanza.

 

 

Roberto Maroni è stato tra i primi politici ad accogliere la moda degli occhiali colorati, quando da protesi oculistica sono diventati un oggetto di moda. Politico e ministro trendy, il leader leghista non dimentica la sua passata professione di avvocato e insieme la passione di jazzista. Pop quanto basta, tuttavia l’ex capo del Viminale non riesce a essere Camp neppure con il colore rosso dell’occhiale, e gli manca anche il necessario tono snob. Si è aggiornato, ma sempre mantenendosi fedele a un look giovanile: l’eterno figlio di Umberto.

 

 

Anna Maria Cancellieri indossa abiti scuri, sobri, gonne lunghe sotto il ginocchio come certe vecchie zie eleganti con il loro doppio o triplo giro di perle al collo e la spilla d’oro sulla giacca. Probabile cliente del brand Marina Rinaldi, taglie forti, il ministro dell’Interno esprime una solidità pacata, una volontà rocciosa, rassicurante, moderata, come una quasi anziana vicina di casa, magari zitella, oppure vedova, che dà la sveglia all’intero condominio del centro scendendo la mattina presto per fare la spesa, e di nuovo uscendo a passo di marcia per recarsi al lavoro. Ma non era già in pensione? - ci si chiede da anni al terzo come al quarto piano.

 

 

L’articolo è apparso su L’Espresso

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