GGG. I bambini salveranno il mondo

Spielberg fa film per bambini e sui bambini. Almeno metà della sua produzione cinematografica è pensata a partire dai bambini, dal sé bambino che continua a vivere in lui. Da E.T. passando per Schindler’s List fino a A.I., e prima ancora Jurassic Park, senza considerare la straordinaria saga di Indiana Jones, il suo è tutto un cinema sui piccoli e per i piccoli. Altrimenti perché avrebbe girato il GGG? Del mondo infantile gli interessa lo stupore, la paura, la curiosità, la sorpresa, l’esagerazione, il dolore, la gioia, la perplessità, il sogno a occhi aperti. Gli interessa il rapporto tra grande e piccolo, tema che è al centro di GGG, oltre naturalmente quello tra il Male e il Bene, che è sicuramente uno dei motori della sua cinematografia, la più americana, ma anche la più ebraica, sin dai tempi di Duel.

 

 

Spielberg condivide con Woody Allen le stesse angosce e le medesime paure, tutte molto ebraiche, ma il regista californiano le svolge in chiave epico-salvifica e non in quella individualistico-nevrotica del newyorchese. In questo senso il suo ebraismo non è quello dei Profeti, ma piuttosto quello dei Re. Per questo ha preso la storia di Roald Dahl e l’ha portata sullo schermo. Alla fine della storia arrivano i Nostri, che non sono più gli elicotteri di Apocalypse Now di Coppola, ma quelli della pacifica Regina d’Inghilterra, mandati a prelevare i nove orripilanti mostri che giacciono nudi nel Paese-che-non-c’è e confinarli in un isoletta al largo di un mare in tempesta. Di Dahl il regista americano ha conservato l’atmosfera onirica, anzi l’ha dilatata, soffermandosi più ancora di lui sui sogni che il Gigante buono (interpretato ottimamente da Mark Rylance) cattura con la sua rete, dandogli una forma e una dimensione maggiore rispetto al racconto di Dahl. L’opera di Spielberg ha reso ancora più evidente la dipendenza che l’opera dello scrittore inglese mantiene coi disegni di Quentin Blake, senza i quali non avrebbero la forza visiva che invece possiede. Nel film il personaggio del gigante buono è modellato sulle illustrazioni. Spielberg non ha avuto bisogno di inventare nulla, gli è bastato realizzare personaggi e scenografie ricalcando in buona parte le linee in bianco e nero di Blake.

 

Illustrazione di Quentin Blake


Il film è una favola a colori, in cui le luci magiche tempestano ogni scena e trasferiscono sul piano immaginario la forza narrativa di Dahl. Uno dei temi del racconto, che molto deve al Gulliver di Swift, è il fantasma del cannibalismo. Nella storia dello scrittore inglese l’interdetto non si mescola con quello dell’incesto, tabù ben più radicale mai sfiorato. I giganti e gli orchi come nelle fiabe sono prima di tutto mangiatori di carne umana, in particolare di bambini: i BauBau divorano. Dahl ha insistito su questo aspetto, mentre la lotta tra il Bene e il Male, tra il GGG e i nove fratelloni, è stata presa in carico dal film di Spielberg. Il rapporto adulto e bambino (qui bambina, al femminile, interpretata da Ruby Barnhill) è il vero centro della cinematografia del regista americano. I bambini sono portatori di un’istanza insopprimibile, un rovesciamento prospettico che mette in crisi gli adulti: li mostra nella loro vera dimensione di personaggi piccoli piccoli. Sofia e il Gigante buono – il tema della gentilezza contraddistingue il libro ma anche il film – mettono in scena la coppia sempre presente nella poetica di Spielberg. Lo scarto di dimensioni è incolmabile, ma la saggezza e l’istintiva volizione al bene dell'orfanella porteranno la storia verso la sua positiva soluzione. Così, come in E.T., sono i bambini che salvano il mondo e gli restituiscono il suo equilibrio perduto.  Sofia incontra un padre tenero che, per rispettare la leggenda dell’Orco, la rapisce e la conduce con sé nel pericoloso paese abitato dall'Inghiotticicciaviva e dal Ciuccia-budella. Sarà lei, con l’ausilio dell’aiutante magico GGG, a ordire un piano mirabolante per salvare i bambini dai loro divoratori seriali e a condurre il film verso il meritato happy end, come la favola americana raccontata da Spielberg sempre impone.

 

Quanto c’è di memoria dell’Orco nazista nella storia imbastita da Dahl? Forse qualche reminiscenza, perché lo stereotipo del Gigante mangiabambini possiede qualcosa del tedesco a partire dal suo eloquio. Un residuo del combattimento bellico dell’autore? Dahl mescola tutto con tutto anche in questa fiaba per bambini e mette i suoi piccoli lettori a contatto con lo spiacevole e con il perturbante mediante una costruzione felicissima. Irride prima di tutto l’ordine britannico, le sue regole ed etichette, elemento che Spielberg rende con molto piacere e parecchia allegria (la scoreggia come motore del Mondo). Anche l’altra grande invenzione dello scrittore, ovvero la lingua smozzicata e manipolata del gigante, da straniero, è stata afferrata da Spielberg con perfetta aderenza al testo, e resa dal dialoghista italiano seguendo la traduzione del libro (edito da Salani).

 

 

Che GGG sia anche una sorta di Golem benefico e dotato di pensiero proprio, un Frankenstein naturale? Nel calderone dove Spielberg ficca le ispirazioni recondite e palesi dei suoi film può starci anche questo. C’è perciò il tema del grande e del piccolo, reso benissimo dagli effetti speciali che allentano l’atmosfera vagamente gotica che invece si respira nel libro di Dahl. Il tema della dimensione attrae Spielberg: la dimensione delle cose e delle persone, degli avvenimenti e delle storie. Il regista è portato al grande e anche in questo film prova a dare una soluzione in linea con la sua ambizione di narratore: solo grandi storie.

 

Vista ora, dopo l'insediamento di Trump, questa favola cinematografica può insegnarci qualcosa? Può dire qualcosa dell’America che non produce più happy end nel cuore del suo potere? L’ebreo americano Steven Spielberg quando ha cominciato a girare questa fiaba per adulti-bambini s’immaginava la vittoria del Gigante Cattivo, dell’Inghiotticicciaviva? Probabilmente no. Così come neppure gli sviluppi della situazione britannica. Arriveranno gli elicotteri di Sua Maestà a trasportare nel Grande Buco i cattivi Giganti (nel film uno scoglio in mezzo a un mare procelloso)? Dopo la Brexit c’è da scordarselo. Seduti in una sala cinematografica in mezzo a un pubblico vociante di bambini che divorano canestrelli di popcorn ho i miei dubbi, e anche se non ho avuto paura e non mi sono emozionato (come invece mi era successo nel finale di ET) ho sperato che i cavalleggeri dell’aria inglesi arrivassero a imprigionare gli Orchi anche fuori dallo spettacolo, nella cosiddetta realtà.

 

Nessun applauso in sala. Poi via tutti verso le uscite, quelle di sicurezza. Anche al cinema non si esce più da dove si è entrati: tutti all’uscita di servizio e via a sperare che l’Orco americano venga legato stretto stretto con fitte corde e deposto nel buco-senza-fondo. Cari Sofia e GGG fate il miracolo, vi prego.

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