Definizione del Dizionario Garzanti

pigro:

1. che cerca di evitare la fatica e l’impegno; lento e svogliato: un ragazzo pigro; essere pigro nello studio; la mattina è pigro ad alzarsi accr. pigrone, pegg. pigraccio

2. che denota pigrizia, lentezza: gesto, movimento pigro | che porta alla pigrizia, che fa diventare indolente e apatico: il pigro inverno

3. lento a reagire; inerte: intelletto pigro; intestino pigro, che ha una funzionalità rallentata o insufficiente; egli gridava a’ dissueti orecchi, / a’ pigri cuori, a gli animi giacenti (CARDUCCI)

 

Citazioni celebri:

La pigrizia è madre. Ha un figlio, il furto, e una figlia, la fame. (Victor Hugo)

La pigrizia è il rifugio degli spiriti deboli. (Philip Stanhope)

È impossibile godere della pigrizia fino in fondo se non si ha parecchio lavoro da compiere. (Jerome K. Jerome)

È pigro l'uomo che può far di meglio. (Ralph Waldo Emerson)

La mediocrità di spirito e la pigrizia producono più filosofi che non la riflessione. (Luc De Vauvenargues)

Oserò qui esporre che cosa prescriva la più grande, la più importante, la più preziosa regola di tutta l'educazione? Non già di guadagnare tempo, ma di perderne. (Jean-Jacques Rousseau)

 

Proverbi

Uomo lento non ha mai tempo.

Uomo poltrone, uomo poverone.

Il bue pigro si spaventa quando vede il giogo.

Il caldo delle lenzuola non fa bollir la pentola.

Il campo della pigrizia è pieno di ortiche.

Il letto caldo fa la minestra fredda.

Il letto è la prigione dell'uomo pigro.

La pigrizia è la stupidità del corpo, e la stupidità è la pigrizia dello spirito.

 

Goncarov: Oblomov

Il'ja Il'ic era un uomo di circa trentadue-trentatré anni, di statura media, gradevole d'aspetto, con occhi grigio scuro; ma i tratti del volto rivelavano un'assoluta incapacità di determinazione e di concentrazione. Il pensiero volubile trascorreva senza guida sul suo viso, gli svolazzava negli occhi, si arenava fra le labbra semiaperte, si nascondeva fra i solchi della fronte, poi si dileguava di botto, e allora il volto restava rischiarato solo del vago lucore dell'indolenza. Dalla faccia, l'indolenza si propagava a tutto l'atteggiamento del corpo, addirittura alle pieghe della vestaglia.

 

Ph Jeff Wall.

 

G. Manganelli su Oblomov

[…] il fascino di Oblomov è di natura che debbo chiamare «teologica», Oblomov è la coscienza della necessaria imperfezione della creazione. Il creatore, per non creare eternamente se stesso, deve creare qualcosa che sia imperfetto, e che contemporaneamente gli somigli, cioè sia tale da poter conoscere la propria imperfezione connaturata. Questa imperfezione non è la morte ma, al contrario, la stessa vita; quel volere vivere senza sapere né capire, quell’essere vivi malgrado non ci sia in noi né conoscenza né significato.

[…] tutti, vogliono vivere, e si comportano come se il vivere fosse cosa che da sé sola si giustifica e spiega, ma in realtà perché questo voler vivere abbia dignità e senso, non saprebbero dire. 

L’unico che ‘sa’, l’unico che è consapevole della imperfezione della vita è appunto Oblomov. Dunque, egli è non per finzione retorica ma veramente ‘eroe’ del libro; ma un eroe che può solo vivere la propria estraneità agli altri, dimorare nell’ombra, nel sonno, nel sogno, e soprattutto ‘non fare’, giacché fare è ‘vivere’ senza coscienza dell’imperfezione del vivere.

 

Marx, Grundisse

Lavorerai col sudore della tua fronte! Fu la maledizione che Jehova scagliò ad Adamo. E così, come maledizione, Adam Smith considera il lavoro. Il «riposo» figura come lo stato adeguato, che si identifica con la «libertà» e la «felicità». Il pensiero che l’individuo «nel suo normale stato di salute, attività, abilità e destrezza» abbia anche bisogno di una normale posizione di lavoro, e di eliminare il riposo, sembra non sfiorare nemmeno la mente di Adam Smith. […] 

Senza dubbio egli ha ragione nel fatto che nelle forme storiche del lavoro, quale lavoro schiavistico, servile, e lavoro salariato, il lavoro si presenti sempre come qualcosa di repellente, sempre come lavoro coercitivo esterno, di fronte a cui il non-lavoro si presenta come «libertà» e «felicità». 

Si tratta [di capire le condizioni per cui] il lavoro sia lavoro attraente, autorealizzazione dell’individuo, il che non significa affatto che sia un puro spasso, un puro divertimento, secondo la concezione ingenua e abbastanza frivola di Fourier. Un lavoro realmente libero, per esempio comporre, è al tempo stesso la cosa maledettamente più seria di questo mondo, lo sforzo più intensivo che ci sia. 

 

Barthes

Quello che è terribile della pigrizia è che può essere la cosa più banale, più stereotipata, meno pensata del mondo, come può essere quella più pensata. Può essere una disposizione ma anche una conquista.

Bisognerebbe vedere che cos’è la pigrizia nella vita moderna. […] si parla sempre di un diritto agli svaghi ma mai di un diritto alla pigrizia. Mi domando del resto se da noi, occidentali e moderni, esista il non far nulla. Anche persone che hanno una vita completamente diversa dalla mia, più alienata, più dura, più laboriosa, quando sono libere non fanno: «nulla»; fanno sempre qualcosa.

In un’epoca della mia vita mi accordavo dopo la siesta, fin verso le 4 o le 5 del pomeriggio, un po’ di questa pigrizia euforica, che non combatte. Senza irrigidirmi, prendevo gli ordini dal mio corpo, che in quel momento era un po’ addormentato, non troppo disposto. Non cercavo di lavorare, lasciavo andare. Ma era una vita in campagna, durante l’estate. Facevo un po’ di pittura, di bricolage come fanno molti francesi. 

Ma a Parigi sono più attanagliato dalla necessità di lavorare e dalla difficoltà di lavorare. Mi lascio andare a quella forma di pigrizia subita che è la diversione, la ripetizione delle diversioni che uno si crea: farsi un caffè, prendere un bicchier d’acqua... In completa malafede del resto, perché se una diversione mi arriva dall’esterno, invece di accoglierla bene sono invelenito contro chi la provoca.

Schopenhauer ha detto: «La noia ha la sua rappresentazione ufficiale la domenica». Per me bambino la domenica era piuttosto un giorno noioso. Non so molto bene perché, ma penso che spesso i bambini la sentano così. Non c’è scuola in quel giorno, e la scuola, anche se per il bambino è ambigua, è un ambiente sociale e affettivo... abbastanza distraente. Adesso, poiché non sono più bambino, la domenica per me è ritornata un giorno fausto. Un giorno che sospende quella richiesta sociale – posta, telefono, appuntamenti – che è la mia fatica della settimana. Un giorno felice perché è un giorno bianco, un giorno silenzioso in cui posso restare pigro, vale a dire libero. Perché la forma votiva della pigrizia moderna è in fondo la libertà.

 

Flaubert

«Per che cosa volete che mi riposi?» 

 

kaiku Zen

Seduto pacificamente senza far nulla

viene la primavera

e l’erba cresce da sola.

 

Mercoledì 7 marzo, alle ore 18, al Circolo dei Lettori di Torino, Gianfranco Marrone terrà una conferenza sulla pigrizia.

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